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Tuesday, June 10, 2014

L’amour des trois oranges de Sergei Prokofiev en el Maggio Musicale Fiorentino, Florencia

Foto: © Michele Borzoni / TerraProject

Massimo Crispi

“L’amour des trois oranges”, fue el tercer título operístico del 77° Maggio Musicale Fiorentino, como también la última opera en la historia del Teatro Comunale de Florencia, antes que se utilice, finamente, la nueva Opera di Firenze, a poca distancia de allí.  La puesta en escena la realizó el fantasioso director Alessandro Talevi que con el rico vestuario de Manuel Pedretti y las escenas de Justin Arienti, nos regaló una interpretación deliciosa de esa fabula musical, con varios niveles de lectura, creada por Prokofiev en 1918 en los Estados Unidos. Como las fabulas dan mucha libertad a los directores, aun por no estar vinculadas a un tiempo y un espacio, si un director sabe su trabajo el espectáculo llama la atención. Talevi puso la época más o menos en el tiempo de la realización de la opera misma, inicios del siglo XX, donde el Rey del Trébol es el emperador Francisco Josef en silla de ruedas, símbolo de un Imperio en su final, y también una época donde empieza a aparecer un mundo étnico y negro totalmente distinto de lo que hoy se entiende, aquí representado por Fata Morgana y Sméraldine, que se presenta al inicio como la Mammy de “Lo que el viento se llevó” y se vuelve en una desencadenada Josephine Baker en el último acto.  Talevi imaginó la fabula de Carlo Gozzi (siglo XVIII, el mismo autor de Turandot), que es la base de la versión francesa de Prokofiev y Véra Janacopulos, como un teatro en el teatro, donde los académicos (el coro) se pelean para afirmar la superioridad de la poesía cómica sobre la trágica en versos martellianos, y que aquí son representados como las naciones de la época: Rusia, agitando banderas comunistas, defendiendo la tragedia (siendo siempre los drama rusos muy trágicos!); Francia e Italia más afines a la comedia, etc.  
Desde aquel momento hubo un “crescendo” de paroxismo escénico, con mucha creatividad, con atmosferas del sucesivo cine de animación de Karel Zeman o del más post-moderno “Moulin Rouge” de Baz Luhrmann, con buen gusto y donde el rico vestuario de Pedretti y las escenas de Arienti estuvieron enriquecidas por la inteligente iluminación de Giuseppe Calabrò. Los artistas del ilimitado reparto internacional estuvieron en muy alto nivel y todos siguieron los deseos del director con muy buena verve escénica y también musical, bajo el control del director Juraj Valchua, que dirigió como mejor no se pudiera a los cantantes, coro y orquesta en ese inmenso fresco tímbrico y musical: el Rey de Jean Teitgen, con voz oscura y autoritaria, expresivo y melancólico; el príncipe Tartaglia de Jonathan Boyd, equilibrista en su acción escénica y vocal; Pantalone, Leonardo Galeazzi, optimo; Loïx Félix, Truffaldino, simplemente fantástico por su pertenencia escénica y vocal y su desenvoltura, como si saliera de la comedia del arte; Kristin Sigmundsson, la cocinera Creonta, enorme y cómica en traje de gallina, casi una Baba Yaga; Fata Morgana, sensual y ágil Anna Shafajinskaia, actriz de talento y brillo vocal; el elegante Roberto Abbondanza, Mago Celio; Sméraldine, divertida Larissa Schmidt; las tres princesas-naranja, Martina Belli (Linette), Antoinette Dennefeld (Nicolette) y sobre todo Diletta Rizzo Marin (Nicolette); el pérfido Leandro de Davide Damiani y la princesa Clarice, una Lady Dominatrix bien interpretada por Julia Gertseva; el diablillo Farfarello de Ramaz Chikviladze, muy divertido en su traje de aviador. El coro de Lorenzo Fratini, que parecía alegrarse muchísimo nos divirtió también a nosotros. Era un espectáculo para grabarse en dvd para volverse en un punto de referencia para futuros. Esperamos que pronto lo pongan otras veces más y que lo graben.


77° Maggio Musicale Fiorentino. Sergej Prokofiev: L’amour des trois oranges.

