martes, 30 de octubre de 2012

MITO –Settembre Musica 2012 - Laura Polverelli (mezzosoprano?


Foto: Stefania Ciocca – Mito Settembre
Renzo Bellardone
LAURA POLVERELLI Trio Albrizzi: Giulio Giannelli Visconti, flauto, Giuseppe Barutti,  violoncello. Elisabetta Bocchese,pianoforte
Milano – Audiotorium Palazzo Lombardia –Altra Sede-  21 ottobre. Joseph Haydn         - Arianna a Naxos, cantata per voce e pianoforte, Carl Maria von Weber – trio sol minore per pianoforte, violoncello, flauto
Jules Massenet – Elegie. Serenade Andalouse, Nuit d’Espagne – cantate, Erik Satie – Gymnopedies n. 1 e 3 per pianoforte
Maurice Ravel – Chansons madécasses
Il programma proposto, non è certamente ‘il solito programma’, anzi considerata la scarsissima frequentazione si può definire assolutamente inusuale. Ma l’inusualità della proposta non esclude certamente la piacevolezza, come nel caso di questa proposta Mito nel nuovo Auditorium dell’avveneristico Palazzo Lombardia in Milano. Composta quasi sicuramente per una fruizione domestica –voce e pianoforte- la cantata ‘Arianna a Naxos’, si rileva un brano colmo di stupore giovanile e di ricerca dell’amato; con l’alternanza di recitativo ed aria, Laura Polverelli, da interprete di rilievo qual è ne da una interpretazione sofferta e teatrale portandola ad un finale rabbioso e concitato variando mirabilmente la tonalità. Il ‘trio in sol minore’ di Weber si sviluppa attraverso i prolifici tasti del pianoforte,  le estensioni del violoncello e la dolce voce del flauto che all’allegro moderato iniziale si fanno eco riprendendo in una sorta di daccapo.  Interessante la vibrante voce aulica del flauto di Giulio Giannelli Visconti e i suoni tradotti dall’accorto utilizzo di corda tesa allo spasimo o a corda vuota del violoncello di Giuseppe Barutti. Il pianoforte di Elisabetta Bocchese raggiunge il senso di forte intimità poetica evidenziata dalle Gymnopédies di Satie che non offrono certamente occasione per lasciarsi andare in virtuosismi spericolati. Il librarsi della bella voce dai riflessi ora ambrati, ora dorati del mezzosoprano Laura Polverelli sono gradevolezza all’ascolto dei tre brani di Massenet ricchi di un nuovo linguaggio musicale che non offusca però le  fantasie di danze antiche. In chiusura le ‘Chansons madécasses’ di Maurice Ravel: Nahandove è il titolo del primo brano ed il nome della donna amata ripetuto ossessivamente nella stessa tonalità per evidenziare il pericoloso erotismo; ‘Aoua’ è il canto di guerra anticolonialista che mette in guardia dai bianchi, dalle loro credenze e dai loro opportunismi di sopraffazione; ‘Il est doux’,  ha uno splendido  finale tronco magistralmente servito in sospeso lasciando un forte senso d’attesa, dall’abilità e dalla solida conoscenza dell’entusiasmante mezzosoprano. La Musica vince sempre.

martes, 23 de octubre de 2012

Stresa Festival 2012


Foto: Stresa Festival
 
Renzo Bellardone

Vogogna – Chiesa Parrochialoe – 31 agosto

 OTTONI A 5 STELLE PENTABRASS

Ivano Buat e Marco Rigoletti –trombe, Vincent Lepape –trombone Ugo Favaro –corno. Rudy Colusso –tuba. J. Strauss -Amor Marsch. J.S.Bach -Fuga in sol minore. D.Sanson/P.I.Čajkovskij -The Swan cracks nuts just before sleeping. André la Fosse -Suite Impromptu. Enrique Crespo -Suite americana. Johnson –Dash-Hawkins -Tuxedo Junction. L.Bernstein -West Side Story suite. David Schort -Tango G.Gerswin -Four Hits for Five

Attivi dal 1998 I Pentabrass sono davvero ottoni a 5 stelle!!!! Fin dall’iniziale maestosa, anzi pomposa Amor Marsh, la formazione si annuncia ironica, scanzonata, ma concretamente professionale. A presentare i brani si cimenta brillantemente Ugo Favaro che smessi i panni del presentatore, imbraccia la tuba traendo suoni forti o metallici con l’uso della mano sulla campana. I ‘leggeri’ sono Ivano Buat e Marco Rigoletti alle trombe che sanno offrire armonici brillanti e…divertenti. Seduto in postazione centrale Rudy Colussi soffia nella tuba per trarre suoni profondi ed ironicamente melodiosi. Al trombone maestoso e possente, il ‘francese’ del gruppo Vincent Lepape glissa e ‘gioca’ con la coulisse. La Fuga in sol minore di Bach viene eseguita nell’arrangiamento dei Canadian Brass; la suite dai balletti di Čajkovskij è proposta nella irriverente trascrizione di D.Sanson che diverte, così come riporta ai ricordi la Suite di Berstein da West Side Story. Abili professionisti ed interpreti sono arrivati diritti all’emozione gioiosa, sfrondata dalla ricerca di scenografici tecnicismi e virtuosismi che peraltro hanno concretamente costellato l’interpretazione. La Musica Vince sempre.

Stresa – Hotel Regina – Sala Tiffany – 1 settembre

FAVOLA IN MUSICA Laura Catrani-soprano, Mathias Stier-tenore, Silvia Frasson-voce narrante. Stresa Festival Ensemble. Daniele Rustioni-direttore. ANDREA PORTERA. Tagete e la Terra dell’Arcobaleno. Soggetto di Andrea Portera e Zlata Smolova. Libretto di Debora Pioli, Andrea Portera, Gabriele Santarelli. Opera commissionata dalle Settimane Musicali di Stresa. Prima esecuzione assoluta.

Come si conviene per un Festival internazionale, anche Le Settimane Musicali di Stresa hanno commissionato una nuova composizione ed in questo caso un’opera,   al vincitore del IV concorso di Composizione delle Settimane, ovvero il giovane Andrea Portera, riconosciuto come uno dei più affermati compositori contemporanei. La storia è molto semplice, una favola appunto, ispirata ai significati del colori, ma la bravura della voce narrante Silvia Frasson  ha saputo dar vita ai vari personaggi con alternanze timbriche e d’impostazione con gestualità teatralmente descrittiva. Nella  musica di Portera riecheggia l’oriente pucciniano allo scorrere del fiume Cromo verso la città di Policromandia. Melodie coloristiche compaiono e scompaiono all’alternarsi dei monti dei colori. L’ouverture dei colori abbina ogni colore ad una nota e partendo da Verde-Fa- si procede con il Giallo –Do, l’arancione –Re, il Rosso –sol, il Blu –La, l’indaco –Si, per finire con il Viola-Mib. Le due voci operistiche sono il soprano Laura Catrani facile negli acuti e sovracuti, in presenza di  una omogenea linea di canto. Il tenore è Mathias Stier  presenta morbidezze gradevoli nei centri e nei bassi imposti dalla scrittura. Entrambi apprezzabili anche per la difficoltà della prima esecuzione assoluta, difficoltà affrontata anche dallo Stresa Festival Ensemble sotto la direzione del Maestro Daniele Rustioni che affonda le sue radici professionali anche nelle master class del direttore artistico dello Stresa Festival, Gianadrea Noseda. Rustioni ha ricavato delle sonorità gradevoli dimostrandosi a suo agio con la musica contemporanea, con gesto sicuro e deciso.


