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Monday, August 31, 2020

Beethoven – La maturità Stresa Festival


Foto: Stresa_Festival_ph_Lorenzo_Di_Nozzi

Renzo Bellardone

La difficoltà per un festival importante è trovare sempre artisti  eccezionali, che mantengano alto il livello della proposta. Lo Stresa Festival ha la fortuna di avere quale direttore artistico ed ormai da diciannove anni il maestro Gianandrea Noseda che ha una spiccata sensibilità nell’individuare talenti strepitosi, che incontra durante il suo girovagare musicale per il mondo.

Beethoven – La maturità Stresa Festival – 30 agosto 2020 Seong-Jin Cho, pianoforte Philharmonia Zürich Gianandrea Noseda, direttore L.V. BEETHOVEN, Concerto per pianoforte e orchestra n. 4 op. 58 F. SCHUBERT, Sinfonia n. 5 D. 485 Questo concerto rientra nell’area tematica Beethoven 2.0

Nel buio della sala e nel totale silenzio dell’attesa rintoccano tre note dal pianoforte, sommesso, ma  subito dialogante con i violini e poi con l’intera orchestra  e poi trilli scintillanti incorniciati dai colori dell’insieme, che presto danno corpo al meraviglioso monumentale capolavoro di Beethoven. Nel secondo tempo si passa dal classicismo beethoveniano al romanticismo di Schubert che sfocia in liricità sorridente e gioiosa. Movimenti energici con attacchi quasi operistici si alternano ad abbozzi di danza. Seong-Jin Cho, al pianoforte  è balzato all’attenzione del  panorama musicale internazionale nel 2015, vincendo il primo premio al Concorso Chopin di Varsavia. Nel concerto n. 4 di Beethoven si evidenzia un notevole talento, impreziosito da un naturale approccio alla musica che lo porta ad interpretare virtuosisticamente senza però mai perdere di vista l’equilibrata lettura. Oramai affermato giovane e talentuoso pianista ha suonato con i nomi e nei luoghi più importanti che il mondo ha dedicato alla musica dal vivo. Gianandrea Noseda, alla direzione della Philharmonia Zürich, è a suo agio come sempre i grandi sanno spontaneamente fare. Il bel gesto ampio e la partecipazione quasi carnale all’esecuzione lo caratterizzano ed anche in questa direzione coinvolta e passionale,  ariosa e simbiotica con orchestra e pianoforte solista, è un piacere poter assistere ad un amalgama così prezioso. Dopo aver letteralmente ipnotizzato la sala con il programma in cartellone, per il bis, a totale sorpresa lancia l’ouverture di Traviata e le celebri note di ‘Amami Alfredo’ invadono la sala che si commuove, come si è commosso alla direzione anche il sensibile Gianadrea NosedaLa Musica vince sempre.




Wednesday, September 26, 2018

Valzer - MITO Settembre Musica 2018


Renzo Bellardone

La danza e le vaporose atmosfere viennesi che si creano al volteggiare dei ballerini sospendono per un attimo la realtà ed amplificano il sogno dai colori soffusi ed avvolgenti. La giornata torinese si avvolge  dei profumi di quella Vienna mitelleuropea che tra la fine del 700 e l’inizio dell’800 decretò che l’eterna danza dei due ballerini corpo a corpo avrebbe lasciato la primordiale immagine contadina per innalzarsi a ranghi imperiali.

VALZER - MITO SETTEMBRE MUSICA 2018 – Teatro Regio 16 settembre Johann Strauss figlio Il pipistrello, ouverture Storielle del bosco viennese Maurice Ravel Valses nobles et sentimentales Richard Strauss Suite da Il cavaliere della rosa Maurice Ravel. La Valse, poème chorégraphiqueFilarmonica Teatro Regio Torino Gianandrea Noseda, direttore  In collaborazione con  Filarmonica Teatro Regio Torino

