jueves, 27 de agosto de 2015

Erika Grimaldi (soprano) allo Stresa Festival 2015

Renzo Bellardone

Dopo averla recentemente ascoltata ed apprezzata in ‘Otello’  al Teatro Regio di Torino, in coppia con Gregory Kunde e diretta da Noseda, per la produzione inaugurale della stagione 2014-15, oltre che nella Messa da Requiem e nelle Nozze di Figaro  è parso simpatico e bello intervistare Erika Grimaldi alla sua prima esperienza allo Stresa Festival; dopo una prova musicale  di assestamento,ci siamo accomodati su un divano della Hall dell’Hotel Regina Palace di Stresa, dove  è nata questa amichevole chiacchierata.

Erika, sono ben lieto di incontrarti a Stresa e sentirti ancora una volta diretta da Noseda

Si ancora una volta diretta da Noseda!  Il rapporto artistico con il Maestro  Noseda è nato nel 2007 al Teatro Regio di Torino, con il quale  e dove  ho fatto la prima  audizione:  era per Bohème che poi ho cantato con la direzione di Daniele Rustioni. Dopo questo importante inizio son nate altre collaborazioni e partecipazioni  grandi e  piccole. Un piccolo ruolo che mi ha molto gratificata è stato quello in  ‘Dama di Picche’ (cantavo in russo) e poi ho iniziato a fare cose ancor  più impegnative. Da Noseda  sono stata poi ancora  diretta in Boheme a Torino e poi a Shanghai e Hong Kong con l’Opera di Roma. Ricordo poi il ‘Simon Boccanegra’ e quello splendido Otello (trasmesso anche in Diretta radiofonica da Radio 3 rai)  in cui ho debuttato il ruolo di Desdemona, ruolo memorabile che ho desiderato molto anche come sfida con me stessa anche se parecchio impegnativo per lo studio e la psicologia del personaggio. Di Verdi, prima di Simon Boccanegra e Otello,  avevo solo interpretato la parte di Nannetta in Falstaff. 

Credo che questi ruoli ed in particolare quello di Desdemona abbiano aperto  ad un nuovo mondo musicale

Effettivamente si è aperto il mondo del  Verdi importante che mi auguro di poter replicare. Ho atteso a lungo prima di affrontare questo Verdi lirico, ma ora sono molto soddisfatta. E dopo il Regio di Torino ecco che a Stresa 2015 si rinnova la collaborazione con Noseda E’ proprio così,  ancora una volta questa bella collaborazione che si sviluppa all’interno della tournée  della Euyo ed io partecipo a tre concerti con lo stesso programma a  Bolzano, Stresa e Ravello. Il mio compito è l’esecuzione  di tre arie Verdiane estrapolate dal primo Verdi: dai ‘Masnadieri’, da ‘Luisa Miller’  eseguita da poco anche al Festival di Verbier  e l’aria da ‘Il Corsaro’:  arie di grande effetto e grandissima soddisfazione. Stresa ospita ormai questo festival di valenza internazionale ed esservi stata invitata

La carriera di una cantante è segnata da molto studio, molte tappe, molti sogni: quali ruoli ami e  speri di debuttare in prossimo futuro?

Dopo questo tour vado ad Amburgo, ad interpretare il ‘Turco in Italia’,  un debutto del Rossini più leggero che affronto per la prima volta. In passato avevo interpretato solo scritture del cosiddetto ‘Rossini serio’ come il Guglielmo Tell ed avevo qualche timore  nell’affrontare questa scrittura più ‘salterina’. Strada facendo  l’ho  poi approcciata con lo studio ed ora  la trovo veramente  divertente, anche se ben impegnativa , al contrario di come può sembrare. Si tratterà di una  ripresa da una produzione di successo, che  diverte molto il pubblico. 

E non torni ai tuoi ruoli iniziali?

Certo che si! Dopo Amburgo andrò a  Bari per Bohème  e poi debutto  ‘Elisir d’Amore’  a Berlino, in prossimità del Natale. A gennaio 2016 riprenderò  Bohème in un nuovo teatro, quello  importante di Oviedo. A marzo  ritornerò felicemente ad Hong Kong: città che amo! Quando ci sono stata mi son sentita molto bene: è una città moderna, ma veramente vivace e ci ritorno volentieri; il ritorno   sarà ancora per Verdi con il  Requiem e Simon Boccanegra e  con piacere  diretta ancora da Noseda. 

A proposito di debutti e visto il cartellone 2015-2016 del Teatro Regio di Torino viene spontaneo parlare di quanto tu farai nell’ambito di quella stagione.

 Ringrazio per la domanda , ma non voglio rivelare troppo. Ti dico solo che sarò appunto in ‘Donna Serpente’ opera di cui  al momento ho visto solo lo spartito ed ascoltato. Si tratta di una musica che non sconfina mai, molto melodica e gradevolmente ascoltabile. Con me ci i sarà  Carmela Remigio ed ancora una volta il Gianadrea Noseda. 

Erika ti ringrazio per il tempo che hai dedicato a questa intervista e ti lascio andare a riposare in attesa del concerto di questa sera. 

Stresa Festival, Italia - Concerto Inaugurale

Foto: Stresa Festival

Renzo Bellardone

STRESA FESTIVAL – Palazzo dei Congressi 22 agosto 2015. Concerto inaugurale. Erika Grimaldi-soprano. European Union Youth Orchestra. Gianandrea Noseda  direttore. G Verdi – Arie e Ouverture da ‘I Masnadieri’, ‘Luisa Miller’, ‘Il Corsaro’.G. Mahler Sinfonia n. 5

Con la sublime voce del violoncello che si è  elevata a suggellare un etereo momento musicale, ha preso l’avvio il Concerto con l’orchestra EUYO diretta dal Maestro Gianadrea Noseda. Le arie del primo Verdi sono state  interpretate dal giovane soprano piemontese Erika Grimaldi particolarmente apprezzata nel registro centrale ed  interessante anche nelle agilità; alla terza aria la voce intensa, dolce e con gradevoli arrotondamenti è stata esaltata dall’effervescenza dei pizzicati delle corde dei violini. Ormai affermata internazionalmente la Grimaldi ha dato prova delle proprie doti tecniche e comunicative. La Sinfonia n. 5 di Malher è stata parimenti interpretata dall’Orchestra  Giovanile europea (con all’interno due ragazzi italiani), con la direzione vigorosa di Noseda che ha tratto sensazioni dalle viscere della terra per elevarle alle più elevate sommità. Mahler di per sé sempre nuovo e possente, lascia spazio a poetiche magie, quanto a echi lontani attraverso motivi di valzer e passi lenti quasi funebri; interessanti le dissonanze festeggianti che Noseda ed i giovani interpreti hanno saputo cogliere e trasmettere ineccepibilmente ad un pubblico sognante. I due autori sapientemente accostati ed interpretati hanno trovato esaltazione per i turbamenti impetuosi come un torrente in piena  ed i voluttuosi abbracci musicali  che hanno avvolto i cuori. La Musica vince sempre.

