Massimo Viazzo
Emmanuel Tjeknavorian, Direttore Musicale dell’Orchestra Sinfonica di Milano, sta guidando la compagine milanese verso
traguardi sempre più prestigiosi grazie al suo straordinario
talento e al suo entusiasmo contagioso. In occasione del tradizionale Concerto di Pasqua, Tjeknavorian quest’anno ha scelto il Requiem Tedesco (Ein deutsches Requiem) di Johannes Brahms (1833-1897). Questo capolavoro non si configura come
un’opera liturgica in quanto non è basato sui testi dell’Ordinario della
Messa (Ordinarium
Missae: Kyrie, Gloria, Credo, Sanctus e Agnus Dei). Brahms ha curato personalmente una
selezione di alcuni passi tratti dall’Antico e dal Nuovo Testamento, naturalmente
in tedesco, conferendo ad ognuno dei sette movimenti che compongono la partitura
una precisa impronta poetica e contenutistica. Composto dopo la morte della
madre, tra il 1865 e il 1868, il lavoro fu eseguito per la prima volta nella sua
configurazione definitiva, comprendente anche il quinto movimento per soprano e coro,
l’ultimo ad essere stato completato, presso il Gewandhaus di Lipsia il
18 febbraio 1869 sotto la direzione di Carl Reinecke. L’esecuzione
riscosse un successo straordinario che perdura tuttora. Non si tratta di un lavoro di
stampo narrativo, teatrale e drammatico (come, ad esempio, la Messa da Requiem di Verdi) ma qui emerge la visione luterana del rapporto più
introspettivo tra Uomo e Dio attraverso una Fede vissuta in modo intimo e
profondo. Citando le parole di Tjeknavorian «il Requiem di Brahms non è una Messa per
i defunti, ma un’opera rivolta ai vivi. La sua consolazione è umana, calda e
profondamente personale. Ogni movimento respira compassione e una quieta
forza interiore: una musica che non travolge né opprime, ma avvolge e accoglie». Parole eloquenti che ci permettono di
comprendere al meglio l’impostazione odierna caratterizzata da una
visione di stampo contemplativo con uno stacco dei tempi più lento del consueto, un
uso di sonorità spesso diafane, con l’orchestra trattata in maniera quasi cameristica, e un incedere
anti-teatrale. Pur presentando un indubbio interesse, tale approccio ha generato alcune
zone di staticità all’interno della partitura brahmsiana, determinando un
allentamento della tensione che non è stato pienamente compensato, ad esempio,
dalle esplosioni sonore nel secondo movimento (Denn alles Fleisch es ist wie Gras) e nel sesto (Denn wir haben hie). Ne è conseguito un Requiem Tedesco certamente interessante, ma forse un po’ troppo
intellettualizzato. I due solisti vocali, Chelsea Marilyn Zurflüh (soprano) e Alexander Grassauer (baritono), hanno pienamente convinto.
In particolare il soprano svizzero ha mostrato purezza timbrica,
eleganza e limpidezza nella conduzione della linea musicale e sicurezza
sugli acuti, mentre il baritonoaustriaco ha cantato con grande nobiltà di
accento sfumando ogni frase, ogni parola direi, da vero liederista. La prestazione complessiva
del Coro
Sinfonico di Milano, diretto con mano ferma da Massimo Fiocchi Malaspina, si è rivelata infine soddisfacente, nonostante le notevoli sfide
poste da questa straordinaria partitura. Al termine della serata, il pubblico numeroso
presente all’Auditorium di Milano ha manifestato apprezzamento unanime.

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