lunes, 16 de enero de 2017

Don Chisciotte Alle nozze di Gamace di Antonio Salieri in Messico

Foto: FIC

Alberto Rosas

La presentazione in concerto nello splendido teatro Juarez del Don Chisciotte alle nozze di Gamace di Antonio Salieri è stato uno degli appuntamenti più interessanti dell’ultima edizione del Festival Internazionale Cervantino  che ogni anno ha luogo a Guanajuato in Messico.  Considerata come un’opera buffa inframmezzata con danze in due atti, basata sull’opera di Cervantes, anche se in modo superficiale sui capitoli 19 e 21 della seconda parte, dove alcuni personaggi situazioni differiscono da quelli contenuti nel romanzo. L’opera fu composta dal compositore italiano Antonio Salieri per il carnevale di Vienna del 1771 e fu eseguita per la prima volta al Kärntnertortheater della stessa città. Il libretto è del ballerino e poeta Boccherini, e alla sua creazione partecipò il celebre ballerino coreografo francese dell’epoca , Jean Georges Noverre  che impresse alla partitura una chiara influenza di stile francese, con larghi passaggi orchestrali di balletto, E dove uno dei personaggi, precisamente il personaggio di Alfeo, è interpretato proprio da un ballerino. La partitura è stato rinvenuta nella Biblioteca di Vienna da parte di Sébastien d'Hérin,  clavicembalista e direttore dell’ensemble francese di música antica Les Noveaux Caracteres, in tema  con l’edizione del festival dedicata quest’anno a Don Chisciotte e a Cervantes. Secondo le indagini dello stesso d'Hérin,  durante la preparazione del suo concerto, non si è trovata prima nessuna interpretazione di quest’opera dopo la sua creazione, ad eccezione  di casi isolati dell’Ouverture o l’interpretazione pianoforte di alcune arie.Per questo si può parlare di una premiere moderna dell’opera perduta di Salieri.  Orchestralmente si tratta di una partitura leggera, di passaggi orchestrali gradevoli molto curati, un’opera nello stile mozartiano, con situazioni comiche e giocose, arie piene di virtuosismo, duetti, e come già menzionato, lunghi passaggi orchestrali di balletto. Come dato curioso e contrario allo stile della composizione dell’epoca, Salieri omise l’uso del flauto traverso o barocco e rinforzò l’orchestra col oboi,
fagotti e corni. 
Dal clavicémbalo d'Hérin ha diretto con entusiasmo e veemenza un ensemble molto ben strutturato, compatto, leggero, e molto musicale, particularmente nella sezione degli archi. Inoltre si è conformato con un buon cast di cantanti francesi che hanno reso giustizia ai personaggi e alle loro divertite situazioni,  in una attuazione semi scenica e con caratterizzazioni di alcuni personaggi come il cuoco Gnoco che organiza matrimoni, col berretto da chef e un esagerato accento francese Il ruolo di Don Chisciotte è stato interpretato dal barítono Frédéric Caton  con voce profonda e potente, e quello di Sancho Panca da Sébastien Droy , un tenore di timbro gradevole e voce chiara. Corrette sono state le sue controparti, con le quali si scatena una rissa durante il matrimonio, e il barítono Ronan Nédélec  come Nasone e il cavaliere del bosco, il tenore Jean-François Novelli,  interprete incantatore per la sua caratterizzazione di Gnoco. Armoniosi sono stati i duetti tra la Chiterria del soprano Hjördis Thébault  e il barítono Guillaume Andrieux, vincitore dell’importante premio francese del 2016 Revelation des Victoires de la musique classique, nel ruolo di Camacho. Molta capacità attoriale e vocale ha mostrato il soprano Caroline Mutel nel personaggio della innamorata Rosina, una interprete molto raffinata, delicata ed elegante, tanto per il suo stare in scena come per la sua interpretazione vocale di gran livello. Infine il soprano Camille Poul ha prestato al personaggio di Lena incanto e grazia , e un canto omogeneo e nítido nel timbro e nell’espressione. Don Chisciotte di Salieri è un’opera che meriterebbe di essere messa in scena con altre opportunità, e un riconoscimento va al festival per la lodevole impresa di aver fatto rivivere quest’opera sconosciuta


miércoles, 4 de enero de 2017

Madama Butterfly en el Teatro alla Scala de Milán

Foto: Brescia & Amisano - Teatro alla Scala

Massimo Viazzo

En esta ocasión Riccardo Chailly  propuso una opera pucciniana en la Scala,  teatro del cual es el director principal, y su elección fue una versión no esperada. La ópera que inauguró la nueva temporada fue Madama Butterfly, y la versión fue la de su estreno mundial en 1904, versión que el propio Puccini reelaboró inmediatamente después de haber visto el  funesto resultado de su première scaligera.  La reconstrucción filológica fue curada por Julian Smith para la Casa Ricordi de Milán después de trabajar minuciosamente sobre las fuentes.  No es este el momento para juzgar cual es la mejor Butterfly posible, si precisamente aquella de 1904 silbada en la Scala o la que retocó inmediatamente el compositor para los teatros de Brescia, Turín, Londres y Paris (las modificaciones principales tienen que ver principalmente con cambios en algunas partes melódicas, algunos cortes para hacer más agiles algunas escenas, el aumento de la celebérrima aria del tenor del último acto“Addio fiorito asil”, como también la subdivisión en tres y no más en dos actos); lo cierto es que la dirección artística  del Teatro alla Scala le dio a los apasionados, la rarísima posibilidad de escuchar la primera composición de una de las más aclamadas obras maestras del compositor toscano. Esta es sin duda, una operación meritoria.  Chailly quiso enérgicamente esta Ur-Butterfly, y ha fue justo él, el protagonista absoluto de la velada.  La suya fue una dirección nada fingida o sentimental, siempre muy atenta al detalle sin perder nunca de vista la visión del conjunto.  La Orquesta del Teatro alla Scala sonó de manera magnifica, con transparencia y extrema claridad restituyendo la trama musical y con un buen paso teatral.  Lamentablemente desde el punto de vista visual pareció demasiado disminuido. Alvis Hermanis ilustró más que hacer dirección escénica, diseñando un Japón de cartulina, sin cuidar de manera profunda los movimientos escénicos de los cantantes  a quienes dejó un poco a la deriva.  El debut en el papel principal de María José Siri pareció convincente en general. Su canto seguro y de timbre homogéneo quizás no suscitó el entusiasmo de otros tiempos, pero la soprano sudamericana verdaderamente supo captar de manera eficaz los trazos del carácter de la protagonista yendo vocalmente in crescendo durante el transcurso de la función. Por su parte, fue desilusionante la prueba de Bryan Hymel, cuyo Pinkerton tuvo un peso vocal muy limitado como para electrizar al público, y un timbre que no fue particularmente cautivante.  Al inicio de la ópera, fue despiadada su confrontación con el Goro bien cantado por Carlo Bosi.  Bosi mostró un grato timbre, optima proyección vocal, dicción perfecta, cualidades que desafortunadamente cubrieron el canto de Hymel.  Carlos Álvarez dotó de extrema nobleza al papel de Sharpless, que cantó con envidiable rotundidad de timbre y acento casi perfecto. También la intensa y expresiva Suzuki de Annalisa Stroppa gustó mucho.  También los papeles menores dieron su buena contribución al éxito de un espectáculo que mostró buenas flechas al propio arco.


