Sunday, November 27, 2011

Falstaff - Parma - Festival Verdi 2011

Foto Roberto Ricci Teatro Regio di Parma.

Giosetta Guerra

10 ottobre: Buon Compleanno Peppino! Il 10 ottobre 1813 nasceva Giuseppe Verdi e anche quest’anno la mattina del 10 ottobre 2011 alle ore 11.00 è stata celebrata una cerimonia per il 198° anniversario della sua nascita davanti al monumento del compositore situato a Parma in Piazza della Pace vicino al Piazzale della Pilotta. Per il tradizionale omaggio la città di Parma e il Gruppo appassionati verdiani “Club dei 27” hanno deposto fiori in omaggio al Maestro di Busseto. I rappresentanti delle istituzioni cittadine e dell’Amministrazione Comunale, il sovrintendente del Teatro Regio di Parma Mauro Meli, Andrea Rinaldi della Corale Verdi, i rappresentanti delle associazioni musicali cittadine, l’Istituto nazionale di studi verdiani, l’Istituzione Casa della Musica, il Conservatorio di Musica “Arrigo Boito” di Parma hanno espresso il loro omaggio a parole, il Coro del Teatro Regio di Parma e la Corale Giuseppe Verdi guidati da Martino Faggiani hanno chiuso la celebrazione con un omaggio musicale. Presenti esponenti di associazioni verdiane straniere e melomani frequentatori del Festival verdiano. La sera tutti al Teatro Farnese, situato nell’area della Pilotta, per assistere a un grande Falstaff.

Un Falstaff coi colori caldi del legno

Commedia lirica in tre atti di Arrigo Boito, dalla commedia shakespeariana The merry Wives of Windsor. Musica di Giuseppe Verdi (10 ottobre 2011 – prima) “Tutti gabbati”: suona sempre un po’ luciferino lo sfogo finale di Falstaff, quasi un ghigno consolatore intriso di sadismo e di rassegnazione in un mondo dove tutto è burla. Almeno una volta tanto siamo tutti uguali, anche se, si sa, “ride ben chi ride la risata final”. Ma noi non siamo stati gabbati la sera del 10 ottobre 2011 al Teatro Farnese di Parma, almeno dalla produzione di Falstaff. Sul palcoscenico del seicentesco teatro ligneo non c’è l’osteria della Giarrettiera, ma…: un grande letto in legno naturale che va e viene, bauli di legno in qua e in là, festoni bianchi con disegni neri per raffigurare sia i panni stesi sia l’acqua del Tamigi dalla quale sbucano le braccia gesticolanti di Falstaff, uccellacci neri agitati da figuranti nascosti (solo una volta visibili), una casa di legno con balconcino, dalla cui finestra viene realmente gettato Falstaff per farlo cadere nel fiume (simulato da donne che tirano l’acqua con i secchi), una tinozza lignea con dentro Falstaff nudo ripescato dalle acque, un albero nero spinto a mano e poi la selva di macbethiana memoria (donne che avanzano con rami frondosi in mano). Niente tecnologia, ma tutto artigianale e in linea con i colori e il calore del teatro. Il fondale è un telo bianco con un paesaggio disegnato in nero e poi i colori si scambiano come nel negativo di una fotografia nel terzo atto. Allestimento scenico di Jamie Vartan, che cura anche i costumi in stile sobrio e monacale per le donne, estroso, sbuffante, quasi giullaresco per i ruoli buffi maschili. Luci calde di Simon Corder. Il regista Stephen Medcalf caratterizza in modo garbato e mai ridondante i personaggi con l’aiuto degli stessi artisti che sono anche bravi attori. Nel title rôle Ambrogio Maestri, vestito, a dispetto della sua notevole stazza, con un pagliaccetto bianco e scarpe, berretto, mantello rosso (pagliacciotto –forse meglio coniare un nuovo vocabolo-che poi è rosso e in seguito marrone con corna di cervo), entra sdraiato su un letto spinto a mano e fa subito sfoggio della sua poderosa voce di baritono, enorme, ampissima, timbrata, ma capace di alleggerirsi fino ad un comico falsetto (“Io son di Ford”). La sua imponenza vocale e scenica troneggia per tutta l’opera insieme ad una verve tragi-comica che lo rende insuperabile interprete di questo ruolo.