martes, 25 de agosto de 2015

Cavalleria Rusticana / I Pagliacci León Messico

Fotografías: Arturo Lavín

Ramón Jacques

Dalla sua inaugurazione del 7 dicembre 2010 ad oggi il teatro del Bicentenario di Leon Guanajuato (Che si trova a 380 chilometri dalla capitale messicana) È riuscito a consolidare una stagione annuale di opera, inoltre di una varia offerta di spettacoli di danza, balletto e teatro che vengono offerti parallelamente. Come seconda produzione lirica del 2015, dopo il barbiere di Siviglia, è andato in scena il dittico cavalleria rusticana di Pietro Mascagni e pagliacci di Ruggero Leoncavallo.  In primo piano si poteva vedere la bella scena ideata da Jorge Ballina che ha situato l'azione in un'epoca moderna, con immagini in prospettiva simmetrica e dettagliate miniature di case sullo sfondo, così come la facciata di una chiesa ispirata all'architettura siciliana. La concezione di Ballina È stata dinamica, con cambi di scene sul palco, facciate di costruzioni che cambiavano e l'uso di un telone che si apriva e si chiudeva costantemente. Così come un piccolo scenario della piazza principale dove avveniva la rappresentazione dei Pagliacci. Appropriati sono stati costumi come pure l'illuminazione, in toni brillanti e colori che davano sul giallo solare mediterraneo rispetto all'oscurità che presagiva la tragedia, a cura di Víctor Zapatero La direzione scenica di Mauricio García-Lozano  è stata concisa e Chiara e nella sua idea la trama di entrambe le opere può essere riferita al medesimo luogo e al medesimo tempo con pagliacci che vanno in scena e in mezzo al pubblico all'inizio della recita e con la processione per la morte di Turiddu che attraversava la scena durante l'Inter mezzo dei Pagliacci Altro aspetto introdotto fu la presenza di un bambino con un globo rosso che osservava da fuori scena in una propria visione in cui la fantasia si convertiva in realtà. 
In termini generali si è ottenuto un bilanciamento e quo tra la parte visiva e la parte musicale cominciando con il disimpegno del coro del teatro bicentenario impegnato attivamente e con un'emissione omogenea di suono. L'orchestra è stata ben diretta con mano sicura dal maestro statunitense Arthur Fagen che ha diretto con sicurezza e brio estraendo le ampie possibilità e ricchezze contenuti nelle partiture. Per quanto riguarda la parte vocale entrambe le opere hanno contato sulla presenza del baritono Carlos Almaguer che ha mostrato esperienza per i personaggi di Alfio in cavalleria e Tonio nei pagliacci e ha cantato con voce profonda e potente. Belem Rodríguez  ha impersonato un'energica Santuzza tutta con voce scura di mezzo soprano e José Manuel Chu ci ha mostrato una voce di caldo timbro come Turiddu. Lydia Rendón  come Lola e Eva María Santana come mamma Lucia completavano il cast in maniera soddisfacente. Il ruolo di Canio nei pagliacci è stato cantato con voce ampia e buona proiezione dal tenore lituano Kristian Benedikt il soprano Violeta Dávalos  ha apportato bel timbro facilità degli acuti e giovialità al personaggio di Nedda. Il giovane tenore Gilberto Amaro ha dato una bella interpretazione vocale come Beppe Arlecchino e corretto è stato il baritono Carlos Sánchez  come Silvio. Uno spettacolo da tenere in conto nell'agenda futura del teatro e che andrà in scena nel mese di ottobre con il titolo di Tributo a Farinelli, un lusso che conterà sulla presenza del celebre soprano svedese Ann Hallenberg accompagnata da Les Talens Lyriques diretti da Christophe Rousset.

lunes, 24 de agosto de 2015

Cavalleria Rusticana y Pagliacci en León México

Fotografías: Arturo Lavín

Ramón Jacques

Desde su inauguración el 7 de diciembre del 2010 y hasta el día de hoy, el Teatro del Bicentenario de León Guanajuato (ubicado a 380 kilómetros de la capital mexicana) ha logrado consolidar una temporada anual de ópera, además de la variada oferta de espectáculos de música, danza, ballet y teatro que se ofrecen de manera paralela. Como segunda producción lirica del 2015, después de El Barbero de Sevilla, se eligió la doble cartelera conformado por Cavalleria Rusticana de Pietro Mascagni y Pagliacci de Ruggero Leoncavallo. En primer plano se pudo ver el atractivo marco ideado por el diseñador Jorge Ballina, quien situó la acción en una época moderna, con una imagen en perspectiva de simétricas y detalladas miniaturas de casas al fondo, así como la fachada de una iglesia, inspiradas en la arquitectura de Sicilia. El concepto de Ballina fue dinámico, con cambios de escenografía sobre la escena, fachadas de construcciones que subían y bajaban, y el uso de un telón que se cerraba y se abría contantemente; así como un pequeño escenario en la plaza principal donde se llevó a cabo la representación de los payasos. Apropiados fueron los vestuarios, como también la iluminación, en brillantes tonos y colores que iban desde el amarillo solar mediterráneo hasta la oscuridad que presagiaba la tragedia, a cargo de Víctor Zapatero. La dirección escénica de Mauricio García-Lozano fue concisa y clara, y en su idea, la trama de ambas óperas puede ocurrir en el mismo lugar y al mismo tiempo, con payasos deambulando por el escenario y entre las butacas del público al inicio de la función, y con la procesión por la muerte de Turiddu que atravesó el escenario durante el intermezzo de Payasos. Otro aspecto que introdujo, fue la presencia de un niño con un globo rojo que observaba desde fuera las escenas, y en su propia visión, la fantasía se convertía en realidad.
En términos generales se obtuvo un equitativo balance entre la parte visual y la musical, comenzando por el desempeño del Coro del Teatro Bicentenario, convertido ya en un activo del teatro, que estuvo participativo cuando tuvo que hacerlo, emitiendo un sonido homogéneo. La orquesta fue bien llevada por la mano segura del maestro estadounidense Arthur Fagen, quien condujo con seguridad y brío, extrayendo las amplias posibilidades y riqueza contenida en las partituras.  En lo que respecta a la parte vocal, ambas operas contaron con la presencia del barítono Carlos Almaguer, quien demostró experiencia con los personajes de Alfio en Cavalleria y Tonio en Pagliacci, y cantó con profunda y potente voz. Belem Rodríguez personificó una enérgica Santuzza con su oscura voz de mezzosoprano y José Manuel Chu mostró una voz de cálido timbre como Turiddu. Lydia Rendón como Lola y Eva María Santana como Mamma Lucia cumplieron de manera satisfactoria. El papel de Canio en Pagliacci fue cantado con voz amplia y buena proyección por el tenor lituano Kristian Benedikt, y la soprano Violeta Dávalos aportó grata tonalidad, fáciles agudos y jovialidad al personaje de Nedda. El tenor joven Gilberto Amaro tuvo una destacada interpretación vocal como Beppe/Arlecchino, y correcto estuvo el barítono Carlos Sánchez como Silvio. Un espectáculo a tener en cuenta en la agenda futura del teatro ocurrirá en el mes de octubre con el Tributo a Farinelli, un lujo que contará con la presencia de la destacada mezzosoprano sueca Ann Hallenberg que será acompañada por Les Talens Lyriques bajo la conducción de Christophe Rousset

Meditazione in Musica - Stresa Festival 2015

Jan Vogler
Foto: Stresa Festival

Renzo Bellardone

Certamente uno dei luoghi più belli d’Italia, il lago Maggiore è meta di turisti da ogni parte del mondo ed in estate diventa luogo d’incontro per appassionati di musica jazz, antica, classica, operistica e questo grazie alle tante iniziative, tra cui spicca il festival internazionale di musica Stresa Festival.

