viernes, 31 de julio de 2020

Il Barbiere di Siviglia - Teatro Coccia di Novara - Cortile del Castello 29 luglio 2020


Foto: Finotti 

Renzo Bellardone

IL BARBIERE DI SIVIGLIA Opera in due atti di Gioachino Rossini con Enrico Iviglia Il conte D'Almaviva Stefano Marchisio Don Bartolo Manuela Custer Rosina Gabriele Nani Figaro Alessandro Abis Don Basilio Ilaria Alida Quilico Berta Filippo Rotondo Fiorello/Un ufficiale direzione Accademia dei Mestieri d'Opera del Teatro Coccia AMO regia Renato Bonajuto assistente alla regia Lorenzo Lenzi Alba Pepe pianoforte Produzione Fondazione Teatro Coccia, 
Ebbene si, il nostro teatro di tradizione piemontese, ovvero il Coccia di  Novara, con La Fondazione Teatro Coccia per l'Estate Novarese, non molla ed utilizzando l’ampio cortile del Castello, appronta un cartellone interessante; tra i titoli i evidenza il “Barbiere di Siviglia e pur rinunciando all’orchestra riesce ad offrire a serata piacevole e di livello. L’ouverture al pianoforte di Alba Pepe parte più con dolcezza intrigante che con briosità, salvo poi vivacizzarsi e mantenere un buon ritmo per l’itera opera pur con l’alterarsi di giovani direttori dell’Accademia AMO del Teatro Coccia. Classicamente appare su una  piazza di Siviglia,  Fiorello con la lanterna in mano,  interpretato con presenza e buona impostazione da Filippo Rotondo, che vedremo poi anche nei panni di un Ufficiale. Affermato interprete rossiniano è il brillante Enrico Iviglia, facile nelle variazioni e con vocalità sicura, che vivacemente interpreta il Conte d’Almaviva. Il Barbiere è l’opera più rappresentata al mondo e quindi è molto conosciuta ed anche il pubblico delle serate estive si attende le arie più conosciute e tra queste la celebre cavatina ‘Figaro qua..Hei Figaro….’ e per questo è un impegno forte per qualsiasi interprete del Barbiere. Gabriele Nani ha  al suo attivo diverse produzioni ed ancorchè giovane ha un vasto repertorio che gli consente spigliatezza e sicurezza nel ruolo che infatti interpreta con abilità, sfruttando la brillante presenza scenica e buona tecnica a supporto di bel timbro e  bel colore.  Manuela Custer è Rosina, continuando così la sua tradizione rossiniana iniziata addirittura al debutto in ‘Elisabetta regina d’Inghilterra’ al Regio di Torino; interprete di riferimento è ben apprezzata anche nel Rossini serio, vedi ‘Tancredi’ e nella musica antica fino alla musica dei giorni nostri. In Rosina è sicura e facile nelle agilità ed appassiona il pubblico  con l’interpretazione delle arie attese con il suo timbro sicuro che sa spaziare elegantemente, grazie alla salda tecnica. 
Il giovanissimo Stefano Marchisio fa un deciso balzo in avanti con l’interpretazione super riuscita di Don Bartolo; sicuro sulla scena come con la voce, esprime un tono profondo ed un fraseggio purissimo: ‘A un dottore della mia sorte…’ lo interpreta con una abilità non comune che talvolta neppure i più affermati interpreti sanno eguagliare. Decisamente in ruolo, ha caratterizzato bene il personaggioAlessandro Abis interpreta  Don Basilio in modo convincente e rende ‘la calunnia’ qualcosa di più di un semplice ‘venticello assai gentile’. Ilaria Alida Quilico è la simpaticissima  Berta che rende con una voce squillante e divertente, mentre Filippo Rotondo  prima Fiorello  e poi un ufficiale che interpreta simpaticamente e con voce profonda e sicura. Le difficoltà in tempo di Covid sono molte ed anche per la regia di Renato Bonaijuto non deve essere stato semplice realizzare uno spettacolo con le limitazioni imposte, ma ‘onore al merito’ ha saputo con pochi elementi quali i pannelli girevoli ricreare prima la piazza e poi l’interno della dimora di Bartolo, con la gag garbata tra il pubblico, degli ombrelli al temporale e quindi della scala portata al balcone e poi recuperata dall’incauto Don Bartolo ha fatto sorridere il pubblico; le mascherine imposte all’entrale sul palco e poi utilizzate quale elemento registico e Berta che disinfetta tutto e tutti quanti risulta temporalmente pertinente ed anche un po’ in alleggerimento del momento. Scelti all’Accademia di direzione d’orchestra AMO del Teatro Coccia, coordinata dal Maestro Matteo Beltrami, i due direttori sono risultati attenti e gradevoli nella conduzione. Sempre divertente il ‘Barbiere’  con la morale ‘dell’inutil precauzione’ ! La Musica vince sempre


Recensione del CD 'If the night grows darker' del soprano Camille Zamora

Photos by Liron Amsellem

Ramón Jacques 


“If the night grows darker” - “Si la noche se hace oscura” 
Quattro secoli di canzoni spagnole con arrangiamenti di Graciano Tarragó (1892-1973) 
Camille Zamora (Soprano) 
Cem Duruöz (chitarrista) 

Marchio discografico Bright Shiny Things [BSTC-0140, CD] 