Al suo fianco un silenzioso servitore in armatura da guerriero e i suoi servi Bardolfo e Pistola, che a volte lo beffeggiano e lo ingannano, interpretati sagacemente da Patrizio Saudelli (tenore, un collaudato caratterista) e Mattia Denti (basso), una coppia, tipo “il gatto e la volpe”, delineata con precisione attoriale e vocale dai due bravi artisti.  Uno straordinario Luca Salsi veste i panni di Ford, il baritono gestisce un mezzo vocale ampio e di bel colore con ottimo sostegno del fiato e fraseggio accurato (due titani nel dialogo Ford - Falstaff del secondo atto per la conquista di Alice), grande in “È sogno o realtà” con tormento in orchestra e la voce pacata dei corni. La voce chiara del tenore Antonio Gandia (Fenton) sale bene e si espande con vigore, Luca Casalin come “tenore di carattere” interpreta Dott. Cajus. Il canto d’insieme delle comari, rigorosamente in nero e bianco, dà origine ad un ordito intessuto con cura e con gusto, lo scherzo beffardo nei confronti del vecchio è condotto con leggerezza teatrale, ma anche vocale: Svetla Vassileva nei panni di Alice sa far uso della messa di voce, ma il suono è piccolo e a mala pena si sente, Romina Tomasoni come Quickly canta bene ma, non avendo una voce molto timbrata, ha più colori nella tessitura acuta, Daniela Pini è una corretta Meg, la più armoniosa è Barbara Bargnesi nel ruolo di Nannetta, il soprano ha voce estesa, canta sul fiato con voce melodiosa e tenuta del suono, producendo bei filati anche rinforzati (“Sul fil d’un soffio etesio”).  Il mitico Coro del Regio, preparato da Martino Faggiani, fa emergere le sue ottime qualità vocali ed interpretative. L’Orchestra del Teatro Regio di Parma, diretta dal giovanissimo Andrea Battistoni, tiene sonorità ora concitate, ora delicate, a mo’ di ricamo, per unirsi al suono intrecciato delle voci in un piacevole e coinvolgente gioco delle parti, cura i ricchi dettagli e i colori della scrittura musicale e dà rilievo alle voci degli strumenti. Lo spettacolo ha ottenuto il gradimento del pubblico. Noi che conosciamo un po’ la macchina teatrale dobbiamo ritenerci soddisfatti anche del lavoro fatto dietro le quinte dal direttore musicale di palcoscenico Fabrizio Cassi, dal maestro di sala e preparatore musicale Simone Savina, dal maestro di sala e alle luci Claudio Cirelli, dal maestro di palcoscenico Matteo Rubiconi, dal direttore di scena Paola Lazzari, da operatori e tecnici, e dobbiamo ringraziare tutti coloro che hanno dedicano un tempo infinito alla preparazione di un festival di questa portata.

Saturday, November 26, 2011

Tannhäuser en la Ópera de Paris,

Foto : Sophie Koch (Venus) et Christopher Ventris (Tannhäuser) /Opéra national de Paris/ Elisa Haberer

La sublime y romántica música contenida en la opera Tannhäuser esta muy arraigada dentro del gusto del público de la Ópera de Paris, quien siguió el desarrollo de la obra con mucha atención y premió con entusiasmo desmedido a todos los grupos artísticos al finalizar la función. Presentada, como no podría ser de otra manera, en la versión de Paris que Wagner creó y estreno en este teatro en 1861, esta reposición dejó un sabor de amplia satisfacción entre los wagnerianos y no wagnerianos presentes, por el alto nivel artístico ofrecido en conjunto. La parte visual fue encomendada el ingenioso Robert Carsen, con escenografias de Paul Steinberg e iluminación del propio Carsen en coproducción con el Liceu de Barcelona y la Opera Nomori de Tokyo, quien situó la trama en una época actual con personajes que se convirtieron en pintores que luchan por sobrevivir, en un ambiente estilo La Bohème Aquí Venusberg se convirtió en un sucio y oscuro estudio de pintura en el que el personaje principal intentaba dibujar sin éxito a Venus, la modelo desnuda. El ballet del primer acto, se convirtió en una bacanal de artistas, y con pocos elementos en escena, algunas sillas y utensilios para pintar como: marcos, lienzos, caballetes, pinceles, sumado a un brillante juego de iluminación en blancos y negros se crearon imágenes muy atractivas. Elizabeth, fue la modelo que inspiró a Tannhäuser a convertirse en el exitoso pintor que al final exhibió sus cuadros en una galería repleta de enormes cuadros. El elenco vocal fue encabezado por Christopher Ventris heldentenor de robusto y seductor color lírico como Tannhäuser. Nina Stemme dio vida a una delicada y conmovedora Elizabeth y conquistó con su fluidez vocal cargada de sutilezas y acentos. La mezzosoprano Sophie Koch sedujo con su actuación y físico como Venus, a la vez que aportó un sonido equilibrado y claro, así como notable musicalidad; y el barítono Stéphane Degout dio vida a un sólido y creíble Wolfram con su canto calido y expresivo, correctos estuvieron el resto de los cantantes. Al frente de la orquesta Sir Mark Elder realizó una cuidada y detallada lectura en la que buscó exaltar la opulencia musical de la partitura, creando por momentos escalofriantes pasajes orquestales, con una inspirada sección de metales. Rj


Friday, November 25, 2011

BRITNEY SPEARS DESLUMBRÓ A CHILE.

Foto: Britney Spears

Johnny Teperman.

Britney Spears, la Princesa del Pop"  deslumbró a Chile con su show ante más de 40 mil personas en el Estadio Nacional. Fue mágico tal como ella misma lo prometió. Un recital que pasará a la historia del Estadio Nacional y de Chile entero por su infraestructura, efectos especiales, colores, tecnología, cuerpo de baile y por una Princesa que demostró su clase y profesionalismo, junto a su belleza y su desplante. La gran estrella pop actual se presentó frente a más de 40 mil fans deslumbrándolos y consiguiendo un veredicto unánime “valió la pena esperar 13 años por su visita….ella es la mejor” puntualizaron.  En un escenario que mutaba durante cada canción, Britney apareció vestida de diosa egipcia, con un kimono, se elevó por los aires, subió a fans chilenos al escenario y, al igual que en sus previos shows de Brasil y Argentina, seleccionó a un afortunado compatriota local al que le bailó  pole dancing (caño). En poco más de hora y media de show, la artista saludó a nuestro país “Hola Chile, los amo” dijo mientras el Estadio Nacional completo agradeció la entrega y disposición de la artista que supo equilibrar en su show antiguos éxitos como “Toxic” o “Baby One More
Time” con nuevos hits como “Hold it Against Me” o “ I Wanna Go” La artista cumplirá en Diciembre próximo 30 años y, según el público del recinto ñuñoino comprobó, lo hará en plenitud y con una carrera que promete brindar decenas de hits mundiales más. No hubo espacio para pequeñecess en el show de la llamada "princesa del pop", el solo escenario demuestra que esta gira "Femme Fatale" no escatima en espectacularidad para sorprender a los fanáticos. Britney se paseó entre escaleras, plataformas activas, pasarelas, pistas circulares que le permitían elevarse o descender, en medio de sus cambios de vestuario y la sucesión de sus canciones, sus éxitos actuales y aquellos que la lanzaron a la fama. Ya concluído su espectacular show, ahora Britney Spears deja Santiago de Chile y vuela hacia sus próximos destinos del espectáculo: en Perú, Colombia, Venezuela, México, República Dominicana y Puerto Rico.

