Opera-Musica Foto: Die Feen - Wagner - Théâtre du Châtelet, Paris - 04/2009(c) Marie-Noëlle Robert.
Thursday, February 8, 2018
Doutes de circonstance: Norma au Teatro Carlo Felice
Monday, August 15, 2011
Massimo Gasparon lo “Publico y lo Privado” de Rigoletto, Sferisterio Opera Festival 2011
SFERISTERIO OPERA FESTIVAL 2011 Sferisterio de Macerata 23 de julio del 2011 a las 21,00 horas. RIGOLETTO Música de Giuseppe Verdi Libreto de Francesco Maria Piave basado en el drama ‘Le Roi s’amuse’ de Víctor Hugo Director musical Andrea Battistoni. Dirección, vestuarios, escena Massimo Gasparon. Iluminación: Sergio Rossi. Fondazione Orchestra Regionale delle Marche Coro Lirico Marchigiani V. Bellini. Maestro del Coro: David Crescenzi Grupo en escena: Banda ‘Salvadei’ Coreografia: Roberto Maria Pizzuto. Elenco: Il duque de Mantua: Ismael Jordi, Rigoletto, Giovanni Meoni, Gilda: Dèsirée Rancatore, Sparafucile: Alberto Rota, Maddalena: Tiziana Carraro, Giovanna: Annunziata Vestri, El Conde de Monterone: Alberto Rota, Marullo: Lucio Mauti, Matteo Borsa: Enrico Cossutta, Il Conte di Ceprano: William Corrò, La Contessa de Ceprano: Tiziana Carraro, Un empleado de la corte: Antonio Barbagallo. Un paje de la duquesa: Silvia Giannetti
El gran riesgo de una producción al aire libre es el mal tiempo, lo que en el Sferisterio obligó a que la primera función de Rigoletto tuviera una suspensión de casi dos horas. Apenas después del inicio de la función, fuertes torrentes de lluvia obligaron a un desalojo general, pero ya en el reinicio nos permitió escuchar nuevamente el dueto ‘Quel vecchio maledivami..’ Desde el inicio se pudo percibir, y confirmar en la continuación de la función, que la Orchestra Regionale delle Marche daría lo mejor de si, ya que fue llevada de manera sapiente para crear efectos de espera como para acentuar, lanzar y marcar la tragedia o para elevarse de manera sinfónica hasta crear poesía, por medio de la segura y decida dirección; realizada con furor y todo el vigor pasional del joven y talentoso director Andrea Battistoni. La orquesta y el coro, que fue dirigido por David Crescenzi, se amalgamaron casi en una tenebrosa fusión que con el sabio recurso del esparcimiento de las voces y el atento uso de las cuerdas (sublime fue el momento del violonchelo con pizzicato de violín) crearon una atmosfera revivida con el gusto de“ algo aun no escuchado” El papel titular le fue confiado a un buen Giovanni Meoni: de voz calida y melodiosa que nos llevó hacia todas las sensaciones de afecto, ira, castigo y sufrimiento que el personaje quiere. Entró a la escena no vestido como un bufón si no como pulchinela con la media mascara negra y la casaca blanca, que sobresalió en medio de los variados colores del grupo de cortesanos. El barítono moduló oportunamente la voz y sin obsesión de protagonismo se impuso por gracia y continuidad, tanto en el aria como en la cabaleta, con fraseo claro. Las dudas, los celos, la venganza y la represalia fueron trazadas con cuidado en cada detalle. Mascaras de comedia del arte, retorcida lujuria, malabaristas, colores brillantes y una ambientación clásica pero no descontada o banal, con escenas fijas que rotaban sobre un eje central fueron algunos de los ingredientes con los que Massimo Gasparon construyó su magnetizante Rigoletto en el Sferisterio.