Madama Butterfly Teatro alla Scala Milano

Foto: Brescia & Amisano - Teatro alla Scala

Massimo Viazzo

Anche questa volta Riccardo Chailly nel proporre un’opera pucciniana alla Scala, di cui è il direttore principale, ha preferito scegliere una versione non scontata. L’opera che ha inaugurato la nuova stagione è stata Madama Butterfly, e la versione scelta quella della prima mondiale del 1904, versione che Puccini stesso rielaborò subito dopo visto l’esito funesto della première scaligera. La  ricostruzione filologica è stata curata da Julian Smith per la Casa Ricordi di Milano dopo un minuzioso lavoro sulle fonti. Non è questa la sede per giudicare quale sia la miglior Butterly possibile, se quella appunto del 1904 fischiata alla Scala o quella ritoccata in seguito dall’autore per i teatri di Brescia, Torino, Londra e Parigi (le modifiche principali riguardarono principalmente cambiamenti in alcune parti melodiche, vari tagli per rendere più agili alcune scene, con l’aggiunta anche della celeberrima aria del tenore nell’ultimo atto “Addio fiorito asil”, nonché la suddivisione in tre e non più in due atti); certo è che la direzione artistica del Teatro alla Scala ha dato agli appassionati la rarissima possibilità di ascoltare la prima stesura di uno dei più acclamati capolavori del compositore toscano. E questa resta senz’altro un’operazione meritevole. Chailly ha fortemente voluto questa Ur-Butterfly, ed è stato proprio lui il protagonista assoluto della serata. Una direzione mai leziosa o sentimentale la sua, sempre attentissima al particolare senza perdere mai di vista la visione di insieme. L’Orchestra del Teatro alla Scala ha suonato magnificamente, con trasparenza ed estrema chiarezza restituendo la trama musicale anche con bel passo teatrale. Purtroppo lo spettacolo dal punto di vista visivo è parso parecchio scontato. Alvis Hermanis ha più illustrato che fatto regia, disegnando un Giappone da cartolina, senza curare in modo approfondito i movimenti scenici dei cantanti, lasciati un po’ troppo a loro stessi. Il debutto nel ruolo del titolo di Maria José Siri è parso convincente nel complesso. Il suo canto sicuro e timbricamente omogeneo forse non ha suscitato entusiasmi d’altri tempi, ma il soprano sudamericano ha certamente saputo cogliere in modo efficace i tratti caratteriali della protagonista andando anche vocalmente in crescendo nel corso della recita. Deludente invece la prova di Bryan Hymel. Il suo Pinkerton aveva un peso vocale troppo limitato per elettrizzare il pubblico e un timbro non particolarmente accattivante. All’inizio dell’opera, impietoso è stato il confronto con il Goro ben cantato da Carlo Bosi. Bosi mostrava bel timbro, proiezione vocale ottimale, dizione perfetta, tutte qualità che latitavano purtroppo nel canto Hymel. Carlos Alvarez ha donato estrema nobiltà al ruolo di Sharpless  cantato con invidiabile rotondità timbrica ed accento pressoché perfetto. Anche l’intensa ed espressiva Suzuki di Annalisa Stroppa è piaciuta molto. Come pure i ruoli minori hanno tutti dato un bel contributo alla riuscita di uno spettacolo che ha palesato diverse buone frecce al proprio arco.

Faust di Gounod - Houston Grand Opera

Foto: Lynn Lane

Ramón Jacques

E’ innegabile che per risorse economiche, infrastrutture, tradizione, e calibro degli artisti che sono passati su questa scena, l’Opera di Houston è stata sempre una delle compagnie statunitensi più importanti. Tuttavia, parrebbe che negli ultimi anni la direzione artística abbia smarrito la strada, la motivazione e anche l’immaginazione. I cast hanno perso la loro attrattiva come una volta,  come pure la scelta delle produzioni sceniche nè la scelta dei titoli parrebbero più stimolanti. Prova di questo è il Faust di Gounod che è  stato proposto ora con il montaggio di Francesca Zambello, rimontato per l’occasione da Garnett Bruce, che anche se è funzionale e colorito, con bei costumi, e che situa l’azione all’interno di quello che appare un vecchio cartone animato, il suo aspetto visivo appare rudimentale, antiquato, rivelando il peso degli anni. A quest’opera del repertorio francese si sarebbe fatto giustizia con una nuova produzione in accordo con livello di questo teatro, invece si è ricorso ad altro già visto ed esaurito da perlomeno vent’anni o più. Queste scenografie hanno viaggiato in diversi teatri statunitensi, e giàil successo l’hanno ottenuto, essendo le stesse utilizzate nel 2007 con la memorabile interpretazione nel ruolo di Mefistofele del leggendario basso Samuel Ramey. Il cast in quest’occasione brillava sulla carta, ma il suo disimpegno non ha soddisfatto le aspettative, a cominciare dal basso barítono Luca Pisaroni un interprete che ha esagerato l’interpretazione di Mefistofele, con una gestualità che è parsa più ridicola che diabólica. Il suo disimpegno vocale e la sua dizione sono stati corretti, però la sua voce è parsa carente di corpo e di spessore che uno si aspetta da un personaggio come questo, tanto da essere inudibili vari passaggi. Il tenore Michael Fabiano, come Faust, ha avuto un inizio irregolare scomodo con la parte e la tesitura, però negli atti seguenti una volta che è riuscito a calibrare la voce ha mostrato doti affascinanti di una vocalità molto solida, piena di omogeneità di colore. Poco da dire sulla sua interpretazione scenica, scura e timida. Il soprano portoricano Ana María Martínez ha impersonato il ruolo di Margherita con magnifici lampi vocali, belle pennellate come nella sua aria “Ah je ris de voir”.  Non ha offerto un livello di prestazione cui siamo abituati. E nulla si può intimare o rimproverare a una cantante del suo livello, così la domanda sarebbe: ”È proprio necessario che la si metta in contratto invariabilmente in tutta la stagione privando così il pubblico dell’opportunità di ascoltare altre voci diverse o attuali?“ Una domanda a cui dovrebbe rispondere l’amministrazione del teatro.Molto discreta la partecipazione di Joshua Hopkins come Valentin e di Margaret Lattimore come Marthe, come gioviale e raggiante è stata Megan Mikailovna Samarin come Siebel.  Il coro si è mostrato sicuro nei suoi interventi e accanto all’orchestra i suoi interventi sono stati i momenti migliori di una rappresentazione appannata, con Antonino Fogliani che ha diretto un gruppo solido, compatto e omogeneo, e di grata e risonante sonorità

viernes, 30 de diciembre de 2016

«Don Quichotte chez la Duchesse» de Boismortier en el Palacio de Bellas Artes de México

