martes, 28 de abril de 2020

Teatro Regio di Torino - Il Giorno mondiale della Terra


Renzo Bellardone

Il Teatro Regio di Torino è veramente effervescente e pur con le restrizioni imposte dal responsabile Lockdown, ha ideato diverse iniziative volte a mantenere vivo il rapporto con il pubblico e l’interesse che lo stesso nutre per l’Opera in teatro. Ecco che nel  75° Anniversario della Liberazione d'Italia, avvenuta il 25 aprile 1945, il Teatro Regio Torino dedica al ricordo delle donne e degli uomini che lottarono per la libertà l'Inno delle nazioni (1862) di Giuseppe Verdi. Eseguita nel 2010 dall'Orchestra e Coro del Teatro Regio diretti da Gianandrea Noseda con il tenore Francesco Meli in veste di solista, la pagina verdiana è un omaggio all'Italia risorgimentale che nella rilettura di Arturo Toscanini del 1943 si caricò di nuove ispirazioni, diventando messaggio di rinascita per il Paese in lotta contro il nazifascismo.

Per  la Giornata mondiale della Terra viene invece proposta La Pastorale di Beethoven nell'esecuzione dell'Orchestra del Regio diretta da Giandrea Noseda. Altre iniziative prestigiosa è stata #operaonthesofa ovvero vedere o rivedere delle belle produzioni comodamente seduti sul sofà di casa; a questo riguardo ricordiamo che con Orchestra e Coro del Teatro Regio di Torino, sono state trasmesse Manon Lescaut, Musica di Giacomo Puccini, con interpreti principali María José Siri, Gregory Kunde, Dalibor Jenis, Carlo Lepore, Direttore d'orchestra Gianandrea Noseda, Regia Vittorio Borrelli; Faust Musica di Charles Gounod, Interpreti principali Charles Castronovo, Ildar Abdrazakov, Irina Lungu, Direttore d'orchestra Gianandrea Noseda, Regia, scene e costumi Stefano Poda; Il barbiere di Siviglia, Musica di Gioachino Rossini, Interpreti principali Antonino Siragusa, Marco Filippo Romano, Chiara Amarù, Roberto de Candia, Nicola Ulivieri, Direttore d'orchestra Giampaolo Bisanti, Regia Vittorio Borrelli; La Sonnambula, Musica di Vincenzo Bellini, Interpreti principali Ekaterina Sadovnikova, Antonino Siragusa, Nicola Ulivieri, Direttore d'orchestra Renato Balsadonna, Regia Mauro Avogadro; Agnese, Musica di Ferdinando Paer, Interpreti principali María Rey-Joly, Markus Werba, Edgardo Rocha, Filippo Morace, Direttore d'orchestra Diego Fasolis, Regia Leo Muscato; L'italiana in Algeri, Musica di Gioachino Rossini, Interpreti principali Martina Belli, Xabier Anduaga, Carlo Lepore, Paolo Bordogna, Sara Blanch, Direttore d'orchestra Alessandro De Marchi, Regia Vittorio Borrelli; Violanta, Musica di Erich Wolfgang Korngold, Interpreti principali Annemarie Kremer, Michael Kupfer-Radecky, Norman Reinhardt, Peter Sonn, Soula Parassidis, Anna Maria Chiuri, Direttore d'orchestra Pinchas Stainberg, Regia Pier Luigi Pizzi; Il matrimonio segreto, Musica di Domenico Cimarosa, interpreti principali Carolina Lippo, Marco Filippo Romano, Alasdair Kent, Markus Werba, Monica Bacelli, Eleonora Bellocci, Direttore d'orchestra Nikolas Nägele, Regia Pier Luigi Pizzi; Nabucco, Musica di Giuseppe Verdi, Interpreti principali Giovanni Meoni, Csilla Boross, Ştefan Pop, Riccardo Zanellato, Enkelejda Shkosa, Direttore d'orchestra Donato Renzetti, Regia Andrea Cigni. IL Teatro Regio però non si è fermato qui ed infatti leggendo sul sito del teatro www.teatroregio.torino.it  si possono trovare tutte le info  ha lanciato : 

