Tuesday, February 17, 2026

Marina di Umberto Giordano - Milan

Foto: Lorenza Daverio

Massimo Viazzo

Marina di Giordano (Pomeriggi Musicali) Marina di Umberto Giordano (1867-1948), melodramma in un atto mai rappresentato, è rimasto per tanto tempo nel dimenticatoio, forse anche perché parte della sua musica è stata poi riutilizzata nell’opera successive Mala vita. Di recente è stata scoperta la partitura autografa alla Beinecke Rare Book and Manuscript Library di Yale, nella Koch Collection, da Andreas Gies. È stato proprio lui a curare l’edizione critica su cui si basa questa prima assoluta. Grazie a questo lavoro meticoloso, non solo è stata ricostruita solo la musica, ma anche il testo cantato di Enrico Golisciani e le indicazioni sceniche, visto che il libretto originale non è arrivato fino a noi. Emanuele d’Angelo si è occupato di ricostruire il libretto. La prima assoluta in forma di concerto, evento di grande rilevanza per il mondo musicale internazionale, si è tenuta presso il Teatro dal Verme di Milano, nell’ambito della 81ª stagione dei Pomeriggi Musicali, grazie alla collaborazione con l’Edizione Nazionale delle Opere di Umberto Giordano/ LIM-Libreria Musicale Italiana. La registrazione discografica dell’evento sarà successivamente pubblicata dalla DECCA. È importante ricordare la vocazione operistica del Teatro dal Verme di Milano, che perdurò fino alla sua distruzione a seguito dei bombardamenti avvenuti durante la Seconda Guerra Mondiale. Dopo un accurato restauro completato nel 1946, la struttura fu adibita a sala cinematografica. Dal 2001, il Teatro dal Verme ospita la Fondazione Pomeriggi Musicali e funge da sala da concerti. Nel corso della sua storia, il teatro, che fu inaugurato con Gli Ugonotti di Meyerbeer nel 1872, ha ospitato importanti première, tra cui Le Villi di Giacomo Puccini, Pagliacci di Ruggero Leoncavallo con un giovane Toscanini sul podio, nonché le prime italiane di Una vita per lo Zar di Michail Glinka e La Vedova Allegra di Franz Lehár. Marina si inserisce nel filone del verismo, proponendo una narrazione intense e drammatica ambientata nel contesto delle storiche tensioni tra Serbia e Montenegro. I personaggi principali – Marina, il fratello Daniele, lo spasimante non corrisposto Lambro e il giovane innamorato, il serbo Giorgio – sono coinvolti in un vortice di emozioni intense, dove amore, gelosia e appartenenza etnica e ideologica si intersecano, culminando in un finale drammatico. Al centro della narrazione si erge Marina, una donna coraggiosa che affronta le difficoltà imposte dalla violenza patriarcale e bellica per salvare l’uomo amato. Composta nel 1888, Marina è la prima opera del compositore pugliese, allora ventenne e studente al Conservatorio di Napoli. Con coraggio, il giovane Giordano decise di presentare la sua partitura al famoso Concorso Sonzogno, concorso nato nel 1883 per scoprire nuovi talenti e arricchire ilrepertorio, e che poi avrebbe rivoluzionato il melodramma italiano. Marina fu selezionata ma si aggiudicò solamente il sesto premio (il primo premio andò a Cavalleria rusticana di Mascagni). L’editore Sonzogno rimase però talmente colpito dal talento del ragazzo, pur non apprezzando molto il libretto, che lo mise subito sotto contratto. E presto, tra il 1896 e il 1903 arrivarono i suoi tre titoli più celebri Andrea ChénierFedora e Siberia. In realtà, solo Chénier e in parte Fedora sono entrati poi abbastanza stabilmente in repertorio. Musicalmente, Marina mette in risalto il talento compositivo di Giordano, caratterizzato da un linguaggio moderno e armonicamente avanzato, perfettamente adattato alla parola. L’opera presenta richiami stilistici che spaziano da Verdi a Ponchielli, e persino alla Carmen di Bizet, anticipando al contempo soluzioni che verranno sviluppate nelle sue opere mature. La struttura dell’atto unico, suddiviso in due parti (la prima più articolata), si dimostra solida e incisiva. Dall’introduzione corale, che evoca efficacemente il clima bellico, si passa alla presentazione della protagonista Marina, donna montenegrina dal carattere forte, volitivo ma anche fragile, scena che culmina nell’incontro con Giorgio Lascari, soldato serbo ferito, momento in cui scocca tra i due la scintilla dell’attrazione amorosa. Dopo la canzone montenegrina di Lambro, il pretendente respinto, ancora intrisa di spirito guerresco, si ha un breve concertato alla scoperta che Marina ha soccorso e nascosto un nemico (Giorgio). Successivamente, la prima parte si chiude sul duetto tra Marina e Daniele, nel corso del quale quest’ultimo avverte la sorella di prestare la massima attenzione. La seconda parte si apre con un breve intermezzo strumentale e con il bel momento lirico del tenore, l’aria di Giorgio. Il duetto seguente suggellerà finalmente l’amore e la passione tra I due protagonisti. L’opera volge poi rapidamente verso la sua drammatica e tragica conclusione. Lambro uccide sia il rivale, in amore e in guerra, Giorgio, sia la tanto desiderata Marina, il tutto in perfetto stile verista. Eleonora Buratto ha incarnato il personaggio principale dell’opera con un canto levigato, una timbrica perlata ed estremo lirismo. La sua Marina è emersa come un personaggio complesso, emotivo e umano, capace di fraseggiare con calore ma anche di ergersi imperiosa con acuti luminosi e fermissimi. Accanto a lei, Freddie De Tommaso nei panni di Giorgio Lascari ha mostrato una timbrica brunita e espansiva, una dizione attenta e un accento virile. Ha fraseggiato con intensità, mostrando anche un certo squillo nel registro più acuto. Mihai Damian, nel ruolo del “cattivo” della vicenda, lo spasimante respinto Lambro, ha mostrato facilità negli acuti. Il baritono rumeno, dalla timbrica di colore chiaro quasi tenorile, ha messo in mostra musicalità, raffinatezza nell’esecuzione delle frasi liriche e giusto impeto in quelle più battagliere. Completava il cast Nicholas Moog, che ha interpretato Daniele in modo affidabile, con un timbro franco e musicalità.L’Orchestra dei Pomeriggi Musicali, preparata e partecipe, sotto la bacchetta scrupolosa e ritmicamente scattante di Vincenzo Milletarì, ha suonato con coesione. Ottima anche la prova del Coro della Fondazione Teatro Petruzzelli diretto da Marco Medved.




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