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Tuesday, October 18, 2011

Le NOVE SINFONIE DI BEETHOVEN, Torino Teatro Regio

Foto: Gianandrea Noseda / Teatro Regio di Torino

Renzo Bellardone

Le NOVE SINFONIE DI BEETHOVEN  Torino Teatro Regio . Giovedì 6 ottobre 2011.Orchestra del Teatro Regio di Torino. Direttore Gianandrea Noseda. Coro del Teatro Regio di Torino. Direttore Caludio Fenoglio. Voci soliste. Maria José Siri - Albert Dohmen – Anna Maria Chiuri – Kor-Jan Dusseljee

“L’ottava e la nona sinfonia di Beethoven” …e sull’ultima nota la nostalgia si fa già sentire!

Beethoven ha portato nel mondo musicale una rivoluzione pari a quella di Copernico nel mondo scientifico. Beethoven eredita tutto il patrimonio conferitogli da Haydn, ma la sua creatività lo porta a creare un ibrido musicale dettato dalla classicità del suo maestro e dalla sua intima ispirazione e frenetico desiderio di innovazione.  Delle Nove Sinfonie, l'ottava è una delle più trascurate, ma non dimentichiamo che Glenn Gould e Igor Stravinsky dicevano che questa è la più bella della sinfonie, avendone colto l’impalpabile essenza!! Nell’affascinante tonalità in Fa maggiore, Beethoven dà libero sfogo alla sua ispirazione con una sinfonia moderata, ma piena di enfasi e di grande entusiasmo.  La nona (Patrimonio dell’Umanità) è una sinfonia demoniaca, ma questo carattere diabolico viene sconfitto dal senso religioso del compositore in una ieratica subliminazione capace di creare temi di originalità unica che ancora oggi stupisce anche il più disinibito ascolto, stordito dai richiami di una tromba che pare giungere dall’Inferno (cit. Noseda) . Quando tutto sembra perso, nasce in lontananza un tema considerato il più bello di tutta la musica che è stata scritta fino ad ora: un inno, un tema umile, semplice, affascinante, sublime, armonicamente in re maggiore, è un vero e proprio tema con variazioni che sfociano nella serenità di violoncelli e contrabbassi in sottovoce. Di tema in tema si giunge alla voce profonda del baritono che intona ‘O Freunde!..’ catapultando tutti nella piccolezza dell’essere umano di fronte alla potenza universale. La grande Orchestra del Regio seguendo il gesto ampio, sicuro e sanguigno del Maestro Gianandrea Noseda rende al mondo il capolavoro beethoveniano su un luccicante vassoio di cristallo da cui si riflettono tutte le brillantezze della partitura. Noseda vive la Musica e la Musica rivive con lui in un reverenziale omaggio al grande compositore. Il Coro del Regio è una delle migliori formazioni nel panorama lirico e sotto la raffinata ricercatezza di direzione del Maestro Fenoglio si riconferma tale anche in questa occasione. Le voci soliste sono tutte di grande espressività: Maria José Siri (in sostituzione di Nicola Beller Carbone) sostiene il ruolo con sicura professionalità; Anna Maria Chiuri ha la voce di bel colore ambrato; Albert Dohmen pennella di scuro e profonda intensità, mentre Kor-Jan Dusseljee si presenta con buon timbro e buon fraseggio. Sull’ultima nota, la nostalgia si fa già sentire!! La Musica vince sempre.

Monday, July 6, 2009

Dama di picche di Čajkovskij - Teatro Regio di Torino

Foto: Ramella & Giannese - Fondazione Teatro Regio di Torino.

Massimo Viazzo

Gianandrea Noseda conosce come pochi queste opere, avendole studiate negli anni di apprendistato, direttamente al Mariinsky di San Pietroburgo con Valery Gergiev. Anzi posso affermare che tra i “non russi” il direttore milanese è oggi uno dei più accreditati a livello internazionale in questo repertorio. La sua Dama di Picche, andata in scena al Teatro Regio di Torino, coglie benissimo quel mix di fatalismo e fanatismo che le sono connaturati. Già dalle prime battute del preludio un Noseda ispiratissimo ci scaraventa nel mondo allucinato e claustrofobico del capolavoro čajkovskijano con la sua bacchetta incalzante, ora energica ed appassionata, ma sempre concentrata sul dettaglio e sul fraseggio. Il passo teatrale è spedito senza essere frenetico e la cura degli impasti strumentali (il suono livido degli archi in sordina che apre la scena seconda del secondo atto sarà difficile da dimenticare) assolutamente idiomatica. Bravissimo! Denis Krief (che ha sostituito all’ultimo momento l’annunciato ed emergente Dmitri Cerniakov) ha fatto probabilmente di necessità virtù. La diminuzione rilevante dei finanziamenti statali in Italia evidentemente sta cominciando a farsi sentire… Krief sceglie quindi la via del minimalismo. Ma lo fa con consapevolezza e grande maestria. Tutta l’azione si svolge su una pedana trapezoidale che si palesa fin da subito come il tragico tavolo verde da gioco, letto di morte di German e della sua ossessione nell’ultima scena dell’opera. Una parete riflettente in alto e un fondale semovente (più qualche scarno elemento scenico) sul quale luci di taglio, magistralmente manovrate dallo stesso Krief, proiettano ombre inquietanti ed incombenti completavano la scena. Il regista franco-italiano ha diretto i cantanti ponendo la massima attenzione sulla recitazione, così un semplice sguardo, un movimento minimo, una intenzione appena abbozzata, acquisivano una forza dirompente. Buono nel complesso il cast a cominciare dalla Liza emozionante di Kristine Opolais, sicurissima nel registro acuto, sonoro e penetrante. La sua “Aria” dell’ultimo atto ha strappato l’applauso convinto del pubblico. Il tenore Kor-Jan Dusseljee, German, ha cantato con generosità. La sua voce non mancava di squillo anche se era un po’ penalizzata da una emissione un po’ forzata con una timbrica non proprio bellissima. Anja Silja non ha certo bisogno di presentazioni: la sua Contessa ha fatto letteralmente “paura”! La scena della morte la consacra ancora una volta, alla “tenera” età di 69 anni, come una delle artiste più carismatiche che calcano i palcoscenici. Quando ha intonato “Je crains de lui parler la nuit” ha raggelato il sangue. Brava anche Nadežda Serdjuk, una Polina vigorosa, energica e di forte carattere. Ricordo anche il Tomskij di Jurij Batukov dalla linea di canto non raffinatissima e Vladislav Sulimskij, un Eleckij commosso, ma non immacolato nell’intonazione. E non si può dimenticare, infine, la strepitosa prova del Coro del Teatro Regio diretto da Roberto Gabbiani, che quando canta così ha pochi rivali non solo in Italia!