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Saturday, October 9, 2010

Aida de Verdi en la Opera de San Francisco

Fotos: Marco Vratogna y Micaela Carosi Crédito: Cory Weaver

Ramón Jacques
Con Aída de Verdi se inauguró la nueva temporada de la Opera de San Francisco. Musicalmente la función fue satisfactoria bajo la conducción de Nicola Luisotti, director musical del teatro, quien con mano segura exaltó la exuberante orquestación y musicalidad de la partitura. El sonido que se originó en el foso fue dinámico, intenso y emocionante. El coro tuvo también un aporte fundamental en el desarrollo de la función. El elenco vocal tuvo un desempeño notable, comenzando con la soprano Micaela Carosi, una sólida y convincente interprete que cantó el papel de Aída con una voz segura, calida y uniforme con la que supo amalgamar brío con expresividad y dulzura. Marcello Giordani, en su primera comparecencia como Radames, exhibió una voz de robusto timbre de tenor, así como buena proyección, y presencia escénica. El barítono Marco Vratogna dio vida a un autoritario Amonasro, al que prestó una línea de canto noble y vigorosa. Dolora Zajick mostró poderío vocal y escénico para dar vida a una impetuosa y ardorosa Amneris. Correctos estuvieron los demás cantantes, resaltando al recio Ramfis del bajo Hao Jiang Tian, a Christian Van Horn como el Rey de Egipto y al tenor David Lomelí como el mensajero. La puesta escénica de la diseñadora inglesa Zandra Rhodes, fue la parte menos satisfactoria de la función. Su concepción de un colorido Egipto, situado en una época indeterminada como en un cuento de dibujos animados, con cargadas motivos y figuras egipcias, exagerados vestuarios, y constantes cambios de escena, pareció estar desfasada con la trama creando una escena sobrecargada y por momentos incomoda para la visión.

Thursday, August 5, 2010

Temporada 2010-2011 de la Opera de San Francisco

Fotos: Placido Domingo (Cyrano de Bergerac -Marie-Noëlle Robert/Théâtre du Châtelet), Nicola Luisotti ( Terrence McCarthy).

Ramón Jacques

http://sfopera.com/

El tenor Placido Domingo volverá a pisar, después de diez años, el escenario de la Opera de San Francisco y lo hará en el estreno local de la opera Cyrano de Bergerac de Franco Alfano, al lado de la soprano española Ainhoa Arteta y del tenor brasileño Thiago Arancam bajo la conducción de Patrick Fournillier. Diversos títulos con interesantes producciones y algunas estrellas conforman la temporada 2010/2011 del segundo teatro más importante de Norteamérica. A su vez, el director italiano Nicola Luisotti se afianza en su puesto como director musical del teatro, y en su segunda temporada en el cargo, dirigirá operas como: Aida con un elenco conformado por la soprano Micaela Carosi, en su debut local, Dolora Zajick, Marcello Giordani y Marco Vratogna; Las Bodas de Fígaro con Luca Pisaroni y Danielle de Niesse y la ascendente soprano americana Ellie Dehn como la Condesa; además de Madama Butterfly con Daniela Dessi y Svetla Vassileva alternándose el papel principal y Stefano Secco como Pinkerton, y la dirección escénica del argentino José María Condemi.

Algunas funciones de estas tres producciones serán dirigidas por Giuseppe Finzi, segundo director de la orquesta del teatro y Julian Kovatchev que asumirá el podio de algunas funciones de Madama Butterfly. La puesta escénica de Werther de Massenet contará con Ramón Vargas y Alice Coote, y la dirección escénica del regista mexicano Francisco Negrin y la conducción de Emmanuel Villaume. El Caso Makropulos de Janáček tendrá a Karita Mattila y a Miro Dvorsky, en los papeles estelares, bajo la batuta de Jiři Bělohlávek y la guía artística de Olivier Tambosi. Para redondear la oferta, el tenor alemán Jonas Kaufmann dará un recital de arias de Verdi, Puccini, Massenet y Berlioz, y se escenificaran tres ciclos completos del Anillo de los Nibelungos de Wagner con la moderna realización escénica de Francesca Zambello y el regreso al foso del maestro galés Donald Runnicles, quien durante mas de diez años fungiera como director musical de la compañía, y una larga lista de nombres que incluirá a: las sopranos Nina Stemme y Anja Kampe, la contralto Larissa Diadkova, al bajo Mark Delavan y a los tenores Ian Storey, Brandon Jovanovich y Stefan Margita.