Il programma è gioioso, ma anche estremamente colto. L’ariosa ouverture da ‘Die Fledermaus’ trova una luminosa  dimensione sinfonica grazie alla  bacchetta di Gianadrea Noseda che performa il celebre brano con i chiari e scuri descrittivi degli impeti e della poesia. Oltre alle immagini del corteggiamento favolistico che il valzer ha negli anni suscitato,  Noseda espone una lettura preziosa erigendola a nobilitata dignità. La Filarmonica del Teatro Regio di Torino, che negli anni ha molto lavorato con Noseda, risponde e partecipa con l’abitudine al lavoro condiviso. Sempre di Johann Strauss figlio segue Geschichten aus dem WienerWald e l’intervento di Georg Glasl alla cetra orna la narrazione di quelle storielle del bosco viennese di sonorità dolcissime e di suoni d’altri tempi che carezzevoli, inteneriscono e rievocano figure pittoriche. La ricerca della bellezza e l’estetica contemplazione di essa caratterizzano l’omaggio di Maurice Ravel al Valzer che scrive ‘Valses nobles et sentimentales’ proposto  con una cifra strutturale più complessa, dove la bellezza del valzer affiora con una metrica più contemporanea. Reduce dalla visione ed ascolto di ‘Un film per il Cavaliere della Rosa’ con proiezione del film muto ed orchestra da vivo diretta da Strobel al Convention Centre stresiano, ritrovo con gusto la Suite da Der Rosenkavalier.  L’orchestra tra ariosità e tintinnii, distilla i pianissimi, i soffusi colori pastello e le festosità del celebre valzer; percettibile è l’ansia di esprimersi in un idioma che vuol raggiungere cime vertiginose e che vengono conquistate. Il concerto si conclude con La Valse che  Ravel compose per una coreografia che mai si realizzò, consacrando questo ossequio al valzer ad elegante brano da concerto.


Thursday, October 20, 2016

La Boheme - Teatro Regio di Torino

Foto: Ramella&Giannese

Renzo Bellardone

In occasione del 120° anniversario della prima esecuzione assoluta di ‘La bohème’ di Giacomo Puccini - Torino, Teatro Regio, 1 febbraio 1896 Resta celebre la frase di Massimo d'Azeglio  "abbiamo fatto l'Italia, ora si tratta di fare gli italiani", quando  il 27 gennaio 1861 si svolse il primo turno per le elezioni dei deputati del primo Parlamento nazionale che fu inaugurato il 18 febbraio dello stesso anno presso Palazzo Carignano, residenza reale dei Savoia a Torino. Il primo Parlamento italiano, fu composto, tra gli altri, dagli eroi dell'Unità d'Italia come Giuseppe Garibaldi, Giuseppe Mazzini, Alessandro Manzoni e Giuseppe Verdi. Torino, prima capitale d’Italia resta anche la sede della Prima Assoluta di Bohème che la responsabile e visionaria direzione del Teatro Regio ripropone in apertura della stagione 2016/17 in onore dei 120 anni dalla sua prima esecuzione pubblica. Parigi  o forse  un qualsiasi posto all’interno di una grande città europea è l’ambientazione scenica  strutturalmente  innovativa e volumetricamente colossale: a vederla dal palco e guardare verso l’alto è impressionante il groviglio di tubi e scale per tre piani di abitazione metallica. Alfons Flores ha realizzato una scenografia di forte impatto che lascia tutto il sapore e l’aura di Bohème  collocando la vicenda  in una sorta di  gabbia con ampie aperture come è la vita: la gabbia che l’individuo si costruisce intorno, ma che con visione  lascia ricca di aperture verso il mondo in cui entrare e da cui uscire. La regia di Alex Ollè è assolutamente rispettosa della trama e nulla toglie all’emozione che le arie pucciniane inoserabilmente fanno trabordare. I costumi di Lluc Castess sono poveri come spesso la contemporaneità ci propone, ma pertinenti; le luci di Urs Schönebaum, senza ricercare effetti speciali (inutili in una realizzazione del genere) sono puntuali e di assoluta efficacia il finale dove domina il grigio metallico con l’unica nota di colore  rosso della coperta di Mimì appena spirata. 
Veniamo ora alla parte musicale. La consueta vigoria direzionale di Gianadrea Noseda è stata indirizzata alla ricerca della forte emozione e forse di una sorta di intima spettacolarizzazione della stessa, ovvero l’esaltazione dei sentimenti vissuti dai personaggi. L’apparente disconnessione tra l’impeto  e la poesia dei dolci sentimenti viene smentita da un coinvolgente Noseda che con cura ricercata va a trovare stille di  profumi musicali che sottolineano con impalpabile evanescenza i sospiri di Mimì……” si mi chiamano Mimì…il perché non so !” ed il trittico  Noseda, orchestra e cast  è sicuramente vincente. Erika Grimaldi che dopo aver timidamente fatto i primi passi canori proprio al Regio e proprio con Noseda, ora calca i più prestigiosi palcoscenici del mondo, e qui è la dolce protagonista che acuisce l’innata dolcezza grazie all’attesa dell’imminente maternità. La Grimaldi ha un bel colore e buon volume che porta la sua voce a scintillare sia negli acuti che nei toni più sommessamente espressivi. Circa il tenore  Iván Ayón Rivas  che dire? Un ragazzo poco più che ventenne che alla sua prima uscita in palcoscenico riesce a catturare il pubblico è assolutamente meritevole di apprezzamenti ed applausi. La gioventù si percepisce, ma il livello già raggiunto è encomiabile! Bravo Rivas ed ancora una volta bravo a Noseda che crede nei giovani ed offre loro la possibilità di cimentarsi con il palco, con i ruoli ed in fine con se stessi, per studiare e crescere. Francesca Sassu accorata e cristallina Musetta è piaciuta sinceramente ed anche Simone Del Savio nel ruolo del pittore Marcello ha dato prova di maturità. Gabriele Sagona in Colline con la sua “vecchia zimarra” è stato apprezzato per intonazione e bel timbro.  Shaunard il musicista ha incontrato in Benjamin Cho un simpatico e divertente interprete con buon  garbo nell’emissione. Bravi anche gli altri interpreti ed uno per tutti  farei un accenno a Matteo Peirone (alla sua 120 recita in Boheme) nel doppio ruolo dell’inquietante Benoit che porta le bollette dell’affitto da pagare e poi in quello di Alcindoro simpaticamente buffo al Caffè Momus (forse sulla rive gauche? forse sulla rive droite?....non importa!) simpaticamente servito da cameriere tentatrici in abito bianco e parrucca azzurra. Tutta l’opera è pervasa dal leit motiv che affiora qua e là con malcelata indifferenza a creare e mantenere l’attesa dell’emozione che inevitabilmente pervade. La Musica vince sempre!