#LOperaTiSomiglia si ispira alla campagna di comunicazione del Ministero per i beni e le attività culturali e per il turismo “L’arte ti somiglia” nell’ambito di #ArtYouReady, in rete con i musei italiani, che rende accessibile e fruibile il patrimonio artistico italiano. Partecipare a #LOperaTiSomiglia è molto facile e divertente perché si tratta molto semplicemente di un gioco. Scegli la tua opera preferita o il tuo personaggio d’opera preferito Cerca cose che hai in casa per vestirti e dare vita al titolo o al personaggio che hai scelto Ricrea l’opera, il personaggio e scatta una foto Condividila con #LOperaTiSomiglia e #teatroregiotorino, e tagga il Regio su Facebook, Instagram e Twitter Noi ricondivideremo la tua Opera! Nella gallery sui social abbiamo pubblicato immagini di alcuni dei titoli più noti, per darvi qualche spunto.  Il gioco ora è nelle vostre mani. La Musica vince sempre

Renzo Bellardone
27 aprile 2020



lunes, 27 de abril de 2020

Teatro Coccia di Novara - ALIENATI, Opera Smart Working


Renzo Bellardone

Il teatro Coccia di Novara, unico teatro di tradizione del Piemonte, è sicuramente un teatro vivo e ricco di idee innovative e questa affermazione trova conferma anche nell’iniziativa di cui riporta il sottostante comunicato stampa, che per motivi personali non sono riuscito a pubblicare prima, ma che merita ampia considerazione.


Teatro Coccia, Novara
ALIENATI, Opera Smart Working
prossimamente su www.fondazioneteatrococcia.it


Una nuova produzione realizzata restando a casa 
e che si avvale dell’interazione con il pubblico


Novara, 20 aprile 2020. La modalità dello smart working applicata al teatro e alla lirica in particolare. Così nasce Alienati la prima Opera Smart Working ideata e prodotta da Fondazione Teatro Coccia.

In questo periodo di sospensione forzata dell’attività teatrale, la direzione del teatro novarese ha riunito una task force di compositori, autori, registi, cantanti per dare vita a un lavoro inedito che trae spunto dall’isolamento casalingo per generare connessioni.


Alienati è la storia di un gruppo di personaggi cui è richiesto, a causa di un’invasione - naturalmente aliena – di restare a casa, ma questo avvertimento genera inevitabilmente reazioni inaspettate da parte di tutti. Snodo di quasi tutti i racconti è uno psicologo che tiene le redini della vita di una nutrizionista, salutista vegana praticante yoga con lampade ayurvediche al sale accese h 24 perennemente stressata e tradita, a sua insaputa, dal marito; un ladro gentiluomo svaligiatore d’appartamento professionista, adesso n crisi per mancanza di lavoro e in cerca di evasione (in tutti i sensi); una bellissima donna single costantemente alla ricerca dell'anima gemella da coinvolgere in aperitivi prolungati (tentata dal fascino pericoloso del Ladro). Questi condividono intrecci di vite con una mamma insoddisfatta single e con l'hobby di distruggere le famiglie degli altri portando via i mariti, ma il tutto tenendo iperprotetta la sua angelica e pura figlioletta; un musicista, cantante, maestro di tutto ciò che ci può essere di musicale, seguito (poco) in rete da una enorme schiera di allievi, al 90% cinesi che non parlano l'italiano, ridotto a organizzare flashmob canori condominiali; uno chef, sedicente esperto di gastronomia, ma che in realtà si nutre di scatolame e junk food, non sapendo cucinare nulla; un avvocato di nome Garbugli, marito della nutrizionista e amante della rovina famiglie.