Fotos: © Michele Borzoni / TerraProject

Massimo Crispi

“L’amour des trois oranges”, terzo titolo operistico del 77° Maggio Musicale Fiorentino, è andato in scena al Teatro Comunale come ultima opera della storia di questo teatro, prima che venga utilizzata, finalmente, la nuova Opera di Firenze, a pochi passi di distanza. La realizzazione è stata affidata al fantasioso regista Alessandro Talevi che, coadiuvato dai preziosi costumi di Manuel Pedretti e dalle scene di Justin Arienti, ha dato una deliziosa lettura di questa fiaba musicale, leggibile a più livelli, che Prokofiev scrisse nel 1918 negli Stati Uniti.
Le fiabe, si sa, lasciano quasi carta bianca ai registi, proprio perché non vincolate a un tempo e a uno spazio e se il regista sa come fare il godimento è assicurato. La collocazione temporale che Talevi ha scelto era l’inizio del XX secolo, pressappoco il periodo della composizione, dove il Re di Coppe era un Francesco Giuseppe in sedia a rotelle, un imperatore ormai malconcio, simbolo di un Impero che ormai, appunto, era in via di dissolvimento, quasi un regno da carte da gioco, un po’ come i domini della Regina di Cuori di Lewis Carrol. E dove, anche, si affaccia un mondo etnico e “negro”, visto con occhi diversi da quelli moderni, caricaturale, rappresentato qui da Morgana e Sméraldine, la quale da Mammy di Via col Vento si trasforma nell’ultimo atto in una specie d’ipercinetica Josephine Baker. La fiaba di Carlo Gozzi, alla base del libretto di Véra Janacopulos e lo stesso Prokofiev, era in fondo una rappresentazione di due secoli prima di un’Europa stagnante, in una città immobile nel tempo come Venezia, dove l’ “impegno” più evidente era di contrastare l’Illuminismo e il teatro più realista di Goldoni (che infatti poi se ne andò a Parigi), esaltando al massimo la Commedia dell’Arte, improvvisando spesso su canovacci. Eppure questa commedia dovette sembrare a Prokofiev una metafora ideale di ciò che stava accadendo nel suo mondo: la fine della Grande Guerra, la fine dello zar e la nuova Russia rivoluzionaria, gli Stati Uniti che si affacciavano prepotentemente nel mondo, la Belle Epoque ormai in disarmo e un gran bisogno di superare tutto questo. Come superarlo meglio se non cercando di arginare la tragedia e volgersi verso il riso? Talevi ha quindi immaginato questa fiaba come una rappresentazione nella rappresentazione, dove i gruppi di accademici (il fantastico coro del Maggio) che litigano sulla superiorità della poesia comica sulla tragica, del verso comico sul martelliano (che altro non è che l’alessandrino), il verso della grande poesia drammatica di Corneille e Racine, e che sono la causa dell’ipocondria “poetica” del principe Tartaglia, che non ride mai, sono rappresentati dalle nazioni: la Russia agita bandiere comuniste e inneggia alla tragedia, assai tipico della cultura russa, dove i superdrammoni non mancano mai; la Francia e l’Italia invece sono più leggiadre e difendono la poesia più brillante, e così via.
“Les Ridicules”, un gruppo di artisti che agiscono in coro ma che hanno un ruolo più importante nell’azione, mettono tutto a posto nel disordine magico creato da Morgana, come nelle favole, appunto. Da lì in poi è un crescendo di parossismi scenici, di estrema creatività e immaginazione, dove si ritrovano atmosfere da circo e del successivo cinema d’animazione di Karel Zeman, forse anche di “Moulin Rouge” di Baz Luhrmann, in un pot-pourri di buon gusto e sapienti citazioni e dove i costumi ricchi e fantasiosi di Pedretti e le scene di Arienti sono stati ben valorizzati dalle intelligenti luci di Giuseppe Calabrò. Gli artisti dello sconfinato cast internazionale erano tutti, nessuno escluso, di alto livello e hanno assecondato le visioni del regista nel migliore dei modi, dimostrando una verve scenica e una perfezione musicale difficile da trovare nello stesso luogo e nello stesso momento. Il direttore d’orchestra, Juraj Valchua, ha condotto cantanti, orchestra e coro come meglio non si poteva e l’immenso e complesso affresco timbrico e armonico concepito da Prokofiev ne è risultato assai arricchito. L’intero cast era eccellente: il Re di Jean Teitgen, dalla splendida voce scura e potente, espressivo e malinconico sovrano; il Principe Tartaglia di Jonathan Boyd, funambolico nei suoi salti di registro e di grande disinvoltura scenica; Pantalone, Leonardo Galeazzi, ottimo; Loïx Félix, Truffaldino, semplicemente eccezionale per l’atletismo vocale e fisico, mattatore della serata, coi suoi salti, acrobazie, lazzi da vero esperto di commedia dell’arte e di vocalità sicura e pertinente; Kristin Sigmundsson, la cuoca Creonta, enorme e buffissima in abito di gallina, quasi una Baba Yaga; Fata Morgana, la fatalona e agile Anna Shafajinskaia, attrice consumata dal bello squillo vocale; il Mago Celio, l’elegante Roberto Abbondanza; Sméraldine, la divertente e intrigante Larissa Schmidt; le tre principesse-arancia, Martina Belli (Linette), Antoinette Dennefeld (Nicolette) e soprattutto Diletta Rizzo Marin (Nicolette); il perfido Leandro di Davide Damiani e la principessa Clarice, una Lady Dominatrix ben resa da Julia Gertseva; il diavolo Farfarello di Ramaz Chikviladze, assai divertente nella sua veste di aviatore; l’araldo rotante del prologo di Karl Huml e il Maestro di Cerimonie di Andrea Giovannini. Il coro di Lorenzo Fratini, che sembrava divertirsi un mondo, ha fatto divertire anche noi, dimostrando una gran disponibilità alle richieste registiche. Sarebbe stato uno spettacolo da registrare in dvd come documento storico e punto di riferimento. Speriamo che sia ripreso in futuro e che ciò avvenga. 

