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Saturday, February 15, 2014

Falstaff incontra la California - Costa Mesa, California


Foto: Robert Millard / LA Opera

Per il secondo anno consecutivo l’Opera di Los Angeles ha lasciato la sua sede abituale, il Teatro Dorothy Chandler Pavilion ubicato nella su Grand Street, per presentarsi nella sala da concerto Renée and Henry Segestrom Concert Hall di Costa Mesa (70 chilometri a sud) come parte del progetto “LA Opera, Off Grand”, una iniziativa lodevole che vuole portare l’opera davanti ad un pubblico sempre maggiore dell’area metropolitana.Il titolo rappresentato in forma di concerto è stato Falstaff, la commedia lirica di Giuseppe Verdi, che è stata scelta in omaggio del compositore. In questa serata ha colpito principalmente l’orchestra dell’Opera di Los Angeles, che si è mostrata sicura sotto l’attenta ed entusiasta mano di James Conlon, che ha offerto una lettura carica di musicalità e buona dinamica, e che è stato attento ad ogni entrata e all’acconpagnamento dei cantante. Buon resa nei suoi interventi anche per il coro diretto da Grant Gershon. Pur non avendo nessuna scenografia, costumi e trucco, c'era un'azione costante sulla scena, esagerata a volte, e una gestualità da parte degli artisti che hanno cercato di trasmettere l'umorismo contenuta nella storia. Dal punto di vista vocale si è ascoltato un cast non omogeneo nel suo disimpegno, dal quale emergeva il baritono Roberto Frontali che si è mostrato compenetrato nel ruolo di Falstaff, rappresentato come un uomo, burlone, ironico e malizioso, esibendo una voce calda e robusta. Il soprano Carmen Giannattasio ha reso il ruolo di Alice offrendo una vocalità rotonda e sicura. Il soprano Ekaterina Sadovnikova ha impresso un timbro chiaro e cristallino in accordo con il carattere gioviale di Nannetta, e Juan Francisco Gatell, di timbrica gradevole di tenore leggero, ha mostrato un emissione ridotta e poco carisma in scena. Il barítono Marco Caria è stato un discreto Ford di canto poco raffinato.  E il mezzosoprano Ronita Nicole Miller era una divertita Mrs. Quickly di timbro scuro e ampio. Il mezzosoprano Erica Brookhyser è stata una Meg poco partecipativa e distante dal suo ruolo. Il resto dei personaggi si è espresso esagerando un po’ la propria parte, sorvolando riguardo al loro canto. RJ


Friday, January 24, 2014

Falstaff de Verdi en Costa Mesa, California

Foto: Robert Millard - LA Opera

Por segundo año consecutivo la Opera de Los Ángeles salió de su sede habitual, el teatro Dorothy Chandler Pavilion ubicado en la calle Grand del centro de la ciudad, para presentarse en la sala de conciertos  Renée and Henry Segestrom Concert Hall de Costa Mesa (a 70 kilómetros al sur) como parte del proyecto denominado “LA Opera, Off Grand” una iniciativa muy loable que pretende acercar la ópera a una mayor cantidad de público, en esta extensa área metropolitana. El título representado en versión concierto fue Falstaff la comedia lirica de Verdi, que fue elegida en homenaje al compositor. En esta velada sobresalió particularmente la orquesta de la Ópera de Los Ángeles, que se mostro segura bajo la atenta y entusiasta mano de su titular James Conlon,  quien ofreció una lectura cargada de musicalidad y buena dinámica, y estuvo atento a cada entrada y a acompañar a los cantantes. Buen trabajo tuvo también el coro que dirige Grant Gershon en sus intervenciones.  A pesar de no contar con escenografías, vestuarios o maquillaje, hubo constante actuación sobre la escena, exagerada por momentos, y gestualidad por parte de los artistas quienes intentaron transmitir la comicidad contenida en la historia. Desde el punto de vista vocal se escuchó un elenco disparejo en su desempeño, en el que sobresalió el barítono Roberto Frontali, quien se mostró compenetrado con el papel de Falstaff, quien represento como un personaje burlón, irónico, malicioso, y exhibió una voz cálida y robusta.  Carmen Giannattasio cumplió en el papel de Alice Ford, ofreciendo una voz rotunda y segura. La soprano Ekaterina Sadovnikova imprimió un timbre claro y cristalino acorde al carácter jovial de Nanneta y Juan Francisco Gatell que posee un grato color en su timbre de tenor ligero, mostró reducida emisión y poco carisma en escena. Marco Caria fue un discreto Ford de canto destemplado, y la mezzosoprano Ronnita Nicole Miller fue una divertida Mistress Quickly de amplió y oscuro tono. A la mezzosprano Erica Brookhyser se le vio poco participativa y distante del papel de Meg Page. El resto de los personajes, sobreactuaron sus partes, y cantaron con poco que destacar. RJ