Tuesday, April 19, 2016

La Donna Serpente – Teatro Regio Torino, Italia

Foto: Ramella&Giannese - Teatro Regio di Torino

Renzo Bellardone

Senza l’illusione di un momento, senza la voglia di vivere una fiaba, la vita sarebbe poca cosa! Si dice che gli animi più serenamente obiettivi  appartengano a chi sa conservare nel tempo un po’ di quella fanciullezza passata. Il saper vedere la vita con gli occhi di bimbo che si spalancano di fronte alle luci inconsuete, ai colori ed ai suoni, forse rende la vita più gioiosa e serena.

La prima esecuzione in Torino de ‘La donna serpente’, si configura in un  evento eccezionale, intorno al quale il Teatro Regio e la città di Torino hanno addirittura costruito un ‘progetto’ festival sulla figura del compositore Alfredo Casella; per questo motivo ritengo che non sia possibile  recensire succintamente l’opera ‘La donna serpente’ limitandosi ad annotare le impressioni visive e di ascolto, ma che si rendano necessarie almeno alcune considerazioni e citazioni

Sfogliando il libro di sala e dopo aver seguito alcune interviste proposte anche in occasione della diretta su Rai 5 alla ‘prima’ del 14 aprile, rilasciate dal sovrintendente del Regio Valter Vergnano e dal direttore musicale Gianadrea Noseda, si annota: “ Casella rappresenta una importante figura del xx secolo; Faurè fu suo maestro, mentre tra le amicizie vantava i nomi di Debussy, Ravel e Stravinskij”. Noseda a proposito della composizione musicale riferisce “ad esempio il ‘Lamento’ di Miranda (Vaghe stelle dell’Orsa) ha un fascino antico che non è quello dell’aria classica di sapore ottocentesco, ma piuttosto del madrigale, ………il ‘quintetto delle maschere’ che è tutto basato su un esercizio linguistico di chiaro gusto rossiniano, ma conduce a sviluppi formali che pur restando comici , suonano completamente diversi…”

Lucilla Castellari nel suo libro ‘Dal carnevale veneziano al romanticismo musicale tedesco’ edito da Campanotto editore, scrive: “con ‘La donna serpente’ Carlo Gozzi imprime una svolta alla sua produzione fiabesca (quinta delle fiabe teatrali): torna alla fiaba di magia, esasperandone la spettacolarità e la complessità d’intreccio, pur conservando la formula passionale e per certi aspetti patetica, sperimentata nella Turandot; si tratta di quella che Edoardo Sanguinetti definisce ‘la geniale invenzione di un genere:la fiaba scenica’” 

La storia è abbastanza complicata e di non facile intuizione per il gran numero di personaggi e per le situazioni intricate ed alcune visualizzazioni riportano ai pargoletti della Morma oppure alla cerva bianca in Rusalka: ma la proposta del Regio, tanto per rimanere in sintonia, è realmente fiabesca, un sogno irreale in un mondo di colori, suoni, luci ed ombre!

