sábado, 18 de diciembre de 2010

Croatian National Ballet Theatre-Split al Teatro la Fenice di Senigallia, Italia

Foto: SENIGALLIA – Teatro La Fenice - LO SCHIACCIANOCI
(Presentato da Luigi Pignotti)

Di
Giosetta Guerra

Per l’annuale appuntamento col balletto, il Teatro La Fenice di Senigallia ha ospitato sabato e domenica 4 e 5 dicembre 2010 il Croatian National Ballet Theatre-Split, che con la direzione di Almira Osmanovich ha messo in scena una delle più belle fiabe di Natale, Lo Schiaccianoci con la musica registrata di Piotr Ilich Chaikovskij. La storia è nota: il mago Drosselmeyer durante una festa pre-natalizia a casa del borgomastro di Norimberga, il benestante Sthalbaum, dona a Clara, figlia del borgomastro, uno schiaccianoci di legno a forma di soldatino. Clara si addormenta stringendolo tra le braccia e nel sogno il soldatino si trasforma in un coraggioso principe, che sconfigge le paure di Clara, materializzate nell’oscura orda dei topi, e accompagna la bambina in un mondo di fate, di giochi e di dolciumi. Il romantico viaggio di Clara si conclude al suo risveglio e lo Schiaccianoci torna ad essere un giocattolo. Numerosi i bambini, anche piccolissimi, in palcoscenico: alcuni come ospiti del ballo iniziale, altri nei simpatici costumi dei topi. Tutti si muovono in modo appropriato, anche se non eseguono passi di danza. Gli ospiti della festa fanno movenze di danza, ma non ballano sulle punte, non hanno nemmeno le scarpette, e neanche il mago, pur avendo la sinuosità e la postura del ballerino; ballano invece sulle punte Clara e le ballerine che si muovono nel sogno. Per essere la figlia di un benestante Clara indossa un abito bianco semi lungo alquanto modesto, le signore che partecipano alla festa hanno costumi più colorati ma piuttosto semplici. Il secondo atto è più scintillante del primo, sia per i bellissimi i costumi delle danzatrici, sia per l’atmosfera onirica prodotta anche dalle luci di Zoran Mihanovic, sia per la musica delle note danze, presentate come una successione di numeri chiusi. Incisiva la realizzazione del sogno popolato di topi e di soldati. Per la danza dei fiocchi di neve ballerine in tutù bianco semi lungo disegnano suggestive coreografie di fila e figure d’insieme in un quadro d’intenso biancore, volteggiando con leggerezza sulle punte con sinuosi ports de bras e grand jetés en l’air; nella danza della Fata Confetto assistiamo al pas des deux della fata con un magnifico tutù rosato corto e rigido e del principe, lei con sicurezza e flessibilità si prodiga in una serie di piroettes, arabesques, assemblés, developpés, lui si lancia in brisés volés e fouettés; la danza dei fiori, sottolineata del suono morbido e caldo del clarino, è caratterizzata dal delicato cromatismo dei costumi, dei magnifici tutù corti e fluttuanti composti di leggere foglie pastello e dalla grazia delle ballerine costantemente sulle punte; vivaci nei colori i costumi della danza dei cosacchi e della danza araba, eseguite con estrema abilità. Le coreografie di Bozicz Lisak sono riprese dalla versione originale di Marius Ivanovič Petipa. Le scenografie, ideate da Dinka Jeričević, sono in entrambi gli atti abbastanza semplici. I costumi sono opera di Barbara Bourek. Molti bambini tra gli spettatori, provenienti anche da Fano, dove sono attive due scuole di danza.

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