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Sunday, October 3, 2010

L'occasione fa il ladro di Rossini - La Scala 2010‏

Credito foto Brescia e Amisano – Teatro alla Scala

Roberta Pedrotti

L’occasione fa il ladro fu l’ultimo allestimento rossiniano di Jean Pierre Ponnelle, uno degli ultimi in assoluto, nonché uno dei più belli e geniali. Sono passati ventitre anni dalla prima pesarese (il regista sarebbe morto solo pochi mesi dopo) e lo spettacolo non mostra una sola ruga, è fresco come e più di una nuova produzione. Merito dell’assunto geniale di base: il sottotitolo è “il cambio della valigia”? E allora che da una valigia tutto sorga magicamente, scene, attrezzeria, perfino i cantanti sotto la direzione del servo Martino, che dello scambio fatidico sarebbe involontario artefice e qui sviluppa il suo ruolo d’inconsapevole deus ex machina talvolta come spettatore onnisciente, talaltra come autentico, cosciente, demiurgo. L’incanto delle scene dipinte, della cantinelle a vista, dei cieli, dei tiri e della graticcia, dei movimenti in quinta, la magia delle luci (complimenti a Marco Filibeck), la delicatezza delle tinte pastello, lo splendore dei costumi evocano una sorta di carillon fiabesco colmo d’ironia, eleganza, gusto per il gioco teatrale nella sua più pura essenza. Spettacolo musicalissimo, come sempre quando si parla di Ponnelle, è ormai un classico che non ci si stancherebbe mai di rivedere e che ritroviamo con infinito piacere sulle tavole del Piermarini, di cui non patisce affatto l’ampiezza rispetto all’intimità del natìo Auditorium Pedrotti. Riprendendolo per l’annuale saggio della sua Accademia, la Scala non solo porta in scena uno degli spettacoli visivamente più riusciti della stagione (insieme con il Barbiere, guarda caso sempre di Ponnelle, e Da una casa di morti di Chéreau) ma soprattutto permette ai giovani interpreti – tutti fra i venticinque e i trent’anni – di inserirsi in un meccanismo perfetto e di contare su un disegno registico infallibile, qui ripreso da Sonja Frisell (che curò anche le memorabili recite pesaresi del 1996). Un sostegno non indifferente, dunque, per voci non prive d’interesse ma che, almeno per ora, non ci paiono trovare in Rossini il loro terreno d’elezione. L’attenzione si focalizza su Pretty Yende, venticinquenne sudafricana nei panni della primadonna Berenice: la voce è di bel colore e lascia trasparire ottime prospettive future soprattutto per la sonorità del registro centrale e la bellezza delle note tenute. Assolve alla coloratura e ascende senza problemi all’acuto quando richiesto, ma non è, o non è ancora, una virtuosa. Assieme alla cura della pronuncia italiana e del fraseggio dovrà sicuramente approfondire ancora la sua organizzazione vocale per valorizzare come merita la maturazione di uno strumento assai promettente e per rendere l’agilità più timbrata e sgranata in ogni passaggio.