La Musica appare subito godibilissima, senza i bruschi accenti di alcuni compositori contemporanei ed al tempo stesso sfrondata dai manierismi di certe arie antecedenti. Gianadrea Noseda dirige con piglio sicuro e profonda concentrazione: si tratta di una partitura complessa che questi  affronta con la passione critica già impiegata nelle precedenti ricerche ed incisioni di opere del torinese Casella, del quale Noseda è profondo conoscitore ed instancabile divulgatore. L’intesa con l’orchestra è sempre forte, ma in questa occasione si colgono anche  la passione ed il desiderio del nuovo che accomunano! Quello che giunge all’ascolto è una musica che cattura, che coinvolge ed attrae.

La messa in scena è favolosa. L’essenzialità lascia spazio alla fantasia e la spettacolarità è affidata alla Fattoria Vittadini per rocambolesche coreografie di Riccardo Olivier,  che con forte descrittività narrano e collegano le scene. I costumi del geniale Gianluca Falaschi sono dei reali capolavori fatti di semplicità, di folgoranti colori in caleidoscopici ed acquerellati arcobaleni ed elementi di forte scenicità. Le accattivanti e suggestive luci disegnate da Giuseppe Calabrò e le geometriche ma armoniose scenografie di Dario Gessati immergono in un fantastico spazio atemporale che portano nel buio della notte, nell’attimo in cui il sole si oscura ed in una sorta di moltiplicazione del disco solare con proiezioni sul palco. La regia di Arturo Cirillo è rispettosa della commedia dell’arte che viene catapultata nella contemporaneità futurista: molto gradevole e ricercata per raffinatezza ed eleganza. Il superbo coro preparato da Claudio Fenoglio ed un cast stellare portano a compimento il meritato successo!

Piero Pretti, tenore dal timbro morbido ha interpretato il re Altidor con i giusti accenni patetici e di passione amorosa con emissione chiara ed addirittura struggente nell’Addio, addio..’; Carmela Remigio insignita proprio in questi giorni  del prestigioso premio Abbiati 2015, ha interpretato la Fata Miranda  con  liricità scintillante e purezza di fraseggio ricercato allo stremo ed esaltato nel sopracitato ‘Vaghe stelle dell’orsa’ senza il supporto orchestrale. Armilla ha incontrato in Erika Grimaldi una straordinaria interprete che nel ruolo di  superba combattente ha dimostrato brillantezza ed incisività; pregevoli i duetti con Anna Maria Chiuri il mezzosoprano che ha dato voce a Canzade sfogliando i bei colori ambrati e possenti che il suo mezzo permette. Francesca Sassu –Farzana- ha fresca voce particolarmente apprezzata nei toni alti. Francesco Marsiglia –Alditruf- è agile tenore e scenicamente sciolto; Marco Filippo Romano  sfodera  bei colori con  timbro possente interpretando un Albrigor saltellante e divertente. Roberto De Candia  -Pantul- rende in modo delineato il personaggio che disegna con attenzione e precisione gestuale e vocale. Tartagil viene interpretato dal tenore  Fabrizio Paesano con voce limpida e sicura. Lo scurissimo colore dai contorni morbidi di Fabrizio Beggi ha conferito autorevolezza e potenza al ministro Togrul.

Sicuramente interessanti Demogorgon-Sebastian Catana, Smeraldina-Kate Fruchtherman, Badur-Donato di Gioia, Geonca-Emilio Marcucci, secondo messo-Alejandro Escobar, prima fatina Eugenia Braynova, seconda fatina-Roberta Garelli e una voce-Giuseppe Capoferri.