Con il titolo bilingue “Si la noche se hace oscura” in spagnolo e “If the night grows darker” in inglese,  (Se la notte si fa buia in italiano) è uscita sul mercato nel mese di maggio 2020 questa registrazione, edita dal marchio discografico Bright Shiny Things, del soprano Camille Zamora, artista statunitense di origine spagnola, e con uno stretto legame con il Messico, dove è cresciuta dividendo il suo tempo tra la nativa Houston e Città del Messico, e che ha dedicato la sua carriera all'interpretazione di diversi generi di canto che spaziano dalla musica barocca, l'opera italiana, tedesca, francese, ceca, russa... così come la musica contemporanea, folcloristica, pop e zarzuela. Questa attraente registrazione contiene una compilation di 19 brani musicali provenienti da diverse regioni spagnole con gli arrangiamenti di Graciano Tarragó (18892-1973) un riconosciuto chitarrista catalano, che si è anche disimpegnato come compositore, concertista, professore di musica, e che ha trascritto per chitarra un gran numero di pezzi di altri autori e di musica antica spagnola. (Tarragó aveva tra i suoi studenti sua figlia la chitarrista Renata Tarragó, la prima moglie chitarrista a registrare El Concierto de Aranjuez di Joaquín Rodrigo e del soprano Victoria de Los Ángeles.) Questo CD, che in realtà è un viaggio musicale attraverso la Spagna, include tre brani, in prima assoluta, oltre a opere di tre compositori del XVI secolo come Juan del Encina, Cristóbal de Morales e Miguel de Fuenllana, e canzoni tradizionali diverse per origine e temperamento dall' Andalusia, Galizia, Asturie, Isole Canarie, Salamanca, Castiglia, Catalogna, Maiorca, Euskadi, Santander ed Estremadura. L'idea originale e il materiale contenuto in questa registrazione, secondo la stessa Camille, sono nati grazie al caso quando durante un viaggio a Madrid aveva trovato una raccolta di spartiti e manoscritti dimenticati e archiviati in una libreria, alcuni dei quali svegliarono in lei ricordi delle sue origini spagnole, che alla fine hanno contribuito moltissimo alla sua formazione musicale. La particolarità di questi spartiti è che fanno riferimento a Graciano Tarragó, un nome poco noto, che compariva frequentemente negli spartiti dimostrando una sensibilità e una sua visione della Spagna che Tarragó è riuscito a catturare magistralmente in ciascuna delle sue 'opere in miniatura, con melodie cariche di gioia, tristezza e malinconia ', come le ha descritte Camille nel saggio molto ben documentato e completo articolo che accompagna l'album, o come "piccole finestre di emozioni, identità e storie raccontate" La registrazione ha lo straordinario accompagnamento del chitarrista turco Cem Duruöz, che ha capito l'intenzione di Tarragó di elevare lo strumento come fosse  un'altra voce, e ciò con pochi accordi delicati,  e con un modo sottile o gioioso di suonare è stato in grado di creare un ampio e colorito quadro musicale all'interno del quale la voce di Camille veniva naturalmente trasportata. L'album include alcune vecchie canzoni, di melodia e accento rinascimentale, come Ay, triste que vengo (Juan del Encina [1468-1539], Pastorcico, non te aduermas e Si la noche se hace Obscura (entrambi pezzi anonimi del XVI secolo), così come De Antequera sale el Moro (Cristóbal de Morales [1500-1553] e Miguel de Fuenllana [1500-1579]) vivaci poemi che il soprano ha saputo interpretare con gioia ed espressione, così come Duélete de mí, Señora, di Miguel de Fuenllana, che con un'esecuzione piena di calma e tranquillità e finezza nella gestione della voce, da parte dell'interprete, invitano alla riflessione per ricordare ed evocare il passato. Le tre canzoni poco conosciute offerte qui come anteprime mondiali sono quelle allegre: Campanillas de plata (canzone tradizionale di Santander), Seguidillas manchegas (tradizionale della Castiglia) e Redoble (canzone tradizionale dell'Estremadura), che a causa delle sue sfumature folk e musicali, potrebbe essere la musica che ha dato origine ai Corridos mexicanos revolucionarios (la tipica musica messicana del tempo della rivoluzione del 1910) Nella ampia selezione di brani che completano l'album, Camille Zamora, senza rinunciare al suo stile e al suo accento classico, mostra emozione, passione, comprensione e coinvolgimento con i testi e riesce a comunicare gli stati d'animo inerenti a ciascun brano, cantando con un tono chiaro, accento neutro, a volte tradizionale sebbene mai forzato(riferendosi all'accento e alla pronuncia della Spagna) e senza trascurare arabeschi e cante jondo (canto flamenco) in canzoni tradizionali andaluse come: Jaeneras, Playera: Hincarse de rodillas, la jocosa Sevillanas: Todas las mañanitas o nel commovente Arrorró,mi niño, duerme, canzone tradizionale delle Canarie. Più di una canzone porterà ricordi a coloro che ascoltano questo album, specialmente quelli che hanno origine o connessione con la musica folk della Spagna,  come ad esempio Tengo que subir, una canzone tradizionale asturiana; Adiós, meu homiño canzone galiziana; La vi llorando, una canzone tradizionale della Castiglia; o El Rossinyol, una canzone popolare catalana, tra gli altri brani. È importante sottolineare il fatto che solo poche settimane dopo l'uscita, questo album era tra le prime dieci posizioni nella categoria della musica classica negli Stati Uniti, per le vendite, nella classifica compilata dalla prestigiosa rivista americana Billboard.

jueves, 30 de julio de 2020

La supervivencia: Ópera y conciertos en tiempos de Covid

Wiesbaden - Foto: NYTimes

Por José Noé Mercado

El Covid-19 ha marcado los tiempos, incluidos los concernientes al quehacer musical y, en términos más amplios, al de las artes y la cultura. Las carteleras de teatros líricos, orquestas y salas de concierto se han visto impactadas de manera generalizada en el contexto internacional, coincidiendo —en cierto momento de la epidemia—, en el punto muerto de las labores: en el umbral de la inactividad total y en la falta de sustento profesional de muchos de sus practicantes.

Es justo el proceso de desconfinamiento musical, que depende de la asincronía pandémica que vive cada continente, país o localidad, lo que ha sido diferente en las diversas regiones del orbe. Mientras en América las actividades musicales siguen suspendidas y en muchos casos —como el de Estados Unidos, donde se encuentran algunos de los teatros, compañías líricas y orquestas más resonantes del planeta— se ha anunciado que no se retomarán hasta finales de 2020 o ya entrado el 2021, en algunos países europeos las presentaciones musicales han retornado de manera paulatina y no sin una serie de medidas sanitarias de precaución a fin de evitar nuevos contagios o rebrotes.

La debida cautela, con el denominador común de la incertidumbre por el futuro y diversos estudios sobre el impacto del quehacer musical y su riesgo de transmisión del virus —respecto al aforo de los recintos, al número de instrumentistas que deberían participar en una función, a las distancias en el escenario y en la zona de butacas; al empleo de ciertos instrumentos que involucran el aliento incluida la voz humana cantada—, ha ido de la mano de múltiples inviabilidades de índole estética y financiera, lo que ha afectado de manera directa o indirecta numerosas fuentes laborales.

Distancias

Uno de los estudios que sirvieron como referencia o punto de partida para los conciertos de la nueva normalidad surgió de una de las orquestas europeas emblemáticas en el mundo entero. El 18 de mayo, la Orquesta Filarmónica de Viena anunció en sus redes sociales, tanto como en su página electrónica, que había realizado “un experimento científico con aerosoles”, cuyos resultados eran presentados al Ministerio de Salud de Austria y al público.

