lunes, 24 de septiembre de 2012

Stresa Festival 2012 - Maisky & Maisky


Foto: Stresa Festival

Renzo Bellardone

Stresa – Isola Bella – Salone degli Arazzi – 30 agosto. MAISKY & MAISKY Mischa Maisky-violoncello, Lily Maisky-pianoforte. Franz Schubert - Sonata in la minore ‘Arpeggione’ D821, Claude Debussy- Sonata per violoncello e pianoforte in re minore, Enrique Granados- Intermezzo da Goyescas, Oriental, Andalusa- danze, Pablo de Sarasate- Playera, danza spagnola, Isaac Albéniz - Tango op. 165 n. 2 e Cordoba op.232 n4, Gaspar Cassadò- Requiebros, Manuel de Falla- Danza rituale del fuoco

Due colori versati in un'unica ampolla d’acqua trasparente, si incontrano sempre e pur senza fondersi mai in un unico colore stigmatizzato, si incontrano dando vita a sfumature nuove, a colorazioni inusuali, lasciando che i colori più tenui galleggino in sospensione temporale. Sostanzialmente il concerto di Maisky e Maisky ha lasciato questa immagine, grazie anche alla scelta del programma molto attenta a suscitare emozioni ed a trascinare. Mischa Maisy nell’intera estensione esprime trasporto e passione nelle frasi melodiche e sa trarre la profonda voce del basso. Ha eseguito diversi suoi arrangiamenti (Granados, De Sarasate, Albéniz) studiati per la miglior efficacia dello strumento. Eclettico e scenografico ben si raffigura nel quadro con la figlia Lily Maisky che con suono forte e pieno riesce risolvere al pianoforte una ampia gamma dinamica. Ognuno dei due strumenti conserva intatta la propria personalità apportando all’insieme dell’offerta il senso della pienezza e del completamento. La Musica vince sempre.



Stresa Festival 2012 - Gustav Mahler Jugendorchester



Foto: Stresa Festival

Renzo Bellardone

Stresa –Palazzo dei Congressi – mercoledì 29 agosto. GUSTAV MAHLER JUGENDORCHESTER – GATTI. Frank Peter Zimmermann, violino. Gustav Mahler Jugendorchester. Daniele Gatti, direttore. Richard Wagner- da Parsifal preludio atto II , Incantesimo Venerdì Santo, Alban Berg - Concerto per Violino ed orchestra, Richard Strauss- da ‘Il Cavaliere della rosa’ suite per orchestra op.59, Maurice Ravel- La Valse, poema coreografico per orchestra op. 72
 
Solenne misticismo e note penetranti suggellano l’inizio di un concerto che toccando diversi mondi ed epoche musicali scorre sul filo dello spirituale e del sogno. Gesto elegante e misurato, ma ben definito Daniele Gatti sul podio conduce con amabile serenità la preziosa Gustav Mahler Jugendorchester. Dai misticismi ed incantesimi spirituali eseguiti con intimistica condivisione si passa brutalmente al superbo concerto per violino ed orchestra di Alban Berg dove i colori temperati lasceranno il posto a tratti decisi e impressionisticamente futuristi che solo l’abilità di un grande violinista quale Frank Peter Zimmermann è, possono far scaturire dallo strumento.Temi temporalmente distanti fra di loro si coniugano attraverso l’abile uso dell’arco in punta o tallone su imprevedibili corde ridotte. La seconda parte del concerto è un omaggio al valzer che si ritrova nella suite ‘Il Cavaliere della rosa’ a cui Strauss non ha saputo rinunciare e poi nel celeberrimo valse di Ravel. La poetica bacchetta di Gatti ha tratto la sontuosa maestosità della partitura attraverso una lettura poetica che ha esaltato la costruzione coloristica. La Musica vince sempre.


domingo, 23 de septiembre de 2012

Stresa Festival 2012 - Canadian Brass


Foto: Stresa Festiva
Renzo Bellardone

Isola Madre – Loggia del Casmere – 28 agosto . CANADIAN BRASS Christofer Coletti, Brandon Ridenour- trombe, Achille Liarmakopoulos- trombone, Eric Reed- corno, Chuck Daellenbach- tuba. Claudio Monteverdi - da Orfeo, W.A.Mozart - da Le Nozzze di Figaro, Ave Verum, Il Flauto magico, George Gershwin - Suite da porgy and Bess, G. Rossini - Largo al Factotum da Il Barbiere di Siviglia, George Bizet - da Carmen.

Ricco della presenza di uno dei fondatori della formazione, ovvero Chuck Daellenbach, l’ensemble più scanzonato del mondo si propone con i giovanissimi quanto abili professionisti strumentisti dell’attuale gruppo. Per ‘inconvenienza teatrale’ iniziano il concerto con un paio di bis…..che dissemineranno durante l’intera serata e tra questi, degni assolutamente di rilievo il celebre ‘When the Saints go marching on…’ implementato di colte contaminazioni dall’Alleluia di Haendel….ed un ‘Volo del Calabrone’ entusiasmante. Venendo ai brani in locandina danno prova di tecnica qualificata con i brani dall’Orfeo di Monteverdi e con il Tributo a Mozart trascritti per una formazione inconsueta rispetto alla stesura originale; brillanti e coinvolgenti trascinano il pubblico fino alle performances teatralizzate con il Barbiere di Siviglia ed ancor più con la Suite da Carmen di Bizet, dove ognuno degli ottoni da singolarmente voce ad ognuno dei personaggi dell’opera, con la scherzosa aggiunta del toro cui da vita Daellenbach con tanto di corna in testa e coda. Vezzosimme Carmen e Michaela (le trombe) con tanto di parrucche….. Serata divertente e di buona piacevolezza. La Musica vince sempre

Stresa Festival 2012 - European Union Youth Orchestra


Foto: Stresa Festival

Renzo Bellardone

Stresa, Palazzo dei Congressi 27 agosto. EUYO – Noseda. Garrick Ohlsson, pianoforte. Wuropean Union Youth Orchestra. Gianadrea Noseda, direttore Pëtr Il’Ič Čajkovskij – Conc. per pianoforte e orchestra n. 1 , op 23; Claude Debussy – da Nocturne : Nuages – Fêtes; Ottorino Respighi – Feste Romane