Altra voce interessante è quella di Leonardo Cortellazzi, già da qualche anno fra gli elementi più promettenti del vivaio scaligero; non è questo però il suo ruolo, non si tratta di un tenore belcantista e la cabaletta dell’aria “D’ogni più sacro impegno” lo mette in palese difficoltà. È un tenore lirico che privilegia l’aspetto elegiaco del personaggio, trovandosi decisamente più a suo agio nel cantabile. Lo attendiamo con fiducia nell’imminente debutto nella parte più congeniale di Tamino nel Circuito Lombardo: almeno per ora Rossini e il Conte Alberto non sembrano proprio fare per lui, anzi, rischiano di penalizzarlo. Il gruppo dei giovani dell’Accademia è completato da Filippo Fontana (Martino), baritono chiaro assai musicale, con suggestioni tenorili che pongono qualche dubbio sulla sua reale natura vocale, Valeria Tornatore, valida Ernestina, e Jaeheui Kwon, Don Eusebio. Veterano chiamato a guidare sulla scena i ragazzi è Natale De Carolis, negli ultimi tempi assai impegnato proprio sul versante didattico. Purtroppo il baritono non ha potuto offrire al ruolo chiave di Don Parmenione, colui che scambia valigia e identità con il Conte Alberto, molto più dell’esperienza e della dimestichezza con la scena. Il suo personaggio risults elegante ma dimesso, non evidenzia la caratterizzazione brillante e gustosa di quest’essere comune in società, anche a causa di una vocalità appannata, che, per esempio, fatica parecchio nell’aria “Che sorte, che accidente”, conclusa con un certo affanno. Avremmo preferito una vocalità più fresca scelta fra le nuove leve. Altro nome emergente è invece quello di Daniele Rustioni, uno dei direttori della nuova generazione dell’Ottanta – è nato nell’83 – già proiettato a grandi traguardi internazionali, tanto che fra pochi mesi debutterà al Covent Garden con Aida. L’impressione è però interlocutoria, perché, anche in confronto con alcune produzioni dell’ultimo anno, non si percepisce ancora nella sua giovane bacchetta un percorso definito, una personalità spiccata e riconoscibile, una qualità, insomma, già matura e ben formata. Nello specifico questa Occasione ascoltiamo un Rossini piuttosto snervato, privo di brio e teatralità, ma nemmeno di colori lirici suggestivi, mezzetinte o intuizioni di fraseggio. Insomma, l’impressione è quella di un saggio piuttosto timido, in netto contrasto anche con la Norma fin troppo tonitruante (e assai discutibile) dello scorso anno nel teatri lombardi, o con l’Elisir un po’ acerbo ma di ben altra vitalità ascoltato a Bologna. La strada artistica di Rustioni non sembra ancora ben tracciata e, forse, ma speriamo di sbagliarci, il lancio internazionale è un po’ prematuro e rischia di bruciarne le qualità, che comunque non mancano. Diversi vuoti in platea e nei palchi, gallerie decisamente più popolose: in tempo di crisi è anche comprensibile che la gente il lunedì sera non si accalchi per uno spettacolo breve, per quanto godibile, con i ragazzi dell’Accademia e biglietti allo stesso prezzo degli altri titoli in stagione (anche se con un’ampia scelta, dai 12 ai 187 euro). I presenti hanno però festeggiato con calore la produzione, con punte d’entusiasmo al termine per Cortellazzi e Yende.

Monday, September 6, 2010

Il Matrimonio Segreto de Cimarosa en el Festival de Stresa 2010, Italia

Foto: Stresa Festival 2010
Massimo Viazzo

Humildad y entusiasmo son las primeras dos palabras que vienen a la mente al final de una muy bien realizada función del Matrimonio Segreto de Cimarosa realizada en el Palazzo dei Congressi de Stresa: humildad porque los jóvenes cantantes que participaron (después de una rigurosa selección) en la primera edición de la Accademia di Canto “Giovani all’opera”, todos con respetable experiencia profesional sobre sus espaldas, supieron (y quisieron) resetearse comprendiendo que sin estudio no se puede ir adelante en esta profesión; entusiasmo, porque el trabajo con Natale De Carolis, el responsable del curso, fue para todos los efectos “entusiasmante”. Cambiando impresiones al final del espectáculo con la jovencísima Arianna Venditelli, una determinada (y deliciosa) Carolina, que entre otros, ha pisado el escenario del Festival de Salzburgo en Betulia Liberata bajo la dirección de Riccardo Muti, la alegría y la emoción de haber compartido algo especial era evidente. De Carolis, en efecto, cumpliendo un trabajo capilar orientado principalmente a la construcción del personaje, supo abrir horizontes muy amplios en términos de movimiento e interacción. Pero fue sobretodo por la individualidad que fue puesta en constante discusión, fuera de cada cliché. Por ello no es para maravillarse si Elizabetta y Fidalma (que fueron encarnadas por una aderezada Damiana Mizzi y una asumida Giuseppina Bridelli, constantemente delineadas por un lado, se alzaron a un rango superior; o si Don Geronimo no fue el usual bufo idiota, Marco Filippo Romano, quien nunca estuvo cargado en los silabarios y en las onomatopeyas, dio vida a un Geronimo arribista y de muchas facetas; o si el Conde Robinson, que fue interpretado por el resonante y divertido Simon Lim, no se comportó como el antipático en turno, así como patético y justamente tonto fue el Paolino de Matteo Falcier. Una aproximación tan variada que exaltó los sentimientos verdaderos, y el “drama” de las dos esposos secretos, nunca ha parecido tan real. Todo en conjunto fue gobernado con decisión y fantasía de un muy atento Andrea Battistoni al frente de la óptima Orchestra Giovanile Italiana. Con la ayuda de pocos elementos, de simples vestuarios creados por los propios cantantes, y muchas, muchísimas ideas, Natale De Carolis logró hacer olvidar en más de una ocasión que se trataba de una representación en forma semi-escénica. Fue una victoria del “teatro” y una experiencia para continuar en los años venideros. Se esperan aquí las cinco farsas rossinianas …

