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Monday, January 6, 2020

Cendrillon de Pauline Viardot - Teatro Coccia di Novara


Credito fotografico: Finotti.

Renzo Bellardone

Crescita e progresso per esistere nella vera essenza del significato,devono fondarsi sulla preservazione del ricordo delle buone pratiche, anche a dispetto di chi (per fortuna pochi sciocchi) ridono e deridono sbeffeggianti tali comportamenti.

CENDRILLON – Teatro Coccia Novara – 22 dicembre 2019 Opérette de salon in tre atti Musica di Pauline Viardot Elaborazione musicale e orchestrazione Paola Magnanini Coro dell’Accademia AMO del Teatro Coccia Direttore Michelangelo Rossi Regia Teresa Gargano Costumi e scene Danilo Coppola Luci Ivan Pastrovicchio Elementi dell’Orchestra del Luglio Musicale Trapanese Personaggi e intepreti Le Baron de Pictordu Pasquale Greco Marie, detta Cendrillon Francesca Martini Armelinde Simona Di Capua Maguelonne Ilaria Alida Quilico La Fée Raffaella Di Caprio Le Prince Charmant Gianluca Moro Le Comte Barigoule Dario Sebastiano Pometti Coproduzione Fondazione Teatro Coccia con Ente Luglio Musicale Trapanese

A mio pensare è lodevole l’azione intrapresa dal Coccia di Novara, con un plauso alla direttrice Corinne Baroni ed a tutto lo staff, per la realizzazione dell’Accademia Amo del Teatro Coccia e per le varie opere di sensibilizzazione ed acculturamento del pubblico con la presentazione allo stesso (prima della rappresentazione) del lavoro compiuto attraverso la parola di regista, direttore d’orchestra e quanti hanno avuto un ruolo decisivo nella realizzazione. Cendrillon  è la rara opera scritta da Pauline Viardot, mezzosoprano, pianista, compositrice e maestra di canto che pur eclettica musicista non ebbe la fortuna della ben più celebre sorella Maria Malibran, pur vivendo a lungo ed anticipando i tempi influenzando parecchio negli ambienti musicali del XIX secolo. 
Cendrillon è una perla rilucente nel panorama del teatro musicale  scritta originalmente per sette cantanti e pianoforte, liberamente ispirata alla celebre fiaba di Cenerentola che alterna, secondo la struttura dell’opéra-comique, parti cantate e dialoghi parlati. I personaggi ed i ruoli ed anche certe arie …una volta c’era un re…, seppur qui diviene un principe, tradiscono lo stretto connubio con la Cenerentola rossiniana. In buca solo 9 strumenti diretti dal giovane Michelangelo Rossi che sa interagire avvedutamente con partitura ed il piccolo ensemble a disposizione dall’orchestra del Luglio Musicale trapanese  e fa ben emergere la gavotta, la barcarola come fosse musica facile e non apparentemente facile! La scrittura ha tutto il profumo ed il sapore francese e Paola Magnanini ha giocato con la scrittura iniziale ricreando sensibilmente un esempio di teatro da camera dando valore ad una partitura mai scritta, ottenendo un risultato gradevole e facile all’ascolto. Rispettosa la regia di Teresa Gargano in un allestimento classico con atteggiamenti contemporanei; i personaggi si muovono con agilità e freschezza pur in abiti di qualche secolo fa. Ho trovato divertente il gettare dalla finestra oggetti vari, dalla zucca ai topolini, che toccato il suolo e per la magia della Fée interpretata amabilmente da Raffaella di Caprio, diventano la carrozza, il cocchiere e così via. Le scene dell’attento Danilo Coppola sono molto semplici, ma curate ed apprezzate, come i costumi realizzati dallo stesso Coppola. Bravi Gianluca Moro nel Prince Charmant e Dario Sebastiano Pometti nel Comte Barigoule: buone voci e buone interpretazioni. Le due sorellastre Armenilde e Maguelonne sono rispettivamente interpretate da Simona di Capua e Ilaria Alida Quilico, abili caratteriste che nulla sacrificano al canto che viene reso divertente ed accattivante. Interessante Pasquale Greco in Le Baron de Pictordu. Bene per Francesca Martini in Marie detta Cendrillon che ha brillato nel ruolo del titolo. Le luci di Ivan Pastrovicchio sono misurate e quindi gradevoli: Veramente un’altra nota positiva per questo importante teatro di tradizione che è il Coccia di Novara; i cantanti giovani hanno dato il meglio ed anche tutto quanto sta intorno all’opera è apprezzabile! La Musica vince sempre.