MEDITAZIONI IN MUSICA – Stresa Festival 2015

Jan Vogler: Suite per violoncello solo di J.S.Bach Leggiuno –Eremo di Santa Caterina del Sasso 18 agosto suite n.1,2,3 e 19 agosto suite n. 4,5,6.

Luci ed ombre in un universo infinito: con un crescendo emozionale creato dal violoncellista tedesco Jan Vogler con le prime tre suite per violoncello solo di J.S.Bach, ha preso l’avvio l’edizione 2015 dello Stresa Festival. Scelta ottimale l’aver invitato Vogler che ha iniziato con un’impronta decisamente autorevole in tecnicità per poi ascendere verso l’emozione senza abbandonare l’intensità e la rapidità, alla ricerca di una sensibile atmosfera. Il ‘Washington Post’ ha definito il modo di suonare di Vogler  ‘entusiasmante e sincero’ ed all’ascolto si può veramente ritenere la migliore descrizione della sua interpretazione. Il canto del violoncello parte dal basso per creare suoni inaccessibili, forti e penetranti, soprattutto nell'esecuzione dei passaggi più virtuosistici ed al vibrare delle corde. Vogler si esprime con più che salda tecnica che risalta ai saltellati e mastellati.

 La Sonata nel XVII secolo – Chiesa Vecchia di Belgirate – 20 agosto Federico Guglielmo- violino, Andrea Coen- fortepiano

Progenitore del pianoforte, il  fortepiano, inventato intorno al 1700 a Firenze alla corte di Ferdinando II de' Medici. diventò lo strumento d’elezione per compositori come MozartHaydnBeethoven. Il programma in cartellone ALLO Stresa Festival 2015 ha previsto sonate di Carl Philipp e  Johann Christian Bach, di Haydn e Mozart, amabilmente offerte da Federico Guglielmo al violino e Andrea Coen al fortepiano. I due interpreti molto ben affiatati, hanno avvolto la chiesa con suoni morbidi e gioiosi, caldi e pieni. Con occhi sognanti e cuori spalancati ci si è ritrovati immersi in ambientazioni di qualche secolo fa, in un tripudio di colori e freschezze armoniche. Federico Guglielmo ha espresso suoni leggeri ancorché vibranti ed  Andrea Coen al fortepiano ha distillato sorridente gioiosità. La Musica vince sempre.

domingo, 23 de agosto de 2015

El turco en Italia en el Teatro Municipal de Santiago de Chile

Fotos: Patricio Melo

Joel Poblete

Una de las mejores conjunciones entre lo musical y lo teatral de los últimos años en el Teatro Municipal de Santiago fue la espléndida versión de la ópera El turco en Italia, de Rossini, presentada en seis funciones con dos repartos. A primera vista, lo más llamativo era la espectacular escenografía de 11 metros de altura creada por el diseñador Daniel Bianco reproduciendo a la perfección una calle de Nápoles, pero afortunadamente la calidad del espectáculo fue mucho más allá, y el viernes 14 de agosto (el mismo día en el que la obra se estrenara mundialmente hace poco más de dos siglos, en 1814), en el debut de este cuarto título de su temporada lírica, el Municipal ofreció el que bien podría ser considerado no sólo su mejor montaje en lo que va de año, sino además uno de los mejores en mucho tiempo. 

Quizás no sea tan magistral y perfecta como los trabajos habitualmente más representados del compositor italiano -las comedias El barbero de SevillaLa italiana en Argel o La cenicienta-, pero de todos modos esta obra es encantadora y su música alegre y juguetona posee momentos en verdad geniales, por lo que su nuevo montaje en Chile más de dos décadas después de su única presentación previa en el país, en su estreno en la temporada 1992 del Municipal, representó un bienvenido regreso. Especialmente si se contaba con una puesta en escena tan lograda y memorable como la del español Emilio Sagi, uno de los directores teatrales más reconocidos a nivel internacional en el género lírico, y quien desde su debut en Chile en 1996 siempre ha fascinado y deslumbrado al público santiaguino con sus producciones en el Municipal. Este era su octavo montaje en el Municipal, y el quinto de una obra belcantista, tras Lucia de LammermoorLa hija del regimientoLa italiana en Argel y el año pasado su bella propuesta para Los puritanos

El turco en Italia es una clásica y convencional comedia de enredos y confusiones sentimentales que no elude los estereotipos que hoy podrían ser incluso políticamente incorrectos, pero en la época de su creación funcionaban a la perfección, como en este caso el contraste entre turcos e italianos, todo aderezado con un toque tan creativo, agudo y pirandelliano como la presencia de un poeta en busca de inspiración para una nueva obra, quien aprovecha los desencuentros de los personajes para desarrollar su creación literaria. En esta coproducción con el Teatro Capitole de Toulouse, Emilio Sagi, quien dirigía por primera vez esta pieza, optó por trasladar la acción desde el siglo XVIII del original hasta la década del 60 en el siglo XX. Y a diferencia de otros directores de escena que traicionan la esencia de la historia al cambiar la locación y época, al frente de un equipo de talentosos artistas españoles que suelen acompañarlo en sus montajes, Sagi acertó por completo en conservar el encanto de la creación rossiniana, ofreciendo un espectáculo que sorprende y deleita de principio a fin. 

En vez de su concepto lúdico para el otro título rossiniano que presentara previamente en ese escenario, esa Italiana en Argel de 2009, acá primó un maravilloso realismo. Por lo mismo, como ya se dijo antes, a primera vista lo que impresionaba de inmediato era la hermosa, corpórea y enorme escenografía de Daniel Bianco, con su escalera y su arco, los distintos balcones y la pizzería; esa calle que aunque se mantiene casi sin cambios durante toda la obra -en el segundo acto el puesto de frutas es reemplazado por afiches de clásicos del cine italiano, como el Ladrón de bicicletas de De Sica, el Stromboli de Rossellini y el Divorcio a la italiana de Germi-, nunca deja de fascinar, por estar tan llena de detalles que merecían contemplarla una y otra vez (los adoquines del suelo, los muros envejecidos), por lo bien utilizado que estaba el espacio en sus múltiples planos y niveles, tan oportunamente complementado con el llamativo y colorido vestuario de Pepa Ojanguren, aunque la iluminación de Eduardo Bravo fuera un poco más plana y menos incisiva. Tan atractivo marco escénico fue utilizado al máximo por Sagi, con una precisión y sentido del ritmo cómico envidiables, ya que la escena estaba en movimiento permanente incluyendo las recurrentes apariciones de un tranvía, una motocicleta y varias bicicletas, transmitiendo una vitalidad y dinamismo que ayudaba a sentirla real y creíble. 

Y hablando de lo teatral, no puede dejar de resaltarse el nivel del siempre excelente Coro del Teatro Municipal, dirigido por el uruguayo Jorge Klastornik, cuyos miembros además de cantar tan bien como de costumbre, se plegaron a la perfección a los requerimientos escénicos, haciendo aún más viva y espontánea la puesta en escena, y tanto ellos como los convincentes comparsas que interpretaron los diversos roles no cantados, parecían en verdad ciudadanos napolitanos. 

