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Thursday, September 1, 2016

Stresa Festival 2016- Rotterdam Philharmonic Orchestra

Foto:Hans van der Woerd

Renzo Bellardone

STRESA FESTIVAL 2016 – ROTTERDAM PHILARMONIC Palazzo Congressi – 31 agosto Renaud Capuçon, violino Gautier Capuçon, violoncello Rotterdam Philharmonic Orchestra Yannick Nézet-Séguin, direttore FRANZ JOSEPH HAYDN, Overture da L’isola disabitata, Hob 28/9 JOHANNES BRAHMS, Doppio concerto in la minore per violino, violoncello e orchestra op. 102 JEAN SIBELIUS, Sinfonia n. 2 in re maggiore op. 43

Fin dalle prime note imponenti si apprezza il gesto chiaro e preciso che entusiasticamente trasmette una partitura entusiasta: il direttore è il giovane Yannick Nézet-Séguin, titolare della prestigiosa Roterdam Philarmonic e la scrittura è quella di F.J.Haydn, sontuosamente interpretata.  Sorridente e coinvolgente  Nézet-Séguin colora con sfumature e toni  pastello, ma ben definiti, ll delizioso minuetto. Scenograficamente in giacca bianca fanno poi il loro ingresso i fratelli  Capuçon: Renaud con il  Guarneri del Gesù “Panette 1737” e Gautier con il ‘Matteo Goffriller 1701, entrambi di ritorno sul Lago Maggiore, dopo la loro prima esibizione allo Stresa Festival del 2004. Superflue risultano le presentazioni dei due solisti affermati ed acclamati in tutto il mondo, ma vale la pena sottolineare quante voci sappiano trarre con apparente semplicità dai loro storici strumenti. Le alternanze dinamiche vengono offerte con fermezza stilistica ed ampia interpretazione. La seconda parte è decisamente più ariosa con la ampie descrizioni musicali di Sibelius, dove si apprezza la ricerca del suono esaltata dai violini prima ed a seguire dai violoncelli che descrivono minuziosamente paesaggi e sensazioni; particolarmente interessanti i pizzicati degli stessi violoncelli e dei tre contrabbassi. Generale apprezzamento dell’intera serata e della direzione che ha suscitato interesse ed è riuscita a ben collocare un programma già egregiamente presentato sul libro di sala da Federico Scoponi. La Musica vince sempre.

Monday, March 7, 2011

Lionel Bringuier dirigió a la Filarmónica de Los Ángeles

Foto: Lionel Bringuier - Crédito: Lawrence K. Ho

Ramón Jacques

Por su energía, entusiasmo, incursión en nuevos repertorios y sobretodo por su inyección de juventud, desde la llegada en el 2009 de su nuevo director musical Gustavo Dudamel, así como por un alto porcentaje de renovación de los músicos en cada una de sus secciones de instrumentos, la Los Angeles Philharmonic es en la actualidad la orquesta “menos americana” entre las consideradas mas importantes de este país. En vez de aspirar a alcanzar la perfección musical, la que por momentos puede ser tan mecánica y rutinaria en las orquestas de estas latitudes, estos músicos parecen disfrutar de la libertad y la simple satisfacción de poder hacer música. Su popularidad en Estados Unidos va en ascenso, gracias principalmente a la carismática y mediática presencia de Dudamel, pero también porque desde el pasado mes de enero se convirtió en la primera orquesta norteamericana en transmitir sus conciertos en vivo y de manera regular a salas de cine de todo el país, como lo hace desde hace algún tiempo el Metropolitan de Nueva York. En su primer concierto, después de su reciente y extenso tournee europeo, la orquesta conformó un interesante y satisfactorio programa de acento “bohemio” que inició con el Má Vlast de Bedřich Smetana en una interpretación que fue tan profusa en sus metales, tan fluida y por momentos tan clara y translucida en su emisión, que quizás era el mismo cauce del río Moldava que el compositor intento describir en la pieza. Al frente de la orquesta, estuvo el joven francés Lionel Bringuier, quien a sus 25 años de edad y en su cuarto año como director asociado de la orquesta, condujo la pieza con amplia convicción y solvencia. El atrevimiento y carácter impetuoso de la juventud se hizo presente en el Concierto para violonchelo op.129 de Robert Schumann, que tuvo como solista al chelista francés Gautier Capuçon, quien con su apasionado instrumento transmitió un suave y delicado lirismo que fue mas nostálgico que trágico. Por su parte, Bringuier apuntó a preservar en todo momento el tejido orquestal y a mantener la unidad de una pieza cuyos tres movimientos presentan cada uno un ligero y diverso material temático. Lo mejor estuvo reservado para el final, con la interpretación de la Sinfonía 5. Op 76 de Antonín Dvořák con su ligera y relajada sonoridad, sus influencias de danzas bohemias, y su acento casi Beethoveniano que Bringuier logró extraer con elegancia y seguridad, resaltando las cuerdas, las flautas y los colores de las vivaces ornamentaciones de los clarinetes, que se escucharon frecuentemente durante los diversos movimientos de la obra.

Sunday, March 6, 2011

Lionel Bringuier ha diretto con convinzione la Los Angeles Philharmonic

Foto: Lionel Bringuier Crédito: Wally Skalij
Ramón Jacques
Per la sua energia, l’entusiasmo, l’incursione in nuovi repertori e soprattutto per la sua iniezione di gioventù, dopo l’arrivo nel 2009 del suo nuovo direttore musicale GD, così come per la percentuale di rinnovamento all’interno delle sezioni orchestrali, la Los Angels Philarmonic è attualmente la meno americana delle orchestra principali del paese. Invece di aspirare a raggiungere la perfezione musicale, che a volte può essere meccanica e di routine da queste parti, questi musicisti sembrano apprezzare la libertà e la semplice soddisfazione di fare musica. La sua popolarità negli Stati Uniti è in aumento, soprattutto grazie alla presenza carismatica e mediatica di Dudamel, ma anche perché dallo scorso gennaio è diventata la prima orchestra americana per la trasmissione di concerti dal vivo nelle sale cinematografiche di tutto il paese, come si fa ormai da qualche tempo anche al Metropolitan di New York. Nella sua prima performance dopo la sua recente e lunga tournee europea l’;orchestra ha confezionato un programma interessante di connotazione e accento boemo che iniziava con Ma Vlast di Bedrich Smetana in una interpretazione caratterizzata dal suono bronzeo degli ottoni, ma anche fluida e, a volte chiara e trasparente come lo stesso corso del fiume Moldava che il compositore ha cercato di descrivere nel pezzo. Sul podio c’era il giovane francese Lionel Bringuier, che a 25 anni e nel suo quarto anno come direttore associato della Orchestra, ha diretto con convinzione e risolutezza. L’audacia e la foga giovanile era presente nel Concerto per violoncello op.129 di Robert Schumann, che ha messo in mostra come solista il violoncellista francese Gautier Capuçon, il quale con il suo strumento ha trasmesso un appassionato lirismo morbido e delicato, più nostalgico che tragico . Da parte sua Bringuier ha saputo preservare il tessuto orchestrale e mantenere l’unità in un brano i cui tre movimenti presentano personalità e tematismo differenti. Il meglio della serata è stato regalato alla fine, con una esecuzione di Sinfonia n. 5. Antonín Dvořák Op. 76, con suono rilassante e luminoso, con le sue influenze boeme, e il suo accento quasi beethoveniano che Bringuier è riuscito a comunicare con eleganza e sicurezza, esaltando gli archi, i flauti e i vivaci colori delle figurazioni dei clarinetti, che si sono sentite spesso durante i vari movimenti del lavoro.