Fotos: Festival Internacional Cervantino

José Noé Mercado

Desde un punto de vista subjetivo, pero ciertamente comprobable, la mejor función operística de este año en el Teatro del Palacio de Bellas Artes se llevó al cabo el 25 de octubre, cuando Le Concert Spirituel, en el marco de las actividades del Festival Internacional Cervantino en la Ciudad de México, ofreció la obra Don Quijote en casa de la Duquesa (1743) del compositor Joseph Bodin de Boismortier, con libreto de Carles-Simón Favart. El nivel técnico y estilístico que mostró la agrupación, de la mano de su director Hervé Niquet, quien no sólo concertó, sino que interactuó, bailó chuscamente y cantó con comicidad en japonés, sin por ello restar precisión y seriedad a su labor principal, fue apabullante e irrebatible. Consiguió no sólo la diversión y embeleso del público —poco, quizás, en comparación con el que asiste a los títulos más conocidos del repertorio operístico—, sino que desarmó desde un inicio cualquier posible dardo de la crítica especializada, simplemente abandonada a disfrutar de un espectáculo de altísimo nivel de ejecución, musical y canoro. 
En Don Quijote en casa de la Duquesa participaron, en el rol protagónico: actuado y cantado, con una interpretación llena de gracia y complicidad con el público, el tenor chileno-suizo Emiliano González Toro, quien de cierta forma puso a bailar con su ingenio a Marc Labonette (Sancho Panza), Chantal Santon Jeffery (Altisidora, Hechicera, Reina del Japón), Virgile Ancely (Montesinos, Merlín, El traductor), Marie-Pierre Wattiez (Un campesino), Agathe Boudet (Una sirvienta, Una amante), y Charles Barbier (Un amante). Esta presentación, si bien no utilizó escenografía, sí fue una auténtica puesta en escena que aprovechó los recursos expresivos de los artistas, e incluso en los pasajes de ballet el baile llegó con coreografías modernas más que barrocas, dando por resultado un espectáculo escénico y musical completo, atractivo y de excelente fusión entre lo planeado y lo ejecutado. 

domingo, 25 de diciembre de 2016

Fallece el cantante George Michael

Michael Putland/Getty Images


El cantante y compositor británico George Michael murió en su hogar a los 53 años, informó hoy su representante. "Con enorme tristeza podemos confirmar que nuestro querido hijo, hermano y amigo George ha fallecido pacíficamente en su hogar durante el periodo navideño" Michael, nacido en Londres y cuyo nombre real era Georgios Kyriacos Panayiotou, vendió más de 100 millones de álbumes durante una carrera musical de casi cuatro décadas. Este mes se había anunciado que el productor y compositor Naughty Boy estaba trabajando en un nuevo álbum con el artista británico, que saltó a la fama junto con su amigo de la infancia Andrew Ridgeley con el dúo "Wham!". Tras abandonar esa formación, Michael lanzó una carrera en solitario que incluye éxitos de ventas como "Listen Without Prejudice Vol. 1", su segundo trabajo como solista. Antes, había publicado "Faith", un álbum arreglado, producido y escrito prácticamente en solitario por el músico británico que logró cuatro discos de platino en el Reino Unido.

Otello en el Teatro Degollado de Guadalajara México

Fotos crédito: Marco Ayala/OFJ

Federico Figueroa

El Teatro Degollado de Guadalajara fue el bello escaparate de una nueva producción de la ópera Otello de Verdi. Conmemorar el año Shakespeare ha podido ser el motivo para la elección de la obra, considerada desde su estreno en 1887 en Milán como un título que exige unos mimbres de alto nivel. La propuesta escénica de Ragnar Conde y su equipo cumple con la implantación de plaza, palacio y dormitorio. El mar está presente a través de unas proyecciones, lo cual dificulta la iluminación (Enrique Morales), echando en falta algún momento con esa característica luminosidad del ambiente mediterráneo. La contundente escenografía, también firmada por Morales, tiene su principal virtud en el aspecto práctico. Los solistas y el coro podían ser movidos con relativa facilidad, sin estorbarse unos a otros, manteniendo a todos visibles al público. Conde movió los conjuntos con inteligencia y no descuidó los detalles en las escenas más íntimas. El vestuario (Brisa Alonso), rico y diseñado con buen gusto y bastante apego a la época, contribuyó al realce del espectáculo. Marco Parisotto, director titular de la Orquesta Filarmónica de Jalisco (OFJ), ofreció una lectura briosa, con tempi rápidos ocasionalmente ralentizados, equilibrada en el volumen lo cual señala un buen conocimiento del material vocal del que disponía. Las partes corales fueron interpretadas por la OFJ con un gran caudal sonoro y el Coro Municipal de Zapopán respondió brillantemente, espléndidos en su intervención inicial “Una vela!” y vibrantes en “Fuoco di goia”. Parisotto hilvanó, desde la tormenta del comienzo, la tensión dramática de la representación y fue motor de la progresión teatral de los personajes. El tenor Issachah Savage, en su debut en el difícil personaje que da título a la ópera, exhibió los exigentes requerimientos vocales que plantea el Moro, una preparación musical y entrega notables y logró sacar adelante tan complejo papel.



Dosificó su fuerza, quizá por eso el escaso fulgor de su “Esultate”, pero su brillante timbre y sinceros graves se mostraron sólidos en el en toda la noche, especialmente en el dúo de amor con Desdemona, aquí la soprano letona Maija Kovalevska, una lírica con sensibilidad y material vocal interesante, de centro redondo, con carne, y justa en el registro grave. A su interpretación no le faltó expansión y cantó sobresalientemente la “Canzone del salice”. También debutaba personaje el barítono estadounidense Michael Chioldi y lo hizo con un gran nivel. Iago es un papel que requiere una sinuosidad mayúscula. Verdi y Boito pretendían crear la esencia del mal, pérfido y sutil a la vez. Chioldi manejó su potente instrumento sonoro con inteligencia, matizando su canto e interpretando paso a paso el desarrollo de la maldad hasta la apoteosis del “Credo en un Dio crudel!”. Destacada la solidez de la mezzosoprano Cassandra Zoé Velasco como Emilia y muy interesantes los tenores Harold Meers (Cassio) y Daniel Montenegro (Roderigo), ambos con un volumen adecuado y buena técnica de canto. El bajo ruso Grigory Soloviov (Lodovico) y el barítono mexicano Josué Cerón (Montano) mostraron su valía, por sonoridad y fiabilidad, en cada una de sus intervenciones y especialmente en el concertante. El público aplaudió con entusiasmo a cada uno de los cantantes y particularmente al maestro Parisotto.

