lunes, 30 de septiembre de 2019

Orchestra Sinfonica di Milano Giuseppe Verdi -Stresa Festival 2019


Foto: Stresa Festival

Renzo Bellardone

Il programma di sala recita: Proiezione del film La caduta della casa Usher di Jean Epstein (1928)  Musiche di JOSÉ MARÍA SÁNCHEZ-VERDÚ eseguite in prima assoluta su commissione Stresa Festival In collaborazione con Casa da Música di Oporto e Real Filharmonía de Galicia Il film muto in bianco e nero del 1928 La caduta della casa Usher, diretto dal francese Jean Epstein, è annoverato tra i capolavori dell’epoca. Tratto dall’omonima racconto di Edgar Allan Poe, conserva nel tempo la fama che gli fu tributata, grazie a una tecnica di ripresa all’avanguardia (Buñuel ne era l’aiuto regista) e alla narrazione che si sviluppa attraverso una sapiente scansione delle scene tra l’onirico e il misterioso. Stresa Festival ha commissionato per l’occasione un commento musicale per grande orchestra al compositore spagnolo José María Sánchez-VerdúLa prima esecuzione avrà luogo a Stresa con l’Orchestra Sinfonica di Milano Giuseppe Verdi diretta da José Antonio Montaño durante la proiezione del film proveniente dalla Cinématèque Française. Questo concerto rientra nell’area tematica Musica e Letteratura • Musica e Arte • Musica e Cinema Le due avanguardie Palacongressi Stresa 31 agosto 2019 Orchestra Sinfonica di Milano “Giuseppe Verdi”José Antonio Montaño, direttore.

Tratto da uno dei  racconti del terrore di Edgar Allan Poe, il film del 1928, ovviamente in bianco nero con sottotitoli, risulta essere un capolavoro dell’arte cinematografica; sicuramente innovativo per l’epoca  in cui è stato girato, per la grandi idee e l’efficacia di rappresentazione con i pochi mezzi all’epoca a disposizione. Immagini grottesche occhi spalancati ed iniettati di folle terrore, passaggi inquietanti di animali;  Madeleine, la moglie di Roderick Usher  muore e rivive subito nel ritratto che il marito sta dipingendo. E’ imponente il senso di freddo desolato che si ammanta di  elementi dai contorni soprannaturali esaltati da immagini al ralenti ed uso di inquadrature noir. Lo Stresa Festival ha commissionato, per la proiezione del ‘Crollo di Casa Usher’  un commento musicale per grande orchestra al compositore spagnolo José María Sánchez-Verdú di cui abbiamo avuto la prima esecuzione a Stresa con l’Orchestra Sinfonica di Milano Giuseppe Verdi diretta da José Antonio Montaño durante la proiezione del film proveniente dalla Cinématèque Française. Musica graffiante, onomatopeica e fortemente descrittiva, risultato di grande abilità e studio. La sincronia è stata studiata fino allo spasmo ed anche gli effetti sonori risultano tutti pertinenti e perfettamente attagliati alle immagini: descrivono il vento tanto da percepirlo in sala e sentire freddo, evocano la paura a compendio di immagini fortemente inquietanti. La direzione di Montano è attenta e precisa e l’orchestra segue ed esegue con duttilità professionale. Se si vuole semplificare il commento direi che si tratta di una serata riuscitissima, di una buona intuizione, e di una realizzazione di tutto rispetto. La Musica vince sempre


La Capella Neapolitana con Antonio Florio -Stresa Festival, Italia 2019


Foto: Stresa Festival

Renzo Bellardone

Giovan Battista Pergolesi, scomparso prematuramente nel 1736 all’età di 26 anni, è una figura carismatica nell’ambito del primo Settecento italiano. La sua breve stagione compositiva non gli ha impedito di influenzare la scuola musicale napoletana, la cui fioritura è costantemente frutto di riscoperte sensazionali, al punto da creare una sovrapposizione di lavori di altri autori che hanno pubblicato a suo nome a scopo di lucro. Se oggi si arriva a mettere persino in dubbio ciò che fino a poco tempo fa era attribuito con una certa sicurezza a Pergolesi, ecco che lo stimolante programma ideato da Antonio Florio con la Cappella Neapolitana offre un florilegio del “falso” Pergolesi, avvalendosi anche della straordinaria voce di Pino Di Vittorio, prezioso interprete di una tradizione che non sembra conoscere interruzioni.