FALLECE LA SOPRANO MONTSERRAT FIGUERAS (BARCELONA, 1942), LA COMPAÑERA DE JORDI SAVALL EN TANTOS PROYECTOS MUSICALES

Foto: Montserrat Figueres - foto: A. Aymami

Alicia Perris

El jueves 17 de noviembre hubo un concierto sobre la Dinastía Borgia en el Teatro Auditorio de Madrid, que dirigió desde su interpretación de viola soprano, Jordi Savall y algunos entre el público comentamos la ausencia esa noche de Montserrat Figueras. Desgraciadamente, menos de una semana después, fallecía el 23 de noviembre, esta mujer dotada de una rara sensibilidad para el canto y la música en general y una admiración y fascinación por el descubrimiento de la vida. Era, además, la esencia de la feminidad. Deja dos hijos, una de ellas, Arianna, arpista y melómana como sus padres. Había estudiado canto con Jordi Albareda y formó parte del conjunto de música antigua Ars Musicae, fundado por Josep María Lamaña. Las partituras desde la Edad Media hasta el barroco formaron parte de su árbol interpretativo, donde se juntarían la capacidad de investigar y recrear de su futuro marido y cómplice en muchas batallas musicales, Jordi Savall, con quien se casó en 1967. En 1974 ambos intérpretes fundaron el grupo Hespèrion XX, que luego sería el XXI y más adelante Le Concert des Nations y La Capella Reial de Catalunya. Pero para el gran público, aparte de El Canto de la Sibila, canciones sefardíes, La voix de l´émotion, Jerusalem, Istambul o la epopeya cátara, por no hablar de unos de los últimos proyectos, la Dinastía Borgia, siempre serán los inspiradores intérpretes de esa película francesa de culto que es “Tous les matins du monde” y que les dio un premio César, discurriendo por la vida, en el siglo XVII, del músico Marin Marais. Los premios fueron un corolario natural y merecido para estar mujer que con su voz cálida y como de madera noble, dio vida a la vida y se fue sigilosamente después de una enfermedad injusta. Esta mañana se celebró para ella, una ceremonia religiosa en Barcelona.  Fin inmerecido para quien disfruta de la existencia como Montserrat Figueras y vuelca en el don al otro, la voluntad de compartir y de restablecer el tan a menudo diálogo roto entre personas y entre culturas.  Y así recibió el Grand Prix de l´Académie du Disque Français, el Edison Klasik, un Grammy por la Dinastía Borgia, en 2003 el título de Officier de l´Ordre des Arts et des Lettres del Gobierno francés y en 2011 la Creu de Sant Jordi de la Generalitat de Cataluña. Poco consuelo este reconocimiento, tan válido, después de haberla perdido, pero su voz, esa irradiación casi mágica que desprendía con su trabajo y su saber estar, nos seguirán alumbrando y esperemos que eso también conforte en lo posible a su compañero y enamorado de siempre, el Maestro Savall.




Monday, November 21, 2011

La Donna del Lago en el Teatro alla Scala

Foto: Teatro alla Scala

Massimo Viazzo

Esta Donna del lago scaligera, con la que ha cerrado dignamente la temporada 2010-2011 será recordada principalmente por el brillante desempeño vocal de un cuarteto de interpretes de altísimo nivel, comenzando por la protagonista interpretada con gran seguridad, emisión controlada y luminosidad en el timbre de Joyce Di Donato: quien interpretó “Oh mattutini albori” con conmovedor candor, mientras que en el Rondò finale “Tanti affetti in un momento” evidenció lo mejor de su muy virtuosa capacidad. Daniela Barcellona personificó un Malcolm enamorado y combativo, robusto vocalmente y de una coloratura veloz como saeta, además de que estuvo siempre creíble en escena. La humanidad, la sensibilidad amorosa y la autoridad real de Giacomo V / Uberto fue hecha de la mejor manera por Juan Diego Florez, cuyo canto fue siempre suave, melancólico y con un fraseo pulido con el que supo conquistar al publico. En la competencia de los “agudos” John Osborn no ha sido inferior a su colega sudamericano. Osborn de hecho, electrizó a todos desde su entrada en el primer acto con una temeraria y excitante ejecución de “Eccomi a voi”: Rodrigo el héroe no pudo haber encontrado a un mejor intérprete. Al final, el Douglas de Simon Orfila, sonó más anónimo, un poco estentóreo y desvanecido. Del espectáculo firmado por Lluis Pasqual, hay poco que decir. La acción se desarrollaba en un teatro en ruinas en el que en la galería se veían los espectadores en frac (el coro) que admiraban el desarrollo de la opera frente a sus ojos. El mecanismo del “teatro en el teatro” es algo que hemos visto ya muchas veces sobre los escenarios líricos, y si no es soportada por una dirección un poco mas audaz, de atractivas escenas y con seductores manejos de luces (todos estos elementos faltaron en este montaje) se pierde inevitablemente el interés. Tanto el Coro como la orquesta del Teatro alla Scala incurrieron en algunas imperfecciones y desviaciones de mas, y la dirección de Roberto Abbado pareció ser profesional pero no muy fantasiosa.

