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Tuesday, November 29, 2011

TUTTI I COLORI DI HÄNDEL.

Massimo Crispi

G. F. Händel: CIEL E TERRA. CD Iberia Classical 2011.

Un Händel tutto mediterraneo, questo proposto da Darío Moreno e dalla sua Orquesta Barroca de Granada, che riportano il sole del sud su splendide partiture che spesso si ascoltano in algide esecuzioni nordeuropee, pur quotatissime e riverite. E già, il sole mediterraneo… perché ciò che a volte manca in molti allestimenti o, comunque, anche solo in molte esecuzioni in concerto, è proprio questa luminosità calda, solida, tattile; si sente l’assenza di tutto lo spettro di una luce, spesso limitata da prismi che si dimostrano insufficienti a dipanare un pieno arcobaleno: quella luce che affascinò Händel nei suoi viaggi in Italia, dove scoprì la vitalità di Scarlatti e Corelli, dove si immerse nei chiaroscuri di Napoli, Roma, Firenze, Venezia e che spesso ritornava prepotente nelle sue opere successive. Händel, che finì la sua vita senza mai più poter vedere alcuna scintilla, cieco, come il suo Samson che canta “Total eclypse”, più di altri autori, necessita la ricerca di una luce, anzi di tante luci: ogni aria, ogni brano ha il suo colore e, al suo interno, spesso ne libera altri insospettabili in guizzi improvvisi e in armonie mutanti e inattese, e chi si mette ad ascoltare la sua musica, soprattutto se è la prima volta, ha tutto il diritto di ascoltare l’intero spettro. Chissà se Händel si soffermò mai sui Caravaggio e i Gentileschi, i Ribera e i Giordano, i Preti e i Rosa che adornavano chiese e palazzi italiani… Talora sembra di ascoltare nelle sue opere la trasposizione in musica delle rocce di Salvator Rosa e della fiammeggiante caduta di Lucifero di Luca Giordano, o, almeno, questa è la suggestione di cui io sono vittima: gli arancioni dell’ouverture del “Giulio Cesare”, per esempio, che mutano di tanto in tanto ora in rosso ora in verde; o il caleidoscopio dell’ouverture e delle danze di “Alcina”, dove le danze dei sogni funesti proiettano ombre taglienti e dure sui riflessi cangianti, come di velluto di seta, delle altre danze, creando siparietti e scenari dove il prezioso suono dell’OBG si diffonde in tutta la sua varietà: ecco improvvisamente uno scoppiettante “Tamburino” come un piccolo e variopinto fuoco d’artificio! E che dire dei morbidi vortici con tutte le tonalità dell’azzurro, dell’aria “Un momento di contento”, sempre da “Alcina”, o la tempesta grigiobuastra con squarci neri e di luci blu di Prussia dell’aria di non frequente ascolto dalla “Brockes Passion”: “Brich Brüllen der Abgrund”, o i viola alternati ai riflessi di ghiaccio dell’aria “Io già t’amai” e gli ocra di “Pastorello d’un povero armento” da “Rodelinda”? E i lampi rossastri, color ruggine, degli archi ammorbiditi dai caldi oboi nell’aria da “Alexander’s Feast”? O nel finale, l’aria tratta da “Tamerlano” che dà il titolo al CD “Cielo e terra”, aria di sdegno di Bajazet, una cavalcata in cui gli archi dalle brune criniere inseguono e sono inseguiti da una voce dalle sfrangiature fiammeggianti… Il lavoro di Moreno è stato proprio questo. Da artista dal temperamento acceso e brillante qual è, Moreno, come un pittore barocco, ha saputo trarre le aguzze luci e le brune ombre di Händel rendendogli un vestito nuovo, confezionato apposta per lui. E anche per noi ascoltatori, che gli siamo grati di quest’opera di recupero di una luminosità alla quale, in molti ascolti, come dicevamo in apertura, non viene resa grazia, scoprendo così l’abilità del maestro granadino nel comunicare il suo mondo. Qualità, a ben pensare, non poi così frequente da trovare nel panorama internazionale. Anche tutte le realizzazioni del basso continuo che Moreno ha adottato in questo disco, accoppiando gli strumenti nelle combinazioni più varie, non fanno che arricchire la tavolozza coloristica già di per sé abbastanza ricca. Scelta bene anche la sala di registrazione, il prestigioso Auditorio De Falla di Granada, la cui acustica tira fuori il meglio dagli strumenti e dalle voci. L’OBG ha di conseguenza, in questo CD, offerto suoni e fraseggi quanto mai vari, sempre presenti, mai abbandonati a sé stessi o casuali, ma in ogni momento pertinenti e al testo e ai personaggi tenorili di opere e oratori, ai quali ha prestato la voce il tenore David Hernández Anfruns. Dotato di discreti mezzi vocali, idoneo forse più a ruoli lirici che eroico-drammatici, che necessitano di un maggiore dominio dell’accento nel registro centrale e grave, il tenore barcellonese ha comunque cercato anch’egli le luci händeliane, ispirato dalla visione di Moreno, e ha trovato una sua dimensione caratteriale abbastanza convincente all’interno della complessa vocalità del Sassone, con buona pronuncia tedesca, inglese e italiana. La vocalità dei tenori händeliani, soprattutto quelli del dorato periodo londinese, con Fabri e Borosini a disposizione, era piuttosto quella di un baritenore, o tenore eroico, voce rara oggi, soprattutto se deve anche essere dotata di coloratura. Due delle sue migliori esecuzioni in questo CD sono, ad ogni modo, “Urne voi”, da “Il Trionfo del Tempo e del Disinganno”, dove il dialogo incalzante tra il ribattuto degli archi e la declamazione della voce raggiunge livelli artistici degni di nota, e la dolce aria da “La Resurrezione”, “Così la tortorella”, con un cullante basso continuo di tiorba e violoncello, mentre la voce e il flauto si raccontano con dolcezza i dolori della tortorella alla quale un rapace ha tolto la compagna.  Speriamo che seguano presto altre registrazioni: Darío Moreno e l’OBG, che hanno fermamente creduto in questo progetto tutto händeliano, mostrano di aver qualcosa da aggiungere rispetto a ciò che è stato già detto. E noi non vediamo l’ora di scoprirlo.

Friday, October 14, 2011

La Orquesta Barroca de Granada presenta su nueva producción discográfica el 15 de octubre.