Pergolesi? Il parere di Pulcinella…
Palacongressi Stresa  5 settebre 2019
Francesca Boncompagni, soprano
Daniela Salvo, alto
Giuseppe De Vittorio, tenore
Cappella Neapolitana
Antonio Florio, direttore


Le musiche attribuite al mito pergolesiano
G.B. PERGOLESI, Concerto per flauto e archi in sol magg. (attr.)
G.B. PERGOLESI, “In coelestibus regnis” per alto e archi
G.B. PERGOLESI, Salve regina per alto soprano e archi (attr.) (Fond. Levi Venezia)
ANONIMO, Canto dei Carrettieri (tradizionale)
G. PAISIELLO, Aria di Pulcinella (da Il Pulcinella Vendicato)
N. GRILLO, Cantata in lingua napoletana “Sosutose ‘no juorno de’ dormire”
G.B. PERGOLESI, Salve Regina in la min. per soprano e archi (attr.)
G.B. PERGOLESI, Concerto per traversiere e archi in re magg. (attr.)
ANONIMO, Salve Regina per soprano alto e archi (Bibl. S.Pietro a Majella-Na)

Ecco un altro caso in cui Cultura  si coniuga con divertimento ed allegria, risultato di studio, ricerca e professionalità Il programma è di assoluta piacevolezza e stimola i sensi del buonumore; Florio, grande esperto di quel periodo musicale e grande interprete riporta brani di Pergolesi, attribuiti  al medesimo o addirittura di anonimi, con tre Salve Regina di delicata bellezza. Interessante la voce scura di Daniela Salvo, che modula con grazia e deferenza, così come è gradevole il soprano Francesca Boncompagni che fa volare la voce con colorazioni sfumate.  Florio è direttore attento, preciso e sempre in perfetta sintonia con la Cappella Neapolitana e con il solista Alessandro Ciccolini, fuoriclasse  senza ombra di dubbio. Il mattatore della serata è Giuseppe di Vittorio che canta, interpreta, quasi danza ed evoca il teatro di Pulcinella con rispetto e cura: grande attore e raffinato interprete porta avanti una tradizione senza fine….  La Musica vince sempre



domingo, 29 de septiembre de 2019

Il Kantor tra jazz e tango e Akiko Suwanai - Stresa Festival 2019


Foto: Stresa Festival

Renzo Bellardone

Akiko Suwanai è una delle più autorevoli violiniste oggi in attività. A Stresa Festival presenta due serate per violino solo (4 e 6 settembre nella serie Bach nostro contemporaneo) che offrono un suggestivo confronto tra uno dei capolavori della lettura violinistica di tutti i tempi – Sonata n. 1 e Partite nn. 123 di Bach – e altrettanto suggestive composizioni del Novecento. Nella prima serata la celebre Sonata di Bartok è affiancata a Incantation di André Jolivet, mentre nella seconda si ascolteranno la Sonata di Ervin Schuloff, autore ceco vittima dell’Olocausto, e l’Etude♯3 dell’argentino Astor PiazzollaDue occasioni da non perdere nella preziosa cornice dell’Eremo di Santa Caterina del assSo, luogo esclusivo con apertura straordinaria, ideale per una fruizione meditata delle due serate.

AKIKO SUWANAI ALL’EREMO DI SANTA CATERINA
Il Kantor tra Francia e Ungheria 4 settembre 2019
J.S. BACH, Sonata n. 1; Partita n. 3
A. JOLIVET, Incantation
B. BARTÓK, Sonata per violino solo


Il Kantor tra jazz e tango 6 settembre 2019
J.S. BACH, Partita n.1
E. SCHULHOFF, Sonata per solo violino
J.S. BACH, Partita n.2
A. PIAZZOLLA, Tango Etude #3