Friday, August 19, 2011

La magia escénica: arias y dúos de opera en el Festival Internacional de Santander

Foto: Ignacio Cubero Schumann / Festival Internacional de Santander

Alicia Perris

Arias y dúos de ópera. Diletta Rizzo Marín: soprano, Alessandro Corbelli: barítono. Oviedo Philarmonia Orquesta. Director: Marzio Conti. Sábado 13 de agosto 2011. 21 horas. Sala Argenta.

Una rueda de prensa de la que formaron parte Diletta Rizzo Marin, el maestro Alessandro Corbelli y el Director Marzio Conti y donde también estaba presente Emilia Levi, Subdirectora del Festival Internacional de Santander, explicó con elegancia y exactitud, el alcance de la propuesta musical de Arias y dúos de ópera. Diletta Rizzo, una prometedora soprano italiana, comentó que el programa que llevarían a cabo era ligero y delicioso, pero complicado y exigido desde el punto de vista vocal. La idea- explicó Rizzo- era que el público no se diera cuenta de las dificultades de ejecución. El maestro Corbelli demostró una perfecta compenetración con sus dos colegas y el director, Marzio Conti, no dejó de recalcar que Diletta era una cantante “bravísima”, acompañada por un cantante-Corbelli- “histórico”, uno de los grandes intérpretes del canto italiano. Destacó además la importancia de haber incluido las dos oberturas de Rossini, la del “Turco en Italia” en la segunda parte y la de “Semiramide”, que abrió el concierto. El resto del programa fue puro bel canto y Mozart: “Il catalogo è questo”, para Leporello, de Don Giovanni, el aria de Despina de “Così fan tutte”, entre otros pasajes del compositor vienés y por supuesto Rossini y Donizzetti. La ópera desde el siglo XVII se orientó hacia dos caminos diferentes: la ópera buffa, cómica, con resabios de la tradicional Commedia dell ´Arte italiana y la seria, que buceaba en materiales de tipo histórico o mitológico.
“A medida que avanzaba el siglo XVIII aquellas farsas líricas se fueron tiñendo con tramas que alternaban lo buffo con lo sentimental o amoroso alcanzando en toda Europa una enorme popularidad. Mozart fue uno de sus máximos exponentes y poco después Rossini y Donizzetti, que tuvo que competir en genio e inspiración con Rossini y Bellini. En la representación, Diletta lució un clásico vestido negro, que completó con una actuación teatralizada, en perfecta consonancia con la diligencia y la vestimenta del barítono Corbelli, vestido para la ocasión con una chaqueta blanca y complementos burdeos. Bella voz la de Diletta y perfecta armonía con el director, Conti, musical e inspirado que dirigió una Orquesta Philarmonia con soltura y solvencia. El repertorio escogido y su propio buen hacer posibilitaron el lucimiento del barítono Alessandro Corbelli, cerrando una velada que hizo que el público disfrutara a placer. No es fácil interpretar las obras de Mozart con rigor y tampoco abordar las óperas belcantistas con facilidad, pero los tres intérpretes, bien compenetrados, lo hicieron muy bien.






Wednesday, July 13, 2011

ÓPERA BORIS GODUNOV, LA TRAGEDIA DEL ZAR ASESINO, VUELVE AL MUNCIPAL DE SANTIAGO

Con una magnífica puesta en escena, a cargo de Hugo de Ana, la obra cumbre de la ópera rusa, de Modest Mussorgsky, promete convertirse en el hito de la temporada. En una co-producción con el Teatro Massimo de Palermo, esta producción luego partirá para Italia. El elaborado vestuario fue realizado por la casa italiana Tirelli Costumi, que acumula 14 óscares por sus trajes para famosas películas, como La edad de la inocencia, y series, como The Tudors. Del 22 al 29 de julio.