Fotos: Darío Moreno y el tenor David Hernández

Massimo Crispi

La Orquesta Barroca de Granada (OBG) vuelve al escenario y presenta un atractivo CD en el Auditorio Manuel De Falla de Granada. La histórica y preciosa sede de la Orquesta Ciudad de Granada, lugar que tiene una acústica envidiable y que le fue amablemente concedida por el Ayuntamiento de Granada.  El director del ensamble barroco, el clavecinista y pianista Darío Moreno, también fundador de esta orquesta en 2007 y quien desde entonces promueve cada paso, cada exhibición, cada descubrimiento. La orquesta española crece constantemente en calidad, a pesar de las dificultades que España está atravesando durante este periodo así como por la falta de interés de muchas instituciones públicas y privadas por la cultura y la música en general. Una ciudad como Granada, perla artística no solo de España si no de Europa y el mundo, debería ser el más fuerte defensor de esa orquesta que juega un enorme papel de divulgador de obras. Por ciudad entendemos no solo las instituciones oficiales, como el ayuntamiento (que, si recordamos, prestó su colaboración con la disponibilidad del Auditorio) la provincia y la región, además de las grandes sociedades productoras locales, de los productores de vino, de aceite, desde alimenticias hasta las grandes cadenas y empresas turísticas, y desde los industriales hasta los comerciantes individuales. Esa es el alma de Granada y esas también son las instituciones reales que deberían defender y sostener cada paso de una joya tan preciosa. Darío Moreno, andaluz obstinado, sigue por su camino y continua su búsqueda y su ruta en los rincones mas secretos de la belleza, desvelándolos con su gracia y su generosidad. Y, a pesar del momento tan poco favorable para la cultura y la música actual en España, Moreno supo demonstrar como la OBG pueda enfrentarse a realizar producciones por si misma, confiando en sus propias fuerzas y en sus valientes músicos, que la convierte quizas en la única orquesta barroca en España, en hacer todo sin la ayuda de las instituciones. De esa manera este joven director nos demostró que no se debe permitir la agonía de la belleza y que, al contrario, el cultivarla y propagarla produce ventajas para todos, dandonos así una gran lección de vida y cultura. La mayoría de los músicos de la OBG, entre los mejores que hay hoy en España, han trabajado también en otros grupos de prestigio como la Orquesta Barroca de Sevilla, European Union Baroque Orchestra, Royal Academy of Music Baroque Orchestra, Musica Aeterna de Bratislava y muchos otros, con directores como Fabio Biondi, Christopher Hogwood, Rinaldo Alessandrini, Harry Christopher, Frans Brüggen, Robert King y Ton Koopman. 

El ultimo fruto de ese camino musical llegó hoy con ese CD “Ciel e terra”, totalmente compuesto de música y arias de Georg Friedrich Händel, por la casa discográfica IBERIA ESTUDIO. Pero, ojo, es un CD de arias para tenor. Generalmente las arias mas famosas de Händel son para soprano y contralto, porque a la época las vedettes de la ópera eran los castrados y las sopranos femeninas. Pero, si en Londres aparecía un valioso tenor, como Annibale Pio Fabri o Francesco Borosini, Händel escribía para ellos los papeles principales o incluso modificaba otros escritos anteriormente hechos para sopranos masculinos. Así nacieron Bajazet, Alessandro il Grande, Grimoaldo y muchos otros personajes, destacando las características vocales de aquellas verdaderas estrellas. En su producción de oratorios las cosas cambiaron: a menudo el personaje principal no era más el de soprano o el contralto si no el tenor. Judas Maccabeus, Jephtha, Samson, tres de sus máximos oratorios donde coinciden el titulo y el nombre de los protagonistas, tuvieron el afortunado encuentro con el tenor John Beard, muy amado por Händel y que siempre estuvo cerca del compositor en los momentos mas difíciles y de mayor desconsuelo. El CD comprende algunos fragmentos instrumentales como la Ouverture de “Giulio Cesare” y las danzas de “Alcina”, además unas de las arias mas famosas para tenor: “Urne voi” de “Il Trionfo del Tempo e del Disinganno” y “Così la tortorella” de “La Resurrezione”, los dos oratorios italianos de Händel, unas arias de las operas “Alcina”, “Rodelinda”, “Tamerlano”, “Acis and Galatea”, y otras de oratorios “Brich Brüllen der Abgrund” de la “Brockes Passion” y “The Princes applaud” de la “Alexander’s Feast”. El tenor protagonista de este notable trabajo es el barcelonés David Hernández Anfrúns, especialista del repertorio barroco y de una carrera en constante desarrollo. El concierto de la presentación de ese CD se realizará el sábado 15 octubre 2011, como ya se señaló en el Auditorio De Falla de Granada, España. Entradas a 12 euros.





Thursday, September 22, 2011

L’Orchestra Barocca di Granada torna a far parlare di sé

Foto: Orquesta Barroca de Granada, Handel

Massimo Crispi

L’Orchestra Barocca di Granada (OBG) torna a far parlare di sé. E lo fa presentando un attraente CD all’Auditorium Manuel De Falla di Granada. La storica e preziosa sede dell’Orchestra Ciudad de Granada, dall’ottima acustica, è stata gentilmente concessa dall’Ayuntamiento de Granada.  Il direttore dell’ensemble barocco, il clavicembalista e pianista Darío Moreno, ha fondato questo complesso nel 2007 e da allora ne promuove ogni passo, ogni esibizione, ogni scoperta. L’orchestra spagnola è in perenne crescita qualitativa, nonostante le difficoltà che attraversi il paese e il disinteresse di molte istituzioni per la musica in generale e una città come Granada, perla artistica non solo della Spagna ma dell’intera Europa e del mondo, dovrebbe essere il più forte sostenitore di quest’orchestra che svolge un ruolo divulgativo enorme. E per città s’intendono non solo le istituzioni ufficiali, cioè il municipio (che, ricordiamo, ha dato il suo apporto concedendo l’auditorium), la provincia e la regione, ma anche e soprattutto le grandi realtà produttrici del luogo, dai produttori di vino, olio, generi alimentari alle grandi catene turistiche, dagli industriali ai singoli negozianti. Questa è l’anima di Granada e queste sono anche le realtà che dovrebbero sostenere ogni passo di una simile pietra preziosa. Darío Moreno, da andaluso testardo, va per la sua strada, e prosegue la sua ricerca e il suo cammino nei più reconditi angoli della bellezza svelandoceli generosamente. E, nonostante il momento poco favorevole alla cultura e alla musica in Spagna attualmente, Moreno ha saputo dimostrare come l’OBG possa affrontare da sola le sue produzioni, contando sulle proprie e valorose forze e i suoi eccellenti musicisti, unica orchestra barocca in Spagna, forse, a far tutto da sé senza l’aiuto delle istituzioni! E ha dimostrato, in questa maniera, che non bisogna lasciare agonizzare la bellezza ma coltivarla, propagarla, a vantaggio di tutti. Una grande lezione di vita e di cultura. La maggior parte dei musicisti dell’OBG, tra i migliori che ci siano in Spagna oggi, hanno fatto parte anche di altri complessi prestigiosi, come l’Orquesta Barroca de Sevilla, European Union Baroque Orchestra, Royal Academy of Music Baroque Orchestra, Musica Aeterna di Bratislava e molti altri e sono stati quindi diretti da Fabio Biondi, Christopher Hogwood, Rinaldo Alessandrini, Harry Christopher, Frans Brüggen, Robert King e Ton Koopman. 

