lunes, 10 de noviembre de 2014

Alcina di Handel - Auditorio Nacional Madrid, Spagna

Crédito: Baluarte-Iñaki Zaldúa.

RJ

L’Auditorium Baluarte di Pamplona e, due giorni dopo, l’Auditorium Nacional di Madrid, sono state le uniche sedi spagnole incluse nella tournèe mondiale di rappresentazioni in forma di concerto di Alcina, opera seria in tre atti di Haendel, realizzata con strumenti originali da The English Concert, un ensemble che sceglie un titolo haendeliano, come l’anno scorso Theodora, per interpretarlo in diverse città. Qui l’opera è stata eseguita nella versione integrale, inclusi i recitativi. Con questo concerto ha avuto inizio il ciclo denominato “Universo Barocco”, organizzato annualmente dal Centro Nazionale di Diffusione Musicale di Spagna. Gran parte dell’attenzione di questo evento era concentrata sulla partecipazione di Joyce DiDonato, che ha dato vita al personaggio della fattucchiera, e lo ha fatto in maniera straordinaria. Il mezzosoprano statunitense è una interprete di riferimento nell’opera barocca e qui ha usato una voce calda e di timbro colorito, una carica di espressività, emozione in ogni nota emessa di ogni frase musicale. Ogni suo intervento è stato memorabile, ma si deve esaltare la sua commovente esecuzione di “Dì cor mio, quanto t’amai” che ha provocato una ovazione tumultuosa ed esplosiva da parte del pubblico. Completamente calata nel personaggio è stato il mezzosoprano Alice Coote che ha dato vita al ruolo di Ruggiero cantato con agilità e timbro brunito. Christine Rice, completava il trio degli stupendi mezzoprani che conducevano a buon estito la serata. La sua interpretazione è stata sicura e piena di grazia. Il soprano Anna Christy è stata una corretta e ben cantata Morgana, anche se un po’ pallida in quanto mancava la scintilla e l’esplosività associate al ruolo. Per contro, una grande scoperta è stata la presenza di Anna Devin che ha dato vita al personaggio di Oberto con tono cristallino, brillante e duttile. Molto ben cantati sono stati i ruoli di Oronte, da parte del tenore Ben Johnson, e di Melisso, con la profondità vocale apportata dal basso Wojtek Gierlach. Harry Bicket ha diretto dal clavicembalo The English Concert con grande entusiasmo e mano sicura. E la sua orchestra gli ha risposta con un suono omogeneo, compatto, anche se alcuni passaggi mancavano un po’ di anima per entusismare completamente. Comunque l’esito della serata è stata meritorio.

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