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Sunday, March 10, 2019

Les Talens Lyriques y Les Musicians de Louvre en México D.F.


Fotos: Cortesía Cultura UNAM

Ramón Jacques

Con apenas un par de semanas de diferencia, dos de las agrupaciones más importantes en la ejecución de música barroca y de instrumentos antiguos en la actualidad, ambas provenientes de Francia, ofrecieron memorables conciertos en la Ciudad de México. Primero le tocó a Les Talens Lyriques qué ofreció un concierto titulado De la lumière aux ténèbres (De la luz a la oscuridad) dedicado en su totalidad al compositor francés François Couperin (1668-1733) una de las especialidades de su director musical Christoph Rousset.  El concierto que se llevó a cabo en el Anfiteatro Simón Bolívar del Antiguo Colegio de San Ildefonso, y que formó parte de una extensa gira que pasó por varias ciudades de Norteamérica, consistió en obras para clavecín solo, tríos con violín viola y clavecín, y una composicion vocal, en lo que se podía considerarse como un íntimo concierto de salón
Se interpretó el tercer concierto de los Conciertos Reales (Concerts Royaux) con la brillantez del primer violín de la agrupación Gilone Gaubert-Jacques, acompañada de Christoph Rousset al clavecín y de Mikko Perkola en la viola da gamba; posteriormente el propio Rousset regaló dos movimientos del Segundo libro de obras de clavecín – Septieme Ordre, que fueron: La Meneteou y Les Amusements. Se escuchó la Primera Suite de Piezas para viola (1728) y el concierto concluyó con la célebre pieza vocal de Couperin Leçons de Ténèbres du Marcredi Saint (1714) compuesta para la semana santa; la primera y la segunda a una voz, y la tercera a dos voces; que fueron interpretadas, por las sopranos Eugénie Warnier y Amel Brahim-Djelloul, hoy considerada como una de las mejores intérpretes jóvenes de música antigua de música antigua en Francia. 
Les Musiciens de Louvre se presentó por primera ocasión en México, aunque sin la presencia de su director y fundador Marc Minkoswki, su lugar lo ocupó el clavecinista italiano Francesco Corti, en la Sala Nezahualcóyotl de la UNAM.  El título de este concierto de muy alto nivel fue ‘Crudel, tiranno amor’ que incluyó el Concerto Grosso Op.6 num 11 en la mejor, HWV 329; y el Concerto grosso Op. 6 no. 2 en fa menor, HWV 320 de G. Handel.  Del compositor Giovanni Benedetto Piatti (1697-1763) se interpretó el Concierto para oboe en sol menor, I 47, con el solista Emmanuel Laporte (solo). Como piezas vocales de Handel se interpretaron: Crudel tiranno amor, HWV 97; dos recitativos y dos arias Nel dolce dell’oblio de la cantata I pensieri notturni di Filli, HWv 134, y la Cantata Delirio Amoroso (Da quel giorni fatale) HWV 99 con la brillante y ágil voz de la soprano italiana Arianna Venditelli.