Particolarità dell’opera sta nella sua realizzazione artistica e creativa: i cinque compositori, Federico Biscione, Alberto Cara, Cristian Carrara, Federico Gon e Marco Taralli, hanno composto le arie per i protagonisti dell’opera condividendo a distanza suggestioni e mondi musicali. Il soggetto è stato affidato alla penna di Stefano Valanzuolo, Vincenzo De Vivo lo ha reso un libretto dal sapore divertente e a tratti irriverente. La magia di mettere insieme tutti questi elementi è nelle mani del regista Roberto Recchia, con il supporto di Federico Pelle, tecnico del suono che raccoglierà tutti i contributi audio li mixerà per dare profondità e chiarezza di suoni a un’orchestra virtuale. L’aspetto scenico e l’abbigliamento dei protagonisti saranno studiati da Giuseppe Palella.  Ma la novità di Alienati non è solo questa. Al pubblico che assisterà all’opera tramite il sito del Teatro Coccia www.fondazioneteatrococcia.it verrà data l’opportunità di scegliere il “destino” dei personaggi trovandosi di fronte a veri e propri bivi. La fruizione da casa rende gli spettatori anche protagonisti del racconto potendone decidere gli sviluppi.

Il cast di interpreti di questi personaggi alienati è formato da voci di altissima caratura e fama internazione: nel ruolo dello psicologo il baritono Alfonso Antoniozzi, la nutrizionista è il mezzosoprano Daniela Barcellona, il ladro gentiluomo è il basso baritono Nicola Ulivieri, la bella signora single è il soprano Barbara Frittoli, la mamma insoddisfatta è il soprano Davinia Rodriguez, sulla scena con la figlia Sofia Frizza, il musicista è il tenore Luciano Ganci, in scena con il soprano Giorgia Serracchiani, lo chef il baritono Roberto De Candia.

“Il Teatro Coccia non si ferma – dichiara il direttore Corinne Baroni – l’ho detto spesso in queste settimane e continuerò a dirlo, perché ci credo davvero. Dal primo momento di chiusura abbiamo continuato a tenere viva la luce dell’arte e a fare compagnia al pubblico a casa, da casa. Ma volevo fare qualche cosa in più, volevo che anche gli artisti sentissero la vicinanza del nostro teatro, che capissero che c’è ancora modo per scrivere, suonare, cantare, creare… So che questo modo non potrà mai sostituire l‘unicità dello spettacolo vissuto dal vivo, ma darà un vero esempio di come l’arte non si ferma mai, e non solo: darà anche un senso di solidarietà e comunità al territorio novarese”. 

Infatti Alienati sarà in onda sul sito del Teatro Coccia e la fruizione per il pubblico sarà gratuita, ma a tutti coloro che seguiranno la prima dell’opera verrà data l’opportunità di effettuare una donazione sul Fondo AiutiAmo Novara, fondo erogativo costituito presso la Fondazione Comunità Novarese onlus dal Comune di Novara in collaborazione con la Fondazione stessa e nato per sostenere, in una prima fase, chi ha bisogno di generi alimentari e di beni di prima necessità; in una seconda fase anche per sostenere esigenze contingenti importanti, di natura diversa. Attualmente, il Fondo ha già raccolto oltre 110.000 euro.

Chiunque può dare il proprio contributo donando sull’IBAN IT31W0306909606100000000300 o sul Conto Paypal all’indirizzo mail donare@fondazionenovarese.it sempre specificando la causale: Fondo Aiutiamo Novara. L’opera è stata anticipata da video “di preparazione” sui canali social del teatro e da un inusuale “Operitivo” realizzato ancora con Maurizio Sironi, bar tender di Cannavacciuolo Café & Bistrot. Per ulteriori informazioni si rimanda al sito www.fondazioneteatrococcia.it e ai canali Facebook, Instagram, Twitter e Youtube del teatro. La Musica vince sempre ! Comunicato riportato da Renzo Bellardone
27 aprile 2020

viernes, 10 de abril de 2020

Tosca di Puccini - Teatro Carlo Felice di Genova -musicalmenteinsieme.


Renzo Bellardone

In questo periodo di Lockdown, i teatri stanno facendo salti mortali e si stanno inventando di tutto, pur di mantenere vivo il rapporto con il proprio pubblico; in particolare i teatri d’opera hanno ideato piattaforme digitali, streaming e mille altre iniziative finalizzate a tenere vivo anche il teatro e l’opera!
Dal Teatro Carlo Felice di Genova, ad esempio mi giunge questo comunicato, riferito alla loro iniziativa  musicalmenteinsieme.

