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Monday, June 29, 2020

Concerto in onore di Giovanni Paolo II

Foto: Raffaella Lupinacci - Mezzosoprano 

Ramón Jacques

Creata nel 2005 in memoria di Papa Giovanni Paolo II, la Fondazione JP2, il cui obiettivo è quello di unire il maggior numero possibile di persone attraverso vari eventi culturali, oltre a mantenere e preservare il nome di questo uomo virtuoso la cui eredità ispira ancora milioni di persone in tutto il mondo, ha organizzato un concerto virtuale per commemorare il centenario della sua nascita, che ebbe luogo il 18 maggio 1920 nella cittadina di Wadowice, Polonia con il nome di Karol Józef Wojtyła. Il concerto è stato trasmesso domenica 21 giugno di quest'anno con l'intervento di cantanti e musicisti lirici di paesi quali Polonia, Stati Uniti, Inghilterra, Germania, Corea, Giappone, Taiwan, Turchia, Svizzera e Italia, che hanno eseguito varie opere di compositori come Schubert, Mozart, Franck, Fauré, Rossini, Bach, Massenet, Szymanowsky, Chopin, tra gli altri. Il concerto ha regalato infiniti momenti emozionanti, e tra i più commoventi è stato senza dubbio quello dei rappresentanti dall'Italia, con il duo “Qui tollis peccata mundi” dalla Petite messe solennelle, composizione sacra di Giacchino Rossini, che lo stesso compositore considerava ultimo dei suoi peccati di vecchiaia (péchés de vieillesse). Il duetto è stato affidato a due delle voci che hanno maggior visibilità nell'attualità del panorama lirico italiano, come il soprano Federica Lombardi e il mezzosoprano Raffaella Lupinacci, che hanno apportato solennità, musicalità e immedesimazione all'esecuzione. Federica Lombardi ha cesellato ogni frase con lo splendore del suo timbro; da parte sua, Raffaella Lupinacci, ben adatta allo stile del compositore per i suoi anni trascorsi all'Accademia Rossini di Pesaro, ha cantato emotivamente permeata con i brani proposti, con una tonalità sfumata che ha fornito un innegabile drammaticità ad una riconoscibile cadenza rossiniana. Sicuro il quadro musicale generale con  l'accompagnamento al pianoforte del maestro Giorgio D’Alonzo. La trasmissione di questa esecuzione è stata effettuata dall'Oratorio di  San Rocco a Bologna, il santo patrono di coloro che sono stati infettati da epidemie, infermieri e chirurghi. Il link al concerto è ancora disponibile sul sito Web della Fondazione JP2.