La Donna del Lago - Teatro alla Scala Milano

Foto: Teatro alla Scala

Massimo Viazzo

Questa Donna del lago scaligera, che ha chiuso degnamente la stagione 2010-2011, verrà ricordata principalmente per la smagliante prova vocale di un quartetto di interpreti di altissimo livello. A cominciare dalla protagonista, interpretata con grande sicurezza, emissione controllata e luminosità timbrica da Joyce Di Donato: “Oh mattutini albori” veniva così resa con un candore commovente, mentre il Rondò finale “Tanti affetti in un momento” evidenziava al meglio le sue capacità virtuosistiche. Daniela Barcellona ha impersonato un Malcolm innamorato e combattivo, robusto vocalmente, saettante nella coloratura e sempre credibile scenicamente. L’umanità, la sensibilità amorosa, ma anche l’autorevolezza regale di Giacomo V/Uberto venivano rese al meglio da Juan Diego Florez, il cui canto sempre morbido, elegiaco e di fraseggio tornito ha saputo conquistare il pubblico. E nella gara degli “acuti” John Osborn non è stato inferiore al collega sudamericano. Osborn ha infatti elettrizzato tutti già alla sua entrata nel primo atto con una esecuzione spavalda ed eccitante di “Eccomi a voi”: l’eroe Rodrigo non poteva trovare interprete migliore. Il Douglas di Simon Orfila, infine, suonava più anonimo, un po’ stentoreo e poco sfumato. Dello spettacolo firmato da Lluis Pasqual c’è poco da dire. L’azione si svolgeva in un rudere di un teatro nelle cui gallerie si intravvedevano gli spettatori in frac (il Coro) che ammiravano le vicende dell’opera svolgersi davanti ai loro occhi. Il meccanismo del “teatro nel teatro” però, è qualcosa che abbiamo visto ormai troppe volte sui palcoscenici lirici, e se non è supportato da una regia un po’ più ardita, da scene attraenti o da seducenti giochi di luci (tutte cose che mancavano in questo allestimento) perde inevitabilmente di interesse.  Sia il Coro che l’Orchestra del Teatro alla Scala sono incorsi in qualche sbavatura e sbandamento di troppo, e la direzione di Roberto Abbado è sembrata professionale ma non molto fantasiosa.

Jordi Savall recrea el territorio espacio temporal de la Dinastía Borgia en el Teatro Auditorio de Madrid.

Foto: Jordi Savall

Alicia Perris

La Dinastía Borgia. Iglesia y poder en el Renacimiento. Auditorio Nacional de Madrid. Sala Sinfónica. Concepción musical del proyecto: Jordi Savall y Montserrat Figueras. La Capella Reial de Catalunya, recitantes (en catalán y valenciano), castellano e italiano y el grupo Hespèrion XXI, que dirige Jordi Savall, en la viola de arco soprano. 17 de noviembre de 2011.

El concierto fue una fiesta. Pero atenta, relajada y exultante para todos. El público, pendiente también de la llegada y salida de la Reina de España, Doña Sofía, rodeada de guardaespaldas, que asistió al concierto, prefirió disfrutar en una velada preelectoral con una música que recuerda una vez más las interrelaciones histórico -musicales de una época turbulenta, pero fructífera en lo territorial, artístico, diplomático y político. Un tiempo donde se enciende el papado, de la mano de Rodrigo Borgia, instalado en la sede de San Pedro como Alejandro VI. El concierto se dividió en dos partes, la primera “Los caminos hacia el poder. Orígenes y expansión de una dinastía (ca. 1238-1526)” y la segunda, “Del “reino” convulso de Alejandro VI al triunfo espiritual de Francisco de Borgia (1530-1671)”. Autores anónimos y otros tan conocidos como Ausiàs March, Carlo Verardi, Garcilaso de la Vega, Teresa de Jesús, Joaquín des Prez, Gilles Blanchois, Claude Goudimel. Creadores musicales y literarios se entrecruzan en este viaje en busca de ciertos infiernos y paraísos perdidos. Los principales integrantes de esta familia marcada a fuego por la historia de varios estados, provenían de Xátiva (ciudad del Reino de Valencia, uno de los territorios de la corona Catalano-Aragonesa), en unos acontecimientos que van desde el 1400, poco antes del Cisma de occidente, a la Caída de Constantinopla en manos de los turcos (1453), Lepanto( 1571), la terrible carnicería de las guerras de religión en la Francia de los Valois (Noche de San Bartolomé) y la muerte en Roma de Francisco de Borja, el último y pío representante de la dinastía, ambas en 1572.  Inmersos en la leyenda negra y la admiración de los ambiciosos del poder y la gloria, todos los miembros de la familia Borgia, dejaron una estela en la historia de mecenazgo, exuberancia y audacia, que sería recogida por autores tan clásicos como Maquiavelo como modelo para El príncipe. Actos violentos y carnales (muertes, venganzas, asesinatos crueles, amores desaconsejables) pero también la protección de poblaciones tradicionalmente segregadas como los judíos sefardíes, acogidos en Roma, a pesar de la oposición de los reyes Católicos, jalonan la investigación del Maestro Savall donde la música, la historia y la literatura son unos hitos decisivos, pero no son los únicos a tener en cuenta. Jordi Savall, sus músicos y todo el equipo de investigadores que estudia junto a él, desvelan para el melómano agradecido, épocas enteras de la historia medieval y renacentista que se hubieran desvanecido en el tiempo si ellos no las hubiera rescatado: el periodo de fulgor y destrucción de los cátaros, las vivencias de “Jerusalem” y la “Diáspora sefardí” entre otras, sin referirnos una vez más, porque es ya un clásico, la partitura que le valió un premio César para la película de “Todas las mañanas del mundo”. Diálogo intercultural que no descansa, los hilos conductores de las vivencias de judíos, moros y cristianos, la motivación musical del Maestro Savall se plasmó la noche del Auditorio con músicos sensibles, empáticos y colaboradores de un proyecto común-otro más- que no tiene parangón en nuestro panorama cultural español en la actualidad. Lawrence-King en el salterio y arpas, Dimitri Psonis en el santur y la morisca, Driss El Maloumi en voz y oud, Pedro Estevan en percusión y campanas, entre otros, las siete voces que acompañaron el todo consiguieron el milagro de arrancarle a Savall una propina que tocó encantado: una chacona. Llovieron los aplausos, muchos y fervientes, aunque siempre escasos para el merecimiento. Legendario.



