martes, 30 de junio de 2020

Intervista al mezzosoprano Ilaria Ribezzi


Foto: Ilaria Ribezzi (mezzosoprano)

Jordi Pujal / Ramón Jacques 

Con una carriera in aumento il talentuoso mezzosoprano mesagnese Ilaria Ribezzi ci racconta i suoi inizi nel canto, i pilastri del suo repertorio, sulla passione che la lega alla musica e le prospettive future. In questo contesto abbiamo avuto il piacere di intervistarla.

Chi è Ilaria Ribezzi? Come ti definiresti: tipologia vocale, personalità artistica, ...? Per favore, parlaci dei tuoi inizi, dei tuoi studi, del tuo primo contatto con la musica classica e  la lirica, perché ti sei dedicata al canto.


Ilaria Ribezzi è un mezzosoprano che spazia comodamente anche nel repertorio contraltile e che ha deciso di fare della musica la sua vita, la sua aspirazione e la sua forma d'espressione.  Sono una donna positiva ed energica, estremamente scrupolosa ed esigente con me stessa nella vita e nel lavoro. Il mio amore per l’opera è nato e cresciuto giorno dopo giorno.  Grazie alla mia famiglia, all’età di sei anni ho iniziato a studiare pianoforte, affiancando la danza con la quale ho iniziato a vivere il palcoscenico di un teatro.  Mi sono avvicinata al canto grazie alla musica sacra,  vincendo il premio "Giovane promessa" al Concorso Internazionale di Musica Sacra di Roma, e solo in seguito all'opera, quando mi sono ritrovata a vedere "Aida" di Giuseppe Verdi al Teatro Politeama di Lecce. Ne ho subìto la magia e l'incanto dato dall' unione di mondi diversi, il canto, la recitazione e il ballo. Cosi ho iniziato lo studio del canto lirico presso il conservatorio di Taranto, continuando a perfezionarmi all'Accademia lirica di Osimo e l'Accademia Chigiana di Siena con il M°Bruson. La svolta è stata segnata dall' incontro con il mio attuale Maestro di tecnica vocale, Fernando Cordeiro Opa, un grande punto di riferimento e una figura molto presente in questo mio percorso artistico.

Ascolti cantanti del passato? Qualcuno ti ha servito come modello, fonte di ispirazione o esempio di come dovrebbe essere una carriera? Pensi che sia importante ascoltare gli altri colleghi per crescere professionalmente?

Tra i grandi del passato ascolto spesso Lucia Valentini Terrani, ammirandone la tecnica solida, l'emissione morbida e la calda e vellutata voce. Altre grandi stelle che amo sono Teresa Berganza, Marilyn Horne e Fiorenza Cossotto, ovviamente i riferimenti possono cambiare di opera in opera, e di ruolo in ruolo.  Sono particolarmente affezionata alla figura di Giulietta Simionato, un raro esempio di tenacia, disciplina e duttilità vocale, definita come la compagna di palcoscenico ideale. Leggendo e ascoltando le sue interviste ho sempre provato massima ammirazione per la forza avuta nella lunga e faticosa gavetta, che l'ha poi portata a essere una stella della lirica italiana.  Oltre ai cantanti del passato ritengo sia importante ascoltare anche quelli di oggi perché è fondamentale capire le esigenze musicali dei nostri tempi.  Riferimenti che non siano mezzosoprani? Si, il baritono Dmitri Chvorostovskij. Il suo timbro vellutato, il meticoloso controllo del fiato e la sua eleganza in scena m'incantano ogni volta che lo ascolto. Adoro il suo magnetismo e l’anima che emerge dal suo canto, oltre ad ammirare la grande apertura di mente che gli ha consentito di abbracciare la musica nella sua interezza, senza troppe barriere di genere.  In un'intervista aveva detto :“Io canto quello che sento, quello che provo, ciò che la musica mi comunica. Io sono ciò che canto. Cantare è la mia vita, e voglio continuare a portare gioia al pubblico di tutto il mondo". Ci ha lasciati troppo presto... Lo voglio ricordare con queste parole.

Quali pensi siano le sfide e le difficoltà che un nuovo cantante deve affrontare all'inizio della sua carriera? Ritieni che siano molto difficili da superare? Quale pensi sia l'atteggiamento con cui questi cantanti dovrebbero vivere la loro carriera?