Foto: Federica Lombardi (mezzosoprano) - Raffaella Lupinacci (mezzosoprano) / RJ





Sunday, June 28, 2020

Concierto en conmemoración del Papa Juan Pablo II

Foto: RJ /  Federica Lombardi - Raffaella Lupinacci

Ramón Jacques

Creada en el año 2005 en memoria del Papa Juan Pablo II, la Fundación JP2, cuyo objetivo es el de unir a la mayor cantidad de personas a través de diversos eventos culturales; así como de mantener y preservar vigente el nombre de este virtuoso hombre cuyo legado aún inspira a millones en todo mundo, organizó un concierto virtual para conmemorar el 100 aniversario de su nacimiento, que ocurrió el 18 de mayo de 1920 en el pequeño pueblo de  Wadowice, Polonia con el nombre de: Karol Józef Wojtyła. El concierto se transmitió el pasado domingo 21 de junio del presente año con la intervención de cantantes liricos y músicos de países como: Polonia, Estados Unidos Inglaterra, Alemania, Corea, Japón, Taiwán, Turquía, Suiza e Italia, quienes interpretaron varias obras de compositores como: Schubert, Mozart, Franck, Fauré, Rossini, Bach, Massenet, Szymanowsky, Chopin, entre otros. El concierto brindó un sinfín de emotivos momentos, y entre los más conmovedoras esta sin duda el de las representantes de Italia, con el dúo “Qui tollis peccata mundi’ de la Petite messe solennelle composición sacra de Giacchino Rossini, que el propio compositor consideró el último de sus pecados de vejez (péchés de vieillesse). El dueto le fue confiado a dos de las voces con mayor proyección en la actualidad de la lírica italiana como son: la soprano Federica Lombardi y la mezzosoprano Raffaella Lupinacci, quienes aportaron solemnidad, musicalidad y compenetración a su ejecución. Federica Lombardi cinceló cada frase con la brillantez de su timbre; por su parte Raffaella Lupinacci, muy versada en el estilo del compositor por sus años en la Academia de Rossini de Pesaro, cantó compenetrada emocionalmente con la pieza, con una matizada tonalidad que aporta dramatismo sin mengua de esa perceptible cadencia rossiniana.  Seguro marco musical ofreció el acompañamiento al piano del maestro Giorgio D’Alonzo. La transmisión de esta ejecución se llevó a cabo desde el Oratorio de San Roque (Oratorio di San Rocco) en Bolonia, el patrón de los contagiados por epidemias, de los enfermeros y de los cirujanos. El vínculo del concierto completo se encuentra aún disponible en el sitio de la Fundación JP2.

Foto: Raffaella Lupinacci - Carmen 


Friday, June 14, 2019

Idomeneo di Mozart - Teatro alla Scala Milano


Foto: Brescia&Amisano - Teatro alla Scala

Massimo Viazzo

Torna alla Scala, dopo dieci anni, Idomeneo di Mozart. Il primo capolavoro operistico del genio salisburghese ha convinto pubblico e critica nel nuovo allestimento curato da Matthias Hartmann. Hartmann con l’aiuto dello scenografo Volker Hintermeier elabora una grande struttura girevole, di notevole impatto visivo, che invade praticamente tutto il palcoscenico ed è costituita da un imponente scheletro di vascello da una parte e da una enorme testa di Minotauro dall’altra, il mostro cretese che incombe su tutti gli eventi evocati del libretto. Un costante ed efficacissimo uso delle luci permette poi di mettere in evidenza elementi di questa enorme installazione a seconda dei momenti dell’opera riuscendo a creare un ambiente marino (anche per mezzo di riconoscibili elementi scenici sparsi per il palco) terribile e minaccioso. E a rinforzare questo senso di oppressione contribuivano anche i ballerini del Corpo di Ballo del Teatro che, più volte nel corso dell’opera, con i loro movimenti continui e repentini evocavano le onde del mare in tempesta, ma anche i naufraghi e i prigionieri troiani. Diego Fasolis ha diretto con grande attenzione alla risoluzione dei recitativi accompagnati, molto importanti in questo lavoro, accompagnando i cantanti senza mai soverchiarli e sottolineando con vigore ma anche levità i diversi stati d’animo, spesso sfaccettati, presenti nelle arie e negli ensemble. Il suo lavoro di concertazione ci ha restituito un Idomeneo drammatico, rutilante e vorticoso, ma a tratti anche molto intimo. Omogeneo e preparato il cast previsto per questa produzione. Bernard Richter ha impersonato un Idomeneo umano, fragile, forse meno regale ma sicuramente emozionante. Il tenore svizzero ha cantato con buona proiezione vocale e una discreta abilità nelle agilità (ha eseguito l’ardua versione lunga di “Fuor del mar”) e ha convinto, come dicevo prima, per la sua umanità. Superba, elettrizzante, sontuosa vocalmente l’Elettra di Federica Lombardi, la vera trionfatrice della serata. La Lombardi, fresca vincitrice del premio “Abbiati”, il premio della critica italiana, sta rapidamente ascendendo ai vertici di una carriera che si preannuncia per lei luminosa. La sua Elettra sarà ricordata per prestanza vocale, impeto, grande solidità e per una coloratura impeccabile. Limpida e pura la voce di Julia Kleiter che ha tratteggiato una Ilia credibile, innamorata e salda nelle intenzioni. Mentre il giovane Idamante è stato interpretato da Michėle Losier con voce di bella timbrica ombreggiata, accento volitivo e sempre comunicativa. Sicuro ed efficace Giorgio Misseri che ha cantato entrambe le difficili arie di Arbace, mentre Kresimir Spicer è parso forzato e poco rifinito nei panni del Grande Sacerdote di Nettuno. Tutti apprezzabili le parti di fianco e magnifica la prova del Coro del Teatro alla Scala diretto da Bruno Casoni.