Le meravigliose dissonanze di Bach si espandono sotto la volta affrescata della chiesa dello strabiliante Eremo di Santa Caterina del Sasso a Leggiuno. Dopo il viaggio in battello da Stresa all’Eremo si sale la scalinata in pietra con vista sul lago limpido e ricco di luci,  ma l’incanto totale è entrare nella misticità del luogo ed ascoltare le note che salgono dallo Stradivari 1714 suonato da Akiko Swanai. In entrambe le serate l’emozione è palpabile ed il virtuosismo della violinista incanta  attraversando agilità ed impervie scritture. Nella prima serata degne di rilievo sono certamente l’interpretazione di Jolivet ricca di sonorità complesse vibranti ed accese che si spengono poi in un tenue afflato e la sonata di Bartok dove il dialogo vivace emerge brillante, con suoni sommessamente graffianti che giungono da profondità nascoste. Nella seconda serata ho vissuto molto più la seconda parte con la sensazione che anche Suwanai si commuovesse con Bach e che vibrasse insieme alla vibrazioni ed i pizzicati di Schulhoff. La Musica vince sempre     

viernes, 27 de septiembre de 2019

Wayne Marshall - Stresa, Italia


Foto: Stresa Festival

Renzo Bellardone

Il programma di sala recita: L’organista, pianista e direttore d’orchestra inglese Wayne Marshall ha velocemente raggiunto una fama mondiale grazie alle sue capacità tecniche e interpretative che ne hanno fatto uno dei maggiori artisti consacrati alla musica americana del XX secolo. Ha collaborato con le migliori orchestre europee e americane e in qualità di organista si è esibito nei luoghi più prestigiosi del mondo. L’impaginazione del suo recital parte da Bach passando per Rossini e altri autori contemporanei per arrivare anche a sue composizioni, che dimostrano l’ecletticità di questo straordinario musicista. L’organo Tamburini del 1965 della Chiesa di Sant’Ambrogio di Stresa è tra i migliori esemplari del Lago Maggiore ed è stato restaurato nel 2006 da Saverio Anselmo Tamburini.
Improvvisare all’organo

Chiesa di S.Ambrogio Stresa 3 settembre 2019 W. MARSHALL, Intrada Improvisee G. ROSSINI, Preludio Religioso (da Petite Messe Solonnelle) arr. Marshall J.S. BACH, Preludio e fuga in do magg. BWV 545 F. SCHMIDT, Toccata in do E. BOSSI, Ave Maria
C.M. WIDOR, Sinfonia n. 6 in sol min. W. MARSHALL, Improvisee!


Difficilmente si puo’ ascoltare  un concerto d’organo di tale livello: tecnica e sensibilità interpretativa si incontrano per celebrare l’immensità della musica. La decisione di installare la proiezione del concerto in diretta è stata sicuramente  una ottima scelta volta ad  una fruizione  ed assaporamento totale. Interessantissime le sue composizioni e davvero eclettiche le variazioni su ogni tema proposto.  Immediatamente si comprende l’abilità di questo grande artista, ma quando attacca Bach ci si ritrova in una dimensione quasi irreale e di grandissima spiritualità;  le evoluzioni alle tastiere ed ai pedali diventano rocambolesche e da queste sa trarre sonorità inconsuete  fino ad arrivare in altri momenti a suoni che paiono sintetizzati , esulando completamente dalle conosciute sonorità organistiche. L’organo è ritenuto strumento che può sostituire una intera orchestra, ma con Marshall si entra in un nuovo mondo di complessi suoni che ipnotizzano. Al primo bis con “Summer time” viene esaltata l’emozione più intima intrisa di un sapore afro  molto lirico, che raggiunge le più intime corde emotive, lasciando la ninna nanna originale per raggiungere in un solo brano l’essenza di tutta l’opera Porgy and Bess. Serata di grande successo da ricordare! La Musica vince sempre


Maurizio Pollini - Stresa, Italia


Foto: Maurizio Pollini / Stresa Festival

Renzo Bellardone

Il programma di sala recita:Il recital di Maurizio Pollini, un nome che non ha bisogno di presentazioni, di questa sera mette a confronto tre autori che hanno toccato i vertici compositivi della loro epoca. Un’ altra composizione in programma “…sofferte onde serene…” di Luigi Nono, per pianoforte e nastro magnetico scritta nel 1976 e dedicata a Maurizio e Marilisa Pollini, è particolarmente preziosa e di rara esecuzione e ben rappresenta il magistero del compositore veneziano. I TreIntermezzi op. 117 di Brahms, scritti in tarda età nel 1892, suggeriscono un ritorno al romanticismo giovanile, dimostrando il suo “debito” compositivo ai Maestri del primo Ottocento.

