Monday, June 11, 2012

Luisa Miller - Teatro alla Scala, Milano

Foto: Brescia & Amisano
                                                                                                  
Massimo Viazzo

Il miglior Verdi degli ultimi anni alla Scala questa Luisa Miller diretta da Gianandrea Noseda! Il direttore milanese ha concertato la fondamentale partitura verdiana con grande scrupolo realizzando un capolavoro di continuità drammatica senza rinunciare alle finezze timbriche. Non si sa se lodare di più l’impeto romantico - mai esagerato peraltro, ma sempre elettrizzante (quasi un thriller in certi momenti!) - che ha caratterizzato le scene più passionali (come l’attacco del Finale I), o la sottigliezza nella cura della filigrana strumentale nei bellissimi ariosi e nelle parti più intime. La Scala ha trovato finalmente un direttore verdiano di razza, e già iniziamo a pregustare l’Aida che gli sarà affidata nella prossima stagione. Lo spettacolo firmato da Mario Martone, molto elegante e tutto sommato semplice, era incentrato sull’idea del sogno-incubo. Un grande letto al centro del palcoscenico ed un bosco cupo sul fondale rappresentavano i leitmotiv scenici sui quali Martone ha elaborato la sua idea registica: Luisa sogna, ma il sogno presto diventa un incubo, un incubo tanto terribile che sembra reale. E si rimane affascinati ed irretiti da questa interessante concezione drammatica dell’opera. Molto brava Elena Mosuc nel ruolo del titolo. Sicura nella coloratura, la Mosuc ha saputo trovare anche toni più intensi nel prosieguo dell’opera. Il suo timbro a volte diafano pareva adattissimo all’impostazione onirica del suo personaggio. Grandioso Leo Nucci nei panni di Miller! A settant’anni Nucci ha dato ancora lezione di canto verdiano, esaltando il pubblico scaligero con il suo accento inconfondibile. Daniela Barcellona ha interpretato una Federica sfrontata, carismatica, di emissione fermissima e di voce imponente, così come il Conte di Vitalij Kowaljow e il perfido Wurm di Kwangchul Youn hanno saputo cogliere al meglio le infinite sottigliezze della scrittura verdiana. Marcelo Alvarez, non in perfetta forma fisica, dopo un primo atto cantato con generosità ha passato il testimone dopo l’intervallo a Piero Pretti che ha sostituito dignitosamente il collega realizzando un Rodolfo fresco e spavaldo. Coro e Orchestra del Teatro alla Scala in gran forma!

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