Opera-Musica Foto: Die Feen - Wagner - Théâtre du Châtelet, Paris - 04/2009(c) Marie-Noëlle Robert.
Monday, May 21, 2018
Orfȇvrerie fine teintée de sang- Fabio Luisi dirige Cardillac de Hindemith au Maggio Musicale Fiorentino
Gold filigree stained with blood - Fabio Luisi conducts Hindemith’s Cardillac at the Maggio Musicale Fiorentino
Thursday, October 26, 2017
Tristán e Isolda en el Teatro Regio de Turín
Tristan und Isolde - Teatro Regio di Torino
Tristano e Isotta - Teatro Regio di Torino (2 cast)
Tuesday, August 9, 2016
Sachs and the City – Richard Wagner’s Meistersinger von Nürnberg in Munich, July 28 2016
Suzanne Daumann
Sachs and the City – une production décevante des Maîtres Chanteurs à Munich, le 28 juillet 2016
Suzanne Daumann
Monday, April 18, 2016
Der Rosenkavalier di Strauss – Lyric Opera Chicago
Monday, January 31, 2011
Tanhauser di Wagner - Teatro Comunale di Bologna
Foto: Tanhauser, Teatro Comunale di Bologna
Si sceglie di mettere in scena la versione di Dresda, più sintetica per quel che concerne il quadro del Venusberg, e la stessa esecuzione è inevitabilmente indirizzata ad un linguaggio più asciutto, che ci ricorda come l’autore fosse un giovane ambizioso sulle orme di Weber, Marschner e Meyerbeer, di cui riprende il linguaggio rimanendo ancora ancorato a forme prossime al poi vituperato numero chiuso. In questa linea Stefan Anton Reck non cerca un ampio respiro di fraseggio, non cerca colori suggestivi e finezze dinamiche, tanto da apparire al fine rigoroso ma poco incisivo anche sotto il profilo drammatico e spento nel suono orchestrale. L’idea di un Wagner – segnatamente di questo Wagner – sottratto alla tradizione epica e iperromantica è senza dubbio condivisibile, ma richiederebbe altro passo teatrale, altra fantasia, altra sensibilità musicale. Perfino la celeberrima Ouverture (qui senza il contraltare del baccanale, ampliato a Parigi) passa senza particolari emozioni. Nel cast si segnala la vocalità assai interessante di Guanqun Yu che, ascoltata nel canto del pastore, ci lascia con il desiderio di ritrovarla in ruoli più importanti. Miranda Keys ha il giusto colore per Elisabeth e canta piuttosto bene, ma la sua prova è segnata da un debito d’intonazione pressoché costante in acuto. Problema che, senza limitarsi a un solo registro, affligge anche la Venus di Patrizia Orciani, a suo agio nella tessitura ma troppo irruenta e spigolosa musicalmente, meglio nel primo che nel terzo atto. Fra gli interpreti maschili la palma del migliore va a Martin Gantner, voce di pasta assai chiara, secondo la tradizione d’oltralpe che, non conoscendo l’evoluzione da basso cantante a baritono verdiano prima e verista poi, distingue principalmente fra basso baritono e baritono lirico acuto. Il suo Wolfram, poeta non insensibile dietro l’apparenza di occhialuto professorino, merita le approvazioni più convinte della serata. Serata che Ian Storey, Tannhäuser, conquista con un percorso in salita, scaldandosi di scena in scena: la voce è sicuramente importante e indubbia la dimestichezza con il repertorio, anche se l’impressione è sempre quella di un’amministrazione prevalentemente stentorea e muscolare del proprio strumento. Caso raro anche nei nostri teatri, oltre alle corifee nei panni dei paggi (Rosa Guarracino, Fanny Fogel, Nidia Pirazzini e Lucia Michelazzo) erano ben quattro i solisti italiani in locandina. oltre alla citata Orciani, il langravio Hermann di Enzo Capuano, piuttosto stanco in acuto ma capace di dispensare una bella linea di canto nelle tessiture più comode, il Reinmar von Zweter di Christian Faravelli e l’acerbo Walther di Gabriele Mangione, ridotto purtroppo a personaggio quasi caricaturale. Più convincente il Biterolf di Valdis Jansons e con lui l’Heinrich der Schreiber di Armaz Darashvili. Per la prima produzione preparata con il nuovo maestro del coro Lorenzo Fratini la compagine felsinea appare prodiga di buone intenzioni, ma ancora in via di completa rifinitura. Successo pieno, alla prima, per direttore, coro, orchestra e solisti, contestazioni accese per gli autori della messa in scena. Sunday, November 1, 2009
Die Vögel de Walter Braunfels - Los Angeles Opera
Foto: Désirée Rancatore (ruiseñor)Crédito: Robert Millard
Ramón Jacques
Muy poco representada en la actualidad, esta opera de Walter Braunfels se estrenó en Los Ángeles como parte del programa “Voces Recobradas”, con el cual se pretende rescatar operas olvidadas, que pertenecen al genero “entartete musik” o música degenerada. Musicalmente, la obra contiene fragmentos atonales de la música contemporánea, fusionados con armoniosos pasajes orquestales, claramente inspirados en los preceptos musicales de compositores como Strauss, Mozart, y Wagner, y la ideología teatral griega en la que se basa la fantasiosa historia, por ello la inclusión de un largo ballet de profusa y exuberante musicalidad. James Conlon, conocedor del estilo, logró una lectura segura e inequívoca, exaltando en cada momento las virtudes sonoras de la partitura, y con consideración por las voces. Por su parte, Darko Tresnjak, creó atractivas imágenes visuales, al inicio de la obra, con su escenografia situada en una plataforma inclinada hacia el foso de la orquesta, en un cielo imaginario, con nubes y buenas ideas de iluminación; pero la estática y rigidez escénica, y exagerados vestuarios, fueron menguando su cometido artístico en el transcurso de la función. Los personajes del Amigo Leal y la Buena Esperanza, los humanos que ingresan al reino de los pájaros, fueron interpretados, respectivamente, por el baritono James Johnson, quien mostró una ajustada línea de canto y sobreactuación; y por el tenor Brandon Jovanovich, quien exhibió una voz homogénea y convincente. Sobresalió, la soprano Désirée Rancatore, que aportó al papel del ruiseñor su claro y ágil despliegue vocal, con colorido y atractivo timbre. El baritono Martin Gantner dio vida a al simpático personaje de Hoopoe con peso y autoridad vocal. El resto del extenso elenco, coro y bailarines redondearon la función con óptima desempeño.