En esencia, además de describir la metodología de la prueba a cargo del doctor Fritz Sterz con el objetivo de “examinar y documentar cómo fluyen las corrientes de aire de los músicos y de sus instrumentos mientras tocan”, el comunicado destacó el “bajo riesgo de infección debido a la propagación del aire respirable de los músicos”.

La mayor formación de nubes respirables se registró con la flauta a unos 75 centímetros de distancia, “por lo tanto se espera que el aire exhalado por un artista no se expanda más de 80 centímetros”, según las conclusiones. Ello significaba no tener que tomar medidas extraordinarias para el regreso a los escenarios.

El Consejo Directivo de la Orquesta Filarmónica de Viena, en voz de Daniel Froschauer, señaló el deseo de tomar un camino positivo, por lo que iban a ser evaluados de manera similar al ámbito deportivo, lo que además del estudio incluía la aplicación de pruebas de anticuerpos. “Podemos ofrecer la más alta calidad si actuamos bajo circunstancias razonablemente normales. Para funcionar musical y artísticamente de la manera habitual, para garantizar la homogeneidad y la calidad en el sonido de nuestra orquesta, y para poder comunicarnos de manera no verbal con nuestros colegas, pues no queremos sentarnos solos y mantener distancias demasiado largas, es que buscamos soluciones”, señaló el directivo.

Ninguno de esos estudios ha sido adoptado como definitivo y menos aún podría hablarse de ser implementado de manera uniforme como norma universal. Y no sólo por la existencia de otros estudios que consideran distintos factores y variables como la especificidad del recinto o el repertorio que, por tanto, arrojan diferentes resultados, sino porque el aprendizaje sobre el SARS CoV-2 y su propagación es continuo, y en muchos sentidos se amplía o detalla conforme se obtienen avances científicos  con el paso del tiempo, lo que no es raro que modifique el conocimiento previo y la implementación de medidas a seguir.

En Alemania, luego del cierre de teatros y salas musicales y de un confinamiento cercano a los tres meses, se han realizado conciertos de cámara sin público, o con limitada oferta de localidades, transmitidos por Internet o televisión abierta, y con una distancia física entre músicos no menor al metro y medio. De igual forma, las presentaciones han podido tener como escenario sitios alternativos entre los que pueden mencionarse patios, bibliotecas, museos o estacionamientos con dotación instrumental reducida, como la misma duración de los encuentros.

Esa actividad anómala ha incluido, incluso, a la afamada Orquesta Filarmónica de Berlín, que en mayo ofreció el concierto Para Europa, bajo la batuta de su titular, el ruso Kirill Petrenko, con sólo 15 instrumentistas, sin público y que en rigor iba a presentarse originalmente en Israel. Al inicio del programa, que incluyó obras de Arvo Pärt, György Ligeti, Samuel Barber y Gustav Mahler, el presidente alemán Frank-Walter Steinmeier expresó a las cámaras: “Todos queremos volver a sentarnos entre el público; ahora sabemos cuántos los echamos de menos”.

Cantar

La discusión sobre modalidades alternativas para conciertos y funciones líricas, en la nueva normalidad, pasan por la polémica de diversos estudios emergentes que tienen como centro el ejercicio del canto y la emisión y alcance de gotículas y aerosoles, lo que podría significar un elevado riesgo de contagio del virus. Varios de ellos se realizaron con base científica, lo cual no se traduce necesariamente en investigaciones científicas comprobadas que generaran teoría universal, sobre todo fuera de ambientes controlados; es decir, en circunstancias de la vida cotidiana real.

Los resultados van desde el señalamiento del canto como una actividad de alto riesgo de transmisión del virus —sobre todo en recintos cerrados, con variables de los sistemas de aire acondicionado y el tiempo de permanencia de los artistas, trabajadores técnicos y el público en el interior—; a la necesidad de reubicación de los intérpretes no sólo en el escenario sino en palcos o pisos superiores del recinto; o bien a la recomendación del uso de cubrebocas —para los que ya hay varios modelos especializados a la venta, tanto como reticencias que argumentan inviabilidad estética o condiciones de hipoxia que podrían generar en algunos cantantes que requieren de mucho aire oxigenado para lograr sus interpretaciones—; o a la explicación técnica de que un canto educado —como el que supone el género clásico— mantiene un nivel controlado de la exhalación del aire, lo que significaría una distancia limitada en la propagación de los aerosoles o gotas de saliva.     

Esgrimir conclusiones, en todo caso, ha sido complejo, aun entre quienes aman el canto o lo tienen como actividad profesional y sustento económico. Más aún si se invocan los focos de contagio generados en diversas presentaciones corales profesionales o amateurs en diversos sitios del planeta. Por ejemplo, salas de concierto o iglesias en Estado Unidos en las que ya desde los ensayos —que hasta entrado el mes de marzo no se habían cancelado— produjeron incontables (literalmente) infecciones y víctimas de gravedad; o el lamentable caso del Amsterdam Gemengd Koor, realizado el 8 de marzo en la célebre Concertgebouw, en Holanda, en el que la interpretación de La pasión según San Juan, BWV 245 de Johann Sebastian Bach dejó un saldo de 102 infectados y cuatro fallecidos.

 
Annalisa Stroppa / Carmen - Andreas Etter
Semáforo

En México, la actividad musical y lírica cesó de forma asincrónica —pero definitiva hasta el momento, en las diversas entidades e instituciones del país, en muchos casos sólo en sintonía con la Jornada Nacional de Sana Distancia y no por iniciativa propia de responsabilidad epidemiológica ante los artistas y sus públicos—, en las semanas finales de marzo.

En la Ópera de Bellas Artes, la tarde del 13 de marzo —mismo día en que se realizó la conferencia de prensa encabezada por su director artístico Alonso Escalante para anunciar la producción de Lady Macbeth of Mtsensk de Dmitri Shostakóvich con la puesta en escena del argentino Marcelo Lombardero que realizaría funciones el 29 y 31 de marzo; el 2 y 5 de abril— el sindicato de los grupos artísticos informó al interior de la compañía la suspensión de actividades.

