jueves, 30 de junio de 2011

A Midsummer Night's Dream de Britten en Boston


Foto: Erik Jacobs / Boston Lyric Opera 2011

Lloyd Schwarz


La compañía Boston Lyric Opera presentó la opera de Britten A Midsummer Night's Dream, una adaptación de la obra de Shakespeare.  Se requiere valor para escenificar una opera del siglo 20 en esta ciudad dada la inclinación conservadora del publico, pero esta opera debería ser infalible por su encantadora partitura, brillante sonido, irresistible historia de amantes dispares, así como las escenas de farsas que pretenden hacer de la historia una tragedia. Las fortalezas de esta puesta en escena fueron su joven y atractivo elenco, la habilidosa interpretación orquestal, y algunos diseños escénicos con imaginación, ya que su la debilidad fueron las escenografias de John Conklin.  El director de escena Tazewell Thompson no supo encontrar el tono de esta obra ya que pudiera ser que se resiste a lo cómico o simplemente no lo capta.  Por ejemplo, durante el brillante cuarteto del tercer acto, del despertar de los amantes ("And I have found Demetrius like a jewel./Mine own and not mine own"), los personajes parecían confundidos y se movían sin sentido. Un problema mayor fue el ritmo letárgico que impuso David Angus, el nuevo director musical de la compañía.  Su conducción careció de pulso, con secciones lentas, y poco sentido de dirección ya que la música de Britten debe ser siempre activa, vigorizante y picante, y aun cuando es lenta debe moverse.  En esta función fue difícil mantenerse despierto. Los cantantes mostraron voces uniformes, pero su dicción inglesa fue un problema.  La soprano Susanna Phillips, fue una determinada y poco querida Helena, y la mezzosoprano Heather Johnson una conmovedora Hermia.  Por su parte el tenor Chad A. Johnson y el barítono Matthew Worth cantaron el papel de los enamorados con voces ligeras. El barítono inglés Andrew Shore fue un cautivador Bottom. El coro de niños fue especialmente dulce en la exquisita canción de cuna de Britten, pero también tuvieron problemas para ser escuchados.  El contratenor John Gaston hizo un convincente Oberon, y en el caso de la soprano Nadine Sierra no fue asi  como Tytania. Su príncipe, el bajo barítono Darren. K. Stokes fue un imponente Theseus. En el importante papel hablado de Puck, Karim Sulayman pareció ser demasiado grande y tosco para interpretar a una creatura del bosque.  

Saint François d'Assise Estreno el 6 de julio en el Teatro Real‏ de Madrir



Baveno Festival Umberto Giordano XIV Edizione 2011 Vibrazioni della terra

Dall’8 al 22 luglio 2011 torna, a Baveno, sul Lago Maggiore, il Baveno Festival “Umberto Giordano”, giunto quest’anno alla quattordicesima edizione. La rassegna musicale, organizzata come di consueto dall’amministrazione comunale di Baveno, sotto la direzione artistica di Raffaella Valsecchi, si conferma sempre più manifestazione di riferimento per l’esecuzione, lo studio e l’approfondimento dell’opera del compositore a cui è intitolato ed è uno degli appuntamenti più prestigiosi dell'estate sul Lago Maggiore.

Il festival musicale “Baveno Festival Umberto Giordano” è nato in occasione del centenario della prima rappresentazione di Fedora (1898) e del cinquantenario della morte del compositore (1948), il quale trascorreva lunghi periodi di lavoro e vacanza a Baveno nella sua splendida Villa Fedora. Sorto come manifestazione interamente dedicata ai musicisti del periodo a cavallo fra Ottocento e Novecento, agli autori post-verdiani e ai loro contemporanei europei e americani, in seguito il Festival ha esteso il suo interesse a tutti i generi musicali del secolo scorso, alla poesia e ad altre forme d’arte e spettacolo.

Se l’anno scorso era l’acqua, quest’anno sarà la terra con la sua straordinaria energia l’elemento centrale della manifestazione.

Il Festival si snoderà attraverso percorsi artistici eterogenei: dall’omaggio a Umberto Giordano con il recital dei vincitori del Concorso Lirico Internazionale “U. Giordano” di Foggia, edizione 2010, alla celebrazione di anniversari della nascita di grandi compositori (i 200 anni della nascita di Franz Liszt e i cento anni della morte di Gustav Mahler), dallo spazio riservato ai giovani (con la collaborazione con il Conservatorio di Musica “G. Verdi” di Torino e l’Orchestra Sinfonica Giovanile del Verbanio Cusio Ossola e con gli aperitivi in musica) alla sezione intitolata “Artbarock”, dedicata al Barocco musicale rivisitato in chiave moderna.

La terra, che restituisce a Baveno il meraviglioso dono del granito rosa, sarà poi protagonista di un appuntamento: le cave, infatti, faranno da palcoscenico ad un concerto che vedrà l’interazione tra un ensemble musicale e un artista della sabbia.

Caratteristica del Festival, come negli ultimi anni, è l’abbinamento del momento musicale ad eventi di carattere e natura diversa: uno di questi sono le installazioni multimediali, curate da Sebastiano Romano, anch’esse dedicate quest’anno al tema della terra, che dalla nona edizione del festival creano interessanti suggestioni visive tra la musica e i luoghi dove la si esegue. La realizzazione dei concerti e degli eventi musicali nei contesti architettonici di maggior rilievo artistico della città, esaltati da interventi scenografici e multimediali, ha suscitato nel tempo un’attenzione sempre maggiore, coinvolgendo ogni anno nuovi spettatori.

Novità dell’edizione 2011, l’attenzione riservata ai più piccoli con il progetto “Per il pubblico del futuro; per il futuro del pubblico”: un laboratorio di formazione musicale destinato ai bambini della scuola primaria e ai ragazzi della secondaria di primo grado di Baveno, che tra maggio e giugno, per quattro appuntamenti, li vedrà coinvolti nell’interpretazione della Sinfonia dei giocattoli.

L’apertura ufficiale del Festival sarà venerdì 8 luglio alle ore 21.15 sul Sagrato della Chiesa dei SS. Gervaso e Protaso di Baveno con il concerto 100 anni di…Mahler, dedicato al centenario della morte di Gustav Mahler, che vanterà la presenza del mezzosoprano Giovanna Lanza e del tenore Danilo Formaggia, sotto la direzione del M° Marcello Parolini. Chiusura, venerdì 22 luglio alle ore 21.15 presso il Pala Congressi di Stresa, sempre con un omaggio a Mahler, con l’Orchestra Sinfonica Giovanile del Verbano Cusio Ossola diretta dal M° Umberto Benedetti Michelangeli.

In mezzo, una lunga serie di eventi, concerti e appuntamenti che seguiranno i temi dell’edizione 2011 del Baveno Festival.


Programma
Venerdì 8 luglio ore 21.15 Baveno, Sagrato della Chiesa dei SS. Gervaso e Protaso Vibrazioni della terra (1) 100 ANNI DI ... MAHLER! Il 2011 ci festeggia (1) Gustav Mahler, Das Lied von der Erde GIOVANNA LANZA mezzosoprano, DANILO FORMAGGIA tenore ,BAVENO FESTIVAL ENSEMBLE.MARCELLO PAROLINI direttore Biglietti: intero € 15,00 - ridotto € 10.00

ore 22.45 Baveno, Sagrato della Chiesa dei SS. Gervaso e Protaso. Inaugurazione delle installazioni video, luci e suoni. IL COLORE DELLE PIETRE a cura di SEBASTIANO ROMANO. Le installazioni sulla facciata della Chiesa permarranno per l’intera durata del Festival.
Ingresso libero