Idomeneo - Teatro alla Scala


Foto: Brescia&Amisano

Renzo Bellardone

Tornare alla Scala dopo qualche mese di assenza, è sempre un tuffo al cuore ed una gioia dell’anima! La bellezza del Teatro e le atmosfere intrise di storie e passioni mi avvolgono in un abbraccio protettivo che mi aiuta a capire la bellezza dell’essere!  Sebbene la sera della prima, il 29 gennaio del 1781,  fu lanciata una coscia di fagiano da un palchetto in direzione di Mozart che dirigeva l'orchestra, Idomeneo, al debutto,fu molto applaudito, ma dopo l’acclamato esordio dovette attendere qualche anno per venire replicato. Tutt’oggi è opera poco rappresentata seppur includa dei paesaggi musicali di tutto rispetto e richieda voci ferme, sicure e timbricamente rilevanti. La messa in scena alla Scala è veramente degna della sacralità del luogo che la ospita ed il cast stellare soddisfa i sensi preposti all’ascolto ed all’intimo piacere dello stesso. La regia di Matthias Hartmann  con la drammaturgia di Michael Küster è curata in ogni dettaglio fino all’infinitesimale: non c’è spazio per la staticità ed ogni attimo è un attimo di descrizione e narrazione con la fluidità delle danze del favoloso Corpo di Ballo del Teatro alla Scala, coreografate ecletticamente da Reginaldo Oliveira: uniformi nei costumi  di Malte Lübben  e con i corpi dipinti in argento  vanno  a confondersi con le tinte della struttura scenica da cui emergono con lo strisciare e con una sorta di butoh che si espande in contemporanee gestualità. Grandi volute di fumo avvolgono il palco ed invadono la platea, la quale resta   calamitata dalle nebbiose e tormentate atmosfere, trafitte  dalle luci di Mathias Märker in un evolutivo percorso di affascinamento. La scena  di Volker Hintermeier è scena unica girevole con un enorme relitto di nave ed una possente testa di toro ad evocare il mito del minotauro in Creta, isola in cui si svolge l’opera. Idomeneo ritorna a casa dalla guerra e che per aver salva la vita promette a Nettuno un sacrificio umano: “ucciderò il primo uomo che incontrerò appena toccata terra”, ma il primo uomo che incontra è l’amato figlio Idamante. Per scongiurare il sacrificio-delitto Idomeneo è contrastato dai fantasmi della sua mente e ha paura dell’orrore lasciato dalla guerra!  Bernard  Richter è appunto un Idomeneo molto umano, pieno di timori e sconvolto dal suo giuramento che eviterà dopo mille tormenti; la voce di  Richter vola sicura e flessibile con colorature affascinanti e con timbro lirico pieno e caldo; alla duttilità vanno aggiunte la forte presenza scenica e  la grande abilità di attore, che unite, rendono  il personaggio autenticamente sofferente e umano: un Idomeneo che resterà impresso ! Certamente facilitati dalla vigorosa e soffice direzione polarizzante di Diego Fasolis tutti i cantanti hanno dato il meglio di se ed una gradevole nota è sicuramente  la prassi esecutiva con fortepiano. Elettra figlia di Agamennone trova in Federica Lombardi una impetuosa ed irosa interprete che sente traditi i suoi affetti e che riesce a fluidificare gli impeti tramutati in dolcezza sobria come in ‘Soavi zeffiri’; valida interprete che sfoggia potenza e agilità, interessante in ogni registro. Michèle Losier è strepitoso Idamante che rende con il timbro ambrato e lievemente brunito, che le consente di vivere tutti i tormenti e le inquietudini d’amore per Ilia ed ancor più per il padre che invano invita a compiere il sacrificio. Julia Kleiter  interpreta la dolce Ilia che dovrà prender coscienza del suo stato e divenire donna: voce chiara e sicura passa ai registri acuti con fermezza e fluidità e plasma la poesia in musica in ‘zeffiretti lusinghieri…’.Giorgio Misseri veste i panni di Arbace il fedele confidente di Idomeneo: vocalmente interessante ha bei colori lucenti e tersi, duttile  con  franca carica interpretativa con toni accorati e potenti..  Interessanti anche il gran sacerdote, Krešimir Špicer e la voce di Nettuno, Emanuele Cordaro, che imperiosa giunge dal palco reale.  Opportunamente ed adeguatamente completano il cast  Silvia Spruzzola e Olivia Antoschkina, due cretesi e Massimiliano di Fino e Marco Granata, due troiani. Il veterano Bruno Casoni guida con eperienzialità e maestria il superbo coro della Scala che si avvale certamente di artisti di grande livello: compenetrante e predominante è l’indispensabile tutt’uno con l’intero che dal coro viene grandemente arricchito e spettacolarizzato con  ‘placido è il mar…’.La Musica vince sempre.