Il frutto di questo percorso musicale oggi è arrivato al CD “Ciel e terra”, totalmente composto di musiche e di arie di Georg Friedrich Händel. La casa discografica è IBERIA ESTUDIO. Ma, attenzione, è un CD con arie per tenore. Generalmente le arie più famose di Händel sono per soprano e per contralto, perché all’epoca le vedettes dell’opera erano i castrati e i soprani femminili. Però, se capitava a Londra un valente tenore, come Annibale Pio Fabri o Francesco Borosini, Händel scriveva per loro i ruoli principali o addirittura ne modificava altri scritti in precedenza per soprano maschile. Nacquero così Bajazet, Alessandro il Grande, Grimoaldo e molti altri personaggi, mettendo in luce le caratteristiche vocali di quelle autentiche star. Negli oratori le cose cambiarono e spesso il personaggio principale non fu più il soprano o il contralto ma il tenore: Jephtha, Samson, Judas Maccabeus, tre dei più noti oratori in cui titolo e nome del protagonista coincidono, vennero fuori dall’incontro col tenore John Beard, amatissimo da Händel e sempre vicino al compositore nei momenti di bisogno e di sconforto. Il CD comprende dei brani strumentali come l’Ouverture da “Giulio Cesare” e le danze da “Alcina” e poi alcune tra le arie più famose per tenore, da “Urne voi” da “Il Trionfo del Tempo e del Disinganno” e “Così la tortorella” da “La Resurrezione”, i due oratori italiani di Händel, alle arie dalle opere “Alcina”, “Rodelinda”, “Tamerlano”, “Acis and Galatea”, per poi tornare all’oratorio con “Brich Brüllen der Abgrund” dalla “Brockes Passion” e “The Princes applaud” da “Alexander’s Feast”. Il tenore a cui è stato richiesto questo notevole impegno è il barcellonese David Hernández Anfrúns, specialista del repertorio barocco e in costante ascesa. Il concerto di presentazione sarà sabato 15 ottobre 2011, ore 20.30, Auditorium De Falla di Granada. Biglietti € 12.

Tuesday, September 21, 2010

Entrevista con el músico y director español Darío Moreno, titular de la Orquesta Barroca de Granada.

Fotos: Darío Moreno / Orquesta Barroca de Granada.
Massimo Crispi
Darío Moreno. Un músico polifacético, que es imposible de enmarcar sin que ese marco cambie de forma cuando se mira ya que es: pianista de jazz y clavecinista, compositor y director de la Orquesta Barroca de Granada, uno de los ensambles españoles que comienzan a afianzarse en el panorama nacional en la música antigua. Moreno es un infatigable músico e investigador que comunica un entusiasmo muy vivaz, dirigiéndose al teatro. Quizás deberíamos decir que pone el teatro en la música que hace, y aun más. Descubrimos por medio de esta simpática y amable entrevista que el maestro nos otorgó, las aspiraciones, las pasiones, las investigaciones y los proyectos de este ascendente y joven artista. Descubrimos también lo que sucede en España, donde, a pesar de una fuerte crisis, siempre existen fervores artísticos y si algunos grupos desaparecen afortunadamente aparecen otros.

Tú forma de ser artista como parece al escuchar tu música esta en la libertad. La música no tiene secretos ni fronteras y Lully, Thelonious Monk, Händel, Chick Corea, Debussy o Pat Metheny parecen convivir en un Edén donde todo esta permitido ¿Podrías hablarnos de tu manera de comunicar la música? Existen dificultades para proponer cosas tan distintas a las sociedades de conciertos, que a menudo están muy cristalizadas en una visión inmóvil de la música en el tiempo? ¿Has tocado programas mixtos de Barroco y jazz, música antigua y moderna? ¿Lo ves como algo realizable, hoy, en las temporadas oficiales de España?

Siempre he sido muy ecléctico musicalmente hablando. Para mi la música ha sido siempre un “todo”, un lenguaje muy amplio con multitud de tendencias y estéticas. Comencé mi formación en el Conservatorio pero a lo largo de mi carrera me he ido acercando a otras músicas que me han ido interesando por diversos factores. Nunca he querido especializarme en un solo campo musical porque eso supondría perderme otras muchas cosas que me gustan. Creo que se puede aprender de todos los lenguajes musicales y se pueden interrelacionar. Para mi, este es el enriquecimiento para un artista, beber de muchas fuentes, siempre con conocimiento, seriedad, humildad y respeto por lo que uno hace.
En cuanto a la segunda parte de tu pregunta, no he realizado nunca un concierto mixto porque normalmente, cuando me involucro en un proyecto relacionado con la música antigua, por ejemplo, es porque quiero desconectar durante un tiempo del mundo del jazz y viceversa. La fusión me gusta experimentarla más en el mundo del jazz. Es aquí donde me siento cómodo para mezclar formulas, ritmos y armonías de la música popular, no solo de mi país sino de lugares como Marruecos, Brasil, Cuba con estilos como el funk, el rock, el swing e incluso el flamenco, conectando todos los elementos con el lenguaje de la improvisación. En cuanto a realizar algún programa mixto de música barroca y jazz, hay multitud de antecedentes en la historia. Ahí está por ejemplo el pianista francés Jacques Loussier, con 50 años de trayectoria artística interpretando a Bach en clave de jazz. No en vano Bach sigue siendo el gran referente, no solo para los músicos de formación clásica sino también para los músicos de jazz, que admiran su contrapunto, la armonía, el ritmo y la gran destreza técnica que requiere su interpretación. Yo aún no he sentido la necesidad de preparar un programa mixto de este tipo por lo que explicaba anteriormente y porque pienso que es algo que habría que hacer muy bien para no caer en fabricar un producto ortopédico. Quizás más adelante me aventure en algo así, con más conocimiento.

La formación es algo muy importante para un músico, generalmente y en tu caso en particular. Como nuestras escuelas están preparadas (o insuficientes) para formar artistas modernos, con un amplio mapa de intereses ¿Que harías tu para modificarlas o potenciarlas?

Creo que en el caso particular de los Conservatorios, al menos en España, nos encontramos en una situación de transición en un intento por adaptarse a una demanda social real, acorde con los tiempos que vivimos, pero aún queda mucho por hacer y estamos todavía lejos de que esta demanda de nuevas asignaturas y especialidades pueda ser ofertada por nuestros centros ante la insuficiente inversión presupuestaria de las instituciones públicas en materia de cultura. En este sentido, pienso que todo pasa porque se realicen las aportaciones económicas suficientes para poder tener unos Conservatorios modernos, en instalaciones, en instrumental, así como disponer y seleccionar un profesorado formado y preparado para impartir estas nuevas especialidades. En el caso de las escuelas privadas la cosa es diferente, ya que ha sido éstas las que han cubierto en parte, este vacio que los conservatorios no han conseguido ocupar pero con la contrapartida de que ofertan pocas plazas de acceso para los estudiantes y en muchas ocasiones tienen un coste económico para los alumnos que está fuera del alcance de muchos jóvenes. Es por esto que muchos músicos de mi generación nos hemos visto obligados a salir fuera para poder estudiar lo que nos gustaba.

La música barroca que es tu trabajo y tu pasión ¿Como te acercaste a ella y como se encendió esa pasión? Háblanos, por favor, de tu proyecto actual con la Orquesta Barroca de Granada (y otros grupos). ¿Que formaciones prevés, que repertorio, y donde se produce? ¿Quien financia y sigue ese proyecto y la importancia que tiene en el territorio y como se esta desarrollando, sobre todo en un momento tan extraño como el que estamos viviendo?

