lunes, 20 de diciembre de 2010

Fidelio di Beethoven - Palacio de Bellas Artes, Città del Messico

Fotos: INBA

Ramón Jacques
Città del Messico. Fidelio di Beethoven. Il Palacio de Bellas Artes, la scena lirica più importante del Messico, ha riaperto le sue porte dopo due anni di chiusura per restauri con il Fidelio di Beethoven, che mancava da questo teatro dal 1983. Con questa riapertura si spera in una più ampia attività che inizierà con Rusalka nei primi mesi del 2011 Per la parte visiva il regista Mauricio García Lozano ha sviluppato i diversi temi della vicenda come la differenza di opinioni e di pensiero, la repressione, l'abuso di potere, il dolore, la libertà con un numeroso gruppo di attori in perpetuo movimento sulla scena, dove si sono trasformati, successivamente, in prigionieri. Tutto ciò, in certo qual modo polemico, con uso di ironie, sarcasmi e con momenti di spietatezza Anche se talvolta, in particolare in relazione alle violenze e alle repressioni dei militari, erano caricate in modo esagerato.

La scenografia, ideata da Jorge Ballina, era ambientata in un'imprecisata modernità, trasportando lo spettatore fino nelle profondità di un'oscura e angosciante prigione sotterranea, per mezzo di una scena che in modo meccanico una sorta di bunker, dal disegno geometrico ed equilibrato. I costumi militari e civili di Jerildy Bosch contribuivano a dare un aspetto umano agli attori e ai cantanti, e la illuminazione di Jesús Hernández, particolarmente nell'ouverture e nel finale riusciva a creare stimolanti immagini per il pubblico. Per quanto riguarda il cast vocale, il soprano russo Elena Nebera, Leonora, ha adattato il suo sonoro e bel timbro scuro alle esigenze del personaggio, con una chiarezza, sicurezza e una bella linea di canto. Il ruolo è stato anche affidato alla voce di Mónica Guillén Chávez, soprano messicana che ha mostrato una voce sfumata, espressiva e calda nell’accento e nella proiezione. Entrambi i cantanti hanno eseguito correttamente la loro parte, senza esagerare il carattere. Come Florestan, il leggendario tenore messicano Francisco Araiza, eminente cantante nato in questo teatro, ha dispiegato la sua grande esperienza per estrarre l'anima del personaggio e cantare la sua difficile aria, con passione. Nel suo canto si poteva percepire l’inconfondibile timbro mozartiano che ha ancora lucentezza e freschezza.

Da parte sua, il basso spagnolo Rubén Amoretti ha dato vita a un Pizarro despota e autoritario, con un'autorevolezza artistica e una vocalità dal timbro vigoroso e robusto. Corretto è stato il tenore Emilio Pons, un Jaquino musicale e Maria Alejandres come Marzelline, un soprano dal timbro brillante e suave, chiarezza nell'emissione e buon disimpegno artistico. A sua volta il basso Guillermo Ruiz (Don Fernando) ha sostenuto una prova non più che discreta per la difficoltà ad udire la sua voce. Il basso-baritono tedesco Carsten Wittmoser è stato un convincente interprete che ha dato nobiltà e umanità al personaggio di Rocco, con un canto e un'interpretazione efficaci. In seguito ad un duro lavoro effettuato sulla partitura si può affermare che l’Orchestra del Teatro Bellas Artes ha suonato meglò che in altre occasioni. L'esuberante orchestrazione è stata messa in risalto con equilibrio da Niksa Bareza: come pure la scelta dei tempi, lenta all'inizio, e con qualche sfasatura, ha suonato molto musicale e gradevole durante il resto della recita. Il coro ha dato un buon apporto alla rappresentazione e il suo livello generale è aumentato dall’arrivo del nuovo direttore catalano Xavier Ribes.

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