Sunday, June 14, 2015

Faust di Gounod - Teatro Regio di Torino

Foto: Ramella&Giannese - Fondazione Teatro Regio di Torino

Renzo Bellardone

La solenne ouverture dai colori organistici, così come al finale, tratteggia immediatamente la tragedia, il visionario susseguirsi degli avvenimenti. La bacchetta di Gianadrea Noseda, con la consueta rispettosa umiltà con cui affronta tutte le partiture,  carpisce ed affascina per temperamento, delicata sensibilità ed irruente passione; non ha avuto cali ed ha reso trasparente ed intellegibile anche le parti musicali meno vivaci;  un vero gigante della direzione orchestrale dei nostri tempi, che catapultando l’ascoltatore nell’infinito mondo delle emozioni riesce a far vivere ed amare la musica incondizionatamente. In locandina si legge “Regia, scene, costumi, coreografia e luci di Stefano Poda” e pur conoscendo ed apprezzando il complesso e minuzioso lavoro svolto dall’eclettico Poda, ogni volta ci si chiede: come ci riesce? E questa volta ci si è posto lo stesso quesito, ma non prima, ma dopo aver visto il folgorante e mirabolante spettacolo che ha nesso in scena. Con l’assistenza di Paolo Cei Giani ha creato una ruota gigantesca a simboleggiare il cerchio della vita e questo è rimasto l’unico e costante elemento della scena. Lo stupore deriva dall’incredibile efficacia che una scena pressoché fissa,  mutevole solo nei movimenti del cerchio con simbolici inserimenti quali due tronchi bianchi e contorti che tendono i rami l’un l’altro (come gli umani tendono le braccia alla ricerca di conforto),  riesca a proiettare sul pubblico attonito ed affascinato. Le luci sono l’elemento chiave che il gigante della messa in scena sa dosare minuziosamente, come i movimenti scenici, ‘sulla nota’: nulla avviene per caso o scompostamente, ma con raffinata eleganza in simbiosi con il  fluttuare delle note. I colori, dal grigio dominante passano al ramato ed all’ottone, fino ad esplodere nel rosso dei costumi o nel colore delle nudità. Il coro ed i figuranti sono in continua azione con movimenti coreografici  intrisi di Butoh che in una sorta di danza tenebrosa  alternano  movimenti lenti con frenetiche convulsioni a sinuosità evocative.  Faust è il raffinato tenore Charles Castronovo, che con buona tenuta della scena è stato particolarmente apprezzato nel duetto con Margherita e nel terzetto anche con Mefistofele, anche grazie al gradevole timbro. Ildar Abdrazakov offre una eccellente interpretazione di Mefistofele con i suoi colori bruniti e  poeticamente arrotondati e con il tono autorevole e grottescamente  ingannatore che il ruolo richiede. Margherita  trova nel soprano Irina Lungu, la dolcezza vocale e l’espressione dolce e sofferta della vittima predestinata. Facile negli acuti e con costante limpidezza sa emozionare e rendere partecipi.  Vasilij Ladjuk, impersona Valentin,fratello di Margherita e soldato con impeto ed autorevolezza, con colore caldo ed appasionato. Ketevan Kemoklidze è l’apprezzata mezzosoprano che da voce a Siebel; Samantha Korbey interpreta efficacemente il  ruolo di Marthe, mentre  Paolo Maria Orecchia è un applaudito Wagner. Il coro diretto da Caudio Fenoglio è ogni volta più apprezzato oltre che localmente, anche scenicamente ed in questa produzione di movimenti scenici ce ne sono e parecchi; le voci sono sempre così bene amalgamate da incantarsi all’ascolto. Produzione di assoluto rilievo che va ad incastonarsi tra le migliori del Teatro Regio stesso ancorchè tra le migliori in assoluto viste nel panorama del teatro d’opera contemporaneo. E per tornare a parlare di geni certamente un incondizionato applauso va a Gounot che ha saputo alternare marce, valzer, tristezza e risolutezza in un caleidoscopico amalgama di emozionanti colori. La musica vince sempre.