La música barroca llegó a mi muy pronto, cuando con 14 años mi padre me regaló un disco del “Mesias” de Händel. Recuerdo que escuchaba una y otra vez aquella música y quedé fascinado por aquel instrumento que se escuchaba de fondo y que después descubrí que era un cembalo. No recuerdo qué versión era, ni quién era la orquesta ni su director, seguramente no era una orquesta barroca ni era una interpretación historicista, pero eso para un niño de 14 años eso no era lo importante, sino la mágia de la propia música. Ya desde ese momento me imaginaba tocando en una orquesta así y soñaba con ese instrumento misterioso para mi. Tuvieron que pasar unos cuantos años hasta que terminé mis estudios superiores de piano en el Conservatorio Superior de Madrid, cuando comencé a plantearme seriamente comprar un clavecín y comenzar su estudio. Mi primer instrumento fue una copia de un Giusti construido por el luthier granadino Francisco Hervás, que aún conservo y con el que comencé mis primeros pasos junto unos pocos amigos que, en Granada, tocaban instrumentos de época. Mi primer grupo fue un trío, “Traversiere” junto al flautista Jesús Moreno y el fagotista Joaquín Osca, con los que aún sigo trabajando y con los que tengo una gran amistad. Teníamos mucha ilusión y compartíamos muy buenos momentos aprendiendo juntos. Después comencé a profundizar más en el mundo de la música antigua, hasta que conocí a mi maestro, el clavecinista madrileño Toni Millán, con el que estudié la interpretación del repertorio del instrumento y bajo continuo, primero en clases privadas y después en el Conservatorio de Madrid. Después participé, también en Granada, en diversas formaciones de cámara con instrumentos originales: “Capilla Musical Los Extravagantes”, “Taller Barroco Hemiolia”, “Academya Galante”, mientras seguía con mis estudios de clave. Fue también una época de formación, donde asistí a muchos cursos especializados como los de Daroca en Zaragoza con Christine Wiffen, Jan Willen Jansen, Robert Woolley y con Lars Ulrik Mortensen en Rolduc (Holanda).

En 2007 y con la ayuda del violinista Ángel Sampedro, comencé a gestar el proyecto de la Orquesta Barroca de Granada (OBG) con la creación primero de la Orquesta Barroca del Conservatorio Superior de Granada a modo de orquesta de “cantera”, con la que disponer de un elenco de instrumentistas de cuerda en Granada. Para ello organicé numerosos cursos en los que los participantes recibían una formación especializada dentro de una orquesta barroca y para los
que conté con numerosos profesores, en su mayor parte violinistas- directores como el mencionado Ángel Sampedro, Peter Zajicek, Alfred Cañamero y Peter Biely, realizando numerosos conciertos donde poner en práctica el trabajo realizado durante los cursos. En este sentido, este ha sido un proyecto pionero en España, un proyecto con vocación de continuidad y que permitió la creación de la Orquesta Barroca de Granada donde los mejores estudiantes de nuestro conservatorio compartían atril con profesionales de la música antigua de reconocido prestigio dentro de este campo.

En la actualidad, la Orquesta Barroca de Granada es ya una realidad en el panorama barroco español, con la realización de numerosos conciertos desde su creación, en diversos festivales especializados y con un funcionamiento plenamente profesional. Con la OBG hay varios proyectos que se están moviendo, conciertos instrumentales, conciertos vocales, ópera y entre ellos se encuentra el de la recuperación del patrimonio musical barroco andaluz con la investigación, interpretación y difusión de las obras que yacen en los archivos de nuestras capillas y catedrales. En éste sentido, estoy trabajando en la recuperación de la obra de Antonio Cavallero (1728- 1822), último maestro de la Real Capilla de Granada y de otros autores que desempeñaron su labor como maestros de capilla en Andalucía, a principios del XVIII y que verá la luz a finales de este año en forma de grabación discográfica. Esta producción es muy ambiciosa e implica a mucha gente; instrumentistas, cantantes, musicólogos y se implicarán instituciones como la Universidad de Granada, el Centro de Documentación Musical de Andalucía y algunas instituciones privadas granadinas. Será nuestro primer trabajo discográfico dentro del panorama de la música antigua y tengo puesto en él toda mi ilusión y energía. Es cierto que vivimos una época de incertidumbre económica que está afectando también muy gravemente a la financiación de este tipo de proyectos artísticos, pero confío que por la importancia cultural que supone para la difusión del patrimonio artístico de nuestra ciudad, Granada, así como para el resto de Andalucía, podamos contar con el apoyo necesario para poder llevarlo a cabo.

El barroco musical es en gran parte vocal. ¿Como te relacionas con los cantantes que trabajan contigo, que sugerencias le das y que sugerencias te dan ellos?

Bueno, mi relación con cantantes viene de lejos, desde que estudiaba piano en el Conservatorio de Granada, trabajando como repertorista en clases de canto privadas con distintos profesores. En esos años toqué mucho repertorio: óperas, lieder, zarzuelas, oratorios, misas, canciones de concierto y aprendí muchísimo como músico. Fue una experiencia muy enriquecedora. Años después, tras acabar los estudios superiores de piano en Madrid comencé a trabajar como pianista acompañante en el Conservatorio Superior de Granada y precisamente mis primeros años fueron como repertorista. Mi relación actual con los cantantes que trabajan en algunos de mis proyectos con la OBG es siempre de respeto, de aprender y de compartir mis ideas de las obras que trabajo con ellos, intentando que nunca pierdan su propia personalidad artística. Intento, dentro de unas pautas, que se sientan cómodos y libres para expresarse como músicos. Al mismo tiempo me gusta que tengan la suficiente personalidad como para trasladarme buenas ideas en cuanto a interpretación, fraseo, dinámica, respiración y tempo, de manera que mi concepto musical ante una obra, siempre está abierto y es elástico.
¿Como ves la difusión de la música en tu país y como querrías que fuera en el futuro? ¿Como podrían los músicos de España incrementar la difusión y hacerla rendir frutos? ¿Existen otras maneras que no estén atadas solo a una institución pública? ¿Ayuda la tele y todo el mundo mediático en general a esa difusión o se hace poco, hasta hoy?

Bastante pobre. La difusión de la música “culta” en España pasa por momentos muy bajos, no solo a nivel discográfico, donde la recesión de la industria se extiende a todos los ámbitos musicales, sino también en cuanto a conciertos programados, ciclos de conciertos y festivales. Afortunadamente artistas con talento siempre habrá, haya o no crisis, haya o no industria discográfica, pero lo cierto es que los presupuestos destinados a la cultura han sufrido unos fortísimos recortes que han llevado a la desaparición y casi extinción, de muchos festivales especializados que sobreviven agónicamente con una cuarta parte del presupuesto que tenían hace tres años. Esto hace más difícil la programación de conciertos o ciclos donde se pueda captar a un mayor público interesado. Crear un público exigente, culto, que origine una demanda creciente de conciertos de calidad, pasa por apoyar económicamente conciertos, ciclos y grandes festivales. Si esto no se hace, tendremos un público ignorante, sin referencias.