EMOZIONI, SUGGESTIONI e VISIONI

La scelta del programma è fuor di dubbio ricca e penetrante nelle varie sensibilità. Le prime celeberrime note del Concerto n. 1 per pianoforte ed orchestra dell’impareggiabile compositore russo, non lasciano scampo alla platea che si ritrova immersa nella magia del sospeso, dell’appartenenza, del conosciuto e dell’inarrivabile. La vigorosa quanto profondamente sensibile direzione del Maestro Gianandrea Noseda non lascia spazio a commenti e superbe valutazioni: assolutamente ineccepibile e penetrante conduce la EUYO con vibrante emotività ed emergente tecnica. Il suo gesto è sempre ampio e coinvolto ed i giovani orchestrali rispondono con amalgamata professionalità. Partitura che sembra essere stata composta per essere diretta con il temperamento vitale di Noseda che dolcissimo dapprima, raggiunge poi vette di maestosità e partecipazione focosa. Al pianoforte Garrick Ohlsonn imprime vigore esaltante al tocco della tastiera grazie alla tecnica magistrale. Con Nuages di Debussy l’aria si fa rarefatta e l’atmosfera sospesa oltre il visibile mentre con Fêtes si riacquistano colori più temperati che diverranno scoppiettanti con le Feste Romane di Respighi; i giovani strumentisti dell’orchestra si cimentano con una scrittura descrittiva e ricca di rimandi al popolare che Noseda sa ancora una volta cogliere nelle pieghe più emotive per esaltazioni dai vividi colori. La Musica vince sempre

lunes, 10 de septiembre de 2012

STRESA FESTIVAL 2012 - Budapest Festival Orchestra


Foto: StresaFestival

Renzo Bellardone
 
STRESA FESTIVAL 2012 Stresa – Palazzo dei Congressi, 25 agosto. Budapest Festival Orchestra - Fischer. Barnabás Kelemen, violino. Iván Fischer, direttore. Béla Bartok –Canti Contadini ungheresi Sz100, concerto violino n. 1 Sz 36.Gustav Mahler – Sinfonia n. 5

La Budapest Festival Orchestra è senza ombra di smentita una delle formazioni più compatte ed affiatate nel panorama musicale europeo e larga parte del riconosciuto merito va al direttore Ivan Fischer. Alla serata inaugurale dello Stresa Festival con brillante presenza di spirito, Fischer inizia con un fuori programma – la Czarda di Monti- dedicandola al Primo Ministro del Governo italiano –Mario Monti- presente in sala. Con polso vigoroso ed appassionato trasporto Fischer dirige i Canti Ungheresi che culminano con il concerto per violino ed orchestra N. 1 che vede sul palco il virtuosistico, quanto sensibile Barnabás Kelemen al violino. L’abilità del direttore sta nel pennellare i colori popolari con la migliore tecnica evocativa che conduce alla riscoperta di ricordi e tradizioni dai contorni inizialmente lirici, per culminare nella gaiezza.. Il secondo brano ovvero la Quinta di Mahler attanaglia la platea dalla Trauermarsc al Rondò finale in un emozionante alternarsi di sensazioni e sentimenti come in attraversamento di una intera vita. La Musica vince sempre!

Rossini Opera Festival 2012

Quest’anno il Rossini Opera Festival di Pesaro ha presentato due nuove produzioni (Ciro in Babilonia e Il Signor Bruschino), un riallestimento (Matilde di Shabran) e il consueto Viaggio a Reims curato dall’Accademia Rossiniana. Ciro in Babilonia giungeva, anzi, per la prima volta assoluta sul palcoscenico del Rof, opera di argomento biblico, drammaturgicamente forse un po’ scontata, ma musicalmente assai interessante. Composta nel periodo delle farse giovanili, ebbe la sua première a Ferrara durante la Quaresima del 1812 non riuscendo mai ad entrare stabilmente in repertorio. Anche le riprese moderne sono state piuttosto rare. La responsabilità del Rossini Opera Festival era, quindi, evidente. Il regista Davide Livermore rifacendosi ai primi kolossal di inizio Novecento sistemava il pubblico del Teatro Rossini in una vera e propria sala cinematografica. I personaggi, con i visi incorniciati da barbe posticce, e che indossavano gli splendidi costumi disegnati Gianluca Falaschi caratterizzati da ampie tuniche mosse da motivi geometrici in bianco e nero, enfatizzavano così la recitazione proprio sullo stile del cinema muto, mentre sullo sfondo la proiezione di immagini sbiadite e tremolanti, alternate alle caratteristiche didascalie, completavano la scena. L’estroso regista torinese prevedeva anche la presenza di figuranti in palcoscenico a rappresentare il pubblico del cinematografo che commentava, emozionandosi al prosieguo della vicenda del «film» che si svolgeva sotto i propri occhi. Insomma, una gran bella idea sviluppata con estrema coerenza e un po’ di ironia. Molto apprezzata anche la parte musicale dello spettacolo guidata da una Ewa Podles, nel ruolo del titolo, ancora in grado di entusiasmare il pubblico con quel suo timbro «antico», di grana grossa, ma caldo e battagliero nonostante la carenza di omogeneità nel registro più grave (comunque elettrizzante) e qualche difficoltà nei fiati. Jessica Pratt, nei panni della sposa Amira, ha realizzato un capolavoro di tecnica e finezza. La purezza dell’emissione, l’intraprendenza nella coloratura e la indubbia maturità interpretativa la pongono oggi ai vertici del panorama belcantistico internazionale. L’ardente Michael Spyres ha donato la sua voce da baritenore al «cattivo» dell’opera, il crudele Baldassarre, con una emissione omogenea in tutta la gamma e una manifesta facilità nell’affrontare il canto più virtuosistico senza perdere in peso vocale. Buone anche le parti di fianco, lo Zambri di Mirco Palazzi, l’Argene di Carmen Romeu, l’Arbace di Robert Macpherson e il sonoro Daniello di Raffaele Costantini. Il Coro e l’Orchestra del Teatro Comunale di Bologna diretti con precisione e proprietà stilistica da Will Crutchfield hanno dato, infine, il loro prezioso contributo alla notevole riuscita della serata.

Musicalmente, il nuovo Bruschino, si è retto quasi completamente sulle spalle di Carlo Lepore e di Roberto De Candia, due vecchie volpi del canto rossiniano. Il primo ha donato la sue voce rotonda e ben timbrata (buone risonanze nel grave) al buffo Gaudenzio, mentre il secondo, in scena con una ridicola gamba ingessata, caratterizzava con una dizione perfetta al meglio le smanie e le eccentricità di Bruschino padre. Più uniforme, seppur corretta, la prova di David Alegret nei panni dell’innamorato Florville, mentre Sofia era impersonata dall’evanescente Maria Aleida, dotata di interessanti sovracuti, ma un po’ troppo flebile nel registro medio-grave. Daniele Rustioni ha guidato l’Orchestra Sinfonica G. Rossini con precisione, ma senza molta fantasia. L’allestimento, curato dal Teatro Sotterraneo, ambientava la farsa in una immaginaria Rossiniland, terra in cui i turisti venivano accompagnati alla scoperta delle meraviglie rossiniane. Ma nonostante l’impianto scenico divertente (sul palco oltre alla locanda «Da Filiberto» c’erano anche un distributore automatico di bibite, un negozio di souvenir, una mappa con le indicazioni per trovare la Gazza Ladra, il Gugliemo Tell o il Barbiere di Siviglia, una toilette...) la prova registica non è parsa completamente riuscita a causa di una serie di gags vecchio stile e un po’ scontate, in un ritmo narrativo complessivo privo di verve.