Tres días más tarde, el 16 de marzo, la Ópera de Bellas Artes hizo el mismo anuncio de manera oficial, a través de sus redes sociales, y desde entonces, a la par de una gran cantidad de orquestas y compañía líricas del mundo, han centrado su actividad en la transmisión de producciones o galas pasadas a través de la página Internet del Instituto Nacional de Bellas Artes. En entrevista con la periodista Leticia Sánchez Medel de la sección M2 del diario Milenio, el pasado 2 de junio Alonso Escalante Mendiola anunció que la Ópera de Bellas Artes se estaba preparando para regresar cuando las condiciones sanitarias lo permitieran, y adelantó que su temporada para la segunda mitad de 2020 incluiría, de septiembre a diciembre, funciones de L’elisir d’amore de Gaetano Donizetti, Ascanio in Alba de Wolfgang Amadeus Mozart y Fidelio de Ludwig van Beethoven.

Más allá de no detallar las condiciones sanitarias con las que podría volverse al escenario de Bellas Artes, los estudios técnicos de las que emanarían, o de no reparar en los tiempos inciertos marcados por el semáforo de riesgo epidemiológico y la logística de toda presentación, las palabras de Escalante Mendiola dejaron ver que de acuerdo a la programación original anunciada para este año no habría modificaciones de títulos o dotaciones artísticas o técnicas para llevarlos a cabo ante el contexto pandémico. Sólo quedarían fuera, por los meses de cierre, Lady Macbeth of Mtsensk, Ambrosio o La fábula del mal amor de José Antonio Guzmán y Falstaff de Giusepe Verdi.

Lo cierto es que luego del final de la Jornada Nacional de Sana Distancia implementada por la Secretaría de Salud Federal del 23 de marzo al 30 de mayo, y con la llegada del semáforo epidemiológico de riesgo con aplicaciones estatales y locales (de acuerdo a la ocupación y tendencia de ocupación hospitalaria; al número de reproducción de contagios y al índice de positividad), las actividades de teatros y salas de concierto no son permitidas ni en color rojo, ni en naranja. En semáforo amarillo y verde, los teatros y salas de espectáculos podrán reabrir con un aforo máximo de entre el 30 y el 45 por ciento de su capacidad total, con la debida sanitización entre funciones y sin programas de mano impresos. Por el momento —a mitad del mes de julio de este 2020—, ningún estado o municipio de México ha dejado el color rojo o naranja.

Lineamientos

Estas disposiciones para la nueva normalidad se incluyen en la Guía de reapertura de espacios culturales, publicada el 4 de junio por la Secretaría de Cultura Federal, que encabeza Alejandra Frausto Guererro. El documento, que dicta medidas a seguir en zonas arqueológicas, museos, bibliotecas, festivales, ferias, cines, librerías, camerinos y demás áreas relativas a la cultura, busca la garantía de la distancia de 1.5 metros en los espacios públicos, además de un fluido control de acceso para evitar aglomeraciones y la adaptación, sanitización y limpieza permanente de las oficinas y centros de trabajo, con “recomendaciones sustentadas en evidencias científicas”, de acuerdo a los principios de protección a la salud emanados de la autoridad sanitaria.

La Dirección General de Comunicación Social de la Universidad Nacional Autónoma de México, a través de su boletín 528, fechado el 18 de junio, hizo pública una serie de lineamientos generales para el regreso a las actividades universitarias en el marco de la pandemia. El documento destaca que se buscará un “regreso paulatino y ordenado”, cuando la contingencia sanitaria lo permita y “las autoridades de salud federal y locales lo autoricen y cuando su comité de expertos considere que es posible regresar”.

Dichos lineamientos tienen como objetivo “establecer las medidas específicas sobre promoción y protección de la salud de la comunidad universitaria que deberán ser implementadas en todas las entidades y dependencias en la reanudación de actividades laborales, sociales, educativas, deportivas y culturales de forma ordenada, paulatina y progresiva, procurando en todo momento la protección del Derecho Humano a la salud.

“En consecuencia y con el fin de lograr un retorno a las actividades laborales seguro, responsable y confiable, se ha tomado en cuenta la estructura y particularidades de esta Casa de Estudios y los Lineamientos Técnicos Específicos para la Reapertura de las Actividades Económicas, publicados en el Diario Oficial de la Federación el 29 de mayo de 2020”.

Entre las actividades culturales, en específico las musicales y líricas, que ocurren en el marco de la máxima casa de estudios, están las de diversas salas como la Nezahualcóyotl —Orquesta Filarmónica de la UNAM; Orquesta Sinfónica de Minería; Oruesta Sinfónica Juvenil Eduardo Mata—, la Miguel Covarrubias o la Carlos Chávez; las de festivales como Vértice o Impulso, además del quehacer académico de su Facultad de Música y, en general, su presencia en otros estados de la república.

Otro documento hecho público en días recientes por la Secretaría de Cultura, aparecido en el Diario Oficial de la Federación el pasado 3 de julio, es su Programa Sectorial Derivado del Plan Nacional de Desarrollo 2020-2024, construido “sobre los principios esenciales de inclusión, reconocimiento de la diversidad cultural, defensa irrestricta de las libertades y garantía de los derechos establecidos en el artículo 7° de la Ley General de Cultura y Derechos Culturales”.

Este programa sectorial, que es el primero en la historia de las instituciones culturales de México, “abona a la construcción de una cultura para la paz, para el bienestar y para todos”. Según la secretaria Alejandra Frausto Guerrero, “esta será una guía permanente de trabajo y un camino para seguir nuestras prioridades y objetivos”.

La funcionaria también destacó que el documento “recoge la visión de un trabajo amplio, basado en un diagnóstico en tierra. Este documento programático sirve de fundamento y guía para la política pública en materia de cultura a nivel federal y se basa en la convicción de que toda agenda cultural es una agenda de derechos humanos. Por ello, se rige bajo el principio no dejar a nadie atrás, no dejar a nadie fuera, por lo que se trabajará por garantizar el acceso a la cultura de forma igualitaria para todas las personas, priorizando a los grupos históricamente excluidos.

“Los trabajos se orientarán hacia la construcción de políticas culturales incluyentes, redistribuir la riqueza cultural, transitar de la cultura del poder al poder de la cultura y mirar de frente al mundo en el contexto internacional. El programa incluye también una agenda digital de cultura, impulsa la vida creativa a través de diversos mecanismos y propone diversificar los modelos educativos en materia de arte y cultura.