Maurizio Pollini, artista leggendario Palacongressi Stresa 2 settebre 2019 J. BRAHMS, Tre Intermezzi op. 117 L. NONO, … sofferte onde serene… L. VAN BEETHOVEN, Sonata per pianoforte n. 31 in la bemolle maggiore, op. 110; Sonata per pianoforte n. 32 in do minore, op. 111

Sinceramente c’è poco da aggiungere a quanto scritto su Pollini nel corso della sua lunga carriera. Figlio di Gino, architetto razionalista della musicista Renata Melotti, sorella dello scultore Fausto Melotti, vive i un ambiente culturalmente vivace che sicuramente favorisce la sensibilità artistica di colui che diventa mito, leggenda. Innumerevoli sono le sue incisioni ed il suoi concerti,  sempre forieri di grande successo. Per lo Stresa Festival aver ottenuto la sa presenza dopo 50 anni è da considerarsi  brillante fiore all’occhiello. Il programma è interessante e di rilievo è l’esecuzione del brano dedicatogli da Luigi  Nono, ancorchè di non semplice ascolto.  La vividezza interpretativa è ancora rilevante e la salda tecnica  e la leggendaria sensibilità di tocco fanno si che il concerto sia pietra miliare nella storia dello Stresa Festival- La Musica vince sempre

jueves, 26 de septiembre de 2019

Preludi e Fughe – Geografia Antropica Il Maggiore Verbania, Italia


Foto: Stresa Festival

Renzo Bellardone

Prima assoluta su commissione Stresa Festival In collaborazione con Compagnia Simona Bucci. Uno sguardo che si posa per “un istante”. Un istante che grazie a questa attenzione si frantuma in innumerevoli frammenti pregni ed evocativi. Gli accadimenti si inseguono, si scontrano, si intrecciano, si fronteggiano, uguali ed opposti, ma fusi in un unico corpo di corpi. Malinconia, grottesco, gioia, forza e vulnerabilità, quiete, dolore, rimorso, nel costante inarrestabile mutamento del divenire. I 24 Preludi e Fughe di Dimitri Šostakovič diventano qui grande fonte d’ispirazione per un progetto coreografico firmato da Simona Bucci. La coreografia vedrà la presenza in scena di sette danzatori uomini che vivranno, respireranno e renderanno la musica, suonata dal vivo dal pianista Roberto Prosseda, una presenza fisica e materica ed evocativa. Simona Bucci, già danzatrice solista della Alwin Nikolais Dance Company, è Coordinatrice dell’Accademia Isola Danza della Biennale di Venezia, assistente di Carolyn Carlson e Direttore Artistico della Compagnia Simona Bucci. Questo concerto rientra nell’area tematica Tra Classico e Neoclassicola via russa.

Preludi e Fughe – Geografia Antropica Il Maggiore Verbania 30 agosto 2018 Roberto Prosseda, pianoforte Compagnia Simona Bucci

L’abbinamento di più forme artistiche è ormai scelta ineluttabile per l’esigenza di creare nuove spettacolarità, nuove sensazioni e atmosfere dai colori diversi, insomma divenire sempre più attrattivi ed utilizzare ogni elemento possibile per interessare il pubblico e trasmettere cultura, affascinandolo! Lo Stresa Festival in questo ha davvero abilità ed anche in questa occasione l’essenzialità del pianoforte suonato da Roberto Prosseda con ecletticità interpretativa ed evidente passione, in connubio con le danze maschili coreografate da Simona Bucci riescono ad avvolgere il pubblico con atmosfere di assoluta purezza e linearità. Il palco è tappezzato da infiniti foglietti di plastica bianca, sul fondo grigio contemporaneo, dove si dilegua la nebbia, mentre  a sinistra del palco emerge il pianoforte. Con gesti semplici o con rocamboleschi passi ispirati a diverse tecniche di danza, i sette danzatori uomini raccontano le emozioni   ispirate dalle fughe e preludi suonati son maestria e grande partecipazione; dal mio punto di vista non è stato indispensabile individuare nei dettagli le storie narrate, ma cogliere le sfumature e le sensazioni insite nelle storie che divengono la vita stessa dei danzatori con tutte le similitudini e contrarietà che la vita contiene. La Musica vince sempre