Grandi ovazioni, invece, per la ripresa della Matilde di Shabran, l’opera che quindici anni fa aveva lanciato Juan Diego Florez tra le stelle del canto rossiniano, e che ancora oggi è strettamente legata alla sua carriera. Florez, ancora una volta, ha incantato il pubblico per la perfezione del suo canto in uno dei ruoli tenorili, il bisbetico Corradino, più impervi e faticosi del repertorio: ha saputo essere spavaldo e tenero, prepotente e sognante, in un vero tour de force pirotecnico di emozioni. Olga Peretyatko è stata all’altezza nel difficile compito di rivaleggiare con un interprete di tal raffinatezza, e la sua Matilde è piaciuta per bellezza timbrica, sicurezza nelle agilità e brillantezza. Nei sovracuti, invece, il soprano russo ha palesato qualche difficoltà. Di grande temperamento e ardimentosa, anche se non sempre vocalmente a fuoco in alto, la prova di Anna Goryachova nel ruolo en travesti di Edoardo, ed esilarante l’Isidoro di Paolo Bordogna, fermo negli acuti e simpaticissimo. Debordante Nicola Alaimo (Aliprando), seppur con qualche forzatura nel registro superiore, e sicuro Simon Orfila come Ginardo. Insomma, un cast di alto livello completato dall’eccezionale direzione di Michele Mariotti a capo dei complessi del Teatro Comunale di Bologna. Mariotti ha diretto con fantasia inesauribile, galvanizzando l’orchestra con gesto preciso e intenso. E così anche un semplice accompagnamento con lui poteva acquistare un insolito motivo di interesse. L’ormai classico spettacolo di Mario Martone, costruito intelligentemente attorno ad una grande scala a chiocciola girevole al cui vertice, incombente ma invisibile, sta il castello di Corradino, è stato registrato dai tecnici della DECCA e troverà prossimamente la via del DVD.

In conclusione, ecco il Viaggio a Reims del giovani cantanti dell’Accademia con la semplice, ma efficace regia di Emilio Sagi, allestito ormai da più di un decennio e palestra per i futuri interpreti rossiniani. Nella prima parte dello spettacolo, ambientato in un «centro benessere», in palcoscenico c’erano solo sedie a sdraio disposte una accanto all’altra, mentre nella seconda a ravvivare la scena trovavamo una fila sospesa di luci accese per la festa imminente. Da sottolineare la coerenza stilistica di tutto il cast nel quale emergeva il Don Profondo di Davide Luciano, già maturo vocalmente e dal punto di vista attoriale e pronto per affrontare esperienze più importanti. E’ piaciuta anche la vocalità sana di Filippo Fontana anche se per propria inclinazione la parte buffa di Trombonok non gli si addiceva molto. Di bel timbro e tecnicamente salda la Corinna di Ilona Mataradze e vocalmente esuberante la Melibea di Raffaella Lupinacci. Elegante e ben timbrato nei centri, ma in difficoltà in zona acuta, il Lord Sidney di Baurzhan Anderzhanov mentre un po’ discontinua seppur dotata di ampia estensione la Contessa Folleville di Hulkar Sabirova, e espansivo il Belfiore di Davide Giusti. Corretta, infine, la prova orchestrale affidata alla bacchetta di Pietro Lombardi.





MATTHIAS GOERNE Y CONCERTO KÖLN OFRECEN UN BARROCO DE ALTA CATEGORÍA EN SU VISITA A CHILE.‏


Foto: Matthiar Goerne
 
Johnny Teperman

La visita de Matthias Goerne y el Concerto Köln, dentro de su programación de conciertos de abono de la temporada musical 2012 del Teatro Municipal, significó, sin duda, otro hito de elevada jerarquía en la serie de espectáculos que se han ofrecido este año en el principal escenario cultural del país. El solista y conjunto germanos, ofrecieron en dos días seguidos, una programación de elevada estatura técnica, la cual incluyó un abánico de obras representativas de lo más importante del barroco, considerando a los más célebres compositores de la música de ese género –Johann Sebastian Bach, Georg Philipp Telemann y Georg Friedrich Haendel–. El Concerto Köln, una agrupación nacida en 1985 en Alemania, goza de gran prestigio en el mundo entero y se ha ganado juticieramente,el favoritismo tanto de la audiencia como de la crítica. El repertorio de la doble presencia del grupo germano incluyó las obras, Concerto Grosso, Op. 6 Nr. 1 en sol mayor de Georg Friedrich Haendel, el Concierto para flautas, cuerdas y continuo TWV 52:e1 en mi menor de Georg Philipp Telemann y tres composiciones de Johann Sebastian Bach: Cantata: “Ich will den Kreuzstab gerne tragen” ("Llevo mi cruzada feliz"), el Concierto Brandeburgués BWV 1049 en sol mayor y la Cantata “Ich habe genug” (Tengo suficiente) BWV 82 en do menor, Cantata para Bajo, Oboe y Orquesta. El solista en las dos cantatas de Bach fue el barítono alemán Matthias Goerne, sin duda otro aporte de gran valor a estas dos presentaciones. Alabado por su voz de barítono, cálida y fluida y por sus profundas interpretaciones, el artista es uno de los vocalistas más requeridos internacionalmente y es un invitado frecuente en conocidos festivales y salas de conciertos que incluyen el Carnegie Hall de Nueva York, el Wigmore Hall de Londres y el Teatro alla Scala de Milán. Junto a la presencia de Goerne, debemos asimismo destacar como solistas, a los eximioa flautistas Martin Sandhoff (flauta traversa) y Cordula Brehuer (flauta dulce), el clavecinista Markus Marki y al Concertino Markus Hoffmann, que a la vez se desempeñaba como el director de este conjunto de 17 exxtraordinarios maestros de la música barroca. El consagrado barítono Goerne y el conjunto barroco de Köln, presentaron previamente el mismo programa, en el nuevo centro cultural del sur de Chile, el Teatro del Lago de Frutillar, con gran éxito de público y de especialistas en música barroca. Al cantante lo describieron como “un barítono excepcional , quien en persona o en sus grabaciones para Decca o para Deutsche Grammophon, seduce, transporta, propone una musicalidad y una calidad únicos. Él es uno de los artistas más increíbles del momento en el mundo”.