La Didone di Cavalli - Lussemburgo

Foto: Anna Bonitatibus Pascal Gely / Théâtres de la Ville de Luxembourg

La Didone di Francesco Cavalli, gioiello musicale del primo barocco, su libretto di Giovanni Francesco Busenello basato sul  Libro IV dellEneide di Virgilio, vide la luce a Venezia nel 1641. Didone è la prima incursione di William Christie e Les Arts Florissants nelle opere di Francesco Cavalli, considerato il maestro del genere veneziano, dove la tragedia e la commedia si alternano come in un’opera di Shakespeare. Cavalli ispirò e influenzò molti compositori, come, ad esempio, Lulli, il quale è stato importantissimo nello sviluppo e nei progetti dell’ensemble francese. La serata è stata piena di soddisfazioni in ogni senso, iniciando dal golfo mistico, dove Christie dirigeva dal suo clavicembalo, e da dove giungeva un suono compatto, omogeneo, carico di leggerezza, dinamismo e musicalità. La parte scenica, coproduzione dei teatri di Caen, Lussemburgo e Champs Elysees di Parigi, è stata affidata a Clément Hervieu-Léger, che ha esaltato i contrasti della trama ponendola in un tempo indefinito, separando l’azione in due parti. La prima parte è la notte buia della distruzione di Troia, molto carica di tensioni. La seconda nella soleggiata Cartagine in ricostruzione. Eleganti costumi e un’eccellente l’illuminazione, in un costante gioco di chiaroscuri, hanno creato immagini suggestive che parevano estratte e ispirate ai dipinti del Rinascimento italiano. La parte vocale è stata assolutamente superlativa. Si stagliava su tutti il mezzosoprano Anna Bonitatibus, grande esperta del belcanto e del barocco, che ha offerto una commovente e delicata interpretazione di Didone, con un timbro chiaro, brillante ed espressivo nel suo recitar cantando.  Il tenore Kresimir Spicer è stato un bravo Enea con una voce opulenta e lirica. Di tutto il cast, vastissimo, e tutto all’altezza del grande impegno vocale, si distaccano il controtenore dal grande virtuosismo Xavier Sabata come Iarba, e la luminosità della voce del soprano Claire Debono nel doppio ruolo di Iris e di Venere. R


Thursday, November 17, 2011

Grupo estadounidense "Pearl Jam" marca un concurrido y emotivo contacto con el público> chileno

Foto: Pearl Jam

Johnny Teperman

Comandados por el sempiterno Eddie Vedder, los integrantes del grupo estadounidense "Pearl Jam", celebraron sus 2 años de vida con bombos y platillos, ante más de 50 mil personas, en el Estadio Monumental, de la comuna de Macul. El reecuentro de "Parl Jam"con sus fans locales, no hizo más que confirmar, los sentimientos compartidos de afecto, en un concierto que superó las dos horas y media, con un repertorio especialmente escogido para la ocasión. La cita había empezado una hora antes, con la presentación de la agrupación californiana X, invitada por Pearl Jam para acompañarles en toda su gira Latinoamericana. Exene Cervenka (voz), John Doe (bajo y voz), Billy Zoom (guitarra) y D.J. Bonebrake (batería) subieron al escenario y ofrecieron temas como “Poor girl”, “Los Angeles” y “The Hungry Wolf”. Al cuarteto punk se le vió mucho más cómodo y seguro que en Sao Paulo (ciudad en donde partió el tour) y el público chileno los siguió con interés y gran consideración. Agradecidos por la acogida, los X hicieron subir al escenario a Eddie Vedder, quien interpretó con ellos “Devil doll”, siendo todos muy aplaudidos. Casi una hora después Vedder retornó junto a los guitarristas Mike McCready y Stone Gossard, el bajista Jeff Ament y el baterista Matt Cameron, y ante un Estadio Monumental llenísimo, los músicos de Seattle comenzaron su aguardado show, con “Unthought Known” (Backspacer, 2009), seguida por “Why go”, tema de su exitoso debu discográfico "Ten" (1991). Con las primeras 5 canciones del repertorio, la agrupación había repasado cinco etapas distintas de su trayectoria, abarcando desde su inolvidable "Génesis" hasta su lanzamiento más reciente, encarnado en la canción“Olé”. Con las 31 canciones, repartidas en tres partes, "Pearl Jam" logró convencer tanto a los menos conocedores del grupo -que esperaban los éxitos como “Alive”, “Black” y “Jeremy”-, como a los más devotos, quienes vibraron con las rarezas o temas que la banda interpreta con menos frecuencia, como su versión de “Public Image” o “Cropduster”, del subestimado Riot Act. También hubo oportunidad de homenajear a algunas de sus influencias, versionando “I Believe In Miracles” de los Ramones, y “Baba O’Riley” de The Who, entre otras. Mike McCready sorprendió como inspirado solista canciones como “Even flow” o “Yellow Ledbetter” (que marcó el adiós), mientras que Stone Gossard se descargó totalmente por completo en “Do the evolution” y Boom Gaspar (el tecladista que les acompaña desde 2002) brilla en la improvisación que adorna “Crazy Mary”, todo ello construido sobre la base rítmica de Matt Cameron y Jeff Ament. Auténticos supervivientes entre las bandas que en lo noventa fundaron el subgénero del rock conocido como grunge, un movimiento capitaneado por Nirvana, Soundgarden Alice in Chains, el conjunto de Vedder demostró que sabe reciclarse y cautivar a un respetable que lo llevo nuevamente al tope de un mágico concierto.