Il Matrimonio segreto di Domenico Cimarosa: concerto di chiusura dell’Accademia Musicale di Stresa 2010

Foto: Stresa Festival 2010

Massimo Viazzo
Umiltà ed entusiasmo sono le prime due parole che venivano in mente al termine della riuscitissima recita del Matrimonio Segreto di Cimarosa al Palazzo dei Congressi di Stresa: umiltà, perché i giovani cantanti che hanno partecipato (dopo severa selezione) alla prima edizione dell’Accademia di Canto “Giovani all’opera”, tutti già con esperienze professionali rispettabili alle spalle, hanno saputo (e voluto) resettarsi comprendendo che senza lo studio non si può procedere saldi in questa professione; entusiasmo, perché il lavoro con Natale De Carolis, il responsabile del corso, è stato a tutti gli effetti “entusiasmante”! Scambiando quattro chiacchiere, al termine dello spettacolo, con la giovanissima Arianna Vendittelli, una determinata (e deliziosa) Carolina - che, tra l’altro, ha calcato recentemente il palcoscenico del Festival di Salisburgo diretta da Riccardo Muti nella Betulia Liberata - la gioia e la commozione di aver condiviso qualcosa di speciale era palese. De Carolis, in effetti, compiendo un lavoro capillare orientato principalmente alla costruzione del personaggio ha saputo aprire orizzonti amplissimi in termini di movimento ed interazione. Ma è soprattutto l’individualità che è stata messa in costante discussione, fuori da ogni cliché. E così non c’è da meravigliarsi se Elisetta e Fidalma (qui incarnate da una pepata Damiana Mizzi e da un’atteggiatissima Giuseppina Bridelli), spesso tratteggiate un po’ in disparte, assurgono a rango superiore, se Don Geronimo non è il solito buffo idiota (Marco Filippo Romano, mai caricato nei sillabati e nelle onomatopee, ha dato vita ad un Geronimo arrivista e sfaccettato) e se il Conte Robinson (qui interpretato dal tonante ed esilarante Simon Lim) non si comporta come l’antipatico di turno. Un approccio così variegato ha esaltato i sentimenti veri, e il “dramma” dei due sposi segreti mai è parso così reale (patetico e giustamente imbranato il Paolino di Matteo Falcier). Il tutto governato con piglio e fantasia da un attentissimo Andrea Battistoni alla guida dell’ottima Orchestra Giovanile Italiana. Con l’ausilio di pochissimi attrezzi, di semplici costumi approntati dagli stessi cantanti, e molte, moltissime idee, Natale De Carolis è riuscito a farci dimenticare in più di un’occasione che si trattava pur sempre di una rappresentazione in forma semiscenica. Una vittoria del “teatro” e un’esperienza da proseguire negli anni a venire. Le cinque farse rossiniane sono lì ad aspettare…