Thursday, September 16, 2010
Concerti vocali a Pesaro - Auditorium Pedrotti, Pesaro
Francesco MeliMatteo Pais, pianoforte
(venerdì 20 agosto 2010 ore 17.00)
Di Giosetta Guerra
Nel mese di agosto il tenore Francesco Meli è stato gradito ospite delle Marche per ben tre volte: allo Sferisterio di Macerata ha partecipato alla produzione de I Lombardi alla prima crociata di Giuseppe Verdi, al Teatro Tiberini di San Lorenzo in Campo si è esibito in un repertorio belcantistico per la XIX edizione del Premio Lirico Mario Tiberini e all’Auditorium Pedrotti di Pesaro è stato protagonista di un recital di belcanto, accompagnato al pianoforte da Matteo Pais. Il programma che Meli ha presentato il 20 agosto nell’ambito dei concerti del ROF era incentrato su arie da camera e arie d’opera, per concludere con due bis: “Le Silvaine” di Rossini e “A vucchella” di Tosti. Il tenore ha dato prova di grande versatilità vocale ed interpretativa, di simpatia e comunicativa, suscitando il delirio del pubblico, che lo ha a lungo acclamato. Ecco il recital al microscopio. Ne “La promessa” dalle Soirées musicales di Rossini il tenore si destreggia abilmente nell’alternanza di canto pieno e canto a mezza voce. “Il barcaiuolo” dalle Nuits d’été à Pausillipe di Donizetti richiede estensione e potenza vocale e lo mette alla prova nel canto di sbalzo e nell’uso della messa di voce: prova superata alla grande. “L’ultima canzone” e “L’ultimo bacio” di Tosti mettono in luce la sua voce robusta e sonora anche nei gravi, attacchi in pianissimo, espansioni fino ai sovracuti e ritorno al canto di passione, smorzature e filato finale lungo e lievissimo; sospensione emotiva anche nella musica e nel tocco pianistico: ovazione! Nei tre sonetti del Petrarca: “Pace non trovo”, “Benedetto sia il giorno”, “I’ vidi in terra angelici costumi”, musicati da Listz, Meli sfrutta l’ampiezza e la rotondità del suo mezzo vocale per entrare nelle grandi espansioni melodiche del primo brano, dove sfoggia anche una straordinaria messa di voce per il canto appassionato, ora morbido ora irruente, (coprotagonista il pianoforte che ha brevi interludi); nel secondo passa da soavi messe di voce a possenti esternazioni di eroico vigore maschio; nel terzo, dove notevole spazio è riservato al pianoforte con belle pagine di panismo, l’emissione a fil di voce diffonde una sorta di malia. “Vanne o rosa fortunata” è un’arietta di Bellini fresca e giovanile. Nella cavatina di Antenore “Che vidi, amici” da Zelmira di Rossini esce tutta la gamma dei colori della sua voce e nella cabaletta di Antenore “Sorte assecondami” Meli ha il piglio, la fantasmagoria della coloratura e un modo di porgere che ricorda Rockwell Blake. Nella cabaletta di Cantareno “Il piacer di mia ventura” da Bianca e Falliero di Rossini è impossibile descrivere la meraviglia del canto, la varietà dei colori, le agilità, la potenza, l’estensione dai gravi naturali ai sovracuti tenuti ed estesi. Pubblico in delirio.
