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Friday, April 3, 2026

Ein deutsches Requiem de Brahms en Milán

Foto: Angelica Concari

Massimo Viazzo

Emmanuel Tjeknavorian, director musical de la Orchestra Sinfonica di Milano, está guiando a la agrupación milanesa hacia metas siempre más prestigiosas gracias a su extraordinario talento y a su contagioso entusiasmo. Con motivo del tradicional Concierto de Pascua, Tjeknavorian, eligió este año el Réquiem Alemán (Ein deutsches Requiem) de Johannes Brahms (1833-1897). Esta obra maestra no se configura como una obra litúrgica ya que está basada en textos del Ordinario de la Misa (Ordinarium Missae: Kyrie, Gloria, Credo, Sanctus e Agnus Dei). Brahms curó personalmente algunos pasajes tomados del Antiguo y del Nuevo Testamento, naturalmente en alemán, confiriéndole a cada uno de los siete movimientos que comprenden la partitura una precisa impronta poética y de contenido. Compuesto después de la muerte de la madre, entre 1865 y 1868, la obra fue interpretada por primera vez en su configuración definitiva, incluyendo también el quinto movimiento para soprano y coro, el último en ser completado, en el Gewandhaus de Leipzig el 18 de febrero de 1869 bajo la dirección de Carl Reinecke. La ejecución tuvo un éxito extraordinario que aún perdura. No se trata de una obra de sello narrativo, teatral y dramático (como, por ejemplo, la Misa de Requiem de Verdi), pero en ella emerge una visión luterana de la relación más introspectiva entre el nombre y Dios a través de una fe vivida de manera íntima y profunda. Citando las palabras de Tjeknavorian, «El Réquiem de Brahms no es una Misa de difuntos, sino una obra dirigida a los vivos. Su consuelo es humano, cálido y profundamente personal. Cada movimiento respira compasión y una tranquila fuerza interior: una música que no arrolla ni oprime, sino que envuelve y acoge». Palabras elocuentes que nos permiten comprender mejor la configuración actual se caracteriza por una visión de tipo contemplativo con un ritmo más lento de lo habitual, un uso de sonoridades a menudo diáfanas, con la orquesta tratada de manera casi camerística, y un avance anti-teatral. Aunque presenta un indudable interés, tal enfoque generó algunas zonas de estaticidad dentro de la partitura brahmsiana, determinando un relajamiento de la tensión que no ha sido plenamente compensado, por ejemplo, por las explosiones sonoras en el segundo movimiento (Denn alles Fleisch es ist wie Gras) y en el sexto (Denn wir haben hie). Como resultado, se obtiene un Réquiem alemán ciertamente interesante, pero quizás demasiado intelectualizado. Los dos solistas vocales, Chelsea Marilyn Zurflüh (soprano) y Alexander Grassauer (barítono), convencieron plenamente. En particular, la soprano suiza mostro pureza tímbrica, elegancia y claridad en la conducción de la línea musical y seguridad en los agudos, mientras que el barítono austriaco cantó con gran nobleza de acento, matizando cada frase, cada palabra, diría, como un verdadero liederista. La actuación general del Coro Sinfónico de Milán, dirigido con mano firme por Massimo Fiocchi Malaspina, resultó finalmente satisfactoria, a pesar de los notables desafíos que plantea esta extraordinaria partitura. Al final de la velada, el numeroso público presente en el Auditorio de Milán manifestó un reconocimiento unánime.

Ein deutsches Requiem di Johannes Brahms - Orchestra Sinfonica di Milano

Foto: Angelica Concari

Massimo Viazzo

Emmanuel Tjeknavorian, Direttore Musicale dell’Orchestra Sinfonica di Milano, sta guidando la compagine milanese verso traguardi sempre più prestigiosi grazie al suo straordinario talento e al suo entusiasmo contagioso. In occasione del tradizionale Concerto di Pasqua, Tjeknavorian quest’anno ha scelto il Requiem Tedesco (Ein deutsches Requiem) di Johannes Brahms (1833-1897). Questo capolavoro non si configura come un’opera liturgica in quanto non è basato sui testi dell’Ordinario della Messa (Ordinarium Missae: Kyrie, Gloria, Credo, Sanctus e Agnus Dei). Brahms ha curato personalmente una selezione di alcuni passi tratti dall’Antico e dal Nuovo Testamento, naturalmente in tedesco, conferendo ad ognuno dei sette movimenti che compongono la partitura una precisa impronta poetica e contenutistica. Composto dopo la morte della madre, tra il 1865 e il 1868, il lavoro fu eseguito per la prima volta nella sua configurazione definitiva, comprendente anche il quinto movimento per soprano e coro, l’ultimo ad essere stato completato, presso il Gewandhaus di Lipsia il 18 febbraio 1869 sotto la direzione di Carl Reinecke. L’esecuzione riscosse un successo straordinario che perdura tuttora. Non si tratta di un lavoro di stampo narrativo, teatrale e drammatico (come, ad esempio, la Messa da Requiem di Verdi) ma qui emerge la visione luterana del rapporto più introspettivo tra Uomo e Dio attraverso una Fede vissuta in modo intimo e profondo. Citando le parole di Tjeknavorian «il Requiem di Brahms non è una Messa per i defunti, ma un’opera rivolta ai vivi. La sua consolazione è umana, calda e profondamente personale. Ogni movimento respira compassione e una quieta forza interiore: una musica che non travolge né opprime, ma avvolge e accoglie». Parole eloquenti che ci permettono di comprendere al meglio l’impostazione odierna caratterizzata da una visione di stampo contemplativo con uno stacco dei tempi più lento del consueto, un uso di sonorità spesso diafane, con l’orchestra trattata in maniera quasi cameristica, e un incedere anti-teatrale. Pur presentando un indubbio interesse, tale approccio ha generato alcune zone di staticità all’interno della partitura brahmsiana, determinando un allentamento della tensione che non è stato pienamente compensato, ad esempio, dalle esplosioni sonore nel secondo movimento (Denn alles Fleisch es ist wie Gras) e nel sesto (Denn wir haben hie). Ne è conseguito un Requiem Tedesco certamente interessante, ma forse un po’ troppo intellettualizzato. I due solisti vocali, Chelsea Marilyn Zurflüh (soprano) e Alexander Grassauer (baritono), hanno pienamente convinto. In particolare il soprano svizzero ha mostrato purezza timbrica, eleganza e limpidezza nella conduzione della linea musicale e sicurezza sugli acuti, mentre il baritonoaustriaco ha cantato con grande nobiltà di accento sfumando ogni frase, ogni parola direi, da vero liederista. La prestazione complessiva del Coro Sinfonico di Milano, diretto con mano ferma da Massimo Fiocchi Malaspina, si è rivelata infine soddisfacente, nonostante le notevoli sfide poste da questa straordinaria partitura. Al termine della serata, il pubblico numeroso presente all’Auditorium di Milano ha manifestato apprezzamento unanime.