Friday, July 27, 2018

Between Laughter and Emotion, between Dream and Theater: Le Nozze di Figaro in Munich


Foto © Wilfried Hösl

Suzanne Daumann

Some pieces, written two centuries ago or more, have reached us through the passing time - and their contemporary dimension and their political contexts have shrunk little by little. Today, we merely contemplate women and men, their emotions and relationships. In the new production of Munich Staatsoper, stage director Christof Loy underlines the work’s timeless aspects with a sober, dreamlike set and he concentrates on the characters’ inner lives. The result is all the more convincing as conductor Constantinos Carydis works with the same lack of  ornamentation. A certain asperity counterpoints the utter grace of Mozart’s music, while underscoring the depth of the characters’ emotions. At the very beginning, we watch with anguish as he chases Susanna and Figaro through their first duets whereas the recitatives develop with a deliberateness that is just as exaggerated. Fortunately things soon become more balanced: from Cherubino’s first aria on, there is utter joy on stage and in the stalls, and we rediscover one of our most beloved operas, heard and seen time and again, as if it were for the first time. A wonderful cast that, guided by a stage director devoted to the work and not his own ego, know  what they’re about with each stage movement  - this is joy in itself. Alex Esposito with his warm baritone is a credible, human and nuanced Figaro. He arrives on stage tumbling out of a puppet theater, where Susanna and himself play out the first scene of the opera, the way we stumble out of a morning dream that foretells the day to come; he finds himself facing the public and covers his eyes, terrified. He wears a grey street suit, timeless like all the costumes that subtly illustrate the characters’s personalities. Klaus Bruns is responsible for this other element of a coherent production. Cherubino arrives at first in a page’s costume that is exaggeratedly baroque, later he wears a mustard-colored uniform with vaguely Nazi boots. Solenn’ Lavanant-Linke interprets him with devilish androgynous charm and the voice of an angel. This androgynous  charm is accentuated by the sunglasses that Susanna puts on him at the end of the disguisement scene. „Venite inocchiatevi“ is sung sweetly and mischievously by Olga Kulchynska with her light and sweet voice. Her Susanna is something of a rebel opposite Marcellina, a bit lost opposite the Count and full of love opposite Figaro. Majestic of voice and deportment, deep and deeply in love with her husband, such is the Countess of Almaviva, interpreted by Federica Lombardi. Gifted with a warm, ample and generous voice, she surprises by the maturity of her interpretation - Internet tells us that she is not even thirty years old. Markus Eiche replaces Christian Gerhaher tonight and we’re nothing the worse for the exchange. With his powerful deep voice, he underscores all the aspects of his character, between desire and surprise, rage and stupefaction. All of the voices are wonderful tonight and the conductor does them ample justice. The orchestra is mostly of exemplary delicacy, punctuated by lovely solos. Interventions by the three keyboards used by Carydis lend an air of intimacy at chosen moments. Chad Kelly at the Hammerklavier and Andreas Skouras at the harpsichord and organ deserve extra praise for their contribution to the evening’s joys. Johannes Leiacker’s sets are sober and deceptively simple: a theater scene, oblique in the background, with curtains and a baroque landscape decoration, and in the foreground a few chairs, some props, suitcase, shoes… - a set of doors, dream symbol par excellence. These doors will grow from one act to the next, until in Act IV, an enormous door is the only stage element, along with an armchair. The production is a pleasure to the eye, full of fun and fougue, but it’s in Act IV that everything falls into place. From the start, we have been facing ruptures, rips in the fabric of our habits. Now, we see our habits deeply upset: after Barbarina’s aria - adorable and cristalline, Anna El-Khashem - Marcellina does not sing „Il capro e la capretta“, but „Abendempfindung an Laura“ KV 523. Anne-Sofie von Otter interprets Marcellina with just the right measure of ridicule, dignity and emotion. When she adresses her son with this wonderful lied and her golden voice, evoking her mortality, we are face to face with humanity’s deepest feelings, without artifice or make-up. Just as honest, in another register, is Basilio’s aria, that celebrates stupidity. Young tenor Manuel Günther sings it with gusto and agility. Figaro, who has come to doubt Susanna’s fidelity increasingly, breaks down after his air „Aprite un po’ quegli occhi“, convinced she’s finally given in to the Count. And now we see something that we have always dreamt of: Susanna speaks directly to Figaro and covers his forehead with roses. Olga Kulchynska sings „Deh vieni, non tardar“ with sweet and painful intensity, touching all the hearts in the house. When Figaro and Susanna finally recognize each other, their reconciliation has that same intensity that goes way beyond artistic performance,  and this bitter-sweet intensity will last until the final, when out of the giant door they come one after the other: Cherubino, Barbarina, Marcellina and Susanna dressed as the Countess, when the Count refuses the forgiveness that he will be granted himself so lovingly, and when finally the crazy day ends in an invitation to party. A Mozartean evening, all in all, as we would like to see them more often, between laughter and emotion, an opera evening as it should be, when everything comes together, and that we leave, moved and enriched: bravi e grazie tutti!