Friday, February 5, 2010

ACCADEMIA MUSICALE DI STRESA 2010



ACCADEMIA MUSICALE DI STRESA 2010

5ª edizione

GIOVANI ALL’OPERA - Accademia di Canto Lirico

docente:
Natale De Carolis

Nel 2010 l’Associazione Settimane Musicali di Stresa organizzerà la quinta edizionedell'Accademia Musicale di Stresa. L’Accademia di canto, dal significativo titolo “GIOVANI ALL’OPERA”, sarà tenuta dal basso-baritono Natale De Carolis. La masterclass è aperta a giovani cantanti che non abbiano superato i 29 anni al 22 agosto2010 e sarà finalizzata all'esecuzione de Il matrimonio segreto di Domenico Cimarosa. Le lezioni si terranno a Stresa dal 23 agosto al 3 settembre 2010.Il corso curerà tutti gli aspetti legati all’esibizione in ambito operistico, dalla vocalità allapresenza scenica, dall’impostazione all’interazione tra cantanti/attori.Il programma formativo dell’Accademia Musicale di Stresa sarà anche quest’anno integratocon le Settimane Musicali di Stresa e del Lago Maggiore: al termine del percorso, infatti, ilcast vocale si esibirà, il 4 settembre 2010 al Palazzo dei Congressi di Stresa, ne Il matrimonio segreto, con l’Orchestra Giovanile Italiana. L’opera, in forma semiscenica, sarà inserita nell'ambito della 49^ edizione dello Stresa Festival. Il bando con il regolamento è disponibile sul sito internet e presso gli uffici del Festival.

Per informazioni e regolamento


Stresa, 2 febbraio 2010

Appartenente all’Associazione Europea dei Festival
__________________________________________________________________________
Ufficio stampa del Festival: Via Carducci, 38 - 28838

STRESA (VB) - Tel. 0323.31.095 / 30.459 - Fax 0323.33.006e

email: press@stresafestival.eu

http://www.stresafestival.eu/

Saturday, September 19, 2009

Intervista a Barbara Frittoli

Foto: Barbara Frittoli (Thais)
Credito: Ramella & Gianesse- Teatro Regio de Torino

Massimo Viazzo

Vercelli si trova proprio a metà strada tra Milano e Torino. E’ una tranquilla cittadina piemontese distesa tra le risaie (“il mare a quadretti” lo chiamano) e celebre nel mondo musicale per il suo glorioso Concorso Internazionale di Canto “G. B. Viotti”. Da queste parti sono passati, solo per fare qualche nome, Raina Kabaivanska, Mirella Freni, Luciano Pavarotti, Piero Cappuccilli…

Ed è qui, lontano dai riflettori, che incontro Barbara Frittoli per un’intervista. Il soprano milanese, reduce dagli Stati Uniti dove ha recentemente cantato nel Requiem di Verdi diretto da Muti (Chicago) e con James Levine in un Simon Boccanegra (Boston) in forma di concerto, si trova in Piemonte dopo aver trascorso la mattinata al Teatro Regio di Torino per una sessione di prova costumi per una Bohéme che il teatro torinese porterà prossimamente in tournée in Giappone.

Barbara, ma Mimì non era stato anche il tuo debutto in un ruolo da protagonista?
Sì. Avevo venticinque anni e il teatro era il San Carlo di Napoli. Poi Mimì l’ho cantata un po’ dappertutto, al Met, a Londra, ma è una parte che non ho mai amato realmente. Non mi piace soprattutto la lettura troppo verista, troppo fracassona che ne danno spesso i direttori d’orchestra. Per me Bohéme è un’opera intima, sussurrata. Devo essere davvero in sintonia con il maestro per accettare di cantarla ancora…

…e in questo caso il maestro è Gianandrea Noseda, direttore musicale del Teatro Regio di Torino.
Esatto! Con lui mi trovo proprio a meraviglia