Tuesday, January 5, 2010

Intervista a Micaela Carosi (soprano)

Foto: © Micaela Carosi © Adriana Lecouvreur, Ramella&Giannese - © Fondazione Teatro Regio di Torino

Agatarco (Theatrum Ab esse ad posse)

La tua carriera

Agatarco - Perchè hai scelto di fare la carriera del cantante lirico?Dove e come hai iniziato?Micaela Carosi - Ho sempre saputo di voler cantare sin da bambina, una fortuna enorme di consapevolezza che mi ha guidato negli anni di studio precoci in conservatorio e in accademia polifonica romana.
A- Iniziare nella tua carriera è stato facile oppure un lavoro arduo?
MC- Non e' stato facile l'inizio, come non lo e' adesso, questo mestiere e' una conquista continua di studio e di mantenimento energetico.
A- Che complicazioni e percorso hai avuto per arrivare ad essere riconoscita e valorata? quando è stato il momento in cui la tua carriera è decollata?
MC- Non c'e' un decollo per me e' una continua partenza, non amo pensare di stare seduta su successi.comunque la vittoria dei concorsi internazionali ha delineato il tragitto per iniziare la carriera.
A- Preferisci opere di repertorio classico o lavorare in nuove opere?
MC- Non ho pregiudizi sul repertorio, ma amo molto Verdi, Bellini, Puccini…
A - Come studi? per te i vocalizzi sono fondamentali? lo studio della tecnica ogni giorno?
MC- I vocalizzi sono la mia base tecnica, anche se non studio tutti i giorni, e' fondamentale avere la vita piena di altre cose che ti permettono di avere mentalmente spazio tra te e i personaggi interpretati, con la distanza posso riempire di particolari le mie interpretazioni.

A- Quant'è importante il riposo vocale e mentale?
MC – E’ proprio facendo altro che spesso elaboro decisioni interpretative fondamentali, che so cucinando o facendo giardinaggio, alle volte giocando con mio figlio.

A - Quanti ruoli hai attivi adesso? quanti hai lasciato e perchè?
MC- Non ricordo il numero dei ruoli in repertorio direi tutti quelli da lirico spinto in Verdi e Puccini e Norma del belcanto.

A - Come studi i ruoli nuovi?
MC - I ruoli nuovi cerco di impostarli prima con lei e poi ascolto molto tutte le edizioni discografiche del passato, Tebaldi Callas Olivero Freni Kabaiwanska Scotto Caballe Cerquetti Stella etc. Mi faccio un'idea su come tecnicamente hanno risolto diversamente le parti piu' difficili e poi esamino le mie qualita' vocali in relazione a i vari stimoli.
A - E quando devi rifare un ruolo per l’ennesima volta come lo ristudi?
MC - I ruoli gia' interpretati crescono nel tempo, amo approcciare da zero le partiture trovando nuove soluzioni espressive che magari nel tempo ho maturato.
A - Una cosa è il ruolo vocale e l'altro fisico, come lavori con i registi le tue idee? ti fai guidare?
MC - Amo confrontarmi con i registi e sperimentare nuove idee. Tutto deve avere coerenza libretto alla scelta registica.

A - Vedi opera? ascolti opera? ascolti cantanti di varie epoche? analizzi la voce? ascolti prima di fare un ruolo come hanno fatto altri?

MC - Non ascolto opera fuori dal lavoro e raramente vado a vedere spettacoli preferisco fare altro e arricchirmi con altri stimoli, cinema Prosa concerti di altro genere, lettura.
A - Hai un maestro che ti segue?
MC - Ho una maestra molto brava Marinella Meli che ha seguito tecnicamente il mio cambio vocale da mezzo a soprano, un riferimento costante.

Il Canto
A - La base del canto è nel fiato? e la tecnica del canto per te è palato alto, gola aperta, laringe bassa e l'apoggio? Quanto è importante per te la tecnica per avere una voce sana durante una carriera longeva?
MC - Il canto e' basato su una tecnica salda che si basa sull'uso del fiato e della giusta fonazione in maschera, e il rispetto di una posizione unica di risonanza che e' individuale e che va individuata per non ingrandire i suoni artificialmente d ovviamente palato alto gola aperta.