Sabato 9 luglio  ore 18.30 Baveno, Hotel Lido Palace. Omaggio a U. Giordano (1) JAZZIAMO L’OPERA! Happy(Music)Hour (1) Improvvisazioni sulla Fedora di U. Giordano, sulla Bohème di G. Puccini, sull’Arlesienne di G. Bizet. PIAZZALUNGA, BERTOLI, BOMBARDIERI JAZZ TRIO, STEFANO BERTOLI batteria e percussioni, GUIDO BOMBARDIERI clarinetto e saxofono, FABIO PIAZZALUNGA pianoforte. Ingresso libero

ore 22.00 Baveno, Lungolago. LE VELE DIPINTE. video, luci e suoni sulle vele del lago a cura di SEBASTIANO ROMANO in collaborazione con il CIRCOLO VELICO DI VERBANIA Ingresso libero

Domenica 10 luglio ore 11.15. Baveno, Chiesa dei SS. Gervaso e Protaso. Giovani talenti (1) 200 ANNI DI … LISZT! in collaborazione con il Elevazione spirituale all’organo Conservatorio di Musica dedicata al repertorio per tastiera di Franz Liszt “G. Verdi” di Torino Il 2011 ci festeggia (2) CORRADO CAVALLI organo. Ingresso libero

ore 21.15 Baveno, Villa Fedora, Sala Stendhal Omaggio a U. Giordano (2) Concerto premio dei vincitori del Concorso Lirico Internazionale. Giovani talenti (2) “U. GIORDANO” di Foggia, edizione 201MARIA TOMASSI soprano, EUGENE CHAN baritono, CHOI HYUN BONG baritono, MARCELLO PAROLINI pianoforte. Biglietti: intero € 15,00 - ridotto € 10,00

Martedì 12 luglio ore 17.00. Baveno, Ufficio Turismo PERCORSO “ALLA SCOPERTA DELLA BAVENO ANTICA” Ingresso libero. Per info e prenotazioni: tel. 0323/924.632 o info@bavenoturismo.it

ore 18.30 Baveno, Sagrato della Chiesa di Roncaro Happy(Music)Hour (2) ARPEGGIANDO! Giovani talenti (3) Camille Saint-Saëns (1835-1921), Fantasia per arpa. Marcel Grandjany (1891-1975), Automne - The Colorado trail . Jesús Guridi (1886-1961), Viejo Zortzico. Marcel Tournier (1879-1951), da Images pour harpeClair de lune sur l'étang du parc, Au seuil du temple, Lolita la danseuse. PAOLA CAVEDON arpa. Ingresso libero

Mercoledì 13 luglio  ore 18.30. Baveno, Parco di Villa Fedora, Terrazza Hotel Splendid. Happy(Music)Hour (3) CANTIAMO? NO … IMPROVVISIAMO! Non solo “Standards”. Un viaggio tra la voce, un pianoforte e un sax. Una storia e le melodie del jazz … ma non solo. I titoli scaturiranno dalla voce che guiderà il pubblico tra uno standard e l'altro a creare una sorta di storia che legherà tutti i brani. CLAUDIA MARCHETTI voce, EMILIO MACIEL sax, FABIO PIAZZALUNGA pianofo. Ingresso libero

ore 22.00 Baveno, Parco di Villa Fedora, Terrazza a Lago LE VELE DIPINTE Installazioni video, luci e suoni sulle vele del lagoa cura di SEBASTIANO ROMANO in collaborazione con il CIRCOLO VELICO DI VERBANIA. Ingresso libero

Giovedì 14 luglio ore 21.15. Baveno, Chiesa dei SS. Gervaso e Protaso. ArtBAROCK (1) baROCK. IL FURORE DI VIVALDI Antonio Vivaldi, Concerto per archi e continuo in sol minore RV 156, Dal timor, dallo spavento da Montezuma, Lo seguitai felice da Olimpiade, Concerto per due violini, liuto e b.c. in re maggiore RV 93, Dolce fiamma e Destino avaro da La fida ninfa, Concerto per archi e continuo in sol minore RV 157. In furore justissimae irae.  Mottetto per soprano, due violini, viola e basso RV 626 GEMMA BERTAGNOLLI soprano, DOLCE&TEMPESTA, STEFANO DEMICHELI clavicembalo. Biglietti: intero € 15,00 - ridotto € 10,00

Venerdì 15 luglio ore 21.15. Feriolo, Chiesa di S. Carlo. ArtBAROCK (2) WOLFGANG AMADEUS MOZART, LIEDER E SONATE. Sonata in sol maggiore per violino e fortepiano KV 301. An die Freude KV 53, Oiseaux, si tous les ans KV 307, Dans un bois solitaire KV 308, Komm, liebe Zither, komm KV 351, Der Zauberer KV 472, Das Veilchen KV 476, Die Alte KV 517, Sonata in do maggiore per violino e fortepiano KV 303.Die Verschweigung KV 518, Das Lied der Trennung KV 519, Als Luise die Briefe ihres ungetreuen Liebhabers vebrannte KV 520, Abendempfindung an Laura KV 523, Sonata in do maggiore per violino e fortepiano KV 296, An Chloe KV 524, Das Traumbild KV 530, Der Frühling KV 597,Das Kinderspiel KV 598. L’ASTRÉE,GRUPPO CAMERISTICO DELL’ACADEMIA MONTIS REGALIS, HANNA BAYODI HIRT soprano, FRANCESCO D'ORAZIO violino, GIORGIO TABACCO fortepiano
Biglietti: intero € 15,00 - ridotto € 10,00

Sabato 16 luglio ore 10.00. Baveno, Ufficio Turismo. PERCORSO “ALLA SCOPERTA DELLE CAVE”
Per info e prenotazioni: tel. 0323/924.632 o info@bavenoturismo.it ore

21.15 Baveno, Cave Vibrazioni della terra (2) NEW WORK, NEW YORK!. Darius Milhaud (1892-1974), Caramel mou, shimmy. Igor Stravinskij (1882-1971), Rag-time, versione originale per 11 strumenti
George Gershwin (1898-1937), Rhapsody in Blue, versione originale per la jazz-band di Paul Whiteman
Duke Ellington (1899-1974), Satin Doll - In a mellow tone. Paul Whiteman (1890-1968), SanCount Basie (1904-1984), April in Paris - Li’ l Darlin’Benny Goodman (1909-1986), Sing, Sing, Sing - King Porter Stomp. LUIGI PALOMBI pianoforte. DISCOVERY ENSEMBLE. LUIGI DI FRONZO direttore
MASSIMO OTTONI artista della sabbia. Biglietti: intero € 15,00 - ridotto € 10,00

Durante il concerto Installazioni video, luci e suoni sulle pareti delle cave. IL COLORE DELLE PIETRE
a cura di SEBASTIANO ROMANO

Venerdì 22 luglio  ore 21.15 Stresa, Palazzo dei Congressi Giovani talenti (4) 100 ANNI DI … MAHLER! Il 2011 ci festeggia (3) Gustav Mahler, Sinfonia n. 4 in sol maggiore-mi maggiore ORCHESTRA GIOVANILE DEL VERBANO CUSIO OSSOLA, UMBERTO BENEDETTI MICHELANGELI direttore. Ingresso libero.

For the first time ever in Florence Maestro Zubin Mehta and the Orchestra of Maggio. Live in streaming!

Photo: Zubin Mehta - Piazza della Signoria - Maggio Musicale Fiorentino.

Florence, Thursday June 30th 2011 For the first time ever in Florence, Maestro Zubin Mehta and the Orchestra of Maggio Live in streaming!

Thanks to the collaboration with Fondazione Sistema Toscana Live by web, the concert of July 2nd!  The program will start at 9 p.m. at the following web-sites:


In the most astonishing scenario in Florence, Piazza della Signoria, in front of the famous Loggia dei Lanzi and close to the very well-known David of Michelangelo, in the heart of Renaissance, Zubin Mehta will perform with the Orchestra and Chorus of the Maggio Musicale Opera House, and the concert will be broadcasted through streaming technology.  This is possible thanks to the partnership and efforts of Maggio Musicale Fiorentino and Fondazione Sistema Toscana.