“Además, se fortalecerán las políticas en materia de estímulos a la creación para atender, con mayor eficacia, a la creciente demanda de apoyos y a la necesidad de ampliar el horizonte de cobertura de los programas existentes; se trabajará por la construcción de nuevos modelos de financiamiento e inversión pública y privada para hacer frente a la demanda de la comunidad artística y cultural, siempre bajo los principios de respeto irrestricto a la libertad artística y creativa de las comunidades del país y en apego a los principios de inclusión, no discriminación, perspectiva de género y transparencia”.

Anómalo

La búsqueda de opciones para adentrarse en la anomalía que impone como reto la realidad pandémica es múltiple y aún incierta; y así ha podido apreciarse durante los últimos meses en los terrenos culturales. La música de concierto y la ópera visualiza e implementa escenarios alternativos para reducir los diversos estragos financieros, laborales y artísticos que enfrentan a teatros, orquestas y personal de base o freelance a una condición que tiene como primera base la sobrevivencia.

Annalisa Stroppa / Carmen - Andreas Etter
El público no escasea en su apetencia estética, sonora, lírica; pero es claro que también necesita condiciones de solvencia propia y de seguridad y atractivo para retornar a las butacas o bien para sumergirse en los esquemas virtuales que si en un principio de la crisis llegaron a sus dispositivos de manera gratuita, hoy solicitan un donativo voluntario de recuperación o bien ya cuentan con boletos virtuales, como ocurrirá con los recitales que desde el 18 de julio ofrecerá el Met de Nueva York con su roster de cantantes —entre quienes figuran Jonas Kausmann, Renée Fleming, Ana Netrebko, Joyce DiDonato o Bryan Terfel, entre muchas otras figuras— para los que la entrada virtual costará 20 dólares.   

Algunos artistas e instituciones sortean la tormenta y la necesaria adaptabilidad de mejor manera. Pero hay otros casos de mayor o menor prestigio —cantantes, orquestas, músicos, agencias de representación artística— que, haciendo a un lado el glamur con el que a veces se relaciona el arte lírico, han solicitado ayuda pública, su rescate, ante la posibilidad de su hundimiento profesional.

El público ha podido enterarse de la difícil situación que atraviesa este arte por cartas, entrevistas y posteos diversos en redes sociales en las que voces como las del barítono francés Ludovic Tézier, la mezzosoprano británica Sarah Connolly o su compatriota el bajo John Tomlinson han resonado entre la comunidad musical con grados de preocupación y tristeza. Los gobiernos, en general, han ofrecido diversos apoyos que sin duda resultan insuficientes, ante otras prioridades y actividades esenciales para mantener el andamiaje de las sociedades frente la urgencia dictada por la pandemia.

Incluso gobiernos de países que han considerado las actividades culturales como básicas para la vida cotidiana, como Alemania, que además en términos líricos subvenciona buena parte de la industria musical en su país y la hace menos volátil que la de otras latitudes, han recibido críticas por los montos destinados.

El Sindicato de Orquesta Alemanas (DOV), en palabras de su líder Gerald Mertens, ha urgido a sus autoridades para que permitan de manera paulatina las presentaciones musicales por cuestión de sobrevivencia y ha criticado que otros sectores como el de la aviación pueda ofertar todos sus lugares en los vuelos, mientras que los teatros y salas de concierto sólo podrán hacerlo al 30 por ciento.

El gobierno anunció un apoyo de mil millones para el sector cultural. Sobre ello, Klaus Lederer, senador por la Cultura y Europa en Berlín, dijo con irritación que esa cantidad muestra el valor dado a la cultura, en comparación con los 9 mil millones que se destinaron al rescate de Lufthansa, cuya mayor parte de su flota en su mayoría se encontraba sin volar.

Otros países han tenido mucho menos apoyo que la cultura alemana.

En México —nuestro país cuenta con un modelo de subvención estatal directa que a través de estímulos fiscales en los últimos años ha girado en cierto grado mínimo al esquema mixto que involucra a la iniciativa privada—, pese a las críticas por el porcentaje de su PIB destinado a la cultura (0.07 por ciento en 2020; 2 por ciento más que en 2019; 0.3 por ciento del Presupuesto de Egresos de la Federación) —por debajo de las recomendaciones de organismos internacionales (1 por ciento)—, el sector cultural de base ha continuado con sus ingresos, pese a la inactividad provocada por la pandemia.

Las becas previamente otorgadas no se han detenido en su mensualidad, aun con cierto amago oficial de reestructuración del Fondo Nacional para la Cultura y las Artes, organismo dependiente de la Secretaría de Cultura encargado de concederlas.

El mayor reto —o el más urgente—, como en otros lados del mundo, se concentra en los artistas independientes; en todo aquel talento freelance que carece de ingresos fijos, de prestaciones, y que durante los meses de confinamiento perdieron la posibilidad de sustento por su actividad profesional y han tenido que buscar fuentes de ingreso alternativas al arte.

El replanteamiento de quehaceres y oficios remunerados, en un país con una elevada disparidad socioeconómica y con un alto porcentaje de economía informal, que vive al día, como es México, es generalizado y no específico de los ámbitos musicales.

A través de programas como el de Contigo a la distancia, la inyección directa de recursos para reactivar las actividades culturales en las entidades federativas (320 millones de pesos; 10 por estado) o diversos créditos a la palabra del artista (montos que oscilan los 15 y 20 mil pesos cada uno), el gobierno federal ha intentado paliar el impacto de la crisis en el sector.

Pero, además de la insuficiencia de los esfuerzos y de las bolsas, debe considerarse una serie de problemáticas que derivan de la falta de padrones para identificar a quién se debería beneficiar, a través de qué mecanismo, y de evitar así también abusos y corrupciones de quienes solicitaron apoyos de freelance —y lo obtuvieron—, cuando también pertenecían a agrupaciones con plaza gubernamental, como muchos de los solicitantes no beneficiados denunciaron en sus redes sociales.

Otro importante documento presentado el 23 de junio, en el contexto de la pandemia y que abona a la reflexión e incita a la discusión y a la crítica sobre el estado del sector cultural, es Para salir de terapia intensiva. Estrategias para el sector cultural hacia el futuro, elaborado por CulturaUNAM que encabeza el escritor Jorge Volpi, y que en el seno de la nueva Cátedra Internacional Inés Amor en Gestión Cultural, fuera coordinado por los gestores culturales Graciela de la Torre y Juan Meliá.