Wednesday, February 25, 2015

CLASSICITÀ e CONTEMPORANEITÀ - Le Nozze di Figaro - Teatro Regio di Torino

Foto: Ramella&Giannese - Teatro Regio

Renzo Bellardone

La scena sobria ed elegante dai caldi ed avvolgenti colori ed i costumi raffinati di Tommaso Lagattola sono stati il primo impatto scenico dopo la splendida ouverture egregiamente sostenuta dall’orchestra del Regio di Torino sotto la bacchetta attenta, vivace  ed indagatrice di Yutaka Sado. Gli interpreti si son mossi vivacemente con la regia di Elena Barbalich, che pur rispettando il testo e la classicità ha introdotto alcuni elementi di efficacia, quali il lampadario con le candele accese, oppure i paggi che si muovono a tempo di musica. Le luci di Giuseppe Ruggiero, senza colpi di scena inappropriati, hanno sottolineato ombre e riflessi in una sorta di doppio palco. Il conte d’Almaviva è stato interpretato dal baritono Guido Loconsolo  che  muovendosi  gagliardamente ha offerto un buon fraseggio incorniciato da bei colori scuri, ma ambrati: nella celebre aria “se vuol ballare Signor Contino” non ha arpeggiato sulle corte del chitarrino, ma ha esibito gli stivali del conte in fase di lucidatura.. Grazia Doronzio ha interpretato l’innamorata e scaltra Susanna con vividezza e limpidezza, gradevolissima negli acuti e, come per tutti gli interpreti, molto apprezzata  nell’assolo. Il cherubino gioiosamente saltellante di Samantha Korbey è risultato molto gradito per la trasparente purezza dell’emissione ed i bei colori scintillanti. Arianna Venditelli, gradevole Barbarina, è stata agile, ed accattivante. Ottimo è risultato Bartolo  interpretato dall’esperto  Fabrizio Beggi, con voce profondissima e carismatica; Basilio ha trovato in Bruno Lazzaretti un interessante ed ironico interprete dai colori vividi con chiaro fraseggio  e carica interpretativa. Il comicissimo giardiniere di Matteo Peirone ha strappato ben più di un sorriso, oltre all’apprezzamento per la voce sempre ben utilizzata e gradevole all’ascolto. Il Conte e La Contessa? Assolutamente degna di nota l’interpretazioni di Dionisyos Sourbis che ha esternato possanza vocale intrisa di armoniosità con timbro corposo e chiaro; buona anche la prestazione attoriale. Altrettanto interessante e convincente la Contessa di Erika Grimaldi, recentemente apprezzata al Regio di Torino in Desdemona: autorevole voce ricca di limpidezza e bagliori cristallini che si trova a suo agio nell’arrotondato profondo, così come  nel mezzo aggraziato,  che negli scintillanti acuti. Luca Casalin, sempre adeguato ha realizzato un interessante Don Curzio, così come Alexandra Zabala in Marcellina; bene anche Manuela Giacomini e Raffaella Riello  oltre all’ottimo coro del Regio, diretto da Claudio Fenoglio. Un particolare positivo accenno agli interventi del fortepiano di Carlo CaputoLa Musica vince sempre. 

Thursday, September 1, 2011

Lucia di Lammermoor - Stresa Festival 2011

Foto: Elena Mosuc (soprano) copyright Andrea Saachi KS

Renzo Bellardone

STRESAFESTIVAL 2011. Giovedì 25 agosto – ore 20.00. Palazzo dei Congressi – Stresa. LUCIA DI LAMMERMOOR di G. Donizetti in forma semi-scenica. Lucia di Lammermoor Elena Mosuc, Edgardo John Osborn, Enrico Franco Vassallo, Raimondo Riccardo Zanellato, Arturo Alessandro Liberatore, Normanno Luca Casalin, Alisa Arianna Vendittelli. Ars Cantica Choir, Marco Berrini, maestro del coro. Stresa Festival Orchestra. Gianandrea Noseda, direttore. Light design, Claudio Coloretti – Tecnico luci Davide Sardella. Assistenti di direzione, Federico Ferri, Francesco Pasqualetti, Alessio Picco  Scenografie realizzate dal Laboratorio di Scenotecnica a cura di Luca Tombolato