A - La tua voce ha avuto degli sviluppi che hanno determinato il tuo repertorio? Quanto è importante la scelta del repertorio giusto nella carriera? Cosa è meglio, adattare la voce allo spartito o lo spartito alla voce? Quant'è importante rispettare il compositore, lo stile, ecc?

MC - Nel canto comunque il rispetto della voce e' fondamentale, non dobbiamo forzarci in repertori non opportuni poiche' la cosa fondamentale e' fare quello che il compositori hanno scritto. Se non si riesce non dobbiamo piegare la musica alle nostre esigenze. Per me cantare e' servire quello che i Grandi Compositori ci hanno lasciato. Noi siamo esecutori di talento solo grazie a chi prima di noi ha scritto pagine meravigliose. Poi bisogna aver rispetto del proprio talento e non sentirsi stretti nel rispetto per i Maestri bisogna collaborare e tirar fuori il meglio di se con energia e generosita'
A - è l'opera l'essenza della vita? Dove s'impara a cantare veramente, in palcoscenico?Oggi giorno un cantante deve essere non solo voce ma anche molto attore, quant'è importante l'interpretazione personale di un testo-spartito-attorale in un personaggio?
MC - La vita e' l'essenza della vita, l'opera ne fa solo parte, per cantare bene bisogna essere anche dei bravi attori, tutto e' piu' naturale e plausibile, la voce e' solo una parte del lavoro, sul palco si impara a cantare e si trovano le soluzioni con il gesto ed il movimento.

A - Oggi las maggioranza degli spettacoli sono ambientati fuori tema e luogo dell'originale. Sei d'accdordo quando un regista da idee nuove al di fuori del tema dell'opera? ti senti a tuo agio in regie polemiche?cosa fai se una regia non ti piace e non sei d'accordo con le idee del regista?
MC - Ho avuto la fortuna di lavorare con grandi registi e sempre ho trovato coerenza e rispetto della partitura anche se l'ambientazione era stravolta vuota o minimalista, il problema non e' con i registi ma con i partner. Spesso non si riesce a fare un lavoro di staff e questo si vede e si sente, tutti si deve andare nella stessa direzione per avere un risultato eccellente.
A - In quale produzione hai lavorato che più ricordi come la più bella e interessante e perchè?
MC - Non ho una produzione piu' bella, tutte le ho lavorate con la stessa passione.
L'insegnamento-i giovani cantanti

A - I conservatori sono un buon luogo per imparare a cantare? Bisognerebbe cambiare qualcosa?Cosa consigli ai cantanti giovani perchè abbiano una carriera lunga e sana vocalmente?

MC - Io ho amato il conservatorio, penso che tutti abbiamo storie diverse e individuali, non c'e' una strada prefissata, l'unica cosa da fare e' insistere sempre anche quando si e' arrivati non bisogna mai stancarsi di trovare stimoli nuovi e incominciare nuove giornate di musica.

dischi-pirateria

A - Che ne pensi che si diffondano dischi e dvd di forma illegale, cioè la pirateria?Pensi che questo scambio in internet di musica aiuti chi non ha come comprare dischi e a scambiare edizioni di un certo valore?
MC - Non c'e' una regola, se vaessimo piu' video della Callas e Tebaldi oggi saremmo piu' ricchi quindi ben venga la diffusione amatoriale di video e di musica in generale.
Con agradecimiento al sitio Theatrum Ab esse ad posse http://theatrumpsichotechnicum.blogspot.com/



Thursday, September 17, 2009

Adriana Lecouvreur- Teatro Regio di Torino

Foto: Marcelo Alvarez ( Maurizio), Micaela Carosi (Adriana)
Credito: Ramella & Giannese – Fondazione Teatro Regio di Torino