COMUNICATO STAMPA
La Tosca di Puccini, andata in scena al Teatro Carlo Felice nel dicembre 2014 con l’applauditissima regia “cinematografica” di Davide Livermore. Martedì 28 aprile, alle ore 20:00, sui canali social del Teatro Carlo Felice


Tosca di Puccini, un titolo su cui Davide Livermore lavora da molto prima dello spettacolo che ha inaugurato la Scala lo scorso 7 dicembre. Più di cinque anni fa, infatti, il 20 dicembre 2014, andò in scena al Teatro Carlo Felice una Tosca di cui Livermore firmava regia, scene e luci. Uno spettacolo molto diverso da quello recente milanese, ma apparentato almeno in un aspetto: il taglio cinematografico. Non c’è da stupirsi, dato cheTosca, per Livemore,è“una proto-sceneggiatura cinematografica, dove armonia e poesia creano un flusso narrativo degno di un classico thriller hollywoodiano.” La Tosca genovese di Livermore, a suo tempo molto applaudita e lodata dalla critica, si potrà rivedere martedì 28 aprile, alle ore 20:00, sui canali social del Teatro Carlo Felice, nel consueto appuntamento settimanale del ciclo #musicalmenteinsieme, l’iniziativa in streaming con cui la Fondazione lirico-sinfonica genovese tiene vivo il rapporto con il proprio pubblico fin dall’inizio dell’emergenza coronavirus. Una scenografia che modifica lo spazio creando angolazioni, campi, controcampi e piani sequenza. Allusioni cinematografiche presenti un po’ ovunque: la Roma di Magni e Fellini, la suspense di Nodo alla gola di Hitchcock, l’angelo de Il cielo sopra Berlino di Wenders. I costumi di Gianluca Falaschi che rendono visibile sul corpo stesso dei protagonisti lo scontro ideologico tra lo Stato Pontificio e la modernità illuminista. Queste le caratteristiche principali di una Tosca da rivedere o da vedere per la prima volta per chi l’avesse persa nel 2014. E da ascoltare, grazie a un cast di prim’ordine. Sul podio, il Maestro Stefano Ranzani dirigeva l’Orchestra, il Coro (preparato dal Maestro Pablo Assante)e il Coro di Voci Bianche (preparato dal Maestro Gino Tanasini) del Teatro Carlo Felice. Protagonisti: Maria Guleghina (Floria Tosca), Roberto Aronica (Mario Cavaradossi), Carlos Álvarez (Il barone Scarpia), Giovanni Battista Parodi (Cesare Angelotti), Armando Gabba (Il Sagrestano), Enrico Salsi (Spoletta), Davide Mura (Sciarrone), Cristian Saitta (Un carceriere), Filippo Bogdanovic (Un pastorello). Nelle Note di Regia pubblicate nel programma, Livermore scriveva parole oggi ancora più attuali: “L’Opera è arte, è bellezza, quella che attraverso la grazia espressa in questi giorni dallo straordinario lavoro di oltre 200 anime (tecnici e artisti del Teatro Carlo Felice) scandaglia la vertiginosa profondità della vita, raccontandone i bagliori e gl’inferi.”

Su:


Genova, 27aprile 2020,
L’Ufficio Stampa


Nello Santi y Mirella Freni purismo y humanidad



Foto: © Toni Suter / Opernhaus Zürich

Por José Noé Mercado [Articulo Cortesía Notimex]

[Dos relevantes artistas de la música clásica perdió Italia en febrero pasado justo en el momento en que la nación europea comenzaba a sufrir los estragos del Coronavirus…]

El mundo de la ópera ha perdido recientemente, apenas en febrero pasado, a dos de los mayores y últimos exponentes de la llamada vieja escuela lírica italiana. El jueves 6 murió el director de orquesta Nello Santi, a los 88 años, en su casa de Zúrich, Suiza, a causa de una infección sanguínea. Tres días después, el domingo 9 de febrero, en su natal Módena, fue la soprano Mirella Freni quien falleciera, a los 84 años, como consecuencia de una enfermedad crónico-degenerativa y diversos derrames cerebrales que la agravaron. Aunque ambos intérpretes, octogenarios, estaban en el ocaso de sus vidas, lo que supone plenitud y un cercano final del ciclo de existencia humana, al dolor de sus deudos personales y privados debe sumarse el público significado de sus bajas artísticas, que de ningún modo resultan vacíos menores.