El músico y la formación musical que vive de esos conciertos es el primer afectado en todo esto. Muchas formaciones más humildes financieramente hablando, han desaparecido en la actualidad por falta de demanda. En esto podría ayudar mucho la televisión, pero este es un medio absolutamente desaprovechado por las grandes cadenas televisivas en materia de música “culta” ya que solo apoyan a la música comercial de consumo que mueve mayores beneficios económicos. Algunos de los escasos canales dedicados a la difusión de la cultura, como “Mezzo” o “Arte”, son privados y de pago, destinados solo a unos pocos amantes de la música y no al alcance de cualquier aficionado. Sinceramente pienso que la televisión es un medio, por otra parte, que ya está caduco. El presente y cada vez más en el futuro inmediato, se impondrá la “televisión a la carta” o simplemente internet. Yo uso muchísimo más “youtube” en la actualidad que la televisión, que apenas si la veo porque no me interesa y creo que a cada vez más gente le pasa esto.

La radio, afortunadamente, hace una mayor difusión a nuestro trabajo que su hermana mayor, la TV, con la retrasmisión en directo de muchos conciertos interesantes que de otra forma no llegarían hasta buena parte del público aunque creo que aún se podría hacer más. La mejor manera que tenemos los músicos en estos momentos para hacernos escuchar y ofrecer nuestro trabajo, es internet. Sin duda redes sociales como myspace, youtube o facebook, han contribuido a ello y han ayudado a que músicos de muchos lugares lejanos puedan conocerse, compartir su trabajo y a escucharse mutuamente. También es imprescindible hoy por hoy, tener un web site, personal o del grupo musical, donde poder escuchar y ver en acción la música que cada cual hace. Esta fórmula junto con una buena grabación de audio y video se convierten en la mejor tarjeta de presentación y difusión de un artista o formación musical lejos ya del control de la distribución que pueda realizar la mejor compañía discográfica, que siempre será más limitada que la que pueda ofrecer internet. Ya no hay limitación en cuanto a llegar a cualquier parte del mundo a través de internet sino de hacer que todo el mundo sepa que existas en la red. En el futuro me gustaría que hubiera un público lo suficientemente formado, culto y entrenado a asistir a recitales en vivo que exigiera que se programaran conciertos de calidad, que apoyasen la cultura no solo aisladamente con el precio de una entrada, sino organizándose en asociaciones privadas con cuotas mensuales y con tantos socios que no necesitásemos de la ayuda de las instituciones públicas o al menos se dependiera en un bajo porcentaje de ellas para crear programaciones anuales de conciertos en nuestras ciudades. En definitiva copiar modelos europeos que llevan años funcionando así y que sobreviven más fácilmente a etapas de crisis como la que estamos viviendo, donde los gobiernos están tan endeudados de por si, que la cultura pasa a ser la última de sus prioridades.

¿Como es tu doble función de docente y de ejecutor? o quizás triple, con la del compositor... ¿Cuanto tiempo le dedicas a cada actividad? y ¿cuanto tiempo todo te queda para tu vida extra profesional?

La doble función de docente e intérprete en España se hace en la actualidad bastante complicada en los Conservatorios dependientes de la administración pública, ya que las leyes que nos amparan son las mismas que las de los institutos de bachillerato y no de las universitarias. Esto hace que tengamos que cumplir unos horarios de obligada permanencia en nuestros centros de trabajo, que merma mucho la posibilidad de salir a tocar fuera. Dar conciertos pasa por pedir días de permiso “sin sueldo”, lo que afecta considerablemente a nuestras nóminas y a veces no compensa económicamente ausentarse de nuestras clases para dar conciertos. Casi es una conducta “perseguida” ser un profesor que da conciertos, pero paradójicamente, tener mucha experiencia como intérprete ejecutante, puntúa para nuestras administraciones positivamente de cara a solicitar sexenios, comisiones de servicio y concursos de traslado. Es algo que no se entiende pero así es. Desgraciadamente hemos perdido una oportunidad única de que los conservatorios españoles entren a formar parte de sus universidades con el famoso “Plan Bolonia” de las enseñanzas superiores. De todas formas mis colegas en activo como interpretes y docentes, al igual que yo, opinamos que es fundamental tener una buena formación de escenario para poder trasladarla a nuestros alumnos, futuros profesionales de la música. Esto, no solo debería ser apoyado por nuestras administraciones educativas, sino que se debería dar todas las facilidades posibles a profesores que supongan un valor y un prestigio para el conservatorio para el que trabajan, por su carrera como intérprete.

Respecto a las grabaciones. Es sin duda importante grabar y dejar huella del propio trabajo. Pero hoy con el mercado discográfico en crisis y encaminado hacia un ocaso ¿como se podría, según tú, preservar esa condición de documentación y concretarla para el público y para los músicos?

Ciertamente y tal como explicaba antes, el mercado discográfico sufre la mayor crisis de su historia y tiene que adoptar nuevas formulas que encajen mejor en esta nueva era de la información si quiere sobrevivir.
Algunos ya están haciendo un gran negocio con la venta de música online a precios razonables como el “Music Store” de Apple por poner un ejemplo. Hoy día cualquier músico puede “colgar” su música, no solo aquí sino en otros “sites” dedicados a la distribución y venta de música en linea con la garantía de que todos los beneficios van a parar exclusivamente al músico o músicos responsables de la grabación, sin intermediarios, sin ceder nada a ninguna compañía discográfica. Esto hace realmente atractivo para los músicos actuales realizar grabaciones que uno mismo puede gestionar y distribuir ayudándose de toda esta nueva tecnología. Las grabaciones están atravesando un enorme auge debido sobre todo a los nuevos equipos de producción de audio, mucho más accesibles para el propio músico que trabaja además como productor de su trabajo. Por supuesto que una buena grabación es y seguirá siendo siempre, la mejor tarjeta de visita para un artista o formación musical, de cara a realizar conciertos donde poder mostrar su trabajo en vivo.
La vida de un artista lo hace tener la maleta preparada siempre. ¿Como lo vives y como vive eso tu familia, si es que tienes una?

Bueno, esta me parece realmente una pregunta muy interesante. Es cierto que nuestra profesión hace difícil, en muchas ocasiones, el compaginar una vida profesional con una vida familiar. Esto es complicado en cualquier profesión si no hay un respeto y entendimiento mutuo hacia y desde tu pareja. En mi caso tengo la suerte de tener una familia que me apoya constantemente desde que era niño y una pareja, músico como yo, que entiende perfectamente esta vida puesto que ella
es una gran interprete y lo vive como yo. Con la llegada de una hija a nuestras vidas hace dos años y dos meses, confirmar una fecha en nuestras agendas pasa por pensar primeramente en ella y en tener que coordinarnos mucho más. Personalmente me encanta disfrutar de mi familia y adapto siempre mi agenda de trabajo a pasar todo el tiempo posible con ella. Es una fase muy enriquecedora y feliz en mi vida y quiero vivirla al máximo.

¿Un sueño, un recuerdo, un proyecto (o más)?

Un sueño: Ver siempre feliz a la gente que quiero… Un recuerdo: Montreal Un proyecto: Inculcar en mi hija el amor hacia el arte, disfrutar al máximo de mi familia (y de mi orquesta…)

¿Podrías agregar o decir algo, lo que quieras, desde recetas de cocina a los viajes que te encantaría hacer, libros por leer o películas por ver?

Bueno, viajar es una de mis pasiones junto con la fotografía (si es una combinación de ambas sería lo perfecto). Me encanta el gazpacho andaluz (a mi hija también…), libros por leer?... Ufff tantos, entre ellos algunos libros de “continuo”! Películas? Oh! El cine me fascina pero hace bastante tiempo que no voy a ver una película, así que películas por ver…? Muchísimas!