Un sodalizio che sta dando buoni frutti. Prima dell’ultima emozionante Thaïs, mi vengono in mente due Mozart al fulmicotone per lo Stresa Festival di qualche anno fa, un Don Giovanni e una Clemenza di Tito…
A Mozart sono legata da sempre. L’ho cantato quasi tutto e nei primi anni di carriera l’ho cantavo tantissimo. E pensa che non me lo vogliono più far fare! Mi chiedono titoli nuovi, opere che fino a qualche anno fa guardavo quasi con timore reverenziale: Arabella, Capriccio, Onegin. Mi è giunta una richiesta persino dal tempio wagneriano di Bayreuth. Per fare Elsa! Ne sono molto orgogliosa, ma bisogna avere tempo per studiare. E anche conoscere bene la lingua. Se non capisco perfettamente quello che sto cantando non riesco a costruire un personaggio vivo, credibile.

Quello che dici è sacrosanto. Certo che Richard Strauss e Wagner solleticano…
A chi lo dici! Ho cantato i Wesendonck Lieder e anche i Vier Letzte Lieder li ho in repertorio. Ma da qui a cantare un’opera il passo è ancora lungo…
(la simpatia di Barbara Frittoli è contagiosa. Ogni tanto le scappa qualche parola in “dialetto” milanese che dà un tocco di colore e un sapore di schiettezza)
Quando riuscirò ad avere per me un bel po’ di tempo per mettere in testa e in gola nuovi personaggi… Tutto sommato non impiego moltissimo. Però a me piace leggere bene il libretto, risalire alle fonti letterarie, e poi apro lo spartito e… studio, studio, studio. Devo trovare il “colore” giusto. E non dimentico mai di avere una famiglia, una figlia di 12 anni e un marito che fa il baritono…

… Natale De Carolis…
Exactamente! Noi non viviamo le nostre carriere necessariamente in modo parallelo. Anzi, è spesso il caso che ci fa incontrare sul palcoscenico. Non ricerchiamo a tutti i costi le scritture in comune. Una volta a Glyndebourne, e mi viene da ridere, si faceva il Don Giovanni, quando videro arrivare nostra figlia rimasero tutti sbalorditi. Non sapevano neanche che eravamo sposati! Certo, ci sono alcuni titoli che si prestano più di altri ad una nostra produzione insieme..

… Così fan Tutte, Falstaff…
… sì, certo. Lui è un grandissimo Ford!...
(la conversazione è rilassata e spesso divertente)

… la sua capacità di far ridere muovendo solo un muscolo o accennando con nonchalance ad un particolare tic d’un personaggio, per esempio, è proverbiale. Ho l’impressione che spesso si limiti ad essere quello che realmente è. È Ford anche a casa? Guarda negli armadi e nella cesta del bucato?
Natale è iperattivo, sempre in movimento, deve sempre avere qualcosa da fare ed è un tipo davvero scherzoso, un burlone…

Ma torniamo a te. Mi piacerebbe che raccontassi qualcosa riguardo ai tuoi inizi, i tuoi primi anni in Conservatorio…
I mie genitori non erano musicisti, ma compravano tanti dischi e a casa mia era normale ascoltare musica sinfonica a qualsiasi ora. Un giorno, avevo 9 anni, mia madre mi chiese se volevo entrare in Conservatorio a studiare il pianoforte. Io abitavo a Milano a poche centinaia di metri dal Conservatorio ed… eccomi in un baleno all’esame d’ammissione. Non so come, ma passai la prova attitudinale pur non avendo mai messo le mani sullo strumento. C’erano ragazzini e ragazzine con spartiti, preparatissimi. Ma presero anche me…

Quindi in principio non pensavi minimamente al canto…
A me piaceva suonare! E ho anche superato diversi esami di pianoforte. Il canto cominciai ad apprenderlo all’interno del coro degli studenti, tra l’altro diretto dall’attuale direttore del Coro del Teatro alla Scala, il M° Bruno Casoni. Lui mi notò. Cominciò a farmi avanzare di posizione, una fila dopo l’altra ed in breve dall’ultima mi ritrovai davanti. “Hai una bella voce, Barbara!” -mi diceva. Intanto lo studio del pianoforte non progrediva come volevo e allora colsi al volo l’opportunità di rimanere in Conservatorio studiando qualcos’altro, canto appunto!