Stresa, Chiesa del SS.Crocifisso –Collegio Rosmini- 2 settembre
BACH: Sonate e Partite per violino solo ALINA IBRAGIMOVA    - violino Johan Sebastian Bach. Sonata n. 1 in sol minore BWV 1001, Partita n. 1 in si minore BWV 1002, Sonata n. 2 in la minore BWV 1003, Partita n. 2 in re minore BWV 1004, Sonata n. 3 in do maggiore BWV 1005, Partita n. 3 in mi maggiore BWV 1006.

Monumenti di carta e di parole si sono impiegati per descrivere il ‘Monumento’ delle composizioni per violino solo……..:le Sonate e Partite di Bach sono uno dei vertici d’arrivo per il violinista professionista, così come le Suites lo sono per il violoncello e sono ormai  state proposte dai diversi artisti sia  in concerto che in registrazione Cd. La sorpresa allo Stresa Festival non è stata quindi la ben conosciuta partitura ma l’impareggiabile eccellenza della giovanissima interprete russa Alina Ibragimova . Seria, concentrata, anzi ispirata fin dal primo tocco dell’arco ha creato un invisibile piano sonoro sospeso dove –come nel Flauto Magico- ha attratto un attonito pubblico.  Arcate e mastellati sono stati affrontati ad occhi chiusi per socchiuderli un attimo allo sfioramento di una corda vibrante. Ibragimova ha tratto suoni inaccessibili a doppia corda,  creando impressionisticamente l’effetto del secondo violino, oltre a caldi vibrati  attrattivi per la forte vicinanza  alla voce umana. Come in un film, fughe, allemande, sarabande, gighe e ‘Ciaccona’ sono andate a scorrimento su preziosi tessuti dai colori definiti in uno stato di umana spiritualità.
 
Arona – Villa Ponti – 4 settembre

TANGHI E TANGUARDA Tanguarda Maria Martinova- pianoforte, Juanjo Mosalini- bandoneón, Cyril Garac- violino. Leonardo Teruggi- contrabbasso H.Salgan, G.Beytelmann, J.Mosalini, L.Brighenti/L.Teruggi, A.Piazzolla/C.Zárate, A.Piazzolla, V. Greco/J.Mosalini, M.Mores/L.Teruggi, A.Bardi/C.Zárate, L.Sanchez.
Con dei musicisti a 360° che scrivono, trascrivono, eseguono ed interpretano si è fatta una promenade tra le luci e le ombre di una Buenos Aires che non c’è più ed una Buenos Aires che vive ancora  con pulsante cuore  palpitante. Tanguarda, come ha spiegato Juan Mosalino significa ‘guarda il tango’, ma con il più marcato significato di ‘occhio al tango’. Evocazioni descrittive di vita argentina vissuta in loco o trasportata per le vie del mondo sono il filo conduttore segnato dalla vitalità, velata dalla latente melanconia che sempre segna il tango, espressione di altalenanti e contrapposti sentimenti che convivono in un unico momento. Maria Martinova è pianista decisa e scalpitante che imprime percussività sentimentale , lanciandosi poi in una dinamica ricca di timbricità e coloristica. Leonardo Teruggi ha utilizzato jazzisticamente il suo contrabbasso con profondissimi e ritmici  pizzicati che hanno accompagnato ancorchè solisticamente interpretato. A Teruggi si devono diversi degli arrangiamenti. Cyril Garac è l’insolito pregevole violinista che pizzica le corde anche sotto al ponticello per  tradurre suoni quasi di sfregamento acre; con l’arco esprime vibrati ed armonici da grande sinfonia, impreziosendo ogni brano eseguito. Lo strumento principe dei tanghi argentini è il bandoneón con le sue gioie e le sue lacrime che Juanjo Mosalini fa scaturire dal mantice e dalle tastiere con maestria e sentimento partecipativo. Mosalini è anche l’autore di brani proposti e di trascrizioni. Serata di tutta piacevolezza che ancora una volta fa dire che: La Musica vince sempre.
 
Stresa – Palazzo dei Congressi – 6 settembre

IL BARBIERE DI SIVIGLIA Accademia Musicale di Stresa  con cantanti selezionati dall’Accademia di Canto ‘Giovani all’opera’ di Natale De Carolis Orchestra Giovanile Italiana e Ars Antica Choir. Direttore - Francesco Pasqualetti, Maestro del Coro- Marco Berrini, Salvatore Seminara- chitarra Antonella Poli- fortepiano, Giulio Laguzzi- maestro collaboratore Linda Ferrara- assistente alla produzione. Rosina- Marina Ogiy, Il Conte d’Almaviva- Matteo Macchioni, Figaro- Jozef Carotti. Don Bartolo      - Daniele Piscopo, Don Basilio - Davide Giangregorio, Berta     - Simona di Capua, Fiorello/Un ufficiale- Giampiero Cicino, Ambrogio     - Valerio de Angelis

Realizzata in forma semi scenica ed ‘impietosamente’ attualizzata  dall’ingegnoso  lavoro di Natale de Carolis  si è assistito al ‘Barbiere’ , credibile ai giorni nostri; coups de teatre e molto movimento hanno fatto dimenticare le parrucche e le movenze vezzose ed ossequiose  di certo teatro musicale di tradizione. Figaro è un personaggio poco affidabile disposto a tutto per soldi ed è interpretato dall’atletico  Jozef Carotti che tra salti dal palco, capriole ed una citazione da ‘La febbre del sabato sera’ alla fine della cavatina, ha riscosso consensi anche per la voce decisa ed ampia. Marina Ogiy  offre una voce a tratti molto scura nell’interpretazione  di una scanzonata e ‘disponibile’ Rosina che non disdegna di civettare qua e la. Il Conte d’Almaviva/Lindoro è Matteo Macchioni che travestitosi direttamente in scena da soldato in mimetica, e poi da falso docente di musica rockettaro, rende i ruoli con voce ben impostata e ricerca di leggerezza. Daniele Piscopo con rotondità timbriche interpreta un  Don Bartolo che non disdegna mezzi d’intimidazione e ricatti….in giacca, panama e sigaro o in accappatoio bianco e boxer all’interno della sua dimora. Don Basilio, lasciato il consueto cappellaccio nero e gli spartiti sotto al braccio entra in scena tatuato, con capelli neri lunghissimi ed una chitarra elettrica da rock …..è interpretato da  Davide Giangregorio che utilizza la voce con timbri credibili per il ruolo. Simona di Capua da voce a  Berta e segna il personaggio con una ottima interpretazione vocale.  Ora è gentile cameriera, ora invitante massaggiatrice di Don Bartolo o Figaro, ora donna delle pulizie con il mocio insieme all’altro servitore Ambrogio che vive grazie all’efficace  interpretazione di Valerio de Angelis che ride, starnutisce e spruzza oppio…… Nell’allestimento di De Carolis anche la continuista al cembalo diviene personaggio ed Antonella Poli suona con occhiali scuri, intervenendo più volte nella vicenda, conservando  un fiasco di Chianti a portata di mano. Qualche pedicure, una battaglia con corn flakes, un campanello da appartamento anziché il consueto bussare, una citazione mozartiana da ‘Farfallone amoroso’ ed addirittura un Nokia tune rendono frizzante l’azione dove anche i ruoli minori vengono valutati con la costante presenza in scena, come nel caso di Giampiero Cicino che microfonato come un agente di scorta interpreta l’ufficiale e Fiorello; con bel timbro pieno condurrà la squadra degli agenti, ovvero il giovanissimo coro dell’ Ars Antic Choir diretto dal bravo Marco Berrini. Altrettanto fresca è l’Orchestra Giovanile Italiana che ha lavorato sinergicamente con l’apprezzato maestro Francesco Pasqualetti.  Con gesto sicuro e consapevole e   ricercata attenzione ai particolari, è intervenuto a sostegno delle voci in buon affiatamento con i giovani orchestrali.  Il pubblico ha decretato il successo del lavoro.
 