Gala Lírica en el Teatro Colón



Foto: Teatro Colon

Dr. Alberto Leal

DARÍO SCHMUNCK ORQUESTA ACADEMICA DEL INSTITUTO SUPERIOR DE ARTE DEL TEATRO COLÓN. DIRECTOR: ENRIQUE ARTURO DIEMECKE
 
Celebrando los cincuenta años de relación entre Argentina y Corea, el Teatro Colón programó un concierto con la soprano coreana Sumi Jo y el tenor argentino Dario Schmunck. Varios años pasaron desde que disfrutáramos la presencia de la cantante coreana, ya que se lució en nuestro Coliseo en “Ariadna en Naxos”, “La flauta mágica” y “Rigoletto”. El tiempo ha pasado, pero sus encantos siguen intactos, más allá de algunas diferencias vocales. Puede aún manejar el fiato de una forma admirable, posee los estupendos pianissimos  que la han caracterizado y su facilidad para la coloratura sigue siendo la misma. Además de su gracia, lo que contribuyó con su actuación en cada aria y lució una espléndida figura. Con una sala totalmente colmada, en gran parte por miembros de la comunidad coreana en Argentina, el concierto tuvo sabor a verdadera fiesta. Por supuesto que el tiempo no pasa en vano. Con independencia de todo lo brindado, en ningún caso dio un sobreagudo en forte, siempre en pianissimos. Su dicción sigue siendo un punto flojo en su canto y su falta de entrega se hizo notable en algunas arias. Brilló en el aria de “Le toréador” de Adolphe Adam, covenció menos en un “Caro nome”, impecable en lo vocal pero poco sentido y lució ampliamente en el aria de Olimpia “Les oiseux dans la charmille” de “Los cuentos de Hoffmann” de Offenbach. Los agregados al programa, tuvieron suerte diversa, desde un «O mio babbino caro», que no es el aria más conveniente para sus medios hasta canciones típicas coreanas y una expresiva y emotiva «Canción a la bandera» de «Aurora» de Panizza, cantada a dúo con el tenor Dario Schmunck, en un totalmente entendible español. El tenor Dario Schmunck cantó una correcta versión de Una furtiva lacrima”, tal vez, los tiempos demasiado rápidos que imprimió el Maestro Enrique Arturo Diemecke no le permitieron matizar más su canto, pero se recompuso brindando un magnífica versión del “Kuda,kuda” de “Eugenio Oneguin”. El Maestro Diemecke se constituyó en una figura más, interactuando con los cantantes. La ORQUESTA ACADEMICA DEL INSTITUTO SUPERIOR DE ARTE DEL TEATRO COLÓN estuvo siempre a la altura del concierto, realizando un plausible trabajo. El cierre, como era de esperar, llegó de la mano del brindis de Traviata. Un concierto particular, con mucho sabor a afecto por la lejana tierra de sus orígenes y muy disfrutable para los que no pertenecemos a la comunidad coreana.

domingo, 9 de septiembre de 2012

I Due Figaro o sia Il soggetto di una comedia de Mercadante en el Teatro Colón de Buenos Aires


Fotos: Teatro Colon
 
Dr Alberto Leal
 
Ópera en dos actos de Saverio Mercadante. Libreto de Felice Romani, basado en la comedia Les deux Figaro ou Le sujet de comédie de Honoré-Antoine Richard de Martelly.
 
Para cualquier teatro de ópera siempre es algo muy valioso tener en su temporada un Director del talento del Maestro Riccardo Muti, sin duda uno de los más prestigiosos de su generación.  En esta oportunidad se presentó con la Orchestra Giovanile Luigi Cherubini y el Philarmonia Chor Wien, ambos conjuntos de su creación. La Opera elegida fue I due Figaro, de Saverio Mercadante con libreto de Felice Romani. Redescubierta por el musicólogo Paolo Cascio, creo que fue elegida por el maestro por compartir con el autor su origen napolitano. Desde la obertura, se pudo notar la mano de Muti, a la que la orquesta respondió en todo momento con absoluta precisión. Con una espléndida trama, con detalles de increíble transparencias, el trabajo fue un deleite para los oídos y por si sola justifica plenamente la función. Y durante el transcurso de la función creo que pocos directores pueden lograr mayor equilibrio entre foso y el escenario. La obra parece no ser de lo más logrado del autor, con un muy largo – y por momento algo aburrido – primer acto, su música parece fluctuar entre Mozart, Bellini y Rossini, tanto musical, como vocalmente, mejora notoriamente en el segundo acto y en general pueden ser escuchadas hermosas arias y cabalettas.  Aquí parece que Mercadante tiene problemas en cerrar los actos, en cerrar los planteos que se van sucediendo. Tal vez si hubiera tenido la oportunidad de apreciarla con continuidad, gran parte de esos problemas hubieran sido pulidos. Lo visual fue otro punto fuerte de la puesta. Con un espléndido vestuario de Jesús Ruiz, de gran delicadeza y en época, usando una sutil gama de colores, a la preciosista escenografía de Daniel Bianco, se generan momento de real belleza visual.
 
La profusión de columnas puede ser molesta en algún momento, además de achicar notablemente el escenario, pero el Director de Escena, Emilio Sagi supo sacarle provecho en gran parte de la representación. Excelente bajo todo punto de vista la iluminación de Eduardo Bravo. Lo vocal fue otro punto fuerte. Con el mismo elenco de su estreno este año en el Teatro Real de Madrid, un grupo de jóvenes y promisorios cantantes cumplieron sobradamente. El sector femenino llevó las de ganar en esta representación. Impecable vocal y teatralmente la Susana de Eleonora Buratto, quien se llevó la ovación de la noche entre los cantantes. Annalisa Stroppa (Cherubino), generó un personaje creíble en lo actoral y brillante en lo vocal. Asude Karayavuz (la Condesa) y en especial la (Inez) de Rosa Feola completaron con eficacia el grupo. Dentro de un nivel de calidad, entre los hombre sobresalió el Conde de Saimir Pirgu, cantando con muy buena voz y generando un personaje totalmente creíble. Mario Cassi (Figaro), posee una voz seca, baja en armónicos y tal vez por esa causa lució menos, pero nunca bajo de un nivel de calidad interpretativo, lo mismo que el resto del elenco. Muy buena actuación, vocal y actoralmente del Coro Philarmonia Chor Wien. Constituye un inmenso placer contar con el Maestro Muti y una Orquesta que lo interpreta a la perfección, sumado a las bellas estampas logradas por la puesta y a la calidad vocal, es un placer para los oídos y la vista y algo que quien ama a la ópera no debe desaprovechar.

