sábado, 31 de marzo de 2018

La Gioconda - Teatro Municipale di Piacenza


Credito foto Roberto Ricci

Renzo Bellardone

Per narrare de ‘La Gioconda’ di Ponchielli, bisogna subito dire che viene molto poco rappresentata, ma che contiene molti messaggi che ben si attagliano anche  certi tristi aspetti della contemporaneità, come si evince dalla note di regia di Federico Bertolani a cui null’altro riesco aggiungere: “i personaggi sono tragicamente caparbi, seguono ciecamente le loro passioni… a discapito del realismo che li circonda….le loro verità sono deboli e i sentimenti confusi. L’amore si confonde con l’odio, il rispetto con la violenza, la legge con l’abuso di potere..” La Gioconda, ricca di danze, tra cui la più celebre ‘Danza delle ore’ è a buon diritto considerata una Grand Opéra, con una drammaturgia fortemente spettacolare  e ricca di colpi di scena. Sia la scrittura musicale che quella librettistica sono degne di rilievo e, sottolineando la poca rappresentazione della stessa, si evidenzia il merito della Fondazione Teatri di Piacenza, con le Fondazioni di Modena e Reggio Emilia,  per la proposta. Il pubblico di melomani ha letteralmente preso d’assalto il Comunale dando una chiave di lettura importante  alle direzioni artistiche: il ‘sold out’ non si fa esclusivamente con le opere di repertorio, ma anche con messe in scena non abituali, ma curate in ogni dettaglio e ricche di  idee messe in pratica!!! Questo forse il motivo della massiccia troupe televisiva per le riprese. La regia c’è! La scenografia c’è! E ci sono pure tutti gli altri elementi indispensabili alla realizzazione di questa applauditissima ‘La Gioconda’. La scenografia semplice, ma decisamente comunicativa realizzata da Andrea Belli,  rispetta i quattro fondamentali elementi naturali: il fuoco, che appare materialmente in scena, l’aria  rappresentata dai vapori in trasparenza, la terra su cui poggiano tutte le vicende e l’acqua che invade il palcoscenico,  come a Venezia invade e contorna la città. La regia di Federico Bertolani è curata in ogni particolare ed è evidente risultato di ampio studio sia della vicenda, che dei singoli personaggi, che della partitura: ricca di movimento, atteggiamenti e gestualità si avvale di pochi elementi scenici di forte impatto. La coreografia curata da Monica Casadei per e con la Compagnia Artemis Danza  è elemento predominante e di assoluta efficacia per questa Grand Opéra, riuscendo ad intervenire in completa contestualizzazione con la vicenda,  rappresentandola  coreograficamente  con gusto contemporaneo e addirittura acrobatico come nella succitata ‘danza delle ore’ dove ogni movimento ricorda le lancette dell’orologio con capriole a uno o più danzatori, piuttosto che lo scandire del tempo con movenze ritmate e cadenzate. I costumi di Valeria Donata Bettella, sono indiscutibilmente belli,  pertinenti ed indossati con la necessaria naturale eleganza! Le luci ben disegnate da Fiammetta Baldisseri sono state esaltate dai riflessi dell’acqua, che naturalmente ondeggianti sulle volute dorate del soffitto, hanno creato suggestioni raffinate. L’Orchestra Regionale dell’Emilia Romagna è stata diretta dal maestro concertatore e direttore Daniele Callegari, non certamente nuovo a queste esperienze e che anche in Gioconda ha saputo trarre delle belle emozioni con direzione attenta e chiara in sinergia emozionale con i professori in buca e con gli artisti sul palco. Il Coro del Teatro Municipale di Piacenza, ricco di molti elementi giovani, è stato diretto da Corrado Casati con dedizione e partecipazione ed altrettanto plauso va a Mario Pigazzini direttore delle Voci Bianche del Coro Farnesiano di PiacenzaIl cast è di tutto rispetto e ritengo riguardoso rispettare l’ordine citato in locandina, per raccontare dei singoli personaggi ed interpreti. La giovane Saioa Hernández è il soprano nel ruolo del titolo: ascoltata per la prima volta oggi non  si può restare indifferenti alla facilità negli acuti ed alla espressività lirica! Davvero brava sotto ogni punto di vista e sicuramente ne sentiremo parlare a lungo ed a breve !!! Francesco Meli è l’ambiguo Enzo Grimaldo che ama Gioconda come una sorella, ma Laura come una focosa amante. Nella vicenda, come quasi sempre nella vita,  Enzo sceglie Laura che come in ogni melodramma che si rispetti viene salvata dalla sicura morte che il marito tenta di mettere in opera, dalla rivale Gioconda che si sacrifica per amore, seppur non corrisposto, di Enzo. Francesco Meli non necessita certo di presentazioni essendo a buon titolo uno dei migliori tenori del panorama internazionale: nelle varie parti è rilevante la sua prestazione e  dopo l’assolo  pregevole, il teatro viene invaso dal meritato applauso spontaneo e sfrenato! Anna Maria Chiuri con il ruolo di  Laura Adorno supera addirittura l’apprezzata interpretazione della zia principessa in Suor Angelica sostenuta qualche tempo fa; con Laura diventa sensuale, bella e provocante prima e desolata e rassegnata alla morte poi. La Chiuri è sempre rilevante per tono ed espressività coloristica. Il libretto di Boito conferì tratti inusuali, sia nei versi che nella drammaturgia riscontrabili ad esempio nel personaggio di Alvise Badoero interpretato superbamente da Giacomo Prestia che offre  colore scuro e  tono imperioso inciso dalla carica interpretativa. Agostina Smimmero in ‘la madre cieca’ è decisamente brava sia come espressività facciale e movenze da non vedente che come vocalità: morbida emissione, arricchita da toni lievemente scuri che esaltano, senza esagerazione, il racconto musicale di questa povera donna scambiata addirittura per strega, forse per la sola diversità consistente nella cecità. Il baritono rumeno Sebastian Catana, seppur all’inizio dell’opera viene annunciato dalla direttrice artistica Cristina Ferrari di una improvvisa influenza,  ha saputo superare l’indisposizione con una brillante interpretazione di Barnaba: dentro e fuori l’acqua (sarà mica questo il motivo del raffreddamento!?) canta con temperamento e sicurezza affascinante: voce molto bella caratterizzata da facilità di emissione, colore scuro e di temperamento invidiabile. Un sincero apprezzamento anche a Graziano Dallavalle in Zuàne, Nicolò Donini in un cantore, Lorenzo Izzo in Isèpo e Simone Tansini in un pilota e Barnabotto. La Musica vince sempre.


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