E dopo Casoni ti notò… il maestro Riccardo Muti!
Feci un’audizione con lui per il ruolo di Fiordiligi. Lui mi disse flemmatico “No, così non va. Sei troppo… mozartiana!” Mozartiana! Ma perchè non va bene se canto Mozart in modo mozartiano? Poi capii. Muti intendeva con quell’aggettivo il modo di eseguirlo alla tedesca, un po’ incipriato, un po’ manierato e forse anche un po’ algido. Lui invece voleva calore, passione…

Un Mozart erede dell’opera napoletana, di Pergolesi e Paisiello…
Certo. Adoro cantare Mozart con Muti. Lui quando prova ti conduce per mano con le sue chiose e postille attraverso un mondo sconosciuto. Le sue prove sono vere e proprie “lezioni”.

Una stima reciproca che ti ha portato spesso a inaugurare la stagione de La Scala…
… Trovatore, Otello…

… il tuo amatissimo Verdi! Mozart e Verdi sembrano proprio i tuoi autori d’elezione.
Di Mozart, come ti dicevo, ho cantato praticamente tutto. Di Verdi ho in repertorio oltre a Leonora e a Desdemona, anche Luisa Miller, Amelia Grimaldi, Elisabetta, Alice Ford…

… un bel parterre de roi, anzi de reine, a cui manca…
… Aida! Questo debutto è già in calendario, a Firenze con Zubin Mehta

Beh… un bel colpo! Anche per il fatto che tu abbia scelto di debuttare in Italia, a Firenze… La tua carriera in questa fase, purtroppo per noi, si sta sviluppando di più all’estero. C’è una ragione particolare?
Vado dove mi vogliono. Evidentemente in questo periodo è così. Con Zubin mi trovo benissimo. E quindi…
(non si avverte un tono polemico in queste dichiarazioni, ma Barbara Frittoli sembra avere i piedi ben piantati per terra e sa quello che vuole)

Un’ultima curiosità. Hai al tuo attivo poche registrazioni discografiche. Non credi nel mezzo tecnico?

Quando firmai il contratto con l’Erato chi pensava che di lì a poco la casa discografica francese avrebbe chiuso i battenti. Mi sentivo “naturale” in sala d’incisione anche in mancanza di pubblico e forse senza la crisi del mercato del disco avrei registrato di più… Chi lo sa?

Intanto i melomani non devono lasciarsi scappare l’occasione di ascoltarti dal vivo: voce morbida, musicalità innata, emissione “sul fiato”. Un timbro baciato da madre natura!

VERSIÓN EN ESPAÑOL

Vercelli se encuentra justo a la mitad del camino entre Milán y Turín. Es una tranquila ciudad piamontesa situada entre campos de arroz (ïl mare a quadretti como se le conoce en Italia) y es celebre en el mundo musical por su glorioso Concurso Internacional de “Canto “G. B. Viotti” por el cual han pasado, solo por mencionar algunos nombres: Raina Kabaivanska, Mirella Freni, Luciano Pavarotti, y Piero Cappuccilli…

Precisamente aquí, lejos de los reflectores es donde me encuentro con Bárbara Frittoli para una entrevista. La soprano milanesa, ha vuelto de los Estados Unidos donde recientemente cantó el Requiem de Verdi en Chicago, bajo la dirección de Riccardo Muti, y con James Levine un Simon Boccanegra en Boston, en forma de concierto. Se encuentra en Piamonte después de haber asistido por la mañana, en el Teatro Regio de Turín, a una sesión de prueba de vestuario para una Boheme que el teatro turines llevará próximamente de gira por Japón.

