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Wednesday, August 19, 2026

La Tabernera del Puerto, Zarzuela in tre atti di Pablo Sorozábal - Teatro Mayor Julio Mario Santo Domingo di Bogotá, Colombia

Fotos: Juan Diego Castillo / Teatro Mayor Julio Mario Santo Domingo

Ramón Jacques

La Tabernera del Puerto, Zarzuela in tre atti con música di Pablo Sorozábal (1896-1988) libreto di Federico Romero (1886-1976) e Gullermo Fernández-Shaw (1893-1965) basado en el “Romancillo marinero” de Federico Romero. Teatro Mayor Julio Mario Santo Domingo de Bogotá, Colombia.  1 de agosto 2026

Fin dalla sua fondazione, il 26 maggio 2010, il Teatro Julio María Santo Domingo è diventato il principale palcoscenico della capitale colombiana, proponendo ogni anno un’ampia varietà di spettacoli musicali – dalla musica popolare a quella classica e antica – oltre a danza, teatro e, naturalmente, ad una stagione lirica. Per l’edizione attuale sono state programmate tre recite de La tabernera del puerto, zarzuela con musiche del compositore Pablo Sorozábal (1897-1988), prolifico autore donostiarra di opere sinfoniche e liriche, formatosi in Germania. Sorozábal svolse inoltre un’intensa attività di direttore d’orchestra, esperienza che gli permise di conoscere a fondo il linguaggio sinfonico e di comprendere le possibilità espressive della voce umana, conferendo alle proprie opere un raffinato eclettismo orchestrale, ricco di colori e sfumature. Sebbene La tabernera del puerto non goda di una particolare notorietà né rientri stabilmente nel repertorio lirico dei principali teatri internazionali, è conosciuta a livello globale soprattutto per la celebre romanza per tenore ¡No puede ser!, la cui popolarità e frequenza di esecuzione sono aumentate sensibilmente in seguito alla sua inclusione nei concerti dei Tre Tenori, José Carreras, Plácido Domingo e Luciano Pavarotti. Al di là di questo, l’opera è considerata una delle composizioni più significative del genere e uno dei vertici della zarzuela, tanto per la brillantezza della scrittura melodica e orchestrale quanto per la solidità della partitura, capace di intrecciare in maniera organica e uniforme musica, dramma e sviluppo dei personaggi, attraverso una costruzione teatrale condotta con estrema cura. La tabernera del puerto, messa in scena per la prima volta il 6 maggio 1936, rientra nel cosiddetto “género grande” della zarzuela, una tipologia che si avvicina maggiormente all’opera lirica, a differenza del “género chico”, caratterizzato da opere brevi, di durata ridotta e trame più semplici. Il género grande ha consentito uno sviluppo più ampio di vicende caratterizzate da una marcata tensione drammatica, una teatralità più complessa e personaggi più articolati, in grado di esprimere, come in questo caso, sentimenti quali amore, ambizione, inganno e redenzione. La vicenda de La tabernera è ambientata nella località marittima immaginaria di Cantabreda, nel nord della Spagna, proprio nel 1936, anno della prima rappresentazione. Sebbene il luogo sia di fantasia, le origini basche del compositore, nato a San Sebastián, nella provincia di Guipúzcoa, e il cognome Eguía di uno dei protagonisti evocano inequivocabilmente la costa dei Paesi Baschi.Nel porto si trova una taverna di proprietà del contrabbandiere Juan de Eguía, dove la giovane Marola, che tutti credono essere sua moglie, accoglie i marinai che vi si riuniscono o che fanno scalo nel porto. Marola è corteggiata dal giovane trovatore Abel, ma si innamora del Pescatore Leandro. Un gruppo di donne la accusa di sedurre tutti gli uomini del porto, provocando la reazione violenta di Eguía, che la picchia e la maltratta. Eguía, che in realtà è il padre di Marola, offre a Leandro la mano della figlia in cambio del suo aiuto