jueves, 30 de diciembre de 2010

Stabat Mater di Pergolesi - Salle Pleyel, Parigi

Foto: Anna Caterina Antonacci - copyright Pascal Victor
Ramón Jacques

All’interno del ciclo musicale 2010-2011 denominato “Le Grandi Voci” (Les grandes voix) che si realizza nei diversi teatri della città di Parigi e che ragruppa grandi interpreti della vocalità di oggi, sia in concerti che in recitali, ecco questo interessante Gala di musica religiosa con due opere di rara esecuzione eseguite da The English Concert, celebre ensemble di virtuosi che suonano strumenti antichi. Il luogo scelto per l’occasione è stato l’antica ed enorme sala da concerti Pleyel, che per le sue dimensioni non sembrerebbe essere lo scenario più adatto per questo tipo di repertorio, ipotesi smentita dal pubblico entusiasta e appassionato alla fine che ha apprezzato e applaudito a lungo gli interpreti All’inizio del concerto si è ascoltato il mottetto solistico Salve Regina in Fa maggiore di Nicola Porpora (1686-1768), compositore gloria della scuola napoletana, maestro dei castrati Farinelli e Caffarelli, e contemporaneo di Bach e Handel, che fu suo rivale durante un soggiorno a Londra e le cui opere non hanno la diffusione che meritano. Dopo l’ampia introduzione adagio per archi con il quale iniziava questo lavoro è emerso il canto elegante del soprano Anna Caterina Antonacci, che ha mostrato un buon registro acuto; splendida nei piani e nell’ ornamentazione, ha saputo raggiungere un raro equilibrio tra melodia e significato drammatico. Poi, di Antonio Vivaldi è stato eseguito il sereno e gioioso Nisi Dominus in sol minore RV 608, restituito dalla sottile e opulenta voce di scura tonalità del contralto Sara Mingardo, che ha mostrato la raffinatezza, la scorrevolezza e la competenza tecnica in una repertorio che sembra adattarsi di più alle sue qualità vocali che quello operistico. La freschezza e la facilità delle voci della Mingardo e dell’Antonacci si riuniva e completava nella vibrante, commovente interpretazione dello Stabat Mater in fa minore, capolavoro del compositore Giovanni Battista Pergolesi. La direzione musicale di Harry Bicket, all’organo nei primi due pezzi, era sensibile e tranquilla, ma prudente e un po’ carente di dinamismo. A sua volta, l’orchestra mostrava un’agile e leggera sezione degli archi, brillante nelle parti per violino solo, ma nel complesso si è trattato di una performance un po’ meccanica, rigida, ad un livello un po’ inferiore a quello, elevato, esibito dalle due cantanti italiane.

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