Angera – Rocca Borromeo – 7 settembre

SUONI DI GUERRA IN TEMPI DI PACE Ensemble Zefiro, Paolo Grazzi, Molly Marsh, Magda Karolak    - oboi, Alberto Grazzi, Michele Fattori-fagotti Jonathan Pia, Michele Santi, Simone Ameli- trombe, Riccardo Balbinutti- timpani, Alfredo Bernardini- oboe e direzione. André-Danican Phildor, Michel-Delalande, Jean-Baptiste Lully, Johan Caspar Ferdinand Fischer, Georg Muffat, Jean- Joseph Mouret

Nel cortile d’onore il buio è interrotto solo da qualche lampada mentre il silenzio dai suoni degli oboi e dei fagotti che dall’alto di un balconcino intonano ‘Bruits de Guerre’ di Phildor; dal loggiato al piano del cortile fa  eco lo squillar di trombe! Il Concerto itinerante inizia così!!! Itinerante perché prima di giungere alla Sala della Giustizia al primo piano i fiati ritmati dai timpani risonanti del versatile Riccardo Balbinutti hanno continuato a suonare  incitanti o celebrative musiche annunciate con voce ‘da campo di battaglia’ dall’oboista e direttore dell’ Ensemble Zefiro, il Maestro Alfredo Bernardini, che brillante interprete e attento ricercatore coordina e ravviva l’ensemble. La tromba è lo strumento nato per la battaglia e poi utilizzati per esaltare la vittoria e qui i bravi Jonathan Pia, Michele Santi, e Simone Ameli traggono armonici e  colorazioni vivide e brillanti. Gli oboi, nati successivamente sono stati subito strumenti molto amati soprattutto in Francia, all’epoca faro culturale e creatore di mode. Paolo Grazzi, Molly Marsh, Magda Karolak ed Alfredo Bernardini agilmente traggono suoni chiari e vibranti insieme ai fagotti energici ed imperiosi di Alberto Grazzi e Michele Fattori. Come evidenziato anche nelle note di sala, la Suite di Muffat  in programma fa riferimento a danze e tradizioni nazionali diverse,  con un’anticipazione di vocazione europeista. Concerto vivace e brillante, come Lully aveva  ideato per la corte di Luigi XIV, imponendosi a modello di gusto, stile e mode. La Musica Vince sempre

lunes, 22 de octubre de 2012

Natalie Clein encanta a mil espectadores en Chile con su maestría.

Johnny Teperman
 
La cellista británica Natalie Clein, en su segunda visita a Chile (el 2010 ganó en esta capital, el Premio del Círculo de Críticos de Arte), triunfó en toda la límea la noche del miércoles 17 de octubre, en su presentación junto a la Orquesta de Cámara de Chile, en el Teatro Municipal de Las Condes.

La artista europea de 35 años, tras haberse presentado en el Teatro del Lago de Frutillar, fue solista con brillo y calidad, del Concierto Número 1 en Do mayor de Franz Joseph Haydn, junto a la Orquesta de Cámara de Chile, la cual se puso a su altura bajo la dirección del recientemente designado Premio Nacional de Música, Juan Pablo Izquierdo.

Dotada de gran personalidad y reiterando su conocido estilo de cellista clásica, alternativa y experimental,irreverente incluso ,Natalie Clein afrontó con singular pericia los tres movimientos de la obra, en que también contó con el valioso apoyo del conjunto de cuerdas de la agrupación dirigida por Izquierdo, cuyo concertino, Hernán Muñoz Julio especialmente, estuvo en una noche muy afortunada, en sus diálogos musicales copn la cellista, muy en especial en los movimientos primero (Moderato) y tercero (Allegro molto).

Natalie Clein recibió una rotunda ovación de parte de los asistentes, a la que correspondió con dos impecables "encores", con composiciones de Pablo Casals y Juan Sebastián Bach.

El concierto tuvo como marco adecuado, dos obras clásicas de la literatura musical, las Sinfonías número 92, en Sol Mayor, de Franz Joseph Haydn y la número 8 en Fa Mayor, de Ludwig van Beethoven. En embas piezas, Izquierdo y sus dirigidos estuvierion precisos y coordinados, luciendo calidad y coordinación, comprobando el buen momento por el cual atraviesan como conjunto.

miércoles, 17 de octubre de 2012

Entrevista a la soprano Minerva Moliner.

 
Fotos: Minerva Moliner

La soprano española Minerva Moliner ha sido aclamada como “Una joven revelación” y como “Una voz clara y limpia con un timbre que encaja perfectamente con su repertorio”. Su educación musical la inició en el Conservatorio Superior de Música de Valencia con la bien conocida maestra de canto Ana Luisa Chova. Minerva Moliner terminó su licenciatura con los más altos honores lo que la llevó a obtener los siguientes reconocimientos: Primer premio en el VII Concurso Internacional Jaume Aragall, en Sabadell. Primer premio femenino en el I Concurso Manuel Ausensi, en Barcelona. Primer premio en el Festival Internacional de Callosa d’En Sarrià, en Alicante, y el Premio especial para cantantes españoles en el Concurso Internacional Francisco Viñas, en Barcelona. Ha cantado en Madrid, París, Roma, Nápoles, Valencia, Barcelona, Zaragoza, Bilbao, Nancy….. en salas de conciertos como El Palau de la Música de Valencia, Palau de la Música Catalán, Auditorio de Barcelona, Teatro Arriaga y el Euskalduna en Bilbao, Auditorio de Zaragoza, Ópera de Nancy, interpretando roles como Violetta (La Traviata), Juliette (Roméo et Juliette), Konstanze (Die Entführung aus dem Serail), Gilda (Rigoletto), Olympia (The Tales of Hoffmann), Lucia (Lucia di Lammermoor). Su colaboración con orquestas y directores incluye: Christian Zacharias y la Orquesta de Barcelona, Manel Valdivieso y la Orquesta de Córdoba, Paul Mägi y la Orquesta de Cámara de Andorra, Adrian Leaper y la Orquesta de RTVE, Laurent Campellone y la Orquesta Lírica de Nancy, Juan José Olives y El Grupo Enigma de Zaragoza, Kamal Khan, Joan Cervero, Juan Luís Marinez, José Fabra, Elio Orciouolo entre otros. Minerva Moliner ha sido grabada para programas de TVE, RNE, Catalunya Radio, Televisión de Aragón, etc. Su repertorio es vasto y además de roles operísticos también incluye Lied, oratorio así como música moderna: Janacek, Mahler, Berg, Johnson, Menotti, etc. Participó en una grabación española-catalana para la BBC de “The cunning little vixen” bajo la dirección de Kent Nagano y producida por el European Opera Centre. Su educación musical la empezó en el Conservatorio Superior de Música de Valencia con la bien conocida Ana Luisa Chova. Terminó su licenciatura con los más altos honores.
 
