Showing posts with label Milijana Nikolic. Show all posts
Showing posts with label Milijana Nikolic. Show all posts

Friday, December 6, 2019

Los Cuentos de Hoffmann en el Colón de Buenos Aires


Fotos: Prensa Teatro Colon / Maximo Parpagnoli

Gustavo Gabriel Otero
Twitter: @GazetaLyrica

Buenos Aires, 04/12/2019. Teatro Colón. Jacques Offenbach: Les contes d’Hoffmann (Los Cuentos de Hoffmann). Opera en un prólogo, tres actos y epílogo, libreto de Jules Barbier. Eugenio Zanetti, dirección escénica, escenografía y diseño multimedia. Bruno Arantes, realización de video. Eugenio Zanetti y Sebastián Sabas, vestuario. Irene Martens, coreografía. Eli Sirlin, iluminación. Ramón Vargas (Hoffmann), Rachele Gilmore (Olympia); Virginia Tola (Antonia), Milijana Nikolic (Giulietta); Rubén Amoretti (Lindorf, Copelius, Miracle y Dapertutto); Sophie Koch (La Musa y Nicklausse); Osvaldo Peroni (Frantz, André, Cochenille y Pittichinaccio); Omar Carrión (Spalanzani), Alejandro Spies (Crespel); María Luisa Merino Ronda (voz de la madre); Gabriel Renaud (Nathanaël); Ernesto Bauer (Hermann); Emiliano Bulacios (Schlémil); Christián De Marco (Luther); Gabriela Ceaglio (Stella). Orquesta y Coro Estable del Teatro Colón. Director del Coro: Miguel Fabián Martínez. Dirección Musical: Enrique Arturo Diemecke.

El Teatro Colón cerró su Temporada Lírica 2019 con una nueva puesta en escena de ‘Los cuentos de Hoffmann’ que, lamentablemente, no pasó de la medianía por una puesta a todas luces grandilocuente y vacía, una dirección musical rutinaria y un cuadro de cantantes desparejo. Los aspectos escénicos fueron confiados a Eugenio Zanetti quien diseñó un vestuario ecléctico sin un anclaje temporal definido, una escenografía grandilocuente, proyecciones que sólo distraen la atención y un movimiento escénico rutinario y escenográfico sin precisiones o hallazgos actorales o teatrales.La idea principal es introducir un equipo de filmación que está realizando una biografía de Hoffmann que aparece en determinados momentos a lo que se añaden fotógrafos y curiosos varios.
Dos escaleras laterales conectadas con un cilindro octogonal, de inspiración gótica, donde están tanto al principio como al final las tres mujeres -Olympia, Antonia y Giulietta- marcan la ambientación escenográfica. Las escaleras y el cilindro cambian permanentemente de posición con el constante uso del escenario giratorio y por detrás se proyectan edificios, catedrales, pájaros, la luna, montañas, el mar, un incendio de bosques, la torre Eiffel, fuegos artificiales y hasta dirigibles que van y vienen. Complementado con multiplicidad de objetos, humo, autos, góndolas, faroles, barcas, estatuas monumentales, figurantes y bailarines. Todo el trabajo de Zanetti luce pesado, barroco y recargado; con poca atención a la labor teatral y actoral en una estética gastada y kitsch. Correcto el trabajo de Eli Sirlin en la iluminación y rutinaria la coreografía de Irene MartensSin pasar de una lectura rutinaria resultó la dirección musical de Enrique Arturo Diemecke, con notables desbalances y con tiempos lentos y pesados al principio y mejores a medida que avanzó la representación. Ramón Vargas exhibió profesionalismo, entrega y compenetración en su Hoffmann. Alternó momentos de mayor valía con otros donde la fatiga vocal era evidente, con todo redondeó una buena prestación artística. El bajo español Rubén Amoretti interpretó a los cuatro villanos (Lindorf, Copelius, doctor Miracle y Dapertutto) con estilo, elegancia, maldad a flor de piel y perfectos recursos vocales. De los personajes femeninos descollaron Rachele Gilmore y Sophie Koch.
Rachele Gilmore fue sin duda lo mejor de la noche. Deslumbró con su interpretación de Olympia por su exquisito timbre, por su extraordinaria extensión y por intercalar sobreagudos no marcados en la partitura que deslumbraron al público. La exquisita mezzosoprano Sophie Koch fue un verdadero lujo en el doble rol de la Musa y Nicklausse. Cada frase adquiere en su interpretación el matiz y el detalle justos que complementan su extraordinaria línea de canto y su bello color vocal. Con algunas irregularidades en sus prestaciones cumplieron sus cometidos tanto Milijana Nikolic en el rol de Giulietta como Virginia Tola en el rol de Antonia. Osvaldo Peroni aportó en los roles característicos de (Frantz, André, Cochenille y Pittichinaccio) su inocultable calidad vocal y actoral; irreprochable Omar Carrión como Spalanzani así como el Crespel de Alejandro SpiesMuy buena la prestación del Coro Estable que dirige Miguel Martínez y de buen nivel los cantantes de flanco con la excepción de Gabriel Renaud (Nathanaël) por sus agudos destemplados.