 

La Didone de Francesco Cavalli en Luxemburgo

Foto: Anna Bonitatibus (Didone) - Copyright Pascal Gely

La Didone
, joya musical del barroco temprano, estrenada en Venecia en 1964 con libreto escrito por Giovanni Francesco Busenello quien se basó en el Libro IV de la Eneida de Virgilio, es la primera incursión de William Christie y Les Arts Florissants en el repertorio de obras del compositor Francesco Cavalli (1602-1676), considerado como el maestro del género veneciano que entrelaza la comedia y la tragedia como sucede en las obras de Shakespeare. Cavalli inspiró e influenció a  diversos compositores, tales como Lully, que tan importante ha sido en la trayectoria y el desarrollo de esta agrupación de música antigua francesa. La velada estuvo llena de satisfacciones en todos los sentidos artísticos, comenzando desde el foso, con W. Christie dirigiendo desde el clavecín, de donde emanó un sonido compacto y homogéneo, con una sensación de ligereza, dinamismo y musicalidad. La parte escénica, coproducción entre los teatros de Caen, Luxemburgo y Champs-Élysées de Paris,  fue encomendada al actor Clément Hervieu-Léger, quien en su primera puesta en escena operística, exaltó los contrastes de la obra situándola en un tiempo indefinido en el que separó la acción en dos partes: la primera que transcurre durante la oscura noche de una destruida Troya cargada de tensión; y la segunda que transcurre bajo la brillante luz solar de Cartago en reconstrucción. Con elegantes vestuarios y una iluminación contrapuesta por un juego de claroscuros, se crearon sugestivos imágenes que parecieron ser  extraídas e inspiradas en los cuadros del renacimiento italiano. Sobresaliente estuvo la parte vocal, encabezada por la mezzosoprano Anna Bonitatibus quien ofreció una conmovedora y delicada interpretación actoral como Dido  y vocalmente un timbre claro, brillante y muy expresivo en su recitar cantando.  El tenor Kresimir Spicer agradó como Eneas por su opulento y lírico timbre vocal. Del extenso elenco de cantantes que mostraron un impecable desempeñó se puede además destacar el virtuosismo del contratenor Xavier Sabata como Iarbas, y la luminosidad vocal de la soprano Claire Debono quien dio vida a los personaje de Iris y de Venus. JR

Temporada 2012 del Teatro Colón de Buenos Aires


En una conferencia Pedro Pablo García Caffi director general y artístico del Teatro Colón anunció la Temporada Lírica del 2012 que estará integrada por ocho espectáculos.La Pasión según San Marcos (2000)

Música de Osvaldo Golijov
Basada en el Evangelio según San Marcos, los Salmos, las
Lamentaciones de Jeremías y poesía española
Encargo de la Internationale Bachakademie por el 250º aniversario de la muerte de Bach
Estreno argentino
Director musical: María Guinand
Coro: Schola Cantorum de Venezuela
Solistas del Coro: Virginia Largo, Ana María Raga y Elizabeth Maldonado
Orquesta “La Pasión” (metales y percusión)
Orquesta Estable del Teatro Colón (cuerdas)
Principales intérpretes: Biella Da Costa / Jessica Rivera / Luciana Souza / Reynaldo González-Fernández / Giaconda Cabrera / Manolo Mairena
Miércoles 14 (GA), jueves 15 (ANT), sábado 17 (ANN) y domingo 18 de marzo (AV)

La forza del destino Ópera en cuatro actos (Versión de 1869)
Música de Giuseppe Verdi
Libreto de Francesco Maria Piave, basado en Don Álvaro o la
fuerza del sino, del Duque de Rivas
Director musical: Renato Palumbo
Director de escena: Hugo De Ana
Diseño de escenografía, iluminación y vestuario: Hugo De Ana
Principales intérpretes: Dimitria Theodossiou / Angela Marambio / Ricardo Massi / Emmanuel Villarosa / Lucas Salsi / Fabian Veloz / Roberto Scandiuzzi / Paola Battaglia / Agnes Zwierko / María Lujan Mirabelli / Luis Gaeta / Luciano Miotto
Después de 25 años vuelve al escenario del Colón uno de los títulos más importantes de la producción verdiana. Con la intensidad propia de los dramas románticos españoles, su estreno llevó a Verdi al corazón de Rusia. Revisada después y con una obertura que se haría célebre, esta ópera desafía toda superstición para conmover hasta la médula con la forza del gran italiano.
Domingo 22 (AV), martes 24 (GA), jueves 26 (ANT) y sábado 28 de abril (ANN). Miércoles 2 y viernes 4 de mayo (FE)