George Michael: Pop superstar dies at 53

Photo: Michael Putland/Getty Images

George Michael passed away at his home in England at the age of 53. A rep for the pop star says, "It is with great sadness that we can confirm our beloved son, brother and friend George passed away peacefully at home over the Christmas period." Details surrounding Michael's death have not been released. Police say the death is unexplained, but doesn't appear to be suspicious,   George was a music legend -- and sold more than 100 million albums during his career.  Michael launched his career with WHAM! in the'80s -- churning out hits like "Wake Me Up Before You Go-Go" and "Careless Whisper."

Clear and bright : Bach Cantatas with Le Banquet Céleste in Rennes, December 14, 2016

Photo:Arnaud Chapiseau 

Suzanne Daumann

The young baroque ensemble, founded and directed by counter-tenor Damien Guillon, will  in residence at Rennes opera for three seasons. That night, they gave their Christmas concert with three Bach cantatas: BWV 36 « Schwingt freudig euch empor », BWV 62 « Nun komm der Heiden Heiland » and BWV 64 « Sehet, welch eine Liebe hat euch der Vater erzeiget ». There was a prestigious cast – Céline Scheen, soprano, Damien Guillon, alto, Robert Getchell, tenor, Benoît Arnould, bass –  and Le Banquet Céleste who were offering tonight a banquet that was celestial indeed. Thanks to Damien Guillon’s sober conducting and the musicians’ clear and concentrated playing, every part of every cantata was revealed in all its beauty, clarity, depth and brightness. This music is profoundly spiritual and intellectual, and the warm sound of the historic instruments accentuated its depth and gave it a sensual dimension as well. The four voices were simply celestial in the choir pieces and chorals, and each singer was just perfect in their solo parts, be it recitative or aria. Great specialists of baroque music, they were so at ease in the difficult coloraturas that they made everything look and sound quite effortless. This evening, music touched the souls of an enchanted audience, who applauded eagerly, unwilling to let these wonderful musicians go and to end the enchantment. After two encores of the most beautiful choir pieces, we went out into the night, with peace in our souls for one night. We do need it these days… Bravi tutti and thank you for this evening!


Limpide et lumineux : des Cantates de Bach avec Le Banquet Céleste à Rennes, le 14 décembre 2016

Foto: le Banquet Céleste

Suzanne Daumann

En résidence à l’Opéra de Rennes, le jeune ensemble baroque autour du contre-ténor Damien Guillon donne ce soir son concert de Noël, avec trois cantates de Johann Sebastian Bach : BWV 36 « Schwingt freudig euch empor », BWV 62 « Nun komm der Heiden Heiland » et BWV 64 « Sehet, welch eine Liebe hat euch der Vater erzeiget ». Une distribution prestigieuse – Céline Scheen, soprano, Damien Guillon, alto, Robert Getchell, ténor, Benoît Arnould, basse –  et le Banquet Céleste, présentent donc ce soir un banquet véritablement céleste. Grâce au jeu concentré et clair des neuf musiciens et la direction d’orchestre sobre de Damien Guillon, chaque pièce de chaque cantate est révélée dans toute sa beauté, limpide et lumineuse. Cette musique est profondément spirituelle et intellectuelle, et la chaleur des instruments d’époque accentue cette profondeur en lui donnant en plus une dimension sensuelle. Les quatre voix sont absolument célestes dans les chœurs et choraux, et chacun est juste parfait en solo, que ce soit en récitatif ou air. Grands spécialistes de la musique baroque, ils sont tous tellement à l’aise dans les coloratures difficiles de ces œuvres que tout semble sans effort. Ce soir, la musique a touché les âmes d’un public enchanté, qui applaudit chaleureusement et ne peut se résoudre à laisser partir ces musiciens formidables et à mettre un terme à l’émerveillement. Après en bis deux des plus beaux chœurs, on s’en va, l’âme en paix pour la soirée. Il en est grand besoin, ces jours-ci… Un grand merci et un grand bravo à tous pour cette soirée !


Temporada de Ópera en el Teatro Colón de Buenos Aires 2017

Foto: Teatro Colón de Buenos Aires
ÓPERA

Adriana Lecouvreur Marzo | 14, 18, 19, 21, 25 y 26 Dirección Musical Francesco Ivan Ciampa Dirección De Escena Aníbal Lápiz Diseño De Escenografía Christian Prego Diseño De Vestuario Aníbal Lápiz Diseño De Iluminación Rubén Conde Principales Intérpretes Adriana: Angela Gheorghiu / Virginia Tola, Maurizio: Leonardo Caimi / Enrique Folger. Michonnet: Alessandro Corbelli / Omar Carriòn, Princesa De Bouillon: Nadia Krasteva/ Guadalupe Barrientos Principe De Bouillon: Fernando Radó /Lucas Debevec El Abate De Chazeuil: Sergio Spina /Ivan Maier

La Prohibición de Amar de Wagner Abril | 26, 28, 29 y 30 Junio | 2 Dirección Musical: Oliver Von Dohnanyi. Dirección De Escena: Kasper Holten Diseño De Escenografía y Vestuario Steffen Aarfing. Diseño De Iluminació: Bruno Poet. Diseño De Proyecciones. Luke Halls Coreografía Signe Fabricius. Principales Intérpretes Isabella: Lise Davidsen /Jaquelina Livieri,  Dorella: María Hinojosa / Monica Ferracani, Luzio: Peter Lodahl / Pablo Pollitzer, Brighella: Christian Hübner / Lucas Devebec, Friedrich: Hernán Iturralde /Gustavo Gibert

Julio César  de Handel Junio | 6, 9, 11 y 13 Dirección Musical Martin Haselböck Dirección De Escena Pablo Maritano Diseño De Escenografía e Iluminación Enrique Bordolini Diseño De Vestuario Imme Moller. Diseño De Proyecciones: Pablo Maritano  Principales Intérpretes: Julio César: Franco Fagioli, Cleopatra: Amanda Majeski, Sextus: Jake Arditti, Cornelia: Adriana Mastrangelo

El Caballero de la Rosa de Strauss Julio | 18, 21, 22, 23 y 25 Dirección Musical Alejo Pérez Dirección de Escena Robert Carsen Diseño De Escenografía Paul Steinberg Diseño De Iluminación Peter Van Praet Diseño De Vestuario Brigitte Reiffenstuel Principales Intérpretes La Mariscala: Manuela Uhl /Carla Filipcic-Holm, Baron Ochs: Kurt Rydl/Lucas Devebec, Octavian: Jennifer Holloway / Adriana Mastrangelo, Sophie: Oriana Favaro, Herr Von Faninal /Adrian Eröd, Héctor Guedes, Cantante Italiano: Dario Schmunck /Santiago Ballerini.