Entre rire et émotions, entre rêve et théâtre - Le Nozze di Figaro à Munich


Foto © Wilfried Hösl

Suzanne Daumman

Certaines pièces, écrites il y a deux siècles ou plus, ont accompagné leur public au fil des années, si bien que la dimension contemporaine et le contexte politique se sont élimés peu à peu, et nous  contemplons aujourd’hui des hommes et des femmes, leurs émotions et relations plutôt que l’air de leur temps. Dans la nouvelle production du Staatsoper de Munich, Christof Loy utilise une scénographie sobre et onirique pour souligner les aspects intemporels de l’œuvre et se concentre sur la vie interieur des personnages. Le résultat est d’autant plus convaincant que le chef d’orchestre Constantinos Carydis travaille avec le même sens du dépouillement. Une certaine âpreté contredit parfois la grâce mozartienne, tout en faisant ressortir la profondeur des sentiments des personnages. Au début, on est un peu angoissé par la vitesse effrénée avec laquelle il chasse Figaro et Susanna à travers les premiers duos, alors que les récitatifs se développent avec une lenteur tout aussi exagérée. Fort heureusement, ce déséquilibre ne dure pas longtemps: à partir du premier air de Cherubino la joie s’installe sur le plateau et dans le public, et l’on redécouvre un des opéras les mieux connus, maintes fois vu et entendu , comme si c’était pour la première fois. Une excellente distribution qui, guidé par un metteur en scène motivé, au service de l’œuvre plutôt que de son ego, comprend le sens de chaque geste et agit en connaissance de cause - une joie en soi. Alex Esposito au baryton chaleureux campe un Figaro nuancé, crédible et humain. Il arrive sur scène sortant d’un théâtre de marionnettes, où Susanna et lui-même jouent la première scène de l’opéra, comme on sort d’un rêve matinal qui nous joue la journée à venir, pour se trouver face à son public et se couvre les yeux, épouvanté. Il porte un complet gris, intemporel comme tous les costumes des personnages - seul Cherubino arrive d’abord en costume de page exagérément baroque et ensuite en uniforme couleur moutarde vaguement nazi par les bottes. C’est Solenn’ Lavanant-Linke qui interprète Cherubino avec un charme androgyne de tous les diables et une voix d’ange. Ce charme androgyne est accentué par les lunettes de soleil que Susanna lui met à la fin de la scène de déguisement. „Venite inocchiatevi“ est chanté avec grâce et espièglerie par la voix douce et légère d’Olga Kulchynska. Sa Susanna est un peu rebelle face à Marcellina, un peu dépassée par le Comte Almaviva, et pleine d’amour face à Figaro. Majestueuse par la voix et par son port, profonde et profondément amoureuse de son mari, telle est la Comtesse d’Almaviva, interprétée par Federica Lombardi. Douée d’une voix chaleureuse, généreuse, ample, elle surprend par la maturité de son interprétation - Internet nous apprend qu’elle n’a pas trente ans. Markus Eiche remplace ce soir Christian Gerhaher dans