Legado

Y es que tanto Santi como Freni brillaron con sus reconocidos talentos durante la segunda mitad del siglo XX, una de las épocas de mayor esplendor operístico gracias al auge de los registros en audio y video: a la radio, al disco y a la televisión, propiciando vínculos entre el viejo arte operístico que rebasa los cuatro siglos de historia y las nuevas generaciones de públicos e intérpretes. Entre los dos acumulan un legado cercano al centenar de grabaciones en las que no sólo desfilan los elencos mundiales más notables de su momento, sino que se encuentran las interpretaciones referenciales de todos los tiempos para un cúmulo de títulos, estilos y compositores, en especial del catálogo italiano. Y por si esas presencias como intérpretes no fueran suficiente herencia para la cultura operística, también debe mencionarse que conforme sus facultades artísticas personales fueron mermando, sus facetas pedagógicas, docentes, crecieron como guías para nuevos interesados en el quehacer lírico, tal como ellos mismos recibieron ese conocimiento técnico y estilístico de sus maestros, en una conexión intemporal sobre la forma distinguida y acaso esotérica de realizar este arte.

Palabras mayores

Nello Santi nació el 22 de septiembre de 1931 en Adria, región del Véneto, en Italia. Ya a los 20 años había debutado en su país al dirigir Rigoletto, de Giuseppe Verdi, uno de los autores en el que se le consideraría una autoridad. Pero unos años más tarde, en 1958, se trasladaría a Zúrich con el nombramiento de director de aquella casa operística en la que alcanzaría su mayor notoriedad, en una colaboración extendida por seis décadas, en las que también tuvo apariciones en los teatros más relevantes del mundo, entre ellos el Covent Garden de Londres, La Scala de Milán o el Met de Nueva York, recinto en el que dirigió más de 400 funciones. Además de referencia en el repertorio verdiano, Nello Santi lo fue también en el de compositores como Gioachino Rossini, Gaetano Donizetti o Giacomo Puccini. Dirigió a cantantes estelares de la talla de Cesare Siepi, Franco Corelli, Sherril Milnes, Carlo Bergonzi, Plácido Domingo y Juan Diego Flórez; y de Joan Sutherland, Anna Moffo, Montserrat Caballé o Anna Netrebko. Su estilo podría valorarse a partir de su aproximación respetuosa de la partitura hasta llegar a cierto purismo que prescinde de los excesos, los lucimientos o las tradiciones que no vinieran del puño y letra del compositor. En ese sentido, representa un claro vínculo entre Arturo Toscanini y Riccardo Muti. Palabras mayores, sin duda. Otro aspecto para ponderar en la concertación de Santi fue precisamente su gusto y entendimiento del canto lírico, de las capacidades y condiciones particulares de sus elencos, lo que le permitía potenciar una interpretación gracias a su cuidado de las voces, del volumen orquestal y de la imagen sonora del conjunto. Existen numerosos videos donde se aprecia al director cantar, con una simpática voz de bajo-barítono, durante los ensayos, prueba tanto de su conocimiento integral del libreto cuanto de su afición canora. Nello Santi es el decano de los directores de ópera italianos. Punto de conexión entre la antigua escuela de dirección de maestros como Tullio Serafin y Gianandrea Gavazzeni, y la escuela de nuestros días, continuada por figuras como Riccardo Muti. A él se le debe también la revaloración de títulos como L’amore di tre re de Italo Montemezzi, el cual grabó con un Plácido Domingo en plenitud de medios vocales. El legado de Santi permanece en generaciones y generaciones de cantantes al haber tenido una longeva vida artística. Será recordado con ese apelativo de fraternidad, estima y admiración con que era conocido: Papá Santi.