Con una magnífica puesta en escena, en co-producción con el Teatro Massimo de Palermo, vuelve al Teatro Municipal la ópera Boris Godunov, de Modest Mussorgsky, obra cumbre de la música lírica rusa. La dirección musical de la Orquesta Filarmónica estará a cargo del maestro ruso Alexander Chudovsky, y la dirección de escena, la escenografía, el vestuario y la iluminación, serán responsabilidad del destacado artista argentino, Hugo de Ana, quien el año pasado se lució con Macbeth. El desafiante rol de Boris Godunov será interpretado por Roberto Scandiuzzi, considerado uno de los mejores bajos del mundo, mientras que el papel de Marina, será cantado por Anna Victorova. El elenco será completado por Miriam Caparotta, Diletta Rizzo Marin, Lina Escobedo, Maxim Paster, Vitaliy Bilyy, Ain Anger, Mikhail Gubsky, Alexander Teliga, Pablo Ortiz, Claudia Godoy, Exequiel Sánchez, Carlos Guzmán, Pablo Oyanedel, Leonardo Navarro, Cristián Moya, Arturo Jiménez. En el elenco estelar, participarán Alexey Tikomirov, Alexey Antonov, Oleg Balashov, Alina Shakirova y Dmitri Ovchinnikov. El Coro del Teatro Municipal, dirigido por el maestro Jorge Klastornick, jugará un papel fundamental, representando al pueblo ruso, gran protagonista de esta ópera. Esta producción luego partirá para Italia para ser representada en el Teatro Massimo de Palermo.

Un zar asfixiado por la culpa

Esta magistral ópera, basada en el drama homónimo de A. Pushkin, fue estrenada en 1874 en San Petersburgo. Se la considera la más grande, completa y profunda de todo el repertorio ruso y con el tiempo ha llegado a ocupar un lugar privilegiado en la lírica universal. El verdadero protagonista es el pueblo ruso, doliente y sometido – representado aquí por el coro-, víctima de juegos de poder y ambición de la clase dirigente. El relato trata de Boris Godunov, zar de Rusia durante el siglo XVI, su conciencia culpable por el asesinato de quien debía gobernar en vez de él, la relación con sus hijos y su muerte, así como de Dimitri, un noble falso y fugitivo, sus relaciones con la princesa Marina y su pretensión al trono. Gran protagonista es el pueblo ruso, maltratado por los cambios políticos, obligado a alegrarse y vitorear cuando lo ordenan los soldados, deshecho por salvajes actuaciones de una justicia burda, y de donde surge la patética figura del Idiota, que lamenta la infelicidad de Rusia.

Magnífico vestuario

El vestuario de esta ópera está constituido por más de 300 prendas elaboradas con finas telas y pedrería, imitando lo más verazmente posible la lujosa moda de la corte rusa del siglo XVI. Para ello se encargó su fabricación a la casa italiana Tirelli Costumi (www.tirelli-costumi.com), responsable de la realización del vestuario de películas como El nombre de la rosa, Alicia en el país de las maravillas, María Antonieta, La edad de la inocencia; y exitosas series, como The Tudors. Su excelencia le ha merecido 14 óscares y 24 nominaciones.

BORIS GODUNOV
Modest Mussorgsky
(Revisión orquestal de Rimsky-Korsakov 1908)

Reparto
Boris Godunov: Roberto Scandiuzzi / Alexey Tikhomirov *
Fiodor: Miriam Caparotta
Xenia: Diletta Rizzo Marin
La Nodriza: Lina Escobedo
Príncipe Shuisky: Maxim Paster
Andriei Shelkalov: Vitaliy Bilyy
Pimen: Ain Anger / Alexey Antonov *
Grigori (Falso Dimitri): Mikhail Gubsky / Oleg Balashov *
Marina Mnishek: Anna Victorova / Alina Shakirova *
Rangoni: Vitaliy Bilyy
Varlaam: Alexander Teliga / Dmitri Ovchinnikov *
Missail: Pablo Ortiz
La Posadera: Claudia Godoy
El Idiota: Exequiel Sánchez
Nikitich: Carlos Guzmán
Mitúja, campesino: Pablo Oyanedel
Un boyardo de la Corte: Leonardo Navarro
El boyardo Jrushchov: Leonardo Navarro
Lavitsky, jesuita: Cristián Moya
Chiernikovsky, jesuita: Arturo Jiménez
Dirección de escena, escenografía, vestuario e iluminación: Hugo de Ana
Orquesta Filarmónica de Santiago
Director: Konstantin Chudovsky /José Luis Domínguez *
Coro del Teatro Municipal
Director: Jorge Klastornick
Coro de Niños The Grange School
Directora: Claudia Trujillo

* Ópera estelar. Ópera Internacional: 22, 25, 27 de julio a las 19:00 hrs./ 30 de julio, 17:00 hrs. Desde $6.000. Ópera Estelar: 26 y 29 de julio a las 19:00 horas./ 23 de julio a las 17:00 hrs. Desde $3.000. Descuentos para jóvenes de hasta 50%.