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Monday, June 8, 2009

The Rake´s Progress en el Teatro alla Scala de Milan

Foto: M. Brescia - Archivio fotografico Teatro alla Scala.

Massimo Viazzo

Un cielo terso e infinito cubre a Anne y a Tom, tiernamente sentados sobre un plaid rojo conversando. Los espacios son amplios, la naturaleza parece quieta, pero la serenidad del paisaje se rompe con la presencia de una bizarra maquinaria negra, oscilante y en continuo movimiento. Parece un pozo petrolífero, quizás la fuente de ingresos de la familia Truelove, pero en vez del 'oro negro' la exclamación de Tom “I wish I had money” hace que del fondo de la tierra aparezca nada menos que el diablo en persona, Nick Shadow. Tom encuentra así la fortuna, en un saco de dinero (Shadow le cuenta sobre una extraña herencia) que le cambiara el destino y lo llevará a la ruina. Este es en síntesis el inicio de The Rake’s Progress con la notable producción escénica firmada por Robert Lepage, que llegó al Teatro Alla Scala de Milán con la reposición de Sybille Wilson. El regista canadiense explotó cada posibilidad de la dramaturgia de la multiforme obra maestra stravinskiana y con nuevas y graciosas ideas, encontró la forma de conducir a buen puerto un espectáculo agradabilísimo sin bajarle la tensión. La televisión es el motivo conductor de esta puesta escénica (y parecería ser un “chiodo fisso” -el deseo- también del propio Stravinski), por lo que se veía a Shadow filmando con una cámara de televisión todas las empresas de Tom Rakewell en el burdel de Mother Goose (y parecería que estábamos en el Truman Show). También fue la propia TV, la que simboliza el gran ‘engaño’ de la máquina de pan en el segundo acto. Aun la locura de Tom / Adonis en el ultimo acto se cristalizó justo en la pantalla televisiva, con la ulterior presencia de un inquietante ‘ojo’ orwelliano. Muchas son las cosas para recordar, los clavados en la piscina, Tom y Mother Goose literalmente chupándose en una cama con forma de corazón, o la inquietante partida de cartas con final pirotécnico al ‘neón’ y la loca carrera en automóvil en la noche de Anne. Pero este no es un espectáculo que pueda ser relatado, pero se aconseja calurosamente a todos los lectores no dejarlo escapar si igualmente les sucediera. Muy bueno fue el desempeño vocal. En particular señalaría al protagonista Andrew Kennedy de timbre homogéneo con cuerpo, y escénicamente sin prejuicios, así como a Emma Bell, una Anne generosa y apasionada (muy aplaudida en su difícil aria con cabaletta que concluye el primer acto, aunque su do agudo fue emitido con prudencia). William Shimell interpretó el papel del ‘malo’ con gran carisma teatral (pero cabe señalar que todos los interpretes en esta producción deben elogiarse por su preparación escénica fuera de lo común), pero con una vocalidad un poco falta de homogeneidad. La desbordante Baba de Natascha Petrinsky, la sensual Mother Goose de Julianne Young, el Sellem, un poco debilucho de Donald Byrne y el paternal Trulove de Robert Lloyd completaron un elenco que en grupo estuvo muy equilibrado. El débil eslabón de la cadena fue la dirección de David Robertson, un poco entorpecida (algunas acometidas, sobre todo en la primera parte del espectáculo sonaron verdaderamente sucias) y conducida de manera poco penetrante. El coro de jóvenes y de las prostitutas (en la segunda escena del primer acto), o al inicio del tercer acto (escena del asta) pareció verdaderamente estar muy controlado.

Sunday, June 7, 2009

The Rake´s Progress - Teatro alla Scala, Mlano

Foto: Brescia - Teatro alla Scala Milano
Massimo Viazzo

Un cielo terso e infinito sovrasta Anne e Tom, teneramente seduti su un plaid rosso a conversare. Gli spazi sono ampi, la natura pare quieta, ma la serenità del paesaggio è scalfita da uno bizzarro marchingegno nero basculante. Sembra un pozzo petrolifero, forse la fonte di guadagno della famiglia Truelove, ma invece dell’ “oro nero” all’esclamazione di Tom “I wish I had money” dalle viscere della terra apparirà nientemeno che il diavolo in persona, Nick Shadow. Tom trova così la fortuna, un sacco di quattrini (Shadow gli racconta di una strana eredità..) che gli cambieranno il destino e lo condurranno poco alla volta alla rovina. Ecco in sintesi l’inizio di The Rake’s Progress nel noto allestimento firmato da Robert Lepage approdato al Teatro alla Scala di Milano nella ripresa curata da Sybille Wilson. Il regista canadese sfrutta ogni possibilità fornitagli dalla drammaturgia del multiforme capolavoro stravinskijano e con idee e trovate sempre nuove e stuzzicanti riesce a condurre in porto uno spettacolo godibilissimo, senza cali di tensione. E’ la televisione il motivo conduttore di questa regia (e pare che fosse un “chiodo fisso” anche dello stesso Stravinskij). Si vedrà così Shadow filmare dalla telecamera tutte le imprese di Tom Rakewell nel bordello di Mother Goose (siamo al Truman Show?). Sarà la TV stessa a simboleggiare il grande “inganno” della macchina del pane nel secondo atto. Ed ancora la pazzia di Tom/Adonis nell’ultimo atto troverà la sua cristallizzazione proprio sullo schermo televisivo, con una ulteriore presenza di un inquietante “occhio” orwelliano. Moltissime le cose da ricordare: i tuffi in piscina, Tom e Mother Goose letteralmente risucchiati da un letto a forma di cuore, oppure l’inquietante partita a carte con finale pirotecnico al “neon” e ancora la folle corsa in automobile nella notte di Anne.. Ma questa non è uno spettacolo che può essere raccontato. Consiglio caldamente tutti i lettori di non lasciarselo scappare se capitasse dalle proprie parti! Molto buona la resa vocale. In particolare segnalerei il protagonista Andrew Kennedy dalla timbrica omogenea, corposa e scenicamente intraprendente, e Emma Bell, una Anne generosa ed appassionata (molto applaudita la sua difficile aria con cabaletta che chiude il primo atto, anche se il suo Do acuto è stato emesso con prudenza). William Shimell ha interpretato il ruolo del “cattivo” con grande carisma teatrale (ma tutti gli interpreti di questa produzione sono da lodare per la preparazione scenica fuori dal comune), ma una vocalità un po’ disomogenea. La debordante Baba di Natascha Petrinsky, la sensuale Mother Goose di Julianne Young, il Sellem un po’ deboluccio di Donal Byrne ed il paterno Trulove di Robert Lloyd completavano un cast nel complesso molto equilibrato. Anello debole della catena la direzione di David Robertson un po’ impacciata (qualche attacco, soprattutto nella prima parte dello spettacolo, è suonato veramente sporco) e condotta con poco mordente. Il coro dei giovani e delle prostitute (seconda scena del primo atto) o l’inizio del terzo atto (scena dell’asta) sono parsi davvero troppo compassati.