miércoles, 25 de septiembre de 2019

Et manchi Pietà. Palacongressi Stresa Italia


Foto: Stresa Festival

Renzo Bellardone

Il programma di sala recita: “Il progetto Et manchi pietà nasce dall’esigenza di dar vita a una creazione multimediale e multidisciplinare di videoart/musica dal vivo di Anagoor che, partendo dall’opera della pittrice Artemisia Gentileschi (1593 – ca.1656), si propone di esplorare alcune particolarità della pittura e della musica del primo barocco italiano, mettendo in risalto le specificità creative e il loro portato emotivo. Figlia di Orazio Gentileschi (uno dei primi pittori caravaggeschi italiani), e fino a pochi decenni fa ricordata soprattutto per la vicenda del processo per stupro, Artemisia ha dovuto attendere oltre trecento anni per veder riconosciuto appieno il proprio valore come pittrice. La performance consiste nell’esecuzione di musiche di Monteverdi, Rossi, Strozzi, Kapsberger, Trabaci, Merula, Landi, Castello, Fontana dal soprano Roberta Invernizzi e dall’Accademia d’Arcadia con strumenti d’epoca, che corrispondono ad altrettanti capitoli visivi del film proiettato su un grande schermo. Nella seconda parte della serata il critico d’arte Vittorio Sgarbi analizzerà il lavoro della Gentileschi e dell’ambiente artistico coevo”


Et manchi Pietà.  Palacongressi Stresa – 25 agosto 2019 Et manchi Pietà Artemisia Gentileschi, tra violenza e perdono Roberta Invernizzi, soprano Accademia d’Arcadia Alessandra Rossi Lürig, direttore Spettacolo di videoart a cura di Anagoor Musiche di MONTEVERDI, ROSSI, STROZZI, KAPSBERGER, TRABACI, MERULA, LANDI, CASTELLO, FONTANA. Lectio magistralis di Vittorio Sgarbi su Artemisia Gentileschi. Serata decisamente attesa ed immaginato la perfezione del connubbio tra musica, arte e video. Per quanto la prima parte, quella della musica e del canto non si può che dire bene: l’Accademia dell’Arcadia brilla sicuramente per stile esecutivo e ricerca di sonorità impeccabili ed altrettanto eccellente l’ascolto di Roberta Invernizzi la quale ha affascinato anche il pubblico più distante dal genere musicale.  Voce chiara e limpida che sa modulare con gentilezza ed incisività: direi un capolavoro esecutivo. Circa il video a cura di Anagoor, ho qualche perplessità sull’insieme: Diviso in 13 quadri più prologo e epilogo è apparso a tratti lento ed eccessivamente didascalico; bene il ‘prologo’ con la visita museale ed il ‘casino delle Muse’ tanto per citarne alcuni passi, di ricerca di forte impatto ‘Judith’ o ‘Bath’ troppo fotografico, senza particolare ricerca. Nell’insieme comunque la prima parte di 85 minuti ha funzionato. Dopo un breve intervallo è stato il momento di Vittorio Sgarbi, che pur avendo a disposizione un argomento di tutto interesse, si è dilungato molto su pittori minori con la proiezione di molte immagini, tanto da giungere a circa le 23,45 per ultimare la serata. La Musica vince sempre. 


martes, 24 de septiembre de 2019

Pergolesi incontra Mozart (con Stravinskij) - Stresa Festival


Foto: Stresa Festival

Renzo Bellardone

Il programma di sala recita: “Composto tra il 1919 e il 1920, il “balletto con canto” Pulcinella di Stravinskij viene comunemente iscritto al periodo neoclassico del compositore russo. Ispirato a temi che all’epoca si attribuivano a Pergolesi, l’autore rielabora con la sua straordinaria capacità di orchestrazione un linguaggio musicale settecentesco, plasmandolo con i colori e la ricchezza ritmica che gli sono propri. Un cast di eccezione, Frittoli, Marsiglia, Ulivieri, guidati da Gianandrea Noseda con l’Orquesta de Cadaques, sono i protagonisti di questa serata preziosa, che si completa con un concerto mozartiano interpretato dallo straordinario pianista francese Pierre-Laurent Aimard. Scritto nel 1786, il n. 25 KV 503 è uno dei concerti più celebri ed eseguiti del genio salisburghese, adatto a mettere in luce virtuosismo solistico e interazione tra pianoforte e orchestra.”