Pero los positivos resultados no se quedaron sólo en los numerosos aciertos escénicos, sino además en cómo éstos estuvieron al servicio de lo musical, entrelazándose a la perfección. Gran mérito tuvo en esto la dirección orquestal del español José Miguel Pérez-Sierra al frente de la Filarmónica de Santiago, quien además dirigió las funciones del segundo reparto; este maestro debutó en el Municipal el año pasado, precisamente con esos Puritanos de Sagi, demostrando gran afinidad con el estilo belcantista. Esa impresión se vio acentuada en esta ocasión, y demostró que Pérez-Sierra aprovechó muy bien las enseñanzas de quien es considerado internacionalmente el "apóstol" y mayor experto vivo en Rossini, el hoy octogenario director y musicólogo italiano Alberto Zedda, de quien el español fue asistente entre 2004 y 2009. Desde la contagiosa obertura en adelante, subrayando muy bien los contrastes, detalles y sutilezas y equilibrando acertadamente las voces y la orquesta en los números concertados (en particular en la chispeante energía del final del primer acto y en todos los crescendos orquestales), Pérez-Sierra abordó por primera vez en su trayectoria este título ofreciendo una lectura dinámica, vigorosa y llena de vitalidad, como debe ser en una comedia como esta. Y al igual que en el título anterior de la temporada lírica del teatro, The Rake's Progress, el clavecín en los recitativos estuvo en las expertas manos del pianista chileno Jorge Hevia.

El atractivo elenco convocado reunía en una misma obra a dos de los mejores cantantes rossinianos de las últimas décadas, los barítonos italianos Pietro Spagnoli y Alessandro Corbelli, quienes aunque ya habían venido en cinco ocasiones cada uno a cantar en diversos títulos al Teatro Municipal, nunca habían coincidido ahí en escena. Y tal como era de esperar, juntos y por separado estuvieron en verdad notables. 

Spagnoli debutó en Chile en 1995 precisamente con un título de Rossini, El barbero de Sevilla, y también cantó ahí otras dos obras del autor, La cenicientaen 2004 y la ya mencionada Italiana en Argel de 2009; ahora, abordando por primera vez en su carrera el rol que da título a la obra, como Selim, el seductor turco que llega a Italia, se mostró seguro y a sus anchas en todo el registro aunque el personaje habitualmente es cantado por bajos, y su despliegue vocal (canto expresivo, voz potente y bien proyectada, de atractivo timbre) y teatral le permitió entregar un desempeño impecable, en la que quizás es la mejor actuación que ha ofrecido en Chile. Y a sus 62 años y con más de cuatro décadas de trayectoria, es internacionalmente sabido que Corbelli (quien debutó en 1989 en el Municipal) es un maestro en el canto rossiniano, que domina al revés y al derecho al personaje de Don Geronio, el marido anciano y celoso, provocando la risa del público con su patetismo, pero nunca cayendo en el ridículo o convirtiéndolo en un payaso, dotándolo de humanidad y haciéndolo entrañable; todas las escenas en las que intervino fueron geniales, tanto en las partes cantadas como en los recitativos, y no fue de extrañar que al final de las funciones recibiera la ovación más sonora de la noche, no sólo por la simpatía que provoca su rol, sino porque en verdad es un privilegio escucharlo y verlo en escena. Por lo mismo, el dúo entre Spagnoli y Corbelli en el segundo acto, "D'un bell'uso di Turchia", actuado y cantadoa la perfección por ambos y dotado de un despliegue teatral y cómico irreprochable, fue el momento culminante del espectáculo, y sólo por volver a disfrutarlo y verlos cantarlo y actuarlo juntos, daban ganas de repetirse la función completa. 

Por su parte, la soprano estadounidense Keri Alkema no deja de sorprender con sus interpretaciones en Chile: luego de llamar la atención en 2011 y el año pasado con su atractiva voz que parece ideal para Verdi -como Amelia en Simón Boccanegra y Desdémona en Otello, respectivamente-, este año aceptó regresar al Municipal para asumir por primera vez en su carrera dos roles tan diferentes como la sufrida protagonista de Madama Butterfly y la coqueta Fiorilla de El turco en Italia. Aunque durante su actuación encarnando al delicado y complejo personaje de Puccini exhibió nuevamente cualidades vocales, no consiguió convencer como en sus anteriores presentaciones en el país; en cambio, se desempeñó muy bien y fue muy aplaudida al final del estreno: en lo escénico, desde su llamativa entrada montada en una Vespa, supo mostrarse simpática y divertida, y aunque hay pasajes que todavía debe trabajar más (así como el abordaje de algunas notas agudas), dio muestras de adecuada flexibilidad vocal en sus intervenciones, incluyendo las demandantes agilidades, algo que más de alguien no hubiera imaginado al oírla antes en sus papeles de Verdi y Puccini.

En su debut en Chile, encarnando a Don Narciso el tenor brasileño Luciano Botelho exhibió convincentes dotes actorales y un canto aguerrido y virtuosista ideal para Rossini, aunque pasó ocasionales apuros con las notas agudas de un personaje que quizás es menos determinante que los otros protagonistas, pero cuya escritura vocal es muy exigente. Y el barítono chino ZhengZhong Zhou, quien también estuvo el año pasado en Los puritanos aunque sin entusiasmar demasiado, dejó ahora una mejor impresión como cantante, si bien podría ser aún más cómico e incisivo en el rol del poeta Prosdocimo, quien funciona como artífice de los enredos de la trama.

Completando los siete solistas del reparto, dos intérpretes chilenos pusieron la cuota local. Como Zaida, la soprano Daniela Ezquerra se mostró desenvuelta en lo escénico funcionando bien en la interacción cómica con sus colegas, aunque en lo vocal no siempre pareció totalmente cómoda en el rol, habitualmente cantado por mezzosopranos. En cambio, una grata sorpresa fue el muy joven tenor Francisco Huerta, quien en el rol de Albazar no sólo participaba en su primera ópera en el Municipal, sino además debutó como solista en escena recién este mismo año, en el Festival de Castleton (Estados Unidos); creíble, vivaz y simpático como actor, exhibió una voz grata y de generoso volumen y proyección, y ofreció una buena entrega de su aria "Ah, sarebbe troppo dolce". 

Por su parte, los artistas del segundo reparto -el llamado "elenco estelar"-, casi completamente integrado por chilenos, también estuvieron a la altura de las circunstancias, nuevamente con la chispeante energía que José Miguel Pérez-Sierra logró extraer de la orquesta. Los nombres convocados eran ciertamente los más idóneos de la escena local para el repertorio rossiniano, partiendo por dos bajo-barítonos que no sólo han destacado en este compositor en anteriores actuaciones en el Municipal (en El barbero de Sevilla La italiana en Argel) y en otros teatros chilenos, sino además han estado incursionando con éxito en las obras del autor en otras latitudes, particularmente en Europa. Ricardo Seguel fue el protagonista, Selim, y lo encarnó con su ya conocida simpatía, desplante y veta cómica como actor, así como su sonora y bien timbrada voz, cada vez más cómoda en las agilidades y en un registro que lo exige en ambos extremos. Por su parte, Sergio Gallardo hizo reír con su divertido Don Geronio; como ya lo ha demostrado antes en otros títulos de Rossini, el intérprete siempre se luce en este tipo de roles cómicos, y su agilidad vocal está cada vez más segura y certera. 