le rôle du Comte, en l’on n’a rien perdu au change. Lui aussi saisit tous les aspects de son personnage, entre désir et surprise, rage et stupéfaction, et les exprime avec une voix puissante et grave. Toutes les voix sont merveilleuses ce soir et la direction d’orchestre leur fait amplement justice. L’orchestre est d’une discrétion exemplaire, beaucoup d’interventions des trois claviers choisis par Carydis donnent un caractère d’intimité à certains moments. Saluons aussi Chad Kelly au fortepiano et Andreas Skouras au clavecin et à l’orgue, qui contribuent grandement au succès de la soirée. Les décors de Johannes Leiacker sont sobres et d’une simplicité trompeuse: une scène de théâtre en arrière-plan de biais, avec rideau ou décor de paysage baroque, et en avant-plan une scène  avec quelques éléments de jeu, et un jeu de portes, symbole onirique par excellence. Ces portes deviennent plus grandes d’un acte à l’autre jusqu’à ce que, à l’acte IV, une porte énorme constitue le seul décor. Si la production est belle à voir, pleine de fougue et amusante, c’est à l’acte IV qu’elle prend tout son sens. Depuis le début, nous sommes face à des ruptures, des déchirures dans le tissu de nos habitudes. Maintenant, nous voyons nos habitudes profondément bousculées: après l’air de Barbarina - adorable et cristalline, Anna El-Khashem - Marcellina chante non pas „Il capro e la capretta“, mais „Abendempfindung an Laura“, KV 523. Anne-Sofie von Otter interprète Marcellina avec la juste mesure de ridicule, dignité et émotion. Lorsqu’elle s’adresse à son fils avec ce lied merveilleux et sa voix d’or, évoquant sa mortalité, nous sommes face à l’humanité, sans artifice. Tout aussi honnête, dans un autre registre, l’air de Basilio, l’éloge à la stupidité. Le jeune ténor Manuel Günther le chante avec fougue et agilité. Figaro, qui depuis le début doute de plus en plus de Susanna, s’écroule après son air „Aprite un po’ quegli occhi“, convaincu qu’elle le trompe avec le Comte. Et maintenant, nous assistons à quelque chose dont nous avons toujours rêvé: Susanna s’adresse directement à Figaro, et lui couvre le front de fleurs. Olga Kulchynska chante „Deh vieni, non tardar“ avec une intensité douce et douloureuse qui touche tous les cœurs dans la salle. Ainsi, lorsqu’ils se reconnaissent enfin, leur réconciliation a également une intensité qui va bien au-delà de la performance artistique. Cette intensité douce-amère se poursuit jusqu’au final, quand sortent, par la porte géante et à la queue-leu-leu, Cherubino, Barbarina, Marcellina, et finalement Susanna, dans les habits de le Comtesse, quand le Comte refuse le pardon qu’il doit ensuite implorer lui-même, et quand finalement se termine la folle journée dans une invitation à la fête. Une soirée Mozartienne, somme toute, comme on la voudrait plus souvent, entre rires et émotions, une soirée d’opéra comme il faut, où tout se tient et d’où l’on sort ému et enrichi: bravi e grazie tutti!