Rossini Opera Festival de Pesaro Italia, edición 2012

Este año el Rossini Opera Festival de Pesaro presentó dos nuevas producciones (Ciro in Babilonia e Il Signor Bruschino) una reposición (Matilde di Shabran) y el ya conocido Viaggio a Reims por cuenta de la Accademia Rossinia. Ciro in Babilonia, que llegó en su primera presentación absoluta al escenario del ROF, es una opera de argumento bíblico quizás un poco disminuida desde el punto de vista dramatúrgico pero musicalmente muy interesante. Compuesta en el periodo de las farsas juveniles, tuvo su première en Ferrara durante la Cuaresma de 1812 sin lograr entrar nunca de manera estable al repertorio. También las representaciones modernas han sido algo raro. Por la tanto, la responsabilidad del Rossini Opera Festival era mas que evidente. El director de escena Davide Livermore volviendo a los primeros kolossal de inicios del siglo veinte, situó al público del Teatro Rossini en una verdadera sala cinematográfica. Los personajes de caras con barbas pegadas y que vestían los esplendidos vestuarios diseñados por Gianluca Falaschi, caracterizados por amplias túnicas movidas por motivos geométricos en blanco y negro, enfatizaban la recitación justo en el estilo del cine mudo, mientras que al fondo las proyecciones de imagines descoloridas y vibrantes con leyendas que se alternaban a las características escénicas señaladas, completaron la escena. El creativo director de Turín dispuso también de la presencia de figurantes en la escena que representaban al público de un cinematógrafo que emocionado comentaba el transcurso del «film» que se desarrollaba bajo los propios ojos. En suma, fue una buena idea desarrollada con extrema coherencia y un poco de ironía. Muy apreciada fue también la parte musical del espectáculo, encabezada por Ewa Podles, en el papel principal, que aun puede entusiasmar al público con su timbre «antiguo» de gruesa consistencia pero calido y combativo no obstante su carencia de homogeneidad en el registro mas grave (de cualquier manera fue electrizante) y de algunas dificultades en el fiati. Jessica Pratt en el papel de la esposa Amira, realizó una obra maestra de técnica y finura. La pureza de la emisión, el manejo de la coloratura y la indudable madurez interpretativa la colocan en la cúspide del panorama belcantista internacional. El ardiente Michael Spyres prestó su gran voz de baritenor al malo de la opera, el cruel Baldassarre, con una emisión homogénea en toda la gama y una manifiesta facilidad para afrontar el canto mas virtuoso sin perder peso vocal. Bien estuvieron las demás partes como el Zambri de Mirco Palazzi, la Argene de Carmen Romeu, el Arbace de Robert Mcpherson y el sonoro Daniello de Raffaele Costantini. El coro y la orquesta del Teatro Comunale de Bologna dirigidos con precisión y propiedad estilística por William Crutchfield, dieron al final, su valiosa contribución al notable éxito de la velada.


Musicalmente, el nuevo Bruschino, fue soportado casi completamente por las espaldas de Carlo Lepore y de Roberto De Candia, dos viejos lobos del canto rossiniano. El primero prestó su voz rotunda y bien timbrada (con buena resonancia en el grave) al buffo Gaudenzio, mientras que el segundo, en escena con una ridícula pierna enyesada, caracterizó con una perfecta dicción al menos de la mejor manera el nerviosismo y la excentricidad de Bruschino padre. Mas uniforme, aunque correcta, fue la prueba de David Alegret en el papel del enamorado Florville, mientras que Sofia, fue personificada por una Maria Aleida dotada de muy interesantes sobreagudos, pero que exhibió poco peso vocal y estuvo débil en el registro medio-grave. Daniele Rustioni guío a la Orchestra Sinfonica G. Rossini con precisión pero sin mucha fantasía. La producción escénica creada por el Teatro Sotterraneo, ambientó la farsa en una imaginaria Rossinilandia, tierra en la que los turistas llegaban acompañados para descubrir la maravillas rossinianas. Pero a pesar de la divertida instalación escénica (sobre el escenario además del letrero «Da Filiberto» había una maquina de bebidas, un negocio de souvenirs, una mapa con indicaciones para encontrar la Gazza Ladra, Gugliemo Tell o el Barbiere di Siviglia, un baño...) la dirección escénica no pareció cumplir su objetivo debido a una serie de gags de estilo viejo y un poco disminuidos, en un ritmo narrativo que en complejo estuvo privado de verve.

Grandes ovaciones tuvo la reposición de Matilde di Shabran la opera que hace quince años lanzó al estrellato del canto rossiniano a Juan Diego Florez, y ahora esta estrechamente ligado a su carrera. Florez una vez más encantó al público por la perfección de su canto en uno de los papeles para tenor, el del gruñón Corradino, más difíciles y fatigosos del repertorio, con el que supo ser arrogante y tierno, prepotente y soñador en un verdadero tour de force pirotécnico de emociones. Olga Peretyatko estuvo a la altura en la difícil tarea de rivalizar con un intérprete de tal refinamiento, y su Matilde gustó por la belleza de su timbre, la seguridad en las agilidades y en la brillantez. Sin embargo, en los sobreagudos, la soprano rusa tuvo algunas dificultades. De gran temperamento y temeraria, aunque no siempre vocalmente a fuego en las notas altas, estuvo la prueba de Anna Goryachova en el papel en travesti de Edoardo. Comiquísimo y muy divertido fue el Isidoro de Paolo Bordogna, quien mostró firmeza en los agudos. Desbordante estuvo Nicola Alaimo como Aliprando, aunque se le notó algo forzado en el registro superior y Simon Orfila bordó un seguro Ginardo. En suma, fue un elenco de alto nivel complementado por la excepcional conducción de Michele Mariotti de nuevo al frente de la agrupación del Teatro Comunale de Bologna. Mariotti dirigió con interminable fantasía, y galvanizó a la orquesta con un gesto preciso e intenso, y así, tan solo un simple acompañamiento suyo fue un insólito motivo de interés. El hoy convertido en un espectáculo clásico de Mario Martone, construido inteligentemente alrededor de una grande escalera en espiral en cuya parte más alta, colgando pero invisible, se encontraba el castillo de Corradino fue grabado por técnicos de la Decca y encontrará próximamente la vía del DVD.