Edipo (Oedipe) Ópera en cuatro actos (1936) Música de George Enescu
Libreto de Edmond Fleg, basado en Edipo Rey y Edipo en Colono de Sófocles. Coproducción del Teatro Colón de Buenos Aires con el Teatro Real La Monnaie de Bruselas, el Gran Teatre del Liceu de Barcelona y la Ópera Nacional de París
Estreno argentino
Director musical: Ira Levin
Director de escena: Alex Ollé
Colaborador del Director de escena: Valentina Carrasco
Diseño de escenografía: Alfons Flores
Diseño de vestuario: Lluc Castels
Diseño de Iiuminación: Peter Van Praet
Principales intérpretes: Andrew Schröder / Natasha Petrinsky / Robert Bork
Una de las historias fundantes de nuestra civilización cobra nueva vida de la mano de un compositor extraordinario del siglo XX: el rumano George Enescu. Estrenada en París en 1936, la obra fue luego olvidada para comenzar en la última década un revival del que el Colón no podía estar ausente. Es la primera ópera que relata la vida mítica de Edipo desde su nacimiento hasta su muerte, y lo hace con plumamaestra y profundo impacto dramático. La concepción de los artistas de La Fura dels Baus promete un envío de alto impacto.
Martes 29 de mayo (GA), viernes 1 (ANT), domingo 3 (AV) y martes 5 de junio (ANN)

RinaldoÓpera en tres actos (1711)
Música de Georg Friedrich Händel Libreto de Giacomo Rossi, basado en Aaron Hill, inspirado en la Jerusalén liberada, de Torquato Tasso
Versión de Concierto
Estreno argentino
Director musical: Martín Haselboeck
Principales intérpretes: Franco Fagioli / Verónica Cangemi / Inessa Galante / Daniel Taylor / Victor Torres
El gran maestro del revisionismo histórico Martin Haselboeck estará en el podio de la primera ópera italiana escrita por un alemán para el público inglés. Con evidente vocación internacional, Händel desarrolla una historia de amor, guerra y salvación en la época de la primera Cruzada con todo el espectacular vértigo de la mejor música barroca. A trescientos años de su estreno, Rinaldo vuelve a vivir en el Colón.
Martes 12 (GA), viernes 15 (ANT), domingo 17 (AV) y martes 19 de junio (ANN)

Erwartung (Expectativa) Ópera en un acto (1909, estrenada en 1924)
Música de Arnold Schönberg
Libreto de Marie Pappenheim
Director musical: Baldur Brönimann
Director de escena: Pedro Pablo García Caffi
Realización visual, diseño de iluminación y vestuario: Pedro Pablo García Caffi
Intérprete: Evelin Herlitzius

Hagith Ópera en un acto (1913, estrenada en 1922)
Música de Karol Szymanowski Libreto de Felix Dörmann, basado en el Libro de los Reyes de la Biblia
Estreno argentino
Director musical: Baldur Brönimann
Director de escena / Diseño de vestuario: Michal Znaniecki
Diseño de escenografía y proyecciones: Luigi Scoglio
Escenógrafo: Luigi Scoglio
Asistente de escenografía y dirección de escena: Zofia Dowjat
Diseño de vestuario: Joanna Medynska
Iluminación y proyecciones: Bogumil Palewicz
Principales intérpretes: Ewa Biegas / Roy Stevens / Christian Baumgärtel
La vanguardia se hace presente en la temporada lírica con dos títulos breves de alta concentración dramática. Erwartung supone la espera tensa de una mujer, que se expresa a través de un desesperado monólogo, la representación en cámara lenta de la excitación espiritual que puede encerrarse en apenas un segundo de vida. Hagith, en ocasiones comparada a la Salomé de Strauss, narra la historia del anciano Rey David enfrentado a la posibilidad de un amor joven que también es el de su hijo, el futuro rey Salomón. Todo se encamina hacia un desenlace brutal que dejará al espectador profundamente interpelado.
Domingo 22 (AV), martes 24 (GA), jueves 26 (ANT) y sábado 28 de julio

I due Figaro o sia Il soggetto di una commedia (Los dos Fígaros, o El tema de una comedia)
Ópera en dos actos (1826, estrenada en 1836)
Música de Saverio Mercadante Libreto de Felice Romani
Coproducción: Festival de Ravenna, Festival de Salzburgo y Teatro Real de Madrid
Estreno argentino
Director musical: Riccardo Muti
Director de escena: Emilio Sagi
Diseño de escenografía: Daniel Bianco
Diseño de vestuario: Jesús Ruiz
Diseño de iluminación: Eduardo Bravo
Diseño coreográfico: Nuria Castejón
Principales intérpretes: Antonio Poli / Asude Karayavuz / Rosa Feola /Annalisa Stroppa / Mario Cassi / Eleonora Buratto / Anicio Zorzi Giustiniani / Omar Montanari
Orchestra Giovanile Luigi Cherubini
Philharmonia Chor Wien
Maestro del coro: Walter Zeh
Pianoforte: Speranza Scappucci

El napolitano Riccardo Muti dirigirá ópera por primera vez ópera en el Colón y nada menos que con el rescate de una de las partituras de su coterráneo Saverio Mercadante. A partir del manuscrito descubierto en la Biblioteca de Madrid por el musicólogo Paolo Cascio, I due Figaro, estrenada en la capital española, vuelve a recorrer el mundo llevando la nostalgia italiana en clave de comedia. En ella, Inés, hija del Conde y la Condesa, se enamora de Cherubino, que hará todo por casarse con ella, inclusive cambiar su identidad...Reestrenada en los festivales de Ravenna y de Pascua de Salzburgo, la producción integral comandada por el maestro Muti llega a Buenos Aires para dar nueva vida a Figaro, Susanna, Cherubino y tantos personajes entrañables de la ópera de Mozart, de la cual este Due Figaro es una vibrante continuación.
Martes 28 (GA), jueves 30 de agosto (ANT), sábado 1 (ANN) y domingo 2 de septiembre (AV)

