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Tuesday, February 10, 2026

Götterdämmerung - Teatro alla Scala, Milano

Foto: Brescia & Amisano

Massimo Viazzo

Con la rappresentazione di Götterdämmerung di Richard Wagner (1813-1883), si è conclusa al Teatro alla Scala di Milano la rappresentazione completa del ciclo “Der Ring des Nibelungen”, inaugurato nell’autunno del 2024 con il prologo “Das Rheingold”. La direzione musicale dell’intera Tetralogia wagneriana era stata inizialmente affidata a Christian Thielemann. In seguito alla rinuncia del direttore tedesco, la produzione è stata successivamente assegnata a Simone Young e Alexander Soddy, che si sono alternati sul podio. Nel prossimo mese di marzo, i due direttori si alterneranno anche per due esecuzioni dell’intero ciclo del Ring in occasione del 150° aniversario della première mondiale a Bayreuth. Götterdämmerung (Il Crepuscolo degli Dei), l’ultima giornata del Ring, rappresentata per la prima volta a Bayreuth nell’estate del 1876 nell’ambito della prima esecuzione completa dell’intera Tetralogia, costituisce l’epilogo tragico della saga. In questo vortice di inganni, tradimenti e destino ineluttabile, il mondo degli dei e degli eroi precipita verso la distruzione. La catastrofe finale si realizza con l’incendio del Walhalla, mentre le acque del Reno si riappropriano dell’Anello, purificandolo dalla maledizione. Alexander Soddy, giovane direttore inglese, ha diretto con grande concentrazione l’odierna recita, guidando una preparatissima Orchestra del Teatro alla Scala alla ricerca di un suono corposo e rotondo ma che non soverchiasse i cantanti. Un’impresa non da poco, soprattutto fuori dalla buca orchestrale di Bayreuth. Nonostante la cura e l’attenzione ai dettagli cameristici della partitura, Soddy ha mantenuto un passo teatrale incalzante. I Leitmotiv, elementi fondamentali della partitura (e Wagner in quest’opera li intreccia in modo, a dir poco, virtuosistico), suonavano indispensabili e necessari, non come semplici sigle o slogan musicali, ma come veri e propri elementi costitutivi della trama musicale. Soddy, senza mai scadere in enfasi o ridondanza, ha saputo cogliere le sfumature più sottili senza sacrificare intensità e vigore. Questa interpretazione, caratterizzata da forza e rigore, ha confermato le impressioni più che favorevoli già suscitate dalle sue interpretazioni delle altre giornate della Tetralogia milanese. Il cast vocale si è confermato di alto livello, a partire da Camilla Nylund, che ha incarnato una Brünnhilde sicura, volitiva, dalla vocesvettante, ma capace anche di passare con disinvoltura a momenti di profonda intimità, grazie a un impeccabile controllo dei fiati e a un fraseggio musicale mobile e comunicativo. Al suo fianco, Klaus Florian Vogt ha riproposto il suo Siegfried lirico, dalla timbrica brillante e cristallina. Pur risultando meno eroica, la sua interpretazione si è distinta per chiarezza, limpidezza e ottima proiezione vocale, oltre che per una presenza scenica impeccabile. Günther Groissböck, pur essendo scenicamente carismatico, ha offerto un’interpretazione di Hagen un po’ deludente, con una performance vocale un po’ forzata e alquanto ruvida. Russell Braun, invece, ha incarnato Gunther con eleganza e nobiltà, pur non vantando una vocalità particolarmente dirompente. Perfettamente a proprio agio nella parte di Gutrune, Olga Bezsmertna ha sfoggiato facilità di emissione, estensione vocale e purezza timbrica. Le interpretazioni di Nina Stemme e Johannes Martin Kränzle si sono distinte per le loro indiscutibili qualità. La Stemme ha offerto una Waltraute di grande intensità emotiva, caratterizzata da una musicalità raffinata e una notevole varietà di sfumature interpretative. La sua voce ferma e ben sostenuta, si è imposta anche per un legato impeccabile. Kränzle, dal canto suo, ha interpretato Alberich con una meticolosa attenzione alla dizione, all’accento e al colore di ogni singola parola, arricchendo la sua performance con una timbrica schietta. Di grande intensità il canto delle tre Norne (Christa Mayer, Szilvia Vörös e ancora Olga Bezsmertna) e letteralmente scatenate le tre Figlie del Reno (Lea-ann Dunbar, Svetlina Stoyanova, Virginie Verrez). Nei fondamentali suoi interventi del secondo atto il Coro del Teatro alla Scala ha mostrato ancora una volta la propria preparazione. Alberto Malazzi l’ha guidato con la solita attenzione, precisione e vigoria. Per quanto riguarda l’allestimento firmato da David McVicar, che si è occupato sia della regia che delle scene con Hannah Postlethwaite - mentre i costumi sono stati creati da Emma Kingsbury, le luci affidate a David Finn, con le video proiezioni di Katy Tucker, le coreografie, invero poco convincenti, di Gareth Mole, e David Greeves in qualità di maestro d’arti marziali/prestazioni circensi - già si è scritto su queste pagine. E l’ultima giornata del Ring non poteva che confermare l’approccio fantasy del regista inglese al capolavoro wagneriano, approccio già evidenziato (e da me criticato) nelle prime tre tappe della Tetralogia. L’approccio di McVicar si è caratterizzato per una forte propensione all’illustrazione e alla didascalia, mancando di una visione concettuale forte in grado di stimolare l’immaginazione e il pensierocritico. Piuttosto che proporre una lettura originale e innovativa del libretto, si è limitato a soddisfare le aspettative di quel pubblico che ricercava una corrispondenza diretta tra le indicazioni testuali e gli effetti scenici, i quali, purtroppo, sono risultati spesso prevedibili e privi di originalità. In conclusione, questo Ring scaligero lascerà probabilmente un’impronta significativa per la sua componente musicale, ma non altrettanto per quella visiva.