Sello distintivo
Foto:VivaModena.it 
Mirella Freni, por su parte, fue una cantante a la que siempre le importó la palabra, la dicción y el cabal entendimiento de lo que interpretaba; no sólo el sonido de las notas.  Y no le faltaba razón, pues, aunque su emisión siempre gozó de pulcritud técnica y extraordinaria musicalidad, a través de su fraseo sobre los labios proyectaba las intenciones, la psicología y el ánimo de sus personajes: una insignia expresiva de su arte que no todas las sopranos por su tipo de registro agudo pueden presumir. En rigor, es escaso el cantante lírico preocupado por esa transparencia de la palabra, aunque sea un despropósito difícil de creer. El legendario director de orquesta austriaco Herbert von Karajan dijo alguna ocasión que, si él hubiese sido cantante lírico, hubiera querido ser Mirella Freni”: La voz de Freni poseía algo de lo que pocos pueden preciarse, y es un timbre característico, identificable, como sello distintivo. Mirella Freni también fue una cantante como pocas: Poseedora de inteligencia para ir creciendo poco a poco su repertorio, empezó en papeles ligeros y avanzó a otros de mayor peso vocal a lo largo de su carrera. Además, siempre fue creíble su actuación en cada rol que interpretó en escena. Freni nació el 27 de febrero de 1935 en Módena, Italia, misma ciudad y año natal de Luciano Pavarotti, hermano de leche con el que entraría en contacto desde la infancia y al paso del tiempo sería su pareja de escenarios en múltiples funciones de títulos como La Bohème de Giacomo Puccini, que incluso grabaron bajo la batuta de Herbert von Karajan. La soprano debutó en Módena, a los 20 años, con el personaje de Micaëla en la ópera Carmen de Georges Bizet y a partir de esa fecha acumularía un selecto listado de roles pertenecientes a obras de compositores como Wolfgang Amadeus Mozart, Charles Gounod, Gaetano Donizetti, Giuseppe Verdi, Giacomo Puccini, Ruggero Leoncavallo o Pietro Mascagni. Sus interpretaciones de Mimì, Cio-Cio San, Desdémona, y algunas más que pueden rastrearse a lo largo de medio siglo de carrera desarrollada en los principales teatros europeos, además de ciudades norteamericanas de gran tradición lírica como Nueva York, Chicago o San Francisco, son muestra precisa de una soprano genuinamente humana antes que diva, heroína o mártir de telenovela. Cuando dejó los escenarios y abordó la enseñanza, también brilló. Un grupo de nuevos valores de la lírica, sin duda afortunados, pudieron aprender de su metodología técnica, de su disciplina y consejos profesionales, pero sobre todo de un ejemplo cimero de canto. La soprano honró así, a su vez, a su célebre maestro Ettore Campogaliani, quien forjó las bases de su instrumento y el de otras luminarias de la vieja estirpe como Renata Tebaldi, Carlo Bergonzi, Fiorenza Cossotto, Ruggero Raimondi o el propio Luciano Pavarotti.

domingo, 5 de abril de 2020

Immortal Beloved - Beethoven Arias CD - Chen Reiss (soprano)


Renzo Bellardone
5 aprile 2020

In questo tempo di responsabile e doverosa reclusione forzata (siamo nel period dell’emergenza epidemiologica 2020) è naturale trovare il tempo per ascoltare una nuova incisione e quindi, affascinato dalla bella interpretazione,  viene spontaneo scrivere quattro righe.

CHEN REISS,  IMMORTAL BELOVED
Beethoven Arias
Academy of Ancient Music
Richard Eggar
Edizione Cd Onyx

L’ariosa musicalità di Beethoven feconda di tempra vigorosa,  incontra qui la bella interpretazione della Academy of Ancient Music con l’attenta e sensibile direzione di Richard Egarr, che dedica grande considerazione ai dettagli esaltandoli al piacevolissimo ascolto. Chen Reiss, la superba interprete di queste Arie di Beethoven, vanta un ampio repertorio che spazia dall’Ariodante a Rake’s Progress attraversando Der Rosenkavalier e Fidelio, unica opera di Beethoven; appunto di Beethoven sono le arie, corpus del Cd ascoltato. Chen Reiss dona una esecuzione filologica con imprinting interpretativo particolare con belle agilità da cui traspare sempre il cuore e la passione, come nell’impennata finale in Fliesse, Wonnezähre, fliesse! La sua voce riflette freschezza e limpidezza in un arcobaleno immaginario ricco di colori scintillanti. Il fraseggio appare subito chiaro come in No, non turbarti o Per Pietà non dirmi addio , facile all’ascolto in italiano, ma evidentissimo anche in tedesco; l’ascolto diviene partecipativo ed a tratti è ipnotizzante, soprattutto quando l’interpretazione diviene descrittiva e la dolcezza lascia il posto a vertiginosi acuti. Altro elemento che connota singolarmente il canto di Reiss è la forte emotività che si crea Freudvoll und Liedvol. Decisamente gradevole l’ascolto di una voce che lascia il segno. La Musica vince sempre!