La Cenerentola (La Cenicienta) Ópera en dos actos (1817)
Música de Gioachino Rossini Libreto de Giacopo Ferretti
Director musical: Bruno Campanella
Director de escena: Sergio Renán
Diseño de escenografía: Emilio Basaldua
Diseño de vestuario: Gino Bogani
Diseño de animación: Alvaro Luna
Principales intérpretes: Serena Malfi / Kenneth Tarver / Gustavo De Gennaro /Aris Argiris / Carlo Lepore / Luciano Miotto / Marisú Pavón / Florencia Machado / Mónica Sardi / Carlos Esquivel / Fernando Radó

La historia de la Cenicienta cobra en manos de Rossini un sabor burbujeante. Modelada en tres semanas, por un autor de veinticinco años que acaba de triunfar con El barbero…, nuestra heroína promete las más bellas melodías, un humor ligero y una trama caprichosa que atrapará al espectador bajo la guía de uno de nuestros más imaginativos directores de escena: Sergio Renán.
Martes 25 (GA), viernes 28 (ANT) y domingo 30 de septiembre, (AV). Miércoles 3 (ANN) y viernes 5 de octubre (FE)

“Colón ~ Ring”
Versión compacta de 7 horas en una sola función de El anillo del Nibelungo en la víspera del bicentenario del nacimiento de Richard Wagner
Adaptación musical: Cord Garben
Producción General Artística y Escenotécnica
Teatro Colón de Buenos Aires
Estreno mundial: 27 de noviembre de 2012
Dirección Musical: Julien Salemkour
Dirección Artística y Dirección de Escena: Katharina Wagner
Una propuesta original para la vocación internacional de nuestro Teatro

El Teatro Colón de Buenos Aires, con sus cuerpos estables, su producción propia y una vasta tradición en el repertorio wagneriano, ofrecerá este innovador proyecto que da inicio a las celebraciones del bicentenario de Richard Wagner. No en vano fue escogido el Teatro Colón para este lanzamiento. En el Teatro Colón la obra de Richard Wagner ocupó ciertamente un lugar de privilegio, por lo tanto es una lógica plataforma para una nueva y original propuesta wagneriana, que, además, se inscribe en la vocación internacional de nuestro teatro y en la firme decisión de reconquistar un espacio para las programaciones innovativas y de mayor
personalidad en el circuito de la lírica nacional e internacional.

27 de noviembre (GA), 30 de noviembre (ANT), 2 de diciembre (AV), 4 de diciembre (ANN)

RICHARD WAGNER “EL ANILLO DEL NIBELUNGO” (en la adaptación de Cord Garben)

La ejecución de El oro del Rin, reducida a 71 minutos, se introduce en la 2° escena del Acto II de La Valkiria, donde Wotan le cuenta a Brunilda sobre los acontecimientos sucedidos en El oro del Rin y la única vez en que suena en motivo del Rin durante La Valkiria. Primera parte (14:30 a 16:00)

Comienzo 2º acto La valkiria (Die Walküre) El oro del Rin (Das Rheingold)
(como racconto) Intervalo: 30’ (Café, té, bocados). Segunda parte (16:30 a 18:00) Primer acto La valkiria (Die Walküre) (racconto) Segundo acto La valkiria (Die Walküre) (continuación) Tercer acto La valkiria (Die Walküre Intervalo 60’ (Buffet froid) Tercera parte (19:00 a 20:30)
Sigfrido (Siegfried) Intervalo 30’ (Café, té, bocados) Cuarta parte (21:00 a 22:50) El ocaso de los dioses (Götterdämmerung)

Repartos El oro del Rin. Wotan JukkaRasilainen Loge Stefan Heibach Alberich Andrew Shore
Mime Kevin Conners. Fafner Rafal Siwek. Freia Sonja Mühleck. Woglinde Silja Schindler Flosshilde Bernadett Fodor. La Valkiria Siegmund Torsten Kerl / Leonid Zakhozhaev. Wotan Jukka Rasilainen. Sieglinde Marion Ammann. Brunnhilde Linda Watson. Fricka Simone Schröder. Hunding Daniel Sumegi. Gerhilde Sonja Mühleck. Helmwige Sabine Hogrefe. Ortlinde Silja Schindler. Waltraute Susanne Geb. Rossweisse Manuela Bress. Grimgerde Uta Georg. Schwertleite Bernadett Fodor. Sigfrido. Siegfried Leonid Zakhozhaev. Mime Kevin Conners. Wanderer (Wotan) Jukka Rasilainen. Brunnhilde Linda Watson / Sabine Hogrefe
Alberich Andrew Shore. Fafner (Dragón) Rafal Siwek. Pájaro de la foresta Silja Schindler. El ocaso de los dioses. Siegfried Leonid Zakhozhaev. Hagen Daniel Sumegi. Brunnhilde Linda Watson / Sabine Hogrefe. Waltraute Susanne Geb. Gutrune Sabine Hogrefe / Sonja Mühleck
Woglinde Silja Schindler. Wellgunde Uta Georg. Flosshilde Bernadett Fodor. Alberich Andrew Shore

“Colón ~ Ring” Dirección Artística y Dirección de Escena Katharina Wagner. Adaptación
Cord Garben. Dirección Musical. Julien Salemkour, Diseño de escenografía: Frank Schlössmann. Diseño de vestuario: Thomas Kaiser