jueves, 16 de julio de 2015

Les Troyens di Berlioz - San Francisco Opera

Cory Weaver / San Francisco Opera

Ramón Jacques

I Troiani, la maestosa grand-opera di Berlioz, è stata messa in scena in versione integrale a San Francisco, e proprio qui l'opera ebbe il suo debutto statunitense nel 1966, anche se in versione ridotta, riproposta poi negli anni 1968 e 1969. In tutte le recite realizzate in quelle tre stagioni i ruoli di Cassandra e Didone  erano stati interpretati dal leggendario soprano francese Regine Crespin. Da allora l'opera è rimasta praticamente nell'oblio negli Stati Uniti e solo il Met l'ha allestita nel 1983 in occasione del suo centenario, così come l'Opera di Los Angeles nel 1991, per cui si deve considerare un privilegio assistere ad uno spettacolo di questa importanza. Qui si è visto  lo spettacolo allestito da David McVicar, coprodotto con il Covent Garden di Londra, la Staatsoper di Vienna e il Teatro alla Scala di Milano, che presenta una lettura classica, diretta, senza utilizzo di sorprese drammaturghe. In scena si è vista una scura e convessa struttura di ferro che rappresentava la città di Troia, così come una enorme testa di cavallo metallica , un robot gigante di quasi otto metri di altezza che con giochi pirotecnici e fuoco rappresentava la distruzione della città di Troia. Nella seconda parte, Cartagine è stata rappresentata con una grande città in miniatura situata al centro della scena circondata da una tribuna concava di modelli architettonici e colori brillanti, allusivi dell'assolato deserto africano. Si è trattato di uno spettacolo in cui si apprezzavano diverse tonalità e contrasti tanto nelle luci come nei costumi di epoche e influenze differenti.  La concezione visiva è stata di Wolfgang Gobbel e le luci di Pia Virolainen. Se pur esistevano punti discutibili nelle idee di McVicar: come la battaglia di Troia trasposta nella guerra di Crimea, i costumi militari pertinenti a quel periodo e gli estesi e fastidiosi balletti, per citare alcuni dettagli che potevano bloccare la teatralità sulla scena, di certo l'allestimento funziona e nulla può offuscare la magnificenza dell'orchestra, delle voci, del coro presenti in questa partitura. il cast è stato capeggiato dalla notevole Cassandra di Anna Caterina Antonacci che ha dato senso al suo personaggiomostrando l'intensità emozionale della moglie tradita, e ha cantato con profondità espressiva, solidità in ogni registro e timbro fascinoso.Susan Graham ha apportato sensualità al ruolo di Didone al quale ha prestato la sua colorita, brunita e sontuosa voce, ideale per esprimere l'esaltazione, così come i malesseri amorosi della regina cartaginese. Il tenore Bryan Hymel ha incarnato con passione e rapimento i momenti di amore e guerra di Enea, con voce robusta, potente, molto brillante negli acuti e nel suo tono. Il baritono Brian  Mulligan ha fatto risaltare Corebo, personaggio di poca sostanza. Il resto del cast è stato di adeguato disimpegno, anche se una menzione speciale spetta per il mezzo soprano Sasha Cooke, affascinante Anna dalla voce morbida e vellutata , e al tenore messico-americano Rene Barbera che come Iopa ha cantato con eleganza e bravura non comune, un artista da tenere d'occhio.  Corretto è stato Christian Van Horn come Narbal. Il coro diretto da Ian Robertson è stato più che un protagonista della recita, mostrandosi attivo in scena e cantando con intonazione e sincronia.  La direzione di Donald Runnicles, ex titolare del l'orchestra , ha dato unità drammatica ad una partitura complessa ed estesa, e nonostante alcuni minimi sfasamenti, ha guidato con intenzione una orchestra che si è mostrata compatta e omogenea e dalla quale ha ottenuto un risultato emozionante e  tangibile. 



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