martes, 9 de octubre de 2012

Le due vedove - L'opera di Smetana al Teatro di Angers.


Foto: Jef Rabillon - Angers Nantes Opera
 
Suzanne Daumann
 
Bedrich Smetana scrisse quest'opera solo verso la fine dell'Ottocento ma è lecito chiedersi, assistendo a quest'arguta, spiritosa e allo stesso tempo profonda composizione, come sia possibile che la si scopra in Francia, nel 2012, per la prima volta. A maggior ragione per il fatto che il libretto di Emmanuel Züngel è basato sul un lavoro del francese Félicien Mallefille. Che disattenzione! La domanda sarebbe superflua per le femministe, che si baserebbero certamente sulle teorie di un complotto maschile: i personaggi principali di quest'opera sono donne, due vedove, e una di esse è davvero contenta di star da sola e per di più rifiuta di risposarsi. Jo Davies ha ambientato la sua messa in scena negli anni successivi alla Prima Guerra Mondiale. Una bella video installazione in bianco e nero di Andrezej Goulding che scorre con l'ouverture dell'opera, mostra i prodi aviatori e i tragici eventi, e da ciò si capisce che Karolina e Anezka sono vedove di guerra, seppure non si sappia da quanto tempo lo siano rimaste né se si conoscessero da prima della guerra. Si scopre presto come le due donne affrontino la loro situazione. Il primo atto si apre un un bel salone arredato in stile ottocentesco, con una scrivania, un sofà e un lungo tavolo da pranzo, carta da parati con foglie blu, una testa di cervo su una delle tre porte, una scala a chiocciola sulla destra… sarà la scena sulla quale si svolgerà tutta l'opera. Sul sofà si nota una figura distesa, dormiente, coperta da un plaid. Arriva Karolina e si siede al tavolo per far colazione, cantando la sua gioia per la vita da donna libera, per avere la sua ricchezza e la sua servitù, pronta a raggiungerla a una festa campestre che avrà luogo di lì a poco. Lenka Macikova è semplicemente sublime in questo ruolo: la personalità vivace e la sopranile voce argentina formano già lo spirito e l'ironia di Karolina. La figura coperta sul sofà svela essere sua cugina Anežka. Anežka è vestita di nero perché porta ancora il lutto di suo marito, o, anche se non lo portasse, non sembra essere autorizzata ad avere la stessa gioia di Karolina nei confronti della vita. Sophie Angebault, dalla voce di soprano dorata e malinconica, trasmette più l'impressione che la sua afflizione sia piuttosto dovuta alle convenzioni che ai suoi sentimenti personali. Ma non ci si dilunga troppo in simili riflessioni: l'opera di Smetana mostra immediatamente lo strabordante e vitale fascino slavo, con la diabolica energia delle sue polke proveniente dall'Orchestre National des Pays de la Loire diretta da Mark ShanahanEcco che arriva Mumlal, il guardacaccia, per lamentarsi di un inopportuno bracconiere, e devo dire che si è dimostrato immediatamente quasi il mio personaggio preferito. Chiunque ami l'Antonio delle Nozze mozartiane e ne sia anche un po' frustrato perché è solo un personaggio secondario che non può esprimere pienamente le sue visioni della vita, sarà ripagato da Mumlal. Interpretato con un felice abbandono e una piena voce vellutata ma capace di sottigliezze da Ante Jerkunika, il basso del quartetto vocale dei protagonisti (il tenore non tarderà ad apparire…), Mumlal è la personificazione dell'umorismo e dell'ironia che pervadono questa partitura. Karolina invia quindi il guardacaccia ad acciuffare l'intruso, che peraltro arriva lì di seguito molto docilmente.
Infatti il bracconiere altri non è che un vicino, Ladislav Podhàjský, e Karolina capisce subito che il giovane stava vagando per i campi alla ricerca di Anežka, della quale è innamorato, ed essendo il tenore gli viene affidata senz'alcun dubbio il ruolo dell'amante romantico. Aleš Briscein interpreta il personaggio colla sua voce possente e piacevolmente calda, indugiando sullo stretto limite tra sincerità e ironia. Karolina, davanti a tutto questo, vede oltre… e condanna il supposto bracconiere, in qualità di padrona della tenuta, a una contravvenzione e a una prigionia temporanea nella sua casa. Ladislav si ritira nella sua stanza e ognuno dei personaggi canta un'ode all'amore. Il secondo atto si apre con una discussione delle due cugine su Ladislav Podhàjsky. Anežka preferirebbe che lui partisse ma Karoline glielo vorrebbe nientedimeno far sposare. Ladislav alla fine dichiara il suo amore a Anežka, ma lei non lo ascolta. Karolina va quindi alla festa campestre con Ladislav e dopo una serie di fraintendimenti e di gelosie, Ladislav e Anežka si sposeranno felicemente. Nel frattempo si apprende che Anežka ha amato Ladoslav più a lungo di quanto le convenzioni sociali permettessero: essi erano già amanti mentre il marito era ancora vivo! Tutti gioiscono della lieta novella e una vivace polka termina l'opera.  Meritati applausi per tutti: primo di tutti Bedrich Smetana per quest'opera splendida, per la sua musica piacevole e spiritosa che non ha mai avuto un momento statico. I sentimenti profondi sono spesso nascosti sotto la superficie, anche se non troppo, ma di rado si riesce a esprimerli apertamente: questa la lezione dell'opera.  Come la luce filtrava attraverso l'ampia finestra (ottima l'illuminazione di Simon Corder) così l'amore e il desiderio filtravano attraverso l'ironia della musica, specialmente nel finale dell'atto I. Quell'amore e il desiderio accennati nel primo atto si sviluppano e pervadono interamente e prepotentemente il secondo atto, sottilmente temperati dall'arguzia delle invenzioni musicali di Smetana. Un applauso scrosciante ad Angers Nantes Opéra, per aver riportato alla luce e in Francia quest'opera, che dovrebbe assolutamente diventare di repertorio, così come all'intero cast e a tutti quelli che hanno collaborato per l'incantevole serata.
 

 

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