Pergolesi incontra Mozart (con Stravinskij) W.A. MOZART, Concerto per pianoforte e orchestra K. 503 I. STRAVINSKIJ, Pulcinella (integrale) Barbara Frittoli, soprano Francesco Marsiglia, tenore Nicola Ulivieri, basso Pierre-Laurent Aimard, pianoforte Orquesta de Cadaqués Gianandrea Noseda, direttore Il concerto inaugurale di un Festival è sempre un momento importante per la manifestazione e conscio di questa valenza il Maestro Gianandrea Noseda, direttore artistico dello Stresa Festival, sceglie di dirigere alla prima serata. Il programma è apparentemente non filologico, ma anche oltre l’esposizione di Noseda, circa le maschere utilzzate da Mozart e a Stravinskji che uniscono i due compositori seppure temporalmente distante, l’ascolto cancella le perplessità per portare all’affascinamento di bellezze contrapposte. La direzione di Noseda, pare ogni volta più coinvolgente della precedente e potrebbe anche essere, ma credo che sia talmente bravo che sa esaltare quale unicità ogni partitura che legge e dirige, portandola a livelli assolutamente fantastici e fantasiosamente arricchenti. Molto amato dal suo pubblico è sempre accolto con entusiasmo e rispettato, così come lui ama e rispetta il pubblico offrendo altissima qualità. Per il concerto n. 25 in do maggiore K503 di Mozart al pianoforte siede l’artista residente del festival Pierre-Laurent Aimard, che molti spettatori, me compreso, hanno ascoltato per la prima volta. Mi ricordo quando alla presentazione del programma dell’edizione 2019 del Festival il Maestro Noseda aveva parlato del pianista con toni di assoluto rispetto ed apprezzamento e, dopo poche note al pianoforte, tutto il pubblico si è convinto di quanta bravura esprime: tocco elegante e sicuro, mai eccessivo e sempre fortemente coerente   trae emozioni che trasferisce agli animi ascoltanti. La seconda parte vede impegnati nel canto dei brani di Pulcinella, il tenore Francesco Marsiglia ben impostato e bel fraseggio, l’affermato soprano Barbara Frittoli con voce sempre avvolgente e dai bei colori, ospite abituale del Festival, come il basso Nicola Ulivieri dal timbro profondo e grande carica interpretativa. Molto apprezzato l’intero balletto con canto stravinskjiano e troppo simpatico il terzetto –proposto come bis- dalle nozze di Figaro a ricollegare con la prima parte: con voce prorompente entra inaspettato Ulivieri seguito da Frittoli e Marsiglia che creano uno spaccato dalle ‘Nozze’ con toni vivaci e divertenti. La Musica vince sempre.






Vivaldi inedito con Modo Anqituo - Stresa Festival


Foto: Stresa Festival

Renzo Bellardone

Il programma di sala recita: “Antonio Vivaldi è il protagonista di questa serata dedicata a sue rare composizioni sacre, il cui ascolto dà la dimensione della sua estesa creatività nell’articolare il suo particolarissimo linguaggio in concerti dedicati a organici differenti. Modo Antiquo e il suo direttore Federico Maria Sardelli, uno dei più accreditati studiosi del corpus vivaldiano, impaginano un programma che offre esecuzioni di tre concerti praticamente inediti (RV 775RV 808 e RV 818) a pagine più conosciute, quale il noto Concerto per archi e basso continuo RV 169 “Al Santo Sepolcro”. L’ensemble suona con strumenti originali e si avvale della partecipazione del violinista Federico Guglielmo, noto specialista della prassi esecutiva dell’epoca.”
Vivaldi inedito –Stresa Festival- 23 agosto 2019  VIVALDI
Concerto RV 818 per violino e archi e bc in re magg. (prima esecuzione assoluta)
Concerto RV 129 Madrigalesco per archi e bc
Concerto RV 212 in re magg. Per la Solennità della S. Lingua di S. Antonio in Padova, per violino, archi e bc
Concerto RV 808 per violino, organo e archi (prima esecuzione assoluta)
Sinfonia RV 169 in Si min. Al Santo Sepolcro, per archi e bc
Concerto RV 286 in Fa magg. Per la Solennità di S. Lorenzo, per violino, archi e bc
Concerto RV 775 in Fa magg, per violino, organo, archi e bc (prima esecuzione assoluta)

Modo Antiquo Federico Guglielmo, violino principale Roberto Loreggian, organo Stefano BruniPaolo Cantamessa, Alessia Pazzagli, Laura Scipioni, Raffaele Tiseo, violini Alessandro Lanaro, viola Bettina Hoffmann, violoncello Nicola Domeniconi, contrabbasso Gianluca Geremia, tiorba Federico Maria Sardelli, direttore