Saturday, September 18, 2010

Intervista a Dario Moreno -pianista jazz, clavicembalista e direttore della Orquesta Barroca de Granada

Foto: Dario Moreno, Orquesta Barroca de Granada.
Massimo Crispi
Darío Moreno. Un musicista poliedrico, impossibile da etichettare perché l’etichetta che gli si vorrebbe attaccare cambia continuamente la propria identità in qualcos’altro... Da pianista jazz a clavicembalista e direttore dell’emergente Orquesta Barroca de Granada, uno degli ensemble barocchi spagnoli che va affermandosi sempre più in campo nazionale, Moreno è un instancabile musicista e ricercatore, che trasmette un entusiasmo estremamente coinvolgente e che punta al teatro. O forse dovremmo dire che immette il teatro nella musica che esegue. Ma non solo. Scopriamo, attraverso questo simpatico e amabile incontro che il maestro ci ha gentilmente concesso, le aspirazioni, le passioni, gli approfondimenti e i progetti di questo giovane e interessante artista già avviato verso l’Empireo... E scopriamo anche cosa succede in Spagna, dove, nonostante una crisi pesante, i nuovi fermenti, forse più che in Italia, riescono a trovare degli spazi che ormai da noi sono assolutamente negati in nome del nulla berlusconiano o dell’isolatissimo e anacronistico snobismo culturale della sedicente “sinistra”.

La tua maniera di essere artista, da ciò che si ascolta quando suoni, è caratterizzata dalla libertà. La musica per te non ha frontiere né segreti e Lully, Thelonious Monk, Händel, Chick Corea, Debussy o Pat Metheny sembrano convivere in un Eden dove tutto è permesso. Ci puoi parlare della tua maniera di comunicare attraverso la musica? Esistono delle difficoltà a proporre cose tanto diverse alle società di concerti, che magari hanno un concetto della musica un po’ cristallizzato nel tempo? Hai mai eseguito programmi misti di barocco e jazz, antico e moderno e lo vedi come qualcosa di realizzabile nelle stagioni ufficiali in Spagna?

Sono sempre stato molto eclettico musicalmente parlando. Per me la musica è stata sempre un “tutto”, una lingua molto ampia con una moltitudine di tendenze ed estetiche. Ho iniziato la mia formazione al Conservatorio però ho sempre cercato, nella mia carriera, di avvicinarmi ad altre musiche che mi interessavano gradualmente per i motivi più diversi. Non ho mai voluto specializzarmi in un campo musicale perché ciò supporrebbe la perdita di tante altre cose che mi interessano e mi piacciono. Io credo che si possa imparare da tutti i linguaggi musicali e che questi ultimi si possano intrecciare. Secondo me è questo l’arricchimento per un artista, bere da molte sorgenti, sempre con approfondimento, serietà, umiltà e rispetto per ciò che si fa.

Per ciò che riguarda la seconda parte della domanda, non ho mai realizzato un concerto misto perché, in genere, se mi concentro in un concerto di musica antica, per esempio, è perché voglio sconnettermi dal mondo del jazz e viceversa. La fusion mi piace più sperimentarla nel campo del jazz. Qui mi sento più a mio agio nel mescolare formule, ritmi e armonie della musica popolare, non solo del mio paese ma anche di luoghi come il Marocco, il Brasile, Cuba con stili come il funk, il rock, lo swing e il flamenco, connettendo tutti gli elementi attraverso il linguaggio dell’improvvisazione. Per quanto concerne la realizzazione di un programma misto di jazz e barocco ci sono molti antecedenti: per esempio il pianista francese Jacques Loussier, che da cinquant’anni interpreta Bach in versione jazz. E non è invano che Bach continua a essere il gran punto di riferimento, non solo per i musicisti di formazione classica ma anche per i jazzmen, che ne ammirano il contrappunto, l’armonia, il ritmo e la grande destrezza tecnica che richiede una sua interpretazione. Ancora non ho sentito l’esigenza di un programma misto di questo tipo per le ragioni che ho spiegato prima e perché penso che sarebbe qualcosa da fare molto bene per non fabbricare alla fine un prodotto ortopedico. Forse più avanti mi ci avventurerò, con più consapevolezza.

La formazione è qualcosa di molto importante per un musicista in generale e nel tuo caso in particolare. Le nostre scuole sono preparate o insufficienti per formare artisti moderni, con una vasta scelta di interessi? Tu cosa faresti per modificarle o potenziarle?

Credo che, nel caso particolare dei Conservatori, almeno in Spagna, siamo in un periodo di transizione dove c’è un tentativo di adattamento a una domanda sociale reale, in accordo col tempo in cui viviamo, però resta ancora molta strada da fare. Siamo ancora lontani dal momento in cui questa domanda di nuovi incarichi e specializzazioni possa essere soddisfatta dai nostri centri visto l’insufficiente investimento delle istituzioni pubbliche in materia di cultura, c’è tanta strada da fare perché si realizzino gli apporti economici sufficienti per avere dei conservatori moderni con installazioni, strumenti, così come anche disporre di una classe insegnante formata e preparata per soddisfare le nuove specializzazioni. Nel caso delle scuole private è diverso, avendo proprio queste ultime coperto in parte il vuoto che i conservatori non hanno saputo occupare però con la contropartita che ci sono pochi posti di accesso agli studenti e che in molti casi questi posti hanno un costo economico tale fuori della portata di molti giovani. È questa la ragione per cui molti musicisti della mia generazione, me compreso, sono stati obbligati ad andarsene per poter studiare ciò che volevano.
La musica barocca è il tuo lavoro e la tua passione. Come ti ci sei avvicinato e come si è accesa questa passione? Puoi parlarci, per favore, dei tuoi progetti attuali con l’Orquesta Barroca de Granada (e altri gruppi). Che formazioni prevede, dove produce concerti? Chi finanzia e segue questo progetto e che importanza ha nel territorio, come si sta sviluppando, soprattutto in un momento particolare e difficile come l’attuale?