Wednesday, June 16, 2010

Riapre il Teatro Colón di Buenos Aires

Foto: Arnaldo Colombaroli / Teatro Colón

Ramón Jacques

Dopo quattro anni di chiusura per diversi restauri, il Teatro colón di Buenos Aires, uno dei teatri più emblematici della lirica mondiale, ha riaperto i battenti e ha scelto La Bohème di Puccini. La relazione tra il compositore di Lucca e l’Argentina fu molto stretta, perché la maggior parte delle sue opere fu rappresentata in questo paese solo alcuni mesi dopo le rispettive prime mondiali. Puccini viaggiò di persona in Argentina nel 1905, dove presenziò a diverse messe in scena delle sue opere, e fu in Argentina che realizzò la revisione definitiva e la sua rappresentazione di Edgar, la sua prima opera. Per l’occasione della riapertura del teatro, la Fondazione Giacomo Puccini e il Comune di Lucca hanno offerto nel foyer un’interessante e completa esposizione di copie di documenti, partiture e fotografie di Puccini, di Lucca e del suo viaggio in Argentina. La serata a cui abbiamo assitito era una produzione concepita da Hugo de Ana, regista che giocava in casa, che ha dato una visione realista e molto estetizzante di Parigi e del periodo in cui si svolgono i fatti dell’opera, con delle scenografie enormi. I costumi e le luci, sempre di de Ana, accentuavano l’effetto lugubre e triste che avvolge l’opera, e tuttavia, dal punto di vista dell’azione scenica, se eccettuiamo il movimentato secondo atto dove addirittura una banda marziale ha attraversato il teatro tra il pubblico, negli altri atti si svolgeva in spazi ridotti, limitando e rendendo scomodi i movimenti dei cantanti.
Per ciò che riguarda l’aspetto musicale, bisogna dire che l’acustica strepitosa che ha sempre caratterizzato questa sala sembra intatta, e da questo ha tratto vantaggio il cast, capitanato dal soprano argentino Virginia Tola, che ha dato vita a una fragile e simpatica Mimì, molto spiritosa, sfoggiando un timbro chiaro, brillante e omogeneo. Il tenore Marius Manea è stato un Rodolfo dal colore caldo, generoso e musicale, sebbene gli siano mancate a volte una maggiore mobilità e adesione emotiva al personaggio. Il baritono Marco Caria ha mostrato buone qualità sia vocali che attoriali per quanto riguarda il ruolo di Marcello. Da parte sua, il soprano statunitense Nicole Cabell ha sovraccaricato il carattere della capricciosa Musetta, ma vocalmente era precisa e convincente. Il resto del cast era completato dal basso russo Denis Sedov, un Colline dall voce scura e profonda, e dal vivace e divertente Schaunard del baritono argentino Omar Carrión, che ha esibito un canto sicuro nell’emissione, nell’espressione e nel timbro. Il resto del cast completava il tutto con un buon risultato. Il maestro milanese Stefano Ranzani ha concertato l’orchestra con allegria, cavandone suoni e fraseggi compatti e uniformi.

Friday, June 4, 2010

La Boheme de Puccini - reinauguración del Teatro Colón de Buenos Aires, Argentina

Fotos: Arnaldo Colombaroli / Teatro Colón de Buenos Aires

Ramón Jacques

Después de un periodo de permanecer cerrado casi cuatro años, a causa de diversas remodelaciones, finalmente el Teatro Colón de Buenos Aires, uno de los coliseos más emblemáticos del circuito de la lírica mundial reabrió sus puertas y lo hizo con la representación de La Boheme de Puccini. La relación entre el compositor de Lucca y la Argentina fue muy estrecha que la mayoría de sus operas fueron estrenadas en este país tan solo meses después de sus respectivos estrenos mundiales. Puccini personalmente viajó a ese país en 1905, donde presenció diversas puestas escénicas de sus operas, si además de que aquí realizo la revisión y el estreno de la versión definitiva de Edgar su primera composición.

La función que nos ocupa se presentó con una producción concebida por el director de escena Hugo de Ana, regista formado en casa, quien dio una visión realista y visualmente muy estética del Paris y el periodo en el que se desarrolla la trama de la opera, con enormes escenografias. Los vestuarios y la iluminación, también ideados por de Ana, crearon el efecto lúgubre y triste que envuelve a la obra, sin embargo, desde el punto de vista de la actuación, exceptuando el muy movido segundo acto donde una banda de guerra ingresó al teatro en el pasillo central entre las butacas del teatro y no sobre el escenario como se acostumbra, el resto de los actos la obra se desarrollaron en espacios reducidos, limitando y haciendo incómodos los movimientos de los cantantes.

Debe señalarse que la estupenda acústica que caracterizó siempre a este coliseo parece permanecer intacta, y de ello saco provecho el elenco que fue encabezado por la soprano argentina Virginia Tola, quien dio vida a una frágil y simpática Mimi, muy vivaz en escena, deplegando un timbre claro, brillante y homogéneo en su emisión. El tenor rumano Marius Manea, fue un Rodolfo de calido y musical timbre, aunque a su desempeño escénico le falto mayor movilidad y adhesión emocional al personaje.

El barítono italiano Marco Caria, mostró buenas cualidades en su cantó y en su actuación como Marcello. Por su parte, la soprano estadounidense Nicole Cabell sobreactuó el papel de la caprichosa Musetta, pero su interpretación vocal fue correcta y convincente.

El resto del elenco lo completaron el bajo ruso Denis Sedov, un Colline de profunda y oscura voz; y el activo y muy divertido Schaunard del barítono argentino Omar Carrión, quien exhibió un cantó seguro en la emisión, en la expresión y en el timbre. Buen desempeño tuvieron en conjunto, el resto de artistas y coro sobre la escena. El maestro italiano Stefano Ranzani concertó con entusiasmo y alegría a la orquesta, de la cual extrajo los tintes mas musicales y sonoros de la partitura con un sonido compacto y uniforme.