Désirée RancatoreRichard Barker, pianoforte
(domenica 15 agosto ore 17.00)
Di Giosetta Guerra
Biondissima, fasciata da un abito lungo tutto d’oro, Désirée Rancatore ha presentato un ricco programma, composto di arie da camera e arie d’opera, accompagnata al pianoforte da Richard Barker. Quel che piace della Rancatore, oltre l’innata simpatia che trasmette, la luminosità e lo scintillio degli acuti (Haendel, Alcina, aria di Morgana "Tornami a vegheggiar"; Arditi "Il bacio"; Lehàr, La vedova allegra "Vilja"), la spericolatezza dei sovracuti e la facilità di saltare da un registro all’altro (Thomas, Hamlet, aria di Ophélie "Pâle et blonde”, Donizetti, Don Pasquale, aria di Norina "So anch'io la virtù magica"), l’agilità nel canto di coloratura, trilli, sbalzi (Rossini, Soirées Musicales, “La pastorella delle alpi” luminosissima e “L'orgia” brillante e giocosa; Donizetti, La fille du régiment , arie di Marie "C'en est donc fait", "Par le range et par l'opulence", "Salut à la France"), l’intensità dell’interpretazione, la messa di voce, i lunghi filati, la familiarità con le scale ascendenti e discendenti (Bellini, I Puritani, aria di Elvira “Qui la voce sua soave”; Puccini, Gianni Schicchi "O mio babbino caro"), il corretto modo di porgere e gli affondi rotondi (Pergolesi/Parisotti, arietta “Se tu m'ami”; Paisiello, Nina, ossia La pazza per amore "Il mio ben quando verrà", arie che si sviluppano nel registro centrale). Ciò che non mi piace della Rancatore è la tendenza a gonfiare i suoni centrali per dar maggior spessore al registro medio (Verdi, La Traviata, aria di Violetta "Addio, del passato", cantata in modo strano: attacchi con voce da bambina, medi e bassi costruiti, dal centro in su luminosità paradisiaca, filati deliziosi, messa di voce delicatissima). Richard Barker ha eseguito per pianoforte solo il "Tema di Anzoleto" da Una delle ultime sere di Carnevale di Carlo Goldoni.
Successo plateale.
Concerto PergolesiPer il tricentenario pergolesiano, in collaborazione con la Fondazione Pergolesi Spontini di Jesi
(18 agosto 2010, ore 11.00)
Di Giosetta Guerra
La prima parte aveva in programma pagine di Giovanni Battista Pergolesi: due cantate per soprano, archi e continuo “Luce degli occhi miei” e “Chi non ode e chi non vede” (revisione critica della Fondazione Pergolesi Spontini, a cura di Giuseppina Mascari), interpretate da María José Moreno e un’antifona per contralto, archi e continuo (revisione critica della Fondazione Pergolesi Spontini, a cura di Federico Agostinelli), “Salve Regina in Fa min.”, con la voce di Hadar Halev. Per la prima cantata solo 15 archi e un clavicembalo, per le altre due archi raddoppiati e clavicembalo. “Luce degli occhi miei” è una bella pagina quasi a tempo di danza con brevi intermezzi strumentali. La voce del soprano è piccola e carente nei gravi, ma ben gestita negli altri registri. Nell’altro brano, “Chi non ode e chi non vede”, che è una lamentatio, con introduzione strumentale vivace, vivacità che continua nella parte vocale col canto di sbalzo e mosso, l’Orchestra è fluida e l’ interpretazione incisiva; il soprano esibisce un bel timbro pulito e luminoso, facilità nelle progressioni acute ed espansione del suono, canta bene ed usa la messa di voce. Nel Salve Regina il contralto gestisce con morbidezza una voce dal bel colore denso e scuro, di medio volume, canta sul fiato e fa uso delle mezze voci. La seconda parte ha presentato Stabat Mater del Pergolesi per quattro voci con l’aggiunta de’ stromenti da fiato di Giovanni Paisiello (revisione delle Edizioni Musicali “L’oca del Cairo”, a cura di Giuseppe Camerlengo), con l’orchestra al completo formata da archi e fiati e con le voci di María José Moreno soprano, Hadar Halevy contralto, Yijie Shi tenore, Mirco Palazzi basso. Lo Stabat Mater di Pergolesi, trascritta da Giovanni Paisiello nel 1810, è un alternarsi di assoli e duetti (tenore-basso, soprano-contralto) su musica lamentosa e dolorosa, anche il canto è spesso sommesso su temi ripetuti in orchestra, o su musica agitata, e termina con tutti insieme nell’Amen finale. La voce più interessante, lo sappiamo già, è risultata quella di Mirco Palazzi, che ha un faccino da bambino e un vocione da grande. La voce è veramente splendida (bel colore scuro, suoni gravi sicuri e pieni, volume e spessore notevoli) e l’ emissione è fluida, con rotondità e bellezza del suono. Il soprano ha fatto sfoggio di una bella linea di canto con pianissimi (eseguiti anche dall’orchestra) ed espansioni acute estese. Il tenore ha voce chiara, un po’ rigida, di timbro non bello, sembra una voce costruita. Il contralto ha una bella voce con gravi naturali. Alla guida dell’orchestra Sinfonica G. Rossini era il thailandese Trisdee Na Patalung, messosi in luce l’anno passato nelle direzione de Il Viaggio a Reims dei giovani, al continuo Carmen Santoro.
