domingo, 28 de enero de 2018

Die Fledermaus - Teatro alla Scala, Milano

Foto: Brescia&Amisano - Teatro alla Scala

Massimo Viazzo

La prima volta assoluta del Pipistrello alla Scala: mai l’operetta di Johann Strauss ir, infatti, era stata rappresentata sul palcoscenico della sala del Piermarini. Dico subito che non si è trattato di un successo travolgente. Il regista Cornelius Obonya ha ambientato la vicenda in una località alpina austriaca a cinque stelle tra chalet con viste mozzafiato e saloni delle feste eleganti e raffinati, senza esagerare con le gag e guidadno sempre i cantanti con naturalezza senza forzature. L’idea di far recitare i recitativi parlati un po’ in tedesco e un po’ in italiano (e anche francese) ha invero un po’ disorientato. Obonya sostiene giustamente che la società di oggi è internazionale, e in tal senso giustifica la sua scelta. Ma tra il pubblico non tutti padroneggiavano le lingue e quindi tale scelta è parsa un po’ discutibile, costringendo molti ad alzare e abbassare continuamente lo sguardo, concentrati a volte sul palco  e a volte sul display con i sottotitoli, senza sapere quando e come si sarebbe cambiata lingua. Quindi certe battute non si aveva il tempo di coglierle a causa di uno spezzettamento che certo non ha giovato alla godibilità dello spettacolo. Cornelius Meister ha dimostrato di essere un direttore preparato, ma lo spirito wienerisch che pervade la partitura non era sempre a fuoco. La lettura alla fine è parsa attenta e corretta e anche ben calibrata timbricamente, ma mancava a volte di atmosfera e soprattutto latitava quel languore che ben rappresenta l’Austria Felix ad un passo dalla decadenza. Generalmente apprezabili i cantanti, perfettamente in parte. Su tutti Eva Mei, una Rosalinde cantata con bella tecnica e sicurezza, come l’Adele di Daniela Fally, un soprano leggero vivace e simpatico e anche la Orlofskaya di Elena Maximova,  forse non sfumatissima, 
ma vocalmente importante. Molto simpatico l’Alfred di Giorgio Berrugi, i cui interventi estemporanei erano in particolare incipit delle arie più famose del repertorio tenorile, in una girandola di citazioni davvero esilaranti, da Traviata, a Rigoletto, da Trovatore, a Aida e Fedora… Qualche forzatura qua e là ma il personaggio ne è uscito bene. Un estroverso Peter Sonn ha dato voce allo scornato Eisenstein, con una emissione non immacolata ma sempre a proprio agio nel personaggio, mentre Markus Werba ha impersonato con carisma vocale e scenico, mefistofelico a tratti,  il macchinatore dell’intera vicenda, il Dottor Falke.  Molto ben a fuoco anche il direttore della prigione Frank cantato con buona proiezione vocale da Michael Kraus. Paolo Rossi, noto attore comico italiano, ha dato voce all’ubriacone Frosch con un numero da cabaret tutto sommato sobrio e misurato, conoscendo le sue straordinarie capacità satiriche. E’ piaciuto molto, infine, il Corpo di Ballo della Scala, che ha ballato (coreografie di Heinz Spoerli) sulle note dell’Ouverture, e durante la grande festa del secondo atto uno scatenato Unter Donner und Blitz.

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