viernes, 1 de junio de 2012

Peter Grimes - Teatro alla Scala, Milano

Foto: Brescia - Amisano / Teatro alla Scala

Massimo Viazzo

Il mondo del Borough immaginato da Richard Jones nella nuova produzione scaligera di Peter Grimes è un mondo noioso, ossessivamente bigotto, chiuso e claustrofobico. Gli ambienti in cui si svolge l’azione del capolavoro britteniano vengono così raffigurati all’interno di parallelepipedi ben illuminati (a volte basculanti) e spesso la variopinta folla degli abitanti del borgo marinaresco segue la vicenda facendosi spettatore, e attore in modo interscambiabile, costringendo alla fine in un abbraccio mortale il disperato protagonista. Il regista Richard Jones deliberatamente esclude dalla sua narrazione il mare. A Jones non interessa, infatti, una elaborazione della storia “da cartolina”. E’ la psicologia che emerge potente da questo spettacolo di grande suggestione in cui il regista inglese ha mostrato anche una virtuosistica abilità nel movimento delle masse sul palcoscenico. Anche il giovane direttore d’oltremanica Robin Ticciati ha saputo cogliere al meglio le sottigliezze intime della magnifica partitura, curando gli impasti timbrici e l’atmosfera generale del lavoro. Preciso nel gesto, sicuro nella conduzione dei numerosi pezzi concertati (superba la prova del Coro diretto da Bruno Casoni), drammaticissimo durante i celebri Inteludi; insomma, il direttore ideale per un allestimento molto apprezzato da pubblico e critica.  John Graham-Hall – recente vincitore del Premio Abbiati, il più importante riconoscimento della critica italiana, consegnatogli per la sua interpretazione di Death in Venice nella scorsa stagione sempre al Teatro alla Scala – ha confermato le sue grandi doti d’attore scolpendo un Grimes rude, angosciato, visionario. La sua voce ruvida, timbricamente forse non bellissima, aveva però il giusto accento per sottolineare le asprezze del carattere di Grimes ed il fraseggio è parso rifinito e teatralmente coinvolgente. Lirica, intensa e moralmente credibile la Ellen Orford di Susan Gritton, così come molto efficace e commovente il Capitano Balstrode di Christopher Purves, morbido e comunicativo. Felicity Palmer, una smaliziata e disillusa Auntie, Catherine Wyn-Rogers, una pettegola Sedley, e lo stuolo completo delle parti di contorno hanno dato un notevole contributo alla riuscita di uno spettacolo destinato a rimanere negli annali del teatro milanese.

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