Tuesday, November 25, 2025

Réquiem de Verdi en Milán

Foto: Orchestra Sinfonica di Milano

Massimo Viazzo 

La Messa da Réquiem de Giuseppe Verdi (1813-1901), compuesta en 1874, representa una de las obras sacras más profundamente dramáticas del repertorio musical. Compuesta en memoria de Alessandro Manzoni, (autor de “I promessi sposi” la más célebre novela italiana del siglo 19), escritor, poeta y dramaturgo que Verdi veneraba profundamente.  La obra conjuga la solemnidad de la liturgia católica con el anhelo teatral tan peculiar del compositor. La composición se articula en siete sesiones que corresponden principalmente al detalle litúrgico. La rica orquestación y un uso teatral de la vocalidad transforman el texto litúrgico en una experiencia dramática, casi operística, capaz de transmitir terror, esperanza y redención.  La primera ejecución de Réquiem de Verdi tuvo lugar el 22 de mayo de 1874 en la iglesia de San Marco en Milán, dirigida por el compositor, obteniendo inmediatamente un notable éxito.  Hoy, el Réquiem de Verdi es universalmente reconocido como una obra maestra absoluta, representando un puente entre la música sacra y el teatro musical, y una de las más profundas reflexiones artísticas del hombre frente a la muerte. El Réquiem, una meditación laica sobre la muerte, nació de una exigencia interior profunda como demuestran las temáticas similares presentes en sus melodramas, y no fue necesariamente pensado para un contexto litúrgico. La obra maestra verdiana permanece indisolublemente ligado a la ciudad de Milán.  La Orchestra Sinfonica di Milano, en particular, la ha hecho una parte integral de su propio repertorio, elevándolo a un símbolo de identidad de la misma orquesta, después de haberlo interpretado por primera vez en el 2001, bajo la conducción de Riccardo Chailly, en el ámbito de las celebraciones por el centenario de la muerte del compositor.  El director musical de la compañía milanesa Emmanuel Tjeknavorian, a cargo desde hace una temporada, no podía faltar a la cita con este hito de la música. Para Tjeknavorian, la misa de réquiem representa una obra maestra, no solo por su estructura musical, la potencia expresiva y el manejo magistral de las voces y de los instrumentos por parte del compositor, sino que también por la profunda exploración del ánimo humano.  El director ofreció una lectura dramática y teatral, rica de contrastes y de gran fuerza interior. El terror y las dudas que caracterizan la religiosidad laica de Verdi emergieron con claridad, entre destellos de luz, acentos de amarga dulzura, oscura desolación, y momentos de impresionante potencia sonora, estos últimos, siempre al servicio de la música. Una interpretación para recordar. Entre las voces del cuarteto vocal de distinguieron las femeninas, como la de la soprano Chiara Isotton, quien cantó con intensidad y presencia dramática en una prestación in crescendo que culminó con una emocionante interpretación del Libera me, en la que exhibió un acento vibrante, un timbre rotundo y un legato impecable. La mezzosoprano Szilvia Vörös se presentó con seguridad haciéndose apreciar por el vigor de su canto, la precisión de la entonación, mostrando un color bruñido, y cantando con determinación.  El tenor Raffaele Abete mostró un cierto enfoque interpretativo, aunque su línea de canto no resultara ser del todo refinada y algunos sonidos se escucharan aperti. El bajo Manuel Fuentes evidenció un instrumento vocal de bello timbre oscuro, solidez y confiabilidad, pero su fraseo pareció no ser siempre envolvente.  Al final, fue optima la prueba del Coro Sinfónico de Milán, que fue compacto, homogéneo y dinámico, dirigido con la mano firme y competente de Massimo Fiocchi Malaspina.  Finalmente, cabe mencionar que el concierto de esta velada fue dedicado a Viviana Mologni, histórica timpanista de la orquesta, reciente y prematuramente fallecida.