Por Juan José Arias
 
¿Cuándo te decidiste a hacer una carrera de cantante?

Que yo recuerde, siempre me ha gustado cantar, lo hacía a nivel íntimo, y fue mi padre quien se dio cuenta de la capacidad que yo tenía. Él en complicidad con mi hermana, (que también es músico), lucharon hasta conseguir que yo cantase. Comencé a estudiar en Valencia con la catedrática Ana Luisa Chova, con quien he cantado toda la carrera.
¿Cuál fue tu primer encuentro con el escenario?

En el Conservatorio de Valencia, en los talleres de ópera con Los Cuentos de Hoffmann y Suor Angelica. También conciertos. En clase uno está muy protegido, son cuatro paredes muy cercanas y uno se tiene que ver en un gran teatro donde se ve su  proyección, donde se ve desnudo delante del público y debe de interpretar y de cantar. Yo siempre he sido tímida y ahora lo controlo, creo...ja,ja, pero siempre cuesta. Si que es verdad que cuando tienes detrás un trabajo bien hecho, cuando sales y empieza a funcionar todo, te olvidas y te dejas guiar por lo que estás haciendo. Pero el miedo escénico, existe. Los nervios son duritos. La primera vez que hice Lucia di Lammermoor escenificada, ya había cantado las arias en concierto,  ya que sentí esto de lo que hablamos, que las cosas van saliendo de manera natural, porque ya están mecanizadas, ya las tienes dentro, y es una sensación maravillosa.
¿Cómo defines tu voz?

Veo mi voz con un timbre muy rico en armónicos,  con agilidad,  soy una lirico coloratura, que puedo cantar en toda mi tesitura.

¿Qué es lo que más te gusta de ella?

La facilidad para conseguir los colores y los matices que necesito en cada momento para transmitir musicalmente aquello que quiero y que no todos lo tienen. Con el tiempo me he dado cuenta de ello, porque al principio no era consciente.
A mi parecer tu voz tiene tintes “callasianos”, supongo que no soy el primero en mencionarlo.

No eres la primera persona que me lo dice, más bien, ¿quién no me lo ha dicho?. Que te digan que tu voz, en ciertos momentos recuerda a Maria Callas, quiero ser sincera, es halagador. Que te digan que te pareces a una de las cantantes más importantes de la historia sería tonto decir que no me gusta. Callas a mi me gusta. Pero considero importante quedarse ahí y escuchar a Minerva, porque tengo mis otros matices, mi voz, que yo creo que a momentos tiene esa similitud, hay otras cosas muy distintas por lo que quedarse ahí sería limitarse. Callas ya hubo una y quedan los testimonios, cd’s, vídeos, pero, yo soy yo, y eso es importante.
¿Quiénes han sido fuente de inspiración en tu carrera?

Muchísimas cantantes, por supuesto Maria Callas;  Joan Sutherland que siempre me ha encantado y de quién admiro su facilidad para la agilidad, el timbre de su voz tan redondo y tan brillante; Mirella Freni, una lírico estupenda, con una voz homogénea en toda su tesitura; de cantantes más actuales, Angela Gheorghiu, Leontina Vaduva con la que escuché mi primera ópera, Carmen, desde luego ella protagonizaba a Micaela.  En fin, hay muchas cantantes.
¿Hay alguna ópera que sea tu preferida?

No puedo escoger sólo una ópera. Es muy difícil. Si que es verdad que el Bel Canto me atrae mucho,  pero tampoco quiero decir que es lo que más me gusta, porque también hay otras óperas que me apasionan y me dicen mucho y son estupendas. Creo que todas aquellas óperas que estan vivas, y que te transmitan son maravillosas, no hay una sola ópera concreta, es muy difícil catalogarlas, pero por decir alguna, Traviata, Lucia di Lammermoor, Bohème, Madame Butterfly, Carmen, la lista es larga, podríamos no parar porque todas tienen su encanto. No podría quedarme con una, pero sí que es verdad que cuando estoy trabajando alguna, en ese momento es la que más me gusta.
Tu repertorio es  vasto, ópera, oratorio, zarzuela, lied canción moderna. ¿Dónde te sientes más cómoda?

Intento disfrutar en cada momento lo que estoy haciendo, la ópera para mi es quizá la más completa, pero cuando estás haciendo conciertos, cada canción es como una ópera condensada donde hay mucho que sacar, es como algo de filigrana, entonces es algo también encantador y tal vez más difícil. No todo el mundo sabe hacer bien la canción, es también difícil y por eso me gusta mucho también. Me gusta todo, pero donde más plena me siento es cuando estoy en el escenario interpretando ópera. 

Si te ofrecen interpretar un nuevo personaje, ¿cómo identificas cuando es el adecuado para ti?

Cuando veo que puedo abordar un personaje haciéndolo de principio a fin con la riqueza vocal que requiere y aguantando toda la ópera, tu ya sabes viendo la partitura y que pruebes el papel con la riqueza que tengas en tu voz. Por ejemplo, en casa podría cantar Carmen, pero mi voz no es para ese papel, no se trata de poder cantarla sino de hacerlo adecuadamente.
Tu opinión sobre cantar repertorio tradicional y moderno.

Si te refieres a si estoy más a favor de uno que del otro, considero que cada cosa se debe valorar por ella misma, comparar no está bien. Yo he cantado tradicional y moderno,  recuerdo que hice la ópera Las Cuatro Notas de Tom Johnson, en la que me la pasé genial, y era tan válido como cualquier otra ópera, sabiendo bien lo que estás cantando y haciendo cada cosa dentro de su estilo. Yo no comparo un Picasso con un Goya porque son estilos distintos, ¿por qué tengo que hacerlo si las dos son pinturas? Creo que en este caso lo importante es que el autor nos venda su verdad y que nos la llegue a vender, musical y escénicamente ¿por qué no va  a ser igual de válido? ¿qué tiene que ver que sea moderno? Me gusta todo lo que tenga verdad. Si no nos estamos limitando, a nivel personal te puede gustar más una ópera que otra, porque todo es muy subjetivo. En todas las épocas ha habido vanguardia e innovación que es un tanto el desconocimiento de quien lo admira y lo observa, por tanto hay que darlo a conocer, instruir al auditorio. Todo avanza, todo cambia, es como la moda, cuando te vas acostumbrando a algo le vas sacando partido, es cuestión de costumbre.
¿Qué cantas en este momento y dónde?