miércoles, 1 de abril de 2020

Don Giovanni - Teatro Regional de Maule (Chile)

Foto: Teatro Regional de Maule (Chile)

Joel Poblete

Luego de que a raíz de la compleja situación social y política surgida en Chile en octubre del año pasado se decidiera suspender las fechas originales de sus funciones programadas para noviembre, a mediados de marzo una nueva producción del inmortal Don Giovanni de Mozart en el Teatro Regional del Maule, en la ciudad de Talca, terminó convirtiéndose no sólo en la ópera que inauguraba la temporada lírica 2020 en ese país, sino además fue probablemente la última presentación de un espectáculo como este en mucho tiempo en escenarios chilenos, pues a raíz del avance del COVID-19, dos días después de su segunda y última función comenzaron a prohibirse las convocatorias de público de cualquier tipo que superaran las 50 personas. Así, por ejemplo, el principal teatro chileno para este tipo de eventos, el Municipal de Santiago, ya anunció que suspenden todas sus actividades, lo que incluye la ópera que abriría en abril su ciclo lírico, La flauta mágicaEn ese contexto, el Don Giovanni que pudimos apreciar no sólo tuvo ese carácter especial por el contexto y las circunstancias, sino además fue lo suficientemente valioso por méritos propios, destacando además por contar sólo con artistas locales. Ubicada a tres horas de la capital del país (Santiago), en los 15 años que este 2020 se cumplen desde la inauguración de su Teatro Regional del Maule, en Talca han desarrollado una sostenida programación lírica, presentando producciones propias casi todos los años a lo largo de la última década y posicionándose así como uno de los principales escenarios de ópera en Chile, con títulos populares como Tosca, CarmenEl barbero de Sevilla La traviata, y en los últimos años Otello (2016), El trovador (2017) y en 2018 La bohème.

En lo musical, la Orquesta Clásica del Maule volvió a ser dirigida por su titular, el maestro Francisco Rettig, en una acertada lectura, de buenos contrastes dinámicos, en la que quizás resaltaron más los elementos cómicos, porque así fue también con la puesta en escena de Rodrigo Navarrete, el cantante que en los últimos años ha estado destacando cada vez más como régisseur, como el año pasado lo confirmaron sus logros en el Pagliacci del Teatro Regional de Rancagua y La italiana en Argel en el Municipal de Santiago. Navarrete guió un montaje atractivo, con buen ritmo, fluido y ágil, sobre todo gracias a la dinámica propuesta de imagen y video de Alvaro Lara y Claudio Rojas, muy bien complementados con el diseño de dispositivo escénico y la iluminación del reconocido diseñador Ramón López. Los tres ya se lucieron en ese Trovador de 2017 en Talca que comentara en estas páginas en ese momento, y ahora nuevamente fueron fundamentales en la ambientación de los distintos espacios que requiere la trama, marcados en esta ocasión por tonalidades más oscuras en lo escenográfico, luciéndose especialmente en la potente escena final del protagonista, que alcanzó un tono cósmico y sideral de gran efectividad, como si fuera el infinito el que se tragara a Don Giovanni.  Efectivamente, la propuesta escénica de Navarrete -que contó también con un ecléctico y muy particular vestuario de Loreto Monsalve, que funcionó mejor en algunos personajes que en otros- enfatizó más los elementos jocosos, sin profundizar demasiado en las potenciales complejidades del protagonista y quienes lo rodean. La picardía de los personajes populares como Leporello y Zerlina estuvo mejor desarrollada que las actitudes de los nobles, y las a estas alturas ineludibles connotaciones sexuales inherentes a la historia del seductor empedernido, que se sintieron fuera de lugar en el inicio en la casa del Comendador, pero funcionaron mejor en la última fiesta en casa del protagonista, que tanto en ese momento como en el final del primer acto contaron además con anacrónicos pero juguetones y efectivos movimientos coreográficos creados por Esdras Hernández

