miércoles, 8 de diciembre de 2010

"Senza respiro. Musica per immagini - La musica dei film di Hitchcock" - Legnago, Teatro Salieri.

Foto: Alfredo Hitchcok

Massimo Crispi

"Senza respiro. Musica per immagini - La musica dei film di Hitchcock" era il titolo dello spettacolo di Stefano Masi andato in scena sabato 4 dicembre scorso al Teatro Salieri di Legnago. Parte di un bel ciclo dedicato al cinema nella varia e interessante stagione del Salieri, questo spettacolo circola ormai da diversi anni in Italia e la sua longevità è probabilmente dovuta al fatto che è davvero ben congegnato e comunicativo. Soprattutto, grazie alla scelta e alla successione delle immagini selezionate e rimontate ad hoc dal regista e autore Stefano Masi, lo spettacolo fornisce un'ampia galleria dei tic, delle situazioni, dei temi affrontati da Hitchcock nella sua enorme produzione cinematografica, mettendone in risalto un parallelo con le opere d'arte della pittura, della scultura e dell'architettura del passato e del presente: Alfred Hitchcock, per chi non lo sapesse, era infatti anche un espertissimo storico dell'arte. Ma questi temi non sono separati, non vivono di vita propria. Essi sono invece tessere di un mosaico poetico, che ogni volta si ricompone, sempre diverso e sempre uguale, nell'opera cinematografica del regista, mostrando come Hitchcock abbia inventato un nuovo, geniale, linguaggio cinematografico attraverso un'interpretazione dell'infinito scibile iconografico della storia dell'arte. Il tutto mentre un'orchestra sinfonica dal vivo restituisce le emozioni delle sue celebri colonne sonore, soprattutto di Bernard Hermann e di Miklos Rosza. E così ritroviamo accanto ai profili di Kim Novak, Ingrid Bergman, Joan Fontaine, Eve Marie Saint, Grace Kelly, Vera Miles e le altre infinite e immense icone femminili che popolano i suoi film, le fonti originali a cui probabilmente si ispirò il regista, ritrovandone i tratti nelle donne moderne: ecco i ritratti femminili del Pollaiolo, Rossetti, Knopff, Monet ed ecco anche gli incubi di Dalì e di Magritte mentre Gregory Peck precipita nel suo personale incubo e Cary Grant viene inseguito da un aereo nel deserto o Tippi Hedren assalita dai corvi neri... Scorrono quindi sullo schermo le immagini di molti suoi film, più o meno celebri, anche di film muti di rara visione, ma che contengono già i temi che poi saranno sviluppati nei thriller sonori successivi. L'Orchestra della Fondazione Verdi di Milano, diretta da Antonio Ballista (non sempre all'altezza della situazione, soprattutto negli scoordinati e poco intonati miagolii dei violini in "Psycho", a cui mancava anche una maggiore precisione ritmica) ha eseguito in maniera un po' routinnier, talvolta un po' sotto il tempo, le pregevoli suites sinfoniche dalle colonne sonore di "Psycho", "Vertigo", "North by Northwest", "Marnie", "Spellbound". Delizioso cameo la celebre "Marcia funebre per una marionetta" di Charles Gounod che divenne la sigla dei cortometraggi televisivi "Alfred Hitchcock presenta", e che, nella realizzazione video di Masi, è un divertente ritratto-collage di tutte le apparizioni del regista nei suoi film. Qui l'orchestra ha offerto un'esecuzione molto buona, accentuando il carattere umoristico-grottesco del brano. Le animazioni, molto divertenti anch'esse, erano di Cartobaleno e il montaggio di Luca De Sensi. Il successo è stato comunque assicurato perché non capita ormai quasi più di vedere immagini così belle, di attori così bravi e diretti magistralmente, su grande schermo e con musica dal vivo: la sequenza finale di tutti i baci sulla musica di "Spellbound", dove tra l'altro l'orchestra era più a suo agio, è stata travolgente al tal punto che il pubblico plaudente non voleva più alzarsi e andarsene, contento dell'evento, come se non si aspettasse uno spettacolo così raffinato, articolato, avvincente. Ma l'orchestra di Milano ha sdegnosamente negato i bis e ha lasciato tutti coll'amaro in bocca. Peccato di superbia, perché un successo simile in un teatro di provincia, stracolmo, soprattutto di questi tempi dove la musica e la cultura latitano, è qualcosa da coltivare, da coccolare, da assecondare per preparare un futuro migliore. Purtroppo, per far questo, è necessario avere una visione che sembra mancare a tutti i livelli.

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