The program will start at 9 p.m. with interviews and special features, the concert at 9.30 p.m..  Special guest will be the famous Russian violinist Vadim Repin, who will play the Concert for violin and Orchestra op. 35 by Pëtr Il'ič Čajkovskij (composed in 1878). At the beginning the Orchestra will play the Symphony of Vespri Siciliani by Giuseppe Verdi (composed in 1855), followed by the Va’ Pensiero from Nabucco by Verdi (composed in 1842), interpreted together with the Chorus of Maggio Musicale Fiorentino.
The concert will end with the Ouverture 1812 op. 49 by Čajkovskij, played together with the Band of the Carabinieri’s Academy, conducted by the Maresciallo Aiutante Ennio Robbio. This is the first appointment of the partnership between Maggio Musicale Fiorentino and Fondazione Sistema Toscana, that aims to promote the various activities of the Opera House, in order to capture the attention of new audiences all around the world, through the use of new technologies.

Further information are available at the following web-sites:



Concierto-homenaje al tenor Fracisco Araiza en el Palacio de Bellas Artes de México

FRANCISCO ARAIZA: SOY UN TENOR HECHO EN MÉXICO

· El INBA rendirá homenaje al cantante por su destacada trayectoria artística

· El 6 de julio a las 20:00 horas en el Palacio de Bellas Artes; dirige José Areán

· Le acompañarán los solistas Joo-Hee Jung y Marija Vidovic, así como sus alumnos mexicanos Javier Camarena, Gerardo Garciacano y Alejandro Armenta.

Un tenor hecho en México, “Made in México”, así se autodefine Francisco Araiza, uno de los cantantes más destacados de nuestro país en la lírica nacional e internacional de todos los tiempos, quien el miércoles 6 de julio a las 20:00 horas participará en el gran Concierto-Homenaje a su trayectoria profesional de más de 40 años, organizada por el Instituto Nacional de Bellas Artes.

En este homenaje participarán el Coro y Orquesta del Teatro de Bellas Artes bajo la batuta de José Areán, los solistas Joo-Hee Jung y Marija Vidovic, sopranos, así como sus alumnos Javier Camarena, tenor; Gerardo Garciacano, barítono, y Alejandro Armenta, bajo-barítono, y tendrá lugar en la Sala Principal del Palacio de Bellas Artes.

En charla con la prensa, Araiza recordó su salida de México con el propósito de estudiar, después de haber tenido una formación completa bajo la tutela de la maestra Irma González, y participar en el concurso de la Radio Bávara, en Munich, Alemania, uno de los más importantes del mundo, donde obtuvo el tercer lugar.

Una semana después el maestro Araiza obtuvo su primer contrato en Europa, donde fue categorizado como “cantante mozartiano”. Previamente, su debut en México fue el 2 de octubre de 1970, cantando el Primer prisionero en la ópera Fidelio, que se presentó en forma de concierto en el Auditorio Justo Sierra de la UNAM.

En aquella ocasión la dirección musical estuvo a cargo de Eduardo Mata, con quien construyó una fuerte amistad. Fue precisamente Mata quien despertó el interés pedagógico de Araiza y sembró la semilla de lo que sería su ocupación futura como maestro.

En 1994 comenzó a dar cursos de maestría en Viena, posteriormente obtuvo el título de Kammersänger en 2002, en la Escuela Superior de Música de Stuttgart, además de ser jurado en los concursos más importantes del mundo.

De esta forma, Araiza ha abierto brechas en diferentes terrenos: primero como cantante especializado en repertorio mozartiano y de Schubert, algo extraño en un cantante latino, según reconoce el propio Araiza, y actualmente como maestro y jurado.

Irma González fue su maestra de canto, “a la que le agradezco todo; inclusive la manera de enseñar la obtuve de ella”, expresó el cantante, y agregó que ella le dio lo que desde su punto de vista es un elemento fundamental para ser un buen cantante de ópera: la técnica vocal y su dominio consciente.

“El caso de la maestra Irma González es muy especial; se trata de una maestra de gran trayectoria internacional como cantante, consciente de la estilística. Ella misma dominante de todos los repertorios, inclusive el alemán, pero sobre todo con esa consciencia técnico-vocal, de la cual soy heredero.

“Suelo decir hoy que un cantante tiene que ser un cantante que piensa y ese pensamiento se tiene que ver, por eso les digo a mis alumnos que antes de oír un tono lo quiero ver como pensamiento, visualizar internamente lo que sucede como mecanismo fisiológico al momento de producir un cierto tono”, dijo.

Consideró que “tenemos una gran producción de cantantes mexicanos, sólo les falta el toque maestro para aspirar a carreras internacionales. Actualmente no conozco en México a quien tenga las características de la maestra González, ella es un ejemplo único”.

Después de 40 años de carrera artística, Araiza calificó su vida como “una aventura verdaderamente emocionante, quizá también por el hecho de poseer una voz que se desarrolla y por esa misma razón tener la necesidad de indagar en repertorios nuevos, aprendiendo cosas nuevas, estar constantemente en ebullición, en movimiento”.

Agregó que eso hizo que su carrera no se convirtiera en algo rutinario. “Desde luego, cada tarea, viéndolo en retrospectiva, fue mucho más demandante que las tareas anteriores. Finalmente la longevidad que se necesita para poder abordar como tenor lírico roles wagnerianos, es algo muy especial, se necesita madurez, potencia física y vocal, tener un organismo que se adapte a esos maratones y no a carreras cortas de 100 metros”

Además de la experiencia artística, se necesita la conciencia de estilos, el enfoque dramático y, más que nada, la investigación para encontrar niveles o mensajes que quizá no se han puesto a la luz o no se han presentado en toda su contundencia, opinó el artista mexicano.

El Concierto-Homenaje que tendrá lugar en el Palacio de Bellas Artes, es un recital en el que se presentará como cantante y como maestro, acompañado por tres de sus alumnos mexicanos más destacados: Javier Camarena, Gerardo Garciacano y Alejandro Armenta, quienes reconocen a Araiza como “un gran maestro de canto, pero también un gran maestro de vida”.

Esta sesión estará integrada por un programa variado, con obras de grandes compositores de la historia de la lírica, desde Rossini hasta Verdi. Cada uno de los participantes interpretará arias solistas, así como ensambles de óperas tan conocidas como Pescadores de perlas, Carmen, Fausto, La Traviata, Otelo y La Boheme, entre otras. El evento es organizado por el INBA a través de la Compañía Nacional de Ópera.







































martes, 28 de junio de 2011

Lucia de Lammermoor en el Teatro Regio de Turín

Foto: Ramela&Giannese - Fondazione Teatro Regio di Torino.