Una de las virtudes de este Don Giovanni fue lo juvenil de su elenco exclusivamente compuesto por intérpretes chilenos, y además es muy meritorio que algunos de los solistas sean cantantes que están desarrollando una auspiciosa carrera en escenarios internacionales. Partiendo por su protagonista, el ascendente barítono Ramiro Maturana, que creció y se formó precisamente en Talca y quien desde 2017 integra la Academia de la Scala de Milán, lo que no sólo le ha permitido cantar en el mítico escenario italiano en montajes para estudiantes y jóvenes de óperas como El elixir de amor, sino además encarnar roles secundarios compartiendo escena con prestigiosos colegas, como con Ambrogio Maestri en Gianni Schicchi -recibiendo indicaciones como régisseur del legendario cineasta Woody Allen- y en una de las últimas actuaciones del septuagenario Leo Nucci antes de retirarse, en Rigoletto. Maturana fue un Don Giovanni convincente y desenvuelto en lo teatral como seductor, y su voz de hermoso color, timbre y adecuado volumen, así como el canto seguro y expresivo, se prestan muy bien para el rol, que por supuesto aún puede seguir trabajando en distintos aspectos -en su vertiginosa agilidad, el siempre tan demandante  "Fin ch'han dal vino" lo puso a prueba-, pero en general le permitió lucirse en momentos como una bella entrega de "Deh, vieni alla finestra". 

Muy bien estuvo también el bajo-barítono Antonio Espinosa, un simpático y divertido Leporello; desde 2017 el cantante, de atractiva voz y buen desempeño teatral, es miembro del Centro de Perfeccionamiento Plácido Domingo del Palau de Les Arts Reina Sofía de Valencia -el mismo que en febrero, a raíz de los acontecimientos del último tiempo, acordó sacar el nombre del tenor-, lo que le ha permitido cantar junto a importantes intérpretes internacionales en óperas como Don Carlos. Las tres sopranos que abordaron los roles femeninos fueron estupendas, partiendo por la excelente Doña Elvira de la fogueada Andrea Aguilar -considerando el buen nivel en el que cantó, fue una verdadera lástima que no interpretara su aria "Mi tradì quell' alma ingrata"- y la Doña Ana de la prometedora Annya Pinto, que también ha estado perfeccionándose en España y cuya bella voz brilló especialmente en la intensidad de "Or sai chi l'onore" y en una sutil y delicada versión de su "Non mi dir". Por su parte, como Zerlina, Tabita Martínez interpretó sus dos arias con la dosis justa de ingenuidad y ternura, conformando una creíble pareja con el logrado Masetto del barítono Nicolás Suazo. Adecuado y de buena proyección fue el bajo Pedro Alarcón como el Comendador, quien en su gran escena con Don Giovanni debió cantar de fuera de escena. Quien no logró entusiasmar mucho fue el tenor Felipe Catalán como Don Octavio: aunque por color y timbre su voz debería haber funcionado bien en el rol, sonó opaco y plano, aunque sorteó lo mejor que pudo los desafíos de "Il mio tesoro"; la no inclusión de su hermosa "Dalla sua pace", sumada a la ya mencionada omisión del aria de Doña Elvira y la reducción del sexteto final, fueron parte de los lamentables cortes que sin mayor explicación tuvo la partitura. Muy bien el coro que dirigió Pablo Ortiz, así como los comparsas y bailarines. En conjunto, un Don Giovanni bastante sólido, no sólo confirmando el buen nivel de las producciones de ópera en Talca, sino además un buen espectáculo, en medio de la incertidumbre de cuánto tiempo pasará antes de que se vuelva a ver una ópera en vivo por esos lados...