Thursday, December 1, 2016

La Rivale - Teatro Coccia di Novara

Credito per le foto della Rivale Mario Finotti.

Renzo Bellardone



Musica di Marco Taralli – Libretto di Alberto Mattioli Regia Manu Lalli Direzione d’orchestra Matteo Beltrami Orchestra Talenti Musicali Tiziana Fabbricini, nel ruolo della protagonista Carmela Astolfi, Daniele Cusari, il Melomane Antonio, Giulio Pelligra, Don Bartolo/Salvatore Giulia Perusi, la commessa giovane, Simona Di Capua, Annina la badante, Daniele Piscopo, la maschera, Eleonora Boaretto, la turista/commessa anziana Edizioni Sconfinarte. Produzione Fondazione Teatro Coccia Onlus

In prima assoluta, su commissione della Fondazione  Teatro Coccia il 1 dicembre 2016 ha debuttato ‘LA RIVALE’ composta da Marco Taralli su libretto di Alberto Mattioli, il quale ha tratto libera ispirazione dal racconto di  Éric-Emmanuel Schmitt. La trama è ironica e si ispira alla rivale della grande Callas, nella finzione teatrale tale Carmela Astolfi. Diverse le situazioni divertenti, con un sottofondo nostalgico da ‘Viale del Tramonto’: la Rivale non accetta lo scorrere del tempo e non accetta che la divina Callas abbia fatto letteralmente innamorare le applaudenti platee del mondo. Il leit motif della sceneggiatura è ‘non durerà…non durerà..” auspicando con stizza che i successi clamorosi della divina finiscano in fretta. La musica composta da Marco Taralli  parte volutamente in sordina per poi prendere corpo con inserimento di percussioni e vaghi echi di tango. Il direttore Matteo Beltrami, molto coinvolto, dirige l’orchestra dei Talenti Musicali che segue divertendosi, con l’occhio costante al  palco che vive con lui.  Il libretto è di Alberto Mattioli, ben conosciuto giornalista de La Stampa, che non teme le intrusioni dissacranti  che chiaramente comunicano il suo pensiero e visione dell’opera lirica. I personaggi sono mossi dalla regia di Manu Lalli, che inizia con uno splendido momento degli applausi  alla Scala; seguono i ricordi della Rivale, poi in un ‘vecchio palco della Scala’ ed anche in un elegante bar in Galleria, per finire con la bara dell’Astolfi ‘crepata’ per un colpo apoplettico per l’invidia nei confronti dalla mitica Callas. 
L’opera segna l’applaudito ritorno alle scene di Tiziana Fabbricini  dopo alcuni anni di assenza e precisamente dal 2012 dove cantò nel prestigioso festival della Valle d’Itria. Quello della Rivale risulta essere un ruolo particolarmente impegnativo con sonorità che spaziano dal rigo conosciuto a più impervi contemporanei /accenti. Gli altri interpreti sono Daniele Cusari con bel colore e modulazione nei panni del Melomane Antonio che inneggiando alla Callas distrugge alla fine la Astolfi. Giulio Pelligra, brillante tenore, interpreta con scioltezza interpretativa  Don Bartolo/Salvatore e Giulia Perusi, la commessa giovane che esibisce agilità e coloristica da ricordare La Regina della Notte  piuttosto che la Bambolina. Simona Di Capua, Annina (che combinazione il nome!!)  la badante e Daniele Piscopo, la maschera. Eleonora Boaretto interpreta  la turista/commessa anziana, al suo debutto nel teatro d’opera affrontando il ruolo con sicurezza ed estensione interessante. La produzione è sostenuta da Fondazione CRT-Cassa di Risparmio di Torino e Itof srl. La stagione 2016/2017 è realizzata con il contributo di Comune di Novara, Ministero dei Beni e delle Attività Culturali e del Turismo, Regione Piemonte, Fondazione Piemonte dal Vivo, Fondazione Banca Popolare di Novara, Gruppo DeAgostini. La Musica vince sempre 


