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Thursday, September 16, 2010

Aida con la Scala - Teatro Colon di Buenos Aires

Foto: Colombaroli

Ramón Jacques

La splendida e commovente interpretazione di Aida che il coro, l’orchestra e i solisti del Teatro alla Scala di Milano hanno realizzato nella loro prima tournée in Argentina sarà ricordata come una delle migliori esecuzioni dell’opera viste in questo teatro. Per commemorare il bicentenario dell’Argentina e la riapertura del suo teatro più importante, chiuso per restauri per quattro anni, non poteva essere scelto un teatro milgiore di quello milanese. La scelta su Aida è caduta perchè fu proprio questa l’opera che inaugurò il Teatro Colon di Buenos Aires nel 1908.
Il vantaggio di una rappresentazione in forma di concerto della sontuosa partitura verdianan era che con una orchestra più amplia e schierata si potevano apprezzare maggiormente una varietà di colori normalmente impercettibili nella limitazione della buca. Notevole la resa di tutta l’orchestra, con una sezione degli archi dal suono omogeneo e millimetricamente preciso e una sezione degli ottoni molto risonante. Daniel Barenboim si è distinto davanti al suo pubblico dirigendo con entusiasmo e ardore e anche se la sua lettura mancava a volte di mobilità dinamica, il risultato finale è risultato notevolissimo.. La prestazione del Coro del Teatro alla Scala diretto da Bruno Casoni si può definire solo con un aggettivo: “portentosa”. Sicuramente in questo repertorio nessuno può rivaleggiare con la compagine milanese!
Il cast prevedeva nel ruolo della protagonista il soprano ucraino Oksana Dyka, dalla voce sicura e omogenea, maneggiata con energia e dolcezza quando richiesto. Salvatore Licitra ha donato carattere e virilità a Radames con un canto di ampia proiezione e bel timbro. Da parte sua Ekaterina Gubanova ha cantato con intensità e convinzione nella parte di Amneris, mettendo in evidenza il suo timbro mezzosopranile scuro e vigoroso. Appropriata la voce del baritono Andrzej Dobber nel ruolo di Amonasro, molto elegante nel fraseggio e nella dizione. Kwangchul Youn ha incarnato un Ramfis dalla voce potente come pure meritevoli di menzione dono Carlo Cigni (il Re), Antonello Ceron (il Messaggero) e Sae kyung Rim (la Sacerdotessa)- Alla fine più di quindici minuti di applausi e ovazioni per tutti gli artisti.

Tuesday, September 7, 2010

Aida del Teatro alla Scala de Milán en Buenos Aires

Foto: Arnaldo Colombaroli, Orquesta, coro y solista del Teatro alla Scala de Milán

Ramón Jacques

La espléndida y emotiva interpretación de Aída de Verdi que el coro, la orquesta y los solistas del Teatro alla Scala de Milán, realizaron en su primera gira a la Argentina, quedará, sin dudas, grabada en la historia del Teatro Colón, y en la memoria del publico presente, como una de las mejores ejecuciones jamás vistas en este recinto. Para conmemorar el bicentenario de la Argentina y la reapertura de su teatro más importante, el cual permaneció cerrado durante cuatro años por renovaciones, no podía haberse elegido a un mejor invitado de lujo que el teatro milanes. Además, se eligió Aída porque fue la obra con la que se inauguró el celebre coliseo bonaerense en 1908.

La ventaja de la representación en concierto de esta profusa partitura verdiana con una agrupación de este calibre, es que se hizo con una orquesta más amplia en cuanto al número de instrumentistas sobre el escenario, por lo que se pudo escuchar y apreciar una variedad de colores, matices y timbres normalmente imperceptibles por las limitaciones del foso. El desempeño en conjunto de toda la orquesta fue notable, con una sección de cuerdas que emitió un sonido homogéneo y milimétricamente preciso, y una profusa y resonante sección de metales. Daniel Barenboim se lució ante su público dirigiendo con entusiasmo y ardor a la orquesta, y aunque su lectura careció por momentos de mayor dinámica, y aunque es pretencioso decirlo, no se alteró de ninguna manera el resultado final. De la prestación del Coro del Teatro alla Scala, dirigido por Bruno Casoni, solo puede describirse como portentosa. Seguramente en lo que se refiere a la interpretación de este repertorio no debe existir otro coro que lo iguale.

El elenco vocal contó con la presencia de la soprano ucraniana Oksana Dyka quien prestó al personaje de Aída, una voz segura y homogénea, que manejo con energía y dulzura expresiva cuando le fue requerida. Salvatore Licitra dio carácter y virilidad a Radamés y cantó con amplia proyección y grato timbre. Por su parte Ekaterina Gubanova cantó con intensidad y convicción al personaje de Amneris, con su oscuro y vigoroso timbre de mezzosoprano. El barítono Andrzej Dobber, mostró una voz de un tono baritonal muy apropiado para el papel de Amonasro, muy elegante en el fraseo y en la dicción. Kwangchul Youn fue un Ramfis de voz potente, y muy dignos y meritorios fueron los aportes de Carlo Cigni, como el rey de Egipto, de Antonello Ceron como el mensajero y de Sae Kyung Rim como la sacerdotisa. Al final, el publicó premio a todos los artistas con mas de quince minutos de ovaciones y aclamaciones.