Este documento de 328 páginas, en el que participaron diversos especialistas y no sólo de la UNAM, “se propone ser uno más de los disparadores de la discusión pública en torno a posibles medidas para atajar la gravísima situación en que se encuentra el sector”, según palabras de Volpi en la presentación, en la que también advierte: “Permitir que el sector quede postrado representaría condenarnos a una enfermedad moral de la que tardaríamos décadas en recuperarnos”.

Al día siguiente de la presentación del documento, el especialista en economía cultural, coordinador del Grupo de Reflexión en Economía y Cultura (Grecu), Eduardo Cruz Vázquez, señaló que el trabajo, además de reduccionista, con matices incompletos y carente de autocrítica de lo que la misma UNAM adolece, tiene una “intencionalidad política, con una clara sensación de plan de gobierno que en estos momentos puede sonar oportunista, porque la tragedia por la que estamos pasando quizá no es la más adecuada para pedirle al gobierno desde una universidad pública que, por favor, cambie todo”.

¿Qué se puede pedir o desear para las actividades culturales en medio de una tragedia humana como la que ha causado la irrupción del Covid en el mundo, sin sonar oportunistas? ¿A qué puede aspirar en el corto y mediano plazos la ópera y la música de concierto bajo estas condiciones de lo anómalo?

La sobrevivencia.

miércoles, 29 de julio de 2020

La soprano Regula Mühlemann lanzará al mercado su segundo álbum de arias de Mozart II editado por el sello Sony Classical el 4 de septiembre de 2020

 © Henning Ross / Sony Classical

La soprano
Regula Mühlemann lanzará al mercado su segundo álbum de arias de Mozart con la Orquesta de Cámara de Basilea editado por el sello Sony Classical el 4 de septiembre de 2020. La soprano suiza Regula Mühlemann lanzó su álbum debut bajo el mismo sello Sony en 2016, cuando eligió una selección de arias de ópera y concierto arias Mozart. La respuesta fue muy positiva. Un crítico escribió sentirse "en un paraíso mozartiano", mientras que BR-Klassik elogió la profundidad de los poderes interpretativos de la cantante y la pureza de su voz, que se decía que conservaba su maravilloso calor natural incluso en la parte superior de su rango: "Esta combinación convierte a Regula Mühlemann en una destacada interprete mozartiana" fue la conclusión del crítico. Mozart Arias ganó el Premio Alemán de Críticos de Discos. Desde entonces, Regula Mühlemann no solo ha conquistado los teatros de ópera y las salas de conciertos del mundo más importantes, sino que también ha lanzado otros dos álbumes en el sello Sony Classical, ambos igualmente bien recibidos: Cleopatra y Lieder der Heimat. También ha aparecido dos veces en el concierto ZDF Advent Concert y fue galardonada en la ZDF Opus Klassik Gala 2018. Para su último álbum, y adoptando el lema "¡Nunca cambies un equipo ganador!" - Regresa a Mozart acompañada de la Orquesta de Cámara de Basilea bajo la dirección del director Umberto Benedetti Michelangeli. Ahora ha elegido nueve de sus arias favoritas, piezas tan emocionalmente virtuosas, donde se incluyen arias de Die Zauberflöte, Il re pastore, Lucio Silla, Zaide, La finta semplice e Idomeneo, así como el aria de concierto Ah se in ciel, benigne stelle K538, agregando también el aria Un moto di gioia K579.

 
Foto: Cleopatra - MartinFörster - Sony Classical1
Regula Mühlemann admira la profunda comprensión que tuvo Mozart del alma humana, además de que su música es un desafío para todos los cantantes, como la propia soprano subraya: "Mucha gente piensa que la música de Mozart es fácil. Pero cuanta más experiencia tengo como cantante, más convencida estoy de que sus obras son algunas de las más difíciles con las que un cantante tiene que lidiar. Detrás de la aparente simplicidad, la honestidad y la autenticidad, no hay absolutamente espacio para la incertidumbre o la inseguridad, ya sea a nivel técnico o interpretativo. "A menos que se invierta el 100% de la concentración y sentimientos en Mozart, todo mundo se dará cuenta de esto de inmediato ".En su último álbum, Regula Mühlemann también es escuchada como Susanna en Le nozze di Fígaro. Como una vez admitió en una entrevista, esta no fue solo su primera ópera de Mozart, que escuchó cuando era adolescente en Zúrich, sino que también fue la ópera que la hizo querer convertirse en cantante. "Estaba tan conmovida y llena de felicidad, todo lo que podía pensar era que quería cantar algo tan hermoso y que tenía que hacerlo". Regula Mühlemann debía cantar Pamina en Die Zauberflöte en el Festival de Salzburgo del 2020, pero la producción se pospuso para el 2021, por lo que se encuentra aún más a la espera de sus próximas actuaciones en otra ópera de Mozart en la Ópera Estatal de Viena, donde cantará el papel de Blondchen en la nueva ansiosamente esperada producción de Die Entführung aus dem Serail bajo la dirección musical de Antonello Manacorda, y dirigida escénicamente por Hans Neuenfels.

Mozart Arias II
Número de producto: 19439752372
Disponible a partir del 4 de septiembre de 2020