La musica barocca mi si è avvicinata molto presto, quando a quattordici anni mio padre mi regalò un disco del Messia di Händel. Ricordo che non finivo mai di ascoltare quella musica... rimasi affascinato da quello strumento che si ascoltava in sottofondo e che poi scoprii essere un clavicembalo. Non ricordo che versione fosse né l’orchestra né il direttore, di certo non era un’orchestra barocca né un’interpretazione stilisticamente storica, ma per un ragazzo di quell’età non era importante che la magia della musica. Già da quel momento mi vedevo suonare in un’orchestra come quella e sognavo questo strumento a me misterioso. Dovettero passare vari anni, dopo aver terminato i miei studi superiori di pianoforte al Conservatorio Superior de Madrid, quando iniziai a pensare seriamente di comprare un clavicembalo e cominciare a studiarlo. Il mio primo strumento fu una copia di un Giusti costruito dal liutaio granadino Francisco Hervás, che conservo ancora e col quale feci i primi passi con alcuni amici che a Granada suonavano strumenti d’epoca. Il mio primo gruppo è stato un trio, “Traversiere” insieme al flautista Jesús Moreno e al fagottista Joaquín Osca, due grandi amici con cui continuo a lavorare. Avevamo molte aspettative e dividevamo dei momenti bellissimi, in cui abbiamo appreso molte cose. Successivamente ho iniziato ad approfondire sempre di più il mondo della musica antica, finché conobbi il mio maestro, il clavicembalista madrileno Toni Millán, col quale ho studiato l’interpretazione del repertorio e il basso continuo, prima privatamente e poi al Conservatorio di Madrid. In seguito ho fatto parte, anche a Granada, di diverse formazioni cameristiche con strumenti storici: “Capilla Musical Los Extravagantes”, “Taller Barroco Hemiolia”, “Academya Galante”, mentre continuavo i miei studi di cembalo. È stato anche un periodo di formazione, in cui ho seguito molti corsi di specializzazione come quelli di Daroca a Saragozza con Christine Wiffen, Jan Willen Jansen, Robert Woolley e con Lars Ulrik Mortensen a Rolduc (Holanda). Nel 2007 aiutato dal violinista Ángel Sampedro, iniziai a concepire il progetto dell’Orquesta Barroca de Granada (OBG) creando prima l’Orquesta Barroca del Conservatorio Superior de Granada, che mi è servita anche per avere un serbatoio di strumentisti ad arco a Granada. Per il Conservatorio ho organizzato vari corsi nei quali i partecipanti ricevevano una formazione specialistica all’interno di un’orchestra barocca e per i quali ho potuto contare su molti insegnanti, soprattutto violinisti-direttori, come il già ricordato Ángel Sampedro, Peter Zajicek, Alfred Cañamero e Peter Biely, realizzando numerosi concerti dove mettere in pratica il lavoro fatto durante i corsi. Questo è stato un progetto pioniere in Spagna, ma con la vocazione della continuità, e ciò ha permesso la creazione dell’Orquesta Barroca de Granada, in cui i migliori studenti del Conservatorio dividevano il leggio con professionisti della musica antica di riconosciuto prestigio internazionale.

Attualmente, l’Orquesta Barroca de Granada è già una realtà nel panorama barocco spagnolo, con la realizzazione di moltissimi concerti dal momento della sua creazione, in vari festival specializzati e con un funzionamento pienamente professionale. Con l’OBG si stanno avviando vari progetti, concerti strumentali, concerti vocali, opere e, tra essi, il recupero del patrimonio musicale barocco andaluso, con ricerca, interpretazione e diffusione delle opere che giacciono negli archivi delle nostre cappelle e cattedrali. Sto lavorando in questa direzione, recuperando l’opera di Antonio Cavallero (1728 -1822), ultimo maestro della Real Capilla de Granada e d’altri autori che furono maestri di cappella in Andalusia al principio del XVIII secolo e che vedrà la luce alla fine di quest’anno sotto forma di registrazione discografica. È una produzione molto ambiziosa e coinvolge molta gente: strumentisti, cantanti, musicologi, istituzioni come l’Università di Granada, il Centro de Documentación Musical de Andalucía e alcune istituzioni private granadine. Sarà il nostro primo lavoro nel campo discografico della musica antica e ci ho messo dentro tutte le mie speranze ed energie. Di certo viviamo in un’epoca di incertezze che sta contagiando molto gravemente anche il finanziamento di questo tipo di progetti artistici, ma confido nel fatto che l’importanza culturale che si suppone che abbia il patrimonio artistico della nostra città di Granada, così come pure del resto dell’Andalusia, potremo contare dell’appoggio necessario per portarlo fino in fondo.

Il barocco musicale è, per la maggior parte, vocale. Come comunichi coi cantanti che lavorano con te, che suggerimenti dai e quali ti danno loro?

Bene... le mie relazioni coi cantanti arrivano da molto lontano, da quando studiavo pianoforte al Conservatorio de Granada, cuando lavoravo come accompagnatore di repertorio nelle classi di canto private dei singoli insegnanti. In quegli anni suonai moltissimo repertorio: opere, lieder, zarzuela, oratorii, messe, romanze da concerto e ho appreso moltissimo come esecutore. È stata un’esperienza che mi ha molto arricchito. Anni dopo, dopo aver finito gli studi superiori di piano a Madrid, iniziai a lavorare come pianista accompagnatore al Conservatorio Superior de Granada e precisamente i miei primi anni furono da repertorista. La mia attitudine attuale coi cantanti che lavorano con la OBG è sempre di rispetto, di apprendimento e condivisione delle mie idee sulle opere che approfondisco insieme a loro, cercando che essi non perdano mai la propria personalità artistica. Cerco di fare in modo che si sentano comodi e liberi di esprimersi come musicisti. Allo stesso tempo mi piace che abbiano abbastanza personalità per trasmettermi buone idee interpretative, di fraseggio, dinamiche, respirazione e tempi, in modo che la mia concezione musicale, davanti a un’opera, sia sempre aperta ed elastica.

Come vedi la diffusione della musica attualmente in Spagna e come vorresti che fosse per il futuro? Come potrebbero i musicisti spagnoli incrementare la diffusione della musica e renderla più produttiva? Esistono altri modi di finanziamento, secondo te, che non derivino unicamente dalle istituzioni pubbliche? La televisione e il mondo mediatico più in generale aiutano a questa diffusione o si fa poco fino ad oggi?

È davvero poca. La diffusione della musica “colta” in Spagna sta passando momenti molto brutti, non solo a livello discografico, e la recessione industriale si estende anche a tutti gli ambiti musicali, anche a concerti programmati, stagioni e festival. Fortunatamente artisti con talento ce ne saranno sempre, con o senza crisi, con o senza industrie discografiche, ma la cosa certa è che i finanziamenti destinati alla cultura hanno subito fortissimi tagli che hanno provocato la scomparsa e addirittura l’estinzione di festival specialistici, alcuni dei quali sopravvivono in agonia con un quarto dei finanziamenti che avevano anche solo tre anni fa. Questo rende la programmazione dei concerti e di stagioni estremamente difficile anche dove si potrebbe raggiungere un maggior pubblico interessato. Creare un pubblico esigente, colto, che dia origine a una richiesta crescente di concerti di qualità significa un appoggio economico a concerti, rassegne e grandi festival. Se questo non si fa si genererà un pubblico ignorante, senza alcuna referenza.

Il musicista e il gruppo musicale che vivono di questi concerti sono i primi ad essere danneggiati. Molte formazioni, le più umili, finanziariamente parlando, sono scomparse attualmente per mancanza di domanda. In questa situazione potrebbe essere di grande aiuto la televisione, però è un mezzo assolutamente trascurato dalle grandi reti per quanto riguarda la musica “colta”, assolutamente adombrata dalla musica commerciale di consumo che apporta maggiori benefici economici. Alcuni di questi canali dedicati alla diffusione culturale, come Mezzo o Arte, sono privati, a pagamento, destinati a un’élite di cultori della musica e senza possibilità di raggiungere un qualsiasi semplice appassionato senza mezzi economici. Sinceramente penso che la televisione sia già un mezzo, per altri versi, già superato. Nel presente e ancor più nel futuro immediato si imporrà la tv “alla carta”, o, semplicemente internet. Io attualmente utilizzo moltissimo youtube piuttosto che la tv, che guardo appena perché non mi interessa e credo che ciò che succede a me succeda anche a una sempre maggiore quantità di persone. La radio, fortunatamente, fa una maggiore diffusione della sua sorella maggiore, la tv, trasmettendo in diretta molti concerti interessanti che senza questa possibilità non potrebbero raggiungere buona parte del pubblico. E credo che si potrebbe fare ancora di più.