Fiorilla fue interpretada por la soprano Patricia Cifuentes, quien siempre ha conseguido buenas interpretaciones en el repertorio belcantista; acá brindó una actuación lograda y convincente en lo escénico, con un canto que salvo un par de puntuales problemas en la zona aguda supo adecuar muy bien su voz y recursos al servicio del caprichoso personaje, aprovechando de lucir sutilezas y una coloratura ágil y precisa. En más de un aspecto logró sacar mejor partido al rol que su colega del otro reparto, Keri Alkema. Algo similar se puede decir del siempre eficaz barítono Patricio Sabaté, cuyo poeta Prosdocimo, correctamente cantado, fue más divertido que su colega del otro elenco.

El único cantante extranjero del segundo elenco, el tenor argentino Santiago Bürgi, volvió a demostrar sus condiciones luego de su meritorio protagonismo en la anterior ópera del Municipal, The Rake's Progress; en esta ocasión interpretando a Don Narciso, abordó y resolvió con inteligencia y cuidado las exigencias vocales del papel, en especial sus incursiones en la zona aguda. Y en su primera ópera en ese teatro, la soprano Yaritza Véliz fue una revelación como Zaida, cómoda en escena y dueña de una voz grata y de buen volumen. El tenor Diego Godoy-Gutiérrez partió algo rígido y exagerado en su actuación como Albazar, pero se fue relajando paulatinamente y terminó cantando muy bien su aria del segundo acto. 

viernes, 21 de agosto de 2015

Recital de Christianne Stotijn en el Mozarteum Argentino – Teatro Colón de Buenos Aires

Fotos: Gentileza Mozarteum Argentino. Crédito: Liliana Morsia

Gustavo Gabriel Otero

Buenos Aires, 17/08/2015. Teatro Colón. Christianne Stotijn, mezzosoprano. Maciej Pikulski, piano. Obras de Piotr Tchaikovski, Richard Strauss, Gustav Mahler y William Bolcom. Séptimo Concierto de la Temporada 2015 del Mozarteum Argentino.

El Mozarteum Argentino siempre presenta, en su habitual variada y exquisita programación anual, algún solista vocal en un concierto de cámara o recital al piano. Esta vez convocó a la mezzosoprano holandesa Christianne Stotijn, quien efectuó de esta manera su debut en Buenos Aires, secundada por el pianista Maciej Pikulski, ya conocido como eximo intérprete y acompañante de excelencia. Ya desde el diseño del recital se notó la alta calidad del mismo: cuatro bloques de canciones de cuatro autores: Tchaikovsky, Strauss, Mahler y William Bolcom. Los cuatro bloques fueron concebidos como ciclos o unidades cerradas que permitieron apreciar finos contrastes dentro de la unidad pretendida. Párrafo aparte merece el pedido de la cantante al público, luego de la segunda pieza interpretada, de no aplaudir hasta el final de cada uno de los bloques, y que aún con esta aclaración el público continuó aplaudiendo donde mejor le pareció. Eso sin contarcon las toses estridentes, ruidos varios y los omnipresentes celulares encendidos. El público cada vez desciende más en la consideración y respeto con respecto al espectáculo, en algo verdaderamente preocupante. La artista holandesa inició la noche con seis composiciones de Tchaicovsky: En medio del bullicio del baile, Mi genio, mi ángel, mi amigo, Si tan solo supiera, Canción de cuna, (opus 16 nro. 1), Las luces se apagaron y El sol se ha ocultado, aquí se puedo apreciar el bello color vocal, su calidad interpretativa y su compenetración estilística. 
Para cerrar la primera parte Stotijn, acompañada con excelencia por Pikulski, interpretó cinco composiciones de Richard Strauss: Serenata (opus 17 nro. 2), Ensueño crepuscular, Mal tiempo, Descansa, alma mía, y Dedicatoria, dándole a cada una de ellas el matiz diferenciador necesario. Con buen volumen y atinado decir, luego del intervalo, interpretó una selección de cinco canciones de ‘El cuerno mágico de la juventud’ de Gustav Mahler en el mejor momento de la noche. Finalizó con una selección de tres de las Canciones de Cabaret de William Bolcom, (Places to live, Song of Black Max y Fur) donde se destacó por la expresividad y línea de canto. El recital al piano ofrece importantes escollos artísticos y permite descubrir acabadamente a un artista, en este caso una fina intérprete que sin gestos demagógicos intento dar acabada muestra de respeto estilístico y musical, aunque alguna parte del público la consideró algo fría o distante. Fuera de programa acometió la primera de las ‘Canciones gitanas’ (opus 203) de Brahms y una de las "Canciones infantiles" del opus 54 de Tchaikovsky, ‘’Kukushka’.


miércoles, 19 de agosto de 2015

Le Nozze di Figaro at the Salzburg Festival 2015


© Salzburger Festspiele / Ruth Walz

Suzanne Daumann

One has to admire Sven-Eric Bechtolf for his courage to stage an opera nowadays without unnecessary violence, nudity, strip-tease, sexually explicit scenes, and weird costumes. He interprets Le Nozze di Figaro in this new production for the Salzburg Festival as a comédie de salon : doors opening, banging and closing ; people hiding, listening at doors, confusing each other and themselves… This is light and entertaining, without being superficial and the characters have mozartian depth. One doesn’t quite understand why the piece has been situated in the 1930s however. Nothing in the staging alludes to the political climate of the time, and it would have worked as well in an 18th century set. Alex Eales’ lovely sets are full of adorable details that make the place seem alive and lived-in. Beautiful as well the lighting by Friedrich Rom and Mark Bouman’s elegant and varied costumes. The Almaviva castle looks like a dollhouse: in Act I, we see a cut through the house, with Susanna and Figaro’s bridal chamber in the centre, at its left the Count’s dressing-room, the Countesses bath-room to the right, above them there is a corridor and a bed-room, with the staircase in the background. All through this first Act, people are moving around everywhere, if they’re supposed to be onstage or not. This is probably supposed to show how the plot is set in motion: Basilio spies, Figaro writes a letter, the Countess is languishing… It is certainly amusing to see the Count change his suit three times in a row, to see him put the leash on his dog and take him out for a walk, and it’s even more amusing if one knows that this is Luca Pisaroni’s own dog. Yet, all those shenanigans distract the spectator’s attention from the real action, and one has to wonder if the conductor’s attention isn’t a bit distracted, too. Musically, this first Act advances by jolts and bumps, without real unity between singers and orchestra, and uncertain tempi to boot. Fortunately, from Act II the many ensemble scenes replace the background action, and the conducting sounds a bit tighter. Dan Ettinger does not really do justice to this wonderful orchestra, the Wiener Symphoniker, his conducting is rather trite, without new ideas or energy. Only sometimes, at the final of Act II for instance, with a fine dramatic accelerando, and in the accompaniment of some arias, can we hear the orchestra as it is supposed to sound. The conductor accompanies the recitatives on the piano-forte, but that doesn’t keep them from sounding rushed sometimes. 
The cast is excellent throughout: Luca Pisaroni is Almaviva. With his enormous stage presence and formidable energy, with a voice that, for having lost some of its juvenile velvet has won more power and fire, he plays a profoundly human Almaviva. He is a character of changing emotions, between more or less restrained fury, amorous élans towards Susanna, efforts to find the affection of his wife again, a bit vain, a bit ridiculous, but from the beginning of Act III, he imposes his authority. Luca Pisaroni catches and expresses all of those facettes. He sings the Act III aria, Vedrò mentr’io sospiro, with rare and raw energy, his Contessa, perdono is heart-wrenching in its simplicity. Annett Fritsch sings the Countess Almaviva. Agile and ample soprano voice, she is very moving in her aria Dove sono. She is convincing in her role as well, and one would wish for the couple to overcome their crisis. Alas, there is no happy end for them. Another pleasing detail of this staging : the ensemble don’t address the public with the final chorus Questo giorno di tormento, the party is taking place among the Almaviva household and the Countess refuses the glass the Count offers her. In the duet with Susanna, both are wonderful, ironically tender. Martina Janková, soprano sweet and rounded is an ideal Susanna: playful, intelligent and lively. She sings her aria Deh vieni, non tardar, with uncommon abandon and sweetness. Her Figaro is Adam Plachetka. With his strong and versatile baritone and his stage presence, he is a worthy adversary of Luca Pisaroni’s Count. Ann Murray is an infallible Marcellina – her adorable tipsiness at the beginning of Act IV doesn’t really replace her aria Il Capro e la Capretta, that was cut once again, alas. Just as experienced and impeccable, Carlos Chausson as Bartolo. Remarkable among the second roles are Christina Gansch as Barbarina and Ernest Anstine’s Antonio. An enjoyable Mozart moment finally, that will not leave a lasting impression.