Sunday, November 1, 2009
Die Vögel de Walter Braunfels - Los Angeles Opera
Foto: Désirée Rancatore (ruiseñor)Crédito: Robert Millard
Ramón Jacques
Muy poco representada en la actualidad, esta opera de Walter Braunfels se estrenó en Los Ángeles como parte del programa “Voces Recobradas”, con el cual se pretende rescatar operas olvidadas, que pertenecen al genero “entartete musik” o música degenerada. Musicalmente, la obra contiene fragmentos atonales de la música contemporánea, fusionados con armoniosos pasajes orquestales, claramente inspirados en los preceptos musicales de compositores como Strauss, Mozart, y Wagner, y la ideología teatral griega en la que se basa la fantasiosa historia, por ello la inclusión de un largo ballet de profusa y exuberante musicalidad. James Conlon, conocedor del estilo, logró una lectura segura e inequívoca, exaltando en cada momento las virtudes sonoras de la partitura, y con consideración por las voces. Por su parte, Darko Tresnjak, creó atractivas imágenes visuales, al inicio de la obra, con su escenografia situada en una plataforma inclinada hacia el foso de la orquesta, en un cielo imaginario, con nubes y buenas ideas de iluminación; pero la estática y rigidez escénica, y exagerados vestuarios, fueron menguando su cometido artístico en el transcurso de la función. Los personajes del Amigo Leal y la Buena Esperanza, los humanos que ingresan al reino de los pájaros, fueron interpretados, respectivamente, por el baritono James Johnson, quien mostró una ajustada línea de canto y sobreactuación; y por el tenor Brandon Jovanovich, quien exhibió una voz homogénea y convincente. Sobresalió, la soprano Désirée Rancatore, que aportó al papel del ruiseñor su claro y ágil despliegue vocal, con colorido y atractivo timbre. El baritono Martin Gantner dio vida a al simpático personaje de Hoopoe con peso y autoridad vocal. El resto del extenso elenco, coro y bailarines redondearon la función con óptima desempeño.
Thursday, September 10, 2009
Les Contes d'Hoffmann (cast 1) - Teatro Regio di Torino
Fotos: Arturo Chacón-Cruz (Hoffmann) y Désirée Rancatore (Olympia)Credito : Ramella & Giannese © Fondazione Teatro Regio di Torino
Ramón Jacques
Como Hoffmann, el tenor mexicano Arturo Chacón-Cruz, caracterizó un juvenil personaje, atrevido en la manera segura de afrontar el papel. Su voz es de tonalidad clara y de agradable y colorido timbre, que manejo con adecuada proyección y dicción francesa. Como los cuatros personajes maléficos, el baritono Alfonso Antoniozzi, fue un actor vivo y lleno de energía que cantó correctamente. La soprano Désirée Rancatore, recreó su conocida caracterización de Olympia, deliciosa, vocalmente ágil, y siempre en tono con sobreagudos generosos. Rafaella Angeletti otorgó al papel de Antonia calor y emoción, y Nino Surguladze fue un correcto Nicklausse en lo vocal, pero en lo actoral, de poca gracia. La mezzosoprano Mónica Bacelli dio vida al personaje de Giulietta con voz expresiva que la llevó a cantar los momentos intensos, dramáticos, y ligeros de su personaje con acierto. 