Renzo Bellardone


Una cortina con cuados escoceses de sobria tonalidad en verde y azul, y en la parte baja de ella escrito en rojo “Lucia di Lamermoor” permaneció abajo durante la obertura que desde la primera nota presagiaba que la tragedia se acercaba. El maestro Bruno Campanella director de amplia experiencia, en su retorno al Teatro Regio del que fue durante varios años su director estable,  demostró su hábil conocimiento adquirida durante continua participación dirigiendo operas de repertorio, por algunos definidas como “bel canto”. Las melodías surgieron del foso con intensidad, exaltando la escritura y manteniendo las voces como una pintura de fuerte tinte sanguíneo. La escena propuesta por Nick Chelton, dio el sabor de ser un cuadro fijo, y fueron los mismos elementos los que se unieron para crear efectos de esencia poética resaltada por las luces y las sombras que se sobreponían sobre un cielo tempestuoso que se convirtió en el leitmotiv de la ambientación.  Los pocos elementos estáticos fueron rocas, arbustos y rosas, así como un árbol seco por un lado del escenario que se erigía de manera simbólica.  Sin embargo, la esencialidad de la eficaz puesta en escena de Paul Brown (con sus vestuarios clásicos recuperados por Elena Cicorella) contribuyó a amplificar diversos momentos, dejando prevalecer la obra musical.  La dirección escénica de Graham Vick fue respetuosa de los cantantes y no apuntó a sorprender ni tampoco a tranquilizar al público repitiendo y proponiendo situaciones ya mencionadas, y logró captar lo útil y lo necesario.  No renunció al duelo didáctico, y en el dueto inicial con Alisa, que fue bien interpretada por Federica Giasanti, no se vio la fuente, que solo hizo intuir por el gesto de la mano de Lucia que simulaba salpicar de agua a la damisela. El símbolo de unión y fidelidad, el anillo, aquí fue sustituido por un collar, que cuando Edgardo descubre ser traicionado, arrancó del cuello de ella.  El barítono Simone del Savio encarnó a Lord Enrico Ashton con desenvoltura ofreciendo una emisión segura y agradable, sobretodo en el segundo acto.  El corto papel de Lord Arturo correspondió  al tenor Saverio Forte quien lo mantuvo bien también desde el punto de visto actoral.  Piero Pretti fue el tenor que cantó la parte de Sir Edgardo con un timbre particular e interesante particularmente en los duetos. Cristiano Olivieri interpretó a Normanno con voz firme y clara. El personaje de Raimondo, fue confiado a  Alessandro Guerzoni  quien con sólida técnica vocal y espontánea presencia física estuvo muy inquieto mientras anunciaba, con voz profunda y bien modulada,  la tragedia ocurrida y la locura de Lucia.  El siempre optimo coro dirigido por el maestro Claudio Fenoglio fue una parte integral y protagonista en diversas situaciones de la opera en la que los cantantes se convirtieron en un grupo que bailaba y festejaba o se mostraron como participativos y asustados espectadores de la sangra que cubría el vestido blanco de Lucia… ‘Ardon gli incensi’…..Maria Grazia Schiavo una indiscutida y optima interprete, fue apreciada durante toda la opera, y en el epilogo de la obra, deliró, sonó y remembró en  ‘Verranno a te sull’aure…’ y con una voz luminosa dio preciosos toques de colores a las variaciones, con la sola intención de trazar un fresco que no debe impresionar o sorprender, si no que debe permanecer, como lo hizo en la vista y los oídos del espectador por la  sobria y armónica elegancia con la que lo hizo.  ¡La música vence siempre!

Anna Caterina Antonacci - Prima Donna Autentica

Portrait photographed by Pierre Mandereau © Pierre Mandereau 2001

Anna Caterina Antonacci's powerful performances have made her one of opera's most admired sopranos, but the singular nature of her repertory makes her almost impossible to classify.  Opera News magazine, interviewed her.


XXII Festival Internazionale Dino Ciani di Stresa 2001 - Lorenzo Cifola (pianoforte)

Foto: Lorenzo Cifola

Renzo Bellardone

"I Concerti Ciani a 5 Stelle ” LORENZO CIFOLA (pianoforte). Lunedì 27 giugno 2011 ore 21,30. F. Chopin: Notturno op.9 n.2, Notturno op.15 n.2 in fa diesis maggiore. F.Liszt: Dagli Anneès de Pelerinage:Venezia e Napoli, Gondoliera, Canzone, Tarantella. R.Schumman: Fantasia op n17 in do maggiore, Durchaus phantastisch und leidenschaftlich vorzutragen, Massig –Durchaus energisch, Langsam getragen – Durchweig leise zu halten.

Forse perchè il brano è molto noto, ma appena Lorenzo Cifola rimanda dalla tastiera le note chopiniane, si ha subito l’impressione di essere a casa e di stare bene in sicura compagnia. Con dolcezza non tralascia una personale lettura infondendo mesta sensibilità che porta ad un mesto sorriso. Non trascende mai e con le ‘pause’ sentite ricrea un delicato acquerello.  Con ‘gondoliera’ di Liszt la descrittività raggiunge la visualizzazione dell’acqua e del remo che la tocca, infrangendola; preziosamente offre le variazioni che non tendono ad esibire le indubbie capacità (anche più avanti apprezzate) ma a ricreare dolci e piacevoli atmosfere, come quando con la mano sinistra ricrea il tintinnio delle gocce che si infrangono…. Con piglio più deciso affronta ‘Canzone’ per accelerare e ritmare ‘Tarantella’ che esegue con brillante luminosità. Schuman è ‘sentito’ in ogni sua nota dal pianista, che ritrova la strada della dolcezza e della forza in un indissolubile insieme che scaturisce dalle sue agili mani. Ricerca stilistica e passionalità sono le percezioni che affiorano sia con la giocosità, che con l’evocazione della danza e la riflessione. L’abilità del concertista è valutabile anche dall’immobilità del pubblico che questa sera non ha nascosto addirittura qualche lucentezza nello sguardo. La Musica vince sempre!










Lucia di Lammermoor - Teatro Regio di Torino

Foto: Maria Grazia Schiavo (Lucia) -  Ramella & Giannese/Fondazione Teatro Regio di Torino

Renzo Bellardone

Il sipario a quadretti scozzesi in sobrie tonalità di verde e blu con in basso la scritta in corsivo rosso ‘Lucia di Lammermoor’ resta abbassato per l’ouverture che fin dalle prime note fa presagire che la tragedia incombe; il Maestro Bruno Campanella è direttore di lunga esperienza ed in questo suo ritorno al Regio di Torino di cui è stato per anni direttore stabile, dimostra tutta l’abile conoscenza acquisita con la perpetuata frequentazione delle opere di repertorio, da alcuni definite di ‘bel canto’; le melodie sorgeranno dal golfo mistico con intensità, ad esaltare la scrittura ed a sostenere le voci in un dipinto a forti tinte sanguigne. La scena, pur in movimento ha il sapore di un quadro fisso: sono gli stessi elementi ad incrociarsi ed a creare effetti di poetica essenzialità valorizzate dalle luci e dalle ombre, proposte da Nick Chelton, che si sovrappongono al cielo tempestoso che diventa il leit motiv dell’ambientazione; i pochi elementi statici sono sassi ed erica nel primo atto e rose rosse poi; un albero rinsecchito su un lato del palco, ad ergersi simbolico. Eppure, proprio l’essenzialità della efficace scena di Paul Brown (suoi anche i costumi classici ripresi da Elena Cicorella), contribuisce ad amplificare i vari momenti , lasciando che sia l’opera musicale a prevalere. La regia di Graham Vick è rispettosa dei cantanti e non punta a stupire e nemmeno a tranquillizzare il pubblico replicando e riproponendo situazioni già note, ma tende a cogliere l’utile ed il necessario. Non rinuncia al didascalico duello, ma al duetto iniziale tra Alisa, ottimamente interpretata da Federica Giansanti non propone la fontana, ma la fa intuire solo per un gesto della mano di Lucia che simula di spruzzare la damigella; il simbolo di unione e fedeltà, ovvero l’anello, qui è sostituito dalla collana, ben più efficace registicamente quando Edgardo, scoperto il tradimento, la strapperà dal collo di lei. Il baritono Simone del Savio impersona Lord Enrico Ashton con disinvoltura e propone una emissione sicura e gradevole soprattutto nel secondo atto. La piccola parte di Lord Arturo è affidata al tenore Saverio Forte che la sostiene bene anche attorialmente. Piero Pretti è il tenore che canta la parte di Sir Edgardo e seppur con timbricità particolare è interessante particolarmente nei duetti.  Cristiano Olivieri sostiene la parte di Normanno con voce ferma e chiara.  Il personaggio di Raimondo è affidato ad Alessandro Guerzoni che con salda tecnica vocale e spontanea presenza fisica è superbamente inquieto mentre annuncia, con voce profonda e ben modulata, la tragedia avvenuta e l’incombente follia di Lucia. Il sempre ottimo coro diretto dal Maestro Claudio Fenoglio è parte integrante e protagonista in diverse situazioni dell’opera ed i cantanti diventano popolo festosamente danzante o coinvolti e spaventati spettatori del sangue che ricopre la bianca veste di Lucia…….  ‘Ardon gli incensi’…..e Maria Grazia Schiavo indiscussa ottima interprete, apprezzata durante tutta l’opera, conduce all’epilogo della vicenda; vaneggia, vagheggia e rimembra…. ‘Verranno a te sull’aure…’ e con voce luminosa, dona preziosi tocchi di colore alle variazioni …..con la sola intenzione di pennellare un affresco che non deve impressionare o stupire, ma che deve restare, come resta, negli occhi e nelle orecchie per la sobria armonica eleganza. La Musica vince sempre!

lunes, 27 de junio de 2011

Magia, Nostalgia y Calidad reinaron en los dos conciertos que dirigió Ennio Morricone en Chile

Foto: Ennio Morricone

Johnny Teperman.