Gala Lírica en La Bellena Azul: ‘Homenaje a Luis Lima’ en Buenos Aires, Argentina

Gustavo Gabriel Otero

Concierto memorable de la Orquesta Sinfónica Nacional bajo la batuta del maestro Carlos Vieu en la sala denominada ‘La Ballena Azul’ del nuevo Centro Cultural Nacional en el ex Palacio de Correos de Buenos Aires, el pasado viernes 14 de agosto. La cuidada selección del repertorio, la batuta convocada, el concurso del excelente Coro Estable del Teatro Argentino de La Plata que dirige con éxito Hernán Sánchez Arteaga, y la participación de solistas líricos de real valía dentro de los cantantes nacionales, eran a-priori una garantía de calidad. La presencia del gran tenor internacional Luis Lima -hoy semi-retirado de los escenarios- fue un aliciente más para concurrir a esta verdadera fiesta, que a la postre se convirtió en un Homenaje al cordobés Luis LimaEl programa fue muy variado y extenso, y estuvo integrado principalmente por fragmentos de óperas del repertorio italiano, algunas páginas del francés y una pequeña muestra del alemán. La expansiva batuta del maestro Vieu se lució en los momentos sinfónicos. Así pasaron el Intermezzo de Manon Lescaut de Giacomo Puccini, la Obertura de La forza del destino de Giuseppe Verdi, y el Intermezzo de Cavalleria Rusticana de Pietro Mascagni. Carlos Vieu fue en todo momento puntal de la función con extrema diligencia para los cantantes y atención permanente a los profesores de la Orquesta Sinfónica Nacional, logrando unas suntuosas versiones orquestales de los fragmentos cantados. Quizás era necesario un mejor balance acústico ya que en la nueva sala el sonido ‘rebota’ especialmente en los momentos de mayor intensidad sonora. El espectador tiene la sensación de escuchar música grabada en el mayor de los volúmenes posibles del reproductor. Seguramente el uso de la sala con asiduidad por parte de la Orquesta y de los distintos directores vaya mejorando el balance sonoro. Impecable el Coro del Teatro Argentino de La Plata, que se lució en Dio, fulgor della bufera!, Si calma la bufera y Fuoco di gioia de Otello de Giuseppe Verdi; el Coro de Cigarreras de Carmen de Georges Bizet; el coro de Zingarelle e mattadori de La Traviata de Giuseppe Verdi, el poético Coro a bocca chiusa de Madama Butterfly de Giacomo Puccini y en el impactante final con el Te Deum que cierra el primer acto de Tosca, también de Puccini. En la participación de los solistas vocales se conjugaron distintas generaciones de cantantes, desde los más jóvenes y promisorios a los consagrados en el ámbito nacional pasando por los de edad intermedia e interesante carrera. Entre los más jóvenes se destacó especialmente Marina Silva por volumen, expresividad, línea de canto y belleza vocal. Asumida como una diva -con tres cambios de vestuarios incluidos- su participación incluyó el dúo de La Traviata, Un di felice, eterea, el aria Si, mi chiamano Mimí, de La Bohème y el cuarteto del último acto de RigolettoEn el otro extremo el tenor Sebastián Russo intervino sin deslumbrar en el mencionado dúo de La Traviata, en La donna e mobile y en el Cuarteto de Rigoletto. Sin duda un espaldarazo para su carrera estar en este programa y compartiendo escenario con artistas nacionales de primer nivel. También joven, Florencia Machado, impresionó por su potente interpretación del aria de las cartas de Werther y por su incisiva y voluptuosa participación en el cuarteto de RigolettoLa soprano Mónica Ferracani, de dilatada carrera nacional, brindó una magnífica interpretación de D’amor sull’ali rose, y de la cabaletta respectiva de Il Trovatore, y una ajustada y sentida versión de Vissi d’arte, de Tosca
Entre los no tan jóvenes Hernán Iturralde fue perfecto en la Canción de la Estrella vespertina de Tannhauser en el único momento alemán de la velada, y efectivo como Scarpia en el fragmento de Tosca que cerró el concierto. Es de lamentar que en los últimos compases el maestro Vieu no haya cuidado los planos sonoros y que ahogara el sonido de Iturralde, quien por otra parte no carece de ninguna manera de un volumen apreciable. Otros dos consagrados nacionales como Omar Carrión y Alejandra Malvino prestigiaron en sus intervenciones el momento otorgado. Así Carrión brilló como Fígaro en el Largo al factotum, tanto vocalmente como en actuación, y fue sólido complemento de Luis Lima en el dúo de la amistad de Don Carlo. Mientras que Malvino fue perfecta y sensual en Mon coeur s’ouvre à ta voix de Sansón y Dalila de Camille Saint-Saëns y arrolladora en Accerba voluttá de Adriana Lecouvreur de Cilea. También de edad intermedia, Fabián Veloz, volvió a resplandecer como intérprete. Impactó con su voz poderosa y excelente manejo de sus recursos en Cortiggiani vil razza dannata, y prestigió el Cuarteto de RigolettoDejamos para el final al que a la postre resultó homenajeado no solo por el cariño del público sino por las sentidas palabras del maestro Vieu y por una presente otorgado por las autoridades del Centro Cultural: Luis LimaEn el inicio Lima se dio el gusto de asumir por breves momentos un rol que nunca cantó completo y que siempre lo fascinó: Otello. Su interpretación de Esultate y Dio! Mi Potevi Scagliar, mostró que su caudal sonoro no ha disminuido con el paso del tiempo, así como tampoco su capacidad interpretativa. En la segunda parte se destacó en un rol fetiche de su carrera y así brilló en el dúo de Don Carlo, Dio che nell’alma infondere, junto al barítono Omar Carrión. El bis o propina fue otro regalo para y por Luis Lima. Así acometió con cuidada línea de canto, buena administración de los recursos y solvencia en los agudos el Nessun Dorma de Turandot de Puccini. Como final de fiesta el elenco completo cerró la función con Va pensiero, de Nabucco.