Para concluir, se realizó un Viaggio a Reims con jóvenes cantantes de la Accademia, y con la simple, pero eficaz dirección escénica de Emilio Sagi, presentada en escena desde hace mas de diez años para futuros interpretes rossinianos. La primera parte del espectáculo, fue ambientada en un spa o «centro de bienestar», con camastros de playa situados uno al lado del otro sobre el escenario, mientras que en la segunda parte, para revivir el espectáculo se veía una fila de luces colgantes que representaban una inminente fiesta. Se debe subrayar la coherencia estilística de todo el elenco, del cual sobresalió el Don Profondo de Davide Luciano, artista ya maduro vocalmente y desde el punto de vista actoral listo para afrontar experiencias más importantes. Gusto también la sana vocalidad de Filippo Fontana aunque por propia inclinación de la parte bufa de Trombonok no agregó mucho. De bello timbre y técnicamente sólida estuvo la Corinna de Ilona Mataradze, como vocalmente exuberante estuvo la Melibea de Raffaella Lupinacci. Elegante y bien timbrado en el centro, pero en dificultad en la zona aguda estuvo el Lord Sidney de Baurzhan Anderzhanov mientras que un poco discontinua, a pesar de estar dotada de una amplia extensión fue la Condesa Foleville de Hulkar Sabirova. Expansivo fue el Belfiore de Davide Giusti y correcta, al final, fue la prueba orquestal confiada a la baqueta de Pietro Lombardi.


miércoles, 5 de septiembre de 2012

Entrevista a la soprano Manuela Uhl

Fotos: « Der Fliegende Hollander ». (©croisier);  Elektra;  Germania Copyright:Barbara Aumueller; Jennifer Adler;  La Traviata, Heiner Seemann
 
La soprano Manuela Uhl ha sobresalido por su interpretación de papeles en obras de Richard Strauss como Salomé, Kaiserin, Crisótemis y Danae en importantes teatros de ópera como la Deutsche Oper de Berlín, Teatro Real de Madrid, el Teatro Nacional de Munich, la Opera de Niza, de Montpellier, el Festival de Mayo de Wiesbaden, Baden-Baden, Festival de Kiel y Lübeck; asi como en papeles de operas Wagner: como Senta Elisabeth y Venus que cantado en la Deutsche Oper de Berlín, Beijing, en la Deutsche Oper am Rheim y en Copenhague, además del personaje de Agathe en El Cazador Furtivo que ha cantado en Berlín, el de Marie / Marietta en Die Tote Stadt de Korngold en Sevilla, Madrid y Palermo. Ha trabajado bajo la dirección musical de: Christian Thielemann, Pinchas Steinberg, Antonio Pappano, Kent Nagano, Semyon Bychkov, Lorin Maazel, Rafael Frühbeck de Burgos, Leopold Hager, Donald Runnicles, Ulf Schirmer, etc Esta destacada cantante alemana estudió en Salzburgo, Zurich y en Friburgo. En el año de 1995 pasó a formar parte del ensamble del Teatro de Karlsruhe donde interpretó papeles del repertorio romántico, después formó parte del teatro Kiel y desde el 2006 se unió a la compañía Deutsche Oper de Berlín, donde a la fecha se presenta con regularidad en operas de Wagner y Strauss. En concierto, Manuela se presenta interpretando obras de Strauss (Vier letzte Lieder), Schoenberg, Mahler (8 y 4), Réquiem de Verdi, 9ª de Beethoven, y ha realizado diversas grabaciones en DVD y en CD. En esta amena entrevista, Manuela nos habla amplia mas detalles sobre su prolífica carrera.  RJ

¿Cuándo y porque decidiste dedicarte a ser cantantes de opera?

Desde niña me gustaba tocar el piano, pero me gustaba aun mas cantar ya que para mi era la forma de experimentar, procesar y expresar mis emociones. Eran emociones que yo no había sentido en la vida real, por lo que me imaginaba que así podría tener un colorido y alocado patrón de vida. Un efecto secundario del canto fue que me ayudaba a sobreponerme a las frustraciones de cada día – porque si, los niños también las tienen- de un modo mas fácil. También me encantaba escuchar viejas historias y memorias de vidas pasadas, que para otros podrían ser aburridas, yo así podía imaginarme nuevas e interesantes cosas. También me gustaba leer y pintar mucho, ya que en los libros podía aprender y experimentar cosas que la vida de una familia común y corriente no puede ofrecer a un niño. Para mi era difícil distinguir entre la realidad y la imaginación, y todo ello, junto con las vicisitudes y equivocaciones normales, me llevaron a esta profesión.
 
¿Fue tan directo como eso? Pero ¿A caso no estudiaste también arquitectura?

Así es. La vida para mi era más colorida de como yo me la hubiera imaginado que sería, por ello buscaba algo más confiable, algo a lo que pudiera sujetarme. La arquitectura ofrece creatividad y se basa en reglas sólidas. El estudio, el canto, y la vida misma me parecían muy intangibles y arbitrarios en ese momento. Por cierto, existen muchas similitudes entre la arquitectura y la música ya que la música es una arquitectura del tiempo y yo intenté considerar en mis diseños aspectos del tiempo también. Por ejemplo, la manera como uno experimenta estar en una habitación y que sucede cuando se esta ahí, o después cuando uno ya ha vivido esa experiencia. Te cuento que también he diseñado fachadas de formas iguales y desiguales – imagino que esto te estará causando gracia, y estoy de acuerdo, esta conversación se esta yendo muy lejos.

¿No fue gracias al maestro Donald Runnicles, quien estaba dejando el puesto de Director Musical General en Freiburg, lo que te decidió a dedicarte finalmente a la opera?

El se había ido ya a ocupar el mismo puesto en San Francisco, y aunque hasta ese momento no había trabajado con el, me recomendó con su sucesor Johannes Fritzsch quien me contrato para reemplazar una soprano que se ausentó por maternidad.

Fue una oportunidad que no dejaste pasar, ya que después te presentante en teatros importantes de opera como: Karlsruhe, Leipzig, Deutsche Oper de Berlín, Múnich, Stuttgart y Hamburgo Teatro Real de Madrid, Teatro Massimo de Palermo, Tokio, Sevilla, Niza etc. ¿Cómo fue el desarrollo de tu voz y como la describirías al día de hoy?

Pienso que es difícil para mi misma describirla. Pero entiendo que la voz debe ser clara y honesta, y debe poder atravesar la orquesta sin mucho esfuerzo y debe poder relacionar directamente emociones y colores.

Una voz así, como la tuya, es la ideal para abordar el repertorio de Wagner y Strauss. ¿Con cuales papeles cuentas en tu repertorio actual?

Mi repertorio básico incluye muchos papeles románticos y post-románticos. De Richard Strauss canto papeles como: Salome, Kaiserin, Chrysotemis, Daphne, Danae, Aminta; y de Wagner: Elisabeth, Venus, Senta y muy pronto también el de Elsa. Amo también cantar, porque ya lo he hecho mucho, operas post románticas como Die tote Stadt de Korngold, además de obras de Schreker, Zemlinksky, Krenek, Walterhausen y d’Albert. 
 

¿Cuál es tu relación con el repertorio italiano?

He cantado los papeles de Desdemona, Elisabetta, Violetta, Nedda y Liu, los cuales me han dado mucha alegría. Pienso que el repertorio italiano es muy bueno para la voz, y siento también que esta sincera pasión va muy bien conmigo.

¿Cuáles son los personajes que te han abierto las puertas para hacer una carrera internacional?

Son Salome, Chrysothemis y Kaiserin.