El famoso y laureado compositor italiano de música de cine y bandas sonoras de 82 años Ennio Morricone volvió a Chile en el marco de la gira que realiza con motivo de la celebración de sus 50 años de carrera.  En esta oportunidad, el músico europeo ofreció dos presentaciones e mediados de junio, en el coliseo techado MoviStar Arena del sector del Parque O’Higgins, con capacidad para 12 mil personas. Lo acompañaron la Orquesta Sinfónica de Chile y el Coro Sinfónico de la Universidad de Chile,ambos conjuntos artísticos del Centro de Extensión Cultural (CEAC)de la Universidad de Chile. Escribir de la biografía de Morricone es sólo insistir en informar sobe uno de los más conocidos compositores cinematográficos, gracias sobre todo a la música de los llamados “spaghetti westerns”, pero también merced a las bellas melodías de emblemáticas producciones como “Días del cielo”, “La Misión” o “Cinema Paradiso”. Igual hay que citar sus obras para series de televisión; entre las más conocidas están “Moisés”, “Marco Polo”, “La Piovra” o “El secreto del Sahara”. Por ultimo señalar que compuso la marcha de la Copa Mundial de FIFA “Argentina 78”.

DOS BRILLANTES Y ACOGEDORES CONCIERTOS.

Morricone volvió a Chile en el marco de la gira que está realizando con motivo de la celebración de sus 50 años de carrera.  Esta fue la segunda oportunidad en que el Coro Sinfónico acompañó a Morricone. Anteriormente lo hizo con mucho éxito en los conciertos que ofreció el año 2008 cuando visitó el país con la Orquesta Sinfónica de Roma. En esta oportunidad, el Movistar Arena fue habilitado a la mitad de su capacidad para provocar una atmósfera más cercana con el público que se deleitó escuchando sus éxitos como las composiciones de “El Bueno, el Malo y el Feo”, “Los Intocables”, “La Misión” y “Cinema Paradiso”, entre otras.  Morricone, de 82 años, luce un repertorio de más de 500 partituras de cine y televisión, siendo el creador de música de películas más prolífico de la historia.  Tiene 26 discos de oro, 40 millones de discos álbumes vendidos, un Grammy y un Oscar Honorífico de la Academia de Hollywood como homenaje a su dilatada carrera artística de 50 años. Ambas veladas estuvieron plenas de emociones y regocijo, cada una con más de 5 mil personas que llegaron hasta el recinto para escuchar inolvidables melodías de famosas películas que fueron rememoradas a través del magnífico sonido logrado por los músicos y cantantes chilenos, además de la destacada soprano Susanna Rigucci que forma parte de la delegación artística del Maestro junto a sus cinco músicos italianos.  El ambiente era distinto al de hace tres años cuando el solo anuncio de la visita de Ennio Morricone causó una expectación inusitada en el público chileno que agotó en pocas horas las miles de entradas gratuitas asignadas a través de Internet. Esta vez los asistentes, que ahora pagaron sus entradas, llegaron tranquilamente hasta el Movistar Arena, abrigados para eludir el frío y seguros de que vivirían un momento único. Familias, parejas, jóvenes y niños escucharon con respeto las creaciones de Morricone, quien con su avanzada edad, su porte esbelto y firme, su expresión flemática y una seguridad abrumadora fue entregando el fruto de su creación.  A la admiración del público por el autor de legendarias melodías que alguna vez los hicieron soñar frente a la pantalla, se sumaron la sorpresa y el orgullo de comprobar que aquella música era maravillosamente interpretada por la Orquesta Sinfónica de Chile y el Coro Sinfónico de la Universidad de Chile, agrupaciones que justificaron plenamente su reconocida trayectoria al ofrecer un trabajo impecable y de alto nivel.  El programa escogido por el Maestro Morricone permitió recorrer las diferentes etapas de su amplio repertorio de más de 500 composiciones para el cine y la televisión. Una a una fueron pasando por su atril las partituras de temas de diferentes películas, yendo desde el romanticismo de canciones del filme “Érase una vez en América” como el “Tema de Deborah” a rememoradas composiciones de westerns como “El bueno, el malo y el feo” y “El éxtasis del oro” que permitieron el lucimiento de Susana Rigucci y de los integrantes del Coro Sinfónico de la Universidad de Chile.  Uno de los momentos más íntimos se produjo cuando ofreció tres temas emblemáticos de “La Misión”, uno de sus trabajos para el cine más conocidos a nivel mundial. La cálida ovación del final hizo que Morricone hiciera no solo uno sino cuatro encores, que dieron un cierre espectacular a dos horas de gozo espiritual.

POSITIVAS REACCIONES

“Un espectáculo maravilloso, la orquesta magnífica, el coro sensacional y el director maravilloso; lo mejor que se ha visto últimamente”, exclamó una dueña de casa. mientras salía del Arena Movistar. “La música estuvo increíble y me encantó que Morricone hubiese escogido músicos chilenos para sus conciertos porque eso lo acerca más a Chile y resulta más bonito para el espectáculo”, opinó un joven aficionado. Una dama, quien asistió al concierto junto a sus hijos, afirmó: “Lo encontré maravilloso, me pareció un espectáculo perfecto desde la creación y la interpretación; lo disfrutamos en familia” y agregó que asistió motivada por apreciar la música de un artista tan famoso. Encuentro espectacular que él a sus 82 años esté de pie y dirigiendo, ahora a la Sinfónica y al coro, no los había visto nunca y los encontré magníficos”. Reconociéndose un fanático de Ennio Morricone, un asistente dijo: “Fue un concierto espectacular. Todos sus temas reflejan el momento exacto en cada película; la interpretación de la Sinfónica fue espectacular, tenemos muy buenos músicos en el país. En las composiciones con voces, el Coro Sinfónico de la Universidad de Chile se lució, especialmente en “La Misión”. Los artistas nacionales dejaron muy bien puesto el nombre del país”. Estas presentaciones de los dos conjuntos nacionales pertenecientes al Centro de Extensión Artística y Cultural de la Universidad de Chile, CEAC, se sumaron a las ofrecidas en febrero junto al cantante Sting en el Festival de Viña del Mar. Durante los días en que estuvo en Chile, el maestro Morricone recibió varios homenajes. Entre ellos, el que le brindaron los integrantes de la Asociación de Periodistas de Espectáculos y Cultura, APES, consistente en una artística estatuilla, distintiva de la entidad.

El burgués gentilhombre por Le Poème Harmonique en los Teatros del Canal de Madrid, España