Ascenso y Caída de la Ciudad de Mahagonny de Kurt Weill Agosto | 22, 25, 26, 27 y 29 Dirección Musical Facundo Agudín Dirección De Escena Marcelo Lombardero Diseño De Escenografía Diego Siliano Diseño De Vestuario Luciana Gutman Diseño de Iluminación José Luis Fiorruccio Coreografía Ignacio González Cano Principales Intérpretes: Leokadja Begbick,  Iris Vermillion Alejandra Malvino. Jenny: Nicola Beller-Carbone, Victoria Gaeta, Jim Mahoney: Nikolai Schukoff /Gustavo López Manzitti.

La Traviata Septiembre | 12, 14, 15, 16, 17, 19 y 20 Director Musical Evelino Pidò Directora De Escena Sofia Coppola Diseño De Escenografía Nathan Crawley Reposición de Iluminación Vinicio Cheli Diseño De Vestuario Valentino, Maria Grazia Chiuri y Pier Paolo Piccioli. Principales Intérpretes: Violetta Valery: Ermonela Jaho /Jaquelina Livieri,  Alfredo Germont: Saimir Pirgu / Dario Schmunck, Giorgio Germont: Fabian Veloz / Leonardo López Linares

Tres Hermanas de Peter Eotvos Octubre | 17, 18, 20, 22 y 24 Director Musical Peter Rundel Segundo Director Santiago Santero Director De Escena Rubén Szuchmacher Diseño De Escenografía y Vestuario Jorge Ferrari Diseño De Iluminación Gonzalo Córdova. Principales Intérpretes Olga Ilseyar Khayrullova, Masha: Margarita Gritskova, Irina: Ivana Rusko

Rusalka Noviembre | 7, 10, 11, 12 y 14 Director Musical Julian Kuerti Director De Escena Enrique Singer Diseño De Escenografía Jorge Ballina Diseño De Vestuario Eloise Kazan Diseño De Iluminación Víctor Zapatero Diseño De Coreografía Laura Morelos Principales Intérpretes Rusalka: Ana María Martínez /  Daniela Tabernig,  El Príncipe: Dmitry Golovin / Fernando Chalabe, Vodnik: Ante Jerkunica

Andrea Chénier Diciembre | 5, 9, 10, 12, 13, 15 y 16 Director Musical * Donato Renzetti Director Musical ** Mario Perusso Directora De Escena Lucrecia Martel Diseño De Escenografía e Iluminación Enrique Bordolini Diseño De Vestuario Julio Suárez * Funciones De Abono ** Funciones Extraordinarias. Principales Intérpretes. Andrea Chénier: Marcelo Álvarez / Gustavo López Manzitti, Carlo Gerard: Roberto Frontali /Leonardo Estévez Maddalena: Anna Pirozzi /Daniela Tabernig.

Más lirica en el Teatro Colon

MARZO | JUEVES 2: OFBA ESTEBAN BENZECRY\ PACHAMAMA Y ÑUKE MAIPÚ CARL ORFF CARMINA BURANA DIRECTOR Enrique Arturo Diemecke BARÍTONO Alfonso Mujica CONTRATENOR Damián Ramírez SOPRANO Laura Rizzo Coro Estable del Teatro Colón DIRECTOR Miguel Martínez Coro de Niños del Teatro Colón DIRECTOR César Bustamante.


ABRIL | JUEVES 27: OFBA DÚOS Y ARIAS DE ROSSINI, MEYERBEER, THOMAS, GOUNOD, GOMES, BELLINI, PONCHIELLI Y GERSHWIN DIRECTOR Mario Perusso SOPRANO Diana Damrau BARÍTONO Nicolas Testé.


JAVIER CAMARENA & OFBA JULIO | JUEVES 27   Orquesta Filarmónica de Buenos Aires DIRECTOR Enrique Arturo Diemecke TENOR Javier Camarena

JESSYE NORMAN NOVIEMBRE | MIÉRCOLES 15 SOPRANO Jessye Norman PIANO Damian Sneed


ÓPERA DE CÁMARA DEL TEATRO COLON 

LA GROTTA DI TROFONIO de ANTONIO SALIERI FEBRERO | 6, 7, 13, 14  DIRECCIÓN MUSICAL Martin Sotelo DIRECCIÓN ESCÉNICA Diego Cosin

APOLO Y JACINTO de MOZART JULIO | 1, 2, 7, 8 DIRECCIÓN MUSICAL Ulises Maino DIRECCIÓN ESCÉNICA Ignacio González Cano


EDIPO EN SAN TELMO / PIEDADE SEPTIEMBRE | 2, 3, 9 Y 10 Edipo en San Telmo AUGUSTO B. RATTENBACH / LIBRETO DE HELENA GARCÍA DE LA MATA Piedade JOÃO GUILHERME RIPPER ÓPERA EN UN ACTO PARA SOPRANO, BARÍTONO Y TENOR DIRECCIÓN MUSICAL Federico Sardella DIRECCIÓN ESCÉNICA Diego Rodríguez.

COLÓN CONTEMPORÁNEO
DE MATERIE, concierto escénico de Louis Andriessen e FEBRERO | 25 Y 26 DIRECCIÓN MUSICAL Pablo Druker DIRECCIÓN DE ESCENA Heiner Goebbels

INTÉRPRETES ARGENTINOS:
ABRIL | DOMINGO 9 JOHANN SEBASTIAN BACH ORATORIO DE PASCUA BWV 249, PARA SOLISTAS, CORO Y ORQUESTA DIRECTOR Mario Videla SOPRANO Soledad de la Rosa CONTRATENOR Damián Ramírez TENOR Carlos Ullán BARÍTONO Víctor Torres CORO ORFEÓN DE BUENOS AIRES DIRECTORES Néstor Andrenacci y Pablo Piccini ENSAMBLE DE LA ACADEMIA BACH CONCERTINO Pablo Saraví

Porgy and Bess en el Teatro Colón de Buenos Aires

Prensa Teatro Colón /Arnaldo Colombaroli y Máximo Parpagnoli 

Gustavo Gabriel Otero
Twitter: @GazetaLyrica

Buenos Aires, 06/12/2016. Teatro Colón. George Gershwin: Porgy and Bess. Ópera en tres actos. Libreto de Edwin Dubose, Doroty Heyward e Ira Gershwin. Christine Crouse, dirección escénica. Michael Mitchell, diseño de escenografía y de vestuario. Sibonakaliso Ndaba, coreografía. Kobus Rossouw, iluminación. Producción de la Ópera de Ciudad del Cabo. Xolela Sixaba (Porgy), Nonhlanhla Yende (Bess), Mandisinde Mbuyazwe (Crown), Lukhanyo Moyake (Sportin’ Life), Siphamandla Yakupa (Clara), Goitsemang Lehobye (Serena), Miranda Tini (María), Mthunzi Mbombela (Robbins), Mandla Mndebele (Sepulturero), Owen Metsileng (Jake), Lindile Kula Jr (Jim), Lusindiso Dubula (Mingo), Andile Tshoni (Peter), Bukelwa Velem (Lilly), Noluvuyiso Mpofu (Vendedora de frutillas), Nkululeko Masuku (Vendedor de cangrejos), Nkosana Sitimela (Frazier), Thando Mjandana (Nelson), Brian Notcutt (Archdale y Coronel), Gideon Lombard (Detective), Niel Roux y Roy Hunter (Policías), Luthando Tsodo y Shaun Oelf (Bailarines), Renaldo Wales (Trompetista). Coro de la Ópera de Ciudad del Cabo. Director del Coro: Marvin Kernelle. Orquesta Estable del Teatro Colón. Dirección Musical: Tim Murray.