Estamos hablando de personajes de mujeres muy distintas. ¿Cómo te preparas para interpretar personajes tan arduos y diversos?

Es indispensable poder captar un papel al detalle, poder sentirlo y entenderlo. Solo si se logra entender desde su acción más pequeña será posible darle vida con la actuación al personaje, y aun así, me temo que eso no es completamente suficiente. Durante la preparación y los ensayos, uno debe llegar emocionalmente hasta lo más profundo de cada personaje, y después debe uno saber procesar esas emociones. Uno no debe dejarse llevar totalmente por los propios sentimientos en escena, y eso desafortunadamente ya me ha sucedido a mí. Ahí entra el trabajo, donde se debe encontrar y mantener la forma correcta. Por decirlo de otra manera “Aquellos que siempre se conmueven pocas veces conmueven a los demás” que significa que si uno se deja llevar por los sentimientos puede enternecer, pero no transmitir emoción. Es la exageración artística lo que hace que un personaje se vea natural y se nos olvida que la gente común no va por la vida cantando. La idea de todo, digamos que es que los cantantes debemos cantar de tal forma que hagamos olvidar al publico que lo estamos haciendo.

¿Cual consideras que han sido los momentos mas importantes de tu carrera?

Christoph Seuferle me escuchó por casualidad en Kiel y me ofreció cantar Salome en Montpellier. Ese fue un papel que debuté con mucha cobertura de la prensa internacional, en un teatro importante, y con un buen elenco en el que estaban: James Rutherford como Jochanaan, Gerhard Siegel como Herodes, Julia Juon como Herodias y fue conducido por Friedemann Layer. Estoy conciente que Seuferle asumió un riesgo muy grande y estuve muy complacida dos años mas tarde cuando en el 2007, el se convirtió en el director artístico de la Deutsche Oper Berlín, ya que en ese momento, ya tenía yo un año de pertenecer al ensamble de ese teatro. La directora artística en aquel momento Kirsten Harms y el dramaturgo del teatro Andreas K.W. Mayer, me habían ofrecido papeles maravillosos. Por ello, considero a la Deutsche Oper Berlin, con su excelente coro, su colorida orquesta y tantos queridos colegas, como mi verdadero hogar artístico. Estoy contenta de haber cantar papeles tan hermosos como Elisabeth en Tannhäuser, Irene en Rienzi y Chrysothemis bajo la nueva administración. Muchos no saben que yo había sido invitada a la Deutsche Oper cuando estaba Götz Friedrich, y también me sentí muy a gusto.
 

Ahora que eres una artista independiente y que trabajas en teatros internacionales debes viajar mucho ¿Cómo sobrellevas esta parte de la carrera?

Esta es la parte más difícil para mí, y no seria posible sin mi marido que ha estado a mi lado de manera amorosa, considerada y critica también. Hemos estado casados más de veinte años y tenemos tres hijos adorables. El trabaja como presentar de radio y televisión y siempre que le es posible se hace tiempo libre para venir a visitarme junto con mis hijos. Si no, yo trato lo mas posible de estar en casa. No necesito estar rodeada de mucha gente, pero a ellos los extraño mucho. Por otra parte, nuestro día a día no es tan aburrido. El cambio de vivir intensamente juntos y entrañar a alguien apasionadamente tiene también su encanto, y así la vida es excitante. Cuando viajo sola, me gusta dedicar mucho tiempo a distraerme, así estoy mas contenta frente a una exigente dirección escénica que requiere de mi atención.

A propósito de dirección escénica ¿Te gusta el regietheater o prefieres puestas en escena más tradicionales?

¡Me gusta un regietheater bien hecho! El director debe saber lo que quiere enfatizar, debe entender la música y su dirección escénica debe ser comprensible. Pero el cantante hoy en día debe ser responsable de sí mismo, ya que debe mantener el diálogo y ser el defensor de su propio personaje.

¿Cómo debe cuidar su voz un cantante o qúe es lo que debe considerar en el desarrollo de la misma, especialmente como en tu caso que cantas papeles de Strauss y Wagner?

Nunca se debe trabajar con la espalda hacia la pared. Uno debe entrar con un duelo con la orquesta, porque el cantante es responsable de su voz y no de la dinámica de la orquesta. Con muchos colegas se observa que un mezzo forte concentrado sale mejor que cantar contra la orquesta.  Esto significa, para mí, no intentar imitar un sonido o un color habitual de voz, si no encontrar la emoción y el mensaje en mi misma, aun cuando esto vaya en contra el hábito de escuchar la música. Claro, esto no seria posible sin una técnica vocal y aquí es donde uno debe trabajar constantemente. Es como navegar en un velero, donde se debe apuntar hacia un punto al que no se debe perder de vista nunca, aunque se tenga que cambiar constantemente de curso de acción. Así difícilmente se tiene el viento en la espalda.

Muy buen ejemplo, pero dime ¿acaso te gusta navegar por el mar?

Si, es algo que me encanta hacer con mi familia en nuestro bote Tristán. Ahí es donde pasamos tiempo juntos, y buscamos nuevos lugares, como en el mar del sur danés donde hay muchos lugares por descubrir, y ahí en el bote vamos juntos en nuestro hogar familiar. Por cierto, el papel de Senta lo he estudiado en el mar, y como me he mareado, entiendo mde la dinámica de la orquesta. Con muchos colegas se observa que un mezzo forte concentrado, sale mejor que cantar contra la orquesta. Esto significa para mí, no intentar imitar un sonido o un color habitual de voz, si no encontrar la emoción y el mensaje en mi misma, aun cuando esto vaya en contra el hábito de escuchar la música. Claro, esto no seria posible sin una técnica vocal y aquí es donde uno debe trabajar constantemente. Es como navegar en un velero, donde se debe apuntar hacia un punto al que no se debe perder de vista nunca, aunque se tenga que cambiar constantemente de curso de acción. Así difícilmente se tiene el viento en la espalda.
 

Muy buen ejemplo, pero dime ¿acaso te gusta navegar por el mar?

Si, es algo que me encanta hacer con mi familia en nuestro bote Tristán. Ahí es donde pasamos tiempo juntos, y buscamos nuevos lugares, como en el mar del sur danés donde hay muchos lugares por descubrir, y ahí en el bote vamos juntos en nuestro hogar familiar. Por cierto, el papel de Senta lo he estudiado en el mar, y como me he mareado, entiendo mejor que muchas otras Sentas, que lo que cosa que mas desea el holandés es llegar a tierra firme.

¿Qué otras cosas te interesan mas allá de tu trabajo?

Todo lo que pueda hacer con mi familia. Me gusta también dedicarle tiempo a mi jardín y caminar sobre la playa, porque vivo cerca del Báltico. Cuando estoy sola, me gusta pintar, leer y jugar ajedrez contra mi computadora o simplemente me gusta sónar.