Saturday, May 22, 2010

Edgar di Puccini - Teatro Regio di Torino, DVD

G.Puccini
Edgar
Cura, Nizza, Gertseva, Vratogna, Cigni
Direttore Yoram David
Regia Lorenzo Mariani
Torino, Teatro Regio 2008
Produzione Rai Trade – Metis Film 2009
Arthaus Musik 101 377


Roberta Pedrotti


Per l’ottima collana video del Teatro Regio di Torino si segnala anche l’uscita di Edgar nella prima ripresa della versione in quattro atti che debuttò a Milano nel 1889. L’interesse è più che altro filologico, giacché la partitura, di per sé non la più felice di Puccini, non trarrà che giovamento dalla riduzione in tre atti, essendo il quarto superfluo drammaticamente e musicalmente meno ispirato dei precedenti (l’unica vera idea sarà ben altrimenti sviluppata nell’ultimo duetto fra Tosca e Cavaradossi). Il valore dell’operazione è quindi ancor maggiore perché la rarità è proposta con una convinzione e una dedizione che permettono di apprezzarne e valutarne pienamente le peculiari caratteristiche. Lo spettacolo ruota intorno al protagonista José Cura, che si identifica entusiasticamente con lo spirito scapigliato di Edgar, bizzarro personaggio che in impeto ribelle brucia senza motivo la casa paterna, fugge con la reproba Tigrana e a lei si accompagna fra orge e violenze per poi diventare un eroe nella guerra d’indipendenza della Fiandra, fingersi morto per scontare i propri peccati e osservare le reazioni dei compaesani, infine tentare di ricongiungersi alla dolce Fidelia, trafitta per gelosia dall’antica demoniaca amante. A poco varrebbe, per essere Edgar, un canto forbito e sorvegliato, ben lo sa il tenore argentino, che con consapevole e studiata irregolarità modella un suo antieroe dallo scatto bruciante e dalla fisicità prorompente. Quel che in altri ruoli e in altro repertorio potrebbe essere considerato un difetto risulta in realtà la carta vincente della sua interpretazione ed è chiaro come questa derivi da un’analisi approfondita e da una piena adesione intellettuale alla temperie culturale in cui l’opera è radicata. Non per nulla Lorenzo Mariani, regista, colloca l’azione nell’Italia umbertina, allude al giovane Carducci ribelle, a Boito, al primo Verga; è l’epoca della giovinezza di Puccini stesso e di D’Annunzio, che occhieggia nel boudoir della donna fatale. L’eroismo di cartapesta in cui Edgar cerca redenzione guarda all’avventura e al sogno risorgimentale della generazione precedente e se si inneggia alla Fiandra si innalza il tricolore sabaudo, pur sapendo che di cotanta speme non resterà che la delusione di un nuovo stato rigidamente borghese, cui il nostro inquieto eponimo mal s’adatta. Anche quando l’accetta ed è pronto, mercé l’eterno femminino salvifico, ad integrarsi nella società, il passato e la femme fatale stroncheranno ogni ambizione di normalità. Il maledettismo nostrano di Edgar è comunque domestico, si muove tra distinti cittadini che vanno in chiesa vestiti di lino chiaro fra verdi prati e colonne neogotiche e sfogano vizietti privati in bordelli d’alto bordo color cremisi. Mariani e Cura si muovono in totale sintonia e traducono alla perfezione l’intreccio indissolubile di inquietudine ribelle e ambiziosa ingenuità con una convinzione e una partecipazione tanto incondizionate da presupporre uno studio tanto accurato quanto non priva d’ironia. Il resto è in ombra, anche se Fidelia è ruolo particolarmente congeniale ad Amarilli Nizza, che ne fa una creatura palpitante e accorata; Julia Gertseva, invece, ha precisi limiti vocali, gli estremi della tessitura non sono onorati con sufficiente timbratura, e spiace che all’indubbio physique du role non corrisponda una personalità artistica tale da restituire la travolgente carica demoniaca di Tigrana. Marco Vratogna nasaleggia un po’ troppo ma è un Frank tutto sommato efficiente, molto bene, nel suo breve intervento nel finale primo, il Gualtiero di Carlo Cigni. Oltre alle maestranze tutte del teatro Regio, merita una lode particolare il concertatore Yoram David, subentrato all’ultimo momento in questo titolo inconsueto (e in versione pressoché inedita) al collega previsto inizialmente e autore di una prova pienamente convincente per ritmo teatrale ed equilibrio dinamico. L’esecuzione è chiara, fluida e rende giustizia alla partitura, trasmettendone con onestà i pregi, i difetti, l’impeto ingenuo e schietto che la caratterizza. Elevata la qualità audio e video, di livello la regia di Tiziano Mancini, ricco e ben curato il libretto d’accompagnamento, come già abbiamo rilevato con piacere per questa serie di DVD dal Regio di Torino.