sábado, 2 de febrero de 2013

Falstaff di Verdi - Teatro alla Scala, Milano

Foto: Rudy Amisano
 
Massimo Viazzo
 
Una vera disdetta per Ambrogio Maestri - e per gli spettatori accorsi al Teatro alla Scala per applaudirlo in quello che da più di un decennio è il ruolo che lo ha maggiormente consacrato nel panorama internazionale – quella grave indisposizione che lo ha costretto ad abbandonare la recita a metà del secondo atto di Falstaff. Le difficoltà vocali erano apparse evidenti fin dalla sua entrata e, purtroppo, i “mali di stagione” non perdonano! Ed è un vero peccato, perché si è potuto solamente intuire che l’interpretazione del basso lombardo sarebbe stata di altissimo livello. Lo ha sostituito comunque in modo onorevole il giovane baritono veneto Elia Fabbian, che ha condotto in porto la recita con sicurezza e buon piglio.
L’altro baritono in scena, Fabio Capitanucci, ha donato la sua voce ben timbrata, ma con qualche suono sfocato in alto, ad un Ford spassoso e disinvolto. Musicale e poetica la prova del tenore Francesco Demuro, la cui Aria dell’ultimo atto ha commosso per garbo e levità, mentre la sua innamorata Nannetta è stata resa da Irina Lungu con proprietà vocale e delicatezza. Carmen Giannattasio, Alice Ford, ha esibito un bellissimo timbro e una rotondità di suono apprezzabili, mentre Marie Nicole Lemieux tratteggiava una divertente e divertita Quickly.  Tutti i protagonistim comunque, hanno mostrato partecipazione ed entusiasmo aderendo con naturalezza allo spirito dello splendido spettacolo firmato da Robert Carsen, nato in coproduzione con Londra, Amsterdam, Toronto e New York. Il regista canadese ambientava l’azione nell’Inghilterra del “secondo dopoguerra”, quindi, ad esempio, invece che in una taverna il primo atto si apriva tra i tavoli di un ristorante, mentre la scena del corteggiamento di Falstaff e Alice dell’atto successivo si svolgeva in una ampia e luminosa cucina. Si mangiava spesso in palcoscenico; e tutto andava a meraviglia, la recitazione era curatissima, e come sempre scene luci e costumi, curati rispettivamente con ottimo lavoro di squadra da Paul Steinberg, dallo stesso Carsen con Peter van Praet e da Brigitte Reiffenstuel, sono parsi all’altezza della situazione. In questo Falstaff ci si diverte con intelligenza, senza cadute di gusto o volgarità gratuite. Uno spettacolo riuscito, accolto con grandi applausi dal pubblico scaligero, contraddistinto anche dalla briosa e brillante direzione d’orchestra di Daniel Harding.

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