El Teatro Colón ofreció para su cierre de la Temporada 2016 Porgy and Bess de Gershwin en una producción escénica importada, junto a los solistas y el coro, de la Ópera de Ciudad del Cabo, y el concurso de la orquesta local. La producción con dirección escénica de Christine Crouse traslada la acción original de las callejuelas portuarias de Charleston en los años ‘30, al submundo delictivo de Soweto, en las afueras de Johannesburgo, en los contestatarios años 70, cuando la política del apartheid comenzaba a resquebrajarse. Michael Mitchell diseñó un vestuario acorde a la década de 1970 y una escenografía funcional con fachadas en ruinas y andamios de metal que ambientan perfectamente la obra, a lo que coadyuva la iluminación de Kobus Rossouv. La coreografía de Sibonahaliso Ndaba luce perfecta y obliga a los intérpretes a estar en continuo movimiento ya que la puesta en escena de Crouse acentúa los rasgos corales y la danza que son centrales en su visión de la obra. 
En la faz vocal la mayor virtud fue la homogeneidad del elenco, sin grandes destacados pero con muy buen nivel, y la excelencia del Coro de la Ópera de Ciudad del CaboXolela Sixaba brilló Porgy por su perfecta prestación vocal, por su caudal y su impactante desempeño actoral y lució por sobre el resto del elenco. A su lado, Nonhlanhla Yende como Bess, se destacó más por la composición del rol que por su calidad vocal con un vibrato excesivo. Goitsemand Lehoby como Serena ofreció una ajustada línea de canto, buen volumen y perfecta compenetración. Luhanyo Mokayye (Sportin’ Life), Mandisinde Mbuyazwe (Crown) y Miranda Tina (María) lucieron voces más interesantes que el resto del elenco, mientras que el escaso volumen de Siphamandla Yazupa (Clara) deslució el esperado Summertime inicial. Tim Murray ofreció una versión ajustada y prolija de la obra con muy buena respuesta de la Orquesta Estable.

domingo, 11 de diciembre de 2016

Don Chisciotte Alle nozze di Gamace de Antonio Salieri en el Festival Internacional Cervantino de Guanajuato México.

Fotos cortesía: Festival Internacional Cervantino

Alberto Rosas

La presentación en concierto en el esplendoroso Teatro Juárez de Don Chisciotte Alle nozze di Gamace (Don quijote en las bodas de Camacho) de Antonio Salieri (1750-1825) fue una de las apuestas más interesantes de la reciente versión del Festival Internacional Cervantino que se realiza anualmente en Guanajuato México. Considerada como ‘ópera bufa entremezclada con danzas’ en dos actos, está basada en la obra de Cervantes, aunque de manera superficial, en los capítulos 19 y 21 de la segunda parte, donde algunos personajes y situaciones difieren de lo contenido en la novela. La ópera fue compuesta por el compositor italiano Antonio Salieri para el carnaval de Viena de 1771, donde fue estrenada en el escenario del Kärntnertortheater de esa ciudad. El libreto es del bailarín y poeta Boccherini, y en su creación participó el conocido bailarín y coreógrafo francés de la época Jean Georges Noverre, quien imprimió a la partitura una clara influencia del estilo francés, con largos pasajes orquestales de ballet, y donde uno de los personajes, el de Alfeo, es  interpretado por un bailarín. La partitura fue obtenida de la biblioteca de Viena por Sébastien d'Hérin, clavecinista y director del ensamble francés de música antigua Les Nouveaux Caractères, a raíz del encargó realizado por el  festival, cuya edición de este año fue dedicada a Don Quijote y a Cervantes. De acuerdo a investigaciones del propio d'Hérin, durante la preparación de este concierto, no encontró antecedente alguno de que la ópera haya sido interpretada de nueva cuenta desde su estreno, a excepción de situaciones aisladas ocurridas hace pocos años como la ejecución de la obertura o la interpretación a piano de algunas arias.  Por ello, se puedo hablar de un reestreno moderno de una ópera perdida de Salieri. Orquestalmente se trata de una partitura ligera, de gratos pasajes orquestales muy cuidados, una obra al estilo Mozarteano, con situaciones cómicas y jocosas, arias plenas de virtuosismo, dúos, y como ya se mencionó, alargados pasajes orquestales de ballet.  Como dato curioso y contrario al estilo de composición de la época,  Salieri omitió el uso del traverso o flauta barroca y reforzó la orquesta con oboes, fagots y cornos. Desde el clavecín d'Hérin condujo con entusiasmo y vehemencia a un ensamble muy bien trabajado, compacto, ligero, y muy musical, particularmente en su sección de cuerdas. 
Además, se conformó un buen elenco de cantantes franceses que hicieron justicia a sus personajes y a las divertidas situaciones, es una propuesta semi actuada y con caracterización de algunos personajes como la del cocinero Gnoco que ameniza la boda, con gorro de chef y exagerado acento francés que. El papel de Don Quijote fue interpretado por el barítono Frédéric Caton con profunda y potente voz, y el de Sancho Panca por Sébastien Droy un tenor de grato timbre y claridad vocal. Correctos estuvieron sus contrapartes, con quienes se desata una pelea durante la boda, el barítono Ronan Nédélec como Nasone y el caballero del bosque, el tenor Jean-François Novelli, encantador intérprete que por su caracterización de Gnoco. Armoniosos fueron los duetos entre Chiterria de la soprano Hjördis Thébault y del barítono Guillaume Andrieux, ganador del importante reconocimiento francés del 2016 Révélation des Victoires de la musique classique, en el papel de Gamace. Mucho provecho actoral y vocal sacó la soprano Caroline Mutel al personaje de la enamorada Rosina, una intérprete muy refinada, delicada y elegante, tanto en su porte como en su interpretación vocal de gran nivel. Finalmente, la soprano Camille Poul, prestó al personaje de Lena encanto y gracia, y un canto uniforme y nítido en su timbre y su expresión. Don Chisciotte de Salieri es una obra que merecería recibir al menos alguna oportunidad de ser puesta en escena, y un reconocimiento al festival por la loable tarea de revivir obras desconocidas como lo es esta. 

viernes, 9 de diciembre de 2016

The Fairy Queen en Ambronay Francia

Fotos copyright Bertrand Pichène.
Sergio J. Medina.

