viernes, 31 de mayo de 2013

Götterdämmerung - Teatro alla Scala, Milano


Foto: Marco Brescia & Rudy Amisano
 
Massimo Viazzo

L’ultimo capitolo della Tetralogia wagneriana firmata da Guy Cassiers ha confermato sostanzialmente le positive impressioni suscitate dalle giornate precedenti. Facendo uso, ma non abuso, della tecnologia - sempre virtuosistiche le proiezioni video elaborate dalla coppia Arjen Klerkx e Kurt D'Haeseleer, proiezioni che sapevano imprigionare immagini molto suggestive, a volte astratte a volte antropoforme - e del linguaggio coreutico (decisamente sorprendente in Wagner!) con mimi e danzatori che trovavano la loro miglior espressione sotto le spoglie dell’ “elmo magico”, mai così vivo, tangibile, respirante, il regista belga ha colto il suo momento più riuscito proprio nell’epica scena conclusiva dell’opera, assai coinvolgente ed emozionante.   Formidabile la Brunilde di Irene Theorin, vocalmente sicura e di grande temperamento. Generoso e solido il Siegfried di Lance Ryan che però ha cantato con una timbrica povera di colori e un fraseggio uniforme. Mikhail Petrenko ha impersonato un Hagen meno “nero” del solito, mentre il Gunther di Gerd Grochowski era cantato con la sottigliezza del liederista. Non particolarmente seducente timbricamente era la Gutrune di Anna Samuil, mentre Waltraud Meier ha dato la solita grande lezione di canto wagneriano con una Waltraute da antologia, turbata e commossa.  Completavano il cast l’esperto Alberich di Johann Martin Kraenzle e i due affiatati terzetti delle Norne e delle Fuglie del Reno (ancora con la Meier e la Salmuil). Dinamica e ottima per passo teatrale e varietà di fraseggio la direzione di Karl-Heinz Steffens che sostituiva un Daniel Barenboim indisposto.

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