Allo Stresafestival 2011 la prima opera lirica con scenografia: La scelta di rappresentare l’opera in cartellone con delle scenografie è l’innovazione dello Stresafestival alla sua 50ma edizione; nello spirito di crescere facendo crescere, la direzione ha pensato –per la realizzazione delle scenografie - ad un laboratorio di scenotecnica diretto dal giovane ed eclettico Luca Tombolato; questi, studiatasi l’opera, ha realizzato una struttura fissa che desse l’impressione di entrare non al Palazzo dei Congressi, ma nel castello ove si svolge la vicenda e focalizzando l’attenzione sul momento topico della vicenda, ovvero la follia di Lucia, ha ribaltato il tutto rovesciando la struttura ‘a gambe all’aria’. Chiave di lettura interessante ed originalmente di sfida in una ‘prima assoluta’ per un’opera di repertorio. Non potendo giocare sui cambi di scena o su movimenti di masse, le luci disegnate da Claudio Coletti e gestite da Davide Sardella rivestono ruolo determinante nell’allestimento. Gianandrea Noseda, direttore artistico del Festival, in questa occasione è anche il vigoroso direttore della Stresa Festival Orchestra. Sanguigno nei momenti della tragedia e delle intemperanti azioni, sa cogliere invece con intima dolcezza i fragili sentimenti che segnano i destini dei personaggi. Con attenta lettura e passo sicuro propone un versione al limite della completezza, senza tagli opportunistici o di consuetudine. Venendo agli interpreti si può subito evidenziare che il cast è di tutto rispetto: Lucia è affidata ad Elena Mosuc, apprezzato soprano di qualità che sta riscuotendo meritato successo in ogni dove. Ha una voce gradevole e di buon timbro che emette limpidamente su colorature ed agilità, offrendo altresì dei pianissimi che arrivano al cuore, confermandosi buona interprete sui vari registri.
John Osborn realizza un Edgardo con le vene ricche di sangue che scorre veloce; crede nel ruolo e si cala in esso completamente. Ha una salda tecnica che gli permette di utilizzare la brillante voce tenorile in estensione, mantenendo equilibrio di emissione. Franco Vassallo da voce ad Enrico, fratello di Lucia e da ottimo baritono con colore scuro e timbro possente canta con irruente passionalità trovando le giuste posizioni per lasciare attonito l’ascoltatore con ‘armonici’ di insolita ampiezza. Raimondo è affidato al basso Riccardo Zanellato: buona presenza scenica con sicura voce rotonda e profonda sa dare delle ‘sferzate’ vocali più che opportune. Alessandro Liberatore è compresso in un ruolo breve, ma ha il merito di averlo interpretato efficacemente con emissione calibrata e compiuta. Anche il tenore Luca Casalin delinea la figura del capo degli armigeri Normanno, con la tranquillità vocale di chi conosce le proprie potenzialità.  Arianna Venditelli è la giovane soprano emersa dall’Accademia del Festival nel 2010 ed anche nel breve ruolo di Alisa da la misura della sua bravura. Marco Berrini è il direttore dell’Ars Antica Choir, che ben si è distinto nell’impianto della rappresentazione per linearità armonica. La riuscita di un allestimento realizzato in pochissimo tempo è ovviamente attribuibile a tutti i soggetti in esso coinvolti ed in questo specifico caso un accenno ai meriti collaborativi vanno senza dubbio anche agli assistenti di direzione Federico Ferri, Francesco Pasqualetti ed Alessio Picco. I commenti positivi si avvicendavano all’uscita dal Palazzo, ma quello che meglio definisce le sensazioni del pubblico è ‘ è da un bel po’ che non si sentiva una ‘Lucia’ così…..!!!’ La Musica vince sempre.