Roberta Pedrotti

Il Regio di Torino chiude il bilancio in attivo, non solo artisticamente, ma anche economicamente. Qualità, quantità e una gestione virtuosa si sono felicemente sposate in un teatro che vorremmo considerare un esempio più che una mosca bianca. Purtroppo l’annuncio si chiude con una nota di pessimismo in previsione del prossimo anno. Infatti, nonostante una stagione sempre ricca e interessante, ma costruita tenendo ben presenti le esigenze del portafoglio, i nuovi tagli al FUS e la politica del ministero per i bene e le attività culturali mettono a serio rischio la possibilità di chiudere il prossimo bilancio non solo in attivo, ma anche in pari. Una situazione emblematica, perché realtà come queste, ovvero una delle pochissime fondazioni nostrane a poter ambire a un reale respiro europeo, andrebbero invece incoraggiate e favorite. Anche il successo fragoroso di questa eccellente Adriana Lecouvreur, ultimo titolo di un cartellone che ha offerto tanti motivi di soddisfazione, conferma quanto la qualità paghi e come ogni singolo elemento della produzione – in buca, sul palco, dietro le quinte – sia fondamentale per l’esito finale di uno spettacolo. Anche e soprattutto per un’opera come questa, tradizionalmente legata a grandi voci e, massime, a una primadonna carismatica. Opera strana, l’Adriana, decisamente crepuscolare, in bilico fra finezza e cattivo gusto, con un libretto spesso incoerente del velleitario dannunziano Colautti (che però ci ammanisce in Acerba voluttà una delle pochissime arie in forma di sonetto) e il melodismo spesso facile di Cilea impregnato però di preziosità strumentali. Preziosità che a Torino non abbiamo mancato di delibare stilla a stilla, ma che Renato Palumbo sia un direttore del massimo valore lo scrissi già dieci anni fa su queste pagine, quando era un giovane di belle speranze con sulle spalle un’intensa gavetta all’estero. Da allora non ha deluso. Qui poi si mette in evidenza, come già nella Lucrezia Borgia e nel Trovatore, come la collaborazione con Marcelo Alvarez porti il tenore a ottenere i migliori risultati, valorizzando la malia del timbro e la sua natura lirica, limitando invece l’esuberanza talvolta eccessiva che, per esempio, nella recente Tosca parmigiana l’ha fatto apparire troppo guascone, se non gigione. A Torino no, mai. La dolcissima effige e L’anima ho stanca sono cesellate su un impalpabile e prezioso tappeto sonoro con accento schietto e comunicativo, ma mai scontato o strappa-applausi. Al contrario, mentre la sua vocalità lirica si espande con sonorità tale da permettersi d’approcciare questo ruolo drammatico, emerge vivissimo il ritratto del dandy seduttore Maurizio di Sassonia, afflitto da profondo taedium vitae. Anche la femminilità opulenta di Micaela Carosi ha modo di mettersi in risalto, anche lei trova nell’orchestra sostegno e stimolo coloristico e coglie accenti toccanti soprattutto in Poveri fiori, non mancando d’emozionare nell’invettiva di Fedra. Appare anche attenuata, in questa occasione, la sensazione frequente di potrei ma non voglio, ovvero di non completo sfruttamento di tali mezzi vocali, che talvolta suscitano le prove della Carosi, che è invece in quest’occasione una personale e completa Adriana. Marianne Cornetti difetta forse della sensualità della principessa di Bouillon, ma la voce è rara e dorata, di autentico mezzosoprano lirico spinto; viceversa il canto di Alfonso Antoniozzi è tutto al servizio del personaggio e il suo Michonnet è semplicemente un capolavoro e tocca al cuore con la sua discreta umanità. Fra i comprimari spicca il giovane e assai talentuoso Simone del Savio, che canta con eccellente timbratura e grande facilità la parte del principe di Bouillon: finalmente un giovane autentico basso baritono solido e timbrato! Insieme a lui citiamo i perfetti Luca Casalin (Chazeuil) e Carlo Bosi (Poisson), poi Diego Matamoros (Quinault), Patrizia Porzio (Dangeville) e Antonella De Chiara (Jouvenot). Splendido, pur nell’esiguità della parte, il coro, e ancor più l’orchestra, che coglie il risultato migliore della stagione insieme a quello dell’Italiana in Algeri con Bruno Campanella. Lì era un freschissimo Franciacorta, qui un Barolo o un Chianti profumato; preciso e brillante, il complesso torinese ha saputo esaltare dettagli strumentali che, nel caso dell’Adriana, rivelano persino suggestioni d’oltralpe, sempre naturalmente reinterpretati dalla Musa lirica di Cilea. Resta lo spettacolo di Lorenzo Mariani, illustrativo ma non troppo, elegante ma non troppo rifinito nella recitazione (la Bouillon potrebbe evitare di sbracciarsi come una diva del muto). Funzionale e tutto sommato piacevole, tale da consentire la piena espressione delle virtù, controverse ma ben vive, dell’Adriana, che difatti è stata salutata da ovazioni clamorose per tutti i musicisti.