Showing posts with label Michel Plasson. Show all posts
Showing posts with label Michel Plasson. Show all posts

Tuesday, May 25, 2010

Werther de Massenet en el Teatro Regio de Parma

Foto: Roberto Ricci Teatro Regio di Parma
Giosetta Guerra

Sobre las notas obscuras de la obertura aligerada por la delicadez de los violines un funeral negro visto a contraluz atraviesa una escena vacía cubierta de luz roja. Sobre el fondo cubierto crece un árbol revestido de diversas luces y una vez que es derribado, las luces de color cambian continuamente en base al ambiente, a las situaciones y a los estados de ánimo, creando violentos contrastes y utilizando la técnica a contraluz con movimientos en la parte trasera del escenario. En la blanca y desordenada habitación de Charlotte se veía una cama inclinada y en la de Werther una cama rodeada de libros e iluminada por candeleros encendidos, mientras que a las afueras nevaba sobre un árbol de navidad contra un cielo negro y una brillante luna. Estas simbólicas y estilizadas escenas, con paredes inclinadas sobre los personajes, son el símbolo de la claustrofobia y el dolor en esta puesta escénica de Alessandro Chiti, con vestuarios de Giusi Giustino, iluminación de Paolo Ferrari, y la dirección de escena de Marco Carniti que provino del Teatro dell’Opera Giocosa de Savona.

En el plano vocal se conjuntó un buen elenco, comenzando por el tenor Francesco Meli en el papel protagonista. Su Werther fue un joven pleno de impulso y timidez, que se expresó con un medio vocal amplio, seguro y de grato timbre, y que utilizó prevalentemente fuerte y con suspirante media voz. Su aria Pourquoi me reveiller fue cantada con la justa alternancia entre el ímpetu y el arrebato y toda la escena estuvo cubierta con pasión de la que fue cómplice la intensidad musical. Sonia Ganassi regaló sonidos bronceados, expansión lírica e intensidad de expresión al personaje de Charlotte, la mezzosoprano estuvo bien desde el punto de vista escénico y técnico, así como hábil en su entrega y en el uso de las medias voces, pero mostró carencia de sonoridad y de peso en la tesitura grave y poca claridad en la dicción. Giorgio Caoduro, en el papel del racional Albert, el anti héroe romántico, exhibió un grato timbre de barítono, un canto suave y armonioso y una buena dicción. Sin fallas estuvo la perfecta prestación de la soprano Serena Gamberoni: hermosa y luminosa voz de técnica excepcional, con incursiones seguras y delicadas en la zona aguda, y escénicamente expresó la frescura de la juvenil Sophie. Completaron el elenco el legendario bajo Michel Trempont (Burgomaestre), el tenor Nicola Pamio (Schmidt), el baritono Omar Montanari (Johann), la mezzosoprano Azusa Kubo (Kätchen) y el tenor Seung Hwa Paek (Brühlmann). Muy agraciadas sonaron las voces infantiles del Coro del Teatro Regio de Parma dirigido por el Maestro Sebastiano Rolli.

El director Michel Plasson guió a la Orquesta del Regio en el cambiante trayecto sonoro que describe el desarrollo de las situaciones como la brillante y festiva musica, la muy delicada y romántica, en el encuentro entre Werther y Charlotte, la tormentosa y densa en la lectura de la carta, y la que estuvo cargada de tensión en el intermedio. En suma un fue espectáculo positivo.