Tuesday, October 23, 2012

Stresa Festival 2012


Foto: Stresa Festival
 
Renzo Bellardone

Vogogna – Chiesa Parrochialoe – 31 agosto

 OTTONI A 5 STELLE PENTABRASS

Ivano Buat e Marco Rigoletti –trombe, Vincent Lepape –trombone Ugo Favaro –corno. Rudy Colusso –tuba. J. Strauss -Amor Marsch. J.S.Bach -Fuga in sol minore. D.Sanson/P.I.Čajkovskij -The Swan cracks nuts just before sleeping. André la Fosse -Suite Impromptu. Enrique Crespo -Suite americana. Johnson –Dash-Hawkins -Tuxedo Junction. L.Bernstein -West Side Story suite. David Schort -Tango G.Gerswin -Four Hits for Five

Attivi dal 1998 I Pentabrass sono davvero ottoni a 5 stelle!!!! Fin dall’iniziale maestosa, anzi pomposa Amor Marsh, la formazione si annuncia ironica, scanzonata, ma concretamente professionale. A presentare i brani si cimenta brillantemente Ugo Favaro che smessi i panni del presentatore, imbraccia la tuba traendo suoni forti o metallici con l’uso della mano sulla campana. I ‘leggeri’ sono Ivano Buat e Marco Rigoletti alle trombe che sanno offrire armonici brillanti e…divertenti. Seduto in postazione centrale Rudy Colussi soffia nella tuba per trarre suoni profondi ed ironicamente melodiosi. Al trombone maestoso e possente, il ‘francese’ del gruppo Vincent Lepape glissa e ‘gioca’ con la coulisse. La Fuga in sol minore di Bach viene eseguita nell’arrangiamento dei Canadian Brass; la suite dai balletti di Čajkovskij è proposta nella irriverente trascrizione di D.Sanson che diverte, così come riporta ai ricordi la Suite di Berstein da West Side Story. Abili professionisti ed interpreti sono arrivati diritti all’emozione gioiosa, sfrondata dalla ricerca di scenografici tecnicismi e virtuosismi che peraltro hanno concretamente costellato l’interpretazione. La Musica Vince sempre.

Stresa – Hotel Regina – Sala Tiffany – 1 settembre

FAVOLA IN MUSICA Laura Catrani-soprano, Mathias Stier-tenore, Silvia Frasson-voce narrante. Stresa Festival Ensemble. Daniele Rustioni-direttore. ANDREA PORTERA. Tagete e la Terra dell’Arcobaleno. Soggetto di Andrea Portera e Zlata Smolova. Libretto di Debora Pioli, Andrea Portera, Gabriele Santarelli. Opera commissionata dalle Settimane Musicali di Stresa. Prima esecuzione assoluta.

