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Tuesday, January 11, 2011

Antonio Pappano dirigió la Sexta sinfonía de Mahler en Roma, Italia.

Foto: Antonio Pappano - Tomasoni -Accademia Nazionale di Santa Cecilia

Massimo Viazzo

La Sexta de Mahler de acuerdo a Antonio Pappano fue lucida, implacable e inevitable. Así, los primeros dos movimientos de la “Trágica” formaron un díptico del mismo panel en el cual una urgencia expresiva, pero libre de sentimentalismos (el tema de Alma fue realizado con pasión, y fue todo menos lacrimoso) tendió a plasmar de nuevo la materia incandescente y al mismo tiempo fue lívida y plúmbea, sin tener que recurrir a sonidos sin gracia, a timbres sucios o a exageraciones expresionistas. Al final todo sonó “rotundo” y fue así como la misma música de Mahler pudo surgir como una cátedra (pero también y sobretodo gracias a la prestación de una orquesta muy optima en cada una de sus secciones) convirtiéndose en materia sensible, aunque también fue siempre eufónica. El sublime Andante moderato, delicadísimo y cantado, no fue más que un instante de dulzura previo al furibundo, multiforme y pirotécnico Finale, en el que los fantasmas, a los que dio vida y cuerpo Pappano, arrastraron a todo y a todos hacia un remolino claustrofóbico y vertiginoso. Hubieron muchas ovaciones finales para el excelente director de origen italiano y para su brillante orquesta, la Orchestra dell'Accademia Nazionale di Santa Cecilia, en lo que representó el quinto capitulo (aunque no se han interpretado en orden cronológico) de la ejecución integral de las Sinfonías de Gustav Mahler, prevista dentro de la presente y de la próxima temporada. Se interpretará también la monumental Octava, que es una verdadera y rara avis entre las composiciones sinfónicas ejecutadas sobre nuestros escenarios, y que vistos los aires que soplan en la actualidad, esta destinada a convertirse siempre en algo aun más raro.

La Sesta di Mahler secondo Antonio Pappano - Orchestra dell'Accademia Nazionale di Santa Cecilia, Roma

Foto: Antonio Pappano - Tomasoni - Accademia Nazionale di Santa Cecilia

Massimo Viazzo

Era lucida, implacabile, ineluttabile la Sesta di Mahler secondo Antonio Pappano. I primi due movimenti della “Tragica” formavano, così, un dittico dello stesso pannello nel quale un’urgenza espressiva scevra da sentimentalismi (il tema di Alma veniva reso con passione, ma era tutto fuorché strappalacrime) tendeva a riplasmare la materia incandescente e al tempo stesso livida e plumbea senza, peraltro, ricorrere a suoni sgraziati, timbri sporchi o ad esagerazioni espressioniste. Alla fine tutto suonava “rotondo” ed era così che la stessa musica di Mahler poteva salire in cattedra (anche e soprattutto grazie alla prestazione di un’orchestra in ottima forma in ogni sezione) facendosi materia sensibile, ma pur sempre eufonica. E il sublime Andante moderato, tenerissimo e cantato, non era che un attimo di dolcezza prima del furibondo, multiforme, pirotecnico Finale, in cui i fantasmi, resi da Pappano vivi e corporei, trascinavano tutto e tutti in un gorgo claustrofobico e vertiginoso. Ovazioni finali per il bravissimo direttore di origine italiana e per la sua smagliante Orchestra dell'Accademia Nazionale di Santa Cecilia, in questo che rappresentava il quinto capitolo (non è stato seguito l’ordine cronologico) dell’esecuzione integrale delle Sinfonie di Gustav Mahler prevista nel corso della presente e della prossima stagione. Ci sarà anche la mastodontica Ottava, vera e propria mosca bianca tra le composizioni sinfoniche eseguite sui nostri palcoscenici (che, vista l’aria che tira, è destinata a divenire sempre più bianca).