Acabo de hacer Lucía di Lammermoor en Avilés, Asturias, también paralelamente estoy haciendo Zarzuela, La Rosa del Azafrán y La Canción del Olvido que por primera vez la hago escenificada, anteriormente sólo en concierto y me he divertido mucho, me refiero a disfrutar del trabajo previo de elaboración, disfrutar pero con responsabilidad, no debes estar en el escenario pensando, el trabajo ya está hecho. Si no lo haces así no lo disfrutarás, como tampoco aquellos que te estén observando. Antes de salir a escena la mayoría la pasamos muy mal, pero cuando sales y todo empieza a rodar y la voz sale como tu quieres, comienzas a disfrutar. No hay que olvidar que es un espectáculo con parte lúdica, la gente va a disfrutar y tu  debes hacerlo de igual manera. No siempre es fácil y si un día estás mal de voz, debes controlarla, los cantantes también nos enfermamos. Algo muy importante es la parte emocional, porque en la lírica va implícita la emoción, ¿Como sería una ópera sin emoción? Y si no estás bien, se va a notar.
Por último tus planes futuros.

Preparo un concierto para la Comunidad Valenciana de canción francesa de Faurè y Hann, también Granados, Rachmaninov, Rimsky Korsakov, todo un abanico de compositores estupendos. La Clemenza di Tito en Valladolid, Zarzuela, etc. !Quiero cantar mucho!
¿Te gusta cocinar?

Me encanta cocinar en especial la paella Valenciana de mi zona:  Costilla de cerdo, pollo y conejo, Verdura depende de la temporada por ejemplo, en invierno, alcachofa pimiento, germinado con aceite de olivo, ajo, tomate y puede llevar gambas. El truco es cómo se hace. Sofreír la carne sin que se pase, verdura cocida a fuego lento, se cocina sin prisa; todo sin prisa, de lo contrario no saldrá bien. Yo canto mucho en la cocina.
Gracias por tus palabras, ¿quieres agregar algo a esta entrevista?

Minerva Moliner está llena de ilusión por una voz en la que confía cada vez más, que crece con el trabajo, con la experiencia y que quiere mostrarlo y disfrutar encima de un escenario y que la gente lo disfrute conmigo.
 

martes, 9 de octubre de 2012

Il Ritorno di Ulisse in Patria de Monteverdi en Turín, Mito Settembre Musica

 
Foto:    Roberto Alvares (C) MITO SettembreMusica

Renzo Bellardone

IL  RITORNO  DI  ULISSE  IN  PATRIA de Claudio Monteverde. Festival MITO Setiembre Musica 2012 realizada en el Teatro Regio de Turín el 8 de septiembre del 2012. Elenco: Ulisse, Furio Zanasi – Penelope, Sara Mingardo – l’Umana Fragilità, Andrea Arrivabene – Il Tempo, Luigi de Donato – Fortuna, Monica Piccinini – Amore, Anna Simboli – Giove, Luca Cervoni – Nettuna, Luigi de Donato – Minerva, Monica Piccinini – Giunone, Anna Simboli – Telemaco, Luca Dordolo – Eurimaco, Raffaele Giordani – Melanto, Francesca Cassinari – Eumete, Gianluca Ferrarini – Iro, Gian Paolo Fagotto – Ericlea, Elena Biscuola – Pisandro, Andrea Arrivabene – Anfinomo, Luca Cervoni – Antinoo, Salvo Vitale – Feacio I, Andrea Arrivabene – Feacio II, Luca Cervoni – Feacio III, Salvo Vitale. Concerto Italiano Rinaldo Alessandrini – conducción y clavecín.

 Los dioses amenazan y deciden el destino de los hombres atentando contra sus debilidades, así es como inicia la opera exactamente con el celebre prologo de la humana fragilidad, en la experta interpretación de Andrea Arrivabene. La fragilidad fue amenazada por el Tiempo que ofrecía una calidad y redonda voz del bajo Luigi De Donato, apreciado después en el exigente papel de Neptuno. Pero las amenazas no terminaban aquí y de hecho hizo su entrada Fortuna, interpretada por una convincente Monica Piccinini, después llegó el Amor de Anna Simboli, quien mostró un afligido en su interpretación.  Una de las páginas mas amadas y conmovedoras, fue el lamento de Penélope que se elevó explosivo y profundo con la segura y redonda, con el sensible colorido en la voz de Sara Mingardo ‘Di misera regina’ y la interprete misma se convirtió en una verdadera reinda manteniendo el papel con línea de canto homogénea y sufrida en su interpretación. Elena Biscuola fue la fiel Ericlea armoniosa y participe. Giove, y después Anfinomo, fueron confiados al joven Luca Cervoni, adaptado al papel que interpreto de manera agradable.  Salvo Vitale posee una voz potente y profunda con la que delineó bien a Antinoo y a al Feaccio III.  El tenor Gian Paolo Fagotto diseñó su Iro con dúctil voz y una interpretación muy segura, mientras que Gianluca Ferrarini prestó su canto de grato timbre a Eumente.  Raffaele Giordani fue Eurimaco, personaje que hizo con alegre frescura y apreciable entonación.  Francesca Cassinari fue una placentera Melanto.  En la opera resaltó como momento tópico el encuentro entre Ulises y Telémaco cuyo desarrollo tuvo la segura y bien apreciada voz de Luca Dordolo quien realizo el exigente dueto con Furio Zanasi, quizás el interprete mas apreciado en el papel principal.  Voz suave con refinadas coloraciones, ofreció armonía y dulzura y autoridad con su timbre profundo y firme. Sobre el escenario y con su habitual fraseo, que es de los más apreciados del panorama operístico en este repertorio, fue el único que no utilizó una partitura porque la conoce perfectamente porque es un intérprete de referencia de Ulises. El ensamble Concerto Italiano, compuesto de músicos de comprobada valía y con la puntual dirección de Rinaldo Alessandrini un estudioso y experto del repertorio de Monteverdi, y la de dos pilares Sara Mingardo y Furio Zanasi, permitió presenciar un Ulises muy claro, nítido, y la forma semi-escénica contribuyó a exaltar su esencialidad y su pureza. ¡La música vence siempre!