Sula base della profonda conoscenza compositiva di Vivaldi che Francesco Maria Sardelli possiede, come da lui stesso colloquialmente esposto durante il concerto, ha ricostruito le partiture di alcuni de brani proposti, sulla sola base della scrittura per un solo strumento, dal “Libro di Anna Maria” l’allieva prediletta dall’abate, presso l’orfanotrofio veneziano dove prestò la sua opera. L’ascoltare Musica antica ed ancor più ’sacra’ è talvolta avviluppato da un senso di calma eccessiva dai toni un po’ grigi, ma quando a dirigere è uno dei massimi esponenti sull’argomento e profondissimo conoscitore delle atmosfere e dei colori che si possono trarre, ecco che l’ascolto risulta piacevolmente divertente e coinvolgente. Modo Antiquo è uno dei migliori ensemble per musica dell’epoca e sa ricreare bellissime ed eteree  vivacità e brillantezze. L’organo emerge avvolgente ad espandersi nell’aereo spazio, mentre il virtuosissimo del violino di Federico Guglielmo conduce vividamente e con serena allegrezza i vari concerti, tra saltellati e mastellati: interessanti i duetti tra i due strumenti che conducono con pirotecnica solidità. La scelta di localizzare il concerto alla loggia del Cashmere all’Isola Madre è risultata più che opportuna e consapevolmente efficace e la passeggiata tra i viali del giardino a bordo lago non può che coadiuvare l’ accrescimento del  fascino dell’ascolto.La Musica vince sempre.

martes, 17 de septiembre de 2019

Los negros pájaros del adiós: Cuando el amor acaba en México D.F.

Fotos el crédito es Teatro Milán - Foro Lucerna


Por José Noé Mercado

El tercer ciclo de funciones de Los negros pájaros del adiós del dramaturgo sinaloense  Óscar Liera (1946-1990) que ha producido y presentado Camaleones Teatro & Show Patito en los últimos dos años (el primero en el Foro Shakespeare, el segundo una gira por el interior de la república) inició el pasado 4 de septiembre en el Teatro Milán de la colonia Juárez de la Ciudad de México y ofrecerá funciones todos los miércoles hasta el día 25 de ese mes.

Bajo la dirección escénica de Adrián Darío Rosales, la historia inicia con la presencia vocal de la mezzosoprano Itia Domínguez, quien con las interpretaciones de las arias “O mio babino caro” de Gianni Schicchi de Giacomo Puccini; “Mon cœur s'ouvre à ta voix” de Samson et Dalila de Camille Saint-Saëns; y “Casta diva” de Norma de Vincenzo Bellini, crea una atmósfera de pasión dual para las acciones: la del enamoramiento sensual e irrefrenable y la del trágico desenlace de los amantes protagonistas, luego de que el encanto físico y la diferencia de edades se transforma en reproches, en desencuentros, en un sufrimiento incontrolado, que ni siquiera el bálsamo sexual logra extirpar.

La voz de Itia Domíngez, que reaparecerá a lo largo de la obra como si fuera uno de esos etéreos pájaros de mal agüero que anuncian el rompimiento de los amantes, la tristeza y también la muerte, ha ganado en cuerpo y color. Se expresa con grata musicalidad y, a diferencia del primer ciclo de funciones, ahora se muestra a un costado del escenario y no en un balcón en las alturas, como si la fatalidad tomara forma, bella tal vez en su sensualidad y contenida en un vestido blanco de pureza, pero impía, implacable para oscurecer las acciones con sus alas.


Isabelle (Cecilia Gabriela) es la maestra milf, intelectualizada y con mundo, que se deja arrastrar por el espejismo de la pasión con el joven Gilberto (Memo Dorantes), soñador, idealista, incapaz de compromiso e inmaterialmente opuesto al refinamiento y escalón socieconómico de ella, pero con ganas de experimentar, de hacerla sentir apetecible, juvenil, de beber de ese cuerpo maduro del que sabe que otros han bebido. 

El contrapunto lo ofrece la adolescente Angélica (Tatiana del Real) quien ya desde su lenguaje florido, contemporáneo, de chat, brinda los contrastes indispensables para comprender los sentimientos y la personalidad de su amigo Gilberto y le brinda justo libertad, empatía, semejanza. Y en conjunto con la simpática y desmedida mesera Laura (Alma Cero) deconstruye esta historia sin atadura lineal que, no obstante, traza bien las etapas del enamoramiento, el desencanto y la desesperación por darle sentido a las decisiones, al tiempo invertido.