Come si conviene per un Festival internazionale, anche Le Settimane Musicali di Stresa hanno commissionato una nuova composizione ed in questo caso un’opera,   al vincitore del IV concorso di Composizione delle Settimane, ovvero il giovane Andrea Portera, riconosciuto come uno dei più affermati compositori contemporanei. La storia è molto semplice, una favola appunto, ispirata ai significati del colori, ma la bravura della voce narrante Silvia Frasson  ha saputo dar vita ai vari personaggi con alternanze timbriche e d’impostazione con gestualità teatralmente descrittiva. Nella  musica di Portera riecheggia l’oriente pucciniano allo scorrere del fiume Cromo verso la città di Policromandia. Melodie coloristiche compaiono e scompaiono all’alternarsi dei monti dei colori. L’ouverture dei colori abbina ogni colore ad una nota e partendo da Verde-Fa- si procede con il Giallo –Do, l’arancione –Re, il Rosso –sol, il Blu –La, l’indaco –Si, per finire con il Viola-Mib. Le due voci operistiche sono il soprano Laura Catrani facile negli acuti e sovracuti, in presenza di  una omogenea linea di canto. Il tenore è Mathias Stier  presenta morbidezze gradevoli nei centri e nei bassi imposti dalla scrittura. Entrambi apprezzabili anche per la difficoltà della prima esecuzione assoluta, difficoltà affrontata anche dallo Stresa Festival Ensemble sotto la direzione del Maestro Daniele Rustioni che affonda le sue radici professionali anche nelle master class del direttore artistico dello Stresa Festival, Gianadrea Noseda. Rustioni ha ricavato delle sonorità gradevoli dimostrandosi a suo agio con la musica contemporanea, con gesto sicuro e deciso.


Stresa, Chiesa del SS.Crocifisso –Collegio Rosmini- 2 settembre
BACH: Sonate e Partite per violino solo ALINA IBRAGIMOVA    - violino Johan Sebastian Bach. Sonata n. 1 in sol minore BWV 1001, Partita n. 1 in si minore BWV 1002, Sonata n. 2 in la minore BWV 1003, Partita n. 2 in re minore BWV 1004, Sonata n. 3 in do maggiore BWV 1005, Partita n. 3 in mi maggiore BWV 1006.

Monumenti di carta e di parole si sono impiegati per descrivere il ‘Monumento’ delle composizioni per violino solo……..:le Sonate e Partite di Bach sono uno dei vertici d’arrivo per il violinista professionista, così come le Suites lo sono per il violoncello e sono ormai  state proposte dai diversi artisti sia  in concerto che in registrazione Cd. La sorpresa allo Stresa Festival non è stata quindi la ben conosciuta partitura ma l’impareggiabile eccellenza della giovanissima interprete russa Alina Ibragimova . Seria, concentrata, anzi ispirata fin dal primo tocco dell’arco ha creato un invisibile piano sonoro sospeso dove –come nel Flauto Magico- ha attratto un attonito pubblico.  Arcate e mastellati sono stati affrontati ad occhi chiusi per socchiuderli un attimo allo sfioramento di una corda vibrante. Ibragimova ha tratto suoni inaccessibili a doppia corda,  creando impressionisticamente l’effetto del secondo violino, oltre a caldi vibrati  attrattivi per la forte vicinanza  alla voce umana. Come in un film, fughe, allemande, sarabande, gighe e ‘Ciaccona’ sono andate a scorrimento su preziosi tessuti dai colori definiti in uno stato di umana spiritualità.
 