The Two Widows by Smetana Creation in Angers


Photo: Jef Rabillon - Angers Nantes Opera
 
Suzanne Daumann
 
Smetana’s opera was written in 1873/74 and one really wonders, on seeing this wonderfully witty, playful and yet deep work, how it is possible that it is being produced in France for the first time only now, in 2012. Especially since the libretto by Emmanuel Züngel is based on a play by French playwright Mallefille. If I were more of a feminist, or given to conspiracy theories, the answer would be easy: the main characters of this piece are women, are two widows, and one of them clearly enjoys her single state and refuses to remarry in order to stay free. Jo Davies has set her production in the years after the first World War. A very fine black and white video installation by Andrezej Goulding, that faithfully follows Smetana’s overture, shows proud aviators and tragic events, so we know that Karolina’s and Anezka’s husbands have died during the war, but we do not know how long ago that was, nor how their relationships were before the war. We soon find out, however, how the two woman deal with their situation: Act I opens on a beautiful salon, 19th century furniture, consisting mainly of a desk, a sofa and a long dining table, blue leaf- patterned wallpaper, a stag’s head over one of the three doors and a spiral staircase to the right, these are the main elements and the whole piece will be played out in this set. On the sofa, a human figure is lying still, covered by a blanket. The servants come and go, rejoicing in the coming harvest festival. Karolina comes in and sitting down at the dining table and taking her breakfast, sings her joy about her life as the free mistress of her domain and her servants, ready to join in their harvest festival. Lenka Macikova is simply splendid in this part, her silvery soprano and vivacious personality are the very embodiment of the wit and irony of Karolina. The covered person on the sofa now turns out to be her cousin, Anežka. She is wearing black, and in fact is still mourning her husband. Or if she isn’t, at least she doesn’t seem to allow herself Karolina’s joy of life.
 
Sophie Angebault, lovely soprano tainted with gold and melancholy, conveys, along with the music, the impression that her affliction is maybe a bit more due to convention than to personal feelings. No time is lost however in reflections of that kind. Smetana’s opera, full of Slavic charm and polka, is led along with almost devilish drive and force by the Orchestre National des Pays de la Loire, conducted by Mark Shanahan. And now comes Mumlal, the gamekeeper, come to complain about an especially obnoxious poacher. I have to admit that he was almost my favourite character of the opera. Whoever loves Mozart’s Antonio and is frustrated to get so little of his views on life will be rewarded with Mumlal. Interpreted with happy abandon and a velvety growling bass, supply and subtly by Ante Jerkunika, Mumlal is the bass part of the vocal quartet (the tenor is not far now!) and also the personification of the humour and irony that are so present throughout in the music. Karolina sends him to catch the intruder who comes along quite docilely. In fact he is a young neighbour, Ladislav Podhàjský, and Karolina understands soon enough that he has been roaming the grounds in order to see Anežka, because he is in love with her. He is the romantic lover and of course he is the tenor. Aleš Briscein interprets the part with a beautifully clear warm strong voice, unwavering on the narrow line between sincerity and irony. Karolina sees through him right away and, as mistress of the grounds, condemns him to a fine and a time of imprisonment in her house. He retires to his room and everybody sings an ode to love. In Act II, Karolina and Anežka are discussing Ladislav Podhàjsky. Anežka wants him gone and Karolina wants her to marry him. Ladislav finally manages to declare his love to Anežka, but she turns him down. Karolina goes to the servants’ ball with Ladislav and after a few detours through jealousy and misunderstandings, Ladislav and Anežka will be happily united. We learn now that Anežka has loved him for longer than conventions would allow it, for she has been in love with him already when her husband was alive. Everybody rejoices and a lively polka ends the piece.Applause, well-earned applause for everyone: Bedrich Smetana for his wonderful opera, and his fine and witty music that is so entertaining and amusing and yet never shallow. Deep feelings are lying under the surface, never far away, but are hardly ever openly expressed. Like the light filtering in through the large French windows (Simon Corder is responsible for the lighting and a fine job he does), so love and regrets sometimes filter through the irony of the music, especially at the very end of Act I. In Act II it is the other way round, love and longing are everywhere, but always tempered by the subtle shade of wit and irony.  Thundering applause for Anger Nantes Opéra, for bringing this lovely work to life and back to France – may it be taken up again and again everywhere and all the time!  And bravos and thanks to the whole cast and crew for a most enjoyable evening!

Las dos viudas de Smetana estreno en Francia en Angers

Foto: Jef Rabillon / Angers Nantes Opera
Suzanne Daumann

 
Dvě Vdovy (Las dos viudas) de Bedřich Smetana (1824-1884)  Entreno en Francia. Función realizada el 28 de septiembre del 2012 en Angers Le Quai, Francia en la temporada 2012-2013 de la Angers Nantes Opera. Director Musical: Mark Sanan, Director de escena: Jo Davies. Escenografia y vestuario: Joanna Parker. Diretor del coro: Sandrine Abello.  Lenka Máciková (Karolina), Sophie Angebaul (Anežka), Aleš Briscein (Ladislav Podhájsky), Robin Tritschler (Tonik), Khatouna Gadelia (Lidunka). Ante Jerkunica (Mumlal)

Después de ver lo maravillosamente astuta, divertida y profunda que es esta opera compuesta por Smetana en 1873-1984,  uno se pregunta como es que fue representada por primera vez en Francia hasta el 2012, si además se considera que el libreto de Emmanuel Züngel esta basado en una obra del dramaturgo francés Mallefille. Si yo fuera feminista, o quisiera crear confabulaciones la respuesta seria fácil y diría que es porque los personajes principales de la obra son mujeres, dos viudas, de las cuales una disfruta ser soltera y se niega  a casarse de nuevo.  Jo Davies ubicó su producción en los años posteriores a la Primera Guerra Mundial. Una muy fina transmisión en blanco y negro de Andrezej Goulding, que fielmente siguió la obertura de Smetana mostraba escenas trágicas y de pilotos de aviación, daba a entender que los maridos de Carolina y de Anezka murieron durante la guerra, aunque no se sabe exactamente cuando ni como eran sus relaciones antes de morir. Aun así, se puede deducir que las dos mujeres superaron la situación.  La obra completa se realizó dentro de un hermoso salón cuyos elementos principales fueron muebles del siglo diecinueve: como un escritorio, un sofá y una larga mesa, paredes decoradas con dibujos de hojas azules de árbol, además de la cabeza de un venado sobre una de las tres puertas, y una escalera en espiral.  Sobre el sofá se veía la figura de una persona recostada y cubierta con una manta mientras que los sirvientes entraban y salían,  festejando el festival del pueblo. El personaje de Karolina hizo su entrada y sentándose a la mesa cantó reflexionando sobre su vida como una mujer libre, sus bienes y sus sirvientes, que festejaban. Lenka Macikova estuvo simplemente esplendida en esta parte, ya que su brillante voz de soprano y su vivaz personalidad fueron la esencia misma de la astucia y la ironía de Karolina. La persona cubierta sobre el sofá, resultó ser su prima Anežka, quien vistiendo de negro aun de luto por la muerte de su marido y no mostrando felicidad de Karolina. Sophie Angebault encantadora soprano con voz de tinte dorado y melancolía trasmitió la impresión, junto con la música que su pena se debía mas a costumbre que a un sentimiento personal.  Sin embargo, no se perdió nada de tiempo en reflexiones de ese tipo en esta opera de Smetana, plena de encanto eslavo y polkas, y que fue llevada con endiablada fuerza por la Orchestre Nacional des Pays de la Loire, bajo la dirección de Mark Shanahan.  
 