nell’introdurre della cocaina in città. Leandro accetta e, insieme a Marola, si dirige con un’imbarcazione verso una grotta raggiungibile dal mare, dove dovrebbero recuperare la droga. I due scompaiono però in mare durante una violenta tempesta. Affranto, Eguía rivela ai presenti che Marola è in realtà sua figlia. Il Vecchio marinaio inglese Simpson annuncia però che Marola e Leandro sono sopravvissuti e stanno tornando al paese, arrestati dalla polizia. Il contrabbandiere, pentito, confessa di essere il responsabile di quanto accaduto e viene arrestato, mentre Marola e Leandro vengono rimessi in libertà. La zarzuela, genere lirico-musicale e scenico nato in Spagna e caratterizzato dall’alternanza di dialoghi parlati e parti cantate, prende il nome dal Palazzo della Zarzuela, residenza della famiglia reale spagnola situata nei pressi di Madrid, nel cui teatro iniziarono le prime rappresentazioni del genere. La zarzuela può essere accostata, seppure in termini non del tutto rigorosi, all’opéra-comique francese o al Singspiel tedesco, proprio per l’alternanza tra parti parlate e cantate. La sua peculiarità risiede tuttavia nello stretto legame con il carattere, la musica, le feste, le consuetudini, la letteratura e, in definitiva, con il folclore spagnolo. Le origini della zarzuela risalgono al XVI secolo, quando il drammaturgo Lope de Vega scrisse La selva sin amor, una commedia con orchestra che l’autore definì, qualche anno più tardi, “una cosa nuova in Spagna”. Nel 1629 l’altro celebre drammaturgo spagnolo, Calderón de la Barca, utilizzò per la prima volta il termine “zarzuela” per la sua opera El golfo de las Sirenas. Da allora iniziarono a comparire numerosi compositori spagnoli dediti alla zarzuela barocca. Molte di queste opere andarono perdute nel corso del tempo, mentre altre sono state riscoperte e riportate in scena nel corso dei secoli. Il 10 ottobre 1856 fu fondato ufficialmente a Madrid il Teatro de la Zarzuela e nel 1873 nacque il Teatro Apolo, dove venivano rappresentate – e ancora oggi vengono rappresentate – esclusivamente opere appartenenti a questo genere. La zarzuela condivise il periodo della sua massima fioritura con l’opera lirica e con il teatro di prosa e in versi nell’Ottocento, per poi confrontarsi nel Novecento con il nuovo linguaggio cinematografico. Grazie alle tournée delle compagnie spagnole, il genere si diffuse ampiamente, soprattutto nell’America Latina di lingua spagnola. Ancora oggi i principali teatri spagnoli inseriscono regolarmente titoli di zarzuela nelle proprie stagioni, mentre le occasioni in cui teatri al di fuori della Spagna hanno programmato questo repertorio sono generalmente state accolte con favore. I maggiori teatri dell’America Latina, tuttavia, non la propongono con la frequenza che meriterebbe. È proprio per questo che assume particolare importanza l’attività del Teatro Mayor di Bogotá, che inserisce la zarzuela nella propria programmazione contribuendo a mantenere vivo il genere. Va ricordato che, nell’ambito della stagione in corso, nel febbraio di quest’anno è andato in scena El Vizconde, zarzuela comica di Francisco Asenjo Barbieri (1823-1894), in una coproduzione tra il Teatro Mayor, il Teatro de la Zarzuela, la Fundación Juan March – impegnata nella promozione della cultura e della musica in Spagna – e il Teatro Metropolitano di Medellín Colombia. L’allestimento de La tabernera del puerto presentato a Bogotá proveniva dal Teatro de la Zarzuela di Madrid, che nel corso degli anni ha coinvolto importanti registi e scenografi. Le scene erano state ideate dall’italiano Ezio Frigerio, mentre i costumi, colorati ed eleganti, erano firmati da Franca Squarciapino, con le luci di Vinicio Cheli. La regia era affidata al celebre attore e regista teatrale