Bárbara, ¿no fue Mimì tu primer papel como protagonista?
Si, tenía veinticinco años y fue en el teatro San Carlos de Nápoles. Después Mimi la he cantado un poco por todos lados, en el Met, en Londres, pero es un papel que realmente no me ha gustado nunca. No me agrada sobretodo la lectura tan verista, muy forzada que le dan frecuentemente los directores de orquesta. Para mi Bohéme es una opera intima, que debe ser como susurrada. Por lo tanto, debo estar en verdadera sintonía con el maestro para aceptar cantarla ahora.

...y en este caso el Maestro es Gianandrea Noseda, director musical del Teatro Regio de Turín…
Exacto! Con el me encuentro justamente de maravilla.

Una sociedad que esta dando buenos frutos. Ya que además de la última y muy emocionante Thaïs en Turin, me vienen a la mente inmediatamente dos Mozart en el Festival de Stresa (al norte de Milán), de algunos años atrás, un Don Giovanni y una Clemenza di Tito...

Con Mozart estoy ligada desde siempre. De el lo he cantado casi todo y en los primeros años de mi carrera lo cantaba muchísimo. Y piensa que no me querían dejar hacerlo mas! Me pedían títulos nuevos, operas que después de algunos años las veía con un temor casi solemne: Arabella, Capriccio, Onegin Aun así, me llegó una solicitud del templo wagneriano de Bayreuth, para cantar el papel de Elsa! Me sentí muy orgullosa, pero necesitaba tener tiempo para estudiarlo, y también conocer bien la lengua. Si no entiendo perfectamente lo que estoy cantando no me resulta posible construir un personaje vivo y creíble.

Esto que dices es sacrosanto, ya que es cierto que Richard Strauss y Wagner son compositores muy estimulantes….
Mira a quien se lo dices! He cantado Wesendonck Lieder y también los Vier Letzte Lieder los cuales tengo en mi repertorio. Pero de eso a cantar una opera el paso por dar es aun largo….
(La simpatía de Bárbara Frittoli es contagiosa. cada tanto se le escapan algunas palabras en “dialecto” milanes que da a la conversación un toque de color y un sabor de franqueza)
Cuando logre tener para mí un poco de tiempo para meterme en la cabeza y en la garganta nuevos personajes, a lo que en suma no dispongo de tanto, tal vez. Porque si me agrada leer bien el libreto, ir a las fuentes literarias, después abrir la partitura y estudiar, estudiar y estudiar, hasta encontrar el “color” justo. Además, nunca me olvido que tengo una familia, una hija de 12 años y un marido que es baritono.

… Natale De Carolis…
Exactamente! Nosotros no vivimos nuestras carreras necesariamente de modo paralelo. De hecho, es frecuente que nos encontremos en un escenario, pero no buscamos a toda costa tener contratos en común. En una ocasión, en Glyndebourne, y me causa risa, hicimos un Don Giovanni, y cuando vieron llegar a nuestra hija se sorprendieron todos. Ni siquiera sabían que estábamos casados. También es cierto, que hay algunos títulos que se prestan mas que otros a una producción conjunta.

… Così fan Tutte, Falstaff…
....si cierto, El (Natale) es un grandísimo Ford!.....
(la conversación es relajada y muy divertida)

….Su capacidad de hacer reír moviendo solo un músculo o mostrando con nonchalance el tic particular de un personaje, por ejemplo, es proverbial. Tengo la impresión que frecuentemente se limita a ser lo que realmente es. Es Ford también en casa. ¿Busca en el armario o en la cesta de ropa para lavar?
Natale es hiperactivo, siempre en movimiento, debe siempre tener alguna cosa que hacer y es un tipo verdaderamente, bromista y burlón.