Friday, November 21, 2025

Verdi Messa da Requiem - Orchestra Sinfonica di Milano

 

Foto: Orchestra Sinfonica di Milano

Massimo Viazzo

La Messa da Requiem di Giuseppe Verdi (1813-1901), composta nel 1874, rappresenta una delle opere sacre più profondamente drammatiche del repertorio musicale. Composta in memoria di Alessandro Manzoni (autore de «I promessi sposi», il più celebre romanzo ottocentesco italiano), scrittore, poeta e drammaturgo che Verdi venerava profondamente, l’opera coniuga la solennità della liturgia cattolica con l’anelito teatrale peculiare del compositore. La composizione si articola in sette sezioni che corrispondono principalmente al dettato liturgico..L’orchestrazione ricca e un uso teatrale della vocalità trasformano il testo liturgico in un’esperienza drammatica, quasi operistica, capace di trasmettere terrore, speranza e redenzione. La prima esecuzione del Requiem di Verdi ebbe luogo il 22 maggio 1874 presso la Chiesa di San Marco a Milano diretta dall’autore, ottenendo immediatamente un notevole successo. Oggi, il Requiem di Verdi è universalmente riconosciuto come un capolavoro assoluto, rappresentando un ponte tra musica sacra e teatro musicale, e una delle più profonde riflessioni artistiche sull’uomo di fronte alla morte. Il Requiem, una meditazione laica sulla morte, era nato da un’esigenza interiore profonda come dimostrano le tematiche simili presenti nei suoi melodrammi, e non era necessariamente stata pensato per un contesto liturgico. Il capolavoro verdiano rimane indissolubilmente legato alla città di Milano. L’Orchestra Sinfonica di Milano, in particolare, ne ha fatto parte integrante del proprio repertorio, elevandolo a simbolo identitario dell’orchestra stessa, dopo averlo eseguito per la prima volta nel 2001 sotto la direzione di Riccardo Chailly, nell’ambito delle celebrazioni del centenario della scomparsa del compositore. Il direttore musicale della compagine milanese, Emmanuel Tjeknavorian, in carica da una stagione, non poteva mancare all’appuntamento con questa pietra miliare della musica. Per Tjeknavorian, la Messa da Requiem di Verdi rappresenta un capolavoro non solo per la sua struttura musicale, la potenza espressiva e l’utilizzo magistrale delle voci e degli strumenti da parte del compositore, ma anche per la profonda esplorazione dell’animo umano. Il direttore ha offerto una lettura drammatica e teatrale, ricca di contrasti e di grande forza interiore. Il terrore e I dubbi che caratterizzano la religiosità laica di Verdi sono emersi con chiarezza, tra bagliori di luce, accenti di amara dolcezza, cupa desolazione e momenti di  impressionante potenza sonora, questi ultimi sempre al servizio della musica. Un’interpretazione da ricordare. Tra le voci del quartetto vocale si sono distinte quelle femminili.  Il soprano Chiara Isotton ha cantato con intensità e presenza drammatica in una prestazione in crescendo culminata nell’emozionante interpretazione del Libera me, in cui ha esibito un accento vibrante, una timbrica rotonda e un legato impeccabile. Il mezzosoprano Szilvia Vörös si è presentata con sicurezza facendosi apprezzareper il vigore del suo canto, la precisione dell’intonazione, mettendo in mostra un bel colore brunito e cantando con determinazione. Il tenore Raffaele Abete ha mostrato un certo piglio interpretativo, sebbene la sua linea di canto non risultasse del tutto rifinita e alcuni suoni fossero aperti. Il basso Manuel Fuentes ha evidenziato uno strumento vocale di bella timbrica scura, saldezza e affidabilità, ma il suo fraseggio è apparso non sempre coinvolgente. Ottima, infine, la prova del Coro Sinfonico di Milano, compatto, omogeneo, dinamico, diretto con mano ferma e competenza da Massimo Fiocchi Malaspina. Ricordo infine che la serata è stata dedicata a Viviana Mologni, storica timpanista dell’orchestra, recentemente e prematuramente scomparsa.