martes, 1 de julio de 2014

77° Maggio Musicale Fiorentino. Orchestra Filarmonica di San Pietroburgo.

 © Copyright Michele Borzoni / TerraProject / Contrasto

Massimo Crispi

Ci sono alcuni concerti nella vita che restano impressi nella memoria, già mentre si stanno svolgendo si ha la certezza che resteranno un punto di riferimento per l’avvenire. È stato il caso di questa esibizione spettacolare dell’Orchestra Filarmonica di San Pietroburgo, diretta da Yuri Temirkanov, con la partecipazione della violinista spagnola Leticia MorenoIl programma aveva la struttura di un classico concerto sinfonico: una fantasia sinfonica, un concerto per strumento solista nella prima parte e un’opera sinfonica nella seconda, in questo caso un balletto. Ha aperto la serata la splendida “Francesca da Rimini” di Piotr Ilic Ciaikovskij, dove Temirkanov ha accentuato il carattere spesso lugubre e amaro, predestinato agli amori danteschi di Paolo e Francesca, con colori oscuri degli archi e di certi fiati. Il canto del clarinetto solista, accompagnato da pizzicati impalpabili dell’intera compagine di archi, emergeva dolente e commovente, e infatti l’artista ha ricevuto, alla fine, la sua dose di ovazioni. Ciò che ha caratterizzato quest’esecuzione è stata la nitidezza dei fraseggi di ogni sezione, che entravano l’uno nell’altro, nel vortice sonoro e quasi onomatopeico che avvolgeva i due amanti infelici. Magistrale. Leticia Moreno, violinista giovane e già assai carismatica, si impone fin dall’ingresso: allure aristocratica e sicura unita all’esilità della figura, quasi una modella prestata alla musica. Questa violinista di nuova generazione ma al tempo stesso creatura di un tempo indefinito, elegante e sensuale, ha la fortuna di suonare su un violino Nicola Gagliano del 1762, il cui suono vellutato rispecchia perfettamente l’immagine che l’artista dà di sé. I suoni che la Moreno ha cavato da questo strumento assai pregevole, anche se leggermente flebili rispetto a uno strumento più moderno, erano caldissimi, avvolgenti, e il suo virtuosismo evidente ma non ostentato, al contrario, era assolutamente comunicativo, come se non potesse essere che così, naturale. Era insomma, questo strumento, quasi una voce umana. L’organico ridotto dell’orchestra, sotto la leggera ed elegantissima direzione di Temirkanov, nel concerto di Felix Mendelssohn, ha consentito alla sensazionale musicalità della Moreno di emergere al suo meglio, senza sosta, alternando una mirabile propensione all’elegia nei momenti lirici e una virtuosità consumata nei travolgenti “allegro”. Bis splendido con pianoforte: “Nana” di Manuel de Falla, che si accordava perfettamente al tono elegiaco della serata. Pubblico adorante, giustamente. La seconda parte del concerto era interamente occupata dal balletto “Petroushka” di Igor Stravinskij, nella versione nel 1947. Non ci sono parole per la perfezione raggiunta da questo ensemble sinfonico nella difficilissima partitura stravinskiana, soprattutto per la ritmica, dove si fondono molti brani con melodie e tempi completamente diversi, creando quel senso di disorientamento che si prova nei luna park, dove ogni rumore si confonde con quello delle giostre e dei fenomeni vicini. Temirkanov ha diretto con un chiarissimo gesto e pochi cenni un’immenso affresco popolare, dominato da burattini e dalle loro immaginate passioni. Pensato per Diaghilev e i suoi Ballets Russes fu danzato da Nijinskij, la Karsavina e Orlov… ma sono certo che i loro fantasmi erano lì presenti, e quasi si vedevano danzare in mezzo a quella perfezione musicale: un’esecuzione come questa risveglia gli spiriti di tutti i danzatori del passato. Le melodie popolari intonate dagli strumenti che caratterizzano i personaggi, eseguite dalle bravissime prime parti dell’orchestra, dalla boite-à-musique alla tromba, ai flauti, agli oboi, al pianoforte, alle percussioni, eccetera, erano tanto espressive che il carattere drammatico e narrativo della partitura veniva fuori spontaneamente raccontandoci la storia senza le parole e senza l’azione coreografica. Applausi sonori per tutti e due preziosi bis: Momento musicale n 3 di Franz Schubert, in un’insolita versione per archi, dalla leggerezza di un velo di seta, e il sontuoso “Pas de deux” dallo Schiaccianoci, in una travolgente interpretazione di Temirkanov: Russians do it better, non c’è nulla da fare. 

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