Pero volvamos a ti. Me agradaría que contaras alguna cosa respecto a tus inicios y tus primeros años en el Conservatorio...
Mis padres no eras músicos, pero compraban muchos discos y en mi casa era normal escuchar música sinfónica a cualquier hora. Un día, cuando tenía 9 años, mi madre me preguntó si me gustaría entrar al Conservatorio a estudiar el piano. Yo vivía en Milán, a muy pocos metros del Conservatorio...y en un destello estaba yo haciendo el examen de admisión. No se como, pero pase las pruebas de aptitud, sin haber puesto nunca las manos sobre el instrumento. Había niños y niñas con partituras, preparadísimos. Pero aun así, me eligieron también a mí.

Por lo tanto en principio ni pensabas remotamente en el canto.
Me gustaba tocar! y también aprobé diversos exámenes de piano. El canto comencé a aprenderlo dentro del coro de estudiantes, que entre otros, dirigía el Maestro Bruno Casoni, que es el actual maestro del Coro del Teatro alla Scala. El se dio cuenta de mi, y comenzó a hacerme avanzar de posición hacia las filas de adelante, poco después ya me encontraba hasta delante. “tienes una voz muy bella Bárbara” me dijo. Mientras tanto mis estudios del piano no progresaban como yo quería y entonces me di cuenta que el canto era la oportunidad de permanecer en el Conservatorio estudiando cualquier otra cosa. Así me apunté en canto!

Y después de Casoni, te descubrió el Maestro Riccardo Muti!
Hice una audición para el para el papel de Fiordiligi. El me dijo flemático e indiferente “No, así no esta bien, eres demasiado...mozartiana!” Mozartiana! Pero, ¿porque no esta bien si canto Mozart en modo mozartiano?, me preguntaba yo. Después entendí, que la intención de Muti al utilizar aquel adjetivo era que el modo de interpretar a Mozart a la alemana era, algo maquillado, un poco amanerado o fingido y quizás también un poco álgido. El en lugar de eso quería calor, pasión.......

Un Mozart heredero de la opera napolitana de Pergolesi y Paisiello....
Es cierto. Adoro cantar Mozart con Muti. El cuando ensaya te conduce con la mano con explicaciones y sus observaciones a través de un mundo desconocido. Sus ensayos son verdaderas y autenticas “lecciones”

Una estima reciproca que te ha llevado frecuentemente a inaugurar las temporadas de La Scala
… Trovatore, Otello…

...tu amadísimo Verdi! Mozart y Verdi parecen realmente tus compositores de elección.
De Mozart, como te decía, he cantado prácticamente todo. De Verdi tengo en mi repertorio a Leonora y a Desdemona, además de Luisa Miller, Amelia Grimaldi, Elisabetta y Alice Ford.

..un buen parterre de reyes, de hecho de reinas, que le faltaría ¿que?...

… Aida! Pero este debut esta ya esta programado para hacerlo en Florencia con Zubin Mehta.

Un buen golpe! También por el hecho que has elegido debutarlo en Italia, en Florencia.... Tu carrera en esta fase, lamentablemente para nosotros, se esta desarrollando mas en el extranjero. ¿Hay alguna razón en particular?
Voy a donde me quieren. Evidentemente en este periodo es así. Con Zubin Mehta me encuentro muy bien. Y por lo tanto.....
(No se advierte un tono polémico en esta declaración, pero Bárbara Frittolli, parece tener los pies bien plantados sobre la tierra y sabe lo que quiere).

Una ultima curiosidad. Tienes en tu activo pocas grabaciones discográficas. ¿No crees en este medio técnico?

Cuando firmé el contrato con Erato no pensé que la casa discográfica francesa iba a cerrar y desaparecer. Me sentía de manera “natural” en las salas de grabación pero me faltaba el público, y quizás sin la crisis del mercado del disco hubiera hecho más grabaciones. ¿Quien sabe?

Mientras tanto los melómanos no deben dejar escapar la ocasión de escucharle en vivo: voz mórbida, musicalidad innata, emisión “sul fiato”. Un timbre tocado por la madre naturaleza!