lunes, 18 de noviembre de 2019

Die Ägyptische Helena - Teatro alla Scala, Milano


Foto:Brescia&Amisano - Teatro alla Scala, Milano

Massimo Viazzo

Un’enorme apparecchio radiofonico in stile Sezession viennese domina la scena. Siamo all’inizio degli anni 30 del XX secolo, l’epoca in cui é stata composta Die Ägyptische Helena, l’opera di Richard Strauss che ha chiuso la stagione 2018/19 del massimo teatro italiano. Ed é proprio all’interno di quella enorme radio che si sviluppano le vicende coniugali di Elena e Menelao, vicende drammatiche e rocambolesche, magiche e ironiche, nel puro stile leggero e allusivo tipico di Hugo von Hofmansthal, l’autore del libretto nella sua ultima collaborazione con il compositore bavarese, libretto in cui una nota vicenda mitologica serve da cartina di tornasole psicologica per trattare in modo giocoso una vicenda umana di per sé drammatica, la crisi di coppia. Era la prima volta assoluta che il capolavoro straussiano veniva allestito al Teatro alla Scala (ma anche nei teatri internazionali questo titolo viene programmato molto raramente). La regia é stata affidata a Sven-Erich Bechtolf che ha trasformato Elena in una star radiofonica  riuscendo poi a trattare lo sviluppo della trama-non-trama di quest'opera con estrema coerenza, senza tralasciare anche esagerazioni con l'inserzione di elementi kitsch certamente appropriati in questa lettura. Franz Welser-Möst ha diretto l’orchestra del teatro curando in particolare le parti più infuocate e drammatiche della partitura. L’aspetto fiabesco e magico é passato così un po’ in secondo piano in una resa orchestrale comunque sempre compatta e omogenea. Ma anche i due protagonisti, Ricarda Merberth nei panni di Helena e Andreas Schager come Menelas hanno convinto soprattutto nel canto più eroico e spinto, mancando a volte di un ripiegamento più intimo e segreto. In particolare la Merberth ha mostrato saldezza in tutto il suo strumento vocale anche se la timbrica é parsa poco seducente. Schager pur con un accento un po’ stentoreo ha impressionato per la spavalderia del suo canto, per la facilità a districarsi in una tessitura davvero impervia soprattutto nel registro di passaggio.  Eva Mei ha dato voce ad una maga Aithra di gran classe, vero motore della vicenda. É piaciuta soprattutto nelle parti in cui poteva sfoggiare con agilità e sicurezza il registro più acuto. Ruvido e un po’ aspro l’Altair di Thomas Hampson, un po’ in difficoltà sugli acuti, non sempre a fuoco. Ma l’artista ha grande carisma e ne é uscito un personaggio del tutto convincente. Molto bravi anche il secondo tenore dell’opera, Attilio Glaser, nei panni di Da-Ud, un cantante dalla voce ben emessa e fraseggio gradevole, e Claudia Huckle una Muschel cantata con timbro scuro e vellutato. Ottimi anche tutti i cantanti dei ruoli minori, provenienti dall’Accademia del teatro, vera fucina di talenti.

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