Saturday, May 22, 2010

Werther di Jules Massenet - Teatro Regio di Parma

Foto Roberto Ricci Teatro Regio di Parma

Giosetta Guerra
Sulle note cupe dell’ouverture alleggerita dalle delicatezze dei violini un funerale nero visto in controluce attraversa la scena vuota pervasa di luce rossa. La bara, posata a terra e privata del manto nero, diventa prima un muretto nel giardino del borgomastro e poi si divide in panchetti usati dai bambini sia come sedili sia come vassoi. Sul fondale aperto giganteggia un albero investito da luci sempre diverse e poi abbattuto, le luci dai colori accesi cambiano continuamente in base agli ambienti, alle situazioni e agli stati d’animo e creano violenti contrasti, spesso si fa uso della tecnica del controluce e dell’azione nel retroscena. La stanza di Charlotte è ricca di mobili bianchi in confusione, vi domina un lettone sopraelevato e un inginocchiatoio più in alto ancora. La stanza di Werther morente sul letto è piena di libri ed è rischiarata da candelieri accesi, mentre fuori scende la neve su un albero di Natale steso a terra e contro un cielo nero squarciato da una luna bianca sfocata. Le scene sono simboliche e stilizzate, le pareti che si inclinano e si restringono sui personaggi simboleggiano la claustrofobia del dolore. Johann e Schmidt, biondissimi, arrivano in bicicletta e portano l’ombrello, Werther fa il suo ingresso in frac grigio, Charlotte nella sua stanza indossa un abito bianco con strascico e capelli sciolti, Sofie è una delicata figura, Albert un compunto giovine. Scene di Alessandro Chiti, costumi di Giusi Giustino, luci di Paolo Ferrari, regia di Marco Carniti. Allestimento ripreso dal Teatro dell’Opera Giocosa di Savona.

Sul piano vocale non si poteva avere un cast meglio assortito, a cominciare dal pluriosannato tenore Francesco Meli nel ruolo protagonista. Il suo Werther è un giovane pieno di slanci e di ritrosie, che si esprime con squillo sicuro e mezze voci sospirose, il mezzo vocale estesissimo e di bel timbro è usato prevalentemente sul forte, il canto a piena voce è trascinante, strepitoso nel finale del II atto; Pourquoi me reveiller è cantata con la giusta alternanza di smorzature e d’irruenze e tutta la scena è pervasa da maggior passione, complice anche l’intensità della musica. Tuttavia un’attenta opera di cesello sul canto sfumato renderebbe maggior giustizia al personaggio, più artista “ossianico” che titano romantico, e darebbe perfetta espressione al monologo interiore di Werther, costruito sul flusso di emozioni e di rapimenti. Sonia Ganassi regala suoni bruniti, espansioni liriche ed intensità d’espressione a Charlotte, il mezzosoprano è scenicamente e tecnicamente una brava artista, abile nel porgere, nell’usare le mezze voci, nello svettare nella tessitura acuta, ma mostra carenza di sonorità e di peso nella tessitura grave e poca chiarezza di dizione in quella media dove i suoni appaiono piuttosto chiusi.
Giorgio Caoduro nel ruolo del composto e razionale Albert, l'anti-eroe romantico, esibisce bel timbro baritonale, fiati lunghi e sostenuti con qualche ondulazione in zona acuta, correttezza, morbidezza e armoniosità del canto, buona dizione. Senza pecche e quindi perfetta la performance del soprano Serena Gamberoni: bella voce luminosa e tecnica ineccepibile, incursioni sicure e delicate nella zona acuta, scenicamente esprime perfettamente la freschezza della giovane Sophie. A completamento del cast ricordiamo il basso Michel Trempont (Borgomastro), il tenorino Nicola Pamio (Schmidt), il bravo baritono Omar Montanari (Johann), il mezzosoprano Azusa Kubo (Kätchen), il tenore Seung Hwa Paek (Brühlmann). Voci aggraziate quelle dei bambini del Coro voci bianche del Teatro Regio di Parma diretto dal Maestro Sebastiano Rolli. Il direttore Michel Plasson riesce a guidare l’Orchestra del Regio nel cangiante percorso sonoro che descrive l’evolversi della situazione: la musica frizzante e festosa all’arrivo dei bambini, delicata e romantica all’incontro di Werther e Charlotte, tormentosa e a dense arcate nella lettura della lettera, struggente e carica di tensione nell’intermezzo, si riduce a cupe arcate gravi e a un colpo di grancassa alla morte di Werther e muore con lui. Uno spettacolo positivo.