Foto: Marco Borggreve - Teatros del Canal de Madrid

Ramón Jacques

Le Bourgeois Gentilhomme,  la obra maestra del genero de la comedia-ballet, que nació de la unión del talento del dramaturgo Molière y el músico Jean Baptiste Lully, y cuyo estreno tuvo lugar en 1670 en la corte de Luis XIV, fue representada en su versión original e integra en los Teatros del Canal de Madrid por Le Poème Harmonique, el ensamble francés especializado en el repertorio musical de los siglos XVII y principios del XVIII.  Con la intención de reivindicar la tradición del teatro de Mòliere, la Comedia Francesa omitió las partes cantas y bailadas dejando una obra que carecía de coherencia artística y dramática. Fue así como en el 2004, el músico Vincent Dumestre (fundador en 1998 del ensamble), junto al director de teatro Benjamin Lazar y la coreógrafa Cécile Roussat representaron la obra en el ambiente escénico, festivo y desenfrenado, propio de la comedia-ballet, restituyéndole los diálogos originales, así como los ballets de Beauchamp y la música e intermedios musicales de Lully, como la ceremonia turca, que incluye la celebre y conocida Marche pour la cérémonie des Turcs. Un amplio grupo de actores y bailarines enriquecieron una interpretación musical y vocal de muy alto nivel, ante la atónita mirada de Monsieur Jourdain, personaje en el cual convergen el canto, la danza y el teatro, que fue interpretado con justa comicidad e inocencia por el actor y comediante Olivier Martín Salvan.  En la parte escénica, Benjamin Lazar intentó recrear una estética de época con un detallado y cuidado énfasis sobre la pronunciación, la declamación, los estilizados movimientos, danzas y la gestualidad barroca, pero sin dejar a un lado las situaciones cómicas. Lo más sugestivo de esta puesta escénica fue que se realizó completamente con la iluminación de unas velas situadas al frente del escenario, lo que creó un contraste entre luces y sombras que transportó a la escena, y a los espectadores, hacia un ambiente mágico y poético. Los vestuarios de Alain Blanchot lucieron por su elegancia y buena confección. Buena fue la prueba de los cantantes, destacando a la soprano Claire Lefilliâtre por su calido y cristalino timbre. Por su parte, Dumestre dirigió con seguridad y entusiasmo, por momentos tocando la guitarra barroca, a una orquesta que emitió un sonido uniforme, suntuoso y dinámico en su sección de cuerdas, sobretodo en el bajo continuo.

domingo, 26 de junio de 2011

La reina de la normalidad: concierto de la soprano Mariella Devia en Florencía.

Foto: Mariella Devia (soprano)

Massimo Crispi


Una artista al final de su carrera, hace normalmente algún balance y una sinopsis, jala un poco los hilos de su repertorio y juega con las marionetas de sus personajes, divirtiéndose mucho y dejando a su público como herencia: la memoria. Esta fue la impresión que dio Mariella Devia en el último concierto del Maggio Musicale Fiorentino 2011 sobre el tema de las reinas de las óperas de Donizetti, papeles de elección de una de las últimas reinas del belcanto.  Mariella Devia es algo distinto, ella es el testimonio viviente de que se puede, con  sesenta y tres años, y si se posee una técnica belcantista adquirida con método, también se posee el secreto de la juventud eterna y de la longevidad vocal. Las escenas finales de las óperas María Estuardo, Ana Bolena, Roberto Devereux que vimos presenciamos en este concierto parecian cantadas por una mujer de treinta. Por lo tanto, el milagro vocal de Mariella Devia no es misterioso, si no que manifiesta lo que diríamos una excepción sobrenatural. Mañana la reina del belcanto podría repetir ese milagro con mucha tranquilidad y quien sabe cuántas otras veces más si lo quisiera. El milagro de Devia es simplemente el fruto de un estudio meticuloso, serio, cartujano, que cincela cada frase, cada sonido y fonema para conducir una voz totalmente normal hacia una técnica fuera de lo ordinario, y después de escucharla, uno piensa que cantar es la cosa más fácil del mundo viendo como la artista abre su abanico de coloraturas, sobreagudos, filati y filatissimi, messe di voce, largos alientos, acentos a plena voz y sin forzar o emitir algún sonido vulgar. Esa atención, unas veces excesiva, al control perpetuo de su órgano vocal le dio la fama de la contadora del belcanto, como la mujer que eligió un estilo de peinado que llevo durante toda su vida. Eso dicen las malas lenguas  y los adversarios que apoyaban a otro monarca. Cosas de melómanos o de locos de la ópera. La voluntad de hierro de la artista para conseguir ser la excepción en sí misma, proviniendo de una absoluta normalidad tímbrica es de verdad la demostración de cómo decía Vittorio Alfieri, querer es poder. Por otro lado, como recuerda Michael Aspinall con cariño en su artículo en el rico y sabroso programa de mano, a Giuditta Pasta también la recuerdan como una de las más grandes intérpretes de todos tiempos, y ella se ganó ese título estudiando meticulosamente, luchando cada día con su rara y muy flexible voz (que algunos definen como de mezzosoprano y otros de soprano). Quiso, siempre quiso y enérgicamente quiso (Alfieri): y así es como ella fue Norma, en su estreno mundial. La velada, con ovaciones del público en cada aparición de la divina, se desarrolló con los tres finales precedidos de sus respectivas sinfonías. Construido con el inicio y el final de cada ópera, como si ahí estuviera el jugo de cada obra, entre el alfa (la sinfonía) y la omega (el final), así el programa fue rápido y ágil. Participaron valientes comprimarios como: Katja De Sarlo (Anna, Smeton y Sara), Leonardo Melani (Leicester, Percy), Antonio Menicucci (Talbot, Rochefort), Nicolò Ayroldi (Cecil, Nottingham), Davide Siega (Hervey, Cecil), asi como el buen coro dirigido por Piero Monti y la adecuada conducción de Daniele Callegari. La pirotécnica Mariella Devia, de manera mucho más elegante y suave, dejó en nuestras bocas el sabor dulce amargo de la nostalgia, anticipándose a la noche de los tradicionales fuegos artificiales de San Juan Bautista, el protector de Florencia.  A la salida del teatro queda en la conciencia la suerte de haber estado allí aquella noche.

Il Borghese Gentiluomo e Le Poème Harmonique - Teatros del Canal, Madrid.

Foto: Marc Borggreve - Teatros del Canal Madrid

Ramón Jacques

Le Bourgeois Gentilhomme, opera punto di riferimento della comédie-ballet, nata dalla unione dei talenti del drammaturgo Molière e del compositore Jean-Baptiste Lully, la cui prima fu nel 1670 alla corte di Luigi XIV, è stata riproposta in versione originale e integrale nei Teatros del Canal di Madrid da Le Poème Harmonique, ensemble francese specializzato nel repertorio barocco. L’operazione voleva rivendicare la tradizione del teatro di Molière, che la Comédie Française aveva impoverito omettendo sempre le parti ballate e cantate, facendo perdere all’opera la sua coerenza artistica e drammatica. Così, come nel 2004, il direttore Vincent Dumestre (fondatore dell’ensemble nel 1998), insieme al regista Benjamin Lazar e alla coreografa Cécile Roussat hanno ricreato l’ambiente scenico, festoso e sfrenato tipico della comédie-ballet, riappropriandosi dei dialoghi originali, i balletti di Beauchamp e la musica di Lully, como la ceremonia turca, inclusa la celebre Marche pour la cérémonie des Turcs. L’interpretazione musicale, d’altissimo livello, è stata fornita da un ampio gruppo di attori e ballerini davanti allo sguardo attonito di Monsieur Jourdain, personaggio attorno a cui ruotano canto, danza e prosa, interpretato colla giusta comicità ed innocenza dall’attore Olivier Martin Salvan. Il regista Benjamin Lazar ha voluto ricreare un’estetica dell’epoca soffermandosi con enfasi nei dettagli di pronuncia, nella declamazione, e con movimenti stilizzati, danze e gestualità barocche, senza trascurare le situazioni buffe. Estremamente suggestiva è stata l’illuminazione dello spettacolo che era data unicamente da candele sul boccascena e che ha contribuito a creare in scena e tra il pubblico un contrasto magico di luci e ombre. I costumi di Alain Blanchot risplendevano per eleganza e fattura. Buona è stata la prova dei cantanti, con riguardo al soprano Claire Lefilliâtre, dal timbro caldo e cristallino. Dal canto suo Dumestre si è distinto per sicurezza ed entusiasmo, suonando in alcuni momento anche la chitarra barocca, e la sua orchestra era uniforme, sontuosa e dinamica negli archi, soprattutto nel basso continuo.