Monday, September 6, 2010

Il Matrimonio Segreto de Cimarosa en el Festival de Stresa 2010, Italia

Foto: Stresa Festival 2010
Massimo Viazzo

Humildad y entusiasmo son las primeras dos palabras que vienen a la mente al final de una muy bien realizada función del Matrimonio Segreto de Cimarosa realizada en el Palazzo dei Congressi de Stresa: humildad porque los jóvenes cantantes que participaron (después de una rigurosa selección) en la primera edición de la Accademia di Canto “Giovani all’opera”, todos con respetable experiencia profesional sobre sus espaldas, supieron (y quisieron) resetearse comprendiendo que sin estudio no se puede ir adelante en esta profesión; entusiasmo, porque el trabajo con Natale De Carolis, el responsable del curso, fue para todos los efectos “entusiasmante”. Cambiando impresiones al final del espectáculo con la jovencísima Arianna Venditelli, una determinada (y deliciosa) Carolina, que entre otros, ha pisado el escenario del Festival de Salzburgo en Betulia Liberata bajo la dirección de Riccardo Muti, la alegría y la emoción de haber compartido algo especial era evidente. De Carolis, en efecto, cumpliendo un trabajo capilar orientado principalmente a la construcción del personaje, supo abrir horizontes muy amplios en términos de movimiento e interacción. Pero fue sobretodo por la individualidad que fue puesta en constante discusión, fuera de cada cliché. Por ello no es para maravillarse si Elizabetta y Fidalma (que fueron encarnadas por una aderezada Damiana Mizzi y una asumida Giuseppina Bridelli, constantemente delineadas por un lado, se alzaron a un rango superior; o si Don Geronimo no fue el usual bufo idiota, Marco Filippo Romano, quien nunca estuvo cargado en los silabarios y en las onomatopeyas, dio vida a un Geronimo arribista y de muchas facetas; o si el Conde Robinson, que fue interpretado por el resonante y divertido Simon Lim, no se comportó como el antipático en turno, así como patético y justamente tonto fue el Paolino de Matteo Falcier. Una aproximación tan variada que exaltó los sentimientos verdaderos, y el “drama” de las dos esposos secretos, nunca ha parecido tan real. Todo en conjunto fue gobernado con decisión y fantasía de un muy atento Andrea Battistoni al frente de la óptima Orchestra Giovanile Italiana. Con la ayuda de pocos elementos, de simples vestuarios creados por los propios cantantes, y muchas, muchísimas ideas, Natale De Carolis logró hacer olvidar en más de una ocasión que se trataba de una representación en forma semi-escénica. Fue una victoria del “teatro” y una experiencia para continuar en los años venideros. Se esperan aquí las cinco farsas rossinianas …

Il Matrimonio segreto di Domenico Cimarosa: concerto di chiusura dell’Accademia Musicale di Stresa 2010

Foto: Stresa Festival 2010

Massimo Viazzo
Umiltà ed entusiasmo sono le prime due parole che venivano in mente al termine della riuscitissima recita del Matrimonio Segreto di Cimarosa al Palazzo dei Congressi di Stresa: umiltà, perché i giovani cantanti che hanno partecipato (dopo severa selezione) alla prima edizione dell’Accademia di Canto “Giovani all’opera”, tutti già con esperienze professionali rispettabili alle spalle, hanno saputo (e voluto) resettarsi comprendendo che senza lo studio non si può procedere saldi in questa professione; entusiasmo, perché il lavoro con Natale De Carolis, il responsabile del corso, è stato a tutti gli effetti “entusiasmante”! Scambiando quattro chiacchiere, al termine dello spettacolo, con la giovanissima Arianna Vendittelli, una determinata (e deliziosa) Carolina - che, tra l’altro, ha calcato recentemente il palcoscenico del Festival di Salisburgo diretta da Riccardo Muti nella Betulia Liberata - la gioia e la commozione di aver condiviso qualcosa di speciale era palese. De Carolis, in effetti, compiendo un lavoro capillare orientato principalmente alla costruzione del personaggio ha saputo aprire orizzonti amplissimi in termini di movimento ed interazione. Ma è soprattutto l’individualità che è stata messa in costante discussione, fuori da ogni cliché. E così non c’è da meravigliarsi se Elisetta e Fidalma (qui incarnate da una pepata Damiana Mizzi e da un’atteggiatissima Giuseppina Bridelli), spesso tratteggiate un po’ in disparte, assurgono a rango superiore, se Don Geronimo non è il solito buffo idiota (Marco Filippo Romano, mai caricato nei sillabati e nelle onomatopee, ha dato vita ad un Geronimo arrivista e sfaccettato) e se il Conte Robinson (qui interpretato dal tonante ed esilarante Simon Lim) non si comporta come l’antipatico di turno. Un approccio così variegato ha esaltato i sentimenti veri, e il “dramma” dei due sposi segreti mai è parso così reale (patetico e giustamente imbranato il Paolino di Matteo Falcier). Il tutto governato con piglio e fantasia da un attentissimo Andrea Battistoni alla guida dell’ottima Orchestra Giovanile Italiana. Con l’ausilio di pochissimi attrezzi, di semplici costumi approntati dagli stessi cantanti, e molte, moltissime idee, Natale De Carolis è riuscito a farci dimenticare in più di un’occasione che si trattava pur sempre di una rappresentazione in forma semiscenica. Una vittoria del “teatro” e un’esperienza da proseguire negli anni a venire. Le cinque farse rossiniane sono lì ad aspettare…