Desde su creación en 1980 el Festival de Ambronay, que se celebra anualmente en la Abadía de Nuestra Señora, de esa pequeña localidad  al sureste de Francia es uno de los festivales musicales de música antigua más prestigiosos, por donde los especialistas de música barroca deben pasar, y donde se ha institucionalizado las grabaciones discográficas  con su sello propio y gracias a la excepcional acústica del recinto. Uno de los eventos principales de esta edición fue la presentación de la semi-opera de Purcell, The Fairy Queen, bajo la interpretación del grupo francés Les Nouveaux Caractères, de la no tan distante de aquí ciudad de Lyon.  El libreto y los argumentos parecen no tener coherencia como los actos  parecen no tener relación unos con otros, es una historia mágica que contiene seductoras melodías del teatro musical de Purcell. En esta ocasión, la agrupación ofreció, como no se había hecho en algún tiempo, la obra en su versión integral con todas las arias, coros y piezas orquestales que tradicionalmente se omiten.  Con gran energía de músicos y solistas se ofreció una prestación de alto nivel interpretativo y musical. La buena dinámica de los instrumentos, cuerdas, percusiones y trompetas se fundió en una orquestación sutil y puntual, bajo la entusiasta mano de Sébastien d’Hérin desde el clavecín. Su tejido sonoro fue compacto, y en harmonía con las voces.  Vocalmente el elenco contó con destacados solistas como la soprano Caroline Mutel, quien mostró una dúctil y refinada voz cantando con dulzura, agilidad en las ornamentaciones y virtuosismo en la coloratura. 
Hjördis Thébault tuvo un buen desempeño, pero agradó y sedujo con su presencia y notable vocalidad la mezzosoprano australiana Caitlin Hulcup, Dignos de mención fueron los tenores Anders J Dahlin, así como el tenor ingles Samuel Boden, por su entrega y pasión para cantar.  Correctos Julien Picard, la soprano Virginie Pochon y los barítonos Kevin Grenlaw, Guillaume Andrieux y Ronan Nedelenc que redondearon la compañía de canto con sus intervenciones.  Esta  misma versión completa fue grabada los días previos y posteriores a esta presentación en concierto, con los mismos solistas y pronto verá la luz.  Se puede resumir como una versión de alto nivel que mantuvo en vilo a todos los presentes que abarrotaron cada asiento de la abadía. ¡Esto es a lo que se llama hacer música! 

Euridice in Wonderland – Offenbach’s Orphée at Angers Nantes Opéra on November 29, 2016

Photo: Jef Rabillon

Suzanne Daumann

Whenever one listens to one of the many musical version of the myth of Orpheus, be it Monteverdi, Gluck or Telemann, one tends to wonder whether Euridice might not be tempted to stay in Pluto’s world. She might like it there, after all. With Crémieux and Halévy, this is precisely what happens: Euridice is having an affair with the shepherd Aristée who is actually Pluto in disguise. He ends up kidnapping her. Orpheus doesn’t really mind; since he’s not a model of marital fidelity either, he thinks it’s quite a good idea. The Public Opinon, however, makes him head out on in search of his lost wife. Together they stop by Olympus, where the gods are being their usual selves, and end up in the underworld. Euridice is alone in Pluto’s boudoir, bored to death. When husband and lover arrive to claim her, she ends up choosing becoming a Bacchante. This irreverent version is pure Offenbach, full of rhythm and fun, light but never superficial. Laurent Campellone and the Orchestre National des Pays de la Loire, full of drive and well balanced and nuanced, as well as a glorious cast, are doing it ample justice. Ted Huffman’s staging puts the story into a Grand Hotel, 30s style, with vaguely Greek or Roman furniture. A vast marble hall contains one by one the foyer, where the first act takes place, then a kind of conference room, where the gods are fooling around, and finally the bar, the underworld. In the background, a huge elevator links these different spaces. It is so big and conspicuous that it’s almost a character by its own right. These sets and the marvellous costumes are due to Clement & Sanôu and their team, who merit their own standing ovations. The choir is the hotel staff, bellhops and cleaning women in their uniforms. Everything starts off peacefully enough, with the central characters who present themselves on stage, explaining their situation. The first to arrive is the Public Opinion. Mezzo-soprano Doris Lamprecht simply nails her, taking on quite tart and severe intonations, yet musical and pleasant of voice. Young soprano Sarah Aristidou is Euridice, graceful of voice and of person; she masters the ironic exaggerated coloraturas with ease and joy. Tenor Sébastien Droy is her Orphée. He has a beautiful warm and natural voice.  A handsome Orphée, a tad obnoxious with his violin. Things are beginning to get livelier when he hides in a flower pot a poisonous snake that bites Euridice. The orchestra follows the dramaturgy and goes on a takeoff in drive that will last until the end. Aristée, the shepherd, reveals is true identity as Pluto, shakes free a mane of white blond hair from under his képi and takes Euridice into his realm of shadows. In the second act, which takes place at Olympus and among its gods, everything becomes diabolically absurd.  The gods are a bunch of fat golden characters, comfortable in their heaven of eternal stories of love and jealousy. Pluto alone stands out: he is now wearing a long black coat of light fabric, with long sleeves and punk style boots. In his back, a pair of wings made of feathers and bones open and close, following his movements. Three Cerberusses are with him, played with brio by the Alban Gérôme, Antoine Orhon and Benjamin Thomas, who deserve a special bravo for this performance. Mathias Vidal sings the part of Pluto, and he clearly enjoys being a rebel son and fallen angel. His voice is warm, clear, intense, and his stage presence impressive. This singer is, without any fuss and buzz, one of the finest tenors in France today. Divine voices are also hidden behind the absurd and loveable costumes of the Olympic family. The beautiful baritones of Franck Leguérinel, a bit deeper, and very jovial as a joyful Jupiter, and of Marc Mauillon who sings everything from bass to tenor, a bit lighter, and who has left the baroque universe where he is most at home, in order to play a marvellous Mercury in this baroque Olympus. The golden goddesses voices: Diane – Anaïs Constans, Venus – Lucie Roche, Minerva – Mathilde Nicolaus et Juno –  Edwige Bourdy are sweet and golden indeed, and a tad similar. Jennifer Courcier play an adorable Cupid, a real baroque putto. All this is simply delicious and a great time is being had by all, on stage and in the hall. The second part has yet more treasures in store: the curtain rises over Act III, Euridice is languishing alone at the hotel bar. One John Styx, one of Pluto’s servants, comes in and begins courting her. He has the appearance of a porcupine, maybe because a porcupine’s sting sticks? Sweet-voiced tenor Flannan Obé plays him quite touchingly.  Euridice however will have none of it, chases him away and hides in the ice-box. Jupiter and Cupid find her, and Jupiter takes on the appearance of a golden fly in order to seduce her. Jupiter being Jupiter, she falls for and onto him. The lovers have a drink at the bar, when everyone comes barging in, the rhythm accelerates, the tension rises another notch. Pluto arrives with more servants, or are these the wild animals that Orphée is normally supposed to tame? Anyway, here is, for our ever-increasing delight a joyous zoo of frogs, lobsters and herons. Orphée and Pluto are quarrelling about Euridice, almost tearing the poor girl apart. Jupiter decides: she can go back with Orphée, but he must not turn back on the way. So here is the easy way out for both of them: he does turn back, she can stay and remain among the Bacchantes. All is well that ends well, it’s time to party and for the famous Cancan.  Applause and bravos abound, the Cancan resounds again and again, and if there were room between the rows of seats, the audience would be dancing, too. A delightful evening, musical champagne, a sweet intoxication without a hangover – what more can one wish for?