catalano Mario Gas, noto per la sua lunga attività nel teatro di prosa e nel teatro lirico. Profondo conoscitore della zarzuela, Gas ha saputo valorizzare i momenti drammatici della partitura e, al tempo stesso, mettere in risalto con grazia e naturalezza la verve comica consentita dal libretto, attraverso una precisa cura della gestualità, dei movimenti e delle coreografie. Ne è emersa con particolare evidenza la dimensione umana dei personaggi e dei loro sentimenti, insieme a problematiche che Sorozábal aveva posto al centro dell’opera e che conservano una sorprendente attualità: la violenza, i maltrattamenti nei confronti delle donne e il narcotraffico. La scena conduceva lo spettatore all’interno di una taverna cupa e lugubre, delimitata sul fondo da un enorme muro di pietra, elemento fisso che, una volta rimossi tavoli e sedie della taverna, si trasformava visivamente nelle strade buie e nel molo.Le luci, dominate da tonalità scure, accompagnava i momenti più drammatici con colori blu profondi, mentre bianchi brillanti e luminosi caratterizzavano le sezioni più gioiose ed emozionanti. Non poteva mancare la coppia comica, caratterizzata da parti recitate e da un umorismo affidato ai personaggi di Chincorro e Antigua, interpretati dall’attore spagnolo Pep Molina e dal mezzosoprano Amelia Font, che vanta una consolidata esperienza nel repertorio lirico. Il momento di maggiore impatto dell’allestimento di Frigerio era rappresentato dalla scena dell’imbarcazione che, attraversando una violenta tempesta, giungeva all’affondamento. La sequenza si svolgeva dietro un sottile sipario bianco, su cui proiezioni e giochi di luce evocavano con efficacia la pioggia battente, i fulmini, i tuoni e il moto del mare. Il cast vocale, composto da interpreti con una vasta esperienza tanto nella zarzuela quanto nel repertorio operistico, era guidato dalla giovane e delicata Marola del soprano andaluso Leonor Bonilla, dotata di una voce brillante, nitida e molto musicale, particolarmente sicura negli acuti penetranti. Il baritono César San Martín ha dato vita al perfido Juan de Eguía con lirismo e forza drammatica, offrendo al tempo stesso una felice vena comica nella divertente romanza La mujer de los quince a los veinte. Il tenore Antonio Gandía ha offerto una buona prova nel ruolo di Leandro. Un tempo interprete di parti da tenore leggero, la sua voce ha acquisito corpo e consistenza. Sebbene il canto non risultasse particolarmente raffinato, Gandía è riuscito a suscitare grande entusiasmo e calorosi applausi da parte del pubblico dopo la sua appassionata interpretazione di No puede ser. Ricco di esperienza e dotato di buone risorse musicali, il versatile basso Rubén Amoretti metteva in evidenza, grazie alla voce profonda e robusta, il personaggio di Simpson, il vecchio lupo di mare inglese. Maria Paula Pataquiva conquistava il pubblico per il candore e la luminosità del canto, oltre che per la naturalezza della presenza scenica. Buona anche la prova degli altri interpreti nei rispettivi ruoli, che completavano un cast numeroso e articolato; per vivacità, partecipazione scenica e capacità di amalgamarsi con l’azione si distingueva il Coro Filarmónico Juvenil. Sul podio si è distinto il maestro spagnolo Miquel Ortega, che ha dedicato gran parte della propria carriera alla direzione e alla promozione dellazarzuela. Alla guida dell’Orquesta Filarmónica Juvenil de Colombia, Ortega ha offerto un’interpretazione vivace e brillante della partitura. La scrittura musicale presentava numerosi passaggi di forte impatto, alternando momenti di esaltazione e di drammaticità; Ortega ha dimostrato una spiccata capacità di valorizzare la varietà timbrica e cromatica, rendendo la componente orchestrale uno dei punti di forza dell’opera.