martes, 28 de julio de 2020

La Favorite de Donizetti en Houston


Fotos: Lynn Lane

Lorena J. Rosas 

La Gran ópera de Houston representó por primera vez en la historia de la compañía, y en el escenario de su majestuoso teatro Wortham Theatre, La Favorite de Donizetti en la versión francesa de la obra.  Uno de los atractivos de este proyecto era sin dudas que la conducción musical correría a cargo del célebre director musical francés Christophe Rousset, especializado en música barroca y que recientemente comenzó a expandir su repertorio hacia obras belcantistas y del repertorio francés, como una  versión inédita de Faust de Gounoud que dirigió recientemente en Paris; que inesperada e inexplicablemente se se retiro de la producción y su lugar fue ocupado por Patrick Summers, director musical de la compañía.  El elenco contó con la presencia de dos artistas de primer orden como la mezzosoprano Jamie Barton, una artista considerada de casa, ya fue parte del estudio del teatro y hoy lleva a cabo una respetable carrera, quien demostró el desarrollo, la solidez y el cuerpo que ha adquirido su voz, con buena proyección y ágil en su toque belcantista. Se trata de una artista capaz de imprimir sentimiento, expresividad y clase a su canto, y que fue convincente desde el punto de vista actoral.  El papel de Fernand le fue confiado al tenor Lawrence Brownlee, un artista que ha dejado una huella imborrable en este teatro, con papeles de óperas de Rossini y Mozart que ha cantado en temporadas pasadas. Se trata de un seguro y experimentado interprete de este repertorio, muy elegante en el fraseo, que se apoya en una colorida tonalidad vocal que cautiva y seduce.  Como Alphonse XI, el barítono sudafricano Jacques Imbrailo mostró autoridad vocal y actoral, un poco sobreactuado por momentos, pero al final un artista que entendió y cumplió con su papel.  Por su parte, el bajo argentino Federico de MIchelis cantó con opulentos medios vocales y recreó un déspota Balthazar, verosímil y convincente. La soprano Elena Villalón fue una agraciada y hermosa Inez, que mostró ímpetu y potencial para ascender a papeles de mayor importancia en el futuro. Completo el elenco el tenor Christopher Bozeka muy correcto en la figura de Don Gaspard.  En el podio, Patrick Summers dirigió con agilidad y presteza a una orquesta que se escuchó comprometida, y envuelta en la música que se escuchó ligera y fluida, y fue un acompañamiento ideal para las voces. No se quedó atrás el coro que agradó por su trabajo y uniformidad en sus intervenciones.  Al ultimo queda el trabajo escénico de Kevin Newbury, que palideció en el marco de las escenografías de Victoria Tzykun, de diseño sobrio, oscuro y lúgubre, que resultó no ser completamente ideal para el desarrollo de la trama, que situó en una España medieval en especie de cuento, con imágenes de monasterios y bosques que no cumplieron su cometido; como tampoco ayudaron los grisáceos vestuarios de Jessica Jahn y la tenue iluminación de DM Wood. Esta Favorite dejó muchas satisfacciones musicales y vocales, y es al final de lo que se acordara el público aquí presente.



lunes, 27 de julio de 2020

Reseña del CD 'Si la noche se hace Oscura' de la soprano Camille Zamora


Ramón Jacques 

Si la noche se hace oscura de Camille Zamora
If the Night Grows Dark
Si la noche se hace oscura
Cuatro siglos de canciones españolas con arreglos de Graciano Tarragó (1892-1973)
Camille Zamora (Soprano)
Cem Duruöz (guitarrista)
Sello discográfico: Bright Shiny Things [BSTC-0140, CD]

Con un título bilingüe Si la noche se hace oscura’ en castellano y ‘If the Night Grows darker’ en inglés, salió al mercado en mayo del 2020 esta grabación, editada por el sello discográfico Bright Shiny Things, de la soprano Camille Zamora, artista estadounidense con raíces españolas, y un estrecho vínculo con México, donde creció dividiendo su tiempo entre su natal Houston y la Ciudad de México, y quien ha dedicado su carrera a la interpretación de  diversos géneros del canto que abarcan desde la música barroca, el oratorio, las óperas del repertorio italiano, alemán, francés, checo, ruso etc. así como música contemporánea, folclórica, pop y zarzuela. Esta atractiva grabación contiene una recopilación de diecinueve piezas musicales provenientes de diferentes regiones de España, con los arreglos del Graciano Tarragó (1892-1973) un reconocido guitarrista catalán, quien además se desempeñó como compositor, concertista y profesor de música, y que transcribió para guitarra un sin número de piezas de otros autores y de música antigua española.  

Este CD, que es en realidad un viaje musical por España, incluye tres piezas, en carácter de estreno absoluto, así como obras de tres compositores del siglo XVI como: Juan del Encina, Cristóbal de Morales y Miguel de Fuenllana y canciones tradicionales tan diversas en su origen y temperamento de: Andalucía, Galicia, Asturias, Canarias, Salamanca, Castilla, Cataluña, Mallorca, Euskadi, Santander y Extremadura. La original idea y el material contenido en esta grabación, según nos cuenta la propia Camille, surgió gracias a una casualidad cuando viajando por Madrid se encontró con una colección de partituras y manuscritos olvidados y arrumbados en una librería, algunos de las cuales despertaron en ella recuerdos de sus orígenes españoles, que al final tanto contribuyeron a su formación musical. La particularidad de esas partituras es que hacían referencia a Graciano Tarragó, un nombre poco conocido, que aparecía de manera recurrente en las partituras y que demuestran una sensibilidad y la propia visión de España que Tarragó logró plasmar con maestría en cada una de sus ‘obras en miniatura, con melodías cargadas de alegría, tristeza, y melancolía’, como las ha descrito Camille en el muy bien documentado y completo ensayo, que acompaña al disco, o como ‘pequeñas ventanas de emociones, identidades e historias contadas’  

La grabación cuenta con el destacado acompañamiento del guitarrista turco Cem Duruöz, quien entendió la intención de Tarragó de elevar el instrumento al nivel de incorporarla como una voz más, y que con tan solo unos tenues acordes y una manera sutil o alegre de tocar las cuerdas fue capaz de crear un amplio y colorido marco musical dentro del cual se transportó con naturalidad la voz de Camille.  El disco incluye algunas canciones antiguas, de aire y acento renacentista como: Ay, triste que vengo (Juan del Encina [1468-1539], Pastorcico, non te aduermas y Si la noche se hace oscura (ambas piezas anónimas del siglo XVI), así como De Antequera sale el moro (Cristóbal de Morales [1500-1553] y Miguel de Fuenllana [1500-1579]) alegres poemas que la soprano supo interpretar con alegría y expresión, así como Duélete de mí, señora, del propio Miguel de Fuenllana, que con una ejecución plena de sosiego y tranquilidad y sutiles pianos en el manejo de la voz, por parte de la inteprete, invitan a la reflexión al recuerdo y a evocar el pasado  Las tres canciones poco conocidas, aquí ofrecidas como estrenos mundiales, son las alegres: Campanillas de plata (canción tradicional de Santander)  Seguidillas manchegas (tradicional de Castilla) y Redoble (canción tradicional de Extremadura) que por sus tintes folclóricos y musicales bien podría ser la música que dio origen a los corridos revolucionaros.mexicanos 