El Teatro Colón presentó la Temporada 2017


El Teatro Colón presentó la Temporada 2017 con la presencia de la Directora General del Teatro Colón, María Victoria Alcaraz y el Director Artístico, Darío Lopérfido

Daniel Barenboim, Martha Argerich, Angela Gheorghiu, Franco Fagioli, Sofía Coppola, Javier Camarena, Jessye Norman, Diana Damrau, Robert Carsen, Marcelo Álvarez, Nicolas Testé, Isabella Boylston y Marianela Nuñez, entre muchos otros artistas, formarán parte de la próxima temporada.

Figuras de relevancia mundial estarán presentes en la Temporada 2017 del Teatro Colón que fue anunciada esta tarde en la Sala del Centro de Experimentación del Teatro Colón por la Directora General, María Victoria Alcaraz, y por el Director Artístico de nuestro primer coliseo Darío LopérfidoArtistas de la talla de Daniel Barenboim, Martha Argerich, Angela Gheorghiu, Sofía Coppola, Javier Camarena, Jessye Norman, Diana Damrau, Marcelo Alvarez, Isabella Boylston y Marianela Nuñez, son sólo algunos de los tantos que pasarán por el escenario del Teatro Colón a lo largo del próximo año.

Maria Victoria Alcaraz dio la bienvenida al encuentro agradeciendo a los medios de comunicación y a la crítica especializada “por la atención que siempre nos prestan, gracias por acompañar al teatro”, para luego dar paso a un video de presentación en donde se anunciaron las grandes novedades que tendrá el Teatro para el 2017.

A continuación, fue el turno de Darío Lopérfido quién manifestó: “Me siento orgulloso de toda la temporadaque estamos presentando. Es una temporada que, al menos a mí, me gusta mucho, y creo que al público le va a producir una sensación similar”.

La temporada de ópera 2017 tendrá nueve títulos y se podrá apreciar Adriana Lecouvreur con la interpretación de la soprano rumana Angela Gheorghiu; La prohibición de amar, de Richard Wagneruna producción del Teatro Real de Madrid en coproducción con el Teatro Colón y la Royal Opera House; Julio César bajo la dirección de escena de Pablo Maritano y la interpretación protagónica del contratenor argentino Franco Fagioli; El Caballero de la Rosa, una nueva producción del Metropolitan Opera de New York y la Royal Opera House de Londres en coproducción con el Teatro Colón y el Teatro Regio de Turín, con dirección de escena de Robert Carsen; Ascenso y caída de la ciudad de Mahagonny; La Traviata, la célebre obra de Giuseppe Verdi bajo la dirección escénica de Sofia Coppola; el estreno iberoamericano de Tres hermanas; una adaptación de la producción de Rusalka del Teatro de Bellas Artes de México y finalizará con Andrea Chénierque contará con la dirección escénica de Lucrecia Martel y el tenor argentino Marcelo Álvarez cantando en el rol principal.

El Ballet Estable, con la dirección de Maximiliano Guerra, presentará La fierecilla domada; Sylvia con la presencia de Isabella Boylston, figura del American Ballet Theatre; La bella durmiente del bosque tendrá las participaciones estelares de Marianela Nuñez (Royal Ballet de Londres) y Anna Ol (Het Ballet de Holanda);y Notre Dame de París contará nuevamente con el regreso de Ludmila Pagliero (Etoile de la Opera de París). Además,  durante el mes de agosto, habrá dos funciones de la Gala Mundial de Ballet junto a reconocidas figuras de la danza internacional como Alessandra FerriHerman Cornejo y Marianela Nuñez, y una segunda edición de Noche Contemporánea con funciones en el Teatro Gran Rex.

La Orquesta Filarmónica de Buenos Aires, bajo la dirección de Enrique Arturo Diemecke, presentará 17 conciertos de abono, con algunos de los mejores solistas, entre ellos Diana Damrau, Boris Berezovsky, Ángel Romero, Midori, Elena Bashkirova, Pinchas Zukerman, Mariano Rey y Claudio Barile.

La Orquesta Estable del Teatro Colón presentará un ciclo de abono de tres conciertos que serán dirigidos por los maestros Mario PerussoRodolfo Saglimbeni y Mika Eichenholz.

Se presentará la cuarta edición del Festival Barenboim que tendrá como protagonistas a Daniel BarenboimMartha Argerich y la Orquesta West-Eastern Divan.

El Abono Verde, en su segunda edición, contará con grandes artistas nacionales e internacionales como ser el pianista argentino Sergio Tiempo, el tenor mexicano Javier Camarena y la soprano estadounidense Jessye Norman.

El Colón en familia continúa su programación iniciada durante la temporada 2016 con espectáculos de ópera, ballet y conciertos a precios populares y especialmente diseñados para compartir en familia, y una intensa actividad que nutrirá el ciclo dominical gratuito de Intérpretes Argentinos, que recibe la aprobación y el entusiasmo del público disfrutando de los mejores músicos y agrupaciones del país.

A la par de estas cautivantes propuestas, las diversas áreas de producción del Teatro Colón ofrecerán sus ciclos habituales, tales como el Centro de Experimentación, dirigido por Miguel Galperín, un espacio invalorable para la creación nacional, y el programa Colón Contemporáneo, que dirige Martín Bauer, con De Materie de Louis Andriessen con dirección de escena de Heiner Goebbels y Tres Hermanas de Peter Eötvös con dirección de escena de Rubén Szuchmacher, entre otros.

El ciclo Ópera de Cámara, que dirige Marcelo Lombardero, continuará su programación como proyecto itinerante para llegar a distintos escenarios de la Ciudad Autónoma de Buenos Aires, promoviendo a jóvenes artistas.

Al término de la presentación, Darío Lopérfido agradeció a los presentes y “a los que trabajan en el teatro, que hacen que todo sea posible. Los artistas que se suben al escenario y el público que lo disfruta es, finalmente, lo único que importa y lo que justifica todo el trabajo que hacemos”.