viernes, 20 de diciembre de 2013

Aida di Verdi - Houston Grand Opera


Foto: Lynn Lane
 
Carlos Rosas Torres
 
La Houston Grand Opera non poteva trascurare il bicentenario della nascita di Wagner e di Verdi. Infatti la sua attuale stagione 2013-14 è stata inaugurata con la monumentale Aida e dal prossimo aprile partirà, al ritmo di un'opera all'anno, la Tetralogia: Das Rheingold nella realizzazione de La Fura del Baus. Un'Aida di successo deve coniugare diversi aspetti tra quello vocale, quello musicale e quello scenico, ma in questa occasione non tutti questi elementi erano messi a punto. Iniziamo coll'elemento più interessante e solido di questa produzione: il cast vocale. Il soprano russo Liudmyla Monastyrska ha combinato perfettamente la forza, la soavità e l'anima del personaggio di Aida, mostrando sicurezza scenica e un canto caldo e uniforme arricchito di espressività e dolcezza. Poco si può aggiungere a quanto non sia già stato detto sull'esibizione di Dolora Zajick, il cui nome è sinonimo ormai del personaggio di Amneris, tra i tanti che le appartengono come Adalgisa, Azucena, eccetera. Il leggendario mezzosoprano statunitense ha dimostrato gran energia vocale e drammatica dando vita al personaggio con brio e impeto, manifestando comunque, ove richiesto, dei momenti di raffinatezza. Al suo debutto locale come Radames era il tenore italiano Riccardo Massi di buon carisma scenico e una gradevole voce di proiezione non molto ampia, quasi fredda all'inizio ma con un crescendo d'intensità emotiva durante l'opera, per concludere la scena finale nel lirismo più assoluto. Il baritono Scott Hendricks ha impersonato un autoritario e vigoroso Amonasro, talvolta con superflua aggressività sia nel canto che nell'azione. Nel ruolo di Ramfis era quasi sprecato il basso Ain Anger, di grande qualità, che ha soddisfatto appieno il suo compito e che meriterebbe la prossima volta un ruolo di maggior spessore. Corretti i comprimari e il coro che, in quest'opera, ha una certa importanza. La parte musicale dell'orchestra era diseguale in quanto le scelte dinamiche, talvolta troppo rapide, del direttore Antonino Fogliani hanno causato momenti di sfasamento notevole col palcoscenico. Lasciamo per ultima la parte meno attraente della realizzazione ossia l'astratta e colorata scenografia dell'inglese Zandra Rhodes. Si era già parlato, quando questa messa in scena fu creata nel 2010 a San Francisco, che il ruolo non era stato adeguato, visto che l'Egitto immaginario in un'epoca indeterminata, dove viene situata l'azione, era forse più adatto a un Flauto Magico. Il sovraccarico di decori e figure egizie, costumi esagerati e un costante movimento nei cambi di scena non solo distraeva ma soprattutto disturbava e stancava la visione dello spettatore. Comunque, pur in questa cornice, la regia di José Maria Condemi è stata discrete.

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