Saturday, November 1, 2014

Otello - Teatro Regio di Torino

Foto: Ramella&Giannese - Teatro Regio di Torino

Renzo Bellardone

I toni sfumati di grigio azzurro dei costumi -Elena Cicorella-, che si stagliano contro una scenografia sobria – Saverio Santoliquido-, evocativa ed efficace (in sostanza tre pannelli che ruotando sul palco creano i vari ambienti), con i bei tagli di luce –Rainer Casper-, sono l’equilibrato sfondo alla sublime musica verdiana ottimamente eseguita al Regio di Torino. Interpreti d’eccezione guidati da Gianadrea Noseda che ad ogni direzione risulta sempre più stupefacente, sempre più ispirato, sempre più in simbiosi con la sua orchestra che gli risponde battuta dopo battuta con virtuosismi e raffinate ricercatezze. Caratterizzata da dolcezza e passione, questa è assolutamente una delle più belle esecuzioni del’Otello verdiano: vibranti emozioni, profondità soffuse, impeto coinvolto. Otello è qui Gregory Kunde, che continua a sorprendere per la bella linea di canto: bei colori e sempre molto emozionante, offre il suo canto con morbide e gradevoli rotondità, appunto come una “offerta”. Erika Grimaldi interpreta Desdemona, ruolo non certamente facile per un giovane soprano, ma lei lo ha affrontato con sicurezza, grazie alla sua voce dagli argentei scintillii ed una marcata  carica interpretativa. Ambrogio Maestri è il perfido Jago e la “consumata esperienza” ha fatto si che il baritono abbia scavato nelle pieghe più profonde ed insinuanti del personaggio e della sua voce. La produzione si è veramente avvalsa di un cast d’eccellenza quindi cenni di merito vanno rivolti al tenore Salvatore Cordella nei panni di un credibilissimo Cassio, a Luca Casalin nel ruolo di Roderigo, Seung Pil Choi, Emilio Marcucci e Riccardo Mattiotto. Un particolare apprezzamento a Samantha Korbey che ha tratteggiato sia vocalmente e che attorialmente il personaggio di Emilia. Molto movimento sul palco grazie ad una studiata regia di Walter Sutcliffe, ma a farla da padrone è stata ovviamente la musica eseguita a livelli così alti da pensare difficilmente riscontrabili altrove. La musica vince sempre.


Friday, September 12, 2014

STRESA FESTIVAL 2014 – 1000

Foto: Stresa Festival

Renzo Bellardone

Stresa Festival. Palazzo dei Congressi 22 agosto. 1000!. Luca Salsi – baritono, Angela Meade – soprano, John Osborn – tenore. Coro del Teatro Regio di Torino. Claudio Fenoglio – maestro del coro. Orchestra del Teatro Regio di Torino. Gianandrea Noseda – direttore
Ottorino Respighi (1879 – 1936). Rossiniana – suite per orchestra da Les Rien di G. Rossini P148. Gioacchino Rossini (1792) – 1868). Selezione da Guglielmo Tell

Lo Stresa Festival alla sua 53ma edizione ha contestualmente raggiunto un altro traguardo prestigioso: il concerto numero 1000 che è stato diretto dal suo prestigioso direttore artistico, Gianadrea NosedaLa comunione d’intenti tra direzione ed orchestra ha fatto si che si sia concretizzato un concerto di altissimo livello per purezza e sentimento. I vari ruoli coinvolti hanno dato al meglio delle loro possibilità e considerate le peculiari valenze, si può dire “elevate possibilità” Con Ottorini Respighi si son sentiti i profumi della natura e dei suoi elementi, evocati da  rulli di tamburi  in lontananza e da   eterei suoni d’arpa. Viole e violoncelli che lasciano i più prorompenti impeti per dar voce alla dolcezza; Gianandrea Noseda  ha diretto questa musica scenografica e descrittiva con grande ispirazione ed ha esaltato i ritmi di danza e di introspezione assoluta. Il secondo tempo del concerto è stato dedicato a Gioacchino Rossini ed al suo capolavoro, “Guglielmo Tell”. Noseda ha veramente “scavato nella partitura” asciugandola e rendendola sinfonicamente vitale. La sinfonia è di per sé un capolavoro, così come il finale per coro ed orchestra e l’accurata ricerca musicale ha fatto si che si sia ascoltata una delle migliori versioni possibili. Le voci di prim’ordine hanno contribuito al clamoroso successo; il coro sotto la direzione del maestro Claudio Fenoglio raggiunge sempre nuove vette di purezze ed intonazione; Il baritono Luca Salsi ha cantato con voce forte, possente e ben timbrata. Angela Meade ha avuto buona tenuta nei vari registri ed ha spaziato agilmente con le variazioni cromatiche, risultando facile negli acuti. Il tenore John Osborn ha riconfermato l’indubbio bel timbro caldo;  con voce piena ed avvolgente è risultato molto limpido e tranquillo nell’emissione, chiaro nel fraseggio  e pregevole negli affascinanti acuti. La Musica vince sempre