 También apareció el guardabosques Mumlal, quejándose de un molesto cazador, del que debo admitir que fue mi personaje favorito de la opera. Quien adora al Antonio de Mozart y se frustra de escuchar tan poco sus puntos de vista de la vida quedaría satisfecho con Mumlal, que fue Interpretado con alegre abandono y brillo aterciopelado en su voz de bajo por Ante Jerkunika. Mumlal es la voz de bajo del cuarteto vocal (el tenor se acercaba ya) y la personificación del humor y la ironía que están tan presentes en toda la música.  Karolina le ordena a atrapar a un intruso que merodea la casa, y que es de hecho el joven vecino Ladislav Podhàjský, entendiendo que ha buscaba ver a Anežka de quien esta enamorado. El romántico enamorado era el tenor Aleš Briscein quien cantó con hermosa, clara  y calida; moviéndose en una delgada línea entre la sinceridad y la ironía. Karolina viendo sus intenciones y como dueña de la propiedad, lo invita a quedarse en  la casa.  El se retira a su habitación y todos interpretan una oda al amor.  En el segundo acto Karolina y Anežka discuten por Ladislav Podhàjsky; Anežka quiere que se marche y Karolina quiere que ella se case con el.  Ladislav finalmente le declara su amor a Anežka, quien lo rechaza.  Karolina asiste a la celebración de sus sirvientes acompañada de Ladislav y después de algunas situaciones de celos y malentendidos, Ladislav y Anežka terminan felizmente unidos.  En este punto nos enteramos que Anežka lo ha amado durante un largo tiempo, aun desde que su marido vivía. Todos los personajes celebran y alegres con una movida polka termina la obra. El autor Bedrich Smetana se merece un aplauso por su maravillosa opera de fina y alegre música que fue muy entretenida y nunca superficial.  Profundos sentimientos se encuentran sobre la superficie, nunca lejos, pero que difícilmente son expresados abiertamente, un poco como la luz que se filtraba débilmente por las grandes ventanas francesas (Simon Corder fue el responsable del buen trabajo de iluminación), de modo que el amor y los arrepentimientos algunas veces se filtran en medio de la ironía de la música, especialmente al final del primer acto.  En el segundo es lo contrario, el amor y el deseo se encuentran por todos lados pero siempre son templados por la sutil sombra de la alegría y la ironía.  Un aplauso particularmente fuerte para la Opéra Angers Nantes por haberle dado vida a esta hermosa obra en Francia, que ojala se repita siempre por todos lados y bravo y gracias para el elenco y equipo técnico por una amena velada.

 

Les deux veuves – Création française d’un opéra de Smetana à Angers


Foto: Jef Rabillon - Angers Nantes Opera
 
Suzanne Daumann
 
Smetana a écrit « Les Deux Veuves » en 1873-’74, et en voyant cet opéra plein de vitalité, d’ironie et de profondeur, on se demande comment il se fait que sa création française survienne seulement maintenant, au 21ème siècle, d’autant plus que le livret d’Emmanuel Züngel se base sur une pièce du Français Mallefille.  Si j’étais un peu plus féministe, ou encore portée sur les théories de conspiration, j’aurais bien une réponse : les personnages centraux en sont deux  femmes, deux veuves, une d’entre elles se déclare ouvertement très heureuse de sa condition de célibataire et nullement encline à renoncer à sa liberté pour se remarier. La production de Jo Davies est située dans les années suivant la Première Guerre mondiale. Une très belle installation vidéo par Andrezej Goulding montre, en suivant fidèlement l’ouverture de Smetana, de fiers aviateurs et de tragiques événements. Nous savons ainsi que les maris de Karolina et Anežka sont morts à la guerre. Nous ne savons pas cependant combien de temps s’est écoulé depuis, ni comment se sont entendus les couples du vivant des maris. Par contre, nous allons bientôt savoir comment les deux veuves s’accommodent de leur situation : le premier acte s’ouvre sur un magnifique salon style 19ème, avec pour meubles principaux un bureau, un sofa et une table à manger. Trois portes, du beau papier peint bleu orné de feuillages, une cage d’escalier hélicoïdal, voici le décor où se déroulera toute l’action. Sur le sofa, nous voyons une figure humaine, allongée, couverte d’un plaid. Les domestiques vont et viennent, en chantant leur joie de la fête de la moisson. Entre Karolina. Elle s’assied à la table et, tout en prenant son petit-déjeuner, chante sa joie de vivre en tant que maîtresse de sa maison, de son domaine et de ses serviteurs dont elle s’apprête à partager la fête. Lenka Macikova est splendide dans ce rôle, sa voix argentée de soprano, sa personnalité vivace font d’elle l’incarnation idéale de l’esprit ironique et espiègle de Karolina. La personne couverte sur le divan se révèle être Anežka, sa cousine. Elle est en noir car elle est encore en deuil de son mari. Ou pour le moins elle ne s’autorise pas la joie de vivre de Karolina. Sophie Angebault, soprano teinté de mélancolie dorée, transmet, ainsi que la musique de Smetana, l’impression que son affliction est peut-être autant due aux conventions qu’à ses propres émotions. Nous n’avons pas de temps pour de telles réflexions cependant. L’opéra de Smetana, tout en charme slave et polkas, est mené avec une verve presque diabolique par l’Orchestre National des Pays de la Loire, dirigé par Mark Shanahan. Et voici qu’arrive Mumlal, le gardien du parc, pour se plaindre d’un braconnier particulièrement impertinent. Je dois avouer que Mumlal est presque mon personnage préféré dans cet opéra. Quiconque aime l’Antonio des Noces mozartiennes, et se sent frustré de ne pas avoir eu droit à davantage des ses opinions et idées, sera comblé avec Mumlal. Ante Jerkunika l’interprète avec un joyeux abandon et une voix de basse souple et subtile au grondement  de velours.
 
Mumlal est la partie de basse du quatuor vocal (le ténor n’est pas loin !) et aussi la personnification de l’humour et de l’ironie qui sont si présents dans cette oeuvre. Karoline l’envoie capturer l’intrus qui vient bien docilement. Il s’agit en fait de Ladislav Podhàjský, un voisin et Karolina a vite compris qu’il rode dans les parages pour voir Anežka dont il est amoureux. C’est le jeune premier, l’amant romantique et bien sûr c’est le ténor. Aleš Briscein l’interprète avec une belle voix chaude et claire, en parfait équilibre sur la corde raide entre ironie et sincérité. Karolina a donc compris son manège et, en tant que maîtresse du domaine, le condamne à une amende et une journée de détention dans sa maison. Il se retire dans sa chambre et tous chantent une ode à l’amour. Dans le second acte, Karolina et Anežka sont en train de discuter de Ladislav Pohàjský. Anežka veut qu’il parte et Karolina veut qu’elle l’épouse. Ladislav finit par trouver Anežka seule, lui déclare son amour et la demande en mariage, mais elle refuse. Karolina emmène Ladislav au bal des domestiques et après quelques détours par malentendus et jalousies, Anežka et Ladislav seront enfin unis. Nous apprenons qu’Anežka était déjà amoureuse de Ladislav du vivant de son mari. Tout le monde se réjouit, et une polka énergique clôt allègrement la pièce. Applaudissement plus que mérités pour tous : Bedrich Smetana pour sa musique divertissante et amusante qui n’est jamais gratuite. De profonds sentiments sont juste sous la surface, jamais loin, mais à peine révélés. Amour et regrets filtrent à travers l’ironie du premier acte, comme la lumière du jour filtre à travers les portes-fenêtres (Simon Corder est responsable de la belle lumière).  Dans le deuxième acte, c’est plutôt l’envers, amour et désir sont partout, mais  toujours tempéré par de subtiles nuances d’esprit et d’ironie.  Applaudissements tonnants pour Angers Nantes Opéra, pour avoir rendue cette œuvre merveilleuse  à la vie et au public français. Puisse-t-elle voir maintes et maintes reprises partout et tout le temps  ! Bravos et remerciements aux solistes, chœur et orchestre, et à tous ceux qui ont contribué à une soirée mémorable !