Finalmente ¿Tienes algún sueño profesional por cumplir o papel por cantar?

¡Ya he cantado todos mis papeles soñados! Pero estoy ansiosa por cantar el papel de Els en “Der Schatzgräber” de Franz Schreker, que cantaré por primera vez en septiembre de este año en Ámsterdam.

Te deseo los mejor y te agradezco mucho esta entrevista.

 










Recital de Joyce DiDonato en Buenos Aires


Fotos: CRÉDITO: LILIANA MORSIA. Gentileza del Mozareum Argentino.
Gustavo Gabriel Otero
El Mozarteum Argentino presentó en la sala del Teatro Colón a la mezzosoprano norteamericana, nacida en Kansas, Joyce DiDonato acompañada por el pianista francés David Zobel. El recital fue armado con buen gusto, calidad y sin concesiones. Permitió conocer a la artista en casi todas sus facetas y mostrar su calidad vocal, su comunicatividad, su simpatía, su carisma, su seducción y su belleza. A su lado brilló el perfecto acompañamiento de David Zobel. El recital se inició con las ‘siete canciones clásicas españolas’ de Fernando Obradors no muy conocidas por el público pero disfrutadas, a pesar de alguna falta de ‘salero’, por la belleza vocal de la mezzosoprano, por la cuidada dicción de nuestro idioma -que sin ser perfecta demostró la seriedad profesional y la contracción al estudio de la artista- y por la variada gama expresiva puesta en juego. Continuó con la introspección de ‘Oh, slepp why dost thow leave me’ de Semele y la pirotecnia de ‘Dopo notte atra e funesta’ de Ariodante ambas de Händel. Aquí Di Donato pudo demostrar toda la exquisitez de su canto, la firmeza de su técnica y su maravillosa expresividad tanto para la intimidad del momento de Semele como para las endiabladas coloraturas y ornamentaciones de Ariodante.
La primera parte concluyó con tres arias están vinculadas a las obras de Beaumarchais musicadas por Mozart y Rossini. Joyce DiDonato las interpretó con una dicción italiana inmaculada y una intencionalidad perfecta en cada frase de las tres obras, donde fue Cherubino (Voi che sapete) Susanna (Deh, vieni, non tardar) y Rosina (Una voce poco fa). Pero cautivó y electrizó al público con las ornamentaciones y cadencias de ‘Una voce poco fa’ de El barbero de Sevilla. En la segunda parte abordó el Rossini serio y dramático con la bellísima ‘aria del sauce’ de Otelo cantada con exquisita línea; las cinco canciones en dialecto veneciano de Hahn vertidas de manera contrastante, otoñal y plenamente románticas; para finalizar con ‘O del mio amato’ ben’ de Stefano Donaudy, con su nostalgia, y ‘La Spagnola’, de Vincenzo Di Chiara, interpretada con un sabia administración de los tiempos. Ante el fervor del público ofreció cuatro bises: ‘Canzonetta spagnuola’, de Rossini; la ‘Canción del árbol del olvido’, de Ginastera, el rondó ‘Tanti affetti’ de La donna del lago de Rossini y la exquisita ‘Somewhere over the rainbow‘, de Harold Arlen..
 
 

Recital a cargo del pianista CHRISTIAN LEOTTA en Buenos Aires


Programa dedicado a LUDWIG VAN BEETHOVEN: Sonata para piano N° 19 en Sol menor Op. 49; 6 Bagatelles Op.126; 33 Variaciones en Do mayor Op. 120 sobre un vals de Diabelli.

Christian Leotta ha sido definido por la legendaria Rosalyn Tureck como "un extraordinario talento con una maravillosa musicalidad innata". A la edad de 22 años ejecuta por primera vez en Montreal la versión integral de las 32 sonatas para piano de Beethoven siendo el pianista más joven del mundo que realiza en público esa excepcional empresa musical después de que Daniel Barenboim ejecutara el ciclo en los años ‘60 en Tel Aviv. Desde entonces Christian Leotta se ha presentado en las más importantes capitales musicales internacionales tales como Ciudad de Méjico, Lima, Madrid, Montreal, Río de Janeiro, Vancouver, Venecia y Ville de Québec, recibiendo en abril del 2004 una condecoración especial a su carrera por parte del entonces Presidente de la República Italiana, On. Carlo Azeglio Ciampi.
Comunidad Amijai
Arribeños 2355
Buenos Aires, Argentina
 

Entrada libre y gratuita
Las entradas podrán retirarse tanto en la sede de Amijai como en el Instituto unos días antes del concierto
Marcelo T. de Alvear 1119, 3° piso
Informes: 5252-6800



sábado, 1 de septiembre de 2012

Joyce Di Donato ofrece brillante concierto en el Teatro Municipal de Santiago


Foto: Marcela Poch
 
Johnny Teperman
 
La prestigiosa cantante lírica estadounidense Joyce di Donato (43), considerada como una de las mejores cantantes rossinianas del mundo, ofreció una brillante y ovcionada presentación, la noche del jueves 23, en el Teatro Municipal de Santiago. La artista norteamericana , una destacada mezzosoprano de coloratura, nacida en Prairie Village, Kansas, especializada en roles de Mozart, Haendel y Rossini, se lució ante más de 1.300 espectadores, ofreciendo un toque de distinción y señorío, durante dos horas de actuación, en que cantó composiciones en castellano, inglés e italiano, de famosos autores como Rossini, Mozart y Haendel y del español Fernando Obradors. Fue acompañada del consagrado pianista francés, David Zobel. La cantante es una de las mezzosopranos más solicitadas de la actualidad, sucesora de sus compatriotas Frederica von Stade y Susan Graham. Ella obtuvo el Premio "Beverly Sills", en el año 2007, galardón establecido en memoria de la soprano homónima. Joyce fue especialmente aplaudida por los espectadores, por sus hermosas interpretaciones de los temas "Dopo Notte" de la ópera "Ariodante" de Haendel; "Voi che sapete", de "Las Bodas de Fígaro" de Mozart y "Una voce poco fa" de "El Barbero de Sevilla", de Rossini. Transitó desde suave y triste "La Mi sola, Laureola" de Obradrs a la llena de arabescos técnicos y exhuberancia de "La Spagnola" de Di Chiara. La gran cantante norteamericana se despidió del público chileno, conocvedor y cálido, con varios "encores": "Fra il padre e fra l'amante", de "La Donna del Lago", de Rossini y un emocionado "El Árbol de la vida", de Alberto Ginastera.  Ahora, Joyce di Donato viaja a la Argentina para cumplir dos presentaciones, los días lunes 27 y miércoles 29, en el Teatro Colón de Buenos Aires, en homenaje a los 60 años del Mozarteum trasandino.