Wednesday, July 19, 2017

La Boheme en el Teatro alla Scala de Milán

Fotos: Brescia & Amisano

Ramon Jacques

Estrenada en 1963 y en la actualidad una de las producciones escénicas más longevas en el acervo del Teatro alla Scala, el espectáculo de Franco Zefirelli es utilizado nuevamente durante la presente temporada para la reposición de La Bohème de Puccini.  Algunas anécdotas del pasado indican que, con este este montaje, la obra fue dirigida por directores como Karajan y Kleiber, con cantantes como Mirella Freni y Pavarotti, entre tantos otros, además de que ha sido llevada de gira por diversos teatros del mundo.  Lo cierto es que aún conserva su estética visual, funcionalidad y la adecuada estampa parisina donde se desarrolla la historia de la ópera. Seguramente se habrán escrito miles de comentarios y críticas de funciones con esta producción, lo cierto es que a este punto no habría nada más que agregar al respecto, más que observarla y disfrutarla, como si de una reliquia operística se tratara. Un poco de expectativa generó el debut local de la soprano Sonya Yoncheva, una artista con una carrera ascendente, que dio vida al personaje de Mimí, que parece entender bien y supo dotarla del carácter dulce pero frágil que requiere. Vocalmente su voz ha adquirido más cuerpo, más color y extensión, sin perder la flexibilidad con la que en el pasado abordó papeles del repertorio antiguo, que imagino hoy habrá dejado atrás. 
Como Rodolfo, se presentó el tenor Fabio Sartori, al que se le puede considerar un activo del teatro por sus incontables interpretaciones de papeles veristas y verdianos, y ni que decir las ocasiones que ha salvado funciones con sustituciones de ultimo minuto. No tiene un canto cautivante, pero se nota la experiencia de quien sabe administrar la voz y las tablas de un artista que es efectivo para sacar adelante cualquier función. Una grata sorpresa fue descubrir a la soprano Federica Lombardi interpretando el papel de Musetta. Con una voz interesante en el color y los matices, y a pesar de su juventud, su desenvoltura, seguridad y atrevimiento fueron encomiables tratándose de una debutante que podría intimidarse fácilmente en este escenario.  Así como esta obra, puede proporcionar muchas satisfacciones, para otros puede ser lo opuesto como le sucedió a Simone Piazzola, un Marcello distante, desconectado del espectáculo y vocalmente con problemas de emisión. Simplemente correctos, dentro de lo poco que aportan a la escena sus personajes, estuvieron Carlo Colombara como Colline, Mattia Olivieri como Schaunard; así como Davide Pelisaro como Benoit, y Luciano Di Pasquale que divirtió como Alcindoro. La dirección musical de Evelino Pidò cumplió de manera satisfactoria, con una lectura fluida, dinámica y sin sobresaltos, a una orquesta que se nota cómoda volviendo a este repertorio. Una mención para el coro en sus breves intervenciones.