 

Le due vedove - L'opera di Smetana al Teatro di Angers.


Foto: Jef Rabillon - Angers Nantes Opera
 
Suzanne Daumann
 
Bedrich Smetana scrisse quest'opera solo verso la fine dell'Ottocento ma è lecito chiedersi, assistendo a quest'arguta, spiritosa e allo stesso tempo profonda composizione, come sia possibile che la si scopra in Francia, nel 2012, per la prima volta. A maggior ragione per il fatto che il libretto di Emmanuel Züngel è basato sul un lavoro del francese Félicien Mallefille. Che disattenzione! La domanda sarebbe superflua per le femministe, che si baserebbero certamente sulle teorie di un complotto maschile: i personaggi principali di quest'opera sono donne, due vedove, e una di esse è davvero contenta di star da sola e per di più rifiuta di risposarsi. Jo Davies ha ambientato la sua messa in scena negli anni successivi alla Prima Guerra Mondiale. Una bella video installazione in bianco e nero di Andrezej Goulding che scorre con l'ouverture dell'opera, mostra i prodi aviatori e i tragici eventi, e da ciò si capisce che Karolina e Anezka sono vedove di guerra, seppure non si sappia da quanto tempo lo siano rimaste né se si conoscessero da prima della guerra. Si scopre presto come le due donne affrontino la loro situazione. Il primo atto si apre un un bel salone arredato in stile ottocentesco, con una scrivania, un sofà e un lungo tavolo da pranzo, carta da parati con foglie blu, una testa di cervo su una delle tre porte, una scala a chiocciola sulla destra… sarà la scena sulla quale si svolgerà tutta l'opera. Sul sofà si nota una figura distesa, dormiente, coperta da un plaid. Arriva Karolina e si siede al tavolo per far colazione, cantando la sua gioia per la vita da donna libera, per avere la sua ricchezza e la sua servitù, pronta a raggiungerla a una festa campestre che avrà luogo di lì a poco. Lenka Macikova è semplicemente sublime in questo ruolo: la personalità vivace e la sopranile voce argentina formano già lo spirito e l'ironia di Karolina. La figura coperta sul sofà svela essere sua cugina Anežka. Anežka è vestita di nero perché porta ancora il lutto di suo marito, o, anche se non lo portasse, non sembra essere autorizzata ad avere la stessa gioia di Karolina nei confronti della vita. Sophie Angebault, dalla voce di soprano dorata e malinconica, trasmette più l'impressione che la sua afflizione sia piuttosto dovuta alle convenzioni che ai suoi sentimenti personali. Ma non ci si dilunga troppo in simili riflessioni: l'opera di Smetana mostra immediatamente lo strabordante e vitale fascino slavo, con la diabolica energia delle sue polke proveniente dall'Orchestre National des Pays de la Loire diretta da Mark ShanahanEcco che arriva Mumlal, il guardacaccia, per lamentarsi di un inopportuno bracconiere, e devo dire che si è dimostrato immediatamente quasi il mio personaggio preferito. Chiunque ami l'Antonio delle Nozze mozartiane e ne sia anche un po' frustrato perché è solo un personaggio secondario che non può esprimere pienamente le sue visioni della vita, sarà ripagato da Mumlal. Interpretato con un felice abbandono e una piena voce vellutata ma capace di sottigliezze da Ante Jerkunika, il basso del quartetto vocale dei protagonisti (il tenore non tarderà ad apparire…), Mumlal è la personificazione dell'umorismo e dell'ironia che pervadono questa partitura. Karolina invia quindi il guardacaccia ad acciuffare l'intruso, che peraltro arriva lì di seguito molto docilmente.
Infatti il bracconiere altri non è che un vicino, Ladislav Podhàjský, e Karolina capisce subito che il giovane stava vagando per i campi alla ricerca di Anežka, della quale è innamorato, ed essendo il tenore gli viene affidata senz'alcun dubbio il ruolo dell'amante romantico. Aleš Briscein interpreta il personaggio colla sua voce possente e piacevolmente calda, indugiando sullo stretto limite tra sincerità e ironia. Karolina, davanti a tutto questo, vede oltre… e condanna il supposto bracconiere, in qualità di padrona della tenuta, a una contravvenzione e a una prigionia temporanea nella sua casa. Ladislav si ritira nella sua stanza e ognuno dei personaggi canta un'ode all'amore. Il secondo atto si apre con una discussione delle due cugine su Ladislav Podhàjsky. Anežka preferirebbe che lui partisse ma Karoline glielo vorrebbe nientedimeno far sposare. Ladislav alla fine dichiara il suo amore a Anežka, ma lei non lo ascolta. Karolina va quindi alla festa campestre con Ladislav e dopo una serie di fraintendimenti e di gelosie, Ladislav e Anežka si sposeranno felicemente. Nel frattempo si apprende che Anežka ha amato Ladoslav più a lungo di quanto le convenzioni sociali permettessero: essi erano già amanti mentre il marito era ancora vivo! Tutti gioiscono della lieta novella e una vivace polka termina l'opera.  Meritati applausi per tutti: primo di tutti Bedrich Smetana per quest'opera splendida, per la sua musica piacevole e spiritosa che non ha mai avuto un momento statico. I sentimenti profondi sono spesso nascosti sotto la superficie, anche se non troppo, ma di rado si riesce a esprimerli apertamente: questa la lezione dell'opera.  Come la luce filtrava attraverso l'ampia finestra (ottima l'illuminazione di Simon Corder) così l'amore e il desiderio filtravano attraverso l'ironia della musica, specialmente nel finale dell'atto I. Quell'amore e il desiderio accennati nel primo atto si sviluppano e pervadono interamente e prepotentemente il secondo atto, sottilmente temperati dall'arguzia delle invenzioni musicali di Smetana. Un applauso scrosciante ad Angers Nantes Opéra, per aver riportato alla luce e in Francia quest'opera, che dovrebbe assolutamente diventare di repertorio, così come all'intero cast e a tutti quelli che hanno collaborato per l'incantevole serata.