La regina della normalità: Mariella Devia, Maggio Musicale Fiorentino

Foto: Mariella Devia - Maggio Musicale Fiorentino

Massimo Crispi


Un’artista, alla fine della carriera, fa dei bilanci, dei riassunti, tira un po’ le fila dei repertori e gioca colle marionette dei suoi personaggi, divertendosi un mondo e lasciando un po’ come un’eredità al suo pubblico: quella del ricordo. Era l’impressione che dava Mariella Devia nel concerto di chiusura del Maggio Musicale Fiorentino 2011 sulle regine donizettiane, ruoli d’elezione per una delle ultime regine del belcanto. Ma Mariella Devia è qualcosa di diverso. È la dimostrazione vivente che all’età di sessantatrè anni se si possiede una tecnica belcantistica, metodicamente acquisita, si possiede anche il segreto dell’eterna giovinezza e longevità vocale. Perché le scene finali delle opere Maria Stuarda, Anna Bolena, Roberto Devereux a cui abbiamo assistito sembravano cantate da una trentenne. Il miracolo vocale di Mariella Devia però non ha misteri, non ha quello che si direbbe l’eccezionalità di una manifestazione irripetibile perché sovrannaturale.

Domani sera la regina del belcanto potrebbe tranquillamente ripeterlo e chissà quante altre volte potrebbe farlo, se ne avesse voglia. Il miracolo della Devia è semplicemente il frutto di uno studio meticoloso, serissimo, certosino, di cesello d’ogni frase, di ogni singolo suono e fonema, di piegare una voce assolutamente normale a una tecnica fuori dell’ordinario. Perché poi, dopo averla sentita, uno ha sempre l’impressione che cantare sia facile, vista la naturalezza con cui l’artista sgrana colorature, sovracuti, filati e filatissimi, messe di voce, fiati lunghissimi, accenti a voce piena, senza mai una forzatura, mai un suono sguaiato. Che poi, quest’attenzione, forse talora eccessiva, a un controllo perenne del suo organo vocale le ha fruttato la nomea della ragioniera del belcanto, una che una volta che ha adottato una pettinatura che le si confaccia, può proseguire con quello stile per sempre. Questo secondo le malelingue e i partiti avversi che magari appoggiano un’altra monarca. Robe da melomani(aci) o pazze d’opera… La volontà ferrea dell’artista di realizzare in sé l’eccezione provenendo da un’assoluta normalità timbrica è davvero la dimostrazione che, alfierianamente, volere è potere.

D’altro canto, anche Giuditta Pasta, come affettuosamente ricorda Michael Aspinall nel nutrito e gustoso programma di sala, passata alla storia come una delle più grandi interpreti di tutti i tempi, si guadagnò questo titolo con un meticoloso studio, lottando quotidianamente con una strana voce (da alcuni classificata come di mezzosoprano, da altri di soprano) poco flessibile. Volle, e sempre volle e fortissimamente volle. E fu la prima Norma.

La serata, salutata da un’ovazione del pubblico ad ogni apparizione della divina, si è svolta intorno ai tre finali, preceduti dalle rispettive sinfonie. Costruito con l’inizio e la fine delle opere, come se in ogni singolo gruppo fosse contenuto tutto il succo dei singoli lavori, tra l’alfa (la sinfonia) e l’omega (il finale), il programma si è svolto rapido e agile, colla partecipazione di valenti comprimari come Katja De Sarlo (rispettivamente Anna, Smeton e Sara), Leonardo Melani (Leicester, Percy), Antonio Menicucci (Talbot, Rochefort), Nicolò Ayroldi (Cecil, Nottingham), Davide Siega (Hervey, Cecil), del buon coro di Piero Monti e con una direzione adeguata di Daniele Callegari.  La pirotecnica Mariella Devia, in maniera decisamente più elegante e soave e, ahimè, lasciandoci inevitabilmente il sapore agrodolce della nostalgia, ha anticipato di una serata i tradizionali fuochi d’artificio di San Giovanni e ci siamo allontanati dal teatro colla consapevolezza che siamo stati fortunati ad essere lì.

Entrevista con la soprano argentina Haydée Dabusti


Foto: Haydée Dabusti como Giorgetta en el Teatro Colón de Buenos Aires.

Dr. Alberto Leal

Luego de casi dos décadas apartada del medio, la Soprano Haydee Dabusti volvió a cantar, constituyéndose en la actualidad en una de la figuras más relevantes del mundo de la opera en la Argentina presentándose además asiduamente en otros teatros de Latinoamérica.

Una pregunta que intriga al mundo de la opera, ¿como se logra luego de estar tantos años fuera del medio volver y convertirse en una figura en el ámbito sudamericano?

En primer lugar cuando decidí retomar mi carrera en 2001( después de dieciséis años sin cantar absolutamente nada), estuve un año solamente haciendo ejercicios de técnica vocal y de respiración, para poder llegar a empezar a estudiar primero arias y después roles completos. Además de la gimnasia semanal que nunca deje de hacerla. Es muy importante, jamás dejar de vocalizar , aunque sea media hora casi todos los días.

¿Como logró pasar en un corto lapso, una vez que volvió a cantar, de ser una soprano lírica a una spinto que aborda roles absolutamente dramáticos?

Lo que sucede que al no cantar esos años, la voz no sufrió ningún desgaste y al retomar era una soprano lírica ya que comencé cantando como primer rol completo "La Traviata"en 2001 en Colombia. Pero la voz estaba en proceso de seguir desarrollando como si hubiera empezado (que así fue en realidad), a cantar a partir de ese momento.En los años que siguieron hasta hoy, fui abordando los roles que iban paralelamente acordes al crecimiento y desarrollo vocal. Por ejemplo, después de Traviata, le siguieron algunos Verdi , Trovatore, Aida, Ballo in Maschera, después llegó Norma , que es la que más he cantado hasta el momento, además de ser mi ópera preferida.Luego canté Tosca, Manon Lescaut, después primeros Verdi, Nabucco, I Due Foscari y verismo como Andrea Chénier y La Gioconda. Algunos de los títulos ya en varias producciones.

¿En que proporción considera que influye en un cantante sus dotes naturales y su capacidad para estudiar en forma continua?

El estudio continuo es fundamental, esta carrera es como un sacerdocio, no es cuestión de ponerse una peluca y salir al escenario a hacer terapia, todo lo contario. Obviamente las condiciones naturales influyen, pero hay que ayudarlas.

¿Como prepara un nuevo rol?

Los roles se deben preparar con el debido tiempo, y bastante. En primer lugar, me ubico en la época que se desarrolla la ópera de turno. Luego investigo sobre la historia, recién allí busco la partitura y leo todo el texto completo primero, sabiendo que dice cada uno de los personajes, coros etc. A continuación empiezo a estudiar las notas, primero mi rol y después , los demás para tener conocimiento absoluto de lo que canta cada uno de mis colegas. Además de leer muy bien la parte coral, si la hubiera. Cuando termino con esto, entonces si, a preparar la parte vocal de mi rol y ponerlo bien en gola. O sea que esto lleva como mínimo de seis a siete meses, como corresponde estudiar un rol. Finalizado esto, me dedico al orgánico de la orquesta, recién en ese momento y no antes busco la mejor grabación , para escuchar solamente la orquesta, eso ayuda muchísimo a no encontrarse con sorpresas.

¿Si tuviera otro registro, incluido los masculinos, que rol le gustaría cantar y porqué?

Me hubiera gustado ser barítono para poder cantar el rol de Scarpia en Tosca y de Iago en Otello.Y además tenor spinto dramático para cantar Otello.Porque son personajes que pasan por toda una paleta de colores en lo sentimental , anímico y psíquico.

¿Está de acuerdo con las exigencias actuales que un cantante debe tener un físico standard y de alguna forma se deja de lado a cantantes de grandes condiciones que no lo tienen?

No, no estoy de acuerdo, porque es totalmente discriminatorio.

¿Que significó para usted cantar el personaje de Giorgetta en el Teatro Colón?

Algo sumamente especial, ya que estaba debutando este rol y era mi debut en la sala del Teatro Colón.

¿Que nuevos roles le gustaría cantar?

Como nuevos me gustaría cantar Elisabetta del Don Carlo de Verdi y Suor Angelica de Puccini.

¿Sueña con cantar en algún teatro en particular?

Mi sueño se hizo realidad cuando hace pocos días pude debutar y llegar al Teatro Colón, que considero que es el mejor del mundo.