En la amplia selección de canciones que complementan el disco, Camille Zamora, sin renunciar a su estilo y acento clásico, muestra emoción, pasión, entendimiento y envolvimiento con los textos, y logra comunicar los estados de ánimo inherentes a cada pieza, cantando con un tono nítido, un acento neutro, castizo por momentos aunque jamás forzado y sin dejar de lado los arabescos y el cante jondo en canciones tradicionales de Andalucía como: Jaeneras, Playera: Hincarse de rodillas, la jocosa Sevillanas: Todas las mañanitas; o en la conmovedora Arrorró, mi niño, duerme, canción tradicional canaria. Mas de una canción traerá recuerdos a quien escuche este disco como: Tengo que subircanción tradicional asturiana ; Adiós, meu homiño, canción gallega; La vi llorando, canción tradicional de Castilla; o El Rossinyol, canción popular catalana, entre otras. Es importante resaltar el hecho que tan solo unas semanas después de haber salido al mercado, este disco se ubicó en los primeros diez puestos en la categoría de música clásica, de la clasificación que hace la prestigiosa revista estadounidense Billboard,

http://camillezamora.com/


https://www.brightshiny.ninja/if-the-night-grows-dark


sábado, 25 de julio de 2020

Tosca - Stresa Festival, La Palazzola

Foto: Stresa Festival

Renzo Bellardone

Il coraggio dei nostri teatri e dei nostri festival italiani non si è fatto fermare da disposizioni cautelativamente restrittive ed hanno comunque saputo offrire al loro pubblico spettacoli e momenti di vita vissuta insieme: così anche lo Stresa Festival.

TOSCA – Stresa Festival - La Palazzola – 24 luglio 2020 Direzione Morabeza Tosca, voce Massimo DeLorenzi, chitarra Giovanna Famulari,violoncello e pianoforte Fabia Salvucci,cori Alessia Salvucci, percussioni

Questa sera si viaggia attraverso luoghi, spazi, strade di paesi diversi ad iniziare dalle assolate piazze del Sud: a tenerci per manoc’è TOSCA che dopo una minuziosa ricerca musicale offre al pubblico musica senza pareti e senza confini, però sotto lo stesso cielo del pentagramma. Si inizia con un canto popolare intermezzato da un parlato che racconta di luoghi vissuti e di incontri ricordati; poi il tamburello suonato dalla stessa Tosca con maestria e versatilità andando alla ricerca di sonorità particolari. Il viaggio racconta di paesaggi sempre uguali e sempre diversi con melodie, allegro impeto e intime riflessioni. Tosca non ha certo bisogno di presentazioni, a dal vivo è veramente un’artista completa che oltre a cantare suona, balla, coinvolge il pubblico a cantare e ballare. La voce è indubbiamente molto bella con colori passionali, ma ben definiti, frutto di salda tecnica ed orgoglio nella propria professione. Canta una canzone per lei composta da Ivano Fossati e con ‘Piazza Grande’ lancia un commovente ricordo  di Lucio Dalla.  La serietà di Tosca emerge quando riconosce il grande e buon lavoro dei suoi collaboratori e dà loro molto spazio e visibilità. Come non citare Giovanna Famulari al violoncello, pianoforte, voce, tastierino e tamburelli in un variopinto dipinto musicale. Le due sorelle Salvucci veramente interessanti: Fabia voce d’insieme con Tosca che con  tono più acuto esalta l’insieme della proposta e poi Alessia che con l’assolo di tamburello ha dato una nuova dimensione dell’utilizzo dello strumento popolare. Eclettico e decisamente virtuosistico l’unico uomo della formazione ovvero Massimo de Lorenzi alla chitarra. Una festa gioiosa che ha rallegrato una fresca serata estiva sull’elegante lungolago di Stresa, con il pubblico (ovviamente distanziato) che in piedi balla e con Tosca canta ‘Cara Ninella, Ninozza, Ninà’ La Musica vince sempre!




jueves, 23 de julio de 2020

Soprano Regula Mühlemann is releasing her second album of Mozart arias with the Basel Chamber Orchestra on the Sony Classical label on September 4, 2020.

Photo © Guido Werner 
Soprano Regula Mühlemann is releasing her second album of Mozart arias with the Basel Chamber Orchestra on the Sony Classical label on 4 September 2020. The Swiss soprano Regula Mühlemann released her debut album on the Sony label in 2016, when she chose a selection of opera and concert arias by Mozart. The response was overwhelmingly positive. One reviewer spoke of being “in a Mozartian heaven”, while BR-Klassik hailed the depth of the singer’s interpretative powers and the bell-like purity of her voice, which was said to retain its wonderful natural warmth even at the very top of its range: “This combination makes Regula Mühlemann an outstanding Mozartian” was the reviewer’s conclusion. Mozart Arias won the German Record Critics’ Prize. Since then it is not just as a Mozartian that Regula Mühlemann has conquered the world’s opera houses and concert halls, she has also released two other albums on the Sony Classical label, both of them equally well received: Cleopatra and Lieder der Heimat. She has additionally appeared twice at the ZDF Advent Concert and as a prizewinner at the 2018 ZDF Opus Klassik Gala. For her latest album – and adopting the motto “Never change a winning team!” – she returns to Mozart with the Basel Chamber Orchestra under the direction of conductor Umberto Benedetti Michelangeli. She has now chosen nine of her favourite arias, numbers as virtuosic as they are emotionally affecting and including arias from Die Zauberflöte, Il re pastore, Lucio Silla, Zaide, La finta semplice and Idomeneo as well as a concert aria Ah se in ciel, benigne stelle K538 and an insertion aria Un moto di gioia K579. 
Photo © Henning Ross
Regula Mühlemann admires Mozart’s deep understanding of the human soul, in addition to which his music is a challenge for every singer, as the soprano herself stresses: “Many people think that Mozart’s music is easy. But the more experience I have as a singer, the more convinced I am that his works are some of the most difficult that a singer ever has to deal with. Behind the ostensible simplicity, the honesty and the authenticity, there is absolutely no room for uncertainty or insecurity on either a technical or an interpretative level. Unless you invest 100% of your thoughts and feelings in Mozart, everyone notices this at once.” On her latest album Regula Mühlemann is also heard as Susanna in Le nozze di Figaro. As she once admitted in an interview, this was not only her first Mozart opera, which she heard as a teenager in Zurich, it was also the opera that made her want to become a singer. “I was so moved and filled with such happiness, all I could think of was that I wanted to sing something as beautiful and that I absolutely had to do so.” Regula Mühlemann was due to sing Pamina in Die Zauberflöte at the 2020 Salzburg Festival, but this production has now been postponed to 2021, so that she is looking forward even more to her forthcoming performances in another Mozart opera at the Vienna State Opera, where she will sing the role of Blondchen in Hans Neuenfels’s eagerly awaited new production of Die Entführung aus dem Serail under the direction of Antonello Manacorda.


Mozart Arias II
Product Number: 19439752372                       
Available from 4 September 2020