La sfida è il non lasciarsi sopraffare dalla fretta di “arrivare”, essere ambiziosi, sì, ma studiare e assecondare lo sviluppo tecnico e fisiologico. La difficoltà credo sia più nelle scelte, talvolta non semplici, che occorre prendere, ma niente è insuperabile se si sceglie una guida giusta che faccia da supporto tecnico e talvolta psicologico, e se ci si circonda di persone che mettano a disposizione tutto il loro sapere e il loro totale sostegno. Considerando la musica come una vera vocazione, mi sento di dire che per superare ogni difficoltà ta occorre perseveranza, spirito di sacrificio, uno studio costante ed un amore incondizionato per la musica e l'arte.

Nella tua breve carriera, affrontata con illusione ed entusiasmo, hai affrontato sia l'opera (Suzuki, "Mosè in Egitto", "L'italiana in Algeri", "Tancredi", ...) che l'oratorio ("Messiah", " Stabat mater "), il repertorio sinfonico (Nonna di Beethoven), anche con approcci specifici al "crossover". Infatti una cantante versatile, senza dubbio, il cui suo aspetto elegante, sobrio e un po 'classico aggiunge un 'plus'alle sue esibizioni, offrendo un punto di magnetismo quando è sul palco. Sei d'accordo con questo commento? Ti vedi così? Hai preso in considerazione l'idea di affrontare il genere dal 'lied', anche il repertorio vocale con ensemble da camera? Hai qualche progetto/idea/desio al riguardo?

Mi riconosco molto in questo commento perché amo mettermi in gioco attraversando i vari stili. È una sfida con me stessa poter affrontare i diversi repertori perché presuppone una ricerca sempre attenta sulla prassi esecutiva che li contraddistingue, ed è una sfida ancora più grande riuscire a riportare fedelmente la musica al pubblico.  L'idea di un recital lideristico è uno dei progetti che ho già in mente e che mi piacerebbe realizzare, penso a Schubert, "Gretchen an Spinnrade "uno dei miei preferiti!... così come il repertorio di musica da camera, il classico 700 e non solo. Penso ad uno dei progetti di cui ho fatto parte, la fusione tra opera, tango e danza in un concerto per voce e ensemble. Diciamo che le idee non mancano!

Come hai vissuto questo periodo Covid19? Pensi che tutto ciò che stiamo vivendo in relazione a questa pandemia rivoluzionerà in qualche modo il mondo dell'arte?

L'ho vissuto caricandomi di energia  positiva, di grinta e di fiducia nel futuro, nonostante la continua cancellazione delle produzioni.  Ho dedicato le mie giornate allo studio di alcuni ruoli che vorrei debuttare, cosi da poter essere pronta per ricominciare.  Penso che l'arte di per sé sia gia una rivoluzione, quindi credo e spero che questo periodo possa servire per riflettere su ciò che è stato, continuare da qui con le esperienze vissute sino ad ora  ed eventualmente apportare delle modifiche che possano rigenerare e far evolvere il mondo dell'arte. Forse le scelte che  faremo oggi stabiliranno se saremo noi a guidare il cambiamento, o se invece ne subiremo solo le conseguenze.

Come vedi il tuo futuro? Quale pensi sia il tuo repertorio ideale? Come pensi che la tua voce si evolverà? Quando sei sul palco, trovi una soddisfazione simile interpretando un ruolo operistico come  quando canti un oratorio? O ti senti più motivata dalla componente teatrale dell'opera?

Sono una persona ottimista, che ha speranza nel futuro, e nonostante le difficoltà in cui ci s'imbatte, lo voglio immaginare a colori.  Posso dire che il mio repertorio ha attualmente tre pilastri: Händel, Rossini e Donizetti, con riferimento ai ruoli en travesti.  Ogni tanto mi concedo delle incursioni nel repertorio Pucciniano e Verdiano che mi godo appieno! Nel mio futuro, neppure tanto lontano, vedo anche il repertorio francese nel quale mi sto addentrando. Per me l'importante è assecondare la propria evoluzione vocale e artistica per ampliare il repertorio, senza abbandonare quanto si è fatto. Opera o oratorio? Per me la motivazione esiste sempre, cambia la ricerca.  Con l'opera dedico tempo all'interpretazione e allo sviluppo psicologico del personaggio al pari del tempo che dedico alla musica, traendo grandi spunti dalla componente teatrale.  Nell'oratorio o nel repertorio lideristico o da camera, mi impegno a ricercare la parte drammaturgia, non così esplicita come nell'opera, attraverso l'affetto che la musica mi trasmette e il racconto del testo. Amo la musica per questo, perché è ricca e infinita, non ha una fine, non ha limiti.


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