¿Por qué algunos cantantes llegan a la cumbre y otros no? ¿Es solamente por talento?

Más allá del talento, que hay que tener, se necesita vocación, dedicación, estar en el momento adecuado, ni antes ni después y el factor suerte en la vida.

Y un adelanto, ¿que nuevo rol está preparando?

En estos momentos estoy abocada al Réquiem de Verdi que en pocos días más debutare en el teatro El Círculo de Rosario.








jueves, 23 de junio de 2011

Teatro Colón de Buenos Aires cambia tercer telón de su historia

Foto:Telón del SXXI del Teatro Colón. Gentileza: Teatro Colón de Buenos Aires


Buenos Aires (UPI) El Teatro Colón estrena hoy un nuevo telón, diseñado por el artista plástico Guillermo Kuitca y la escenógrafa y vestuarista Julieta Ascar.  Es el tercero en la historia del Teatro: los anteriores habían sido estrenados en 1908, con la inauguración de la sala, y en 1931. Ambos forman parte del patrimonio de la centenaria sala lírica que fue reinaugurada en mayo de 2010, tras la restauración. Con métodos artesanales y también con nuevas tecnologías, la confección del nuevo telón demandó 18 meses. Para diseñar la estética del friso inferior del manto, Kuitca tomó como referencia una lira , presente también en el manto anterior. Sobre la forma en herradura del instrumento reprodujo la planta de la sala, y así logró vincular ambos elementos. Pero la inspiración le llegó desde su propia experiencia en el Colón. Para llevar a cabo el telón, trabajaron con artesanos y también con las últimas tecnologías textiles. 

Houston Grand Opera crosses the Atlantic - History-making Mariachi opera to open in Paris

Photo: Felix Sanchez / Houston Grand Opera

Houston Grand Opera will open the 2011-12 season at the prestigious Théâtre du Châtelet Paris with six performances of Cruzar la Cara de la Luna (To cross the Face of the Moon) from September 23 - 27, 2011.  Cruzar la Cara de la Luna, the world´s first Mariachi opera, was commissioned by Houston Grand Opera from composer and writer José “Pepe” Martínez, music director of Mariachi Vargas de Tecalitlán, and acclaimed Broadway director and author Leonard Foglia. Together with Mariachi Vargas de Tecalitlán - the world‟s pre-eminent mariachi ensemble - the Paris performances will include the HGO cast mezzo-soprano Cecilia Duarte and baritone and HGO studio alumnus Octavio Moreno. The invitation to open the season at Théâtre du Châtelet, one of the most illustrious theaters in the world, follows sold out performances at the Wortham Center and Talento Bilingüe de Houston in 2010. Théâtre du Châtelet is renowned for showcasing original, compelling productions from around the globe, offering a platform to the many singers, musicians, actors and dancers who have forged new paths across the international arts landscape. Commissioned by Houston Grand Opera through its Song of Houston: Mexico 2010 project in celebration of the anniversaries of Mexican independence and revolution, Cruzar la Cara de la Luna was the brainchild of Mr. Freud (HGO´s ex General Director). Watching a performance by Mariachi Vargas de Tecalitlán, Freud was struck by the resonances between mariachi and operatic traditions.  The captivating, poignant story set a new benchmark in operatic storytelling. Integrating real life stories with the magical and amazing migration of the monarch butterfly, Cruzar la Cara de la Luna explores the migration of a Mexican family and their journey to United States, highlighting their sacrifice and loss.

A future without limits begins with valuing art : Joyce Di Donato

Photo: ©Nick Heavican
By Joyce DiDonato (mezzo soprano) of Kansas City.

Kansas City Star

miércoles, 22 de junio de 2011

Save the Dutch performing arts!


The arts scene across the world is shocked to hear of the extent of the cuts to the arts announced by the Dutch State Secretary of Education, Culture and Science Halbe Zijlstra, and of the disastrous impact these cuts will have on the health and reputation of the Dutch arts sector.

The Netherlands’ rich and diverse arts culture has long been recognised as a beacon of excellence across Europe. In the performing arts field, it owes its outstanding reputation largely to the innovative and daring work made by its independent artists, small and medium size companies, which will now be the ones hit the hardest by the new policy. Internationally it is really exceptional that such a carefully balanced and unique structure for supporting independent artists and smaller companies in the performing arts has been developed. Dutch artists profoundly and positively influence the fabric of Dutch society and their work travels across borders to theatres, festivals and cultural houses internationally, inspiring audiences throughout the world. The cuts proposed, of 200 million a year, will adversely affect the dynamic, innovative independent sector and constitute cultural vandalism. They will have a cataclysmic impact on the Dutch arts ecology and on audiences and communities in the Netherlands and beyond. They are also extremely short-sighted: for relatively modest levels of investment Dutch artists are international standard bearers for the artistic excellence, innovation and tolerance your country can be so justly proud of. The theatre and dance will suffer the worst consequences of the cuts. The impact, for example, of an overall cut in the theatre budget of 56% and the dance budget of 40% will dramatically damage the Dutch performing arts scene for years to come.

The market and private philanthropy is not the quick win solution the State Secretary and the Prime Minister believe it is. A culture of private giving develops not overnight, but over generations and needs to be supported by structural tax incentives.  We all recognize that the arts need to share the burden of budget deficits and cannot be singled out as a special case. However cuts on this scale, which will strangle innovation, will cause irreversible damage to the arts in the Netherlands and be felt across Europe. We, the undersigned, implore Halbe Zijlstra and the members of the Dutch Parliament to reconsider the scale and distribution of these cuts and preserve the infrastructure necessary to maintain the climate of innovation and creativity.

What can YOU do?

Please show your support for our campaign by signing the petition.


NOTE about the petition system: After you sign you get a page where you are asked to donate for this system. Just ignore this because you already signed on the list. Just   keep forwarding to your friends, colleagues etc.

La Sinfónica Simón Bolivar en Sao Paulo Brasil

Foto: Gustavo Dudamel dirigiendo a la Sinfónica Simón Bolivar en la Sala Sao Paulo.

Fesnojiv
Luego de pisar por primera vez suelo bahiano, en Salvador de Bahía, la Sinfónica de la Juventud Venezolana Simón Bolívar siguió tocando el Sur de América. El domingo y el lunes, 19 y 20 de junio, los músicos venezolanos hicieron una primera parada en la Sala Sao Pailo, una vieja estación ferroviaria, construida entre 1926 y 1938, convertida en una de las salas de conciertos más importantes del continente, comparada, incluso, con el Musikverein de Viena y el Concertgebouw de Ámsterdam. En Sao Paulo sólo estaban previstos dos conciertos, pero a pocos días del inicio de la venta de las entradas, tuvo que abrirse una función extra que fue la del domingo 19 de junio. 1.290 butacas disponibles; 1.290 butacas ocupadas durante esa noche y la siguiente. El 21 se ofreció el último concierto en la ciudad brasileña con un programa que de obras latinoamericanas. Posteriormente, en Río de Janeiro continuará una gira que ha encontrado a los venezolanos, integrantes del Sistema de Orquestas y Coros Juveniles e Infantiles, con un público latinoamericano que estaba ansioso por escucharlos. Durante los conciertos, en una sala rectangular, que a mediados del siglo pasado era un jardín que hacía las veces de hall de espera para los viajeros; bajo un techo con 15 paneles movibles para diseñar la acústica más conveniente para cada concierto, los jóvenes de la SJVSB tocaron la Séptima Sinfonía “El Canto de la Noche”, compuesta entre 1904 y 1905 por Gustav Mahler. La misteriosa música envuelve al espectador en los paisajes oscuros de una noche, anunciados por la voz de un bombardino, una noche que entre sus horas deja escuchar una danza de sombras, una noche que se transforma en una dulce declaración amorosa pronunciada por una guitarra, una mandolina y un cuarteto de cuerdas; una noche que culmina con un glorioso amanecer bajo la conducción de Gustavo Dudamel.  La ruta sudamericana de la orquesta continurá en Argentina, Uruguay, Chile, Bogotá para despues retornar a Caracas.