Arona – Villa Ponti – 4 settembre

TANGHI E TANGUARDA Tanguarda Maria Martinova- pianoforte, Juanjo Mosalini- bandoneón, Cyril Garac- violino. Leonardo Teruggi- contrabbasso H.Salgan, G.Beytelmann, J.Mosalini, L.Brighenti/L.Teruggi, A.Piazzolla/C.Zárate, A.Piazzolla, V. Greco/J.Mosalini, M.Mores/L.Teruggi, A.Bardi/C.Zárate, L.Sanchez.
Con dei musicisti a 360° che scrivono, trascrivono, eseguono ed interpretano si è fatta una promenade tra le luci e le ombre di una Buenos Aires che non c’è più ed una Buenos Aires che vive ancora  con pulsante cuore  palpitante. Tanguarda, come ha spiegato Juan Mosalino significa ‘guarda il tango’, ma con il più marcato significato di ‘occhio al tango’. Evocazioni descrittive di vita argentina vissuta in loco o trasportata per le vie del mondo sono il filo conduttore segnato dalla vitalità, velata dalla latente melanconia che sempre segna il tango, espressione di altalenanti e contrapposti sentimenti che convivono in un unico momento. Maria Martinova è pianista decisa e scalpitante che imprime percussività sentimentale , lanciandosi poi in una dinamica ricca di timbricità e coloristica. Leonardo Teruggi ha utilizzato jazzisticamente il suo contrabbasso con profondissimi e ritmici  pizzicati che hanno accompagnato ancorchè solisticamente interpretato. A Teruggi si devono diversi degli arrangiamenti. Cyril Garac è l’insolito pregevole violinista che pizzica le corde anche sotto al ponticello per  tradurre suoni quasi di sfregamento acre; con l’arco esprime vibrati ed armonici da grande sinfonia, impreziosendo ogni brano eseguito. Lo strumento principe dei tanghi argentini è il bandoneón con le sue gioie e le sue lacrime che Juanjo Mosalini fa scaturire dal mantice e dalle tastiere con maestria e sentimento partecipativo. Mosalini è anche l’autore di brani proposti e di trascrizioni. Serata di tutta piacevolezza che ancora una volta fa dire che: La Musica vince sempre.
 
Stresa – Palazzo dei Congressi – 6 settembre

IL BARBIERE DI SIVIGLIA Accademia Musicale di Stresa  con cantanti selezionati dall’Accademia di Canto ‘Giovani all’opera’ di Natale De Carolis Orchestra Giovanile Italiana e Ars Antica Choir. Direttore - Francesco Pasqualetti, Maestro del Coro- Marco Berrini, Salvatore Seminara- chitarra Antonella Poli- fortepiano, Giulio Laguzzi- maestro collaboratore Linda Ferrara- assistente alla produzione. Rosina- Marina Ogiy, Il Conte d’Almaviva- Matteo Macchioni, Figaro- Jozef Carotti. Don Bartolo      - Daniele Piscopo, Don Basilio - Davide Giangregorio, Berta     - Simona di Capua, Fiorello/Un ufficiale- Giampiero Cicino, Ambrogio     - Valerio de Angelis