El trazo de Rosales tiene claridad en las diversas líneas temporales y promueve que las acciones vayan desatándose con ritmo, sin retorno. Entreteje la trama y asume el incremento de la violencia en la pareja protagónica y lo vuelca sobre el escenario mientras utiliza también, como una válvula de escape a tan sombría trama, la personalidad y el notabilísimo timing de tragicomedia que delinea Alma Cero.

El papel de Isabelle se disfruta en interpretación de la actriz Cecilia Gabriela, sobre todo por la transición que imprime a su personaje. De la felicidad agitada y casi incontrolable del encuentro, hasta el dolor desesperado de la frustración y la pérdida fatalista que consumará con mano propia.

Memo Dorantes da a Gilberto diversas capas histriónicas que hacen comprensible el entramado interior de su personaje. La clase social proveniente, el tono del lenguaje, la edad, el impulso y una cierta baja estima, por ejemplo.

Tatiana del Real configura una Angélica viva, juvenil pero madura, que consigue llevar las emociones siempre ahogadas, introvertidas, al filo de las heridas más profundas. Y, por si fuera poco, al carnet sentimental del espectador, ahí donde se acumula uno a uno el adiós.

miércoles, 11 de septiembre de 2019

La Condenación de Fausto en el Colón de Buenos Aires


Fotos; Gentileza Prensa del Teatro Colón / Arnaldo Colombaroli.

Gustavo Gabriel Otero
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El Teatro Colón programó como homenaje a Hector Berlioz -en el 150º aniversario de su fallecimiento- su leyenda dramática en cuatro partes ‘La dammation de Faust’ (La condenación de Fausto) dentro de su Ciclo de Abono Sinfónico Coral. A pesar de lo cambios de elencos, los contratiempos y la falta de ensayos la versión fue digna y con calidad razonable para un teatro que hace años dejó de estar en los grandes circuitos internacionales. Anunciado el tenor Bogdan Volkov como Fausto fue reemplazado por Arturo Chacón Cruz, mientras que como Méphistophélès actuó Hernán Iturralde en lugar de Fernando Radó, a pesar de figurar éste artista como intérprete en los programas de mano. Como director musical se prometió a Ramón Tebar y sin dar explicaciones fue cambiado por Marc Piollet. Pero aquí vino el problema mayúsculo: el maestro francés abandonó los ensayos sin dar mayores explicaciones (los comentarios extraoficiales indican que no estaba de acuerdo con la cantidad de ensayos programados y con la calidad general de los cuerpos estables del Teatro).Piollet se fue y dejó en ensayo por la mitad. Con todos los artistas en el escenario el tenor intentó llegar al final de la jornada dirigiendo, como pudo y atento sus conocimientos musicales, el numeroso elenco. Inexplicablemente ninguno de los maestros internos ni los directores musicales con los que cuenta el Colón tomó la tarea sino que Srba Dinić -quien dirigirá el próximo título lírico y que ya estaba en 
Buenos aires un mes antes de la primera función de Don Pasquale, algo poco habitual en estos tiempos- se hizo cargo de concluir el último ensayo y salir con esa precariedad de preparación a ofrecer la función que de otra manera debería haberse cancelado. Con todo Srba Dinić cumplió una enjundiosa faena llevando a buen puerto una digna ejecución e insuflar en la Orquesta, Coro y solistas -con sólo el ensayo de la segunda parte- la confianza suficiente como para encarar una obra difícil y poco interpretada en Buenos Aires como lo es ‘La condenación de Fausto’ (se ofreció en los últimos cincuenta años sólo en 1988 y 2002 en el Colón). El tenor mexicano Arturo Chacón Cruz en el protagónico mostró belleza vocal y buenos recursos, además de intentar algunos momentos de actuación con pequeños gestos y cambios en su vestuario. Con la calidad acostumbrada Hernán Iturralde fue un Méphistophélès de perfectos acentos y con camisa roja para mostrar su personaje desde lo visual. Adriana Mastrangelo fue una muy correcta Marguerite y eficaz el Brander de Lucas Debevec Mayer en su breve intervención. Adecuado el Coro Estable del Colón preparado por Miguel Martínez dentro de la accidentada gestación de esta función así como el Coro de Niños en su intervención en el final.