Tuesday, August 31, 2010

Judithas Triumphans - Attila - Sferisterio Opera, Macerata

Foto: Nmon Ford (Judithas), Maria Agresta (Attila)

Juditha trionfa, Attila no.
Teatro Lauro Rossi - prova generale

Giosetta Guerra

Nei due allestimenti di Massimo Gasparon (belli da vedersi per la luminosità e l’eleganza dell’ambientazione, dominata dal candore delle scene e dal contrasto cromatico dei costumi arricchiti dallo scintillio degli ori), gli abiti erano quasi gli stessi (quelli femminili bianchi e lunghi fino ai piedi si differenziavano solo in un particolare: avevano il taglio sotto il petto in Juditha e in vita in Attila, quelli maschili erano verdi in Juditha e azzurri in Attila e i pantaloni alla araba/turca dei maschi avevano il cavallo bassissimo in Attila e più alto in Juditha (poi cosa c’entrano gli Arabi o i Turchi con gli Unni? Forse perché le tribù guida degli Unni erano di lingua turca?), le scimitarre erano le stesse (e le abbiamo ritrovate anche nei Lombardi), i movimenti dei figuranti con le suddette armi uguali, l’uso della scala centrale e dei piani laterali sovrastanti uguali, con gli stessi “scimitarratori” sui piani alti laterali. Anche la morte dei due protagonisti avviene allo stesso modo: il taglio del collo con la scimitarra. A meno che il tutto non sia stato intenzionale, vista l’affinità delle due storie. Registicamente azzeccata la scena della morte di Holofernes: disteso sulla scala con la testa appoggiata sullo scalino superiore, al momento del taglio del collo, scivola nel gradino di sotto rendendo il capo invisibile al pubblico.

Accontentiamoci, visto che l’allestimento è luminoso, classico, pulito, chiaro, anche se non differenziato e quindi poco funzionale alla comprensione dell’azione drammatica, che fortunatamente già conosciamo, ma almeno sul piano vocale avremmo gradito una maggior efficienza da parte del protagonista delle due opere, Nmon Ford, il quale ci ha pienamente soddisfatto in Juditha, ma ci ha profondamente delusi in Attila, come era successo l’anno scorso per Don Giovanni. Come può il baritono cantare il pomeriggio Juditha e la sera stessa Attila? Non solo per il tour de force, ma anche e soprattutto per il differente registro dei due ruoli: baritono il primo, basso il secondo. Va bene che Ford appaga l’occhio con la sua bellezza statuaria e il magnetismo di un corpo palestrato, ma per Attila ci vuole la voce di basso, lo scavo della parola scenica, la giusta intonazione, cose che lui non ha, la sua è una grande voce di baritono che esplode in zona acuta con suono pieno e tenuto a lungo, ma nei gravi c’è carenza di materiale. Si afferma invece per autorevolezza scenica, bel corpo vocale e nobiltà d’accento Claudio Sgura nel ruolo del generale romano Ezio e anche Maria Agresta, nel ruolo di Odabella, si mette in luce per la varietà dei colori e potenza vocale; buona la prova vocale di Giuseppe Gipali (Foresto), di Enrico Cossutta (Uldino) e di Alberto Rota (Papa Leone).

Tornando al baritono panamense Nmon Ford, dobbiamo riconoscergli un grande carisma nel ruolo di Holofernes (ha sostituito il controtenore siriano Razek Francois Bitar), che gli calza alla perfezione: vocalmente si destreggia ottimamente nella coloratura della scrittura musicale del personaggio, scenicamente è estremamente a suo agio nell’atmosfera di piccante erotismo e nelle scene osées ideate dal regista, si muove come una pantera con quel corpo di cioccolata modellato (seminudo - WOW!!!), per stimolare i pensieri erotici di Juditha e non solo. Tutto il cast era abilitato a eseguire le invenzioni sonore e le architetture musicali barocche atte a crear la “maraviglia”. Juditha era interpretata dalla voce morbida del mezzosoprano Milijana Nikolic (fisicamente esuberante). Splendida nella parte dell’eunuco Vagaus, Giacinta Nicotra ha esibito una vocalità sopranile agile e sicura in ogni registro. Buone anche le prestazioni del soprano Davinia Rodríguez (Abra) e del contralto Alessandra Visentin (Ozias). Riccardo Frizza, alla guida dell’orchestra regionale delle Marche, è passato con facilità e precisione dallo stile barocco della Juditha triumphans di Antonio Vivaldi ai ritmi verdiani di Attila e il coro Bellini, preparato da David Crescenzi, ha dato prova di grande professionalità. Delle tre opere di Pizzi ho perso Faust causa pioggia, mi è piaciuta I Lombardi e non mi è piaciuta La Forza.