La maniera migliore che noi musicisti abbiamo a disposizione, in questo momento, per farci conoscere e per offrire il nostro lavoro è internet. Senz’ombra di dubbio reti sociali come myspace, youtube o facebook hanno contribuito a ciò che dicevo prima e hanno aiutato molti musicisti di luoghi lontanissimi tra loro a conoscersi, condividere il lavoro ed ascoltarsi reciprocamente. Oggi non si può più fare a meno di un website, personale o del gruppo musicale, dove poter ascoltare e vedere in azione gli artisti. Questa formula, insieme a una buona registrazione audio e video è il migliore biglietto da visita per artisti che stanno lontani dal controllo della distribuzione che anche la migliore casa discografica possa realizzare e che sarà sempre più limitato di quanto possa offrire internet. Non ci sono limiti a raggiungere qualsiasi parte del mondo attraverso internet se non quelli che il mondo sappia che tu esisti nella rete.

Per il futuro mi piacerebbe che esistesse un pubblico sufficientemente informato, colto e allenato ad assistere a concerti dal vivo, che esigesse una programmazione di concerti di qualità, che appoggiasse la cultura non solo isolatamente col prezzo del biglietto, ma anche organizzandosi in associazioni private con quote mensili e con tanti soci, in modo che alla fine non fosse necessario l’aiuto di istituzioni pubbliche o solo con una partecipazione in una bassa percentuale nell’organizzazione di concerti nelle nostre città. Alla fine diventerebbe un copiare dei modelli europei che funzionano così da anni e che sopravvivono più facilmente a periodi come la crisi attuale, dove i governi sono talmente indebitati di per sé che la cultura diventa l’ultima delle sue priorità.

Com’è la tua doppia funzione di docente e di esecutore? O forse tripla, considerando quella del compositore. Quanto tempo dedichi a ognuna delle tue attività e quanto tempo ti resta per la tua vita extraprofessionale.

Attualmente la doppia funzione di docente e interprete in Spagna è abbastanza complicata nei Conservatori pubblici, giacché le leggi che li regolano sono le stesse delle scuole superiori e non delle Università. Per questa ragione dobbiamo osservare degli orari di permanenza obbligata nei nostri centri di lavoro, che riduce molto la possibilità di uscire e suonare fuori. Per fare dei concerti dobbiamo chiedere dei giorni di permesso senza retribuzione. Questo pregiudica notevolmente i nostri salari e a volte non conviene economicamente assentarsi dalle nostre classi per fare dei concerti. Sembra quasi una condotta da condannare essere un insegnante che fa concerti, anche se, paradossalmente, avere molta esperienza come interprete esecutore per le nostre amministrazioni accresce il punteggio in concorsi di trasferimento e commisioni di servizio. Non si capisce perché ma è così... Disgraziatamente abbiamo perso un’opportunità unica per i conservatori spagnoli, quella di essere integrati nelle università col famoso “Plan Bolonia” dell’insegnamento superiore...

Ad ogni buon conto, i miei colleghi attivi sia come docenti che come interpreti, così come me, pensano che sia fondamentale avere una buona formazione “scenica” per poterla trasmettere ai nostri allievi, i futuri professionisti della musica. E questo non solo dovrebbe essere appoggiato dalle nostre amministrazioni dell’istruzione, ma si dovrebbero anche dare tutte le possibilità a insegnanti che, come interpreti, abbiano un valore e un prestigio per il conservatorio per il quale producono.

Parliamo di incisioni. È senz’altro importante registrare e lasciare una traccia del proprio lavoro ma sembra che oggi il mercato discografico sia al tramonto. Come si potrebbe, secondo te, difendere quest’opera di documentazione e renderla concreta per il pubblico e per i musicisti?

Certamente, come spiegavo prima, il mercato discografico sta passando la peggiore crisi della sua storia e, se vorrà sopravvivere, dovrà adottare nuove formule che si incastrino meglio in questa nuova era dell’informatica. Alcuni stanno già facendo dei grandi affari con la vendita di musica online a prezzi ragionevoli, come il “Music Store” di Apple, solo per fare un esempio. Oggi qualsiasi musicista può mettere in rete la sua musica, non solo lì ma anche in siti che si occupano della distribuzione e della vendita di musica online, colla garazia che tutti i benefici saranno solo per i musicisti responsabili della registrazione, senza intermediari, senza cedere nulla a nessuna casa discografica. Tutto ciò è attraente per i musicisti di oggi, perché in questo modo si può gestire tutto da sé stessi e distribuire le proprie incisioni grazie alle nuove tecnologie. Queste registrazioni stanno attraversando un grande successo, soprattutto per i nuovi mezzi di produzione, molto più accessibili per lo stesso musicista che si trasforma anche nel produttore del suo lavoro. Chiaro che una buona registrazione discografica servirà e continuerà ad essere sempre il miglior biglietto da visita per un artista o una formazione, collateralmente all’attività concertistica, dove egli potrà mostrare il suo lavoro dal vivo.

La vita di un artista lo costringe ad avere sempre una valigia pronta. Come vivi questo aspetto e come lo vive la tua famiglia?

Ecco, questa è una domanda molto interessante... Di certo la nostra professione rende difficile conciliare vita professionale e vita familiare. Questo è, in ogni caso, complicato in qualsiasi professione se non ci sono un rispetto e una comprensione reciproci tra i componenti della coppia. Nel mio caso ho la fortuna di avere una famiglia che mi appoggia costantemente da quando ero bambino e ho una moglie, musicista come me, che capisce perfettamente questo tipo di vita, dal momento che lei è una grande interprete e vive ciò che vivo anch’io. Coll’arrivo di una figlia nelle nostre vite due anni e due mesi fa, confermare una data nelle nostre agende passa necessariamente attraverso di lei e col fatto che dobbiamo coordinarci molto di più. Personalmente adoro gioire della mia famiglia e adatto sempre la mia agenda per passare più tempo possibile con i miei cari. È questa una fase della mia vita molto felice e che mi sta arricchendo parecchio e la voglio vivere al massimo.

Un sogno, un ricordo, un progetto (o più di uno)?


Un sogno: vedere sempre felici le persone che amo. Un ricordo: Montréal. Un progetto: Trasmettere a mia figlia l’amore per l’arte, godere al massimo della mia famiglia (e della mia orchestra...)

Sei libero di aggiungere quello che vuoi, da ricette di cucina a viaggi che ti piacerebbe fare, libri da leggere o film da vedere...

Bene... viaggiare è una delle mie passioni, insieme alla fotografia (una combinazione di entrambe le cose è perfetta). Adoro il gazpacho andaluso (anche mia figlia lo adora). Libri da leggere? Un’infinità, e tra questi anche libri di “continuo”... Film da vedere... Il cinema mi affascina ma è tanto tempo che non vedo un film, per cui i film da vedere sono... moltissimi!

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