Realizzata in forma semi scenica ed ‘impietosamente’ attualizzata  dall’ingegnoso  lavoro di Natale de Carolis  si è assistito al ‘Barbiere’ , credibile ai giorni nostri; coups de teatre e molto movimento hanno fatto dimenticare le parrucche e le movenze vezzose ed ossequiose  di certo teatro musicale di tradizione. Figaro è un personaggio poco affidabile disposto a tutto per soldi ed è interpretato dall’atletico  Jozef Carotti che tra salti dal palco, capriole ed una citazione da ‘La febbre del sabato sera’ alla fine della cavatina, ha riscosso consensi anche per la voce decisa ed ampia. Marina Ogiy  offre una voce a tratti molto scura nell’interpretazione  di una scanzonata e ‘disponibile’ Rosina che non disdegna di civettare qua e la. Il Conte d’Almaviva/Lindoro è Matteo Macchioni che travestitosi direttamente in scena da soldato in mimetica, e poi da falso docente di musica rockettaro, rende i ruoli con voce ben impostata e ricerca di leggerezza. Daniele Piscopo con rotondità timbriche interpreta un  Don Bartolo che non disdegna mezzi d’intimidazione e ricatti….in giacca, panama e sigaro o in accappatoio bianco e boxer all’interno della sua dimora. Don Basilio, lasciato il consueto cappellaccio nero e gli spartiti sotto al braccio entra in scena tatuato, con capelli neri lunghissimi ed una chitarra elettrica da rock …..è interpretato da  Davide Giangregorio che utilizza la voce con timbri credibili per il ruolo. Simona di Capua da voce a  Berta e segna il personaggio con una ottima interpretazione vocale.  Ora è gentile cameriera, ora invitante massaggiatrice di Don Bartolo o Figaro, ora donna delle pulizie con il mocio insieme all’altro servitore Ambrogio che vive grazie all’efficace  interpretazione di Valerio de Angelis che ride, starnutisce e spruzza oppio…… Nell’allestimento di De Carolis anche la continuista al cembalo diviene personaggio ed Antonella Poli suona con occhiali scuri, intervenendo più volte nella vicenda, conservando  un fiasco di Chianti a portata di mano. Qualche pedicure, una battaglia con corn flakes, un campanello da appartamento anziché il consueto bussare, una citazione mozartiana da ‘Farfallone amoroso’ ed addirittura un Nokia tune rendono frizzante l’azione dove anche i ruoli minori vengono valutati con la costante presenza in scena, come nel caso di Giampiero Cicino che microfonato come un agente di scorta interpreta l’ufficiale e Fiorello; con bel timbro pieno condurrà la squadra degli agenti, ovvero il giovanissimo coro dell’ Ars Antic Choir diretto dal bravo Marco Berrini. Altrettanto fresca è l’Orchestra Giovanile Italiana che ha lavorato sinergicamente con l’apprezzato maestro Francesco Pasqualetti.  Con gesto sicuro e consapevole e   ricercata attenzione ai particolari, è intervenuto a sostegno delle voci in buon affiatamento con i giovani orchestrali.  Il pubblico ha decretato il successo del lavoro.
 
Angera – Rocca Borromeo – 7 settembre

SUONI DI GUERRA IN TEMPI DI PACE Ensemble Zefiro, Paolo Grazzi, Molly Marsh, Magda Karolak    - oboi, Alberto Grazzi, Michele Fattori-fagotti Jonathan Pia, Michele Santi, Simone Ameli- trombe, Riccardo Balbinutti- timpani, Alfredo Bernardini- oboe e direzione. André-Danican Phildor, Michel-Delalande, Jean-Baptiste Lully, Johan Caspar Ferdinand Fischer, Georg Muffat, Jean- Joseph Mouret

Nel cortile d’onore il buio è interrotto solo da qualche lampada mentre il silenzio dai suoni degli oboi e dei fagotti che dall’alto di un balconcino intonano ‘Bruits de Guerre’ di Phildor; dal loggiato al piano del cortile fa  eco lo squillar di trombe! Il Concerto itinerante inizia così!!! Itinerante perché prima di giungere alla Sala della Giustizia al primo piano i fiati ritmati dai timpani risonanti del versatile Riccardo Balbinutti hanno continuato a suonare  incitanti o celebrative musiche annunciate con voce ‘da campo di battaglia’ dall’oboista e direttore dell’ Ensemble Zefiro, il Maestro Alfredo Bernardini, che brillante interprete e attento ricercatore coordina e ravviva l’ensemble. La tromba è lo strumento nato per la battaglia e poi utilizzati per esaltare la vittoria e qui i bravi Jonathan Pia, Michele Santi, e Simone Ameli traggono armonici e  colorazioni vivide e brillanti. Gli oboi, nati successivamente sono stati subito strumenti molto amati soprattutto in Francia, all’epoca faro culturale e creatore di mode. Paolo Grazzi, Molly Marsh, Magda Karolak ed Alfredo Bernardini agilmente traggono suoni chiari e vibranti insieme ai fagotti energici ed imperiosi di Alberto Grazzi e Michele Fattori. Come evidenziato anche nelle note di sala, la Suite di Muffat  in programma fa riferimento a danze e tradizioni nazionali diverse,  con un’anticipazione di vocazione europeista. Concerto vivace e brillante, come Lully aveva  ideato per la corte di Luigi XIV, imponendosi a modello di gusto, stile e mode. La Musica Vince sempre