miércoles, 14 de abril de 2010

Genio e Follia: Storie di straordinaria follia- Conservatorio Giuseppe Verdi di Torino

Foto: Massimiliano Génot, Massimo Viazzo (pianoforte) ©

Sabato 10 aprile 2010 - Conservatorio Giuseppe Verdi di Torino

Renzo Bellardone

Il Conservatorio Statale di Musica di Torino si è costituito il 13 febbraio 1936 quando il preesistente Istituto Musicale "Giuseppe Verdi" - nato nel 1866 come "Istituto Musicale della Città di Torino" - passò allo Stato e, trasformato nel "Regio Conservatorio di Musica 'Giuseppe Verdi' di Torino", fu elevato al rango di scuola abilitata a rilasciare titoli ufficiali di diploma nella professione musicale.
Questo cenno storico alla location dell’evento, mi pare assolutamente doveroso nell’ottica della complessiva valutazione del superbo ed al tempo stesso fruibilissimo appuntamento che” l’Associazione per la Riscoperta del Patrimonio Musicale Piemontese” ha allestito appunto sabato 10 aprile nella sala del Conservatorio.
Non ho parlato di concerto (strano non parlare di concerto in una sala per concerti…), ma l’appuntamento è risultato qualcosa di più; la voce vivace e suadente dell’attore Mario Brusa inizia con delle letture di Cesare Lombroso: nato a Verona nel 1835, visse e morì a Torino nel 1909. Antropologo, criminologo e giurista italiano, fu uno dei pionieri degli studi sulla criminalità. Grande appassionato di musica, frequentò assiduamente le sale dei concerti. Il programma di sala riporta che “in vita fu considerato da taluni un genio, da altri un ciarlatano”; ma torniamo alle letture di Mario Brusa che con timbro e giochi musicali delle corde vocali con i bassi e gli acuti convince da subito gli spettatori che avvertono che sia il genio che la follia hanno immediatamente sopraffatto palco e platea. La voce di Brusa ha il potere evocatore della macchina del tempo!
Le storie di straordinaria follia riguardano la vita di grandi compositori quali Offenbach con cui si apre la parte musicale, quindi il concerto. Sicura ed agile nella interpretazione vocale e mimica della bambolina meccanica, il soprano Francesca Lanza, interpreta appunto la “Canzone di Olympia” da Les Conte d’Hoffmann cui farà seguire “O luce di quest’anima” da Linda di Chamonix di Gaetano Donizetti, riscuotendo ampi apprezzamenti. L’accompagnamento discreto, ma sostanziale e decisivo di Massimiliano Génot al pianoforte non è stata solo una sottolineatura della voce, ma una presenza viva ed integrata che ha impreziosito senza ombra di dubbio ogni brano, come solo i validi interpreti sanno fare. Schumann è l’autore dei brani successivi, proposti da Massimiliano Génot e dalla sorella Alessandra Génot che con le corde e l’arco del suo violino riesce a riportare e trasmettere la dolce passione della scrittura redatta in preda alle folli visioni del compositore; i calorosi applausi che sono seguiti hanno evidenziato l’armoniosa compiutezza stilistico emozionale.

La seconda parte del concerto ha previsto esecuzioni per due pianoforti, ed immediatamente dopo le prime battute si è capito che non si trattava di semplici esecuzioni, ma di interpretazioni calde ed emotivamente puntuali di Massimiliano Génot su un pianoforte e Massimo Viazzo sull’altro. Il Preludio del “ Parsifal” wagneriano (nella rarissima trascrizione d’autore firmata da Engelbert Humperdinck) così impalpabile nella sua spiritualità sofferta è stato offerto con calore e dolcezza infinite, con note di preveggente attesa. Seguiva Porgy and Bess di Gershwin ed i due concertisti hanno qui saputo rendere frizzante l’aria e l’atmosfera, assaporando con intensità le squisitezze armoniche e le scoppiettanti soluzioni ritmiche dell’opera. Ecco infine la rutilante Cavalcata delle Valchirie di Wagner, dove i pianisti hanno “picchiato duro sui tasti” talmente all’unisono, talmente coordinati e precisi che è risultato arduo riconoscere in ogni momento da quale dei due pianoforti uscisse il suono vigoroso, possente ed impetuoso come le cascate del Reno a Sciaffusa… Un duo pianistico affiatatissimo e stimolante!!

A conclusione della serata è garbatamente intervenuto Massimiliano Génot per presentare il bis che ha visto coinvolti tutti i protagonisti , “La Barcarola” da Les Contes d’Hoffmann, raffinato e consequenziale epilogo di una serata che in ogni suo aspetto è risultata piacevolissima e di gran livello interpretativo ; alla fine il caloroso pubblico che gremiva la sala ha manifestato l’apprezzamento con lunghi e caldi applausi richiamando più volte gli interpreti che ci si augura di reincontrare a breve sui palcoscenici musicali

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