Le Nozze di Figaro au Festival de Salzbourg

© Salzburger Festspiele / Ruth Walz

Suzanne Daumann

Il faut saluer le courage de Sven-Eric Bechtolf de mettre en scène de nos jours un opéra sans violence gratuite, sans nudité, strip-tease, et scènes explicites, costumes grotesques et tutti quanti. Sa vision des Nozze di Figaro pour la nouvelle production du Festival de Salzbourg est celle d’une comédie de salon selon les règles de l’art : des portes qui s’ouvrent, qui claquent, se ferment ; des personnages qui s’espionnent, se méprennent, se confondent… C’est léger et amusant, sans être superficiel, avec des personnages  dessinés en profondeur. Le choix de situer la pièce dans les années 30 reste pourtant  incompréhensible, car rien dans la mise en scène ne parle des événements politiques de l’époque et elle aurait fonctionné aussi bien au 18ème siècle. Les décors somptueux d’Alex Eales sont pleins de détails adorables qui donnent l’impression d’une vraie maison habité par de vrais gens. Il faut aussi citer les magnifiques lumières de Friedrich Rom, et les costumes élégants et variés de Mark Bouman. La scénographie fait penser à une maison de poupée : à l’Acte I, l’on voit une coupe à travers la maison, avec au centre la chambre nuptiale de Susanna et de Figaro, à sa gauche le dressing du Comte, à leur droite, la salle de bains de la Comtesse, au-dessus, le couloir et une chambre, et puis l’escalier en arrière-plan. Tout au long de cet Acte I, des personnages font toute sorte de choses un peu partout, alors qu’elles ne sont pas en scène normalement. L’idée en est, sans doute, de montrer les actions secrètes qui initient l’intrigue : Basilio espionne, Figaro écrit une lettre, la Comtesse se languit… Il est certes amusant de voir le Comte changer de costume trois fois de suite, de le voir mettre la laisse à son chien pour une promenade, et c’est encore plus amusant quand on sait que ce chien est en réalité le propre chien de Luca Pisaroni, qui interprète le comte Almaviva. Cependant, l’attention du spectateur est détournée de l’action centrale et l’on peut se demander si ce n’est pas aussi l’attention du chef d’orchestre qui est un peu détournée, car musicalement, cet Acte I avance un peu cahin-caha, sans trouver une vraie unité entre chant et orchestre, avec des tempi parfois un tantinet incertains. Heureusement, à partir de l’Acte II, les multiples scènes d’ensemble remplacent les actions d’arrière-plan et la direction d’orchestre s’en retrouve resserrée. Dan Ettinger ne rend pas vraiment justice à cet orchestre merveilleux que sont les Wiener Symphoniker, une direction souvent banale, sans apport énergétique. Seulement parfois, lors du finale de l’Acte II par exemple, avec un accelerando des plus finement dramatiques, et lors de l’accompagnement de certains airs, l’on peut prendre toute la mesure de ces musiciens. Bien que le chef accompagne au forte-piano les récitatifs secs, ceux-ci semblent parfois bâclés. La distribution est excellente jusqu’au bout : Luca Pisaroni est donc Almaviva. Doué d’une présence scénique et d’une énergie formidable, et d’une voix qui, pour avoir perdu un peu de son velours juvénile a gagné en puissance et en feu, il campe un Almaviva profondément humain. C’est un personnage aux émotions changeantes, entre fureur plus ou moins retenue, élans amoureux vers Susanna, efforts de retrouver l’affection de sa femme, un peu vaniteux, un peu ridicule. Pisaroni sait exprimer toutes ces facettes. Il chante l’air de l’Acte III, Vedrò mentr’io sospiro, avec une rare intensité, son Contessa, perdono est déchirant de simplicité et dans ces moments, son personnage n’a plus rien de ridicule. Annett Fritsch lui donne la réplique dans le rôle de la Comtesse Almaviva. Voix de soprano agile et ample, très émouvante dans son air Dove sono, elle aussi est convaincante, et l’on souhaiterait à ce couple de surmonter sa crise. La fin, hélas, ne présage rien de tel. Détail plaisant de cette mise en scène, le chœur final Questo giorno di tormento, ne s’adresse pas au public : les protagonistes font la fête entre eux, et la Comtesse refuse le verre de réconciliation que le Comte lui propose. Dans son duo avec Susanna, toutes les deux sont merveilleuses de tendresse ironique. Martina Janková, soprano flûté et doux, est une Susanna comme il faut : espiègle, intelligente et vivace. Son Figaro est Adam Plachetka. Avec son baryton puissant et versatile, et sa présence scénique, il est un digne adversaire du Comte de Luca Pisaroni. Ann Murray est une Marcellina à toute épreuve - son adorable début d’ébriété au début de l’Acte IV n’est qu’un remplacement insuffisant de son air Il Capro e la Capretta, coupé une fois de plus, hélas. Tout aussi expérimenté et impeccable, Carlos Chausson dans le rôle de Bartolo. Parmi les rôles secondaires il faut citer particulièrement Christina Gansch dans la partie de Barbarina, et l’Antonio d’Ernest AnstineUne soirée mozartienne agréable somme toute – applaudissements amplement mérités.

Il Barbiere di Siviglia -Verbania, Italia

Foto: RB

Renzo Bellardone

Il BARBIERE DI SIVIGLIA- Biblioteca Ceretti – Verbania 13 agosto 2015Conte Almaviva-Livio Scarpellini, Figaro-Lorenzo Battagion, Rosina-Camilla Antonini, Don Bartolo-Carlo Torriani, Don Basilio- Fulvio Valenti, Berta- Eugenia Brayanova, Fiorello e Ufficiale -Niccolò Scaccabarozzi. Pianoforte- Mirco Godio

