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Tuesday, June 28, 2011

Lucia de Lammermoor en el Teatro Regio de Turín

Foto: Ramela&Giannese - Fondazione Teatro Regio di Torino.


Renzo Bellardone


Una cortina con cuados escoceses de sobria tonalidad en verde y azul, y en la parte baja de ella escrito en rojo “Lucia di Lamermoor” permaneció abajo durante la obertura que desde la primera nota presagiaba que la tragedia se acercaba. El maestro Bruno Campanella director de amplia experiencia, en su retorno al Teatro Regio del que fue durante varios años su director estable,  demostró su hábil conocimiento adquirida durante continua participación dirigiendo operas de repertorio, por algunos definidas como “bel canto”. Las melodías surgieron del foso con intensidad, exaltando la escritura y manteniendo las voces como una pintura de fuerte tinte sanguíneo. La escena propuesta por Nick Chelton, dio el sabor de ser un cuadro fijo, y fueron los mismos elementos los que se unieron para crear efectos de esencia poética resaltada por las luces y las sombras que se sobreponían sobre un cielo tempestuoso que se convirtió en el leitmotiv de la ambientación.  Los pocos elementos estáticos fueron rocas, arbustos y rosas, así como un árbol seco por un lado del escenario que se erigía de manera simbólica.  Sin embargo, la esencialidad de la eficaz puesta en escena de Paul Brown (con sus vestuarios clásicos recuperados por Elena Cicorella) contribuyó a amplificar diversos momentos, dejando prevalecer la obra musical.  La dirección escénica de Graham Vick fue respetuosa de los cantantes y no apuntó a sorprender ni tampoco a tranquilizar al público repitiendo y proponiendo situaciones ya mencionadas, y logró captar lo útil y lo necesario.  No renunció al duelo didáctico, y en el dueto inicial con Alisa, que fue bien interpretada por Federica Giasanti, no se vio la fuente, que solo hizo intuir por el gesto de la mano de Lucia que simulaba salpicar de agua a la damisela. El símbolo de unión y fidelidad, el anillo, aquí fue sustituido por un collar, que cuando Edgardo descubre ser traicionado, arrancó del cuello de ella.  El barítono Simone del Savio encarnó a Lord Enrico Ashton con desenvoltura ofreciendo una emisión segura y agradable, sobretodo en el segundo acto.  El corto papel de Lord Arturo correspondió  al tenor Saverio Forte quien lo mantuvo bien también desde el punto de visto actoral.  Piero Pretti fue el tenor que cantó la parte de Sir Edgardo con un timbre particular e interesante particularmente en los duetos. Cristiano Olivieri interpretó a Normanno con voz firme y clara. El personaje de Raimondo, fue confiado a  Alessandro Guerzoni  quien con sólida técnica vocal y espontánea presencia física estuvo muy inquieto mientras anunciaba, con voz profunda y bien modulada,  la tragedia ocurrida y la locura de Lucia.  El siempre optimo coro dirigido por el maestro Claudio Fenoglio fue una parte integral y protagonista en diversas situaciones de la opera en la que los cantantes se convirtieron en un grupo que bailaba y festejaba o se mostraron como participativos y asustados espectadores de la sangra que cubría el vestido blanco de Lucia… ‘Ardon gli incensi’…..Maria Grazia Schiavo una indiscutida y optima interprete, fue apreciada durante toda la opera, y en el epilogo de la obra, deliró, sonó y remembró en  ‘Verranno a te sull’aure…’ y con una voz luminosa dio preciosos toques de colores a las variaciones, con la sola intención de trazar un fresco que no debe impresionar o sorprender, si no que debe permanecer, como lo hizo en la vista y los oídos del espectador por la  sobria y armónica elegancia con la que lo hizo.  ¡La música vence siempre!

Lucia di Lammermoor - Teatro Regio di Torino

Foto: Maria Grazia Schiavo (Lucia) -  Ramella & Giannese/Fondazione Teatro Regio di Torino

Renzo Bellardone

Il sipario a quadretti scozzesi in sobrie tonalità di verde e blu con in basso la scritta in corsivo rosso ‘Lucia di Lammermoor’ resta abbassato per l’ouverture che fin dalle prime note fa presagire che la tragedia incombe; il Maestro Bruno Campanella è direttore di lunga esperienza ed in questo suo ritorno al Regio di Torino di cui è stato per anni direttore stabile, dimostra tutta l’abile conoscenza acquisita con la perpetuata frequentazione delle opere di repertorio, da alcuni definite di ‘bel canto’; le melodie sorgeranno dal golfo mistico con intensità, ad esaltare la scrittura ed a sostenere le voci in un dipinto a forti tinte sanguigne. La scena, pur in movimento ha il sapore di un quadro fisso: sono gli stessi elementi ad incrociarsi ed a creare effetti di poetica essenzialità valorizzate dalle luci e dalle ombre, proposte da Nick Chelton, che si sovrappongono al cielo tempestoso che diventa il leit motiv dell’ambientazione; i pochi elementi statici sono sassi ed erica nel primo atto e rose rosse poi; un albero rinsecchito su un lato del palco, ad ergersi simbolico. Eppure, proprio l’essenzialità della efficace scena di Paul Brown (suoi anche i costumi classici ripresi da Elena Cicorella), contribuisce ad amplificare i vari momenti , lasciando che sia l’opera musicale a prevalere. La regia di Graham Vick è rispettosa dei cantanti e non punta a stupire e nemmeno a tranquillizzare il pubblico replicando e riproponendo situazioni già note, ma tende a cogliere l’utile ed il necessario. Non rinuncia al didascalico duello, ma al duetto iniziale tra Alisa, ottimamente interpretata da Federica Giansanti non propone la fontana, ma la fa intuire solo per un gesto della mano di Lucia che simula di spruzzare la damigella; il simbolo di unione e fedeltà, ovvero l’anello, qui è sostituito dalla collana, ben più efficace registicamente quando Edgardo, scoperto il tradimento, la strapperà dal collo di lei. Il baritono Simone del Savio impersona Lord Enrico Ashton con disinvoltura e propone una emissione sicura e gradevole soprattutto nel secondo atto. La piccola parte di Lord Arturo è affidata al tenore Saverio Forte che la sostiene bene anche attorialmente. Piero Pretti è il tenore che canta la parte di Sir Edgardo e seppur con timbricità particolare è interessante particolarmente nei duetti.  Cristiano Olivieri sostiene la parte di Normanno con voce ferma e chiara.  Il personaggio di Raimondo è affidato ad Alessandro Guerzoni che con salda tecnica vocale e spontanea presenza fisica è superbamente inquieto mentre annuncia, con voce profonda e ben modulata, la tragedia avvenuta e l’incombente follia di Lucia. Il sempre ottimo coro diretto dal Maestro Claudio Fenoglio è parte integrante e protagonista in diverse situazioni dell’opera ed i cantanti diventano popolo festosamente danzante o coinvolti e spaventati spettatori del sangue che ricopre la bianca veste di Lucia…….  ‘Ardon gli incensi’…..e Maria Grazia Schiavo indiscussa ottima interprete, apprezzata durante tutta l’opera, conduce all’epilogo della vicenda; vaneggia, vagheggia e rimembra…. ‘Verranno a te sull’aure…’ e con voce luminosa, dona preziosi tocchi di colore alle variazioni …..con la sola intenzione di pennellare un affresco che non deve impressionare o stupire, ma che deve restare, come resta, negli occhi e nelle orecchie per la sobria armonica eleganza. La Musica vince sempre!