Pare bello raccontare di questa  realizzazione, partendo   da chi per primo è apparso sul palco –con la celeberrima ouverture- e poi è incessantemente rimasto sul palco, senza un attimo di cedimento o di tensione, riscuotendo calorosi consensi: Mirco Godio  al pianoforte ha interpretato ed  accompagnato con brio e leggerezza, salvaguardando sia l’intensità che la giocosità che l’opera richiede. La Villa Maioni che ha ospitato questo ‘Barbiere’ è limitrofa al complesso precedentemente  “l’Arena” ed oggi un faraonico e contemporaneo teatro in fase di ultimazione; contornata da un bel giardino verdeggiante, ha visto la sistemazione di un palco sottostante alla  balconata centrale, collegata al lussureggiante contorno da due gradinate laterali: questo insieme è stata la naturale affascinante ambientazione dell’opera. La rappresentazione è stata impreziosita da illuminazioni caleidoscopiche ed installazioni luminose in movimento. Livio Scarpellini  ha interpretato i molteplici ruoli assegnati dall’autore al Conte d’Almaviva, con vivacità e voce adeguata al ruoloe con facilità negli acuti. Gradevole ed agile il contralto Camilla Antonini nel ruolo di Rosina cui ha dato una bella impronta spiritosa con vocalità spigliata ed interessante con buone dosature. Carlo Torriani ha offerto al ruolo di Don Bartolo gags, motteggi e soprattutto una bella voce dai colori bruniti ricchi di morbidezze ed arrotondamenti. Nel doppio ruolo di Fiorello e di ufficiale Niccolò Scaccabarozzi ha presentato un bel timbro accompagnato da buon presenza scenica. Berta ha trovato in Eugenia Brayanova una sorprendete interpretazione riuscendo ad arricchire il personaggio grazie alla bella voce dai riflessi cristallini e capacità attoriali ben definite. Fulvio Valenti è il calunniatore Don Basilio rappresentato con sufficiente ironia e buona intonazione con coloristica interessante. Il protagonista Figaro ha avuto come interprete Lorenzo Battagion recentemente apprezzato al Regio di Torino nel ruolo di Fiorello per la stessa opera. Brillante e sicuro sul palco anche grazie alla sicurezza vocale, ha costruito il personaggio con temperamento e vigore, lasciandogli tutta l’ironia del furbastro barbiere. Vocalmente ha buone potenzialità sia nei toni scuri che in quelli più  brillanti che non trascura di utilizzare a favore della riuscita della messa in scena. Bene anche i ragazzi del Coro che simpaticamente contornano il cuore della vicenda. La Musica vince sempre.

martes, 11 de agosto de 2015

Werther en Bogotá Colombia

Fotos: Carlos / Ópera de Colombia

Dr. Alberto Leal

“Werther “es mi opera francesa preferida. Con independencia de la popularidad de “Carmen” o “Fausto” la obra de Massenet, basada en un texto de Goethe, reúne tristeza desesperación, melancolía, derivadas de un amor que no puede ser, un hecho que la hace totalmente universal. Basado en mi gusto por esta obra he visto a lo largo de mi vida gran cantidad de versiones, de todas, que fueron muchas, hasta ahora mi favorita fue la brindada por el Coventgarden – Royal Opera House con Carreras y Von State – ambos en su mejor momento – dirigidos por Sir Colin Davis y con una puesta realista, bello nivel estético y gran respeto por la obra. Luego de ver la versión brindada por la Opera de Colombia, tendría que repensar cual es hoy mi preferida. Hay más de treinta años de diferencia entre ambas versiones, la estética ha cambiado, los medios técnicos son otros y cada vez más las versiones despojadas producen un aumento en la intensidad del drama. Por supuesto que exige un trabajo más detallista, más profundo por parte de la Dirección escénica, como una forma de compensar lo que puede perderse visualmente. Con un grupo de artistas mayoritariamente rioplatenses, la Opera de Colombia generó una magnífica versión de “Werther”, fue una de esas funciones inolvidables. Alejandro Chacón fue en gran parte el artífice de este logro. Contó con un excelente elenco de cantantes-actores, imprescindible para este tipo de puesta. Con una marcación precisa, gran respeto por el texto, acentuando fuertemente el dramatismo en los dos últimos actos, todo fluyó en forma natural y en estilo. Gran trabajo. Con una escenografía totalmente despojada - los pocos objetos incluidos son un escritorio y una silla y poco más, la labor de Nicolás Boni – que en general no me han gustado sus últimos trabajos – se ve adecuado y favorecido por la excelente iluminación de Caetano Vilela. Pero el peso de lo visual recae en el excelente vestuario de Adán Martínez. Con magníficos diseños, perfecta paleta de colores y detallada realización, fue el punto más alto en lo visual. Siempre siguiendo la tónica de puesta, una exacta combinación de vistoso pero austero, nada fue superfluo y tal vez más cercano al estilo germánico, más cercano de Goethe. Sin dudas la Charlotte: de la Mezzo canadiense Julie Boulianne – debutando el rol – fue la mejor que he visto y lo mas notable de la función desde el punto de vista vocal. Con un hermoso timbre, importante volumen, gran capacidad para el drama e impecable estilo, su trabajo rayó la perfección. Tiene excelente presencia, se mueve en escena con gran soltura y es notable como maneja los cambios que sufre su personaje, llegando a un tercer acto absolutamente magnífico. Seguramente será la gran Charlotte de los próximos años. Durante el día existieron dudas si el tenor César Gutiérrez cantaría ya que estaba afectado por un problema en su garganta. Finalmente cantó, luego que el teatro avisara la situación y que lo haría por respeto al público. Si no hubiera sabido esto nunca lo hubiera imaginado luego de oír el nivel vocal brindado. Tiene una voz de agradable timbre, muy buena línea de canto, facilidad para matizar y adecuado volumen. Solamente dos agudos algo tirantes en el primer acto podrían delatar su problema físico, pero a partir de allí su trabajo fue muy bueno. 
Me gustaría oírlo en condiciones normales, si su trabajo fue de notable calidad no estando en las mejores condiciones físicas, de mejorar lo brindado es un Werther de nivel internacional. La soprano Jaquelina Livieri brindó una impecable Sophie. Tal vez uno de los mejores valores que surgió en Argentina en los últimos tiempos. Con su cálido timbre, su excelente línea de canto, importante volumen, unido a su capacidad como actriz, hacen de ella una Sophie ideal. El dueto del tercer acto con Charlotte fue el momento más conmovedor de la función. El barítono uruguayo Alfonso Mujica fue un muy buen Albert. Posee un bello timbre, muy buena línea y volumen. Dotado de una muy buena presencia escénica, es un correcto actor. Tal vez su Albert fue algo más frío que lo habitual, pero es un enfoque absolutamente posible.Me gustaría verlo en un rol más exigente ya que tiene las condiciones. El bajo – también uruguayo – Marcelo Otegui logró el milagro de “sacar agua de una piedra”…Mucho valoro los cantantes que pueden hacer de un papel menor un creación que pese en la función. Su Bailli (El magistrado) tuvo un peso totalmente inusual para el rol. Canto con su bella voz de bajo, interactuó gratamente con el coro de niños y su personaje tuvo un peso que nunca sentí en versiones anteriores, donde el rol pasaba desapercibido. Es absolutamente real que no hay roles pequeños para verdaderos artistas. Andrés Agudelo y Hyalmar Mitrotti dieron una buena caracterización a sus personajes de Schmidt y Johann. El tenor Agudelo es poseedor de una hermosa voz de tenor que si trabaja tendrá un futuro asegurado, El bajo Mitrotti, quien cantará el rol de Colline en la versión de “La Boheme” que presentará como final de temporada el Teatro Argentino, posee un grato e importante material que necesita mas trabajo, pero condiciones tiene. Excelente trabajo del Coro de niños. Voces claras, muy buen volumen – aquí se respetó los seis niños que pide el libreto que muchas veces se aumenta. Además de mostrarse muy sueltos en escena. Lo que menos me convenció de esta versión fue la dirección de orquesta de francés Laurent Campellone. Condujo la Orquesta - que realizó un excelente trabajo – con nervio y dramatismo pero fuera de estilo. Su trabajo se acercó a la ópera italiana, por momentos al verismo. Esto resto algo de valor a la versión pero no fue para nada determinante. Este “Werther” puede presentarse en cualquier teatro del mundo y no dudo que sería un éxito. Bravo para todo el grupo que hizo esta excelente versión posible.